giovedì 31 marzo 2016

Gli altri film del mese (marzo 2016)

I vichinghi (Northmen: A Viking Saga) è un film del 2014. I grandi popoli hanno sempre esercitato un fascino speciale su tutti e anche su di me, soprattutto per le leggende che li accompagnano. Cacciati dal proprio regno e quindi in cerca di conquiste per una nuova libertà un esiguo gruppo di predoni vichinghi, sotto il comando del giovane leader Asbjörn, salpa per la costa della Bretagna, una violenta tempesta però manda in pezzi la loro imbarcazione deviandone il percorso. Scoperto con il primo scontro (e il primo accento) il luogo in cui si trovano, con vichinga rassegnazione prendono atto di essere nel luogo peggiore: dietro le linee nemiche, al largo della Scozia. Comincia così una lunga corsa (con un ostaggio che si rivelerà una risorsa) contro tutti per rimanere vivi e, in qualche maniera, fuggire da quella terra, poiché l'unica loro possibilità di sopravvivenza è quella di raggiungere la roccaforte vichinga di Danelage. Il film è tutto un susseguirsi (solamente) di scontri, prima gli scozzesi con il prezioso carico (principessa promessa sposa), poi un gruppo di briganti, poi inseguiti fino all'ultimo uomo da un gruppo di mercenari (i suoi più temuti) del re scozzese chiamati lupi, i vichinghi però, da prede, si trasformeranno in cacciatori disseminando lungo il cammino trappole e insidie mortali, con la guida dell'enigmatico monaco Conall, e l'aiuto della principessa che tutto è tranne che una principessa indifesa. Gli attori sono bene assortiti, tuttavia, il film a mio avviso non ha un filo logico (la trama lascia molto a desiderare), il regista evita di raccontare alcunché della vita dei vichinghi, niente del passato, nessuno che sembra essere esistito prima del naufragio, si sa del passato dei nostri eroi solo dai loro racconti, così come per il monaco-guerriero, e non si sa che fine faranno i protagonisti dopo aver miracolosamente preso il mare nonostante l'alta marea e le grotte inondate. Il film, però, grazie ad una buona regia e all'innegabile fascino delle ambientazioni scozzesi, alla fine si guarda in maniera scorrevole fino alla fine, ma non è niente di eccezionale. Nient'altro che un film si serie B di ottima fattura, con combattimenti non proprio eccezionali, non aspettatevi un granché.

Cenerentola (Cinderella) è un film del 2015 diretto da Kenneth Branagh, con protagonista Lily James. Il film è l'adattamento cinematografico della celebre fiaba Cenerentola e remake in live action del film d'animazione del 1950, quindi non credo che c'è bisogno di sapere la trama, quella originale, in quanto praticamente quasi tutti la conoscono. In questo film infatti non è la trama che cambia, tutto rimane al suo posto, senza nessun stravolgimento importante (e meno male sta diventando una consuetudine da quando hanno prodotto la serie tv 'C'era una volta'), ma le ambientazioni e scenografie ancora più fiabesche, colori vivaci dei vestiti e piccoli effetti speciali di livello. Certamente cambia la psicologia dei protagonisti in quanto il regista inglese la fornisce sfumata ed evoluta, mai passiva e pienamente consapevole. I protagonisti arrivano al lieto fine dopo essersi riconosciuti, scelti e voluti. Insomma, un film che racconta una favola oramai vecchia di millenni (alcuni studiosi sostengono infatti che provenga dalla Cina, altri addirittura dall'antico Egitto), ma che in questa versione di Kenneth Branagh viene rappresentata con modernità e attualità, con eleganza e brillantezza assoluta. Il messaggio del regista è chiaro e forte, incisivo e moderno, assolutamente controcorrente alla cultura occidentale dominante che indica la prepotenza e il cinismo come “qualità” per emergere socialmente ed ottenere il successo terreno. Qui sono la gentilezza, il coraggio e il perdono che alla fine trionferanno e metteranno in un sol colpo in ginocchio esanime l’arroganza, l’orgoglio e la prepotenza della malvagia e superlativa matrigna Cate Blanchett che con la sua recitazione magistrale rischia di oscurare la scena dell’altrettanto brava e incantevole “principessa” Lily James, che con il suo splendore semplice ed agreste si impone con gentilezza e coraggio durante tutta la narrazione. La Disney non ha voluto correre rischi e si è affidata a un regista di talento e a un incredibile ensemble di attori, del resto, non ci si poteva permettere di rovinare una favola senza tempo ormai diventata patrimonio comune, e quindi troviamo anche il piacente Richard Madden (Robb Stark de Il Trono di Spade), e la "prezzemolina" dei film di fantasia, Helena Bonham Carter, eccezionale nel ruolo (seppur piccolo eppure sfizioso e fondamentale) della Fata Madrina. La colonna sonora è gradevole e ben fatta, un film consigliato a tutti quelli che sanno ancora sognare.

martedì 29 marzo 2016

Birdman

Birdman o (L'imprevedibile virtù dell'ignoranza) (Birdman or (The Unexpected Virtue of Ignorance)) è un film del 2014 co-scritto, diretto e co-prodotto da Alejandro González Iñárritu e interpretato da Michael Keaton, Zach Galifianakis, Emma Stone e Edward Norton. Il film, ha ricevuto ben nove candidature agli Oscar 2015, vincendone quattro per miglior film, miglior regia, miglior sceneggiatura originale e miglior fotografia. Ha inoltre ricevuto sette candidature ai Golden Globe 2015, aggiudicandosene due. Birdman racconta di Riggan Thomson (Michael Keaton), una celebrità decaduta, con un passato esaltante come protagonista di film spettacolari, una star che ha raggiunto il successo planetario nel ruolo di Birdman, supereroe alato e mascherato. In declino di popolarità e di successi, disperatamente tenta di allontanarsi dalla figura che tanto lo ha reso celebre, cerca nuove strade, vuole dimostrare a se stesso, prima che agli altri, di essere un grande e vero attore, e sperando di rilanciare la sua carriera dirige un nuovo, ambizioso spettacolo a Broadway per dimostrare a tutti che non è solo una ex star di Hollywood. A gravare su di lui ci sono infatti la convinzione di avere fallito la carriera di attore, ma anche una disastrosa situazione economica e familiare. Trae spunto da un racconto di R. Carver, “ Di cosa parliamo quando parliamo d’amore”, che nulla ha a che fare con i suoi film pieni di effetti speciali e trame hollywoodiane, per impostare una pièce in un teatro di Broadway, di cui sarà regista e interprete. Nell'impresa (alquanto folle) vengono coinvolti la figlia ribelle Sam (Emma Stone), appena uscita dal centro di disintossicazione (che lo accusa di non avere svolto adeguatamente il ruolo di padre), l'amante Laura (nuova ambigua compagna), l'amico produttore Jake (Zach Galifianakis, il manager avvocato teso al solo conseguimento di nuove conquiste economiche), un'attrice il cui sogno di bambina era calcare il palcoscenico a Broadway (Naomi Watts), e un attore di grande talento, Mike Shiner (Edward Norton), giovane, ambizioso e oltremodo nevrotico. di pessimo carattere, con cui dovrà confrontarsi, che tenterà di usarlo come trampolino per la sua carriera, Shiner, infatti, rappresenta la figura dell'attore perfetto, nel mondo reale recita con tutti, ma quando si trova sul palcoscenico fa tutto meno che fingere. Ma c'è pure l'ex moglie, la più concreta del gruppo, da cui si è staccato per una sua improvvisa intemperanza, e c'è soprattutto una voce, apparentemente amica, che lo insegue e quasi lo perseguita, è la voce del suo doppio, la voce del supereroe Birdman (le parti del film che più ho apprezzato), di cui è stato interprete nel passato, che gli consiglia di lasciare le mediocrità in cui si trova intruppato e volgere lo sguardo e l’impegno verso gli antichi splendori, spingendolo a ritornare a fare blockbuster. In attesa della prima e nei giorni che precedono la sera della prima (le prove sono numerose, sfibranti, nevrotizzanti, e le anteprime si rivelano disastrose a causa della tensione creatasi tra i componenti del cast, sfociando in liti furiose ed episodi imbarazzanti), Riggan infatti deve fare i conti con un ego irriducibile (di cui tenta di mettere a tacere) e gli sforzi per salvare la sua famiglia, la carriera e se stesso. Ma oltre che con il testo, Riggan, deve confrontarsi soprattutto con la sua capacità di uomo, con il suo passato, con il suo presente, riuscirà Riggan quindi a portare a termine la sua donchisciottesca avventura? Sembrerebbe di sì nonostante qualche grattacapo.

sabato 26 marzo 2016

Buona Pasqua a tutti!

