giovedì 29 settembre 2016

Gli altri film del mese (Settembre 2016) Parte 1

Mai come questo Settembre mi era capitato di vedere tanti film, perché dopo averne visti e recensiti già tanti, ecco che per questo classico post di fine mese, dato che sono davvero numerosi, ho dovuto per forza di cose suddividere il tutto in due parti. Ecco quindi le prime recensioni della prima parte. Partisan è un crudo e potente film drammatico del 2015, diretto dal regista australiano Ariel Kleiman, al suo debutto, che ha come protagonista principale il bravissimo Vincent Cassel, ormai abituato a rivestire i più svariati ruoli e, principalmente, quelli di cattivo, ma quello che interpreta in "Partisan" risulta alquanto singolare (come in parte anche ne Il racconto dei racconti) e come, del resto, tutta la vicenda narrata. Un uomo che ha costruito in una squallida periferia una sorta di nascondiglio ben nascosto e ben protetto dal resto della società in cui ha deciso di prendersi cura ed educare dei bambini nati da madri probabilmente in condizioni disagiate poiché o violentate o abbandonate dai propri compagni. In questa sorta di strano e singolare microcosmo egli provvede a tutto, cibo, giochi, una sorta di istruzione più che altro basata sulla pratica ed altre necessità varie, inoltre egli vi ospita anche le suddette madri in modo tale che i bambini non siano da loro separati affettivamente e fisicamente e rivestendo invece lui stesso il ruolo di padre per tutti. Il suo scopo è quello di addestrare i piccoli al fine di fare loro commettere degli omicidi nella società contemporanea (non si sa se per motivi di vendetta od altro) e di trasformarli in pratica in un suo personale piccolo esercito di soldati ai suoi ordini. Gregori ha un fare suadente, è generoso, è un padre attento e affettuoso ma contemporaneamente un despota assoluto che non ammette alcuna trasgressione alle sue regole, nessun dubbio rispetto alle sue verità. Ma pian piano dopo un paio di episodi curiosi Alexander (quello più intelligente e sensibile degli altri e per il quale l'uomo nutre una simpatia particolare) si ribella (poiché quasi sempre con la forza e con le minacce non si va da nessuna parte) ed inizia ad avere dubbi sulla sincerità e correttezza del patrigno (trovando sbagliati e troppo autoritari i suoi insegnamenti) specialmente nel momento in cui si sente responsabile del futuro del fratellino Tobias per il quale cerca alternative di vita. Ciò porterà ovviamente i due a svariati scontri sino all'inevitabile tragico epilogo.

mercoledì 28 settembre 2016

I film visti in tv in questo mese di Settembre

Anche se sono passati un po' di giorni da quando li hanno mandati in onda in televisione, e da alcuni dalla mia visione ecco le mie quattro recensioni dei film visti durante questo mese, cominciando da The Danish Girl, controverso e delicato film del 2015 diretto da Tom Hooper (Les Misérables e Il discorso del re) che si avvale di un cast di livello, da Eddie Redmayne ad Alicia Vikander, da Ben Whishaw a Matthias Schoenaerts, per raccontare il dramma umano e sociale nella Danimarca di inizio '900, quello Einar Wegener, una delle prime persone a essere identificata come transessuale e la prima a essersi sottoposta a un intervento chirurgico di riassegnazione sessuale. Il film infatti, liberamente ispirato alle vite dei pittori danesi Lili Elbe e Gerda Wegener, adattamento del romanzo La danese (The Danish Girl), scritto nel 2000 da David Ebershoff,  racconta di un pittore danese, (che sente prorompere in sé una natura femminile), pioniere del transgender che da Copenaghen (quando le problematiche sull'identità di genere venivano viste esclusivamente come patologie o, peggio, veri e propri casi di schizofrenia) arriva fino a Dresda per coronare il sogno di diventare donna. Aiutato e supportato attraverso molte difficoltà da una moglie da cui è sempre meno attratto, Einar conscio che quella che intende provare è un'operazione mai tentata prima e dai rischi immani, decide ugualmente di tentare poiché l'idea che muove il personaggio è chiara, piuttosto che rimanere se stessi nel corpo di qualcun altro, meglio la morte. Il messaggio del film invece non lo è altrettanto, così preso a rimanere equilibrato tra il dipinto agiografico di un pioniere dell'omosessualità e la condanna ad una medicina rozza ed incapace, in cui solo un coraggioso dottore ripudiato dalla scienza ufficiale capisce la tragedia interiore del protagonista. La parte migliore del film è la prima, quando la vera natura di Einar si palesa prima per scherzo, e per la complicità involontaria della moglie Gerda (una splendida Alicia Vikander), poi sempre più consapevolmente per entrambi i coniugi, con una metabolizzazione della nuova realtà infarcita di paura mista ad amore incondizionato.

lunedì 26 settembre 2016

La teoria del tutto

La teoria del tutto (The Theory of Everything) è un intenso ed emozionante film biografico del 2014 diretto da James Marsh, documentarista Premio Oscar per Man on Wire: Un uomo tra le torri (2008) da cui Robert Zemeckis ha preso ispirazione per il film The Walk, quello sull'incredibile traversata delle Torri Gemelle. In questo film invece (visto grazie a Premium Play dopo Interstellar e Tutte le strade portano a Roma) di incredibile, c'è che la storia (vera) che viene raccontata è quella di un genio, uno che nonostante mille difficoltà, è probabilmente dopo Einstein il più grande scienziato di sempre, ovvero Stephen Hawking, celebre fisico, astrofisico e cosmologo. Lui che, affetto da una grave malattia degenerativa, è riuscito a diventare figura importante nello studio dei buchi neri, della cosmologia e della teoria generale della relatività. Ma oltre alla carriera scientifica di Hawking e la sua teoria del tempo, parallelamente in questo film, viene raccontata, in primo piano, la sua storia d'amore con la prima moglie Jane Hawking dalle origini fino alla fine e al secondo matrimonio. La teoria del tutto è infatti un film romantico, ma sopratutto un film drammatico anche se il messaggio finale è più che positivo, un film perciò imperdibile nonostante le difficoltà e la sensibilità che mette in campo, non facile da vedere per la cruda realtà poiché sopratutto per me non è stato facilissimo vederlo, chi mi conosce saprà, e quindi c'è voluta forza e coraggio, come quella di Hawking, moltiplicata per mille, che senza mai mollare e senza mai farsi abbattere è riuscito a vivere una vita più che dignitosa. Un film davvero intenso ma bello e coinvolgente sulla vita del geniale fisico, astrofisico e cosmologo britannico, tanto che ha ricevuto quattro nomination ai Premi Oscar 2015, riuscendo a vincerne uno con Eddie Redmayne (nomination come migliore attore protagonista e già vincitore del Golden Globe 2015), che interpreta magistralmente Hawking che insieme a quel gigante di donna che era sua moglie, Jane Wilde-Hawking (le cui vesti cinematografiche sono ricoperte da una sublime Felicity Jones, candidata all'Oscar come migliore attrice protagonista), autrice della biografia da cui è tratta la pellicola: 'Travelling to Infinity: my life with Stephen' ('Verso l'infinito'), compongono il fulcro della narrazione.

