venerdì 30 ottobre 2015

Io non festeggio Halloween, resto fedele alle tradizioni

Fino a una quindicina di anni fa non sapevo neanche chi o cosa fosse Halloween, nientemeno che il suo significato (adesso sdoganato), solo tramite la televisione e il cinema ne avevo sentito parlare, tra lo speciale annuale nei Simpsons e film horror sull'argomento (soprattutto la famosissima saga dello psicopatico killer mascherato che uccideva nella notte di Halloween, ma anche altri di mostri, vampiri e fantasmi). Io non festeggerò questa festa pagana (tipicamente americana), mai fatto e mai lo farò, sono sempre rimasto fedele alle vecchie tradizioni tramandati dai nonni (che se gli chiedi ti rispondono 'Aulin') e genitori. Non ho niente contro questa festa, anzi è molto colorata e quasi divertente, è solo che non mi piace questa frenesia ad una ricorrenza sui nostri cari defunti. In Italia ormai è diventato consuetudine 'festeggiare' tra balli e party mascherati (come in America), come se carnevale non bastasse già, e poi le tradizionali maschere spaventose non erano sufficienti che ora tutti usano costumi usati a carnevale.

Proprio una vecchia tradizione del mio paese (forse di tanti) consisteva nel giorno prima alla commemorazione dei defunti (il giorno di Ognissanti) di travestirsi da 'zombie' (ossia con robe vecchie, rattoppate o con i buchi) tali da sembrare 'morti viventi' e quindi girare tra le case verso sera (come Halloween) alla ricerca di beni recitando una frase "all'anm di muert ma de na fic?" (in italiano "per le anime dei morti mi dai una fica"), una fica? più precisamente fiche essiccate (50 anni fa erano i dolci che si davano, non c'era granché). Fortunatamente per noi vent'anni fa si usava anche dare noci, clementine ma anche caramelle, qualche cioccolata e soldi. Per un po di anni da piccolo (girando soprattutto tra i parenti) mi sono divertito a vestirmi (sembravo mio nonno) e a mangiare quello che avevo raccolto. Ora questa tradizione sta scemando, sono pochi ormai i bambini che girano e gireranno, si daranno tutti appuntamento ad Halloween. Altra tradizione che tutt'ora facciamo (la notte tra Ognissanti e commemorazione dei defunti) è lasciare la tavola imbandita (con pane e vino) per i nostri cari defunti che di notte potrebbero venire a farci visita. Lo so è abbastanza scioccante, prima era così adesso è diverso ma ci atteniamo alla tradizione. Effettivamente ci sono delle similitudini con Halloween, ma è del tutto diverso, e la differenza sta nel constatare che questa festa americana è una ricorrenza più macabra che religiosa (che da noi di fatto è), infatti secondo la chiesa addirittura satanica in quanto entra in scena il mondo dell'occulto, ma il vero significato è comunque ricordare i nostri defunti quindi non è così male, ma c'è un limite a tutto, purtroppo si sta trasformando in una pura campagna commerciale, dimenticando i veri valori.

mercoledì 28 ottobre 2015

Soap Opera - Walking on Sunshine - Strange Magic

Oggi presento tre film che ho visto e che mi hanno colpito per la loro apparente originalità nei contenuti e non, anche se tutto è stato già visto o rivisitato in altre pellicole.

Soap Opera è una commedia brillante che racconta gli odi, gli amori, gli equivoci, gli intrecci e le complicate traiettorie emotive che collegano tra di loro i bizzarri abitanti dello stesso palazzo, a poche ore dal capodanno, in una Milano innevata e solo 'accennata'. Francesco (De Luigi) ancora innamorato della ex Anna (Capotondi), che scopre essere incinta di un altro uomo, Paolo (Memphis) che aspetta un figlio dalla moglie ma viene assalito da dubbi in merito alla propria sessualità, la bellissima Francesca (Sednaoui) il cui ex fidanzato si è appena suicidato, Alice (Francini) star di una nota soap opera televisiva e con la passione per gli uomini in divisa, Gianni e Mario (Ale e Franz), gli esilaranti fratelli legati strettamente da un incidente che costringe uno dei due su una sedia a rotelle e l’altro ad accudirlo, vivranno una notte piena di colpi di scena, alla fine della quale la vita di tutti si ritroverà irrimediabilmente cambiata. Una commedia agrodolce, che, nonostante alcune buone intuizioni, ho trovato piuttosto insipida, sempliciotta e molto nazionalpopolare ma ben diretta, ben interpretata e ricca di gag spassose. Buona l'idea dell'indeterminatezza del tempo e luogo, una scelta coraggiosa del regista che rinuncia al facile espediente delle "macchiette regionali" e contemporaneamente crea un'atmosfera surreale. Mi è poi piaciuto il mostrare in alcuni momenti lo "spaccato" del condominio, che mostra contemporaneamente tutti gli eventi che si verificano nei singoli appartamenti. Forse l'autore voleva "mettere a nudo" l'essenza dei protagonisti, le loro fobie e manie; aspirazioni e delusioni; le loro piccole meschinità ed una bontà d'animo di fondo, non coglie però nel segno, perché le recitazioni sono sembrate poco spontanee, troppo legate ai ruoli che gli attori sono soliti interpretare in altri contesti e il buon Abatantuono sembra veramente fuori luogo e fuori controllo! Quel poco di tensione che si crea viene sciolto dal combaciare di tutti i tasselli del "puzzle" in una conclusione simpatica ma scontata.

lunedì 26 ottobre 2015

Cattivissimo me 2 + Minions!

