domenica 31 gennaio 2016

Gli altri film del mese (Gennaio 2016)

Home sweet hell è un'inedita black comedy (commedia nera), nota anche con il titolo North of Hell del 2015, con Katherine Heigl, Patrick Wilson e Jim Belushi. La storia è incentrata su Don Champagne (Wilson), un uomo d'affari di successo con un lavoro soddisfacente, che sta vivendo la bella vita. Ha una casa splendida ed elegante, dei bei bambini, un business di successo ma è timido, introverso, represso e ha paura di sua moglie, dispotica, bipolare e affetta da disturbo ossessivo-compulsivo (Heigl), che per la sua famiglia ha già un piano preciso. La moglie, tanto bella quanto ossessiva infatti, controlla brutalmente qualsiasi aspetto della sua vita, e quando cede alle avances di una provocante e sexy collega (Jordana Brewster), avrà un'idea di cosa è capace di fare. Scoperto il tradimento, quindi, la spietata consorte 'inviterà' l'uomo a trovare una macabra soluzione, e non si fermerà davanti a nulla pur di mantenere l'ordine non appena il caos comincia a penetrare nel suo mondo perfetto e a distruggere tutto ciò che ha di più caro. Il film più che ridere fa sorridere, riflettere su come certe relazioni sono distruttive in tutti i sensi. Tanto forse troppo sangue, alcune scene curiose, qualche divertente piccola gag, ma nonostante questo il film rimane scialbo e troppo scanzonato, uccidere è facile ed è come se nulla fosse. Discrete le interpretazioni del cast, anche se Katherine Heigl per questo film ha ricevuto ai Razzie Awards 2016 la Candidatura per la peggior attrice protagonista. A me non è dispiaciuta e soprattutto il finale mi è piaciuto tanto, forse perché finalmente dopo Gone Girl, la vendetta si è consumata.

Parlare male di un film vincitore di un premio a Cannes e ai David di Donatello ad Alice Rohrwacher non sarebbe giusto nei confronti del cinema nostrano, ma a me Le Meraviglie non mi è piaciuto, probabilmente per la delicatezza e la sensibilità del film stesso, che da al film una connotazione drammatica quasi spirituale, cosa che non m'ispira tanto. Il film tratta della formazione adolescenziale di una ragazzina timida e introversa, Gelsomina, primogenita di quattro sorelle, erede del piccolo e strano regno che suo padre ha costruito per proteggere la sua famiglia dal mondo "che sta per finire". Indaffarata nelle faccende familiari e quasi seconda madre per le sue sorelline è però inquieta e vorrebbe andare via, scoprire il mondo che comincia dopo il suo casale. E' un'estate straordinaria, in cui le regole che tengono insieme la famiglia si allentano: da una parte l'arrivo nella loro casa di Martin, un ragazzo tedesco in rieducazione, dall'altro l'incursione nel territorio di un concorso televisivo a premi, "il paese delle Meraviglie". Un film rustico, multilingue, campagnolo e femminile. La presenza della Bellucci affossa ancora di più il mio giudizio negativo, un film probabilmente che non faceva per me, ma d'altronde quando questi film vanno a Cannes, sono sempre di grande livello umano e qualità narrativa ma sempre scarni e vuoti, con un finale aperto, poetico e romanzato, che non m'ispira affatto.

sabato 30 gennaio 2016

Una notte al museo 3 - Scemo & + scemo 2

Notte al museo 3: Il segreto del faraone (Night at the Museum: Secret of the Tomb) è un film del 2014 diretto da Shawn Levy. La pellicola è il seguito del film Una notte al museo 2: La fuga del 2009. Dopo otto anni e circa un miliardo di dollari incassati in tutto il mondo coi primi due episodi, la saga si chiude con questo terzo capitolo nel quale il guardiano notturno Larry Daley del Museo di Storia Naturale di Manhattan, è alle prese con la strana muffa verde che sta ricoprendo gradualmente la tavola del faraone, quella che, di notte, dà vita a tutti i personaggi all'interno dell'istituzione museale, si reca quindi a Londra, al British Museum, per impedire che l'incantesimo svanisca. Nella capitale inglese verrà accolto da un'esilarante ed esplosiva guardia, e si troverà di nuovo fianco a fianco con vecchi e nuovi personaggi che magicamente prendono vita quali Theodore Roosvelt (con Robin Williams alla sua ultima interpretazione), Jedidah Smith, Ottaviano e il faraone Merenkahre. Non solo, in questo terzo episodio a prendere vita sono un triceratopo e numerosi elefanti, tartarughe e guerrieri ninja, Garuda tibetani e Sir Lancillotto in persona (il miglior acquisto del film nella spassosa interpretazione di Dan Stevens, divo nascente del cinema anglosassone) tutti appartenenti al museo inglese. Quello che ha sempre contraddistinto l'intera trilogia è lo humour così come il tono scanzonato, il ritmo sempre alto e crescente. La sceneggiatura però sembra fatta apposta per infilarci quante più gag possibili, a volte pure già viste. Stiller addirittura raddoppia grazie al primitivo quasi sosia che gli permette di dar sfogo al suo lato più demenziale ma sono i suoi soci ad essere ormai intrappolati in se stessi e in situazioni assolutamente artificiose. Si salvano, come detto Stevens, e Hugh Jackman in un simpaticissimo quanto breve cameo in cui interpreta se stesso a teatro. Il clima che si avverte è inevitabilmente quello dell'ultimo giorno di scuola in cui la classe appare stanca e arranca in attesa del suono della campanella. Film che piacerà sicuramente ai più giovani e farà storcere il naso ai più grandi, senza dimenticare Mickey Rooney, anch'egli alla sua ultima interpretazione, morto durante le riprese poco dopo aver girato una scena con Dick Van Dyke e Bill Cobsy. Inevitabile non provare una certa malinconia per lui e per il già citato Robin Williams. In quest'ultimo capitolo gli autori, che non avrebbero mai immaginato diventasse un cult, rimangono fedeli ai personaggi, sempre coerenti nel loro "arco narrativo", aggiungono caratteri perfettamente in linea con la filosofia naif della saga, mescolano conoscenze pop di antropologia, storia e letteratura accessibili al pubblico internazionale e infine creano magia, come la tavola del faraone, attraverso effetti visivi più incantevoli che strabilianti, chiudendo con soddisfazione la triade, compiendo tutte le mosse giuste. Notte al Museo 3 riprende l'intuizione iniziale nel rappresentare Larry come un uomo che non vuole crescere, un Peter Pan più adatto a vivere in mezzo a personaggi di fantasia che fra la gente vera, e dotarlo di un figlio che cresce di episodio in episodio, mettendo il padre davanti alla necessità di diventare definitivamente adulto attraverso la prova più difficile: permettere al proprio bambino di diventare adulto a sua volta. Il film rispetta i suoi fan nel mantenere una riconoscibilità di brand e nel conservare una misura di stupore infantile, creando parentesi di emozione che nascono proprio dall'affetto che i personaggi hanno saputo suscitare, episodio dopo episodio. Come le spiegazioni scritte sui muri dei musei anglosassoni, l'intera saga resta al livello di comprensibilità di uno studente delle scuole medie, andando dunque a stanare ogni volta il ragazzino che c'è in noi. E l'ultima nota, dopo parecchie risate, è malinconica, fino a sfociare nella dedica finale a Robin "Teddy Roosevelt" Williams, "per cui la magia non finirà mai".

venerdì 29 gennaio 2016

Il film della Memoria: Corri ragazzo corri

Come ogni anno il 27 gennaio, Sky, per ricordare le tragiche e dolorose vicende legate all'Olocausto, propone un film in prima visione, quest'anno la scelta è ricaduta su Corri ragazzo corri (2013), un'emozionante, commovente e toccante viaggio, perlopiù un'odissea, di un ragazzo ebreo scappato da un ghetto che intraprende un'incredibile fuga per la libertà. Visto solo ieri, oggi la recensione. Il film è un adattamento del romanzo Run, Boy, Run di Uri Orlev, un film che potrebbe essere una favola avventurosa, avvincente e crudele se non raccontasse la storia vera di un sopravvissuto all'Olocausto, Yoram Fridman. Costretto a separarsi dai fratelli e dai genitori per salvarsi dai nazisti, Srulik, un bambino ebreo di otto anni, fugge dal ghetto di Varsavia con l'aiuto del padre, fingendosi un orfano polacco. Con il nome fittizio di Jurek, un falso nome cattolico, tenta in ogni modo di sopravvivere e di essere coraggioso, si rifugia nella foresta e si unisce ad un gruppo di ragazzini sperduti come lui, e insieme riescono a sopravvivere con gli ortaggi e qualche gallina che rubano ai contadini. Ma i cattivi sono in arrivo, il gruppo si disperde, Jurek continua la sua fuga da solo, attraversa boschi e villaggi, di fattoria in fattoria, imparando a dormire sugli alberi e a cacciare per nutrirsi, si ferma solo quando qualche anima buona lo accoglie e lo nutre. Nei tre anni successivi quindi, vivrà durissimi momenti, sopravvivendo alle rigide stagioni polacche e alla cattura da parte dei militari tedeschi. Ragazzo sveglio e agile, nel suo cammino incontrerà amici e nemici, persone che lo aiuteranno ed altre che lo tradiranno, ma non perderà mai la forza per andare avanti, per riuscire a sfuggire a un destino quasi ormai segnato.