sabato 24 settembre 2016

Sinister 2 & Paranormal Activity 5

In questa settimana appena trascorsa ho visto due film demoniaci, due spaventose e maligne presenze (che prendono di mira i bambini), e quindi ho deciso di metterli insieme soprattutto perché tutti e due i film mi hanno leggermente deluso. A partire dall'attesissimo sequel di uno dei migliori film horror degli ultimi tempi Sinister, il primo capitolo era infatti un mezzo capolavoro, perché anche se non rappresentava una rivoluzione in ambito horror, dato che si ispirava a tanti altri (Shining, The Ring e Il villaggio dei dannati), mescolati in un curioso mix, si presentava tuttavia come un dignitoso prodotto di genere, impreziosito dalla presenza di un buon cast (Ethan Hawke e Vincent D'Onofrio). Era perciò lecito attendersi un sequel, meno attendersene uno così privo di appeal. Perché nonostante alcune scene che potrebbero impressionare molti, non convince tanto. Ma non perché è brutto, ma perché diverso, per esempio è molto più violento, però il collegamento tra i due capitoli e un po' sballato e addirittura ci sono meno jamp scherm, anche se quei pochi fanno fare un grande salto dalla poltrona. Sinister 2 infatti prosegue sulla falsariga del predecessore, però senza offrire particolari spunti innovativi sulla trama (non offre alcun spunto particolarmente originale) ma rincarando la dose di orrore a base di sanguinolente stragi familiari. L'elemento più interessante e spaventoso di tutto poiché l'orrore generato dalla visione dei terrificanti filmini amatoriali rendono il film appetibile anche se dal seguito di una storia di per se interessante era lecito aspettarsi qualcosa di più. Colpa probabilmente di Scott Derrickson, che in questo lavoro passa il testimone della regia a Ciaran Foy, rimanendo comunque alla sceneggiatura, ma senza riuscire a dare a questo film del 2015 la direzione giusta. Film che indaga ancora di più in profondità sul misterioso demone che spinge i bambini a trucidare la propria famiglia, il tutto documentato sulle vetuste ma suggestive pellicole super 8. Tale film, infatti, approfondisce e si concentra su aspetti che nel primo film non erano stati evidenziati (soprattutto in riferimento alle scene che vedono coinvolti i bambini e i loro "mezzi" di coinvolgimento), e anche se non spiega tutto, ha un buon filo logico e un'interessante storia, nonostante si riallacci al precedente capitolo in modo confuso.

giovedì 22 settembre 2016

Spectre

Spectre è uno spettacolare film d'azione del 2015, l'ultimo di una delle serie filmiche più longeve di sempre, quella di 007. Questo difatti è il ventiquattresimo film di James Bond, il quarto che vede protagonista Daniel Craig, che ha però già annunciato il suo ritiro come agente segreto, questo infatti è il suo ultimo film nei panni di 007. In questo nuovo episodio, oltre a Craig, nel cast ci sono anche Christoph Waltz, nel ruolo dell'antagonista Ernst Stavro Blofeld (che ritorna dopo 32 anni dall'ultima apparizione, nel film Mai dire mai interpretato da Max von Sydow), a capo dell'organizzazione criminale Spectre con cui ancora una volta il nostro eroe si scontra dopo il precedente capitolo. Infine tornano nei rispettivi ruoli del cast anche Ralph Fiennes, Ben Whishaw, Naomie Harris e Judi Dench (in un cameo, dato che è stata uccisa in Skyfall), senza dimenticare Léa Seydoux, che interpreta la nuova bond-girl insieme a Monica Bellucci, nel ruolo di Lucia Sciarra, la bond-girl più anziana di sempre. Il film è nuovamente diretto da Sam Mendes, ex marito di Kate Winslet e discreto regista, che aveva entusiasmato nel 2012. Anche in questo lo fa ma qualcosina in meno, nonostante una partenza col botto e un finale sufficientemente accettabile. Difatti comincia con una delle scene, una delle sequenze d'apertura più belle, sia visivamente che registicamente, dell'intera saga. Quella che da un messaggio criptico (che durante la pellicola scopriremo) proveniente dal suo passato manda James Bond in missione prima a Città del Messico e poi a Roma. In Messico, durante la Festa dei Morti (una delle feste più incredibili di sempre, già ampliamente conosciuta e benissimo nel film d'animazione Il libro della vita, che se non l'avete ancora visto vi consiglio di farlo) infatti la macchina da presa comincia a seguire i movimenti di un misterioso uomo mascherato, tramite un impressionante (e bellissimo) piano sequenza di (circa) cinque minuti. La misteriosa figura si rivelerà essere il buon vecchio James che, ci delizierà con una camminata sui tetti, un'esplosione con conseguente crollo di un palazzo e un combattimento corpo a corpo all'interno di un elicottero in volo, tutto fantastico. Ma il suo colpo di testa (dove in ogni caso sventa un attentato e uccide Marco Sciarra, terrorista legato a Spectre, una misteriosa organizzazione criminale e tentacolare) gli aliena Gareth Mallory, il nuovo M alle prese con pressioni politiche e Max Denbigh (Andrew Scott), membro del governo britannico che non vede l'ora di mandare in pensione i vecchi agenti dell'MI6 e di controllare con tanti occhi le agenzie del mondo. Congedato a tempo (in)determinato, Bond prosegue la sua indagine contro il parere di Mallory (Ralph Fiennes) e con l'aiuto dei fedeli Q (Ben Whishaw) e Moneypenny (Naomie Harris), segretamente arruolati, e tra un funerale e un inseguimento, una vedova consolabile (Monica Bellucci) e una gita in montagna, l'agente 007 stana Mr. White (Jesper Christensen), una vecchia conoscenza con crisi di coscienza e una figlia da salvare. Bond si fa carico di entrambe e protegge anche Madeleine Swann (Léa Seydoux) dagli scagnozzi di Spectre, amministrata dal sadico Franz Oberhauser (Christoph Waltz). È lui l'uomo dietro a tutto (l'uomo che si prefisse l'obbiettivo di far soffrire Bond, diventando "l'artefice delle sue sofferenze", molti dei lutti e delle difficoltà che l'agente segreto ha dovuto patire sono state infatti orchestrate da Blofeld e dalla sua Spectre), è lui il megalomane da eliminare.