Dopo aver visto Cattivissimo me ho adorato i Minions che hanno preso in tutto e per il tutto il posto dei fantastici Pinguini di Madagascar. I simpatici mostri gialli hanno subito catturato la mia attenzione e il film di "contorno" non è stato male. Nel primo film Gru è il cattivo di turno, ma dopo tante peripezie è passato a essere un padre quasi modello, in questo secondo la vita gli è cambiata radicalmente, ora nel suo orizzonte ci sono solo le tre dolci bambine che ha adottato e la conversione del laboratorio segreto dei Minion e del dottor Nefario in un'impresa legale di produzione di marmellate e gelatine. Per Nefario, però, la rinuncia alla cattiveria è un sacrificio troppo grande e, cuore e valigia in mano, se ne va al soldo di un altro padrone. Gru, invece, viene reclutato dalla vulcanica agente Lucy Wilde, della Lega Anti Cattivi, per fingersi il gestore di un negozio di dolciumi in un centro commerciale e smascherare così il criminale che sta per assoggettare il mondo ai suoi terribili scopi. C'è tanto dentro Cattivissimo Me 2, c'è la spy-story, la love-story, ci sono gli zombie, il vaudeville, c'è la bimba che vuole una mamma e il papà che non vuole che la piccola cresca. Un accumulo di materiale che dà l'impressione di voler supplire con la quantità ad una qualità (quella dell'originale) difficilmente replicabile. Manca lo spettacolo di personaggi ebbri di egoismo come la madre di Gru o il viziato Vector, di fronte al quale il villain di questo capitolo appare decisamente più tradizionale e prevedibile. Manca, soprattutto, il dissidio interiore che lacerava il protagonista nel 2010, quando un tutù rosa, un paio di occhialetti rotondi e un berretto calato sugli occhi mettevano clamorosamente e improvvisamente in discussione la sua stessa natura e i principi sui quali si era costruito una carriera e un'esistenza, mescolando alla commedia un alto tasso di sentimento. Eppure, nonostante queste mancanze, il secondo capitolo ha una forza comica irresistibile, una batteria inesauribile di gag e, ciò che più conta, una coerenza di fondo con il percorso precedente, pur presentandosi con gambe proprie, perfettamente in grado di sostenerne l'autonomia. Gru non è cambiato: è più fedele che mai alla scelta che ha fatto di dedicarsi alla paternità prima che al resto; e così non sono cambiate Margo, Edith e Agnes, che si sono limitate a crescere, ma non hanno smesso di unire le forze per offrire al padre ciò di cui ha bisogno, anche se ancora non lo sa. Cattivissimo Me 2 è dunque e comunque uno spettacolo che non annoia mai un minuto, che diverte senza se e senza ma.

La forza trascinante dei Minions ha fatto si che anche loro avessero un film tutto loro, infatti durante i titoli di coda (di Cattivissimo me 2) si vedono Kevin, Stuart e Bob che stanno facendo il provino per Minions il film. Solo alla fine scopriamo che il film non è altro che il prequel di Cattivissimo me e vediamo come i minion sono stati creati, anzi no loro già c'erano. i minion infatti sono esistiti fin dall'alba dei tempi ed hanno un solo scopo: servire il padrone più cattivo al mondo. Dal T-Rex a Napoleone, da Dracula allo Yeti, i piccoletti gialli hanno visto però i loro padroni ideali uscire man mano dalla Storia, al punto da ammalarsi di collettiva depressione (una scena che merita), finché un giorno, uno di loro, il minion Kevin, decide di abbandonare la grotta polare del ritiro forzato e di avventurarsi fino in Florida, dove i più cattivi di tutto il mondo si trovano riuniti in convention. Di qui, lui, Stuart e Bob, voleranno poi nella swingin' London, al seguito della terribile Scarlett Sterminator, per rubare niente meno che la corona d'Inghilterra. La squadra che ha inaugurato con Cattivissimo Me questa fortunata serie di film ha colto nel segno nel momento in cui ha immaginato un personaggio (Gru, in quel caso, ma anche gli stessi Minion) con un'ambizione smisurata per il malaffare e un cuore limpido come quello di un bambino. In questa meravigliosa contraddizione, c'è tutta la forza e la verità di queste fortunate animazioni. Chi, infatti, non ha mai provato maggior simpatia e interesse per i cattivi del cinema anziché per il cosiddetto eroe di turno? I cattivi hanno sogni più colorati, (dis)avventure più rocambolesche, esistenze (insomma) molto più divertenti. Minions, che all'anagrafe è il terzo film ma biograficamente è il prequel dell'originale, porta appunto volontariamente all'esagerazione il divertimento promesso, articolandolo in quantità e virtuosismo (il viaggio dei tre protagonisti è quasi uno spin-off nello spin-off). Non manca per questo la qualità, a partire da quella della colonna sonora, decisamente sorprendente nel contesto cartoon (dai Doors a Jimi Hendrix, e poi Beatles, Who, Kinks, Stones, Donovan con l'azzeccatissima "Mellow yellow"). Ma nel film tante sono anche le citazioni cinematografiche, interne alla "trilogia" stessa, a Stuart è affidato il momento Ritorno al futuro, a Bob quella da Grande Dittatore e su tutta la parte britannica aleggia un'atmosfera bondiana, Un film divertente e le gag sono veramente spassose, ormai hanno invaso (quasi come nel film) il mondo, un fenomeno sempre più in crescita, dal web alla pubblicità, tutto è a forma di Minions, ma a loro non importa, hanno solo una cosa in mente: "Banana!".

