Ecco la lista dei film visti questo mese. Scelte o meno, pellicole visionate dalle piattaforme streaming a mia disposizione (a pagamento o meno), ovvero da Netflix, Sky e Prime Video, da Mediaset Infinity (compreso Plus), Paramount Plus e RaiPlay, a infine Disney Plus, TimVision e occasionalmente YouTube. Sporadicamente anche da Apple Tv Plus, Pluto TV e siti vari (anche non legali). Lo speciale cinematografico del mese è incentrato sull'animazione giapponese, con la quarta parte della rassegna "Anime Japan".
L'ultima missione: Project Hail Mary (Sci-fi/Avventura 2026) - Fantascienza dal respiro classico, capace di emozionare e intrattenere senza mai appesantire le oltre due ore di durata. Project Hail Mary vive soprattutto grazie a Ryan Gosling, che regge il film quasi da solo, e alla straordinaria invenzione di Rocky: un alieno morfologicamente improbabile ma immediatamente adorabile, destinato a entrare nella lista dei personaggi più riusciti del genere. La loro amicizia è il vero motore della storia, una favola spaziale che alterna humour, tensione e momenti di autentica poesia, con richiami al miglior Spielberg. La parte scientifica non sempre convince e alcune soluzioni risultano ingenue, ma il ritmo è impeccabile, gli effetti speciali solidi e la regia di Lord e Miller (The LEGO Movie per intenderci) sorprende per fluidità e sensibilità. È una fantascienza ottimista, luminosa, che parla di collaborazione e fiducia in un'epoca che ne avrebbe bisogno. Non un capolavoro, ma una visione piacevole, calorosa e mai noiosa. Voto: 7,5
Arcadian (Azione/Horror 2024) - Un fanta‑horror post‑apocalittico che riprende in modo evidente la formula di A Quiet Place: sopravvissuti isolati, assalti notturni, creature misteriose di cui non si conosce l'origine. La trama è semplice e spesso ripetitiva, con meccanismi d'azione che generano poca tensione e qualche passaggio poco logico. Gli effetti digitali sono discreti ma un po' artefatti, il design dei mostri funziona pur senza risultare davvero inquietante. Il cast fa il suo dovere: Cage è sorprendentemente misurato e, complice la convalescenza del suo personaggio, resta ai margini per buona parte del film, lasciando spazio ai giovani protagonisti. La messa in scena è dignitosa, le atmosfere curate, il ritmo scorrevole. Finale poco esaustivo. Nel complesso: un B‑movie potabile, guardabile senza fatica, altrettanto facile da dimenticare. Voto: 5,5
Subservience (Sci-fi/Thriller 2024) - Film che riprende il tema dell'A.I. domestica già visto in M3GAN e Companion, senza grandi novità. Megan Fox funziona bene come androide Alice, grazie a fisicità e inespressività perfette per il ruolo; molto meno convincenti Michele Morrone e Madeline Zima, al punto che si finisce quasi per tifare per la robot. Il budget è modesto ma la confezione è decorosa, gli effetti credibili e qualche idea registica tiene viva l'attenzione. La storia resta prevedibile, il finale è debole ma lascia spazio a un seguito. In sintesi: dignitoso, derivativo, sorretto quasi solo dal carisma glaciale della sua "fatal android" (bella e sexy come nessuna). Voto: 5,5
My Old Ass (Commedia/Dramma 2024) - Teen dramedy imperfetta ma complessivamente gradevole: la regia (di Megan Park) è un po' grezza, con scene dilatate e una narrazione che procede in modo statico e prevedibile, mentre la sceneggiatura appare ingenua e a tratti incompleta. L'avvio è sgrammaticato, con la tematica LGBT inserita in modo un po' forzato, ma l'idea della protagonista che incontra la propria versione quarantenne (pur non originale) offre spunti interessanti (essenziale l'apporto in ciò di Aubrey Plaza). Il film trova la sua misura quando diventa una riflessione dolce‑amara sulle scelte, sul tempo che passa, sulle occasioni da cogliere e sull'importanza delle persone che ci circondano. Scorre leggero, non sorprende, ma non annoia. Molto brava Maisy Stella, capace di dare credibilità e calore emotivo alla protagonista. Voto: 6
