lunedì 20 febbraio 2017

Il caso Spotlight (2015)

Tratto da una sconcertante storia vera, Il caso Spotlight (Spotlight, 2015) di Thomas McCarthy è un film che rientra a pieno titolo nel cosiddetto 'cinema liberal' americano, impegnato e progressista, intento a mettere in luce scandali nascosti, a scoperchiare vasi di pandora sigillati da mura di omertà insormontabili. E quando una certa idea di giornalismo si incrocia con un certo modo di fare cinema, il risultato è pressoché scontato, ovvero eccezionale. La conferma viene da questa pellicola, superlativa prova autoriale e attoriale. Un eccellente film inchiesta che, candidato a sei Oscar, ne ha portati a casa due, tra cui quello più importante, ossia miglior film, ma anche come miglior sceneggiatura originale, nonostante questo film, co-scritto e diretto da Tom McCarthy (Mr Cobbler e la bottega magica, Mosse vincenti, L'ospite inatteso) è basato su fatti realmente accaduti. Inchiesta che replica e amplifica tematiche trattate nel 1976 da Tutti gli uomini del presidente, dato che il riferimento filmico più immediato è il film di Alan Pakula, date le evidente assonanze narrative tra i due film. Infatti, la storia di entrambi i film nasce e si sviluppa all'interno di una redazione di un giornale, poi li accomuna il fatto che un gruppo di giornalisti si getta anima e corpo su un caso dai chiari risvolti socio-politici, che poi arriva a coinvolgere insospettabili uomini di potere, infine, si racconta di fatti realmente accaduti. Fatti che in questo caso sembrano frutto di fantasia, e invece come spesso accade nel mondo degli umani la realtà supera spesso la fantasia. La pellicola infatti, narra le vicende reali venute a galla dopo l'indagine (tramite un gruppo di giornalisti investigativi conosciuti come "spotlight") del quotidiano The Boston Globe sull'arcivescovo Bernard Francis Law, accusato di aver coperto molti casi di pedofilia avvenuti in diverse parrocchie. Indagine che valse il Premio Pulitzer di pubblico servizio al quotidiano nel 2003 e aprì a numerose indagini sui casi di pedofilia all'interno della Chiesa cattolica. Il giornale difatti denunciò questo scandalo dei preti pedofili e la collusione della alte sfere ecclesiastiche, portando letteralmente alla luce un numero molto elevato di abusi di minori. Tutto a fondo e ad ogni costo, nonostante l'oscuramento mediatico dell'attentato alle torri gemelle.
Era l'estate del 2001 quando da Miami arriva a Boston il nuovo direttore del "Boston Globe", il più importante ed influente giornale della carta stampata della città. Il suo nome è Marty Baron, è ebreo, non è sposato e vive solo per il suo lavoro, fare il giornalista vero. Baron vuole rilanciare il giornale che negli ultimi anni si è appiattito sulla routine degli insignificanti fatti di cronaca cittadina. La prima cosa che fa è liberare dalla monotonia i giornalisti d'inchiesta del quotidiano, il team chiamato "Spotlight". La prima inchiesta che affida loro, guidati da un superbo Michael Keaton, è quella di un prete che nel corso di trent'anni aveva abusato sessualmente di decine di bambini della sua parrocchia. Baron, impersonato da un fantastico Liev Schreiber, intuisce, dalla lettura degli articoli che trova nell'archivio del "Boston Globe", che tutti questi fatti di abuso a danno di minori venissero sistematicamente insabbiati dall'Arcivescovo di Boston con un sistema ben collaudato ed efficace, che vedeva la sistematica complicità della ricca ed influente borghesia bostoniana che conta. E' da lì che nasce l'inchiesta giornalistica straordinaria de "Boston Globe" tra il 2001 e il 2002, che porterà alla luce fatti inenarrabili di abusi sessuali a danno di centinaia di bambini indifesi, che il film racconta allo spettatore con un'efficacia e un pathos a tratti devastanti. Il ritmo impresso alla narrazione infatti è di quelli che non stancano la visione, aderente alla storia, ma senza fagocitarla in eccessi spettacolari. L'aspetto più interessante del film, il suo punto di maggior forza a mio avviso, è proprio quello di mostrare solo sobriamente il dolore subito dalle vittime degli abusi sessuali, e di non indugiare troppo sulle psicologie deviate dei preti pedofili. Si investe molto, invece, sul mettere in evidenza i caratteri identitari di un fatto delittuoso rimasto per troppo tempo impunito, l'inossidabile spirito di corpo imperante nella Chiesa cattolica, le metodiche corruttive impiegate per insabbiare ogni prova, la connivenza ramificata tra i diversi sistemi di potere, le denunce inascoltate delle vittime degli abusi sessuali, la superficialità con cui il problema era stato trattato in precedenza dagli organi di stampa, nonostante i processi istituiti nei confronti di diversi preti pedofili, una palpabile sensazione di ingiustizia regolarmente praticata.