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Inside out

sabato 24 ottobre 2015

La mia 'Top 10' delle canzoni italiane ascoltate quest'anno

Oggi presento la mia personale classifica delle canzoni italiane più ascoltate da gennaio a settembre di quest'anno, la scorsa settimana è stato il turno di quelle straniere, che trovate qui. Le dieci canzoni più ascoltate, ma in questo caso in rigorose posizioni di preferenza, in più un bonus track.

10. Bella la canzone ma le sigarette no!


9. Promo Sky dell'NBA, mi piace anche se non amo il rap


8. Sentita spesso in estate soprattutto nella pubblicità del cornetto algida, bella ed orecchiabile

giovedì 22 ottobre 2015

Texas Rising

Texas Rising è una miniserie televisiva andata in onda dal 14 settembre al 12 ottobre 2015 su Sky Atlantic. In collaborazione con History Channel, che ha già prodotto grandi messe in scena di alto livello, si avvale dei servigi del pluricandidato all'oscar Roland Joffé. Texas Rising è ambientata durante la Guerra di Indipendenza del Texas (1835-1836). La serie prende il via da uno dei momenti cruciali di quella guerra: la famosa Battaglia di Alamo. Come è sempre più consuetudine, attori e divi del grande schermo si danno alla tv. Il cast di Texas Rising è stellare, tra cui include Ray Liotta, Bill Paxton, Brendan Fraser, Cynthia Addai-Robinson e Jeffrey Dean Morgan. Al centro del racconto il generale Sam Houston (Paxton), con lui il ranger Billy Anderson (Fraser), il rivoluzionario texano Deaf Smith (Morgan), il generale Antonio Lopez (Martinez), capo dell'esercito messicano, Tom Mitchell (Liotta), un sopravvissuto al massacro di Alamo che diventa uno spietato assassino di soldati messicani e tanti altri. La miniserie rispolvera il cinemascope, formato cinematografico estremamente largo usato poco e niente in televisione, ma che negli anni Cinquanta e Sessanta divenne un must del grande schermo, la particolarità consiste nel deformare le immagini riprese al fine di ottenere fotogrammi a largo campo visivo e, proprio per questo, particolarmente indicato per riprodurre il deserto americano caratterizzato da sconfinate pianure spoglie e assolate. Joffé riprende quella tradizione e la usa al meglio, con una messa in scena non troppo enfatica ma di grande impatto visivo.

L'introduzione del narratore fa così: "1836. Repubblica del Texas. Il territorio messicano ospita migliaia di coloni statunitensi. La tensione cresce mentre Comanche e Karankawa combattono per le loro terre. I fuorilegge scorrazzano liberi e gli schiavi si trovano tra due fuochi. Il generale messicano Santa Anna combatte per rivendicare i territori. Andrew Jackson, presidente degli Stati Uniti, esita a intervenire, e il Texas non ha altra scelta che dichiararsi un nazione indipendente. In inferiorità numerica, l'esercito della Repubblica del Texas del generale Sam Houston e la Compagnia dei Ranger di Steve Austin sono l'unica difesa contro la tirannia di Santa Anna. Il Texas è in fiamme, Alamo è in cenere. Pionieri, messicani, tejanos, indiani, soldati, non hanno scelta. Combattere o morire". Da qui cominciano le storie e gli intrecci tra i protagonisti della guerra e non, tra lo spietato e sanguinario presidente e capo delle forze armate messicane Santa Anna e i suoi generali e il generale americano Houston e il suo scapigliato esercito. In un paese sull'orlo del baratro, tante storie di coraggio, amore, vendetta, amicizia e redenzione che crea un mix esplosivo di situazioni anche grottesche, ma a quei tempi funzionava così. Alla fine però vincere la guerra sarà solo l'inizio.

mercoledì 21 ottobre 2015

Ritorno al 'presente'

Il 21 ottobre 2015 è una data speciale per gli amanti del cinema e della saga fantascientifica Ritorno al Futuro, oggi ci sarà il raduno mondiale al cinema, infatti nella mitica saga che ha esordito sul grande schermo esattamente 30 anni fa Christopher Lloyd e Michael J.Fox arrivano nel futuro proprio il 21 ottobre 2015. La Nexo Digital celebra l'avvenimento con mostre, appuntamenti speciali, gadget esclusivi e contenuti inediti, in un maestoso ed irripetibile evento al cinema, la lista dei cinema è visibile sul sito della Nexo Digital. Ci sarebbero tante cose da scrivere su questa incredibile saga che ha avuto un successo planetario, ma oggi voglio mettere a confronto il 21 ottobre 2015 immaginato da Zemeckis nel suo film di trent'anni fa e quello reale.