Sleeping Dogs (Thriller 2024) - Un noir discreto che vive e si regge soprattutto grazie a un Russell Crowe sorprendentemente in forma, capace di offrire una delle sue prove migliori degli ultimi anni. La storia dell'ex detective malato che ricostruisce un vecchio caso funziona come puzzle mentale, tra flashback ben distribuiti e personaggi ambigui, anche se la sceneggiatura inciampa in motivazioni poco convincenti, qualche incongruenza e un epilogo che non soddisfa del tutto. La regia è anonima ma l'atmosfera è curata; il cast di contorno fa il suo, senza brillare. Nel complesso è un film che si segue volentieri, onesto e solido, ma che non lascia davvero il segno. Voto: 6
Hedda (Romantico/Dramma 2025) - Nia DaCosta firma in questo caso specifico un cambio di rotta netto: abbandona il cine‑supereroistico (di The Marvels) per una regia più personale, elegante e sensuale, costruita su atmosfera, dettagli e tensioni sottili. Hedda, al centro del film (l'adattamento cinematografico del dramma di Henrik Ibsen), è un personaggio magnetico ma instabile: ambiziosa, irrequieta, piena di desideri compressi. La regista la filma con intensità, ma le sue motivazioni risultano spesso confuse, oscillanti, a tratti sovraccariche. L'ambiguità che dovrebbe definirla diventa così un limite, rendendo il personaggio meno incisivo di quanto la regia suggerisca. Tessa Thompson restituisce bene questa inquietudine, ma la costruzione psicologica rimane volutamente sfocata, e non sempre a vantaggio della coesione narrativa. Voto: 5,5
Road House (Azione/Thriller 2024) - Film che funziona anche senza conoscere l'originale: è un action classico, lineare, costruito attorno a un protagonista tormentato che cerca un posto nel mondo sfruttando il suo unico talento: menare le mani. Doug Liman (Chaos Walking a parte) dirige con mestiere, puntando su ritmo, ironia e un'estetica da ritorno agli anni Ottanta che rende la visione scorrevole. La violenza è stemperata da humour, le scene di rissa sono ben orchestrate e l'ambientazione solare delle Keys dà personalità al film. La trama resta semplice e qualche incongruenza nella seconda parte si nota, ma Gyllenhaal regge tutto con carisma e fisicità, portando avanti il film quasi da solo. McGregor debutta senza infamia né lode, riproponendo la sua immagine da sbruffone imprevedibile, mentre Daniela Melchior aggiunge presenza scenica pur senza incidere davvero sul valore complessivo. Finale efficace in chiave western. Un intrattenimento solido, divertente, non memorabile ma ben confezionato. Voto: 6
Broken Rage (Azione/Commedia 2024) - Un film che procede in due movimenti: prima un yakuza‑movie convenzionale, costruito su cliché che Takeshi Kitano ha già attraversato mille volte (tipo in Boiling Point e/o Violent Cop); poi una seconda metà che ribalta tutto, ripetendo le stesse scene in chiave slapstick, tra parodia, goffaggini e demenzialità. Non c'è da prenderlo troppo sul serio: è il divertissement di un autore anziano che gioca con la propria filmografia, alternando intuizioni brillanti a momenti visibilmente stanchi. Il dualismo serio/faceto, così centrale nel suo cinema, qui diventa struttura: prima il noir rigido, poi la sua demolizione farsesca. Qualche gag funziona, altre scivolano nella senilità o nella pura papera, ma l'operazione resta curiosa, autoironica e autocelebrativa, pur senza risultare davvero esilarante. Voto: 6