Domani è già Pasqua, e io non vedo l'ora di aprire e mangiare il mio uovo di cioccolato (immancabile ogni anno, quest'anno della Lindt), anche se questo mese tra il mio compleanno, la festa del papà (e quindi zeppole), biscotti, merendine e qualche piccolo eccesso, di dolci ne ho già mangiati a bizzeffe e addirittura quest'anno che la Pasqua cade a marzo, ci sarà anche la torta per il compleanno di mio padre. L'estate è lontana, quindi nessun problema, tanto la prova costume (si anche gli uomini la fanno) almeno per me, non è necessaria. E' stato Marzo un mese intenso, a parte il mio compleanno personalmente importante (Ho fatto 30..facciamo 31!), due notizie hanno scosso il mondo, mi riferisco ovviamente ai vili attacchi terroristici da parte di persone disturbate, non degne di appartenere a questo mondo, e alla recente scomparsa di una leggenda del calcio, il grandissimo Johan Cruijff, un giocatore che ha rivoluzionato il mondo del pallone con il suo gioco, la sua straordinaria carriera, i suoi gol, le sue giocate, uno dei più forti giocatori di tutti i tempi, più forte anche di Maradona perché fuori dal rettangolo verde era un Signore. Come ogni anno Marzo è il mese dell'inizio della primavera, una stagione particolarmente piacevole, per le prime fioriture, i primi caldi e la riscoperta alla vita, il risveglio da un lungo letargo invernale della natura, senza dimenticare il doloroso (dormiremo un'ora in meno) cambio d'orario (l'ora legale) di questa notte. Insomma tante cose, come da appassionato di Storia e sopratutto quella di Gesù (che mi ha sempre affascinato) non potrò non vedere qualche film di genere 'Biblico', infatti tra i film che gireranno in tv, non poteva mancare il classico e bellissimo film Ben-Hur (andato giorni fa in onda) e sicuramente andrà in onda il crudo ma spettacolare film su Gesù, La passione di Cristo, girato a Matera, vicino al mio territorio. In questi due giorni però, non solo mangerò a volontà ma vedrò un film che aspetto da tanto e che martedì sarà recensito, ossia Birdman. La Pasqua è una celebrazione importante nella cristianità, è il fulcro della religione cristiana, un momento di gioia, di felicità, e quindi nonostante tutto, bisogna continuare a vivere anche in momenti moralmente tristi come questi, cercando di non farsi prendere dalla paura, ma lottare e non mollare, perché mai come adesso c'è bisogno di pace e serenità, quella che vi auguro di trovare in questi due giorni festivi, quindi Buona Pasqua...e Pasquetta!

venerdì 25 marzo 2016

Fury

Fury è un potente e crudo film bellico, che racconta più che la guerra vera e propria, l'aspetto umano, sociale, intimo e personale di un gruppo di soldati, fiancheggiati da una estenuante e logorante battaglia. Visto che mi piacciono i war movie e visto che il cast era interessante non potevo perdermi questo film, scritto e diretto da David Ayer, già autore di Training Day e The Fast and Furious. Con Fury siamo però di fronte ad un film di guerra puro ma diverso, raccontato dal punto di vista di un gruppo di soldati alla guida di un carro armato che ha il compito di ripulire dai nemici il passaggio per l’esercito alleato che sta marciando in Europa verso Berlino, ma che indaga l'orrore della guerra concentrandosi sulle ultime due settimane della seconda guerra mondiale in seno all'esercito alleato in Germania, aggrappandosi e seguendo gli umori disincantati, eccitati, terrorizzati di cinque uomini uniti da un carro armato e da un destino simile. Fury ha una struttura narrativa abbastanza semplice, tutto ciò che accade nel film infatti si svolge nell'arco di 24 ore, dall'alba di un giorno al tramonto del giorno dopo (anche se per girarlo ci sono invece volute dodici settimane). Germania, aprile 1945. Mentre gli Alleati completano l'avanzata nel territorio europeo, per l'agguerrito sergente Don Collier (Brad Pitt) la guerra sembra non finire mai, sopravvissuto al deserto africano e alle spiagge della Normandia, guida (da carismatico Leader) un'unità di cinque soldati (di diversa estrazione e diverso carattere) a bordo di un carro armato Sherman chiamato Fury. Inviato in missione dietro le linee nemiche e perduto in uno scontro a fuoco il loro tiratore, reclutano Norman Ellison (Logan Lerman), un giovane soldato a disagio con la guerra e la violenza. Ribattezzato dalla sua squadra Wardaddy, Don si prende cura come un padre del ragazzo, che inizia ai rudimenti della guerra con metodi poco ortodossi. Don comunque è una sorta di padre anche per gli altri, odia i nemici quanto prova affetto per i suoi uomini: Boyd (Shia LaBeouf), l'artigliere che fa sparar un cannone di 70 mm ad alta velocità, che uccide e cita la Bibbia; il conducente del tank Trini Garcia (Michael Peña), che rende omaggio ai circa 350 mila messicano-statunitensi che hanno combattuto la seconda guerra mondiale; il caricatore Grady Travis (Jon Bernthal), provocatore, cinico e rozzo eppure fraternamente leale. In evidente inferiorità numerica e mal equipaggiati, Wardaddy e i suoi uomini devono affrontare ogni avversità nel tentativo di colpire al cuore della Germania nazista. Avanzare contro il nemico, abbatterlo e sopravvivergli favorisce la confidenza e il cameratismo tra gli uomini di Don, che impavidi hanno deciso di seguirlo in un'ultima impresa contro trecento soldati tedeschi. Un'ultima linea armata prima della libertà e della pace.

giovedì 24 marzo 2016

The Shannara Chronicles (1a stagione)

I 10 episodi della prima stagione di The Shannara Chronicles, in onda sul canale americano MTV e in differita di pochi giorni anche in Italia su Sky Atlantic (dal 15 gennaio all'11 marzo), ci hanno catapultato in uno dei mondi fantasy più puri mai visti sul piccolo schermo (l'ultimo visto è stato La Spada Della Verità di Sam Raimi che non era comunque un granché) ma allo stesso tempo “inquinato” da elementi moderni presentati come vestigia di antiche e misteriose civiltà, in una fedele rappresentazione dei libri della saga di Shannara dello scrittore Terry Brooks. E' importante sottolineare, secondo me, che questa recensione è fatta da un non lettore di libri, difatti non ho letto nessuno dei suoi libri o capitoli di una delle saghe fantasy più longeve di tutti i tempi (il primo capitolo della saga di Terry Brooks risale al 1977) nonché una di quelle di maggior successo. Premessa importante dato che mi limiterò a recensire quello che ho visto in Tv, non prestando attenzione a differenze tra libri e la serie tv, in quanto è evidente che molto cambia e molto risulterà diverso a chi ha letto invece i libri. The Shannara Chronicles è la prima grande produzione televisiva per l’emittente MTV che, ha messo a disposizione un imponente budget e che, da molti anni ormai, ha smesso di trasmettere semplicemente dei videoclip musicali ma si è allargata a programmi di più vasta portata. All'inizio non sapevo cosa aspettarmi, ma dopo la sua conclusione (parziale) posso adesso affermare che in fin dei conti la serie non è stata affatto male, certo non siamo di fronte a una serie al livello di "Game of Thrones", la qualità della sceneggiatura e degli attori è sicuramente più bassa, ma è un prodotto comunque interessante e avvincente, ma che ovviamente non credo diventerà un fenomeno di culto come "Il Trono di spade" e "Il Signore degli Anelli". La serie mescola un po di tutto, la produzione sceglie di realizzare un piatto sapientemente condito di vari elementi: un fantasy realistico che riprende la lezione del Trono di Spade e della saga de Il Signore degli anelli con tutti i loro cliché (la lotta per il potere, il viaggio degli eroi, la critica politica e sociale) ma adattandolo per il pubblico teen, che rappresenta il bacino d’ascolto naturale della rete. Più Hunger Games, insomma, che non Peter Jackson, soprattutto per quanto riguarda il bellissimo pilot. Gli sceneggiatori Alfred Gough e Miles Millar (già artefici di Smallville, quindi esperti conoscitori di teen drama) scelgono, non a caso il secondo dei libri della saga (Le pietre magiche di Shannara) come soggetto per questa prima serie, in quanto secondo molti, è quello che meglio si adatta a questo tipo di storie. E' innegabile che pur presentandosi come una serie fantasy, The Shannara Chronicles spesso “scade” in dinamiche da teen drama adolescenziale dove a farla da padrone è il triangolo sentimentale fra i tre protagonisti principali. In effetti però il target al quale la serie si rivolge è proprio quello degli adolescenti, quindi sapete cosa vi aspetta. In molti punti infatti si ha proprio l’impressione che il tono venga volutamente abbassato per adattarsi ad uno standard più leggero di quello che la serie meriterebbe o che uno spettatore più adulto si aspetterebbe, proprio per arrivare alla maggioranza di quel pubblico che MTV deve soddisfare e che è sostanzialmente (anagraficamente) differente da quello dei grandi canali dediti a produzioni dalle note più alte. Una narrazione diversa ma in fin dei conti efficace se adattata al pubblico a cui si riferisce, e che se letta in maniera più scanzonata e meno criticista mostra meno ombre di quelle che si è tentati di attribuirle ad un primo sguardo. Shannara però funziona, e anche molto bene, al punto che i 120 minuti del doppio pilot volano via quasi senza che ce ne si accorga.