Ho cercato di capire quello che gli sceneggiatori hanno azzeccato e quali previsioni hanno invece fallito. Quando nell'immaginario 21 ottobre 2015 Doc Brown e Marty McFly escono dalla DeLorean, le automobili volano e al cinema si proietta Lo squalo 19 diretto dal figlio di Spielberg, Max. Le auto non volano ancora e Lo squalo si è fermato per fortuna al IV episodio, ma le altre meraviglie immaginate nel mondo del futuro si sono quasi tutte incredibilmente realizzate. Doc usa una specie di binocolo, in grado di fornire informazioni sulle persone che inquadra, che è molto simile ai dispositivi di realtà aumentata che ci consentono oggi di avere informazioni aggiuntive, come i Google Glass. Anche la realtà virtuale è anticipata dal film: Marlene, la figlia di Marty, si mette uno schermo intorno alla testa per rispondere a una telefonata. A Hill Valley si raccolgono fondi per salvare la torre dell’orologio e i donatori versano il loro contributo con l’impronta di un dito, come si potrà fare con l’iPhone6 e già si fa con Apple Pay. Quando Jennifer viene riportata a casa dalla polizia, la casa la saluta e accende la luce. Anche la domotica è realtà, mentre purtroppo non è stato ancora inventato il dispositivo che Doc usa per fare addormentare di botto Jennifer, un oggetto che ogni genitore vorrebbe avere.

martedì 20 ottobre 2015

Bessie: la regina del Blues

Bessie è un film per la televisione prodotto dalla HBO che racconta la storia di Bessie Smith, cantante blues diventata famosa in America e che ha dovuto affrontare numerosi ostacoli, tra cui gli attacchi razzisti, da giovane cantante in difficoltà a imperatrice del blues, la vita di una delle artiste più famose degli Anni Venti, sia per la sua carriera ma anche per il suo coraggio, in un periodo storico in cui vigeva ancora la segregazione razziale e gli attacchi alla gente di colore erano frequenti. è ancora oggi una vera e propria icona della musica, artiste come Annette Hanshaw, Billie Holiday, Ella Fitzgerald, Mahalia Jackson, Janis Joplin e Norah Jones si sono ispirati a lei e alla sua arte, era anche una ballerina, un'attrice comica e una mima. Il film ha vinto ben 4 emmy awards quest'anno tra cui: Miglior film per la televisione; Miglior fotografia per una miniserie o film; Miglior composizione musicale per una miniserie, film o speciale; Miglior missaggio per una miniserie o film. Oltre ai premi altre 8 candidature tra cui quella che avrebbe meritato Queen Latifah (straordinaria) come miglior attrice in un film tv, vinto poi da Viola Davis (Le regole del delitto perfetto..che non seguo). Il film-tv racconta la vita di Bessie (Queen Latifah) fin da quando era piccola: cresciuta dalla sorella Viola (Khandi Alexander), inizia a lavorare con il fratello Clarence (Tory Kittles) all'interno di alcuni spettacoli di varietà. Il suo sogno, però, è quello di diventare una cantante, ma nessuno le dà una possibilità a causa del colore della sua pelle. Solo quando incontra l'artista Ma Rainey (Mo'Nique), Bessie ha la sua occasione di sfondare: la popolarità della protagonista, però, crea un dissidio tra le due, che prendono strade diverse. Per Bessie, però, è iniziata la sua ascesa, che la porta ad incidere numerosi dischi ed a diventare "l'imperatrice del blues". Ma nella vita privata arrivano i guai: Bessie, che non ha mai nascosto la propria bisessualità, ha un'amante, Lucille (Tika Sumpter), ma anche una relazione con la sua ex guardia del corpo Jack Gee (Michael K. Williams), che successivamente diventerà il suo manager. Il successo deve anche scontrarsi con il razzismo imperante di quegli anni: Bessie deve affrontare insulti ed attacchi durante i suoi show, fino ad un assalto del Ku Klux Klan, che però riesce ad allontanare. Nonostante questi ostacoli, la carriera di Bessie le permette di diventare famosa in tutta l'America, fino all'arrivo della Grande Depressione del 1929 quando, anche a causa della crisi con Jack, cade in un vortice di depressione, da cui però cercherà di riprendersi con un altro spettacolo.

domenica 18 ottobre 2015

I sogni son desideri...ma anche tanto altro

Il più grande desiderio che finalmente si realizza, un inseguimento all'ultimo respiro come in un film di James Bond, l'immagine terrorizzante di una belva feroce che ci divora, riabbracciare un caro defunto o passare una notte di passione con il partner sempre idealizzato. Sono migliaia le trame e le sequenze visive che accompagnano il sonno di noi umani e che da secoli cataloghiamo sotto la voce "sogno". Sganciato, ma per nulla estraneo al mondo della realtà e della veglia, quello dei sogni affascina da sempre comuni mortali e illustri studiosi convinti che, dietro il curioso e complicato fenomeno, si possano trovare indizi importanti per spiegare scientificamente inclinazioni psicologiche e problematiche organiche degli esseri viventi. Dai padri della psichiatria come Freud e Jung, ai maestri della letteratura come Dante e Shakespeare, le menti più argute e preparate hanno offerto un loro personale affresco dell’universo onirico, diventando spesso punti di riferimento per nuove ricerche e approcci terapeutici. Ma di preciso, cosa sono i sogni? In senso stretto, i sogni sono immagini e pensieri, suoni, voci e sensazioni soggettive vissute quando dormiamo. Possono includere persone che conosciamo e perfetti sconosciuti, luoghi noti e posti mai visti prima. A volte si limitano a ricordarci eventi accaduti durante la giornata. Altre volte possono anche richiamare i nostri più oscuri segreti, le paure e le fantasie più intime. Sigmund Freud riteneva che i sogni fossero una finestra sul nostro inconscio, e alcuni studi dicono che potrebbe averci visto giusto. Ma ci sono centinaia di teorie in competizione su ciò che sono i sogni e sul loro scopo.

