lunedì 30 novembre 2015

I film visti nel weekend (tra cui Clown e Il seggio vacante)

Un fantasma per amico è un simpaticissimo e divertente film per ragazzi. Tranquilli non è Casper ma rimaniamo in ambito ectoplasmatico. Da un libro per bambini, la storia di un piccolo fantasmino che vive in un castello da centinaia di anni che si sveglia a mezzanotte e si riaddormenta un'ora dopo senza sapere il motivo. Desideroso di rivedere per una volta la sua città in pieno giorno, il fantasma segue il consiglio di un gufo e si ritrova alla luce del sole, da bianco a nero come la pece. Intanto conosce Karl e i suoi amici, con cui condividerà l'avventura di un furto, di una 'guerra' e del suo segreto. A livello narrativo niente di nuovo, tutto segue i grandi classici, ma qualche aspetto da sottolineare c'è, in primis gli occhioni del fantasmino, azzurri e luccicanti, è impossibile resistergli, sia che splenda il sole sia che brilli la luna. Visivamente è tutto diverso rispetto ai 'normali' fantasmi, sembra vivo e il contrasto con il bianco prima e nero poi è stupendo. Qualche sbavatura invece la offrono le scenette dei pompieri pasticcioni e del vigile brontolone, che sembrano uscire da una comica fuori tempo massimo, le strane pettinature dei bambini e il non senso del ritmo e originalità dei personaggi. Ma nonostante ciò è un film per ragazzi che consiglio di vedere.

Oggi il clown è un personaggio buffo, ma un tempo il "Cloyne" era un demone che viveva fra i ghiacciai e scendeva nei villaggi per divorare un bambino al mese durante l’inverno. Nessuno si ricorda più del demone, ma quella pelle bianca e quel volto insanguinato sono ancora affamati. Questo l'incipit da cui si basa quest'ultimo film horror su una delle figure più spaventose e paurose della natura umana, il Clown. Il decimo compleanno di Jack rischia di essere un disastro, il clown ha dato forfait, per fortuna Kent, il padre del bambino, trova un vecchio costume da clown e riesce a far tornare il sorriso al piccolo. Ma si addormenta con il costume ancora addosso, il giorno dopo, ogni tentativo di togliere trucco, parrucca e costume si rivela inutile. Qualcosa in lui sta cambiando, solo il proprietario del costume sa e come toglierlo ma non sarà così facile. L'unico clown di cui abbia veramente avuto paura è stato quello di King in 'It', ma questo non è da meno, malefico, feroce e crudele, come mai visto prima, non da le stesse sensazioni del meraviglioso 'cult', ma mangiare un bambino è davvero raccapricciante. Il film è spaventoso, ma non c'è molta suspence, in compenso sanguinolento e suggestionabile. L'idea che sorregge la vicenda è semplice, ma efficace, non sarà un granché ma questo viaggio nell'orrido mondo dei clown è inquietante.

sabato 28 novembre 2015

Tutto può cambiare - Amore, cucina e curry

Tutto può cambiare (Begin Again) è un film del 2013 scritto e diretto da John Carney (autore di Once, stupendo). Dan Mulligan, produttore musicale in caduta libera, con una figlia adolescente, un matrimonio fallito alle spalle e il vizio della bottiglia, incontra Gretta, una cantautrice inglese (autrice di ballate sentimentali) che si esibisce suo malgrado in un locale dell'East Village. Arrivata a New York col fidanzato quasi celebre (interpretato da Adam Levine, leader dei Maroon 5) e la promessa di una vita da spendere insieme, perderà in un baleno ragazzo e sogni. Ubriaco di sventura ma avvinto dalla sua musica, Dan le propone di lavorare insieme per riprendersi il loro posto nel mondo. Romantico e spassoso, Tutto può cambiare non è assimilabile ad una commedia sentimentale (non esplicita il sentimento e non prelude a una relazione sentimentale), è piuttosto una ballata, un componimento pop(olare) costruito intorno a distinti attimi di felicità. L'idea vincente è quella di autoprodurre il disco della giovane autrice e registrarne i pezzi per strada, lasciando che la dialettica amorosa scorra dentro le canzoni eseguite in posti diversi della grande mela (nei vicoli, nei parchi, sulle strade e nella dismisura scenografica di New York) e con l'occasione fare un po' di pubblicità alla città più vitale e multiculturale d'America (tanto che ci vivono pure gli inglesi). Città isola e unico luogo pensabile in cui realizzare il proprio sogno e magari aiutare un amico a realizzare il suo. La vita è bella, la musica è ancora meglio e bastano un paio di violini e qualche arrangiamento folk e il nuovo fenomeno musicale è pronto per andare sul web (gratis) alla faccia delle majors. L'affermazione dell'indipendenza di una ragazza che aveva anteposto la realizzazione artistica del fidanzato alla propria. L'incontro di due anime tradite che realizzando un progetto musicale trovano la forza e l'ispirazione per tornare ad assaporare la vita, ciascuna a modo proprio. Una storia semplice ma non scontata, raccontata fluidamente. Da vedere ma soprattutto da ascoltare.