giovedì 28 gennaio 2016

Doraemon: il film - Minuscule: la valle delle formiche perdute

Doraemon: il film è il trentacinquesimo film d'animazione di Doraemon, il primo al cinema. Il film prende spunto dal primo capitolo del manga e da due delle storie più famose. Dal 1969 è uno dei personaggi manga preferiti in Giappone e in Italia rappresenta il cartone animato TV più seguito di sempre, lo vedevo anch'io. Il simpatico e protettivo gatto robot approda per la prima volta sul grande schermo con una nuova avventura, in uno spettacolare 3D stereoscopico, peccato però che non ho un televisore adatto. Protagonista è sempre Nobita, un bambino di 10 anni destinato ad un futuro di insuccessi a causa della sua natura pigra a indolente. Inetto, perdigiorno, lamentoso e vittimista Nobita riceve la visita di un suo pronipote che tramite una macchina del tempo gli consegna Doraemon, un gatto robot proveniente dalla sua epoca che ha il compito di aiutarlo a diventare una persona migliore, un adulto responsabile, a difendersi dai bulli, un ragazzino assennato, per evitare che diventi un vero e proprio perdente. Per riuscire nell'intento, Doraemon utilizza una serie di incredibili e magici gadget, i “chiusky”. Dopo una prima fase in cui grazie a Doraemon e ai suoi strumenti tecnologici Nobita mette una pezza ad ogni guaio combinato (e si vendica delle angherie di amici e compagni che lo prendono in giro), arriverà un'avventura così importante da non necessitare aiuti esterni, provando a modificare una sorte che si preannuncia non proprio felice soprattutto sul lato sentimentale, riuscire a conquistare finalmente Shizuka, la dolce amica che ama da sempre. L'utilizzo della Computer Grafica ha dato comunque un ottimo contributo alla sfera emotiva dei personaggi, rendendoli più vivi e molte scene sono di grande impatto visivo. Un film che va capito e analizzato in una linea di pensiero Giapponese come ad esempio l'obbiettivo prioritario di avere un futuro lavorativo e di mettere su famiglia che è il classico "Sogno Giapponese", è stato però in parte rovinato dalla troppa drammaticità più simile a scene di film tristi americani che quelli comici giapponesi. Il messaggio che il film vuole trasmettere è duplice: il primo è quello di credere in noi stessi e nelle nostre capacità fin da bambino perché solo da noi dipende il nostro futuro e in secondo luogo l’aiuto tecnologico per quanto prezioso e utile non deve essere usato in maniera smodata o sbagliata se no si rischia di subire effetti collaterali sgraditi. La sceneggiatura è abbastanza fluida, semplice e scritta con un linguaggio quasi sempre accessibile ai più piccoli, la regia è di buona qualità mescolando con efficacia elementi educativi a spunti creativi e comici, ma il ritmo del film cala nella seconda parte risultando meno incisivo e più lento. Doppiaggio come sempre ottimo, in più il mantenere il cast originale è sicuramente una mossa vincente. Il finale a lieto fine strappa un sorriso ai più grandi e una lacrima ai più piccoli. Tutti noi avremmo voluto da piccolo un amico e mentore come Doreamon, e soprattutto per i fan della serie, è un film da non perdere! E non finisce qui la serie di Doraemon è già in continua evoluzione, già oggi 28 gennaio esce al cinema il terzo episodio della serie, Nobita e gli eroi dello spazio dopo Le avventure di Nobita e dei cinque esploratori.

mercoledì 27 gennaio 2016

The Strain (2a stagione)

The Strain è una serie televisiva statunitense di genere horror creata da Guillermo del Toro e Chuck Hogan, basata sulla trilogia di libri Nocturna, degli stessi del Toro e Hogan. La seconda stagione si è conclusa pochi giorni fa, più precisamente l'11 gennaio. Una delle serie horror più apprezzate degli ultimi anni, una serie molto diversa, sia stilisticamente che visivamente da altri, migliore di tanti altri del suo genere. La serie narra di un'epidemiologo che con il suo 'team' improvvisato di personaggi, incontrati per caso, cerca di sconfiggere e trovare una cura per un virus, una malattia, arcaica e letale, il vampirismo. A capo, un Signore del male, che ha in serbo per gli umani un progetto orribile, ma dimenticatevi i 'soliti' vampiri, questi sono i più letali, brutali, brutti, cattivi e spietati di sempre. Essendo questa la stagione di mezzo (la terza è già sicura), ha aperto le strade ad un finale ben più apocalittico e complicato delle aspettative. Se alla fine della prima stagione ci trovavamo di fronte all'alba della battaglia adesso ci ritroviamo in un vortice di situazioni rimaste a metà, con l'ansia mista ad attesa in aumento per la nuova stagione che si prospetta molto allettante. Anche nella seconda, come nella prima, The Strain, non ha mai tentato di atteggiarsi a qualcosa di più di quello che è, ovvero una serie horror con una bella premessa e un'esecuzione ritmata e truculenta. Una gioia per chi ama il genere e vuole semplicemente rilassarsi e divertirsi, seguendo una strada opposta a TWD per esempio, là dominano introspezione e domande morali, qui si dà la precedenza a inseguimenti, sangue, effetti speciali e colpi di pistola, sempre fondendo in maniera magistrale la mitologia classica dei vampiri con una variante moderna. Una perfetta sintesi tra vecchio e nuovo.

martedì 26 gennaio 2016

La preda perfetta (2014) & Taken 3 (2015)

Due film di un bravo attore, due film film di un'indistruttibile attore, due pellicole avvincenti, due pellicole più che sufficienti, due thriller che coinvolgono e appassionano. La preda perfetta è un film del 2014, basato sul romanzo Un'altra notte a Brooklyn (A Walk Among the Tombstones) del 1992. L'investigatore privato Matt Scuder (interpretato da Liam Neeson, sempre in tiro, eccezionale, perfetto nel ruolo), è un ex poliziotto (del Dipartimento di Polizia di New York), divenuto investigatore privato senza licenza (operando al di fuori della legge). Ha lasciato la polizia a causa di uno scontro a fuoco, in cui morì una bambina. La sua esistenza è divenuta tormento interiore, c'è l'alcol e la sua lotta per uscire dall'alcolismo, che si trova però a dover risolvere un omicidio. Accetta con riluttanza di aiutare un trafficante di droga a dare la caccia agli uomini che hanno rapito e poi brutalmente e barbaramente assassinato la moglie, l'investigatore privato scopre che non si tratta della prima volta che questi uomini hanno commesso lo stesso tipo di perverso reato...né sarà l'ultima. Sul confine indecifrabile tra giusto e sbagliato, Scudder intraprende una ricerca tra vicoli e quartieri malfamati di New York (che compongono lo sfondo del film) per rintracciare i brutali killer prima che possano uccidere di nuovo.

lunedì 25 gennaio 2016

I pinguini di Madagascar

Ci sono pinguini che si accontentano di un'esistenza da carini e coccolosi e ci sono pinguini che, al contrario, hanno fatto dell'avventura mozzafiato il loro pesce quotidiano. Come Skipper, Kowalski, Rico e Soldato, i quattro protagonisti del divertentissimo film d'animazione, I pinguini di Madagascar. La pellicola, spin-off della serie di Madagascar, è un prequel iniziativo e poi un successivo sequel di Madagascar 3 - Ricercati in Europa. I pinguini nati come comparse nella saga di Madagascar, erano troppo articolati, geniali e divertenti per essere relegati al semplice ruolo di spalla. Dopo una serie tv (che ho visto assiduamente), un film tutto loro. Così come spesso accade, la Major ha sentito la necessità anche commerciale di raccontare l’origine di questi buffi personaggi (come i Minions), affidandogli il ruolo che gli spetta, quello di protagonisti. Scopriamo quindi come i nostri cari Skipper, Kowalski e Rico erano, fin da giovani, desiderosi di distinguersi dagli altri pinguini e soprattutto quanto amassero l’avventura e di come, salvano e reclutano, l’ingenuo e carino Soldato, formando così un team affiatato e spericolato.