A Big Bold Beautiful Journey: Un viaggio straordinario (Dramma 2025) - Un film piacevole ma con dei limiti. Parte con un'idea fantasiosa e promettente, sostenuta da una regia curata di Kogonada e da un impatto visivo notevole, fatto di colori fiabeschi e atmosfere quasi oniriche. La coppia protagonista funziona a tratti, gli attori sono tecnicamente bravi e la prima mezz'ora scorre bene. Poi però la sceneggiatura si appiattisce: diventa banale, verbosa, ridondante, rimescolando elementi da fantasy, dramma e commedia romantica senza trovare un vero nerbo emotivo. I dialoghi si allungano, l'introspezione resta superficiale e il film, pur gradevole, non riesce a trasformare le sue potenzialità in qualcosa di davvero incisivo (come in After Yang). In definitiva: curato, scorrevole, a tratti intenso, ma troppo semplice per lasciare il segno. Voto: 5,5
Good Fortune (Commedia 2025) - Commedia agrodolce che usa lo scambio di ruoli per raccontare il divario sociale americano: ricchi ereditari da una parte, lavoratori precari dall'altra, con una classe media ormai erosa. L'angelo maldestro di Aziz Ansari (qui attore e regista) innesca la trama ma spesso appesantisce il racconto con didascalismi e snodi affrettati. Il film funziona meglio sul versante umano che su quello comico: si sorride poco, nonostante un terzetto di attori affiatato e un Keanu Reeves sorprendentemente vulnerabile. Il messaggio contro capitalismo e gig economy è coerente ma troppo esplicito. Leggero, scorrevole, imperfetto ma non sgradevole. Voto: 6
Sisu: Il vendicatore (Azione 2025) - Un sequel che punta tutto sull'esagerazione controllata: Tommila torna nei panni dell'indistruttibile Korpi, e Helander alza l'asticella dell'iperbole con più ironia, più splatter e più trovate assurde. L'impianto è semplice (eroe immortale contro villain credibile) ma funziona grazie al carisma glaciale di Stephen Lang, alle location nordiche e alla frenetica regia. Le uccisioni sono volutamente sopra le righe, tra carrarmati acrobatici, rampe improvvisate e missili sui treni, in un mix di war‑action, pulp e commedia nera che richiede di sospendere ogni pretesa di realismo. Tecnicamente il film è solido: fotografia curata, effetti ben fatti, ritmo alto. Certo, manca l'effetto novità dell'esplosivo primo capitolo e a tratti Sisu sfiora l'autoparodia, ma resta (per chi è avvezzo) un divertissement sanguinolento e godibile. Voto: 6,5
Dangerous Animals (Horror 2025) - Thriller marino riuscito, con ritmo alto e un'idea che ribalta il classico shark‑movie: lo squalo non è il mostro, è l'arma del killer. Il film vive soprattutto sull'interpretazione di Jai Courtney, villain sadico, ironico e sempre credibile, mentre il resto del cast è più funzionale che memorabile. La sceneggiatura ha diverse forzature (la linea di Moses, l'assenza di indagini, il finale un po' ruffiano) ma l'insieme regge grazie alla tensione continua, alla violenza secca e alla regia energica. Buona fotografia, ottimo uso delle location, squali presenti il giusto. Non è un film impegnato, però offre qualcosa in più del solito horrorino estivo: qualche spunto semi‑filosofico, una protagonista solida e un cattivo che domina la scena. In definitiva, un ibrido serial killer/squali divertente, teso e sorprendentemente efficace. Voto: 6+