mercoledì 25 novembre 2015

The Whispers

Steven Spielberg è il produttore esecutivo di una delle serie più attese dell'anno, andata in onda in estate e conclusasi poco tempo fa, The Whispers. Per fortuna o sfortuna, dipende dai gusti o giudizi, la serie è stata cancellata dopo il termine della prima stagione. Ma per me questa (purtroppo unica) stagione merita e il finale anche se leggermente aperto poteva concludersi degnamente, e così è stato. Ovviamente tante risposte e domande rimarranno insolute. Ma prima di arrivare al finale però un piccolo riassunto, cominciando dal prologo. Una forza paranormale, invisibile e silenziosa, inizia il suo piano di dominio sulla Terra utilizzando i bambini. Attraverso l'utilizzo di poteri mentali questa forza riesce ad entrare nella testa di bambini innocenti, comandandoli per scopi misteriosi e inquietanti. In un mix ben congeniato di drama e sci-fi, The Whispers si presenta come una serie tv invitante, appassionante, divertente e con una linea narrativa che riesce a coinvolgere lo spettatore con colpi di scena in successione e rivelazioni man mano sempre più sconcertanti ed imprevedibili. Certo non ci troviamo di fronte alla serie tv più originale della stagione, ma The Whispers riesce ad intrattenere piacevolmente. La serie si apre con una prima puntata col botto, dai risvolti inquietanti: una bambina di 8 anni, Harper, si ritrova al limitare della casa all'apparenza sola ed indifesa, ma in realtà non è per nulla da sola, sta parlando con qualcuno che, a quanto dice, vorrebbe giocare con lei, ma questo qualcuno non si vede, sembrerebbe un amico immaginario o un'entità invisibile e sicuramente l'ipotesi più plausibile sarebbe la prima, se non fosse che la bambina è estremamente convinta che ci sia davvero qualcuno e questo qualcuno abbia anche un nome, Drill. La stessa scena, seppur in circostanze differenti, si ripete in altre case: ogni bambino viene scoperto dai genitori a parlare "da solo" di un certo gioco con un amico strano, immaginario, con lo stesso nome, Drill.

La cosa inizialmente non insospettisce nessuno, è normale che a queste età, oscillante tra gli 8 e i 10 anni, i bambini si costruiscano un amico immaginario, ma quando Harper, convinta di fare un gioco innocente, provoca quasi la morte della madre facendola cadere dalla sua casetta sull'albero e quando a questo evento seguono altre azioni terrificanti di altri bambini, il Governo degli Stati Uniti e l'FBI cominciano a farsi qualche domanda ed ad indagare su questo Drill, credendo fortemente che si tratti un essere umano in grado di convincere i bambini, in qualche modo, a tenere simili comportamenti. Le indagini, a questo punto, si intrecciano con le vite private dei protagonisti, le particolari situazioni in cui vertono e le relazioni che li collegano: l'agente dell'FBI che si occupa delle indagini è Claire Bennigan (Lily Rabe, non eccezionale secondo me e forse non all'altezza per il ruolo), una donna forte, combattiva e che crede realmente in quello che fa, moglie e madre che si trova ad affrontare una situazione tanto delicata quanto dolorosa poiché il marito, Sean Bennigan (Milo Ventimiglia, strano vederlo così muscoloso, buona prova recitativa), un militare, è ormai creduto morto in seguito allo schianto del velivolo che pilotava, e il figlio, Henry, è un bambino sordo che può comunicare solo attraverso il linguaggio dei segni; a coadiuvare l'FBI interviene il Governo, e più precisamente il Dipartimento delle Difesa, impersonato da Wes Lawrence, ex agente del Bureau, un uomo con una personalità importante che si rivelerà essere duro e spietato in determinate circostanze, molto umano e sensibile in altre, sposato con Leena Lawrence, la quale fatica a perdonargli il tradimento (indovinate con chi), fortemente innamorata della figlia, Minx, per la quale farebbe davvero di tutto. Numerosi sono poi i bambini (le vere star della serie, la maggior parte sfoggia un talento per la recitazione inimmaginabile e guardarli e ascoltarli è stato un piacere) con cui Drill si mette in contatto. Altri personaggi intervengono nel corso della storia ed avranno un ruolo più o meno pregnante, come il collega di Claire, Jessup Rollins, un omone che si rivelerà essere tutto cuore ed un aiuto essenziale per la donna, e Maria Benavidez, una dottoressa che spicca fin dalle prime puntate per la sua determinatezza, intelligenza e per il suo coraggio.

lunedì 23 novembre 2015

Il critico che c'è in me

Una mia 'amica' blogger (Valentina Orsini) in un vecchio post Anton Ego: il mestiere del critico scriveva a proposito della critica spiegando il suo significato e di cosa lei ne pensi di questo argomento, citando il 'famoso' critico gastronomico del film d'animazione Ratatouille (bellissimo). Condivido quasi in pieno il suo post, anch'io quindi ne scrivo uno per spiegarvi il mio rapporto con la critica.