Nel film 'Inside out' c'è una particolare zona dove, proprio come immaginiamo, c'è un regista occulto che scrive un copione su i sogni da realizzare, prendendo spunto da quello che ci succede, che vediamo in un giorno o nella vita intera fino a quel momento. Peccato che sogniamo, il più delle volte, sogni o incubi astratti e senza senso, quello che desideriamo raramente ne abbiamo 'visione' e comunque sto benedetto regista dovrebbe fare vedere quello che desideriamo senza filtri, invece fa quello che vuole, il mio dovrei licenziarlo. I ricercatori hanno scoperto che alcuni temi sono comuni nei sogni di tutti, come per esempio essere inseguiti, volare o cadere, Ho trovato nel web tante cose (10) che forse già sappiamo, oppure no?

1. Non si legge nei sogni - Se non siete sicuri se state sognando o no, provate a leggere qualcosa. La stragrande maggioranza delle persone non sono in grado di leggere nei loro sogni. Lo stesso vale per gli orologi: ogni volta che guardate un orologio vi dirà un'ora diversa. (Non c'ho mai fatto caso, ci proverò).

venerdì 16 ottobre 2015

La mia 'Top 10' delle canzoni straniere ascoltate quest'anno

Oggi presento la mia personale classifica delle canzoni più ascoltate da gennaio a settembre di quest'anno, in questo post le canzoni e artisti stranieri, in un altro (più o meno tra 1 settimana) quelle italiane. Le dieci canzoni più ascoltate non tutte in rigorose posizioni, una che preferisco di più in assoluto non c'è ma ho provato a stilare così la classifica, in più un bonus track.

10. La colonna sonora del film "50 sfumature di grigio", ma a piace solo la canzone..


9. Una canzone che sta spopolando nell'Est Europa, chissà da noi..


8. Bella e brava, canzone vivace ed orecchiabile, una nuova star all'orizzonte?

mercoledì 14 ottobre 2015

I nostri ragazzi - Senza nessuna pietà - Un ragazzo d'oro

Il cinema italiano si sofferma troppo su argomenti difficili e moralmente controversi, questi tre film ne sono l'esempio, sinceramente nessuno dei tre qui presentati mi hanno convinto, la prossima volta ci penserò due volte, perché i film drammatici italiani sembrano tutti uguali, sempre con finali non soddisfacenti ed incompiuti, come se lo spettatore dovesse ogni volta capire il finale e riflettere al senso del tutto, lasciando un vuoto di idee e spiegazioni su ciò che il film vuole farci sapere, mettendo sempre recitazioni monotone e poco espressive, eccedere negli eccessi di attori che provano a fare ciò che vuole il regista, ma non sembrano mai troppo credibili.

Cosa fare se tuo figlio commette un crimine? Coprirlo o denunciarlo? I nostri ragazzi è il tentativo di rispondere a questa domanda. Due fratelli che non potrebbero essere più diversi, per statura e non solo: Paolo (Luigi Lo Cascio), chirurgo con mano ferma e schiena dritta, convinto che nella vita esista il bene e il male e non sia difficile scegliere da che parte stare, e Massimo (Alessandro Gassman), spilungone e fascinoso avvocato dai confini morali più sfumati. E che dire delle mogli, Clara (Giovanna Mezzogiorno) è una donna sobria e forse più raffinata della compagna di Massimo, Sofia (Barbora Bobulova), ma quest’ultima almeno non ha la stessa puzza sotto il naso della prima. In compenso a trovarsi alla perfezione sono i loro figli adolescenti, Michele e Benedetta praticamente cugini inseparabili, ma sarà proprio una loro “bravata" (ripresa da un telecamera di sicurezza) a mettere in discussione gli equilibri tra le coppie e la tenuta dei rispettivi principi morali. Il regista mostra il degrado morale e l'assenza di punti fermi, suggerendoci pre-giudizi con i quali confrontarci. Fondamentalmente I nostri ragazzi è un film su una vicenda interessante raccontata nel modo meno interessante possibile, più attento agli effetti macroscopici che alle cause più intime di una tragedia annunciata. Ma il film si conclude con un nulla di fatto, sbagliando, con un finale moralistico e fondamentalmente diffidente della capacità di giudizio del pubblico, peccato.

lunedì 12 ottobre 2015

Inside out

Inside out è l'ultimo capolavoro della Pixar e che sicuramente sarà un probabile vincitore dei prossimi Academy Awards, ha avuto un successo clamoroso, se n'è parlato tanto e si parlerà ancora tanto di questo gioiello dell'animazione. Ormai è quasi riduttivo soffermarsi sulla trama (che si conosce quasi a memoria per quanti l'hanno già visto, ma per chi ancora non è riuscito a vederlo, una trama non c'è, è solo un viaggio tra ricordi ed emozioni), a prima vista mi è sembrato un film molto bello, poetico, ma un po triste e malinconico, che si sofferma sulle emozioni umane ma da un punto di vista diverso e originale, impersonando le voci di dentro con un radicalismo che impressiona e commuove. Non è la prima volta però che viene provato questo espediente, chi non ricorda il cartone animato "Siamo fatti così", che esplorava il corpo umano e illustrava con l'aiuto di personaggi animati la struttura e le funzioni del corpo umano, utilizzando figure antropomorfe per rappresentarne i componenti microscopici, dai globuli bianchi alle vitamine, ai componenti del DNA, fra i personaggi che avevano un ruolo centrale vi era un gruppo di globuli rossi formato da alcuni individui tra i quali Emo e Globina, ed un globulo rosso anziano, Globus, che faceva da Cicerone, spiegando di volta in volta, durante ogni episodio, i principali aspetti della biologia umana. In questo caso utilizzando le emozioni, l'essenza della vita, la Pixar crea un mondo di dentro colorato e pittoresco dal punto di vista di una bambina. Inside Out visualizza ed elegge a protagonisti della vicenda la gioia, la tristezza, la rabbia, la paura e il disgusto, emozioni che guidano le decisioni e sono alla base dell'interazione sociale di Riley, che a undici anni deve affrontare sfide e cambiamenti. Se Up svolgeva l'avventura di fuori, Inside Out la sviluppa di dentro, attraversando in compagnia di Gioia e Tristezza la memoria, il subconscio, il pensiero astratto e la produzione onirica di una bambina che sta imparando a compensare la propria emotività e ad assestarsi in una nuova città. 

