lunedì 31 agosto 2020

I film del periodo (14-31 Agosto 2020)

Se non lo sapevate il 1° Agosto del 1981 nasceva MTV, da quel momento il mondo della musica e della TV cambieranno per sempre. E così a quasi quarant'anni da quel giorno, da sabato 1 agosto e poi a rotazione, Blaze (in esclusiva su Sky al canale 124) ha proposto La nascita di MTV, un documentario (prontamente visto, anche se a distanza di molti giorni) che ripercorre la genesi dell'emittente che ha rivoluzionato la musica e il modo di seguirla in tv, lanciando artisti, mode e stili. Un nuovo linguaggio, un nuovo mondo quello di MTV, a partire dal logo e dalla famosa scena dello sbarco sulla Luna che lanciò le trasmissioni. E l'idendità di MTV fu subito ben definita anche grazie al primo video musicale trasmesso. Si tratta di Video Killed The Radio Star dei britannici The Buggles, a segnare una nuova stagione. Bastò poco perché il canale diventasse il punto di riferimento culturale per intere generazioni oltre che vetrina privilegiata per le star che ambivano a esserne ospiti. E proprio artisti del calibro di Sting, Eurythmics, Brian Ferry e Billy Idol raccontano La nascita di MTV per dare il proprio punto di vista sulla sua storia. Alle interviste si aggiungono poi immagini di archivio e interventi di autori e VJ che hanno dato vita un brand icona della cultura pop degli ultimi quarant'anni. Insomma un qualcosa di decisamente interessante, da vedere certamente e sicuramente da consigliare a tutti, anche perché canale musicale simbolo di una generazione, la mia, la vostra. Detto questo passiamo ai film da me visti da prima di Ferragosto ad oggi, tanti e diversi, in tutti i sensi.

SEMAFORO VERDE PER...
Yesterday (Romantico/Musical 2019) - L'idea di base (seppur non originale) è a dir poco geniale (Yesterday gioca e scherza con il pubblico nel creare un universo alternativo in cui i Fab Four non sono mai esistiti, assurdo, vero?). Danny Boyle si cimenta egregiamente con la fanta-commedia non mancando di darle sempre il suo istrionico tocco personale come i titoli delle canzoni che scorrono sullo schermo. Ne viene fuori un film particolare, magari non un capolavoro, ma che diverte, che fa ridere, che si fa seguire con interesse ed a tratti che commuove pure (la scena in cui il protagonista incontra John Lennon, è Robert Carlyle a prestargli il volto). Nella prima parte le citazioni alle canzoni dei quattro capelloni di Liverpool sono numerose e spassose e davvero azzeccata è l'idea di rendere tutto più realistico inserendoci come interprete Ed Sheeran (che tra l'altro non se la cava affatto male). Poi nella seconda le musiche dei Fab Four dilagano coinvolgenti come le trovate storiche tipo il concerto sul tetto di un edificio, sono tutte citazioni che fanno piacere soprattutto a chi ha qualche annetto e ricorda quei tempi (ma anche a chi non li ha e conosce solo le loro stupende canzoni), soprattutto fa riflettere una frase che viene detta: come sarebbe peggiore il mondo senza le canzoni dei Beatles (e come sarebbe migliore senza le sigarette, senza Coca-Cola od Harry Potter invece non saprei). Purtroppo l'immancabile storia d'amore (seppur nella loro ingenuità apprezzabile è la loro alchimia/rapporto, tra Himesh Patel, nel cast del nuovo film di Christopher Nolan Tenet, e la solita brava e bella Lily James) risulta un po' lunga e stucchevole e rallenta il ritmo della narrazione ma tra musiche e storia è un film che alla fine si promuove a pieni voti. Un film (una commedia romantica condita di tanta musica, ma comunque senza sfociare nel musical, non è un film sulle canzoni dei Beatles, non è un Across the Universe per intenderci) che trasmette (un grazie va allo sceneggiatore Richard Curtis) la gioia e la connessione che sa dare la musica e trasmette l'importanza dei sentimenti e dell'amore come unica vera bussola nella vita. Semplice, senza grosse pretese, ma efficace. Voto: 7

giovedì 27 agosto 2020

Le serie tv del mese (Agosto 2020)

C'era un tempo in cui vedevo tutte le serie che mi capitavano di mano, ossia quelle di Fox e di tutti gli altri canali di Sky, poi è arrivato Netflix e successivamente altre piattaforme, e ho dovuto per forza di cosa fare una selezione. Eppure nonostante ciò non sono riuscito a staccarmi da alcune serie che seguo ancora, ma che stanno per finire, o almeno me lo auguro. Ma al di là di ciò, l'anno prossimo sarà comunque un anno seriale diverso, molte serie momentaneamente accantonate avranno infatti finalmente visione. Non anticipo i titoli, ma c'è parecchia roba (a quanto si dice) buona, anzi, buonissima. Prima di ciò, c'è però ancora molto da vedere, sia prima della fine dell'anno che delle classifiche finali, ci sono per esempio le serie viste in questo caldo mese d'agosto, serie che qualcosa han regalato e lasciato.