mercoledì 21 settembre 2016

Contagius & Left behind

In questo post per cercare di raggruppare un po' di film ho messo insieme questi due film, che nonostante siano diametralmente opposti come genere, storia e altro (anche nel risultato), hanno un elemento in comune, l'apocalisse, nel primo una strana post-apocalisse zombie, nel secondo una misteriosa pre-apocalisse divina. E quindi ecco le recensioni, partendo da Contagious: Epidemia mortale (Maggie), un atipico film horror del 2015 diretto da Henry Hobson, dove una terribile epidemia ha colpito gli Stati Uniti, trasformando le persone in zombie. Un misterioso e non specificato virus infatti consuma la carne di uomini, donne e bambini fino a ridurli in mostri da abbattere. Per evitare che l'epidemia si diffonda ulteriormente, gli infettati vengono perciò portati in zone di quarantena, aspettando l'attesa fine. Molti vivono gli ultimi istanti con le loro famiglie, così è per Maggie, una ragazza sedicenne, riportata a casa dal padre Wade dopo mille ricerche. Ma Wade in cuor suo spera ancora di poterla salvare, di poterla sottrarre a quella metamorfosi dolorosa. Contro di lui il tempo e la polizia, che veglia sulla cittadinanza ed è decisa a preservare la sicurezza degli scampati. Contagious è un'operazione singolare, affascinante e parecchio interessante, poiché al contrario dei migliaia di film sugli zombie si sofferma più sul lato umano del problema, sulla lotta di un padre che deve decidere se internare la figlia contagiata in quarantena da dove sa non uscirà più viva o porre termine lui stesso alla sua vita. Una parabola di vita e morte, di amore e odio, di pace e rabbia, che condurrà gli ultimi giorni di un'adolescente, destinata ad andarsene come nessuno vorrebbe, anche se in questo dramma familiare che si smarca intelligentemente dal genere, diventare uno zombie non significa annullarsi come essersi umani. Si continua ad essere se stessi, a vivere come si è sempre vissuto. Nella dimensione del proprio quotidiano, fare ciò che si è sempre fatto, e mentre la malattia degenera, si rimane coscienti fino all'ultimo istante, soffrendo terribilmente, prigionieri agonizzanti di un corpo repellente fuori controllo in preda ad un incontenibile mordace istinto ferino.

lunedì 19 settembre 2016

Romantic weekend

Da questo post e da ora in poi per facilitare la grande mole di film che vedo, ho deciso di snellire leggermente le mie solite lungaggini per le recensioni (soprattutto per i film che non mi sono piaciuti), cosa che non credo sia un male, ma poiché a volte è meglio vederlo un film più che scoprirlo e spiegare tutto, credo sia meglio anche per me di concentrare la recensione in un modo preciso, ovvero spiegare solamente le caratteristiche e le peculiarità (positive o negative) della pellicola e dire il mio pensiero e il mio giudizio anche con dei voti. Questo cambio è doveroso poiché certe volte proprio per le mie difficoltà e quelle di certi film perdo davvero troppo tempo, quindi in questo modo sarà più facile sia per me che per voi leggere. Comunque sembrerà strano ma comincerò partendo da questo post dove recensirò ben 4 film romantici (visti essenzialmente durante il weekend), non un genere mio preferito, anzi, ma a volte fa bene vederli perché alcuni sono davvero belli, ovviamente alcuni no, come in questo caso poiché a parte forse uno, sono tutti mediocri sia nella sostanza sia nella narrativa. Ebbene, senza perdere altro tempo eccoli qui.

Tutte le strade portano a Roma (All Roads Lead to Rome), è una commedia romantica che parte da un presupposto importante, ovvero da uno dei proverbi italiani più famosi, citato anche da Totò, ma purtroppo questo film del 2015 diretto da Ella Lemhagen, abolisce totalmente ciò, in più usa questa celebre frase per imbandire una tavola vuota negli intenti e priva di originalità nella sostanza, e addirittura ci scrive una canzone bruttissima. Brutta come il film, banale, superficiale, stereotipato (e tanto, a usi e costumi italiani), scontato, prevedibile ed ovviamente piena di cliché. Difatti questo film di produzione Italo-Americana (sopratutto a stelle e strisce) comincia davvero in modo assurdo, con la protagonista Sarah Jessica Parker, nella parte di Maggie, una quarantenne single di New York, che spiega alla figlia Summer (Rosie Day), una diciassettenne dal carattere ribelle, in viaggio verso Roma per una vacanza di come l'Italia sia un paese tremendamente corrotto, dove il cibo è così buono che dalla spazzatura alcuni si cibano e dove una una giornalista (Paz Vega sempre bella come ne Il caso Novack) ha la possibilità di inventarsi una notizia a cui tutti credono per poi ribaltarla e condizionare perfino il giudizio della polizia (arma come sempre di scarso rilievo e ingenua) che non si prende cura di verificare come stanno fatti e testimonianze ma che credono a tutto ciò che dice la televisione. Il peggio del peggio perché poi all'interno del film niente è credibile, dalla storia improbabile, alle vicende, fino agli attori. Comunque queste due arrivano a Roma e si trasferiscono in una cascina dello zio George in Toscana. Ma mentre la madre che intanto (così per caso) incontra Luca (Raoul Bova), un suo ex amante, con il quale prova a riallacciare i rapporti, la figlia, che non ha alcuna voglia di rimanere e vuole tornare dal suo amore che è in prigione negli USA e vuole che Summer la raggiunga per prendersi la colpa, insieme alla madre di lui, Carmen (Claudia Cardinale), stravagante nonna ex hippie e cantante, che vuole scappare a Roma per sposarsi con l'amore di un tempo Marcellino (nientemeno che Shel Shapiro), rubano una macchina per raggiungere assieme le loro destinazioni, dando così inizio ad una romantica (prevedibilissima e neanche minimamente coinvolgente) avventura, con ribaltamenti amorosi e non, addirittura un (finto e forzato) amore lesbo. Insomma niente di nuovo o minimamente originale, anzi, produttori e produttori esecutivi impiegano un parco macchine italiano all'avanguardia (una Panda anni '80 gialla, la spider Duetto dell'Alfa Romeo sempre nei cuori USA dal "Il Laureato" in poi e l'ennesima Ape) e una 'entusiasmante' colonna sonora con le ultime Hit italiane, ovvero "i successi di Rita Pavone" (compare anche un brano di Ferro). Davvero tutto imbarazzante come le recitazioni pessime della Parker, Bova e Cardinale (in difficoltà con i dialoghi assurdi e la differenza di linguaggio anche visivo). Un vero peccato e un vero spreco, perché tutto è francamente evitabile. 2/10