mercoledì 23 marzo 2016

Kingsman: Secret Service

Questo non è il classico film di spionaggio, non è il classico film alla James Bond in cui un megalomane cattivo usa stratagemmi strampalati per uccidere l'eroe di turno che a sua volta si impegna con un piano altrettanto strampalato e d'effetto che immancabilmente riesce, non è il classico film con un finale scontato e prevedibile o dove prima di morire un discorso strappalacrime serve, questo non è quel tipo di film, questo è Kingsman: Secret Service, uno spettacolare, ironico, imprevedibile e incredibile thriller action, veramente pazzo e divertente oltre che di grande impatto visivo. La pellicola è l'adattamento cinematografico di un famoso e recente fumetto (che non conosco per niente, e non sapevo neanche fosse tratto da un fumetto) The Secret Service di Mark Millar realizzato per l'etichetta Millarworld. Si tratta del quarto lungometraggio tratto dai fumetti Millarworld, dopo Wanted, Kick-Ass e Kick-Ass 2. Proprio da questi due ultimi film, la pellicola sembra prendere ispirazione o almeno prendere a esempio per costruire, una storia, un film di un certo livello, di un certo stile, di un particolare modo, quello grottesco e fumettistico che fa della pellicola uno dei migliori del suo genere, anche se un particolare genere non c'è, è qualcosa di diverso, qualcosa di meglio, di epico. Non ho mai visto niente del genere, ecco perché questo folle film è qualcosa di unico e nuovo. La pellicola racconta le mitiche avventure di Eggsy, che in passato, era un ragazzo promettente, ha lasciato la scuola, l'accademia dei marines, l'atletica, nonostante avesse le potenzialità per eccellere. È abituato a vivere ai margini della società, a vedere sua madre sfruttata dal boss della banda locale, ed è dovuto crescere senza suo padre. Non sa che suo padre era un Kingsman ed è morto da eroe. Tutto ciò che ha di lui è un medaglione con un numero di telefono, da chiamare in caso di guai. Proprio attraverso quel numero di telefono Eggsy entrerà in contatto con Harry Hart (Colin Firth), un esperto Kingsman con un debito di vita nei confronti del padre del ragazzo. Harry, nome in codice Galahad, prenderà Eggsy sotto la sua ala, conducendolo alla selezione per entrare nell'agenzia segreta e farlo diventare un Kingsman, un gentleman addestrato al combattimento, alla sopravvivenza, all'uso delle armi, a compiere ogni genere di missione senza entrare mai nel merito e senza comparire mai sui giornali, offrendogli l'occasione di una nuova vita, una vita da spia, una vita da Kingsman. Ma la selezione sarà spietata (a tratti un po’ prevedibile) e la minaccia vera è dietro l'angolo.

martedì 22 marzo 2016

Generazione 883

Io sono figlio (come moltissimi ovviamente) degli anni '90, uno sconclusionato decennio. Sono stati gli anni del walkman riavvolto con la Bic e del floppy disk, di Roberto Baggio e Susanna Messaggio, degli zaini Invicta e delle situation comedy generazionali, da Beverly Hills in giù, degli autoscontri e dell’omino a cubetti targato Italia ’90, quelli del Furby e del Tamagotchi, anni in cui si pronosticava sulla schedina del Totip, quelli dei primi cellulari, gli anni in cui Patrick Swayze e Demi Moore, lavoravano la creta a quattro mani in Ghost, mentre Forrest Gump cominciava la sua corsa, Titanic il suo naufragio, il cast di Full Monty il suo show a petto nudo e il picchetto di Trainspotting a sbricconeggiare per Edimburgo. Anni, anche bui e belligeranti, la Guerra del Golfo, la Strage di Capaci, lo scandalo Mani Pulite, inaspriti dalle morti di molti miti, da De Andrè a Lucio Battisti, da Sinatra a Kurt Cobain, così come Freddie Mercury e Lady D. Ma mentre tutti ascoltavano Vasco Rossi e i Queen (anche mio fratello, tanti altri e anch'io successivamente), io come quasi tutti della mia generazione ascoltavo gli 883. Era il 1993 quando ad una gita, non ricordo la località, da una bancarella ho comprato (non io ovviamente, avevo 8 anni..) una cassetta degli 883, che non conoscevo, avevo forse sentito qualche canzone, ma a quell'età non sapevo niente di musica. Ebbene, da quel momento sono diventati il mio gruppo preferito in assoluto. E' innegabile che Max Pezzali e gli 883 hanno segnato una generazione, non solo la mia, tante, tantissime canzoni hanno caratterizzato gli anni novanta. Perché chi è diventato grande negli anni '90 (ma non solo), indipendentemente dai suoi gusti musicali, ha trovato nelle canzoni degli 883 uno specchio della propria vita. Un po' di nostalgia ricordando gli anni del liceo, il diventare grandi, lo stare sempre insieme agli amici, le prime esperienze con le ragazze. In tanti anni di carriera, prima con gli 883 e poi da solo, Max ha scritto e cantato tante canzoni che sono diventate delle vere e proprie icone generazionali per tanti giovani che ormai sono diventati adulti, ma che sotto sotto mantengono la spensieratezza delle avventure raccontate in canzoni come "Gli Anni ", "Rotta X Casa di Dio ", "Weekend " e "Con Un Deca ". Non è ovviamente semplice decidere quali siano le cinque, le dieci, le venti canzoni di Max Pezzali e degli 883 che più delle altre hanno segnato la generazione degli anni '90 e la mia, perché ognuno può identificarsi con tante delle canzoni e quindi stilare una propria classifica personale, come quella che potevo fare ma che non farò, sarebbe interminabile. Ma prendere ad esempio qualche canzone e spiegare un motivo, un aneddoto o un ricordo.