domenica 24 gennaio 2016

Storie pazzesche - Una folle passione

Storie pazzesche è un film argentino del 2014, co-prodotto anche da Pedro Almodóvar. E' stato candidato come miglior film in lingua straniera all'87ª edizione degli Academy Awards. Il premio è poi andato a La Grande Bellezza, di cui in parte è simile nei contenuti, un mosaico della contemporaneità dolorosamente realistica. Secondo me però meritava l'Oscar perché francamente è migliore. Vendetta, corruzione, malvagità, tradimento e tante altre meschinità sono gli argomenti del film. Il film è un'antologia di sei cortometraggi uniti dal tema comune della violenza e della vendetta. A partire dal prologo (forse il migliore, fantastico): un uomo decide di vendicarsi di tutti quelli che gli hanno fatto del male riunendoli in un luogo improbabile; un gangster capita per caso nel diner dove lavora la figlia di una delle sue vittime; un diverbio fra automobilisti si trasforma in un massacro; un ingegnere vessato dalle multe trova il modo di vendicarsi; un incidente automobilistico dà il via ad una gara fra avvoltoi; un matrimonio da favola sfocia in un'escalation di insulti e ricatti. Sei storie che potranno apparire inverosimili ed esasperate, ma le cronache quotidiane dei nostri tempi, sulla stampa, in TV, online, raccontano storie ancora più pazzesche. Sei storie indipendenti l’una dall'altra, senza un apparente filo conduttore che le unifichi, ma il filo conduttore, che riunisce vicende tanto diverse, in effetti  idealmente esiste. Consiste nella difficoltà di conciliare i diversi comportamenti umani. Il tentativo di far prevalere ragioni personali e, pur avendone a volte sacrosanta, di ragione, non intravedendo altre soluzioni, la scelta orrenda di risolvere tutto con la violenza. Le sofferenze causate da ingiustizie e umiliazioni, il desiderio di rivalsa, seguito dalla vendetta, se non si trovano soluzioni diverse, il contrasto tra l’aspirazione alla giustizia e lo scontro con una selva di regolamenti nei labirinti burocratici. Storie argentine, certamente esasperate, ma forse riproducibili nel resto del mondo. Alle difficoltà del vivere si risponde con la vendetta? Oppure adeguandosi, rassegnati, alla vita così com'è? Storie pazzesche riflette sui mostri della modernità lasciandosi dietro un retrogusto amaro, l'imprinting della commedia all'italiana è fortissimo, ma rispetto ai film comici a episodi prodotti in Italia in tempi recenti Storie pazzesche rimane saldamente agganciata alla realtà del paese che racconta, e tanto i dialoghi quanto le svolte narrative mantengono un occhio alla contemporaneità e un orecchio al vero modo di esprimersi della gente. Si ride ma intelligentemente. Non è un film moralista, è un film cattivo, crudele ma nel contempo scherzoso e leggerissimo, al di là del tema pesante ed inquietante. Ottima recitazione, ottima la sceneggiatura, ottimo il montaggio. Forse è un peccato che si tratti di un film ad episodi. La colonna sonora poi, fa da contrappunto tragicomico alle vicende narrate in modo eccezionale, e non disdegna gli excursus nel pop, da Flashdance a Lady lady lady. Gradevolmente ironico ed esagerato, trova, proprio nell'esagerazione, la sublimazione dei fatti reali e della violenza stessa. Non è da ritenersi un film violento, e alla fine di ogni episodio, sanguinario e, a tratti truculento, trionfa sempre una forma sui generis di giustizia: i cattivi sono puniti, laddove entrambi i protagonisti si azzannano per futili motivi, entrambi muoiono carbonizzati e vengono trovati abbracciati, suscitando sorridenti ipotesi sulla loro fine. Gli sposi si rappacificano. etc. Insomma, divertente, e poi, non dimentichiamo che anche nella fiaba di Cappuccetto rosso, di sangue se ne sparge molto e poi, in queste "sane" vendette troviamo tutti noi soddisfazione delle angherie subite.

venerdì 22 gennaio 2016

The Imitation Game

La storia da sempre affascina, inganna e ci sorprende, fonte d'ispirazione da generazioni di studiosi, matematici e scienziati, alla scoperta di grandi invenzioni e novità capaci di cambiare il corso della storia di tutti noi e del mondo intero. Fulgido esempio della storia contemporanea è la biografia di uno dei fautori dell'elettronica moderna, colui che ha salvato, secondo le stime dei studiosi di adesso, 14 milioni di persone nella seconda guerra mondiale, ossia Alan Turing, che grazie ad una incredibile macchina riuscì in un impresa, ritenuta all'epoca, impossibile. Una missione tanto importante e segreta, che nessuno fino a poco tempo fa conosceva. E' questo quello che viene svelato in un film, che ha riscosso tanto successo, ovvero The Imitation Game, vincitore dell'Oscar per la migliore sceneggiatura non originale con ben 8 candidature, con un grande cast e un attore in particolare, capace di rendere il personaggio unico, Benedict Cumberbatch. Un film che fa luce su alcune vicende ancor oggi poco note ai più legate alla Seconda Guerra Mondiale, ma non è solo una biografia, è anche una denuncia, un atto di responsabilità ed un'ammissione di colpa, un film che vuole dimostrare i limiti di un paese che proprio nel momento in cui aveva trovato il modo di mettere a tacere una guerra, muovendo un duro scacco alla Germania, non aveva ancora trovato la maturità di accettare la diversità umana. Durante l'inverno del 1952, le autorità britanniche entrarono nella casa del matematico, criptoanalista ed eroe di guerra Alan Turing per indagare su una segnalazione di furto con scasso. Finirono invece per arrestare lo stesso Turing con l'accusa di "atti osceni", incriminazione che lo avrebbe portato alla devastante condanna per il reato di omosessualità. Le autorità non sapevano che stavano arrestando il pioniere della moderna informatica. Noto leader di un gruppo eterogeneo di studiosi, linguisti, campioni di scacchi e agenti dei servizi segreti, ha avuto il merito di aver decifrato i codici indecifrabili della macchina tedesca Enigma durante la II Guerra Mondiale.

giovedì 21 gennaio 2016

The Leftlovers (2a stagione)

La seconda stagione di una delle serie più acclamate, The Leflovers, si è recentemente conclusa, ma a me la seconda, come anche la prima stagione, ha deluso le aspettative, parecchio caotica e non di facile comprensione. La critica l'ha recensita (sia la prima che la seconda) come un capolavoro ma io non ci vedo niente di così eccezionale, a parte la curiosità. Perché proprio su questo la serie si base, sulla curiosità e il mistero. La continuo a seguire per quello, ma effettivamente è un caos. Eloquente quello che uno dei nuovi protagonisti dice a Kevin nell'ultima puntata (dopo degli strani avvenimenti e un finale convulso): ma che sta succedendo? non capisco più niente...e pure io. In questa seconda stagione, qualcosa cambia rispetto alla prima, la Hbo ha dovuto per necessità, trovare nuovi spunti narrativi dopo una prima stagione che, sebbene sia stata molto discussa, non era riuscita a convincere, e l'ha fatto effettuando una serie di cambiamenti nella sceneggiatura, più libera e audace, nelle location e concentrandosi di più sui personaggi ed i loro problemi con gli altri. La seconda stagione è ambientata a Jarden, cittadina del Texas che non ha avuto dipartite e che, ora, sfrutta questa sua caratteristica per attirare turisti in cerca di un po' di quella "magia" che gli ha permesso di diventare famosa (è infatti anche chiamata Miracle) fino ad avere un campo fuori dai suoi confini popolato da personaggi che cercano un modo per entrarvi. E' qui che decidono di andare ad abitare i nostri 'vecchi' personaggi, intorno a cui ruota la seconda stagione, in cui si aggiunge la famiglia Murphy, abitanti di Jarden alle prese con i loro problemi. Il mistero della Dipartita, nella seconda stagione, diventa sempre più superficiale invece di farci finalmente capire cosa sia realmente successo al 2% della popolazione mondiale scomparsa, poiché sebbene si citino studi ed esperimenti che dovrebbero rivelarne le cause, ciò che viene sottolineata nella seconda stagione è l'azione dei personaggi, di cui impariamo molte più cose grazie ad episodi che si concentrano esclusivamente su di loro, con puntate che, più che andare a raccontare un'azione di gruppo, raccontano quelle dei singoli, dimenticandosi della sceneggiatura della prima stagione a favore di una scrittura più audace (anche nel mostrare, cosa abbastanza singolare in tv, nudi integrali maschili, francamente evitabili). Il telefilm continua a contenere elementi sovrannaturali, questa volta in modo deciso ma senza svelare niente, con una serie di colpi di scena, non facendosi problemi ad eliminare personaggi chiave scrivendo storyline a metà tra il mistery ed il dramma d'autore. Ma rimane statico, nonostante il cambio di location e di idee. Certe puntate al limite dell'assurdo, alcune strane ed incomprensibili.