sabato 17 settembre 2016

Maze Runner: La fuga

Maze Runner: La fuga (Maze Runner: The Scorch Trials) è una pellicola di fantascienza ambientata in un futuro distopico, e prende il nome dal romanzo La fuga: Maze Runner (The Scorch Trials) scritto nel 2010 da James Dashner, e sequel del film Maze Runner: Il labirinto, di cui avevo già parlato quasi un anno fa in questo post. Il film, del 2015 diretto da Wes Ball, lo stesso del primo capitolo, riprende esattamente da dove si era interrotto, con i protagonisti che erano riusciti dopo mille peripezie ad uscire indenne dal quasi mistico labirinto ma quello che già avevamo intravisto e che loro capiscono all'inizio del film è che quello era solo un primo test, Thomas era infatti convinto che la fuga dal labirinto avrebbe ridato la libertà a lui e ai compagni, ma invece era solo una prova e ora che ne sono evasi devono confrontarsi con la realtà, non prima però di un'altra evasione. Sembra infatti che da una prigione all'aria aperta i ragazzi siano finiti in una al chiuso, fatta di regole, una nella quale non sono liberi e di cui capiscono e sanno poco. Ci vorrà una fuga per trovarsi realmente nel mondo esterno e scoprire il motivo di tanta segretezza, tanti problemi e di un simile controllo. Ma a rendere più difficile la missione e l'attraversamento di una Terra devastata dalle radiazioni solari e da una malattia mortale, ci saranno le macchinazioni di un gruppo denominato 'cattivo', anche se le loro intenzioni non sono chiare. Maze Runner è sicuramente una delle saghe teen più atipiche, se nelle altre (Divergent/Insurgent e Hunger Games) le componenti fondamentali sono giocate con l'elemento amoroso e con la messa in scena di una società apparentemente perfetta ma con lati oscuri, nella saga di James Dashner tutta la tensione si deve a una "primitività" dell'ambientazione (il labirinto, un deserto post apocalittico) e alla quasi assenza dell'amore, comunque presente ma in maniera meno invadente. Il primo film proprio per questo mi era piaciuto tantissimo, anche per una certa originalità e anche per una certa maturità nelle sequenze, nelle immagini e nei dialoghi che sinceramente non mi aspettavo e ciò mi aveva sorpreso moltissimo, aspettavo perciò con ansia questo secondo capitolo ma invece questo sequel abolisce quasi totalmente ciò che c'era di buono nel primo capitolo. Spariti i labirinti infatti, vero (unico) punto di forza estetica, spettacolare del primo capitolo, cade anche ogni pretesa di originalità e iniziativa, crollano i sostegni distintivi di un'opera che così s'ammoscia appiattendosi pericolosamente nell'ammucchiata fantasy teen. Un pericolo che purtroppo la sceneggiatura non è riuscito ad evitare.

venerdì 16 settembre 2016

Big Game & Tracers

Big Game: Caccia al Presidente (Big Game) è un atipico e originale (non tanto però) film d'azione finlandese del 2014 diretto da Jalmari Helander. Il film, presentato al Toronto International Film Festival 2014, vede come protagonisti principali il bravissimo Samuel L. Jackson e il giovane Onni Tommila. Il film appare fin da subito un'imitazione delle grandi pellicole hollywoodiane, una specie di omaggio al cinema action-avventuroso a cavallo tra anni '80 e '90, parecchie sono infatti le citazioni, alcune delle quali palesi, da E.T. a Indiana Jones, passando per The Karate Kid, giù sino ad accenni più o meno vaghi al filone action-complottista anni '90. Ma Big Game va oltre la mera operazione nostalgia, proponendo un intrattenimento familiare anche se in modo atipico, dato che in questo film il presidente al contrario di quello di Wolfgang Petersen in 'Air force One', che vedeva il presidente americano trasformarsi in una sorta di Rambo per sbarazzarsi dei dirottatori che lo tenevano in ostaggio, qui invece l'inquilino della Casa Bianca (Samuel Lee Jackson in versione Barak Obama), è distante anni luce da quello intraprendente e pugnace interpretato da Harrison Ford, addirittura le sue sorti (queste si altrettanto funeste) vengono affidate al piccolo Oskari, il tredicenne che lo aiuterà a salvarsi da chi lo vuole morto. Si perché anche qui l'Air Force One, in questo caso diretto a Helsinki, per un pre-vertice del G8, è soggetto a un attentato terroristico. Un gruppo terroristico infatti, lancia da terra dei missili che colpiscono l'aereo e i caccia che lo scortano, ma solo dopo che il presidente (sotto consiglio del capo della sicurezza) entra in una capsula di salvataggio per salvarsi. Poiché il piano complottistico ordito contro di lui non prevede difatti solo l'abbattimento dell'Air Force One, ma di rapirlo ed esibirlo come un trofeo. Ma ovviamente i piani cambieranno quando il giovane Oskari, che si trova nei paraggi per un rito di passaggio all'età adulta (deve infatti dimostrare di essere un uomo tramite una battuta di caccia), aprirà la capsula e l'aiuterà a mettersi in salvo. I due quindi dovranno far fronte a un diverso tipo di caccia in cui interpretano il ruolo di prede anche se Oskari non dimenticherà la sua missione.