E' un personaggio (Anton Ego) azzeccato per questo argomento ecco perché uso qualche sua foto. Solitamente per critica 's’intende dir male di qualcuno o qualcosa' ma non sempre funziona in questo modo, certo criticare è più facile e viene anche naturale, ma non mi piace parlare male degli altri, sia che riguardi una persona o in generale, solo che in certi casi (come quando recensisco un film) ogni tanto ci vuole, se il film o serie tv non mi ha soddisfatto, chi segue questo blog ha sicuramente constatato di questo fatto, in ogni caso io non sono portato generalmente per la critica, sono uno che si fa i fatti suoi e non critico mai nessuno anche se una critica la meriterebbe. Premesso che non mi definisco un critico cinematografico vero e proprio ma solo un'amante del cinema, uno che da sempre vede film e che solo adesso esprimo il mio giudizio pubblicamente, quel film è buono, è brutto, non mi ispira, regista scadente-film pessimo, prima me li tenevo per me. Ma ora che recensisco dei film cerco di vedere, in alcuni casi, il bicchiere sempre mezzo pieno perché c'è gente dietro la macchina da presa che lavora tanto per produrre la sua 'creatura' ma certe volte (ahimè) esagera. Il cinema è arte, è filosofia, ma è solo e comunque un film! Soprattutto nei film d'autore, il regista crea l'opera sperando che tutti ne capiscano il significato e di cosa vuole far capire allo spettatore, molte volte senza riuscirci perché noi che vediamo un film vogliamo capire cosa il regista vuole da noi in maniera semplice, non siamo tutti filosofi intellettuali. Io personalmente trovo fatica in certi film.

sabato 21 novembre 2015

Alabama Monroe: storia di un amore - 50 e 50

Alabama Monroe è la storia di un amore struggente, un racconto passionale e coinvolgente, che lentamente si dipana e cresce di intensità, per arrivare a un finale che devasta il cuore. Una coppia di genitori riceve una terribile notizia: la propria bimba ha un cancro. I due genitori Elise (una tatuatrice che ama imprimere le emozioni sul suo corpo) e Didier (che suona il banjo e adora la musica country, il ritmo della sua vita) cercano di starle vicini il più possibile ma questo dramma sconvolgente finirà con il travolgere la vita della coppia. Il film usa un montaggio dinamico (essenziale alla riuscita del film e alla crescita del pathos), non lineare nel tempo ma un continuo salto temporale (il film infatti parte dal 2006) dove pian piano scopriamo come i due si sono conosciuti, amati e a quale meraviglioso legame univa la coppia di genitori dalla rivelazione alla coppia della tragedia che ha appena colpito la loro piccola. Il loro amore a prima vista verrà però inghiottito dal terribile buco nero della malattia della figlia e dal modo diametralmente opposto in cui i due protagonisti decidono di vivere il dramma: la madre cerca di costruirsi un mondo illusorio ma quantomeno per lei in parte consolatorio mentre il padre si rifugia in uno stringente razionalismo, nella musica e nell'alcol. La scelta della donna di cambiare nome come segnale di svolta e il terribile sfogo del padre durante il concerto contro le religioni sono l'emblema di due mondi che ormai hanno smesso di comunicare così come testimonierà il tragico epilogo. Il bluegrass è parte integrante del film, ne costituisce il filo che lega tutte le questioni chiave: la vita, la morte, la nascita, l'America, la maternità e la paternità, la consolazione, la vita dopo la morte. Il bluegrass è ciò che unisce la coppia, per Didier è il country più puro. I brani eseguiti nel film sono stati cantati interamente dai due attori, in performance emozionanti. Le interpretazioni di entrambi i protagonisti sono veraci ed energiche, ma lei, Veerle Baetens, rapisce i sensi. Ha un viso magnetico. Un film meraviglioso, intenso e commovente che è stato giustamente insignito della nomination quale migliore film straniero.

giovedì 19 novembre 2015

L'amore bugiardo: Gone girl

L'amore bugiardo - Gone Girl  è un film del 2014 diretto da David Fincher, con protagonisti Ben Affleck e Rosamund Pike. La pellicola è l'adattamento cinematografico del romanzo L'amore bugiardo, scritto nel 2012 da Gillian Flynn, che cura anche la sceneggiatura del film. Amy e Nick sono sposati da cinque anni. Belli, colti e ammirati, hanno lasciato New York per la provincia, dove la loro relazione languisce e l'ostilità cresce. Dietro di loro la crisi economica che ha messo in ginocchio l'America e interrotto le loro carriere, davanti a loro nuvole nere che minacciano tempesta e guai, grossi guai. Licenziati dalle rispettive redazioni e dalle rispettive ambizioni, Amy e Nick provano a ricostruirsi una vita nel Missouri. Casalinga annoiata e paranoica lei, proprietario di un bar che chiama The Bar lui, la coppia scoppia il giorno del loro quinto anniversario. Rientrando a casa Nick Dunne scopre che sua moglie Amy è scomparsa, la sua sparizione riceve forte attenzione dalla stampa, essendo Amy la musa ispiratrice di una popolare serie di libri per bambini creata dai suoi genitori. La detective che si occupa del caso fa un sopralluogo nella loro casa e trova segni di colluttazione celati in modo grossolano. Il sangue di lei, versato e ripulito in cucina, un tavolo rovesciato in salotto e un diario che non tarderà a essere ritrovato che portano alla conclusione che sia stata assassinata. 