mercoledì 20 gennaio 2016

Paddington & Mortdecai

Paddington è un film tipicamente british e si basa sul personaggio della letteratura inglese per bambini creato da Michael Bond. Se pensate che sia una brutta copia di Ted, vi sbagliate di grosso, è meglio, molto meglio. Nel misterioso Perù, una famiglia di orsi coltiva da decenni il mito dell'Inghilterra, paese ospitale e di ottimi gusti, come testimoniato dalla visita dell'esploratore Montgomery e dalla sua marmellata di arance. Così, quando giunge l'ora, il piccolo orso s'imbarca, con un cappello in testa e un cartellino che chiede gentilmente che ci si prenda cura di lui. Lo trovano alla piovosa stazione londinese di Paddington, tutto solo sotto l'insegna degli oggetti smarriti, i signori Brown e i loro figli Jonathan e Judy. Con loro, Paddington trova un nome, una casa e una famiglia, ma saranno soprattutto i Brown a  scoprire di aver bisogno di Paddington almeno quanto lui ha bisogno di loro. Un film che ricorda le ambientazioni e la dolcezza di Mary Poppins, che rimanda soprattutto alla scena con l'ombrello. Tra le scene più curiose, l'attore del dodicesimo dottore nella serie fantascientifica Doctor Who, Peter Capaldi, alle prese con una cabina telefonica e un gruppetto di musicisti che suonano musica latina nei posti più disparati. Il regista riesce trasformare quella che potrebbe sembrare un melenso film per bambini in un piccolo capolavoro dalle tinte pastello e tenerezza infinita, quella tenerezza che non è affettazione, non irrita, ma nasce dalle piccole cose e si fa largo nel cuore di chi lo vede. Certamente il film, è e rimane una pellicola indirizzata soprattutto ai bambini, ma anche i più grandi rimarranno soddisfatti e sapranno apprezzare le geniali scelte di regia (i flashback a fumetto, la casa rappresentata in miniatura, un trenino dei ricordi) e si lasceranno portare indietro negli anni, provando un velo di malinconia per quelle emozioni che una volta provavano quotidianamente e che ora rivivono solo in alcuni circostanze, e la visione di "Paddington" è una di quelle. Complice della riuscita del film è l'animazione del famoso orsacchiotto, che con i suoi occhi nocciola e il suo muso dolce e impertinente è capace di provare e trasmettere una gamma di emozioni sorprendente. Un plauso va a tutti gli attori, dalla consolidata (e in strane vesti) Kidman alla Hawkins, tenera e svampita madre, fino ai ragazzi. Un ottimo film, tenero ma non stucchevole, per bambini ma non banale. Bello da vedere, per l'orsetto così tenero, cosi involontariamente divertente, per le atmosfere familiari, per il lieto fine. Un film che nel suo apparire così ovattato e fiabesco, comunica dei messaggi di capitale importanza per i bambini di oggi. Il primo è il senso della famiglia, che prevale su tutto e che va sempre e comunque salvaguardata nella sua unità e nei suoi affetti, e Paddington è una celebrazione di questo. Il secondo in ordine di importanza è il senso dell'educazione e del rispetto, di cui il piccolo orsetto è veramente un'icona. Un gran bel prodotto, molto ben confezionato nell'estetica e nel contenuto. Consigliato a tutti direi, grandi e piccini.

martedì 19 gennaio 2016

Noci - Piccola Grande Italia

Piccolagrandeitalia.Tv ha realizzato un reportage sul Comune di Noci, il mio amatissimo e bellissimo paese, dove sono nato e abito, ricco di storia e cultura, soprattutto enogastronomica. Tra feste religiose, sagre e gnostre, spettacoli e tanto altro, non manca proprio niente al mio mite e adorabile paesino. Sul sito Noci24.it l'articolo completo, qui.


"Situato nel cuore della Puglia, sull'altopiano delle Murge, tra Bari e Taranto, l’intrigante comune di Noci sorge a circa 420 metri sul livello del mare, caratterizzato da un clima mite favorito dalla sua vicinanza sia alla costa ionica che a quella adriatica. Vero e proprio ombelico della Puglia, Noci è inserito all'interno di un circuito turistico comprendente le più gettonate località pugliesi, note ad un pubblico nazionale ed estero".

lunedì 18 gennaio 2016

Italian weekend (Italiano medio, Ambo, Il nome del figlio)

Il nome del figlio (2015) non è la versione italiana della commedia francese Cena tra amici, infatti i due film usciti a distanza di tre anni, condividono soltanto il punto di partenza letterario, Le prénom, una pièce teatrale. Il nome di un bimbo in arrivo, annunciato durante una cena, è l'avvio e la bomba che esplode una dopo l'altra le maschere sociali dei commensali. A cambiare sono il salotto, convertito letteralmente e antropologicamente in italiano, e naturalmente il nome, ispirato dalla nostra letteratura e dalla nostra Storia (da Adolf a Benito). Paolo Pontecorvo, agente immobiliare con la battuta pronta e il vizio della beffa, e Simona, aspirante scrittrice di periferia col vizio della gaffe, aspettano un bambino. In occasione di una cena, che raccoglie intorno al tavolo i futuri zii e la futura zia, Paolo comunica con enfasi e convinzione il nome scelto per il nascituro. La famiglia, composta da professori universitari, insegnanti e musicisti allineati a sinistra, non reagisce bene davanti a quel nome, un nome 'inquadrato' a destra e dentro un passato drammatico per la nazione. Dibattito e scambio di idee degenerano presto in una messa in discussione di valori, scelte e persone, che non mancano di offendere e ferire tutti, nessuno escluso. Ma qualche volta l'amore può fare miracoli e rimettere ordine nel caos degli affetti.

domenica 17 gennaio 2016

The Walking Dead (prima parte 6a stagione)

Continua il viaggio dei superstiti, ad una apocalisse zombie, nella prima parte della sesta stagione di una delle serie tv più viste negli ultimi anni, The Walking Dead. I nostri 'eroi' ritornano ad affrontare i loro mostri interiori ma soprattutto esteriori ed esterni, quegli esseri, sempre più brutti, cattivi e sofisticati, che stanno uccidendo il mondo. Come se non bastassero gli zombie anche le persone, pazze e deviate (come in altre stagioni già viste) sono un ostacolo, e non da poco, da sconfiggere. Gente che non capisce che facendo in questo modo, aiuta i mostri a vincere e non il contrario. Ovviamente l'iter della serie non cambia anche in questa sesta ma non ultima stagione, lottare per sopravvivere a tutto e tutti, ma come sempre non tutto è bianco e nero, il grigiume è ovunque e dilagante. Il problema principale della serie però rimane, uno scopo preciso non c'è, i superstiti vanno a briglie sciolte. senza una meta, senza un qualcosa che riesca a movimentare la serie, è da sei stagioni che girano in tondo intorno ad Atlanta, ci vorrebbe un colpo di scena importante, non dei personaggi, ma della storia, altrimenti la monotonia prenderà il sopravvento. Da recenti notizie sembra che qualcosa di ciò potrebbe accadere. Ma veniamo a queste ultime puntate. Puntate che svelano un po di più sui personaggi, soprattutto Morgan, vediamo infatti come è arrivato ad Alexandria e cosa ha passato per non uscire pazzo. La pazzia che ne deriverà quando certi personaggi (i Wolves) entreranno ad Alexandria. Ma chi sono questi Wolves veramente? i soliti sfigati che credono di ammazzare Rick e il suo gruppo, non succederà mai temo. Gli unici che potrebbero sono gli zombie, ma credo sia ancora più difficile. Tornando a Morgan, nonostante abbia visto nel suo viaggio tante brutte cose, non ha ancora capito come va il mondo, come cercare di far cambiare atteggiamento a uno di quei sfigati, serva veramente a qualcosa. Infatti appena l'avrà l'occasione scapperà dalla prigione. Speriamo che gli sia stata da lezione, ma secondo me ha forse definitivamente perso come la testa, come tanti del gruppo, non ha capito niente di quello che gli è stato insegnato. Secondo il suo 'mentore' non deve uccidere le persone, si, ma quelli sono animali, per fortuna però gli zombie li uccide. Ad ogni stagione qualcuno muore, a chi toccherà in questa? in un recente sondaggio tra me e me, ho risposto: tutti, così finisce. A parte gli scherzi, già in questa prima parte, qualcuno muore, qualcuno si salva per un pelo, qualcuno perde la testa e qualcuno continua a rompere le scatole.