mercoledì 14 settembre 2016

Star Wars: Il risveglio della Forza

Chissà perché ma neanche a farlo apposta questo è il mio 300esimo post, niente di incredibile ma in questa occasione è capitato di recensire il film più atteso, poiché dopo un'attesa di 9 mesi (no non è nato nessuno), e dopo aver assistito a due mesi di pubblicità, trailer e cose varie (dribblando anche gli spoiler), finalmente grazie a Sky sono riuscito a vedere l'ultimo capitolo di una delle saghe di fantascienza più longeve, famose e conosciute di sempre, Star Wars. Perché io, nonostante non sono un fan accanito (ma solo amante del cinema e della fantascienza) ero impaziente di vedere, conoscere e capire le dinamiche, le situazioni e i nuovi personaggi di questo settimo capitolo. Star Wars: Il risveglio della Forza (Star Wars: The Force Awakens) è infatti il settimo episodio della saga di Guerre stellari, il sequel della trilogia originale, così simile nei contenuti a quella straordinaria che dopo aver visto questo, mi è venuto il dubbio che questo fosse un remake sotto mentite spoglie. E difatti è proprio per ciò che il film mi è piaciuto tanto, per le sensazioni (e non solo) simili provate a distanza di anni. Eccezionali le sequenze d'azione, i personaggi e i momenti più drammatici, anche se le emozioni non sono più le stesse, ma era scontato, d'altronde son passati quasi 40 anni. Il film poi come è ovvio riprende la storia, il film (del 2015 diretto, co-scritto e co-prodotto dal bravissimo J. J. Abrams) è infatti ambientato all'incirca trent'anni dopo gli eventi de Il ritorno dello Jedi, e racconta della ricerca di Luke Skywalker (scomparso ormai da tempo) da parte dell'indipendente e solitaria Riley (Daisy Ridley)il soldato pentito Finn (John Boyega) e il pilota di caccia Poe (Oscar Isaac), grazie ad una traccia nascosta nel droide BB-8 e della loro lotta al fianco della Resistenza, guidata da veterani dell'Alleanza Ribelle come la principessa Leila (Carrie Fisher), divenuta un generale, che insieme a nuovi amici, nemici e volti noti, come quello di Ian Solo (Harrison Ford) e del fidato Chewbecca, lotteranno contro il minaccioso Kylo Ren (Adam Driver) e il Primo Ordine, successore dell'Impero Galattico, sotto il comando del leader supremo Snoke (Andy Serkis).

lunedì 12 settembre 2016

Outcast (1a stagione)

Outcast è la nuova serie televisiva horror statunitense ideata da Robert Kirkman (il creatore di The Walking Dead) insieme a Paul Azaceta. La serie, prodotta da Fox e Cinemax, andata in onda in prima visione da Sky sul canale Fox dal 6 giugno al 15 agosto 2016, è un adattamento dell'omonimo fumetto (che purtroppo non ho letto) creato proprio da Kirkman. La serie infatti basata sul fumetto, come si vede nella prima puntata (ogni puntata poi sarà diretta da altri registi), girata da uno dei nomi in ascesa del cinema horror Adam Wingard (The Guest), è a quanto pare, molto fedele alle vignette del fumetto, dato che molte scene sono trasposizioni fedelissime come la storia. Come la controparte cartacea quindi il primo episodio di Outcast brilla per una dose di violenza, fisica ma per certi versi anche psicologica, inaspettata in una serie con aspirazioni mainstream. La serie difatti inizia col botto (chi l'ha visto lo sa) ed è difficile non sentirsi un minimo a disagio durante il climax del pilot mentre si assiste al brutale confronto tra Kyle e un bambino posseduto dal demone. Purtroppo però fuori dalle 'esplosioni' di violenza questo episodio (come i successivi due) sembra troppo ossessionato dalla ricerca di una continua tensione che non si avverte, complici anche le musiche opprimenti, il che rende tutto un po' artificioso. Una scelta probabilmente dettata dalla necessità di mettere le cose in chiaro a proposito di atmosfere e temi della serie sin dall'inizio, ma ciò non ha aiutato affatto perché dopo praticamente non succede niente di veramente interessante o avvincente. Perché purtroppo la serie che si preannunciava essere il nuovo guilty pleasure dell'estate, non convince poiché le alte promesse fatte con il pilot, vengono infrante, non riuscendo in alcun modo a bissare il successo di The Walking Dead. Il pilot infatti è stato probabilmente il momento più alto, davvero coinvolgente che non ci lascia scampo, trascinandoci nell'oscuro mondo del paranormale in maniera quasi perfetta, riuscendo ad accontentare diverse fette di pubblico, da i fan del paranormale, agli amanti del pulp (la serie ne abbonda) passando per tutti coloro che amano sondare gli abissi dell'animo umano. Poi come detto in precedenza qualcosa cambia e a parte l'ultima puntata, risulta sia all'inizio che alla fine perfettamente in linea con altre decine di prodotti similari, da cui non riesce a prendere le distanza, subendo pesantemente l'eredità del genere. Ciò è evidente in particolar modo nelle sequenze di esorcismo, sulla cui violenza Fox ha più volte riportato l'attenzione, e sull'atmosfera opprimente del tutto assente. C'è anche una spettacolarizzazione un po' posticcia che rovina la comunque riuscita atmosfera generale. Soprattutto all'inizio risulta essere una serie tv convenzionale, e infatti andando avanti non riesce mai davvero né a spaventare né a convincere, nonostante una confezione seducente e sicuramente ben realizzata. Gli elementi ci sono stati tutti ma resteranno poco sorprendenti e in alcuni casi particolarmente abusati, come la possessione, gli abusi infantili e il protagonista con una faccia eternamente dolente. Manca ed è mancato un guizzo, un punto di vista, un'idea di regia che avrebbero potuto riscattare un prodotto che resta invece lì. Che galleggia senza riuscire davvero ad emergere. Mi sarei aspettato per lo meno, un qualcosa di diverso da quello che questo tipo di prodotti offrono. Peccato che, invece, al di là di qualche momento un po' gore, Outcast non spaventi mai davvero.