Un muro di gomma insomma, che una volta scalfito ha spiazzato gli stessi giornalisti impegnati nell'inchiesta, i quali, mai avrebbero immaginato di trovarsi di fronte a un fenomeno così radicato e di così vasta portata. Lo scandalo si allarga a macchia d'olio fino a coinvolgere i vertici dell'Arcidiocesi di Boston (proprio come il caso Watergate di cui prima), Arcivescovo Law incluso, ritenuto il massimo responsabile del muro di omertà erto a difesa della sua chiesa. Qui entra in gioco anche l'evoluzione caratteriale dei giornalisti impegnati senza posa dell'inchiesta, la cui sete di giustizia aumenta in proporzione al livello di pericolosità sociale che gradualmente va assumendo il fenomeno. Si agisce per cerchi concentrici, e più si va avanti nell'indagine più si allarga la prospettiva da cui poter guardare ed analizzare il fenomeno, arrivando quindi a scorgerne, tanto la matrice criminale legata alla violenza subita dalle vittime, quanto la natura psicologica frutto della sessualità deviata dei preti pedofili. Insomma, tema potente film altrettanto. Non ci sono dubbi difatti che Il caso Spotlight è una vera opera d'arte cinematografica, perché è un film appassionante, vero, incisivo, ben narrato, emozionante, ritmato, fluido, moderato ma penetrante, recitato alla perfezione da un cast stellare. Proprio il cast è l'elemento forse più importante, poiché ciascuno dei quali decide di essere parte dell'idea e rinuncia a al ruolo di prima stella del cast. Michael Keaton (Robby Robinson), Mark Ruffalo (Michael Rezendes), Rachel McAdams (Sacha Pfeiffer), Brian d'Arcy James (Matty Carroll) e Liev Schreiber (Marty Baron, che diede il via all'inchiesta), ma anche Stanley Tucci, riescono a trasmettere l'alta valenza emotiva vissuta in quei mesi dai veri protagonisti. E' per questo nessuno ha vinto l'Oscar (tra cui McAdams e Ruffalo), ma è successo non perché le loro prestazioni non sono di alto livello, lo sono, ma Il caso Spotlight è un film altamente corale. È difatti la prova d'insieme a dargli forza. Sono le espressioni esterrefatte e sconvolte che passano da un volto all'altro, l'incredulità condivisa, l'ardore crescente della ricerca che lievita negli sguardi di ognuno, man mano che i sospetti diventano certezze e le prove lame dolorose. 
Se a questo ci aggiungiamo una sceneggiatura (di ferro) e una regia (di altissima classe) è normale che ne scaturisce un film da non perdere, servito al pubblico in una confezione impeccabile. La direzione del regista infatti conferisce al prodotto finale una compattezza e un rigore stilistico degni del grande cinema che fu. Poiché Il caso Spotlight segue una struttura lineare dal ritmo incalzante. In stile vecchia Hollywood, racconta e ricostruisce in modo rigoroso, non cade in tentazioni melodrammatiche, a cui l'argomento si presterebbe. I fatti parlano da sé, senza bisogno di forzarli. Mantiene una sobrietà elegante e verace, senza rimanere freddo, basta la sua verità per colpire il cuore degli spettatori. Insomma grande cinema di un ottimo regista. Il suo assioma è il gioco di squadra coniugato al coinvolgimento totale dello spettatore, nessuno dei protagonisti, ma proprio nessuno, prova a gigioneggiare. Tutti, indistintamente, si pongono al servizio di un'idea di giornalismo e di fare film dei quali si sente oggi la mancanza. Un film che trasmette pathos e tensione morale al contempo, che inietta rabbia e un inquietante senso di impotenza, che mostra lapalissianamente cos'è la pusillanimità, la vigliaccheria, il cinismo, la superficialità e l'insensibilità umana verso il prossimo più debole e indifeso, e lo fa con grandissima classe narrativa e con una penetrazione mentale che fa quasi un male fisico allo spettatore che rimane totalmente catturato dal film e che si proietta dentro il grande schermo immedesimandosi con straordinaria empatia con gli splendidi personaggi del film. E' tutto questo che proverete vedendo questo straordinario film. Perché Il caso Spotlight ci porta dentro una verità non meno esplosiva e orrenda, sotto forma di fiction rigorosa e ottimamente recitata. In ogni caso, Il caso Spotlight non è solo denuncia, è pure un'ode al reportage d'inchiesta di alto profilo di cui oggi c'è tanta nostalgia e altrettanto bisogno. I giornalisti del Boston Globe hanno sfidato un'istituzione che aveva potere, soldi e risorse e hanno dimostrato che nessuno è intoccabile. Sono eroi comuni a cui, nella finzione de Il caso Spotlight, è impossibile non affezionarsi. Film da consigliare insomma, non solo come ottimo esempio di cinema d'impegno civile. Film che dopo averlo visto mi fa pensare che la scelta dell'Academy è stata giusta, anche se personalmente meno avvincente de Il ponte delle Spie (il rivale più autorevole l'anno scorso), meno spettacolare, al contrario del musicalmente e scenograficamente eccelso, del favorito (e sopravvalutato) Revenant: Redivivo (sempre l'anno scorso nella corsa alla statuetta) e infine quest'anno, perché sia Deadpool che The Hateful Eight, più dinamici e movimentati nonché intriganti e più 'facili' da vedere, mi sono piaciuti di più. Comunque un voto ottimo non glielo toglie nessuno, dato che questo è un film solido, forte e intenso. Voto: 8