Nascono sospetti che Nick sia responsabile e il suo strano comportamento (apatico che fatica a realizzare la sua condizione) viene interpretato dai media (l'anchorwoman più famosa d'America, che sottopone a un'analisi impietosa la sua vita, per i vicini, che giurano al solito di aver visto e sentito) come tratti di un sociopatico. Perché tutti quelli che lo stanno a guardare sono davvero convinti che sia stato lui ad uccidere Amy. A un primo sguardo Gone Girl sembra una corsa contro l'evidenza, una corsa per scoprire le ragioni della sparizione di Amy e per dimostrare la colpevolezza di Nick, perché lui ha tutta 'l'aria' del colpevole, almeno per la polizia. L'autore (Fincher) che nella prima parte orchestra nel tempo di un'ora un thriller meticoloso, un gioco di piste, di cinismo, di follia, di fragore mediatico, di illusione romantica, nella seconda metà ridistribuisce le carte e avvia un nuovo film una commedia esistenzialista e bicefala che alterna i punti di vista e rivela, dietro la messinscena para-hitchcockiana, il grado zero di una coppia e di un matrimonio dominato dalla paura, il sospetto, il tradimento, il rimorso, la rivalsa, perché la verità è un'altra, molto più complicata, articolata, diversa quasi agghiacciante. Infatti nessuno si aspetterebbe di vedere ciò che sta per vedere, una donna totalmente disturbata (sociopatica e matta da legare) che finge in modo magistrale e che cerca in tutti i modi di liberarsi del marito, ma una serie di circostanze la farà ritornare sui suoi passi, anche se il suo piano diabolico non è ancora concluso e farà di tutto per mantenere le apparenze, coinvolgendo un suo ex (che farà però una brutta fine) e l'Fbi che crede fermamente alla sua versione.

martedì 17 novembre 2015

Defiance (2a stagione)

Defiance è una serie televisiva statunitense di fantascienza trasmessa dal canale cavo Syfy, in Italia è trasmessa su AXN Sci-Fi, la seconda stagione (dal 16 settembre) si è conclusa pochi giorni fa. Parallelamente alla serie (2 anni fa) fu prodotto un omonimo videogioco che condivideva lo stesso universo fittizio della serie e la cui trama era direttamente intrecciata a quella della fiction televisiva, ma non ha riscosso molto successo, come accaduto anche alla serie, ma è tra le serie di fantascienza più amate dal pubblico americano, nel mese di agosto sono terminate le puntate (sempre in America) della terza ed ultima stagione, noi dovremo aspettare. Per chi non sa di cosa tratta la serie, è importante specificare che non è un prodotto per tutti i gusti, è per gli amanti della fantascienza, degli alieni e se astronavi e pistole al plasma raccolgono la vostra attenzione a prescindere dai modi e dai motivi per cui la gente usa astronavi e pistole al plasma questa serie fa per voi. Per dover di cronaca è doveroso fare prima un riepilogo di tutta la serie partendo dal prologo della prima stagione, in cui scopriamo che la Terra è ormai un pianeta completamente trasformato da una guerra galattica che ha lasciato i sopravvissuti, umani ed alieni, con un'unica scelta, quella di trovare un equilibrio per coabitare e costruire una nuova civiltà.

I Votan, collettivo di razze aliene a caccia di un pianeta da colonizzare viene persuaso che il nostro pianeta, con tutta quell'acqua, fosse lì ad aspettarlo, anni di contrattazioni diplomatiche funambolesche tra terrestri e alieni (mentre la stragrande maggioranza dei secondi giace in ipersonno) avrebbero dovuto risolversi in una pacifica coabitazione, ma qualcosa andò storto e lo spirito della guerra quasi incenerì la Terra, rendendola irriconoscibile dopo una mutazione artificiale (terraformazione) che ne ha radicalmente modificato geografia e fauna. Inspiegabilmente la guerra finì con l'annientamento della flotta Votan e la disintegrazione delle astronavi schiantatesi sull'atmosfera terrestre. Tra questi detriti infuocati i resti di una tecnologia avanzatissima e mistica. A 30 anni di distanza dall'arrivo degli alieni, la cittadina di Defiance, eretta su quello che è rimasto di St. Louis (con tanto di arco rimasto quasi intatto), diventa un baluardo di pace ed equilibrio e proprio qui si snodano le vicende dei protagonisti della serie: dal misterioso Nolan: un ex-soldato ora cacciatore di tesori, che è in viaggio con la figlia adottiva Irisa (un'aliena di razza Irathient, bellicosa aliena veggente) verso un fantomatico luogo considerato l'ultimo vero paradiso rimasto al mondo, ma durante il loro "pellegrinaggio" i due vengono assaliti da una banda di predoni (che assaltano le diligenze, delle bande di punk extraterrestri in motocicletta) e, feriti durante la fuga, trovano salvezza proprio nella cittadina di Defiance, qui in seguito ad un rocambolesco susseguirsi di eventi, lo porterà a salvare gli abitanti da una massiccia invasione di crudeli alieni, e diventerà il tutore della legge nonostante le obiezioni di Irina; al sindaco Amanda Rosewater, passando per un manipolo di residenti che controllano la città, come il potente Rafe McCawley (proprietario della miniera) o l'antagonista ricco e dai loschi affari, un alieno albino (il casthithan Datak Tarr) con una moglie saggia e bramosa di potere (Stahma), la figlia adolescente di Rafe, Christie, ama ricambiata il rampollo dei Tarr e DJ locale, Alak; completano questo contingente di personaggi colorato e selvaggio un dottore sarcastico e insofferente (l'indogene Yewll, personaggio chiave).