lunedì 21 marzo 2016

Ma che bella sorpresa - La solita commedia: Inferno

Ma che bella sorpresa è un film italiano del 2015 diretto da Alessandro Genovesi. È ispirato (praticamente copiato, come è ormai consuetudine) alla commedia brasiliana del 2009, campione d'incassi, A Mulher Invisível (letteralmente La donna invisibile), il film è stato girato a Napoli, per rendere le atmosfere più simili a quelle del film originale, girato a San Paolo in Brasile. Ma che bella sorpresa racconta le vicende di Guido (Claudio Bisio), romantico sognatore e professore di letteratura al liceo, affabile e simpatico, quanto prevedibile e monotono, la cui vita va in pezzi quando la sua fidanzata, con cui convive da anni, lo lascia  per un altro uomo, un maschio alfa aitante, avventuroso e straniero. Paolo (Frank Matano), un suo ex svogliato studente diventato insegnante di educazione fisica è il suo migliore amico e farà di tutto per aiutarlo ad uscire dalla crisi. La vita di Guido però sembra tornare a sorridere grazie all'incontro con Silvia (Chiara Baschetti), sua nuova vicina di casa. Silvia non è solo bellissima, ma si intende di sport, tifa per la sua stessa squadra, ama girare per casa in lingerie e apprezza tutti i piccoli romantici gesti che Guido ama fare: passeggiate in bicicletta, mazzi di fiori, tramonti... insomma, la donna perfetta! Ma la donna perfetta esiste, ma soprattutto esiste veramente Silvia? Con questo interrogativo dovranno fare i conti i nostri protagonisti, compresa la bella Giada (Valentina Lodovini), vicina di casa romantica e innamorata segretamente di Guido. Per questo, il suo unico amico scopre e allerta i genitori (interpretati dall'inedita e fulminante coppia Renato Pozzetto-Ornella Vanoni), che da Milano vanno in missione per stanare il figlio e la sua ossessione, poiché è così 'pazzo' che parla da solo al tavolo per due in una pizzeria del posto. A primo impatto il film risulta essere “semplicemente simpatico” e scorrevole, con qualche scena che fa strappare delle risate (poche a dir la verità). Detta così sembrerebbe la solita commedia all'italiana di recente confezionamento, in realtà la storia parte da un idea (non originale) che, se fosse stata sviluppata in altri termini, avrebbe potuto dar vita ad un film di tutt'altro spessore. Il film infatti (che il regista ha voluto confezionare nei termini del film “leggero” e di intrattenimento), dopo un po' annoia, perché dopo mezz'ora godibile e in effetti divertente, c'è solo un trascinarsi di gag trite e ritrite che fanno fatica a costruire un film, che quasi non è. 

venerdì 18 marzo 2016

American Horror Story: Hotel

Hotel è la quinta stagione della serie antologia American Horror Story e questo permette a chi non l’ha mai vista di cominciare a vederla anche se non ha ancora recuperato le stagioni precedenti ma io le ho viste tutte, e posso già affermare senza ombra di dubbio, che è una delle migliori stagioni, non la migliore in assoluto perché la paura, l'angoscia, i segreti inquietanti e la soggezione, che hanno contraddistinto la serie e le altre stagioni, risulta quasi assente, al contrario del sangue a fiumi. Perché American Horror Story: Hotel si è contraddistinta come una stagione confusionaria, a tratti noiosa anche nelle reiterate scene di sesso e omicidi, dove l'attenzione a scenografie e costumi è rimasta impeccabile ma che sembra aver perso la bussola fin dal principio, lasciando troppo a lungo aperte parentesi poi chiuse frettolosamente, e che ha mostrato qualche limite evidente, già trapelati in altre stagioni. Questa volta, come da sottotitolo, siamo in un Hotel (il Cortez per la precisione) nel centro di Los Angeles. Un luogo creato agli inizi degli anni Venti da James Patrick March (Evan Peters), un uomo sadico e pieno di se, un magnate americano con il vizio dell’omicidio. Egli creò l’albergo in modo da poter uccidere le sue vittime senza lasciare traccia e questa caratteristica pare sia rimasta impressa nel'architettura dell’Hotel (tra l'ambientazione di Shining e i film di Dario Argento) a tal punto che si comincia a popolare di spiriti maligni, vampiri e personaggi piuttosto strani. Nel corso degli anni infatti è diventato un luogo infestato dalle anime che hanno perso la vita al suo interno, tra cui March stesso, e dimora della Contessa (Lady Gaga), Elizabeth Johnson, una donna bellissima e immortale che uccide per vivere: è, in poche parole, un vampiro. L’accompagna Donovan (Matt Bomer), il figlio di Iris (Kathy Bates), receptionist dell’Hotel assieme a Liz Taylor (Denis O’Hare), un’eccentrica transessuale entrata anni prima nelle grazie della Contessa. Nelle prime puntate vediamo come lo strano equilibrio dell'hotel (normalissime giornate..) viene minato da due eventi particolari: l’arrivo di un misterioso assassino che uccide seguendo i precetti dei Dieci Comandamenti, e l’arrivo di Will Drake (Cheyenne Jackson), un avido stilista, intenzionato a comprare l’immobile. Con una sfilata organizzata nella splendida sala d’ingresso, la Contessa resta ammaliata dal misterioso modello Tristan Duffy (Finn Wittrock). Donovan, furibondo dalla rottura con l’algida matrona, si scontra con Ramona Royale (Angela Bassett), anche lei trasformata anni prima dalla contessa e abbandonata: i due si alleano per fargliela pagare. Contemporaneamente, il detective John Lowe (Wes Bentley), ossessionato dal mistero che aleggia attorno all'assassino dei Dieci Comandamenti, lascia la moglie e la figlia e si trasferisce nell'Hotel dove intraprende una estraniante relazione con la tossicodipendente Sally (Sarah Paulson). La soluzione del caso sarà spiazzante. Il cast, manchevole della presenza della sua punta di diamante Jessica Lange, ben se la cava pur non riuscendo ad emergere del tutto. Forse Lady Gaga, nuovo arrivo e probabilmente meritevole del suo primo Golden Globe nella categoria di Miglior Attrice Protagonista in una miniserie, è la vera grande scoperta, la sua interpretazione è sensuale, ma delicata e ponderata, i dubbi iniziali sulla sua resa sono stati ampiamente capovolti, anche se non mi ha del tutto convinto. Degna di nota anche l’interpretazione del veterano Denis O’Hare, questa volta nei panni di una transessuale: la sua Liz Taylor è sublime, delicata, per niente caricaturale, ma autentica. Anche Evan Peters ben riesce ad esaltare l’esasperata e crudele psicologia del suo personaggio, uno dei migliori insieme al detective, anche nella loro personale trama e caratterizzazione. Un po’ meno, Sarah Paulson, forse un po’ troppo forzata e quasi intenzionata a voler imitare la sua collega Lange.

giovedì 17 marzo 2016

I mercenari 3

I mercenari 3 (The Expendables 3) è un film del 2014, sequel del film I mercenari 2, la terza pellicola della saga degli Expendables, iniziata nel 2010 e creata da Sylvester Stallone, protagonista dei film e regista del primo capitolo. Andato in onda su canale5 il 7 marzo scorso, è stato l'ultimo dei film première cinema di mediaset. In questo nuovo capitolo dei Mercenari, Barney (Sylvester Stallone), Christmas (Jason Statham) e il resto della squadra si ritrovano faccia a faccia con Conrad Stonebanks (Mel Gibson), che anni prima aveva co-fondato Gli Expendables con Barney, ma che in seguito è diventato un trafficante di armi senza scrupoli, uno che Barney era stato costretto a uccidere...o almeno così pensava. Ma nella squadra di Barney Ross si materializza il più prevedibile eppure il più clamoroso degli eventi, un incidente che mette a serio repentaglio la vita di uno dei membri. L'evento spinge Ross a trovarsi un'altra squadra, fatta di giovani, più veloci ed esperti di alta tecnologia, a cui non sia legato da una profonda amicizia, per portare a termine una nuova missione, quella infatti di eliminare Stonebanks che lui vorrebbe morto ma che deve catturare, non solo a causa del ferimento del suo amico ma anche perché Stonebanks, sfuggito alla morte, ha ora come principale missione quella di eliminare Gli Expendables. Liberarsi degli amici di una vita e tenerli lontani da un bel complesso di esplosioni però è più difficile del previsto. Inutile sottolineare che questo film d'azione è una pellicola dove si sprecano proiettili, bombe, granate, mezzi corazzati, elicotteri, arti marziali in una formula chiassosa dove gli eroi vincono ed i cattivi perdono, accumulando cataste di cadaveri senza alcuna drammaticità, e ci si diverte. Inutile dire poi che questo film non si discosta dal suo vero obbiettivo, intrattenere, facendolo in modo eccelso anche e nonostante parecchi difetti e buchi nella sceneggiatura.