Con Inside Out il regista installa di nuovo l'immaginario al comando e ingaggia cinque creature brillanti per animare un racconto di formazione che mette in relazione emozioni e coscienza, perché senza il sentimento di un'emozione non c'è apprendimento. Nel cammino alcuni ricordi resistono irriducibili, altri svaniscono risucchiati da un'aspirapolvere solerte nel fare il cambio delle stagioni della vita e spazio al nuovo. A un passo dalla pubertà e resistente dentro un'infanzia gioiosa, che Gioia custodisce risolutamente e Tristezza assedia timidamente, Riley passa dal semplice al complesso, dal noto all'ignoto, nel processo 'incontra' e congeda Bing Bong, amico immaginario che piange caramelle e sogna di condurla sulla Luna, una creatura fantastica generata dalla fantasia di una bambina, Bing Bong, gatto, elefante e delfino insieme, è destinato a diventare uno dei personaggi leggendari della Pixar Animation, rivelando un'anima segreta, la traccia di un sentimento e l'irripetibilità del suo essere minacciato dalla scoperta di una data di scadenza. Rosa e soffice come zucchero filato, guiderà Gioia e Tristezza dentro i sogni e gli incubi di Riley, scivolando nell'oblio per 'fare grande' la sua compagna di giochi.

domenica 11 ottobre 2015

Wiplash (con J.K.Simmons)

Vincitore di tre premi Oscar (miglior sonoro, miglior montaggio e miglior attore non protagonista), Whiplash è un potente dramma musicale, è uno dei film più apprezzati della passata stagione negli States, ci ha mostrato il talento di un attore fantastico come J.K. Simmons, premiato appunto con l'Academy Award per la sua splendida interpretazione dello spietato insegnante di musica Terence Fletcher. Nella pellicola il giovane Andrew (Miles Teller) studia batteria nella più importante scuola di musica di New York. Quando l'impassibile professor Fletcher lo nota, Andrew è molto eccitato ma non sa che di lì a poco sarà sottoposto a prove, esercizi e umiliazioni che trasformeranno la sua vita in un inferno rischiando anche di morire. Premesso che non conosco la batteria e non conosco neanche nessuna 'canzone' o cantante famoso (come quello citato nel film) questo prodotto mi ha deluso tanto. Non c'è un senso a questa storia, l'unica cosa che lascia intendere è che bisogna sempre sperare di raggiungere la meta prefissata, non farsi sopraffare dalle emozioni e cercare di essere il migliore, e di spingersi fino a superare il limite (del super sayan XD) come cerca di fare il professor Fletcher. La parte migliore di tutto il film (quello che più ho apprezzato) è stata la fantastica e magistrale interpretazione di un attore di grande valore come J.K. Simmons, potente nei movimenti e nel linguaggio, una scelta azzeccata per questo ruolo. La parte peggiore è ascoltare la batteria e non percepire neanche una differenza o capirne la difficoltà nel suonarla, sapere se quello che sento sia buono o no, sbagliato o meno. Come sempre questi film per me abbastanza anonimi, vengono osannati, in America soprattutto, senza sapere il perché. Forse tanti avranno detto che se non conosci o apprezzi la musica jazz e i suoi miti non puoi capire il senso o le sfumature del suono, hanno ragione sì ma non credo che la batteria (jazz) come strumento sia tanto conosciuta e che la musica jazz sia osannata in tutto il mondo, a me personalmente la musica jazz non mi dispiace affatto. Avranno sicuramente detto che per qualsiasi amante della musica è commovente per la precisione con la quale Whiplash esegue le parti musicali, tarando l'abilità degli strumentisti a seconda di chi stia suonando (in alcuni casi a livello maniacale), scegliendo le partiture e le soluzioni meno commerciali (non ci sono brani realmente famosi al di fuori della cerchia degli amanti) per non portare mai il jazz allo spettatore ma lasciare che accada il contrario, mantenendo così un'integrità e una serietà da applausi.