24 commenti:

  1. L'ho visto al cinema, ed è uno di quei pochi film che ti lasciano un macigno nello stomaco anche dopo diversi giorni dalla visione... un gran film, con un gran cast che purtroppo tratta di una piaga sociale abominevole, così greve e nello stesso tempo così ancora poco in superficie e non come ci fanno credere.


    Ispy

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    1. Eh già, qualcosa di davvero sconvolgente che lascia il segno...
      Comunque è verissimo quello che dici, ma non tutti meritano di finire all'inferno, perché questi ci finiranno, però fortunatamente tanti buoni preti esistono ancora.

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  2. Sa che questo ancora non lo vedo?
    Ma ho in programma di farlo.
    Quanto più che parli di vecchia hollywood, lasciando intendere un modo di fare cinema con classe e pacatezza, regia e sceneggiature davvero consistenti.
    Mi piacerà.

    Moz-

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    1. Spero davvero che ti piaccia, anche se non aspettarti la luna altrimenti poi rimani scottato per colpa mia, comunque buona visione quando sarà ;)

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  3. davvero il miglior film della scorsa stagione, che lo dicano i vari premi o meno. un cast super, una storia sconvolgente e un risultato finale intenso e francamente difficile da dimenticare

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    1. In effetti il premio Oscar è più che meritato, anche se addirittura mi aspettavo qualcosa di cinematograficamente parlando più forte, non il tema sicuramente già di per sé atroce, quanto la colonna sonora soprattutto praticamente assente. Ma resta il fatto che dimenticare è difficile..

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  4. Un film davvero appassionante oltre che angosciante. Alla fine avevo una tal voglia di ammazzare i coinvolti (non i giornalisti, ovvio, ma quegli schifosissimi preti pedofili e i maledetti che ancora li coprono)che avrei spaccato il televisore.

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    1. Già, non sai quanto anch'io, davvero abominevole e vergognoso!

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    2. Mi associo alla reazione della Bolla!Cmq davvero un bel film,e bravo tutto il cast <3

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    3. Credo che tutti avranno avuto la stessa reazione, condivisibile e pure giusto, comunque sì, davvero eccezionale come film ;)

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  5. io l'ho visto al cinema... e ho dormito!!! tema importante.... ma che lentezza :(

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    1. Ma la lentezza fa parte del film, sì lo so a volte è stancante, però è un peccato non averlo seguito interamente :)

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  6. Il film scoperchia roba pesantissima... ma siamo sicuri che le cose vadano migliorando? Bertoglio vuole riformare, tirare fuori lo Ior dalla Chiesa ma non riesce neanche a tirare fuori Bertone dal suo attico... a volte temo che le brutture e le storture che ci circondano.. affondino radici in un terreno ancora troppo fertile ...

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    1. Io dico sempre che dipende solo dalle persone, se migliorerà dipenderà da loro, certo sarebbe meglio però che certi individui con la Chiesa non dovrebbero avere niente a che vedere..

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    2. Sono pessimista su questo sai? Credo che l'ambiente e le occasioni incidano, e pesantemente, sull'uomo. Spero di non essere mai messo alla prova però...

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    3. Infatti puntualmente veniamo smentiti ogni giorno, l'uomo non cambierà mai..

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  7. al cinema mi prese tanto, che quando seppi della sua vittoria agli oscar fui autenticamente felice.

    felice perché è un film dalla profondità e dalla bellezza limpida in modo esemplare, e felice (tanto) perché il tema trattato non è solo delicatissimo, ma anche un pugno vero, nello stomaco di una società troppo a lungo vuota di vera verità

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    1. Io all'epoca gli avrei preferito un altro, però dopo averlo visto capisco il motivo della scelta, anche per i motivi da te descritti, che fanno del film, documento vitale per conoscere al mondo una piaga che sembra non finire mai..

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  8. Gran bel film. Esemplare, girato benissimo, recitato meglio. Un film necessario!

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    1. Più che necessario imprescindibile, autentico gioiellino ;)

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  9. L'ho perso ma senza alcun dubbio lo andrò senz'altro a vedere. Intrigante, bravi attori, regia sublime....insomma non manca nulla..
    Come al solito grazie Pietro
    Buona serata e un abbraccione

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    1. Sì, comunque in verità qualcosa manca, ovvero musiche potenti, ma difatti tutto il resto è ottimo. Come al solito grazie a te, a presto :)

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