mercoledì 16 marzo 2016

Fuga in tacchi a spillo - Il Segreto del suo volto

Fuga in tacchi a spillo (Hot Pursuit) è un film del 2015, con protagoniste Reese Witherspoon e Sofía Vergara. Cresciuta sul sedile posteriore di una macchina della polizia, Rose Cooper è diventata un'agente tutta d'un pezzo portata a combinar guai dal suo eccesso di zelo. Lei, sempre ligia nel rispetto delle regole, impermeabile (suo malgrado) al fidanzamento, è nota nella sua stazione di polizia dopo un colpo partito nei confronti del figlio del sindaco, da qui il termine "cooperata". Confinata per anni ad archiviare le prove in un bugigattolo della centrale, ottiene finalmente l'incarico di uscire per scortare a Dallas la moglie di un pentito del clan di Cortèz, boss del narcotraffico. Presto, la piccoletta e rigida (un po' ottusa poliziotta) Cooper e la slanciata signora Riva, una scoppiettante vedova, tutta curve e diamanti in valigia, si ritroveranno ad essere le uniche sopravvissute ad un'imboscata: una strana coppia in fuga dai proiettili e in perenne battibecco reciproco, un viaggio attraverso il Texas, a braccarle, poliziotti corrotti e spietati killer a pagamento, trovandosi così coinvolte in una storia molto complicata e pericolosa. Quando i ciak sbagliati riproposti sui titoli di coda sono la sequenza forse più divertente del film, non ci vuole un tesserino da detective per capire che c'è qualcosa che non va. L'idea di mettere nella stessa inquadratura Reese Witherspoon e Sofia Vergara non è affatto male, ma  non si può pensare che basti a se stessa. La trama scontata si salva grazie a cliché, dialoghi irresistibili e qualche gag ben assestata, ma senza troppa convinzione. La sceneggiatura sperimenta tutte le gag prevedibili (litigi tra le ragazze, gag finto-lesbiche, variazioni sulle lingue inglese e spagnola, l'episodio in cui la poliziotta ingerisce per sbaglio cocaina e molla i freni inibitori...) senza però riuscire a far ridere di gusto. Le due attrici si buttano volentieri nella mischia, ma lo script a disposizione delle ragazze è più sottile e meno affilato dei tacchi della Vergara. Non è certo un film memorabile, nonostante la Whiterspoon poliziotta minuta e casinista e la Vergara moglie di un boss sudamericano che deve testimoniare, però si lascia guardare. Non mancano riferimenti e battute scorrette sull'altezza della Whiterspoon e sull'età della Vergara (una nana che deve scortare una gigantessa). Film sorretto dalle poppe di Sofia Vergara (e non è poco), ma anche dalle scarpe a tacco 12, da qui il titolo italiano, visto che la Whiterspoon fa la poliziotta in divisa con le scarpe quasi sempre basse. Il passo a due funziona, ma non tanto, il massimo a cui ci si può aggrappare per sorridere sono i nomignoli con i quali il personaggio della Vergara apostrofa quello della Witherspoon. Fra baci lesbici e catfight ridicoli, si arriva alla fine, che è (quasi) un vero giallo pulp e che fa risalire di un bel po le quotazioni di questo film, che rimane sì una frizzante, ironica e divertente commedia ma che finisce per essere il solito road-movie americano, stupidino, casinista, irriverente e divertente, ma soprattutto insipido e scarno, senza senso e con il solito finale stucchevole, amorevole e scontato. Da vedere e dimenticare.

martedì 15 marzo 2016

Knock knock (2015)

Prima di cominciare la recensione è necessario una precisazione importante, Knock knock non è assolutamente un film horror (come vuol farsi credere), è un intrigante e sensuale thriller perché è innegabile che il film attiri attenzioni e pulsioni, difficili da nascondere. Il film (del 2015 remake di un film del 1977, Death Game) è scritto, diretto e prodotto da Eli Roth, con protagonista uno stralunato ma convincente Keanu Reeves. La storia del film è quella di un uomo (Evan Webber, un architetto) che pare aver avuto tutto dalla vita: ha una moglie bella e affermata, due bei figli, una casa meravigliosa che ha progettato lui stesso. Durante un fine settimana da solo (proprio il giorno della Festa del Papà), Evan vede la sua tranquilla esistenza interrotta dall'arrivo improvviso di due ragazze (giovani e avvenenti donne) apparentemente innocenti, ma che dopo averle ingenuamente accolte in casa, trasformeranno la sua vita da sogno in un incubo a occhi aperti. Perché al primo impatto le due ragazze appaiono sì molto carine, molto educate e rispettose ed Evans si lascia conquistare dalla loro spontanea gentilezza e freschezza giovanile, ma dopo molto tempo di chiacchiere e di tentazione, da parte delle due sconosciute (gioviali e disinibite), il tutto avrà conseguenze inaspettate, nell'unica volta che pensava di essersi lasciato andare ad un momento di debolezza, provocato dalle insistenze delle due giovani che non sembravano voler altro che il suo corpo, infatti lui cerca di resistere quanto può, ma poi capitola e il triangolo amoroso viene consumato. Arriva mattina e le due tentatrici sono ancora in casa. Il loro comportamento però è diverso, diverso e strano rispetto alla sera precedente, e come si può immaginare non vogliono più lasciare la calda casa di Evan, che, giustamente vuole farle uscire il più presto possibile. Da qui il film accelera, prende il volo, perché si scatena il 'pink inferno': le ragazze gli demoliscono casa, poi fanno scempio delle preziose sculture della moglie e alla fine lo accusano di essersi approfittato di due minorenni, accusandolo di adulterio e pedofilia, giudicandolo colpevole, distruggendogli così l'esistenza. Perché l'uomo, come è giusto aspettarsi, si dimostra inadeguato alla situazione e, preso dall'imbarazzo di dover rispondere alle chiamate dell’ignara consorte e difendersi dalle provocazioni delle due lolite, finisce per perdere sensi e onorabilità.

domenica 13 marzo 2016

Ho fatto 30..facciamo 31!

Oggi come alcuni già sanno o sapranno nel corso della giornata, è il mio compleanno. Solo l'anno scorso ho raggiunto un traguardo importante, perché i Trenta sono anni importanti nella vita di tutti, ma a me sinceramente non ha cambiato prospettive od altro, solo un anno in più (come diceva Max), come quest'anno. E per l'occasione ho deciso di chiamare questo post con un motto particolare, inquanto da noi, ovunque, si usa spesso. Sono infatti arrivato a ben 31 anni (sto invecchiando..), come quasi tutti i miei amici di scuola superiore, con cui ricordo con piacere di aver passato e festeggiato in loro compagnia, i miei 18 anni in pizzeria, i miei 20 anni con una bellissima sorpresa, così come tanti anni fa. L'anno scorso invece i miei cugini mi hanno fatto visita inaspettatamente ed è stata una bella, gioiosa e divertente serata. Quest'anno non pretendo e non voglio niente ma sarà ed è comunque una bella giornata. Non è consuetudine per me festeggiare i compleanni, anche da bambino per esempio, nessuna festa (non siamo mica in America), solo una volta in campagna con i compagni delle medie, tre volte insieme ai parenti (10 e 13), più quella dei miei 18 anni, bellissima festa al Ristorante. In famiglia però la torta non è mai mancata, come oggi. Il tempo, così come gli anni, passano, fortunatamente per noi preziosi ricordi rimangono sospesi nel tempo, nella testa e nel cuore. Quest'anno appena trascorso è stato però indubbiamente importante, non solo per l'apertura di questo blog (l'avrò ripetuto forse mille volte..), ma anche per essermi scrollato di dosso, insicurezze, dubbi e una verità nascosta. E' stato un anno lungo, duro soprattutto fisicamente (tanti piccoli acciacchi e problemini), adesso va abbastanza meglio, ed è stato anche sfuggente e veloce, tanto veloce, ma divertente e soddisfacente nonostante tutto. Non c'è niente di particolare che mi piace fare in questo giorno, io ho sempre vissuto alla giornata, nessuna saga o collezione cinematografica da vedere, nessuno svago, solo vivere serenamente questa emozionante giornata, perché i compleanni sono giorni e avvenimenti, tappe importanti per ognuno di noi, io come sempre la vivo in pace con me stesso, certo sto crescendo, è naturale, ma sono e rimarrò un eterno, vivace, ironico, timido, a volte testardo, impacciato, ma simpatico, educato e cordiale ragazzino.