domenica 15 novembre 2015

I 10 film visti in settimana, un mix di azione, thriller, drama e comedy

Posh: Un gruppo di studenti ammessi a Oxford entrano nel club accademico più esclusivo, il Riot (che accoglie solo dieci membri destinati a "diventare delle fottute leggende"). Il film descrive l'ambiente sociale di una upper class spocchiosa e arrogante, convinta che il proprio posto nel sistema di caste che ancora oggi caratterizza la società inglese sia frutto di un disegno divino. La storia culmina in una lunghissima cena in cui i fraternity boys si divertono a mangiare, bere, tirare di coca, umiliare le ragazze presenti e diventare elementi di sempre maggiore disturbo per gli altri avventori e per il proprietario del locale, incarnazione perfetta (sempre secondo loro) della mediocrità borghese che verrà preso a bastonate, ma grazie al loro ceto riusciranno ad evitare dei guai, senza però pentirsi. Mi aspettavo molto di più, nessuna scena 'importante', i figli di papà non cambieranno mai. Spocchioso.

The Prince: Tempo di uccidere è un film d'azione del 2014 che vede come principali interpreti Bruce Willis, John Cusack, 50 cent, Jason Patric e Rain. Un ex assassino di professione, ormai andato in pensione, è costretto a tornare indietro nei suoi passi, ritorna a Las Vegas per cercare la figlia che è stata rapita e per salvarla dovrà confrontarsi con il suo passato e affrontare un duro confronto con un suo vecchio rivale, il gangster Omar che cerca vendetta. Un viaggio on the road (in stile Liam Neeson) insieme ad una sexy-amica dilla figlia, con Willis dalla parte sbagliata, ma nessuno ha una parte giusta nel bene o nel male. Prevedibile.


I due volti di gennaioChester MacFarland e sua moglie Colette sono due americani in viaggio in Europa e in fuga dalla polizia che sta indagando sugli affari poco leciti dell'uomo. Una volta approdati ad Atene si affidano a Rydal, giovane di origini americane che si guadagna da vivere vendendosi come guida per i turisti e come gigolò per donne trascurate. Ne nascerà un triangolo di passioni, fatto di fughe, doppi giochi, amori celati e tradimenti. I due volti di gennaio è l'adattamento dell'omonimo romanzo del 1964 di Patricia Highsmith, un thriller psicologico sulle orme di Hitchcock, Viggo Mortensen sembra il bello e sconfitto Gatsby, una tragedia greca in ambientazioni da sogno. Un avvincente thriller vecchia scuola, di tanto in tanto suggestivo, ma, alla fine, per lo più noioso. Elegante ma soporifero.

sabato 14 novembre 2015

Pace per tutti...è ora di dire Basta!

Non è bello svegliarsi la mattina e scoprire che l'umanità è ripiombata nell'oscurità, non è facile poi ripartire senza che nulla fosse successo, non mi sembrava il caso oggi di pubblicare una recensione, ma una riflessione ci sta. Senza entrare nei particolari, non una città, non un paese, non un continente ma l'umanità esce sconfitta dai massacri di Parigi. La religione diventa la scusa perché se questi personaggi fanno questo in nome del loro Dio sono veramente degli inetti, e se credono di andare in paradiso, si sbagliano, anzi sono certo che il loro Dio è così grande che farà marcire all'inferno questi estremisti che non capiscono che quello che fanno è sbagliato. Cosa potremo noi fare se purtroppo ci sono queste brutte persone, molti Imam (che dovrebbero essere i primi), invece di dire no alla violenza incitano persone senza 'sale in zucca' a fare ciò che nessuna religione (anche la loro) dice di non fare, uccidere e massacrare persone innocenti, anche della loro stessa religione. Non si può continuare in questo modo, i governi cercano di fare qualcosa ma niente cambia, cercare di ragionare sembra inutile, muovere guerra mi sembra anch'esso inutile, so che non è facile questa situazione e che le soluzioni sono poche, dovrebbero fronteggiare questa situazione e gestirla con più fermezza, ma come e in che modo? è questo il problema. Non voglio essere come loro ma quando queste cose succedono ti sale una rabbia e ti fa pensare in modo diseducativo, che eliminare tutti i mussulmani dalla faccia della terra sia la soluzione più giusta. Ma riflettendo che colpa hanno soprattutto le donne e i bambini che vivono in mezzo a menti contorte. Non è facile sopportare questo strazio ogni giorno, la vita va avanti, il mondo va avanti ma se continuiamo così, un futuro dove andare avanti non ci sarà più. Le parole fanno male ma i fatti ancora di più, è ora di dire basta...basta alla violenza, ai massacri, alla guerra, al fondamentalismo, solo Basta!