venerdì 15 gennaio 2016

Big Eyes

Alla fine della visione di questo film, ossia Big Eyes, ero ancora un po' stordito da quello che avevo appena visto, stentavo a crederci, non mi sembrava vero, così inverosimile e incredibile da non sembrare quello che in realtà era ed è, una storia dannatamente vera. Non ne avevo mai sentito parlare. Perché quello che racconta questo bellissimo film è qualcosa di pazzesco, con un regista Tim Burton, sempre tuffato nel fantastico più sfrenato possibile, che invece, con una originale sceneggiatura, confeziona un'opera veramente molto bella, sia visivamente ed emotivamente coinvolgente. E pensare che all'inizio, nelle prime immagini (del trailer), credevo fosse un'onirico ed orripilante viaggio nell'occulto o fantasy con quella particolare scena di lei al supermercato, perché anche solo dal regista intuivo già che qualcosa di strano parlava, invece poi scopro prima di vederlo che il film è ispirato a fatti realmente accaduti e che si trattava di una biografia, una drammatica commedia. In un'epoca in cui non era possibile lasciare i mariti (anni 50-60), la pittrice Margaret Ulbrich decide di scappare con sua figlia. Senza vere prospettive e senza soldi, dipinge per passione e per necessità quadretti semicaricaturali di bambini dagli occhi smodatamente e insolitamente grandi (in stile quasi Manga), che trasmettono emozioni contrastanti ma piene del suo sentimentalismo e della sua anima, perché gli occhi sono lo specchio dell'anima. Incredibilmente queste opere raggiungeranno un enorme e inaspettato successo quando a commercializzarle sarà Water Keane, secondo marito di Margaret bramoso di successo e di denaro, artista a tutti i costi. Spacciando i quadri della moglie per propri, per quasi un decennio, Walter costruisce un impero su un'enorme bugia, riuscendo ad abbindolare l'America intera. Finché Margaret non si ribella, perché sotto gli occhioni dei milioni di "figli" dei Keane, si cela una delle più grandi frodi dell'arte contemporanea. Purtroppo in quel periodo l'arte femminile non era presa in seria considerazione e così Walter ha potuto sfruttare le sue abilità di manager plagiando la moglie, relegandola dietro le quinte, facendo da comparsa, continuando a dipingere, dividendo equamente i profitti (si fa per dire..). Ma il femminismo è alle porte e Margaret ne è a suo modo una pioniera, poiché porterà in tribunale il marito riuscendo a smascherare Walter che si arrogava la paternità delle opere, è di fatto solo un truffatore. Non ha mai dipinto alcun quadro, ha falsato la sua vita e quella degli altri.

mercoledì 13 gennaio 2016

Project Almanac - Il ragazzo invisibile

Project Almanac - Benvenuti a ieri è un film d'avventura a tema fantascientifico incentrato su una macchina del tempo. David, per ottenere una borsa di studio decide, su suggerimento dei suoi amici, di realizzare un progetto scientifico che possa essere sperimentato. Aiutato dalla sorella, che riprende tutto con una videocamera (l'intero film è girato in stile documentario, con riprese effettuate dalla videocamera o dal cellulare dal gruppo dei protagonisti per riprendere gli "esperimenti temporali", l'effetto però è frammentario, spesso disarticolato e rende la visione a tratti fastidiosa), cerca in soffitta tra i vecchi progetti del padre, scienziato a tempo perso, e trova un progetto riguardante una macchina del tempo. Un po' per scherzo, un po' per gioco, David insieme alla sorella e agli amici si lanciano nella costruzione di quella che potrebbe essere la svolta delle loro vite. Mantenendo segreta la loro incredibile scoperta, e dopo averla costruita, il gruppo, affiatato, inizia a viaggiare indietro nel tempo, portando dei piccoli ritocchi negli avvenimenti del passato, che alla fine vanno a cambiare il corso delle loro vite future. Senza pensare troppo alle conseguenze e agli effetti i 4 adolescenti faranno quello che vogliono, in preda a ormoni e testosterone, come ballare e divertirsi, ma hanno veramente coscienza di cosa vanno incontro? Ad ogni viaggio infatti l'avventura per loro cresce, ma aumentano anche i rischi e la posta in gioco si fa sempre più alta. Nel tentativo di piegare il mondo ai loro voleri, le loro azioni iniziano a creare effetti a livello globale che si ritorcono loro contro, cominciano infatti a scatenarsi indirettamente disastrose conseguenze. Fino a giungere alla parte finale del film, sicuramente la più interessante, nella quale si svela anche l'enigma iniziale (il più importante) con la strana immagine scovata in un filmino amatoriale fatto in casa per il settimo compleanno di David (quello che spingerà il gruppo a risolvere il rebus). I protagonisti quindi si troveranno ad affrontare una corsa contro il tempo, passato e futuro, per poter correggere i propri errori e mettere la propria vita di nuovo in pista. L'idea di fondo è sempre quella: tornando indietro nel tempo possiamo cambiare, in meglio, il futuro? David, il giovane protagonista ci prova, prima assieme agli amici, poi da solo, ma purtroppo i vari tentativi di modificare il futuro provocano conseguenze sempre più gravi che lui non riesce a dominare. Solo David capirà, a causa di un viaggio fatto segretamente durante il quale cambia le sue scelte in modo da conquistare Jessie (la ragazza che ama verso la quale non riesce ad esprimere i propri sentimenti per il suo carattere timido) dove lei scomparirà, che è meglio che la macchina del tempo non venga mai creata. Nel suo ultimo viaggio per rimediare ai suoi errori tornerà indietro per salvarla ed eliminare ogni traccia del futuro da cui viene. Non è la prima di volta che i film trattano questo argomento, e addirittura nel film ci sono vari riferimenti e citazioni ad altre produzioni che parlano di viaggi nel tempo. Durante uno dei primi test della macchina cercano di mandare indietro nel tempo una piccola macchinina rossa assieme ad un timer, in un altro test, dove cercano di collegare le batterie di un'automobile ibrida alla macchina del tempo, il cavo è troppo corto, tutti e due chiari riferimenti a Ritorno al futuro. Ma anche Ricomincio da capo nella scena in cui Quinn viene più volte interrogato in chimica e Looper prima della scena in cui Quinn scarabocchia il collo del suo sé stesso del passato mentre dorme. Ma questo film è diverso da tanti altri, nello stile e nella credibile trama che non sprofonda mai nella banalità. Un film ben fatto, che diverte e in alcuni momenti riesce a creare un'atmosfera di suspence. Un teen movie intelligente e senza volgarità e con un cast di attori molto bravi.

martedì 12 gennaio 2016

Show me a hero & Strike Back (4a)

Show Me a Hero, che letteralmente significa “mostratemi un eroe”, è una miniserie televisiva statunitense di casa Hbo. Sei puntate trasmesse da Sky Atlantic dal 17 novembre al 15 dicembre 2015. La miniserie è incentrata sulla storia (veramente accaduta, a cavallo tra gli anni 80 e 90) di Nick Wasicsko, giovanissimo sindaco di Yonkers, che si trovò a dover applicare una sentenza federale per l’integrazione razziale. Ovvero: c’erano delle case popolari da costruire e andavano distribuite per la città, anche (anzi soprattutto) nei quartieri bianchi. Dal 1987 al 1994, si racconta l’infelice esperienza politica del democratico Nick Wasicsko, poco più che 28enne quando fu eletto, dovette fare i conti con la cittadinanza (che lo scelse solo perché non era il sindaco uscente, favorito da un clima di contestazione e malcontento popolare) e con la politica del compromesso, sullo sfondo di una pesante e sofferto dibattito sulla realizzazione di alloggi popolari nella città di Yonkers. Nell'immobilità degli amministratori, che non adempiono a quanto prescritto dalla legge, interviene il giudice Sand, che obbliga i politici a darsi da fare a meno che la città non voglia incorrere in pesanti multe e andare verso il default. Wasicsko quindi realizza il proprio sogno diventando primo cittadino e sobbarcandosi il carico della poltrona più importante nel momento più drammatico. La vicenda si dipana attraverso sette anni e sei episodi densi di avvenimenti e tematiche. Mentre seguiamo la storia di Nick, entriamo nei quartieri più poveri, facciamo la conoscenza con altri protagonisti, non minori ma ugualmente importanti. Una lezione di storia, sociologia, politica, umanità, dalla scrittura e realizzazione impeccabili che conferma Oscar Isaac come grandissimo interprete, protagonista assoluto della serie (affiancato da un camaleontico Jim Belushi). È perfetto nel ruolo di Nick Wasicsko: il suo sguardo cambia con il passare del tempo: da sognatore a realista, da insicuro a responsabile, ogni espressione è studiata, attenta e ponderata. Appoggiandosi ad un grande cast, ad una signora storia e ad uno dei migliori autori televisivi americani, David Simon, Show me a hero racconta le persone, l’America e la loro vita. Non poteva esserci, poi, colonna sonora migliore: Bruce Springsteen, dall'inizio alla fine è qualcosa di eccezionale. Show me a hero è la storia di un uomo e di una città, si parla di politica (quella del compromesso, sporca e bassa, ma pure della politica alta, fatta di ideali e di diritti fondamentali come l’uguaglianza) e si parla di una tragedia, perché la storia di Wasicsko finirà così, in tragedia (non è uno spoiler, ma storia). Show Me a Hero non è il racconto fine a se stesso di una poco brillante parentesi socio-politica americana, è la fotografia del meccanismo decisionale dei centri di potere, delle psicologie di massa, delle contraddizioni del modello occidentale. C’è un’idea di esclusione, mista a diffidenza, dei gruppi più disagiati, che poi corrispondono fino a coincidere con certe minoranze etniche. Uno sconfortante quadro politico in cui gli esponenti di partito si appiattiscono e tengono solamente conto del consenso occasionale di una folla istintiva. Ma è solo la punta dell’iceberg di una vicenda ricca di sfumature e che ha molto da raccontare. Nick in tutto questo è l’eroe del titolo, soverchiato da interessi di vario tipo, frainteso, dimenticato, odiato, spezzato come individuo. Ha la verità, la ragione e l’innocenza dalla propria, ma che finisce stritolato dal sistema, non perché qualche “cattivo” dall'alto ha deciso così, ma perché la debolezza e le contraddizioni, sembra dirci il regista, fanno parte di noi e della nostra società, e dovremo imparare a confrontarci con esse o non sopravviveremo. Il razzismo, il problema principale, non viene menzionato (è sottolineato) ma come si sa era ancora dilagante ai quei tempi. La serie grazie a questo, senza pesare troppo ai problemi dei neri, trattando perlopiù di quest'uomo dimenticato, che dopo esser diventato sindaco perde due volte le elezioni, e come si sa dopo 2 volte si è bruciati, e a tante altre storie, convince. Demoralizzato si fa prendere dallo sconforto, allontana gli amici e va in crisi. Argomento interessante, storia potente, anche se alcune puntate risultano noiose ma che consiglio ugualmente di vedere, nonostante l'argomento in sé leggermente pesante. Proprio ieri Oscar Isaac per questa sua incredibile interpretazione ha vinto il Golden Globe come migliore attore in miniserie, quindi una visione la merita senz'altro.