sabato 10 settembre 2016

Italian comedy week

Durante i primi giorni di settembre ho visto ben quattro commedie italiane, molto diverse tra di loro, ma paradossalmente uguali nel risultato, mediocre e inconcludente. Ecco perché ho deciso di raggrupparli in un unico post in modo da non sprecare molto tempo, poiché queste quattro commedie, vuoi per il tema, vuoi la trama e i personaggi non convincono ma sopratutto non fanno ridere (al massimo sorridere) e non divertono o intrattengono almeno sufficientemente. Perciò nonostante le buone intenzioni di alcuni di questi, molti sono abbastanza deludenti e neanche lontanamente interessanti. A partire da una surreale e alquanto improbabile commedia di Gianfranco Gaioni, in arte Director Kobayashi (perché poi non si sa), ovvero  Solo per il Weekend che racconta tutto quello che succede nella durata, appunto, di un unico (delirante e psichedelico) weekend, a cinque personaggi alle prese con dei malavitosi in una città di Milano completamente evanescente e per lo più notturna. I cinque personaggi in questione infatti vivono molte avventure, alcune anche pericolose (altre esilaranti un poco), al fine di recuperare una valigetta piena di soldi in mano ad un tizio di colore proveniente dalla città di Las Vegas. E tra bische clandestine, strade deserte ed individui assai improbabili e con gusti ed atteggiamenti particolari, si snoda l'intera vicenda che ovviamente si risolverà pienamente ed a buon fine. Come si evince dalla trama perciò si intuisce di come il film giri tra il grottesco e il surreale, ma anche se alquanto irreale ed esasperata, costituisce però il "motore" di questa pellicola dove non è tanto importante la verisimiglianza bensì la tipologia dei personaggi assurdi ed ognuno con caratteristiche proprie particolari. Personaggi che nonostante vanno spesso a braccetto con l'eccesso, e anche se non c'è una minima capacità di empatia con questa serie di personaggi assurdi che non esprimono altro che una volgarità senza limiti, vengono comunque interpretati in grande stile da un cast formidabile. Su tutti spicca Stefano Fresi (eccezionale nel ruolo di scheggia impazzita che vive di espedienti sempre al centro di equivoci e disastri annunciati) che già si era distinto nel film "Smetto quando Voglio" e che già per fattezze fisiche desta simpatia e complicità, anche se il suo personaggio utilizza degli anziani come dei pirla da truffare (una cosa che rasenta il fastidio oltre il limite della tolleranza e di decenza) o come "pervertiti sessuali" come l'assurdo prete che paga la giovane prostituta (la bellissima Matilde Gioli che non passa mai inosservata) per fare da "cameriera". Lei che al suo secondo ruolo di spicco dopo Il capitale umano, conferma il proprio talento grazie alla forte presenza scenica e a una mimica affascinante.

venerdì 9 settembre 2016

Sharknado 4

Quando a metà luglio cominciavano a uscire i primi trailer, e quando a fine luglio l'hanno mandato in onda in America (e dopo aver letto alcune recensioni di amici blogger), ho sperato di riuscire nel più breve tempo possibile di vedere il quarto capitolo di una saga trash dall'ennesima potenza, Sharknado. Neanche a farlo apposta mentre a fine agosto leggevo la lista dei film di Sky a Settembre ho scoperto che era in programmazione (su Max). Insomma il giorno fatidico è stato il 6 e quindi non ho perso tempo anche se in piccolo ritardo scrivo e pubblico questo post, e finalmente eccolo qui, poiché l'attesa era grande. Non solo perché l'aspettavo da tanto ma perché era il film definitivo che volevo e cercavo, ovvero il film trash più trash di sempre. Ebbene dopo averlo visto ho avuto la certezza di ciò, poiché questo quarto incredibile capitolo di Sharknado è più degli altri il più pazzo, folle, imbarazzante e spettacolare film che si sia mai visto, infatti come nei precedenti tre capitoli, che potete rileggere in questo post, il film supera il limite e va oltre l'immaginabile, scatenato, ironico, divertente ma sopratutto pazzesco. Un film che come potete ovviamente immaginare è stilisticamente povero di effetti speciali adeguati, di attori di livello eccelso, pieno invece dialoghi imbarazzanti e via dicendo, quindi non aspettatevi una recitazione da Oscar o effetti eccezionali perché come di regola succede in questi tipi di generi di pellicole non è tanto la trama e la narrazione il punto importante ma la genialità e le trovate che il film riesce a esporre, anche in modo buffo ed irriverente. Ed è proprio questo il fulcro di una saga, diventata cult sopratutto nel web, che ancora una volta mi ha regalato 80 minuti di puro divertimento e intrattenimento senza nemmeno un secondo di pausa. Il film se avete visto i precedenti, anche se no è lo stesso, comincia subito forte e prendendosi immediatamente in giro da solo, come sempre è pero successo precedentemente, ma qui è davvero qualcosa di totalmente folle, dissacrante e quasi maldestro da essere allo stesso tempo una bastardata efficace, difatti il titolo originale di questo Sharknado 4 è Sharknado: The 4th Awakens, che come la locandina (e l'introduzione) è una sorta di parodia di Star Wars: Il risveglio della Forza (Star Wars: The Force Awakens, che a giorni vedrò). Ma anche durante il film ci sono citazioni e riferimenti sul medesimo film (e tanti altri che dopo scriverò), con la spada laser in primis che April (Tara Reid), praticamente indossa (al posto della mano insieme ad altri gadget particolari), dopo essere stata salvata dal padre (interpretato da Gary Busey) in seguito alla presunta morte avvenuta alla fine del terzo capitolo, quando schiacciata da un gigantesco squalo da alla luce suo figlio, e viene data per morta (cosa che riserverà sorprese).