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La mia verità

sabato 12 marzo 2016

X-Files (10a stagione)

The X-Files, la miniserie evento in sei episodi di casa Fox, sequel delle nove stagioni precedenti del cult anni ’90 fantascientifico, è giunta purtroppo al termine. Iniziata il 26 Gennaio scorso è terminata il 23 Febbraio. Abbiamo potuto provare l’ebbrezza di rivedere, dopo quasi quindici anni, gli agenti Mulder e Scully nuovamente in azione. Ma c'è bisogno di fare una piccola premessa, io non ho mai visto una puntata delle precedenti stagioni, inquanto all'epoca avevo solo 8 anni e gli orari sul tardi non mi permettevano di vederlo, ma sapevo di questa incredibile serie che mi ha sempre affascinato e ora dopo tanto tempo ho deciso di vederli, da gennaio (a tempo perso) sto infatti vedendo la prima stagione. Purtroppo per me momento sbagliato poiché vedendo questa decima stagione vengo già a sapere di tante cose, spoilerate a go go già dall'inizio, ma non importa, è giusto così. Quindi questa non sarà una normale recensione, perché molto ho scoperto vedendolo adesso di quello che era e che non ho ancora visto. Si poiché subito si percepisce delle tematiche e svolte della trama e dei personaggi perché già nella prima di stagione ci sono puntate strane, quasi senza senso, come in questa. Puntate che rimangono sospese come la conclusione di quest'ultima stagione, e ciò non mi ha soddisfatto. Perché sebbene le premesse siano state delle migliori, riprendendo sia le tematiche fondamentali della serie ma, al tempo stesso, svecchiandola moltissimo e adattandola, sia come ritmo che come immagine, alla modalità seriale di adesso, troppe porte restano aperte. Il tutto si conclude estremamente veloce, dando a stento un paio di risposte alle domande iniziali. Una gestione poco saggia del tempo a disposizione che ha visto una linea orizzontale solo per il primo e sesto, ovvero ultimo, episodio, dando agli episodi del mezzo più un gusto ironico e per i fan della serie. Ho scoperto però che anche le stagioni precedenti sono così, preferendo più linea verticale e giusto qualche tocco di orizzontale ogni tot episodi. Ma in una miniserie composta da soli 6 episodi (veramente troppo pochi) dare così poco spazio ad una linea orizzontale talmente tanto complessa come quella di The X-Files, non è certo stata l’idea più geniale venuta ai creatori e produttori.

venerdì 11 marzo 2016

American Sniper (2014)

American Sniper è un film del 2014 diretto da Clint Eastwood. Il film, ha ricevuto 6 nomination agli Oscar 2015, vincendo il Premio Oscar per il Miglior montaggio sonoro. Dal nome, dalla trama ci si potrebbe aspettare il solito filmetto americano patriottico, la solita minestra, ma questo film di Eastwood non lo è quasi per niente, anzi. Perché American Sniper racconta, sì di guerra, ma soprattutto di ciò che essa lascia dentro ai soldati che la vivono. Ma tutti i film di Eastwood (un abile regista) secondo me sono film di un grande narratore, che prende un personaggio, lo analizza, lo racconta e cerca di darci un racconto problematico, non propagandistico. Il finale mi ha sorpreso, non sapevo fosse una storia vera, e addirittura il film è basato proprio sull'omonima autobiografia di Chris Kyle che racconta i suoi trascorsi nella marina americana. Clint ha già provato ad approfondire ogni aspetto della guerra, uno dei suoi temi a lui più cari infatti è il patriottismo americano e l'onore militare. Ma lo fa a suo modo, raccontando una storia vera, strabordante di retorica e eroismo certo, ma è apprezzabile come la storia viene raccontata, magnificamente. Protagonista di American Sniper è Chris Kyle, texano che cavalca tori e non manca un bersaglio, che ha deciso di mettere il suo dono al servizio degli Stati Uniti, fiaccati da molti attentati. Arruolatosi nelle forze speciali dei Navy Seal, Kyle ha stoffa e determinazione per riuscire e ottenere l'abilitazione. Perché come gli diceva suo padre da bambino lui è nato 'pastore di gregge', votato alla tutela dei più deboli contro i lupi famelici. Operativo dal 2003, parte per l'Iraq, inviato con una missione precisa: proteggere i suoi commilitoni e diventa in sei anni, 1000 giorni e quattro turni una leggenda a colpi di fucile. La sua massima precisione salva innumerevoli vite sul campo di battaglia e mentre si diffondono i racconti del suo grande coraggio, viene infatti soprannominato "Leggenda". Nel frattempo cresce la sua reputazione anche dietro le file nemiche, e viene messa una taglia sulla sua testa rendendolo il primario bersaglio per gli insorti. Allo stesso tempo, combatte un'altra battaglia in casa propria nel tentativo di essere sia un buon marito e padre nonostante si trovi dall'altra parte del mondo. Ma il film non solo racconta il suo arruolamento dopo una breve carriera da atleta di rodeo, l’addestramento, le missioni, la perdita di alcuni amici in battaglia, ma anche la costruzione di una famiglia e il ritorno alla vita normale. Kyle, è stato il cecchino che ha ucciso più nemici nella storia dell’esercito degli Stati Uniti (centosessanta uomini abbattuti e certificati) diventando una specie di eroe nazionale. Tornato finalmente a casa, si dedica alla moglie, ai bambini e ai reduci (ai cui guarda le spalle dai fantasmi della guerra del Golfo), ma la sua dedizione gli sarà fatale.

mercoledì 9 marzo 2016

Shaun, vita da pecora: il film

Shaun, vita da pecora: il film è un divertente e simpatico lungometraggio d'animazione britannico. Il film è ispirato all'omonima e popolare serie televisiva animata di successo planetario, nata come spin off dei due cortometraggi di Wallace e GromitShaun - Vita da pecora, classico prodotto dallo studio di animazione Aardman,  realizzato in claymation, cioè con creature di plastilina filmate in stop-motion. Ma ciò che caratterizza le produzioni Aardman, oltre la tecnica, è lo humour britannico che si esprime senza parole, attraverso azione, espressioni, situazioni comiche. L'elemento più interessante è proprio questo, eliminare le parole a discapito di una vera comicità. La vita della fattoria sta iniziando a diventare noiosa. Giorno dopo giorno, il Fattore dice a Shaun quel che deve fare, così, Shaun architetta, elabora un piano, un'idea geniale, per prendersi un giorno libero. Fanno addormentare il fattore (un gioco, per delle pecore), dopodiché, muovendosi silenziosamente, lo portano in una vecchia roulotte parcheggiata in un angolo del campo ricreando tutte le condizioni tipiche della notte. Ma quando Bitzer le scopre, ormai la frittata è fatta. Nel tentativo maldestro di riportare il Fattore fuori dalla roulotte però la stessa roulotte si avvia da sola sulla strada che porta alla città. Shaun e il gregge rimangono alla fattoria, ma il caos prende il sopravvento: Bitzer e il Fattore non si vedono più. A quel punto, decidono di lanciarsi alla ricerca dei due per porre rimedio al problema che hanno creato. Arrivati in città, poiché il fattore è prima ricoverato in ospedale (in seguito a una contusione l'uomo subisce un trauma che gli fa perdere completamente la memoria), poi diventa parrucchiere di grido (grazie alla sua abilità di tosatore), le pecore faticano a trovarlo. Riusciranno a riportare il loro amico alla fattoria e a riprendere la loro routine? Shaun, interviene immediatamente dando il là ad un susseguirsi di accadimenti divertenti, imprevedibili e pericolosi, che alla fine si concluderanno con un bel lieto fine: il ritorno alla routine agreste e rassicurante della fattoria di campagna.

martedì 8 marzo 2016

Z Nation (2a stagione)