venerdì 9 ottobre 2015

Lo Hobbit - La battaglia delle cinque armate

Lo Hobbit - La battaglia delle cinque armate è basato sulla parte finale del romanzo Lo Hobbit e dalle Appendici de Il Signore degli Anelli di J. R. R. Tolkien, il terzo e conclusivo capitolo della trilogia de Lo Hobbit che funge da prequel alla trilogia de Il Signore degli Anelli. È stato preceduto da Lo Hobbit - Un viaggio inaspettato (2012) e Lo Hobbit - La desolazione di Smaug (2013). Il film ha ottenuto una nomination agli Oscar 2015. E' l'unico dei sei film dell'Anello a non cominciare con un flashback, è una delle trovate di adattamento più efficaci del film, gli dona da subito un ritmo sincopato e conferma la forte unità narrativa che questa serie di tre film vuole avere. Il drago Smaug infuriato per il tentativo del nano Thorin Scudodiquercia e della sua compagnia di abbatterlo, vola fuori dal regno di Erebor e attacca Pontelagolungo dandola a fuoco. Mentre i nani, inermi, guardano la scena dalla montagna, in un delirio di fughe disperate solo Bard decide di combattere il drago riuscendo in extremis a penetrare l'unico punto scoperto della sua dura scorza con una sola grande freccia. Sconfitta la creatura si apre uno scenario ancora più truce: la montagna è libera e il tesoro dei nani incustodito, la notizia si sparge in fretta e, vista la bramosia di Thorin nel tenere l'oro per sè, alle porte si prepara un conflitto tra l'esercito degli elfi e degli uomini (desiderosi di vedere rispettata la promessa fattagli dal nano ora "re sotto la montagna"), quello dei nani accorsi a difendere il loro simile e il grande nemico di Thorin, desideroso d'oro e vendetta. In mezzo a tutto ciò Bilbo ha rubato la bramata Arkengemma e deve decidere che farne. Un pericolo più grande però li aspetta, l'oscuro Sauron ha inviato un orda di Orchi spietati a conquistare Erebor, Elfi, umani e nani dovranno combattere insieme se vorranno avere una speranza, anche Thorin dopo aver capito in cosa l'oro lo stava trasformando scende in campo ad aiutare, un'epica battaglia è alle porte. Il film, pur basandosi sull'opera di Tolkien, in realtà si prende come ogni adattamento alcune licenze, mantenendo comunque lo spirito narrativo del libro. Le differenze con il libro, soprattutto nella seconda parte del film (in particolar modo riguardo la battaglia e le narrazioni affini, con i non secondari ruoli ricoperti da Tauriel e Legolas), rendono il terzo capitolo della trilogia quello più liberamente interpretato (e implementato) in sede cinematografica.

mercoledì 7 ottobre 2015

Big Hero 6

Big Hero 6 è un film d'animazione del 2014 e ispirato all'omonimo fumetto Marvel. Questo film (54° classico disney) è il primo basato su un franchise Marvel ad essere interamente prodotto dai Walt Disney Animation Studios e distribuito dalla Walt Disney Pictures in seguito all'acquisizione della Marvel da parte della Disney nel 2009. Nonostante ciò lo studio Marvel non è stato coinvolto nella realizzazione del film d'animazione. Il film si è aggiudicato l'Oscar come miglior film d'animazione ai premi Oscar 2015. La storia si svolge nella frenetica e tecnologica città di San Fransokyo. Hiro Hamada è un giovane e geniale ragazzino di 14 anni (prodigio della robotica), che la notte, nei vicoli più reconditi della metropoli, partecipa ai bot fight (incontri clandestini dove gli sfidanti fanno combattere dei robot costruiti da loro stessi) dove frequentemente vince, ottenendo notevoli vincite di denaro, che lo portano inevitabilmente a rimanere invischiato in guai più grossi di lui, Dopo l'ennesima vittoria, infatti, alcuni giocatori decidono di impartirgli una lezione. A salvarlo c'è però sempre il fratello maggiore Tadashi, che cerca di allontanarlo dalla pericolosa passione per i bot fight. A tal fine, Tadashi cerca di convincere Hiro ad entrare con lui nell'élite del San Fransokyo Institute of Technology. Dopo una visita presso il 'covo dei nerd', dove Tadashi presenta a Hiro i suoi colleghi, e il suo progetto Baymax, un robot gonfiabile progettato per dare ogni tipo di assistenza medica e sanitaria (sia fisica che psicologica), grazie ad un chip al suo interno, il genio teenager è più che convinto, e si presenta quindi alla fiera di presentazione dei progetti di ammissione all'istituto, dove Hiro primeggia grazie ai suoi mirabolanti micro-bot, in grado di dar forma a qualsiasi proiezione della mente di chi li comanda, l'Istituto però è d'improvviso avvolto dalle fiamme di un incendio in cui Tadashi perde la vita. Hiro è a pezzi ma con l'aiuto del suo nuovo amico robot riuscirà a superare il lutto (a modo suo) e a scoprire qualcosa che non si aspettava e grazie al contributo dei colleghi dell'istituto sconfiggerà il cattivo di turno, dando vita quindi ai Big Hero 6.

lunedì 5 ottobre 2015

In ordine di sparizione - Gambit - Comportamenti molto...cattivi

In ordine di sparizione, è una dark comedy ad ambientazione nordica con un cast eccellente. Nils, che è stato appena nominato 'uomo dell'anno' dai concittadini del piccolo villaggio in cui vive, è colui che si occupa di rendere accessibile la strada a bordo di un imponente spazzaneve. Quando suo figlio muore e la pratica viene archiviata perché trovato vittima di una overdose, l'uomo non accetta questa versione. Ha ragione perché si è trattato di un assassinio ordinato dal 'Conte', un giovane e sadico boss che controlla parte del traffico della droga in perenne contrasto con la banda dei Serbi. Nils decide di arrivare a lui ma per ottenere questo risultato molti dovranno morire. Il titolo del film offre con precisione la scansione temporale dell'azione, vedremo infatti sullo schermo il nome di chi muore in stretto 'ordine di sparizione'. Ottima la coppia Stellan Skarsgård-Bruno Ganz che da sola basterebbe a giustificare l'apprezzamento per il film, a loro va aggiunto Päl Sverre Hagen che disegna un cattivo da fumetto iperrealistico che il cinema americano non può che invidiare. L'ambientazione è uno dei punti di forza di questa dark comedy costellata di cadaveri. Il biancore delle distese innevate la fa da padrone e contrasta con il design della lussuosa abitazione del criminale indigeno e con l' "antichità" dell'arredo dello spazio occupato dal padrino serbo. Un'opera che è stata paragonata per crudezza ed ironia alle pellicole di Tarantino o a "Fargo" dei fratelli Cohen. Stupenda, inoltre, la fotografia in altrettanti luoghi affascinanti. Se mai vi capita di visitare la terra dei fiordi e incrociate uno spazzaneve di quelli giganteschi, fate inversione a U e correte dritti a casa, che i cattivi ragazzi esistono anche in Scandinavia. In definitiva, un film altamente da consigliare sia come esempio di ottimo cinema sia come puro divertissement.