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11/09/2001

giovedì 12 novembre 2015

Questo sono io...da piccolo

Queste mie foto che vedrete in questo post sono già state pubblicate sulla mia pagina personale di Facebook (dove ce ne sono altre), e come avrete forse notato (spero di sì) ho cambiato sia copertina (fatta da me personalmente, dove 'descrivo' le mie passioni ed hobby con personaggi chiave) su Google+ che la foto profilo (quella a destra), una mia personale (casa al mare Castellaneta Marina 1989, qui un ricordo di quel periodo, sembro Rubber cappello di paglia di One Piece..), che è peraltro identica sui i due social network, in modo che chi mi voglia aggiungere mi potrebbe trovare più facilmente. Come si evince dal titolo sono foto di me da piccolo durante viaggi e tanto altro. Sicuramente vi starete chiedendo perché queste foto di quando ero così 'piccino'? Perché come la favola di Peter Pan (un mio nomignolo che mi piace tanto e che mi descrive in pieno) sono rimasto un eterno ragazzino (nel corpo e nello spirito) anche adesso, sono cresciuto (ho messo la testa a posto) ma sono rimasto un ragazzino. Ho avuto una bella infanzia, ma tanto è successo da allora fino ad oggi. Arriverà un giorno che scoprirete qualcosa in più su di me e la mia storia, ma non oggi, non adesso, non in questo post.

A casa nei giorni del mio battesimo (Giugno 1985)









Gita a Roccaraso (1990)











martedì 10 novembre 2015

Sin City: Una donna per cui uccidere

Secondo viaggio noir nella città del peccato, tra femme fatale irresistibili e vendette che attendono di essere consumate. Sin City - Una donna per cui uccidere (Sin City: A Dame to Kill For) è un film del 2014 diretto da Frank Miller e Robert Rodríguez. La pellicola, adattamento cinematografico del graphic novel Una donna per cui uccidere di Frank Miller, è il sequel/prequel del film Sin City del 2005. Dopo nove anni trascorsi a rimandare il progetto per contraccolpi finanziari e ripensamenti, finalmente ritornano, come se nulla o quasi fosse cambiato dal tempo del primo episodio, le sporche faccende di Basin City. Frank Miller rimane fedele alla graphic novel originaria, stessa estetica e cast con qualche cambiamento forzato (Josh Brolin sostituisce Clive Owen, che aveva interpretato il personaggio nel precedente film, il cambiamento di volto di Dwight che avviene nel fumetto viene giustificato nel film con questo cambio di attori, inoltre Dennis Haysbert sostituisce Michael Clarke Duncan nel ruolo di Manute dopo la morte di quest'ultimo avvenuta nel 2012). Ancora una volta, eccezionale la bidimensionalità del fumetto, incentrato sulla stilizzazione delle silhouette e sui chiaroscuri, sui tratti netti che nel primo capitolo mi aveva entusiasmato, in questo secondo anche altro, come le sequenze (le più riuscite del secondo capitolo di Sin City) che sembrano ricercare tutt'altro effetto, a partire dal tuffo "speculare" di Ava Lord/Eva Green (non eccezionale il doppiaggio italiano, che cambia il nome del personaggio in Eva, come l'attrice che lo interpreta, quando era Ava Gardner la prima ispirazione) sviluppato orizzontalmente e non verticalmente.

Trama: I cittadini più incalliti della città si scontrano con alcuni degli abitanti più famigerati. Anni prima, Dwight McCarthy (Josh Brolin) lotta con i suoi demoni interiori e cerca di mantenere il controllo fino a quando non ritorna il suo primo amore, Ava Lord, che gli chiede aiuto per sfuggire alle grinfie del suo violento marito, il milionario Damien Lord (Marton Csokas) e della sua enorme guardia del corpo Manute (Dennis Haysbert). Tuttavia, un innamorato Dwight scoprirà presto che le vere intenzioni di Ava sono più sinistre di quanto sembrino. La sera in cui John Hartigan incontra Nancy, Marv (Mickey Rourke) riprende conoscenza mentre è sulla statale che domina i Projects, circondato da giovani morti e incapace di ricordare come ci è arrivato. Johnny (Joseph Gordon-Levitt), un presuntuoso giocatore d’azzardo, trucca una missione per sconfiggere al suo stesso gioco il cittadino più malvagio di Sin City. Sfortunatamente se la prende con l’uomo sbagliato e gli eventi prendono una piega peggiore. La sua missione viene in qualche modo deviata quando incontra una giovane stripper di nome Marcy (Julia Garner). Ambientata dopo il suicidio di John Hartigan (Bruce Willis), la storia si concentra su una più temprata Nancy Callahan (Jessica Alba) che cerca di superare la sua morte mentre pianifica l’omicidio del Senatore Roark (Powers Boothe).