Solamente 10 giorni fa si sono conclusi i 15 episodi, da gennaio in prima visione assoluta su AXN Sci-fi, della seconda stagione di Z Nation, appassionante serie action-adventure made in USA che ha rivoluzionato il genere apocalittico sugli zombie. La recensione della prima qui. Questa serie tv ideata dall'eclettica casa di produzione The Asylum, dalla prima stagione, è riuscita ed ha saputo fin da subito distinguersi per la sua capacità di reinterpretare in maniera originale e ironica, il ruolo degli zombie nell'immaginario collettivo, tanto da ritagliarsi uno spazio tutto suo nel cuore degli amanti del genere sia in USA che in Italia. Visto come clone di qualcosa di già visto, ha portato inevitabilmente ad un mancato apprezzamento ed a recensioni non certo lusinghiere, per un'opera che è andata alla ricerca di un proprio senso e di una propria direzione, cercando di prendere le distanze da un archetipo fin troppo ingombrante, proponendo una lettura differente dell'apocalisse zombie. Ironia ed azione, questi sembrano, a prima vista, gli elementi che danno una personalità al progetto. Progetto secondo me di grande fascino e interesse che fa della serie una delle più appassionanti del momento. Grazie ad una rivoluzionario metodo d'approccio al tema, la serie ha rivoluzionato non solo le produzioni o cliché sugli zombie e apocalittica fine del mondo, ma ha cambiato le regole, ossia nessuna regola, relegando la serie ad una trash ma spassosa avventura. Ricordando comunque il livello scarso, come nella prima, ma d'impatto, nuovo e fresco. Anche in questa seconda, i difetti della prima stagione sono però rimasti tali: troppa attenzione al lato più plastico e superficiale del problema zombie con un’attrazione per il lato action marcata all'inverosimile, e poco approfondimento dei personaggi che risultano solo blandamente tridimensionali e meramente strumentali ad una storia che solo a tratti si è rivelata interessante. I dialoghi sono caustici come e più di quelli della prima stagione e ci sono delle perle da manuale. Per non svelare troppo e rovinare la sorpresa, sappiate che in Z Nation (Stagione 2) ci sono: locali notturni per zombi; l’erba zombi (e non intendo quella che mangiano le mucche); neonati zombi; una puntata interamente alla Mark Twain, dopo che ha fatto uso pesante di allucinogeni. E addirittura,  a un certo punto uno dei personaggi dice: «Questo è troppo perfino per un’apocalisse zombi!». Il marchio Asylum si vede bello grande e si sente forte e chiaro, tanto che ad ogni puntata viene da chiedersi che tipo di riunioni facciano gli autori e quanto fuori di testa debbano essere per avere certe idee. E per farne addirittura una serie tv.

lunedì 7 marzo 2016

Whitney

Whitney è il biopic sulla vita di una leggenda della musica, Whitney Houston. A quattro anni dalla sua tragica scomparsa, avvenuta l’11 febbraio 2012 per annegamento in preda a sostanze stupefacenti, una società americana (Lifetime) ha mandato in onda, lo scorso 17 gennaio questo film per la tv diretto dall'attrice Angela Bassett (American Horror Story), al suo esordio dietro la macchina da presa, amica della cantante e sua collega anche in un film, in Italia il 14 febbraio scorso su Sky. Un film che prova a cancellare tristezze e rimpianti in nome di una voce immensa. La pellicola ripercorre, analizza, in modo un po' troppo superficiale, marginale, cinque anni della vita della Houston e in particolare quelli del suo incontro con il cantante Bobby Brown, suo marito per 14 anni, con cui ha avuto una relazione burrascosa, tormentata, difficile e complessa, tra lei, cantante, attrice, produttrice e modella conosciuta in tutto il mondo come The Voice (interpretata da una bravissima Yaya DaCosta, (Chicago FireTron: legacy) con la voce di Deborah Cox, che ricorda molto quella della cantante. La regista analizza in profondità questa relazione, dal momento del loro primo incontro, cominciato con la cerimonia di premiazione del 1989 dei Soul Train Awards, dove i due si sono conosciuti, e terminato con la straordinaria esibizione della Houston ai Grammys del 1994, dove ha cantato “I will always love you“, colonna sonora del film Guardia del corpo, in cui la cantante è protagonista insieme a Kevin Costner, fino al culmine delle rispettive celebrità, fino al declino professionale, legato anche ai problemi di droga. Un merito del film è anche l'occasione per ricordare la cantante riproponendo alcune delle sue più famose, belle e conosciute canzoni: "I Will Always Love You", "I'm Your Baby Tonight", "I'm Every Woman", "Jesus Loves Me" e "The Greatest Love of All"Cinque anni sono un soffio se si parla di Whitney Houston ma possono essere abbastanza se affrontati con rispetto e memoria e gratitudine, ma mentre i fan hanno apprezzato l’opera (grande successo di pubblico soprattutto in America), non si può dire lo stesso della famiglia della Houston, che ha condannato pubblicamente il film. Tiepida l’accoglienza della critica, secondo me anche giustamente, lodevole infatti l’interpretazione di Yaya DaCosta nei panni della Houston e la voce di Deborah Cox, ma la sceneggiatura e narrazione ha messo in luce come il film abbia deciso di edulcorare molto i lati più oscuri della cantante (soprattutto la sua dipendenza dalla cocaina e il rapporto mai del tutto chiaro con la sua assistente e migliore amica Robyn Crawford, inquanto ci si interroga sul fatto se la relazione tra le due fosse di natura romantica altre che professionale), e di aver scelto un punto di vista che quasi santifica il marito Bobby Brown (interpretato da Arien Escarpeta), un abile ed irritante Casanova. Drastico il commento della famiglia Houston, che ha criticato aspramente il film, perché prodotto senza la benedizione della famiglia e nonostante la richiesta esplicita della madre di Whitney di non farlo. Aspre anche le accuse contro la regista Angela Bassett, accusata di aver calpestato la sua amicizia con Whitney in modo irrispettoso e disonesto, dando uno schiaffo in faccia a quelli che erano i suoi veri e leali amici.

sabato 5 marzo 2016

La mia verità

E' da tanto che volevo e forse dovevo farlo prima, ma non c'è mai un momento giusto per dire una verità che ho tenuto celata per parecchio tempo, solo i miei amici, parenti o conoscenti (molti su Facebook) sanno qual'è. Innanzitutto volevo scusarmi, se non ho detto niente, a voi nuovi amici blogger e non (su Google+ ed anche Facebook), perché se neanche io che ho sempre ritenuto la sincerità elemento cardine di qualsivoglia relazione non lo sono stato, sincero, non meriterei la vostra attenzione, ma è stato solo per una questione di troppa privacy o semplicemente paura di influenzare in qualche modo il vostro senso di partecipazione non solo al mio blog, perché è inevitabile che anche un commento può subire condizionamenti ad una verità abbastanza importante. Dicendo questo non voglio farvi allontanare, ma di non cambiare il modo di interagire con me. Non vorrei assolutamente subire o avere un trattamento speciale. Comunque non sono costretto a dirlo, ma se vi piaccio così come sono o vi piace il mio blog, per coerenza dovete almeno sapere, anche in modo marginale o abbreviato, la mia storia e condizione esteriore perché interiormente sono così come mi leggete nel mio o vostro blog, simpatico, educato e cordiale. Sono comunemente definito dalla legge come invalido civile, al momento al 100% inabile. Da vent'anni, dopo 2 anni travagliati a 'lottare' con una malattia (che ancora mi attanaglia e attanaglierà), sono su di una sedia a rotelle, ma da 8 anni bloccato più che a letto, a casa, quasi del tutto impossibilitato ad uscire, non perché non potrei (e non è facile) ma perché sto bene a casa, sto benissimo con me stesso, non sono mai solo e ho un mondo, quello virtuale comunque interessante e vasto, infatti una delle uniche cose che riesco ancora a fare da solo, oltre a mangiare, spingere di continuo il telecomando del mio mysky (a letto, e menomale che c'è Sky) è stare al computer, per giocare, divertirmi e scrivere su questo blog (grazie ad una tastiera su schermo), sempre con il mouse. Ora quindi capirete qualcosa in più sul mio mondo e quindi perché ho scelto questo nome per il mio blog. Sottolineo anche il rimando alla foto iniziale del post e dell'intero blog, sono come un pesciolino (il mio segno) in un acquario piccolo ma dalle enormi potenzialità che ora in qualche modo ho sfruttato decidendomi (tempo fa) ad aprirlo, finalmente, questo benedetto blog.