domenica 4 ottobre 2015

Il mio amico Nanuk

"Questa è la storia di una grande amicizia", esordisce la voce fuori campo di Luke, ed è vero: Il mio amico Nanuk è innanzitutto il tenero resoconto minuto per minuto dello straordinario rapporto di affetto e complicità che si crea fra il ragazzo e l'orsetto. Il giovane Luke vive nella regione artica in cui nascono gli orsi polari, il padre è morto annegato fra i ghiacci e la madre, che è una ricercatrice, cerca di proteggere lui e la sorella Abby da ogni pericolo. Un giorno un'orsa bianca si avvicina all'abitato della città di Devon e le forze dell'ordine, dopo averla narcotizzata, la trasportano presso il lontano Cape Resolute, peccato che l'orsa avesse con sé un cucciolo, che viene ritrovato a Devon proprio da Luke. Da quel momento il ragazzo farà il possibile per ricongiungere il piccolo, che ribattezzerà con il nome Nanuk (in lingua inuit significa "orso vagabondo"), con la sua mamma. Vediamo quindi Luke e Nanuk giocare, rotolarsi insieme, scambiarsi il cibo, e più volte è l'orsetto a venire in soccorso del ragazzo, non viceversa. La storia di Luke e Nanuk è raccontata in modo semplice, a portata di bambino, anche se le situazioni di pericolo in cui il ragazzo si ritrova (spesso per propria imprudenza) sono piuttosto ansiogene. Questo spettacolare ed entusiasmante viaggio ci fa conoscere un mondo meraviglioso popolato da una nutrita fauna polare e una popolazione, quella eschimese, saggia e gentile. Il film, nato da un soggetto di Brando Quilici (ha pubblicato un romanzo omonimo, è anche il regista delle meravigliose sequenze artiche del film, roba da National Geographic, per capirci) è anche altro: una parabola su come i giovani maschi, soprattutto se privi di una figura paterna, devono avventurarsi nel mondo uscendo da sotto l'ala protettiva delle madri, e di come le madri devono imparare a fidarsi dello spirito di avventura dei propri figli. Questo messaggio non va a scapito dell'importanza dell'educazione materna: infatti Luke cerca di riportare Nanuk alla sua mamma perché sa che sarà lei, per i primi due anni e mezzo, ad insegnarli tutto quello che gli servirà per sopravvivere. La guida Muktuk, che vive in simbiosi con la natura e con gli indigeni (che gli hanno regalato il suo soprannome) accompagna da lontano Luke nel suo percorso di crescita.

venerdì 2 ottobre 2015

I miei personalissimi Razzie Awards di settembre

I Golden Raspberry Awards (letteralmente "Premi Lamponi Dorati") detti anche Razzie Awards (dall'espressione "to razz": "spernacchiare", "prendere in giro"), vengono assegnati in una cerimonia annuale tenuta a Los Angeles per riconoscere gli attori, gli sceneggiatori, i registi, i film e le canzoni peggiori della stagione cinematografica precedente. Fondato dal giornalista americano John J. B. Wilson nel 1981, l'evento precede di un giorno l'assegnazione dei Premi OscarL'ironico premio consegnato dalla Raspberry Foundation consiste in un lampone appoggiato su un nastro Super8 dipinto in oro dal valore di 4,97 dollari. In questa nuova rubrica (spero mensile, dipende dai film..) descriverò i film che ho visto ma che non mi sono piaciuti, che reputo orribili e inguardabili e che ne sconsiglio la visione (lasciando comunque libero il giudizio, non obbligo nessuno a non vederli) dando in premio un immaginario Razzie Awards.

Enemies Closer - Nemici giurati, andato in onda qualche tempo fa su rete4, è un film d'azione del 2013. Nel profondo della foresta su di un'isola tra il confine USA-Canada, il boss di un cartello della droga (Xander) è alla ricerca di un grosso carico perduto in zona. Il ranger Henry (ex-Navy Seals) sta facendo di tutto per sfuggire al boss ma a causa di una serie di vicissitudini e coincidenze sfortunate si ritrova a essere intrappolato all'interno della foresta. Ma un uomo, Clay (che ritiene il ranger colpevole di aver lasciato morire suo fratello in guerra) medita vendetta. I due nemici giurati però capiscono che devono lavorare insieme per sopravvivere allo spietato boss, e quindi fare una scelta: mettere da parte le rivalità e lavorare insieme o morire da soli. La storia è interessante ma gli interpreti no, un irriconoscibile Jean-Claude Van Damme nei panni del boss fa rabbrividire per scarsa interpretazione e ruolo non convenzionale.