domenica 8 novembre 2015

Italian comedy: Andiamo a quel paese - Fratelli unici - La buca

Andiamo a quel paese è l'ultimo film dell'irriverente e spassoso duo comico siciliano, Ficarra e Picone. Cambiano i personaggi, storie e situazioni ma la sostanza non cambia, solite incomprensioni, gag e bizzarri intrecci. I due amici Valentino e Salvo, con sua moglie Donatella e la piccola figlia Adele, senza lavoro e sfrattati, con l'unica speranza di un contatto con l'onorevole La Duca per avere una raccomandazione, tornano al paese natale di Donatella e Valentino (Monteforte) per farsi aiutare economicamente dalla pensione della madre di lei. Il paesino, un tempo fiorente per il commercio delle arance, è ora economicamente depresso e le pensioni maturate dagli anziani sono ormai l'unica fonte di reddito: Salvo si trova quindi costretto a convivere anche con la zia Carmela. L'unico argomento che lo porta ad accettare la convivenza è la scoperta che anche la zia percepisce una cospicua pensione. Non contento comincia a 'reclutare' altri parenti anziani per farsi delegare al ritiro delle pensioni, il trucchetto funzionerà per un anno ma quando gli ospiti cominciano a morire tutto si complica e un vortice di situazioni grottesche li attende, con risvolti particolari. Usando come pretesto la famosa canzone di Sordi il film si gioca la carta della denuncia del malcostume politico e culturale italiano ma con un risultato si divertente, ma molto diseducativo. Nonostante qualche buona battuta e l'alto tasso di umorismo (ma anche cinismo) il film rimane scialbo, il finale sembra scontato e alla fine l'amore trionfa, come 'sempre' (troppo spesso) succede. Forse il peggior film dei precedenti del duo comico. Una frase che lascia il segno è della piccola Adele "le cose sono vecchie, le persone sono anziane". (nella foto) "Prendi la pensione? vieni a vivere con noi".

Nel film Fratelli unici, Pietro (Raoul Bova) e Francesco (Luca Argentero) sono fratelli, ma avrebbero voluto entrambi essere figli unici. Pietro è un medico affermato con un matrimonio finito alle spalle; Francesco fa lo stuntman ed è un eterno ragazzino che non si è mai legato a nessuna. Per colpa di un incidente Pietro perde la memoria ed ora è come se fosse un bambino all'età di quattro anni (con tutti i problemi che ne conseguono). Francesco se ne prende cura, un po' per dovere e molto per interesse, i  due "fratelli unici" sono dunque costretti a fare di nuovo conoscenza l'uno dell'altro e alla fine torneranno ad essere veri fratelli. Ovviamente la storia d'amore non può mancare, saranno Carolina Crescentini e Miriam Leone a far battere il loro cuore. Forse farò un torto alle donne ma Bova non è adatto per queste commedie, film dove addirittura deve farsi passare per un bambino, non si può vedere e poi non è credibile come in parte anche lo è l'altro protagonista, al contrario delle due bellissime protagoniste molto più credibili nel ruolo. Sceneggiatura debole, regia standard con varie incoerenze logistiche e scarsa attenzione ai dettagli (ma costante attenzione agli sponsor). Fratelli unici sembra il lungo (e pasticciato) episodio di una sitcom televisiva, pieno di imprecisioni e incongruenze. Il miglior Bova è sparito dai tempi del ruolo del capitano Ultimo. (nella foto) Luca: "Raoul ma che caspita di film mi fai fare?".

giovedì 5 novembre 2015

I programmi tv con cui sono cresciuto

Dopo I telefilm con cui sono cresciuto sempre prendendo spunto dal blog di Mikimoz, elencherò i programmi televisivi che più ho seguito e che vedevo, per divertimento, curiosità e tanto altro. Per quelli della mia generazione (1985) tanti saranno i ricordi legati a questi programmi.

Big! (1987-1993 Rai1) Era un vero e proprio programma-contenitore per ragazzi, una sorta di varietà che alternava cartoni animati, trasmissioni da studio, telefonate da casa, ospiti e rubriche d'approfondimento. Il suo posto lo prenderà Solletico (1994-2000), sempre con lo stesso iter, cartoni e serie tv per ragazzi e giochi interattivi via telefono. A causa dei bassi ascolti fu cancellato. Il programma educativo per bambini più longevo della tv pubblica italiana, in onda sin dal 1990 sulla Rai, L'albero azzurro, ancora in corso, tante compagnie si sono susseguiti negli anni, ma il mitico Dodò è sempre stato il personaggio principale. Altro programma ancora in onda, (dal 1998) destinato ai bambini ma apprezzato anche da altre fasce d'età, dove veniva presentata la realizzazione di piccoli lavori di bricolage con materiali tutti (più o meno) facilmente reperibili: scatole, nastro adesivo, pennarelli, carta igienica, fogli di giornale, colla vinilica e molto altro, ossia Art Attack, non sono mai riuscito a combinare o realizzare qualcosa, perché sembravano facili ma non lo era.