lunedì 11 gennaio 2016

David Bowie (1947-2016)

Uno dei più grandi artisti contemporanei è scomparso a 69 anni, compiuti solo pochi giorni fa. Sempre poco tempo fa dell'artista inglese era uscito 'Blackstar', il 27esimo album di una carriera musicale che mosse i primi passi 49 anni fa. La notizia è stata diffusa sulla sua pagina Facebook e il suo account Twitter: "Se ne è andato circondato dalla sua famiglia dopo 18 mesi di coraggiosa battaglia contro il cancro". Da Sky Tg24: Una carriera durata oltre cinque decenniil musicista, vera leggenda della musica britannica, ha attraversato tre decenni di musica, vestendo prima i panni di Ziggy Stardust, poi quelli di Alladin Sane e del Duca Bianco. Qualche settimana fa Bowie aveva annunciato il ritiro 'definitivo e irrevocabile' dalla scena live che non lo vedeva protagonista dal 2006. Attivo dalla metà degli anni Sessanta, Bowie ha attraversato cinque decenni di musica rock, reinventando nel tempo il suo stile e la sua immagine e creando diversi alter ego. Dal folk acustico all'elettronica, passando attraverso il glam rock, il soul e il krautrock, David Bowie ha lasciato tracce che hanno influenzato tantissimi artisti. Artista prolifico come pochi, con uscite discografiche al ritmo di un disco all'anno, Bowie non si è mai adagiato sugli allori del successo raggiunto già a metà degli anni '60. Ha attraversato e inventato generi anche molto diversi tra loro: dal beat al R&B bianco, dal glam rock all'electro pop intellettuale, fino al rock colto e raffinato. Come attore, dopo alcune piccole apparizioni, arrivò al successo nel 1976 come protagonista del film di fantascienza L'uomo che cadde sulla Terra di Nicolas Roeg. Tra le sue interpretazioni più note si ricordano Furyo (Merry Christmas Mr. Lawrence) di Nagisa Oshima del 1983, Absolute Beginners e Labyrinth del 1986, fino a Basquiat di Julian Schnabel del 1996, nel quale ha interpretato il ruolo di Andy Warhol. David Bowie si era sposato nel 1992 con la top model somala Iman Mohamed Abdulmajid. Aveva avuto due figli: Duncan Zowie Haywood (nato nel 1971 dal precedente matrimonio con Mary Angela Barnett) e Alexandria Zahra (nata nel 2000), ma considerata sua terza figlia anche Zulekha, nata dal precedente matrimonio di Iman. Nel 2008 è stato inserito al 23º posto nella lista dei 100 migliori cantanti secondo 'Rolling Stone', e tra i suoi brani indimenticabili ci sono 'Life on Mars?', 'Space Oddity', 'Starman' ed 'Heroes'. Proprio quest'ultima canzone ha lasciato un segno indelebile in tutti noi, la mia preferita, in suo onore ecco il video.

domenica 10 gennaio 2016

Il ritorno di Rocky

Il 14 gennaio tornerà al cinema Sylvester Stallone nei panni del pugile più amato del cinema, Rocky. Settimo capitolo della saga, che avrà come protagonista principale però il figlio di Apollo, il film si intitola infatti Creed: nato per combattere. Ma prima di parlare di questo, essendo Rocky uno dei personaggi cinematografici più apprezzati del cinema e di una delle mie saghe preferite, non potevo esimermi e cogliere l'occasione di approfondire il mio rapporto con questa saga, quasi leggendaria. Ogni qualvolta passa in televisione (qualunque capitolo, tranne il quinto..) cerco di non perderlo, e rivederlo per la centesima volta non mi pesa, anzi, ogni volta riscopro qualcosa che avevo dimenticato o perso, anche se ormai conosco tutti i film come le mie tasche, non c'è niente che non so o ricordo. Ovviamente ci sono cose che un'amante di questa saga apprezza o disprezza di più di altri, pregi e difetti, per me più pregi. La prima cosa pregevole e apprezzabile di tutto è la stupenda musica, con canzoni entrate nel cuore e molte indimenticabili, una colonna sonora da pelle d'oca, una delle migliori della storia. Tante le bellissime scene difficili da dimenticare. Scene e situazioni che non avevano solo lo scopo di rendere migliore un film, ma anche insegnare e far capire tante cose, avevano sempre un fondo di verità e uno scopo preciso, infondere nella società dell'epoca, ottusa in piena crisi culturale, dal razzismo alla guerra fredda, la speranza di un futuro migliore. Uno scopo educativo anche, la forza di volontà, di non mollare mai, a partire dal primo capitolo, il migliore di tutti probabilmente, dove un pugile dilettante e che si diletta a riscuotere crediti sfrutta un'opportunità d'oro per diventare qualcuno nonostante la vita non gli ha regalato nessuna chance, nessuna opportunità di riscatto che arriva quando tutto sembra perso. Sfrutta in pieno questa chance e nonostante la sconfitta sa che una possibilità c'è stata. Con grande sorpresa il film vincerà ben tre Oscar. Tanti temi e tematiche emergono dai film di Rocky, la tenacia, la voglia, il riscattarsi, il non farsi mai abbattere, di non smettere di lottare, non arrendersi mai e tanto altro ancora. Prima di continuare nel viaggio nella saga, un difetto importante della stessa, i combattimenti, epici ed emozionanti ma palesemente non veritieri.

sabato 9 gennaio 2016

The Following (3a stagione)

E' riuscito a catturare un killer psicopatico capace di orrendi crimini e il suo mentore 'spirituale', come possono pensare di farla franca altri pazzi assassini se a darti la caccia è l'agente dell'Fbi Ryan Hardy? Perché non c'è nascondiglio, non c'è via di fuga, non c'è posto al mondo in cui lui non ti possa trovare, ne sa qualcosa anche il cattivo della terza stagione di The Following, "la serie dei serial killer". Riuscirà l'agente Ryan Hardy (magistralmente interpretato da Kevin Bacon) a lasciarsi alle spalle il recente passato e a chiudere i ponti con il serial killer più efferato della storia per riprendere in mano la propria vita, magari intraprendendo una nuova relazione? Come finirà la lotta tra l’ombroso eroe e la sua affascinante nemesi? Domande che finalmente troveranno una risposta, ma la battaglia contro Joe Carroll (un fenomenale James Purefoy) raggiunge un nuovo livello perché Joe non sarà l’unico ostacolo che il detective Hardy troverà sulla sua strada verso l’agognata “normalità”. Nel finale della seconda stagione infatti, abbiamo visto Ryan Hardy riuscire finalmente a catturare Joe Carroll, diabolico assassino seriale, evaso per ben due volte, e il suo mentore Strauss, colui che ha insegnato a Joe, come e perché uccidere. Tutti e due si servivano dei loro followers per raggiungere i loro scopi. Followers diametralmente opposti a quelli che noi blogger cerchiamo di aggiungere per far crescere il nostro blog, sono invece dei killer psicopatici pronti a tutto per servire al meglio i loro guru, una lega di assassini. Ma dopo l'intervento di pulizia effettuato dall'Fbi sono ormai pochi rimasti al loro servizio o almeno così sembrerebbe e dovrebbe essere. Sembrerebbe perché nonostante all'inizio di questa terza stagione troviamo i nostri protagonisti finalmente liberi, tante, troppe cose, sono rimaste in sospeso e tutto è ancora in gioco. Mark che aveva ucciso il padre di Mike è ancora a piede libero, Ryan trova un nuovo amore, dopo la separazione definitiva con il suo grande amore Claire Matthews. idem Max, sua nipote, giovane e promettente, mentre Mike, che ha abbandonato man mano il suo ottimismo per divenire sempre più cinico e più simile al suo mentore Ryan, è ancora alla caccia proprio di Mark. Intanto, mentre per Joe la situazione è ormai compromessa, essendo nel braccio della morte, per Strauss i giochi sono ancora aperti in quanto ancora in attesa del processo.