28 anni dopo - Il tempio delle ossa (Horror 2026) - Nia DaCosta (regista del remake dell'horror Candyman) firma un seguito più diretto e sanguigno del precedente: meno introspezione, più grottesco e un ritmo che intrattiene meglio. Riprende gli elementi forti del capitolo precedente (le ossa, l'uomo Alpha, la banda dei Jimmy, il personaggio di Fiennes) e li reinterpreta con una regia meno stilosa di Boyle ma più efficace. Garland accantona le ambizioni politiche e lavora su topoi fantascientifici classici, dal prometeico scienziato alle baby gang, con qualche accenno cristico. La struttura episodica pesa, così come alcune idee poco sviluppate (lo zombi addomesticato, la mattanza finale). Funziona soprattutto Fiennes, vero fulcro del film, e almeno una sequenza (il sabba metal) resta memorabile. Dispersivo ma sorprendentemente godibile. Voto: 5,5
Masters of the Universe (Fantastico 2026) - Non avendo mai visto il cartone né conosciuto l'universo di He‑Man, ho affrontato il film come puro intrattenimento, e in questo senso funziona benissimo. È leggero, ironico, pieno d'azione e con un gusto camp che gli dà personalità. La trama è semplice e i personaggi restano in superficie, ma il ritmo è costante, le musiche energiche e il cast sembra divertirsi davvero. Visivamente è sorprendentemente curato: scenografie luminose, duelli ben coreografati, un'estetica che omaggia gli eighties senza diventare parodia. Mi è capitato qualcosa di simile con il film di Dungeons & Dragons: non conoscevo il materiale originale, non mi aspettavo nulla, e fu una gradevolissima sorpresa. Anche qui, arrivare "vergine" al franchise ha reso l'esperienza più fresca e immediata. He‑Man non pretende profondità né complessità, e proprio per questo risulta godibile. Un intrattenimento onesto, adatto a tutti. Una piacevole sorpresa, e sì: un genuino guilty pleasure. Voto: 7
ANIME JAPAN
Lupin the IIIrd - La bugia di Mine Fujiko (Animazione/Thriller/Azione 2019) - Terzo mediometraggio (le recensioni dei primi due entrambi qui) di Takeshi Koike dedicato alla crew di Lupin, questa volta centrato su Fujiko, che si ritrova a proteggere il figlio di un contabile eliminato da un'organizzazione criminale. L'atmosfera resta quella tipica del "Lupin sporco" di Koike: cupa, adulta, stilizzata, con un tratto che richiama Monkey Punch e una violenza più esplicita rispetto alle serie televisive. Fujiko è al centro e mostra tutte le sue armi, fisiche e mentali, anche se il suo improvviso istinto materno risulta un po' forzato. L'antagonista Bincam, killer apatico dal modus operandi bizzarro, è l'elemento più debole, mentre Lupin e Jigen restano sullo sfondo senza danneggiare il ritmo. Buona la cura dei movimenti e alcune soluzioni visive, ma nel complesso è il capitolo meno incisivo dei tre: interessante, coerente con la poetica di Koike, ma meno avvincente. Sufficienza piena, con qualche spunto riuscito. Voto: 6+
Hello World (Animazione/Romantico/Sci-fi 2019) - L'anime parte con qualche spunto interessante (predestinazione, realtà simulata, rapporto tra uomo e IA) ma li sviluppa in modo convenzionale, incastrandoli nella solita storia d'amore liceale e nel classico viaggio nel tempo. La prima parte scorre, poi la trama si complica inutilmente, diventa verbosa e finisce per confondere più che coinvolgere. Visivamente alterna buone sequenze d'azione a una CGI rigida e poco espressiva, mentre il doppiaggio non aiuta l'immersione. I personaggi restano abbozzati, le idee più ambiziose non vengono approfondite e il finale, pur volendo sorprendere, risulta più artificioso che emozionante. Nel complesso è un'opera che intrattiene a momenti ma non lascia molto: ambiziosa nelle intenzioni, debole nell'esecuzione, e alla fine più confusa che memorabile. Voto: 6