venerdì 4 marzo 2016

The Lego Movie

The LEGO Movie è uno strabiliante film d'animazione del 2014, realizzato attraverso l'utilizzo di tre tecniche cinematografiche: CGI, stop motion e live action. Ovviamente la pellicola è un viaggio attraverso lo straordinario ed immenso, nonché longevo universo dei famosi mattoncini della LEGO, che ha anche prodotto un set di giochi e un videogioco su questo primo lungometraggio perché il secondo è già in cantiere, ma dovremo aspettare almeno 2 anni. E' innegabile che questo film, riporti alla luce vecchi ricordi di gioventù e fanciullezza di tutti noi, bambini ed anche bambine, anche se a me personalmente non mi ha fatto questo effetto, non ho avuto mai a che fare con i Lego, se non raramente in altri posti che ricordi non sia casa mia. Non sono un fervido appassionato di questi set di giochi, ma conosco la sua fama mondiale, perché i Lego, erano, rimangono e rimarranno uno dei giochi più giocati al mondo. Un mondo vasto e colorato che ritorna magnificamente in auge con questo immaginifico film d'animazione, dove la fantasia prende il sopravvento. E così, i Lego (che deriva dall'unione delle parole danesi "leg godt" che significa "gioca bene") diventano i veri e unici protagonisti di questa frizzante avventura, la prima su grande schermo. Il film comunque ha investito molto, troppo, nel trailer, mostrando forse alcuni dei punti migliori: se è stato a vantaggio del marketing, non lo è stato verso la sorpresa dello spettatore. Marketing che mediaset ha sfruttato 2 giorni prima della messa in onda (sabato scorso, quando ho saputo della sua mandata), con una puntata speciale dei Simpons su questi famosissimi mattoncini gialli. Divertente e bello, la stessa cosa del film che però mi è sembrato troppo caotico visivamente, la differenza tra cinema e tv è in qualche caso abnorme. Tant'è che mi è piaciuto, non tantissimo però. Un aspetto importante della riuscita, la trama, o le trame, che potevano essere migliaia e migliaia, di quelle sognate e immaginate da tutti, grandi e piccini, e quella di questa pellicola non si discosta da questo meraviglioso, fantasioso input, la fantasia. Gli sceneggiatori lo sapevano: la trama non poteva essere uno dei pilastri del proprio film, per questo hanno deciso di non prenderla sul serio, ad esempio (auto)ridilicolizzando la profezia e molti altri cliché sparsi qua e là. Phil Lord e Christopher Miller (i due registi) come già in Piovono polpette, girano quindi un film sul valore del caos, enfatizzando ancora di più la componente anarchica del loro pensiero grazie a un protagonista che vive una vita spensierata, senza accorgersi di essere in realtà disperato e distratto dai media di un regime autocratico capace di tarpare ogni gioia attraverso le "regole".

giovedì 3 marzo 2016

Exodus: Dei e Re

Exodus - Dei e re (Exodus: Gods and Kings) è un film del 2014 diretto da Ridley Scott, e dedicato al fratello Tony Scott (anch'esso famoso regista), morto tragicamente nel 2012. Il film è un adattamento dell'evento biblico dell'Esodo del popolo ebraico guidato da Mosè (interpretato da Christian Bale) e riportato nel libro dell'Esodo della Bibbia. A dover parlare di questo film però non si sa bene da dove incominciare. Intanto si dovrebbe raccontare la storia, perché quella raccontata nel film ha davvero poco a che vedere con quella biblica. Viste tutte le aggiunte, le omissioni, gli stravolgimenti, le interpretazioni, si può dire che il regista dal racconto originale ha preso giusto lo spunto per poi proporne uno di sua invenzione. Grande successo al botteghino, è stato però oggetto di numerose critiche per diversi motivi. Perché praticamente stravolge, il mito, la vera o presunta Storia di Mosè, qui addirittura generale, un abilissimo guerriero che addestra le sue truppe. Il film proprio per questo, ma non solo, quando uscì fu bloccato in diversi paesi come l'Egitto, ufficialmente perché conteneva molte inesattezze storiche. Il ministro della cultura egiziano definì il film “sionista”, negando che le piramidi d’Egitto furono state costruite dagli ebrei. In definitiva quindi Exodus: Dei e Re è un Fantasy. Perché in altro frangente o racconto come ne Il Gladiatore, si poteva tranquillamente mettere da parte la Storia per dare manforte all'aspetto fantasy, riguardo ad Exodus le aspettative erano piuttosto semplici, riprodurre il secondo libro della Bibbia, cosa che di certo non avrebbe potuto nuocere alla sensibilità di qualsivoglia spettatore. Non si discute la libertà cinematografica necessaria anche per il botteghino, ma il semplice fatto che proprio perché rappresenti qualcosa di conosciuto, avrei voluto che venisse riportato sullo schermo, ossia attraverso le immagini, quello che ho letto, quello che so (o visto ne I dieci comandamenti), almeno per le parti chiave, completamente stravolti dal regista. Non si fa una questione da puristi ma non si può stravolgere così tutto, è come se ad Homer Simpson gli faccio bere la coca-cola anziché la birra,  non è la stessa cosa, perché bene o male a priori so cosa aspettarmi. Se le parti salienti dell'Esodo della Bibbia fossero state rispettate, a mio avviso, il film ne avrebbe guadagnato, senza perdere nulla, bastava un semplice copia e incolla.

martedì 1 marzo 2016

Le mie considerazioni sugli Oscar 2016

Premettendo che sono solo un dilettante critico cinematografico e che non ho visto neanche uno dei film premiati o candidati, a parte Inside out, vincitore come miglior film d'animazione (giustamente, meraviglioso, non potrei però esprimere un giudizio sugli altri di questa categoria, dato che solo in settimana dovrei vedere Shaun: vita da pecora, ma non credo sarà decisamente migliore), vorrei esprimere qualche brevissimo parere e opinione sulla notte degli Oscar 2016. Come miglior film vince Il caso Spotlight (2 premi in totale), una storia spinosa, argomento delicato (lo scandalo dei preti pedofili), ma credo che proprio per questo ha vinto (ma non l'unico motivo certamente), gli altri non avevano la stessa forza di 'protesta'. Miglior regia a Alejandro Gonzales Inarritu per The Revenant (il film con più candidature 12, ma solo 3 premi), che dopo il grandissimo successo di Birdman, che dovrei vedere prossimamente (che senza averlo visto già mi piace) rivince, bissando la vittoria. Migliore attore protagonista Leonardo DiCaprio (ovviamente per The Revenant), e finalmente direi, anche se effettivamente vince nel ruolo o film meno bello da lui interpretati. Migliore attrice protagonista Brie Larson (Room), sconosciuta da parte mia, ma vista recentemente in alcuni film con discrete interpretazioni (Scott Pilgrim, 21 jump street e Don Jon). Migliore attore non protagonista a Mark Rylance (Il ponte delle spie), ottimo, ma non so chi sia o cosa ha fatto prima..Anonymous? ecco appunto, peccato per Stallone. Migliore attrice non protagonista ad una stupenda Alicia Vikander, non importa con quale pellicola (The Danish Girl), lo meritava a prescindere. Lei che è stata l'incredibile interprete di Ex Machina, film vincitore per i migliori effetti speciali, veramente speciali. Infine, di quelli più importanti, non si può non fare una standing ovation al maestro Ennio Morricone, vincitore dell'Oscar come miglior colonna sonora originale di The Hateful Eight (l'ultimo avvincente film di Tarantino), un grandissimo artista, premio meritatissimo, anche se effettivamente ci sono altre bellissime e forse migliori colonne sonore di quest'ultima da lui composte. In conclusione, i premi tecnici, e subito una sorpresa (non tanto poi), vince ben sei statuette (miglior montaggio, sonoro, montaggio sonoro, scenografia, costumi, trucco e acconciatura) su 10 candidature, ossia l'adrenalinico e attesissimo da me Mad Max: Fury Road, la pellicola più sorprendente dell'anno. Miglior sceneggiatura non originale a La grande scommessa, vera e avvincente storia finanziaria. Miglior film straniero a Il figlio di Saul, una drammatica vicenda di un eroico ebreo, e poi a Spectre, miglior canzone originale. Ovviamente poi, ci sono altri premi, visionabili ovunque ormai nei blog o siti, anche qui su ComingSoon. Queste mie brevissime considerazioni finiscono qui, ma quando vedrò molti di questi film (e forse sarà passato un anno), saprò se finalmente e veramente hanno vinto i migliori, spero vivamente e propriamente di sì.