mercoledì 7 settembre 2016

Interstellar

Per colpa e per fortuna di Mediaset che la Champions è loro, sono stato costretto a mettere Premium. Fatto che mi da la possibilità di vedere tanti film e serie usufruendo di Play, per cui nonostante il poco tempo a disposizione dato che stava scadendo (nel loro catalogo oggi è l'ultimo giorno) e che durava tantissimo (l'ho visto in 3 parti) ho deciso di scegliere come primo film un gioiellino della fantascienza, Interstellar, uno dei film più visti e scaricati (soprattutto illegalmente) dello scorso anno. Questo perché questo incredibile e straordinario film, diretto da Christopher Nolan, uno dei registi più apprezzati e conosciuti al mondo sopratutto per la trilogia del Cavaliere Oscuro, senza dimenticare The Prestige e Inception di cui questo film ne riprende la sua natura complicata e difficile da spiegare e capire per la sua complessità, è probabilmente uno dei più innovativi film che si sia mai visto. La storia di questo film infatti (interamente scritto da Nolan insieme al fratello) è diversa e molto lontana dai soliti cliché, perché il film va oltre l'impossibile (davvero oltre), fatto che da un lato da un effetto positivo in termine estetici e visivi, meno da quello narrativo, dato che proprio per la sua ambizione (comunque alta ma accettabile) eccede troppo in paroloni scientifici non chiari o semplici da capire ma sopratutto orchestra una trama davvero particolare e difficilissima da capire alla fine. Ma nonostante ciò il film grazie anche alla colonna sonora del grandissimo Hans Zimmer, che ha ricevuto una candidatura all'Oscar (più altri due dello stesso settore), grazie alla prova ancora convincente di uno spettacolare Matthew McConaughey (e anche di tutti gli altri), e grazie alla fantastica scenografia (anch'essa ha ricevuto una candidatura) e sopratutto agli effetti speciali (vincitori invece di un Oscar) convince ed entusiasma, emoziona e diverte, almeno nella straordinaria seconda parte, perché nella prima molto non mi ha convinto. Interstellar infatti parte da un presupposto abbastanza confuso e caotico, ovvero ci troviamo sulla Terra in un tempo imprecisato (come se metterlo preclude il risultato) dove senza una spiegazione (in 160 minuti si poteva anche trovare un momento) una piaga sta uccidendo i raccolti, da diversi decenni infatti, l'umanità è in crisi da cibo e quasi tutti sono diventati agricoltori per supplire a queste esigenze. La scienza poi è ormai dimenticata, la tecnologia non esiste quasi più e addirittura ai bambini viene insegnato che l'uomo non è mai andato sulla Luna, era solo di propaganda. Tra la disperazione ormai dilagante facciamo la conoscenza dell'ex astronauta Cooper, mai andato nello spazio e costretto a diventare agricoltore, che cerca di andare avanti. Ma un giorno, grazie all'intuito della figlia scopre che la NASA è ancora attiva in gran segreto, che il pianeta Terra non si salverà, che è comparso un warmhole (una specie di Stargate intergalattico) vicino Saturno in grado di condurli in altre galassie e che qualcuno deve andare lì a cercare l'esito di tre diverse missioni partite anni fa. E sarà proprio lui nonostante le reticenze della figlia ad andare e tornare da questa missione (poiché forse una di quelle tre ha scoperto un pianeta buono per trasferire la razza umana e in quel caso è già pronto un piano di evacuazione) l'unica maniera che Cooper ha di dare un futuro ai propri figli, ma quello che lui non sa è che quel che troverà sarà qualcosa di incredibilmente assurdo e meraviglioso.

lunedì 5 settembre 2016

Scream Queens (1a stagione)

Scream Queens è solo l'ennesima e straordinaria serie creata dal genio di Ryan Murphy. Lui che dopo aver prodotto la interessantissima serie antologica di American Horror Story, anche se l'ultimo capitolo, Hotel, non mi ha del tutto convinto e l'altra gemella Crime Story, quella sì davvero convincente (l'inquietante processo a O.J.Simpson), estrapola dal cilindro una delle serie più belle e originali degli ultimi tempi. La serie infatti, trasmessa in Italia da Fox da maggio, dichiaratamente ispirata ai più famosi slasher movies degli anni '80 e '90 (Scream primo tra tutti), edulcorata da citazioni sparse unite a toni kitsch ed esageratamente pop, è probabilmente la prima comedy a tinte horror che celebra tutta la cultura pop, di ieri, oggi e domani, e lo fa in modo magistrale, un esperimento unico nel suo genere che ha reso la serie tv appunto una fra le produzioni più irriverenti ed inusuali dell'anno. Questo perché Scream Queens, ideata appunto da Ryan Murphy, con la collaborazione di Brad Falchuk e Ian Brennan, gli stessi di American Horror Story e Glee (che non ho mai veramente seguito), si basa su un'idea di show totalmente diversa da altri, a metà tra l'horror splatter e la commedia dissacrante (a tratti parodia dei film dell'orrore stessi e sul genere grottesco), prendendo proprio la trama di base horror (ma con molte differenze) e un po' di stile narrativo e cinematografico del primo, mentre del secondo (fortunatamente) solo Lea Michele, non ci sono infatti nè canti o balletti, la trama è perciò dichiaratamente horror, anche se non è il genere che prevale, si perché il punto forte è la comicità associata ad un'ironia pungente che non lascia mai il filone horror a cui è strettamente intrecciata e che mi ha fatto ridere (davvero) più volte. E ciò viene espressa in modo paradossale e ingegnoso, incredibilmente sfruttando e abusando cliché e stereotipi. Mettiamo però subito le mani avanti, io non amo i cliché, anzi, ma in questa serie è diverso, ad essere presi in giro non sono solo i poveracci proletari di quartiere, ma soprattutto i riccastri come la protagonista, che ha un padre "schifosamente ricco" e non si vergogna di mostrare al mondo la sua superbia. Lo stereotipo più comune, quindi, è quello del "Ricco-Stupido", di cui il fidanzato è l'emblema. Ad opporsi a loro ci sono le protagoniste minori, due semplici ragazze desiderose di entrare in una Confraternita femminile, e le altre consorelle che rappresentano lo stereotipo delle "sfigate" americane, quella carina, ma trascurata, la stupida, la nerd, la fan ossessiva...tutto molto triste, ma sfortunatamente molto attuale. Ma anche la narrazione sfrutta i cliché del genere, perché la trama esile ruota solamente attorno a una serie di omicidi (uno in ogni episodio) che avvengono nel campus universitario di Wallace, avvenuti per mano di qualcuno travestito da Red Devil, la mascotte del college. Tutto però sembra esser collegato a vent'anni prima, quando una ragazza della confraternita era stata trovata morta nella vasca da bagno, dopo aver dato alla luce una bambina (tutto saggiamente nascosto). Ovviamente l'identità del Diavolo Rosso verrà svelata nell'ultimo episodio anche se è chiaro dall'inizio che è solo un espediente narrativo (alquanto intelligente) per mostrare e far percepire la chiave di lettura dello show.