I colori dell'anima - The Colors Within (Animazione/Dramma 2024) - L'idea di una ragazza che vede il colore delle emozioni è affascinante, ma lo sviluppo resta timido: invece di approfondire davvero il potenziale del concept, la storia si rifugia nella musica e nella formazione di una band. Il film è leggero e piacevole, ma soffre di una sceneggiatura poco ricca e di personaggi appena tratteggiati, con una evidente mancanza di vero drama. Tecnicamente è curato, con un comparto sonoro eccellente e scelte musicali ispirate, mentre animazione e design restano nella media. Il doppiaggio italiano risulta spesso affettato e innaturale, penalizzando i dialoghi. In definitiva, un'opera (della regista anche di Liz e l'uccellino azzurro) gradevole ma incompleta, sostenuta più dalla musica che dalla scrittura, che avrebbe potuto essere molto di più. Voto: 6
Ghost in the Shell: S.A.C. Solid State Society (Animazione/Sci-fi 2006) - Capitolo conclusivo dello Stand Alone Complex, Solid State Society riprende temi, atmosfere e dinamiche delle due stagioni della serie, ma senza raggiungerne la forza narrativa. Tecnicamente è eccellente: animazioni rifinite, regia pulita, fotografia curata e una Sezione 9 ormai matura, con ruoli ridefiniti e un contesto politico più pesante. Anche la struttura poliziesca multilivello è in linea con la tradizione SAC. Il problema è che la storia, pur ambiziosa, risulta meno coinvolgente: tanti dialoghi, molte deduzioni, poca azione e un intreccio che fatica a trovare un'identità forte. I nuovi elementi non hanno il carisma dell'Uomo che Ride o di Kuze, e le tematiche sociali (da sempre il cuore della serie) vengono solo sfiorate. Alcune sequenze funzionano (Togusa con la figlia, il finale), ma nel complesso il film appare più confuso che profondo, quasi schiacciato dal tentativo di richiamare Oshii senza averne la potenza visionaria. Resta un prodotto valido per completezza, ben confezionato e rispettoso dell'universo SAC, ma lontano dall'intensità delle due stagioni. Una chiusura dignitosa, non memorabile. Voto: 6,5

Ma come, 5.5 a Il tempio delle ossa??? Per me è uno degli horror più belli dell'anno!!
RispondiEliminaNon solo per te lo è, e non capisco come sia possibile, in fondo c'è ben poco di entusiasmante o che non sia stato già visto..
EliminaCiao! Anche io come te ho apprezzato moltissimo Project Hail Mary, una bellissima sorpresa. Good Fortune, come dici tu, si fa guardare ma ha i suoi difetti. E infine Sisu, che ti devo dire, a me diverte sempre tantissimo. Su Road House invece non dico niente perchè la mia adorazione per Jake Gyllenhaal mi impedisce di essere obiettiva...
RispondiEliminaQui poi ha un fisico pazzesco il buon Jake! :D
EliminaPer il resto, Sisu è esageratamente inverosimile ma godurioso, e di Project ho apprezzato anche la colonna sonora, secondo me da Oscar ;)
Siamo perfettamente d'accordo su Project Hail Mary. Peccato che molti non lo conoscono.
RispondiEliminaSui Masters io ci arrivo conoscendo già gli originali, e in questa nuova versione tipo Guardiani Della Galassia mi ha divertito moltissimo. E poi si apre con la chitarra di Brian May!!!
Peccato sì, ma presto lo conosceranno, impossibile che venga dimenticato.
EliminaGià, e avendo adorato i Guardiani, facile apprezzare ;)
A me di Sisu è piaciuto molto più il secondo capitolo, il primo bocciato su tutta la linea...il secondo funziona per la parte del Road Movie, quando ho visto il primo mi aspettavo un chuck norris, mi son ritrovato un rambo più scarso, ma quasi con l'immortalità...hahahah!
RispondiEliminaHe-Man carino come film, devo dire che mi ha divertito!
Divertirsi è già un bel punto a favore.
EliminaPer quanto riguarda Sisu, ricordo le recensioni, ma come detto ho apprezzato più il primo ;)