Sempre sulla RAI tre trasmissioni cult, Il grande gioco dell'oca (1993-1994 Rai2), Gigi Sabani conduceva il programma, basato sull'omonimo gioco da tavolo con le stesse regole, i partecipanti in base alla casella dovevano anche fare delle prove e penitenze molto spettacolari. Su Rai1 invece Fabrizio Frizzi conduceva Scommettiamo che..?, in onda dal 1991 al 1996, in seguito riproposta con alcune varianti, sempre su Rai 1 tra il 1999 e 2008 (Rai2) ma senza grande successo rispetto alle prime edizioni, gli ospiti vip e noi da casa, scommettevamo se il concorrente riusciva nell'impresa che proponeva. Infine Giochi senza frontiere (1988-1999), la trasmissione comunque andava già in onda dal 1965, fino al 1982. L'idea del programma fu del presidente francese Charles de Gaulle, che voleva che i giovani francesi e tedeschi si incontrassero in un torneo di giochi allo scopo di rafforzare l'amicizia tra Francia e Germania, nel 1965, tre francesi proposero l'idea dei giochi anche ad altri paesi europei. Erano una sorta di olimpiadi dove ogni nazione partecipante era rappresentata, in ogni puntata, da una diversa città o (più spesso) cittadina che sfidava in prove molto divertenti e bizzarre le città delle altre nazioni, tra cui l'Italia.

martedì 3 novembre 2015

Anime Nere - Figli delle stelle - Arance e Martello

Anime nere è un film del 2014 diretto da Francesco Munzi. Il film che il regista romano ha tratto, liberamente, dal libro di Gioacchino Criaco, è la storia di tre fratelli cresciuti nell'odio per l'uomo che ha ammazzato il padre, un pastore dell'Aspromonte che si era fatto coinvolgere in un sequestro di persona. I tre uomini hanno reagito in modo diverso al dolore e conducono esistenze parallele: il più anziano è rimasto al paese e per sopravvivere si stringe alla terra e agli animali, il più giovane è un trafficante internazionale di droga, il mediano, milanese adottivo dalle apparenze borghesi, è imprenditore grazie ai soldi sporchi del secondo. Ma il figlio del primo, un ventenne senza identità, metterà in crisi tutti gli equilibri scatenando una faida fra clan. I fratelli si mettono in viaggio verso il loro Sud, la loro terra, sentendo il richiamo di una cultura antica, richiamo fatale a un destino immutabile che punta dritto verso la tragedia (una tragedia "greca", di fatto calabrese), senza scampo. Anime nere non è un film di denuncia e non è un film realistico, è un film-racconto, dai forti contrasti. Nove statuette vinte ai David di Donatello 2015 (di cui tre importantissime: film, regia e sceneggiatura) per il film che è un viaggio nel cuore della 'ndrangheta, nel buco nero della Calabria, luogo stigmatizzato dagli esperti come uno dei centri più mafiosi di Italia: Africo. Apprezzato molto dalla critica e anche dai pochi che l'hanno visto la prima volta al cinema (scarsa affluenza), ma grazie ai premi ricevuti è ritornato al cinema riscuotendo un piccolo successo, ma io comunque l'ho visto su Sky e non mi sembra di esser difronte ad un capolavoro. Nonostante le buone interpretazioni degli attori e il film sia coinvolgente, con un finale inaspettato (ma anche liberatorio) e fuori dai canoni delle pellicole del suo genere (accompagnato da una colonna sonora sempre puntuale) non mi ha trasmesso buone sensazioni, per me voto sufficiente.

domenica 1 novembre 2015

Les revenants (2a stagione)

Si è conclusa pochi giorni fa (su Sky Atlantic) la seconda stagione di una delle serie più acclamate e attese dell'anno, di origini francesi, Les Revenants. Per chi non sa di cosa tratta un piccolo riassunto: in una piccola città delle Alpi, inspiegabilmente i morti ritornano a vivere, la vita degli abitanti viene sconvolta, tra paura e scetticismo tante storie si intrecciano attorno ad un mistero, che vede coinvolto un strano bambino. Nella prima stagione abbiamo assistito a diversi modi di metabolizzare la cosa, così terrificante come quella dei 'Ritorni' da rimanere attoniti e confusi. Solo in questa seconda stagione qualcosa sul perché di tutto ciò verrà svelata, darà molte risposte, senza però spiegare troppo, conservando così quell'alone di mistero che ha reso affascinante la serie. Anche se è una serie a tinte horror poche sono le scene "de paura", c'è più un senso di smarrimento e soggezione. Come sempre (quasi spesso) però la prima stagione è stata la migliore, la novità e il mistero mi affascinava, con il dubbio di cosa stesse succedendo, il perché e sopratutto se il piccolo Victor fosse il diavolo o no, qualcosa lasciava presagire di si ed anche nella seconda si percepisce ma alla fine di questa non sappiamo la 'vera' natura di Victor (ed anche di Lucy). La prima stagione si chiudeva con i 'ritornati' che se ne andavano (lasciando anche una scia di sangue), e con l'allagamento del paese, prevedendo una fine, invece dopo 6 mesi altri ritorni (alcuni importanti), che fanno ripiombare la città (assediata dai militari, chiamati a capire cosa è successo) nell'incubo. Un viaggio che inizia in sordina, poi dal quinto episodio, una serie di rivelazioni chiave per l’intera serie. A quel punto la curiosità prende il sopravvento e giungiamo alla season finale col desiderio di arrivare ad una conclusione che a quanto pare arriva, poiché il creatore Fabrice Gobert ha dichiarato, con questa seconda stagione, di voler chiudere tutte le questioni lasciate in sospeso nella prima, scrivendola come se fosse l’ultima, per quanto Gobert stesso non escluda la possibilità di crearne una terza. Ma la prima delle domande a cui troviamo una risposta è la più importante: finalmente scopriamo la causa del ritorno dei morti.