sabato 3 settembre 2016

Ricordi d'estate a Misano Adriatico

Anche se l'estate è già praticamente finita non potevo non parlarvi delle più belle vacanze passate in Romagna, spinto dalla voglia di raccontare (l'anno scorso, qui, parlai di quelle estati passate a Castellaneta Marina con i nonni) e grazie a Vanessa Varini e la sua ultima vacanza passata in quei posti (qui e qui) che mi ha fatto ripensare e ricordare, vorrei sfogliare l'album dei ricordi a quando quell'estate del 1995 mia madre spinta dalla voglia di viaggiare, 2 giorni prima di Ferragosto decise di fare le valigie e partire senza una meta precisa. Difatti neanche lei sapeva dove volesse andare, disse solamente 'sopra' (ovvero verso il Nord) per visitare altri posti. Perché non è che il mare da noi non ci fosse, anzi, vivendo in Puglia (provincia di Bari), meta ambita da tutti, il mare splendido e pulito ce ne a volontà. Difatti l'idea era andare verso Foggia, verso Vasto o Vieste, ma quando arrivammo vicino all'uscita decidemmo di proseguire, e Pescara sembrava adatta alle esigenze ma trovandoci vicino alla Romagna non resistemmo (soprattutto io e mio fratello) a proseguire, in quegli anni la Costiera Romagnola era ambitissima (e lo è anche adesso) perciò volevamo andarci nonostante non fosse l'idea iniziale. Una volta arrivati a Rimini però non riuscivamo a trovare un albergo, per fortuna girando finimmo a Misano Adriatico (più precisamente Misano Brasile) perché trovammo un albergo carinissimo, l'Hamilton. Qui per avere una stanza dovevamo per forza stare tre giorni, non un grande problema direte voi ma i soldi erano proprio giusti giusti, però arrivati lì cosa potevamo fare? arrangiarci e basta. Che poi la cosa buffa è che proprio alla partenza, fortunatamente solo dopo fuori paese, tornammo indietro perché li avevamo dimenticati! A dir la verità tornammo indietro un'altra volta (sempre allo stesso punto) perché non avevamo preso il mio salvagente. Insomma una piccola odissea che però valse la pena di affrontare perché fu davvero bellissimo. L'hotel si trovava a soli 200 metri dal mare e neanche a farlo apposta festeggiava il 25esimo anniversario, tanto che nel giorno di Ferragosto prepararono una porchetta gigantesca (un giorno forse ve la mostrerò anche se gli animalisti non saranno felici). In quei tre giorni ci divertimmo tanto anche se il tempo non era bello, il mare non era granché e la movida non ci interessava, ma passammo tre giorni di relax, passeggiando sopratutto la sera sul lungomare (abbastanza buio anche se successivamente l'avrebbero aggiustato facendolo diventare bellissimo come si evince dalla foto del post scattata nel 2004), passando mattina e pomeriggio sulla spiaggia (la mia foto del profilo attuale, che trovate più giù, è stata infatti scattata lì) e la sera divertendoci a goderci il paesaggio e andare sui dei mini go-kart sulla pista adiacente la spiaggia. In più anche all'interno dell'hotel ogni tanto mettevano la musica (quell'anno il 1995 era festa appunto) e si ballava come nelle balere con Casadei.

giovedì 1 settembre 2016

Summer Horror Factory

Quest'estate ho seguito il ciclo di film che Rai4 ha proposto dal 28 giugno al 23 agosto, ovvero gli horror di Midnight Factory, e quindi dopo averli recensiti quasi tutti (il primo Sinister, bellissimo e inquietante, l'avevo già visto, anche Piranha 3DD l'avevo già visto ma una veloce visione dovevo per forza farla per scrivere quel post) e quindi dopo The Invitation, dove una cena tra 'amici' si trasforma in qualcosa di completamente e inquietantemente diverso, Spring, dove una storia d'amore atipica e controversa si trasforma in tutti i sensi, Kiss of the Damned, dove una vampira cede alla passione e All cheerleaders die, dove ironicamente in una specie di revival anni '80 le donne si vendicano, visti appunto durante gli ultimi due mesi, ora è il turno degli ultimi tre mandati in onda questo mese, tre horror originali (l'unica cosa che hanno almeno in parte in comune tra loro), interessanti di cui non potevo non parlarne, anche se in ritardo. A partire da un film che definirlo bizzarro è dir poco, ossia Zombeavers, un horror demenziale che però nasconde un lato divertente e così assurdo da essere certamente un prodotto di serie B e neanche fatto bene ma divertente e figo. La trama se ancora non vi è chiaro, dal titolo e dalla locandina, è volutamente trash, perché questo film che ricalca le storie tipiche dell'horror, un gruppo di teenager che decide di trascorrere qualche giorno di vacanza in una casetta in riva al fiume (per un weekend di divertimento e sesso), nasconde una particolarità, nelle acque infatti dimora una terribile (quanto assurda) minaccia, un castoro infetto che, con un solo morso, è in grado di trasformare le persone in zombie tutti particolari. Questo film del 2014, opera prima di Jordan Rubin, è perciò talmente scemo e demenziale che non merita una visione, ma è così pazzo da rasentare il genio, perché il regista riallacciandosi ad altri film del genere (ovvero film sugli Animal Attacks) in voga negli anni '80, e seguendo in parte il neozelandese Black Sheep, ne costruisce un dichiarato e divertente omaggio (carico di folle comicità) al cinema di serie B degli anni '80 appunto, e quindi se amate lo splatter più pecoreccio e trashoso, questo film (grande cult dai toni demenziali) è da non perdere. In ogni caso Zombeavers già dall'inizio (belli comunque i titoli iniziali) con due camionisti che si raccontano storielle sceme e messaggiano mentre guidano, e che investendo un cervo e perdono un barile di materiale radioattivo che finisce in un fiume, contaminando tutta la zona, mette in chiaro la sua evidente e imprescindibile follia. Ma a farne le spese di ciò non saranno solo i castori, che si trasformano in veri e propri zombi, ma anche un trio (interpretate dalle bellissime Rachel Melvin, Cortney Palm e Lexi Atkins) di ragazzine sciocchine (ma gnocche, tanto e pure disinibite) che si recano in questa baita di legno per passare un weekend lontani dai rispettivi boyfriend (idioti arrapati ragazzini tra cui Hutch Dano), e che mai si sarebbero aspettate di essere di fronte ad una anomala lotta per la loro sopravvivenza.