venerdì 8 gennaio 2016

Tutti gli altri film visti durante le feste - 2a parte

#ScrivimiAncora è una commedia romantica basata sul romanzo bestseller rosa di Cecelia Ahern. Rosie e Alex sono legati da una forte amicizia sin dall'infanzia, si sono sempre raccontati tutto, compresi i sogni bizzarri di Alex (solo 2 a dir la verità e pure stupidi). La loro amicizia è già amore ma nessuno dei due riesce ad ammetterlo, e a partire da un bacio scambiato durante la festa ad alto tasso alcolico per i 18 anni di Rosie si innesca una catena di equivoci e rimandi che durerà per 12 anni. Rosie e Alex infatti fanno delle scelte sbagliate e rischiano di separarsi, ma grazie ad una fitta corrispondenza, fatta di lettere, e-mail, bigliettini, sms e cartoline riescono a preservare negli anni la loro 'amicizia'. Il regista segue tutti i canoni del genere, la storia di #ScrivimiAncora procede come una catena di fraintendimenti ed occasioni mancate, per tutto il film Rosie ed Alex si "quasibaciano", in diretto contrasto con le "scopate facili" delle recenti commedie americane che, ricorda con realismo europeo, nella realtà possono avere conseguenze assai spinose. Dialoghi freschi e divertenti, al contrario degli snodi, spesso meccanici, improbabili e gestiti facendo scomparire il personaggio di cui, in quel momento, non si vuole (o può) approfondire l'arco narrativo. Il film è smaccatamente pop, la colonna sonora che è un collage di hit musicali, i colori brillanti e, non ultimo, un cast di comprimari buffi e amabili, fanno il resto, consegnando il film al successo fra le adolescenti e le sognatrici di ogni età. La recitazione della Collins è, a mio avviso, il maggior punto di forza di questo film, la ragazza trasmette innocenza da tutti i pori e ipnotizza i cuori più teneri con le sue sopracciglia folte. Rosie è il tipo di ragazza bella, ma soprattutto che non si scompone mai e si rialza sempre con un malinconico sorriso. Alex è il ragazzo (innocente e dal cuore d'oro) che vorrebbe un altro futuro, ma nel frattempo si intrattiene piacevolmente con le bombe sexy di turno. Una commedia ricca di delicato umorismo e tanta, tanta tenerezza, che stimola una riflessione su quanto gli eventi siano fuori dal nostro controllo. Ci sono circostanze su cui non abbiamo potere, e quando si presentano devono essere colte. Se c'è una cosa in cui questa pellicola riesce bene, è dare un'idea di quanto terribile sarebbe il rimpianto dei due protagonisti. C'è però una seconda cosa che fa soffrire, e sono gli amori di rimpiazzo, sia Alex che Rosie si lanciano in storie dove il loro coinvolgimento emotivo pare essere zero (forse carenza a livello di trama) e rischiano di commettere grandi errori. Per loro fortuna andrà come doveva andare. Una storia originale, un po troppo sentimentalista, ma che si lascia vedere.

Ma tu di che segno sei? è una commedia grottesca che tratta delle manie degli italiani nel seguire o meno l'oroscopo, formando la propria esistenza sull'astrologia, seguendo per filo e per segno cosa dice ogni giorno l'oroscopo. Tra questi tante diverse persone con diversi, piccoli problemi. Gigi Proietti, è un avvocato pronto a difendere i peggiori "zozzoni", ma una caduta gli farà perdere la memoria e l'istinto prevaricatore, bravo ma gli ottimi tempi comici vengono sprecati, come capita anche a Ricky Memphis che interpreta un maschilista della peggior specie con evidente disagio. Deludente e ormai quasi inutile Massimo Boldi, un industriale ipocondriaco, che combinerà di tutti i colori ma senza vere risate. Funziona meglio Vincenzo Salemme, un maresciallo dei carabinieri gelosissimo della figlia 17enne la cui missione è allontanare dalla ragazza tutti i possibili fidanzati, che insieme ad Angelo Pintus formano una coppia divertente. Infine, la coppia Pio & Amedeo, forse i migliori di tutti, due amici che sbarcano il lunario l'uno sfornando oroscopi di fantasia, l'altro fingendosi vittima di incidenti stradali per ottenere i denari delle assicurazioni, ma quando nella vita di Andrea entra la bella Monica gli imbrogli dei due amici si moltiplicano e si moltiplicano gag e risate. Un mezzo cinepanettone, un prodotto molto al di sotto delle capacità dei fratelli Vanzina, con battute e gag leggermente troppo becere. Divertente (poco), ma forse era ed è meglio astenersi dalla visione.

giovedì 7 gennaio 2016

Tutti gli altri film visti durante le feste - 1a parte

The november man è uno spy thriller con risvolti action con la coppia Brosnan-Kurylenko. Sembra tornato nei panni di 007 Pierce Brosnan in questo film, interpreta infatti un ex agente della CIA (Peter Deveraux) che viene richiamato in servizio per una missione personale, ma si ritroverà suo malgrado coinvolto in un gioco mortale di cui fanno parte il governo degli Stati Uniti e il presidente della Russia. Non solo, si troverà a dover proteggere un'importante testimone, Alice Fournier, che sta nascondendo il suo passato e che possiede la chiave di una cospirazione internazionale, e che lo renderà il bersaglio di un suo ex amico ed ex allievo. Non potrà fidarsi di nessuno e sarà costretto a utilizzare metodi estremi per fare quello che deve essere fatto. Una buona spy story, con un taglio classico che gli amanti del genere sicuramente apprezzeranno. Bravi gli attori, splendida come sempre Olga Kurylenko, giusto ritmo, velocità e azione, trama adeguatamente intricata ma non troppo, verso il finale tutto diventa chiaro. Piacevole, consigliato, ma senza aspettarsi un capolavoro, non c'è niente di nuovo all'orizzonte, solo un sapiente utilizzo dei canoni tradizionali.

La piramide è un horror claustrofobico, girato come un falso documentario secondo la tecnica del found footage. Un team di archeologi americani cerca di svelare i segreti di un'antica piramide sepolta sotto il deserto egiziano. Mentre lavorano nelle profondità, si perdono nelle oscure catacombe. In cerca di una via d'uscita si rendono conto non solo di essere in trappola ma di essere prede di una creatura misteriosa e antica, oltre che famelica. Il cinema horror ha utilizzato i misteri dell'antico Egitto molte volte e non ha ancora smesso. Un film adatto ad una serata di divertimento, prima parte solita routine, poi migliora con un terzo atto piuttosto interessante. La tensione è ben sorretta da qualche irruzione violenta e truce anche se in alcuni momenti la vicenda cade vittima di una certa monotonia, con il consueto gioco al massacro e all'eliminazione progressiva dei personaggi. Accettabile la prova di un cast senza nomi particolarmente illustri. Nell'insieme, un film che si lascia vedere, un horror di buona qualità considerando gli ottimi effetti visivi e sonori, vero punto di forza del film appartenenti ad un B-movie. Purtroppo finale troppo classico, ma era abbastanza plausibile che succedesse. Da segnalare il robottino mandato in avanscoperta, un mix tra Wall E e Corto Circuito.

martedì 5 gennaio 2016

L'Epifania tutte le feste porta via

Come diceva un vecchio detto, quando arriva l'Epifania tutte le feste porta via, non solo l'atmosfera e l'aria delle feste, l'albero torna in soffitta, i panettoni finiscono ma i chili rimangono, sarà difficile smaltirli. Tutto normale certo, ma sembra strano che già domani arriva la Befana. Strano perché neanche pochi giorni fa è cominciato un nuovo anno, ma è sempre così ogni benedetto anno, neanche il tempo di godersi il Natale che in in quattro e quattr'otto siamo già all'Epifania. Il capodanno però non lo passato benissimo e il nuovo anno non è partito nel miglior modo possibile, il 31 avevo mal di gola, la sera, dopo mangiato, avevo un gran mal di testa, ho praticamente passato la mezzanotte a letto. Per fortuna ho evitato Gigi D'Alessio, peccato però che mi son perso Grignani ubriaco ma non mi sono perso la gaffe monumentale della Rai, che ha fatto partire il countdown un minuto prima, veramente imbarazzante come Amadeus. Io ne ho approfittato vedendomi il divertentissimo film di italia1, Paul. Il primo di gennaio ero ancora febbricitante, non bastasse anche i miei si sono influenzati, forse a causa mia. Ma poco importa, anche quest'anno le feste son 'quasi' passate, il 2016 è appena cominciato. Arriva la Befana, questo è certo, ma non bisogna però mai dimenticare che la vera essenza dell'Epifania è l'arrivo dei Re Magi alla stalla del bambinello, ed è questa la cosa bella e importante da sottolineare, una cosa che da bambino facevo era proprio spostare i magi per farli arrivare a destinazione (nel presepe di mia nonna).

La Befana è ormai diventata una commercializzazione dolciaria, ma che poco a comunque a che fare con il bambin Gesù. Io purtroppo sono uno di quelli, da trent'anni ho sempre avuto e voluto la classica calza, piena di dolciumi, non riesco a farne a meno, se un giorno non dovessi riceverla sarebbe una tragedia, ma non sei fatto grande? No. E pensare che fino a 40 anni fa, come mia madre racconta, i bambini aspettavano la Befana per ricevere dei doni, sia andava al Comune per avere qualcosa, il Natale era solo una festa religiosa, come dovrebbe sempre essere, nessun regalo, niente. Ed era una cosa bellissima, secondo mia madre, l'Epifania. Da piccolo cercavo di fare il bravo bambino (lo ero sempre) perché mai avrei voluto rinunciare alla possibilità di ricevere cioccolatini e tanto altro di buono. Come adesso, volevo mangiarmeli tutto da solo, al diavolo le carie. E quindi anche quest'anno non rinuncerò, sempre che la Befana non mi dia buca, ma lo sa già da una settimana...difficile che succeda. Ma che colpa abbiamo noi se da piccoli i genitori ci dicevano che se non ti comportavi bene ti arrivava il carbone, se la canzoncina che ti cantavano ti entrava in testa come un martello: "La Befana vien di notte con le scarpe tutte rotte (ma perché non si comprava delle scarpe nuove?), il cappello alla romana (ancora non ho capito, in che senso alla romana? boh), viva viva la Befana!". Un ritornello difficile da dimenticare. Una cosa che domani mattina non mancherà sarà la calza, come su canale5 non potrà mancare Bova nel film Il quarto Re, un classico della televisione. Auguro a tutti quindi di ricevere tante calze dalla Befana e di passare una Buona e Serena Epifania!

domenica 3 gennaio 2016

I film di Natale visti su Sky

Un amico molto speciale è un fantastico viaggio tra i tetti di una luccicante Parigi, una meravigliosa e divertente favola moderna. Un bambino curioso e sognatore, che poi diventerà un peperino, intravede dalla finestra Babbo Natale...ma è solo un ladruncolo! Credendo di essere difronte a quello vero, decide di seguirlo perché vuole conoscerlo, fare un viaggio sulla sua slitta e con il suo aiuto ritrovare suo padre, che però non c'è più. Il ladro prendendo a 'simpatia' il bambino decide di portarlo con sé in giro per le case a rubare, facendogli credere che l'oro che troveranno serva a far volare la slitta. Il bambino non soffre di vertigini ma è molto astuto e intelligente ma ovviamente ingenuo, l'aiuterà e tra gag e risate ruberà tutto l'oro che può prendere (tralasciando i soldi...). Tra le strade di Parigi e una tappa al Moulin Rouge passeranno una notte indimenticabile. Il piccolo Antoine però dopo aver scoperto la verità ci rimane male ma il ladro riesce a tranquillizzarlo, scoprendo che forse è meglio cambiare definitivamente 'lavoro'. Infatti i due saranno inseguiti da dei criminali e si troveranno in pericolo ma con un astuto stratagemma si aiuteranno a vicenda, il ladro a lasciarsi tutto alle spalle e ricominciare, il bambino a tornare a casa da sua madre, ignara di tutto. Quando i due si rincontreranno sarà un felice incontro. Un film emozionante, toccante, ma non troppo, intriso di spirito natalizio e non solo per il periodo proprio della festività in cui è svolta, ma soprattutto per i buoni sentimenti e gli insegnamenti morali che essa dà. Quella che può sembrare una storia banale e superficiale nel suo complesso risulta invece piacevole e delicata, per bambini e adulti. Un film tutto da gustare.

Ogni maledetto Natale è un film idiota, scemo e inutile. Due ragazzi si innamorano e passano la vigilia con la famiglia di lei, buzzurra e coatta (in Italia esistono veramente famiglie così? non credo) e poi dopo la rottura del loro legame, lei va dalla famiglia di lui il giorno dopo, aristocratica e snob (queste famiglie esistono..), ma i due dopo aver capito che le loro famiglie non fanno per loro, scappano per coronare il loro amore. Un film veramente pessimo, artificioso, diretto male, recitato (stranamente visto il cast) peggio, mai divertente, pensato esclusivamente per il botteghino, situazioni comiche (o presunte tali) stagnanti e banalissime. Manca equilibrio, è quasi sempre sopra le righe e non è affatto un prodotto alternativo. La storia certo è originale ma poteva essere fatto meglio e il messaggio che da è abbastanza deludente, l'incapacità vera di separarsi da famiglie assurde, un rapporto basato solo sul ricatto reciproco...rapporti umani che fanno sempre pena. I protagonisti poi fanno due ruoli nello stesso film (entrambe le famiglie), forse l'unica originalità, ma il risultato è comunque pessimo.incapacità vera di separarsi da famiglie assurde, un rapporto amoroso basato solo sul ricatto reciproco.... rapporti umani che fanno sempre pe

sabato 2 gennaio 2016

Aquarius (1a stagione)

Aquarius è un serie televisiva statunitense della NBC. In Italia, la prima stagione è andata in onda in prima visione sul canale satellitare Sky Atlantic dal 14 ottobre al 25 novembre 2015. Io, come sempre, in 'leggero' ritardo. Come si evince dal titolo, la serie tratta come in un 'acquario' le storie e le dinamiche dell'America e della Los Angeles degli anni '70, quelli della guerra in Vietnam (una macchia indelebile della storia americana), delle discriminazioni alle donne in ambito lavorativo, dell'integrazione tra bianchi e neri e la piaga del razzismo ma soprattutto dal fenomeno hippie, un movimento pacifico ma che ha svelato al mondo uno dei personaggi più oscuri di quegli anni, ossia il 'famoso' Charles Manson, uno psicopatico che creò una strana 'comune' e che entrò nella storia americana per dei brutali omicidi compiuti. Ovviamente non è un documentario ma un serie che si basa su fatti realmente accaduti ma che si prende molte libertà su storie, fatti e personaggi, spaziando un po da tutto e tutti, ma che invece di puntare solo su Manson (e menomale) si concentra sul periodo storico e sulle situazioni dell'epoca e sui personaggi (inventati o basati su cose vere) della storia. Dopo buoni ascolti, la NBC ha rinnovato la serie per una seconda stagione. Nel 1967 un sergente di polizia tutto d'un pezzo, Sam Hodiak (interpretato da David Duchovny [X-Files]), viene suo malgrado coinvolto in una serie di intricati casi, dalla sparizione della figlia (Emma) di una sua ex-fiamma, ai suoi difficili rapporti con la ex-moglie e il figlio che scappato dalla guerra in Vietnam senza permesso, per far sapere al mondo le bugie del governo, si caccerà nei guai, ai problemi dell'epoca con l'avanzare del braccio armato nero dei Black Panthers, ai movimenti pacifisti in subbuglio. Nel frattempo aiuta una giovane poliziotta a trovare una sua dimensione, presa in giro dai colleghi perché non è un lavoro per donne. Si ritroverà anche coinvolto in spinosi questioni riguardante il mondo omosessuale. Tutto però gira intorno a Manson e ai suoi loschi traffici di droga insieme ad una banda di bikers e ai suoi segreti di gioventù, infatti copre un omicidio di una ragazza (una delle 'sue' di quando faceva il 'pappone') avvenuta da due influenti personaggi politici che dopo 8 anni faranno campagna per Nixon. Le indagini sotto copertura del suo partner Shafe (di bell'aspetto con ciuffo ribelle) infatti li conducono proprio a Charles Manson, Il partner si infiltra per sgominare una banda di trafficanti (in combutta con i bikers) e per tenere d'occhio soprattutto Manson (questo musicista, leader di un piccolo culto in cerca di ragazze vulnerabili) che continua imperterrito a reclutare ragazzine, soprattutto per il suo piacere. Inizia così un gioco al gatto e al topo tra la polizia e Manson.