Westworld (3a stagione) - Una terza stagione che conferma l'eccezionalità dal punto di vista tecnico (anche se manca una colonna sonora memorabile come quella delle scorse stagioni, fatta eccezione per una stupenda cover di Space Oddity), con pochi altri rivali nel mondo televisivo (complessivamente ottimi gli effetti visivi, ma si sa che HBO non bada al risparmio in tal senso, come visto anche nella un po' deludente serie His Dark Materials). In questa stagione è però venuta meno la struttura portante dello show (che muta e si sposta al di fuori dei parchi), lasciando l'impressione che i "nostri" androidi ormai abbiano poco da dire. Anche perché ora più che mai la serie mette al centro il tema del libero arbitrio, ma lo fa spostando lo sguardo dagli "host" agli umani, chiedendosi quanto sia giusto barattare la privacy e la libertà di scelta delle persone in nome di una maggiore sicurezza per tutti, trattare il mondo come un software in cui correggere ogni anomalia che ne mini il funzionamento. Temi certamente interessanti e per certi aspetti, come la gestione dei dati personali, molto contemporanei, ma mancano della profondità che aveva caratterizzato le stagioni precedenti, inclusa la (criticata, eccessivamente a parer mio) seconda. Comunque questa nuova stagione parte subito con dei ritmi molto serrati, anche per via di Dolores (sempre splendidamente interpretata da Evan Rachel Wood) e della sua crociata contro gli umani. La strada di Dolores però sarà costellata di vecchi e nuovi "amici", ognuno con il proprio tornaconto ma intenti a fermarla ad ogni costo (tra questi l'impassibile Serac, a capo di una società ancora più inquietante della Delos, tenacemente interpretato da Vincent Cassel). Ed è così che vengono abbandonate le atmosfere da spaghetti western e cappa e spada del passato, vengono abbracciate invece nuove tematiche orwelliane, non solo il controllo delle masse e il valore della libertà, anche il tenore dell'azione, che adesso abbraccia a tutto tondo quello dell'action sci-fi, quasi a trovarci di fronte ad una "scimmiottatura" (in senso buono) di Terminator. Infatti non che sia una brutta cosa, anzi, è proprio su questo aspetto che gran parte della serie (in cui comunque la riuscita degli episodi mantiene una qualità costante mediamente alta per una serie di questa portata) si regge, mettendo in scena quanto "annusato" con la fine della seconda stagione: lo scontro epocale (uno scontro d'impatto) fra Maeve e Dolores, ma in questo modo la serie non ha nulla di speciale rispetto a tanti altri prodotti simili. Il peccato più grande quindi, commesso in questa stagione 3, è stato sicuramente quello di rendere una serie straordinaria come Westworld qualcosa di normale, di lineare. Lineare perché gli autori Jonathan Nolan e Lisa Joy, dopo aver effettivamente calcato un po' troppo la mano con i "rompicapi" nella scorsa stagione, questa volta optano per qualcosa di più lineare. Il che non è un male, ma la serie privata della sua identità viene. Una serie che avrà una quarta stagione e delle premesse interessanti, dopo una terza che comunque si è difesa bene, ma voglio sperare che questa sia stata solo una fase di passaggio per arrivare a qualcosa di meglio. Voto: 6,5

giovedì 20 agosto 2020

Speciale H.P. Lovecraft - Color Out of Space (2019)

Ogni tanto ci capita di incappare in un déjà-vu, fenomeno unico e particolare ma non raro, anzi, soprattutto in campo cinematografico (e in particolare negli ultimi anni) abbastanza frequente. E' quello che è capitato a me vedendo questo film, Color Out of Space, memore della visione di non pochi giorni fa del film della Notte Horror, ossia Space Vampires, ho notato alcune analogie, e in effetti molte sono le similitudini. Lo spazio (che è anche nel titolo), luogo immenso da dove provengono esseri "estranei", conseguentemente la minaccia aliena, con annessi fasci di luce colorata e strani fenomeni fisici/psicologici, e tanti altri piccoli dettagli, quali stesso genere, siamo sempre infatti dalle parti del fanta-horror. E tuttavia il gap (seppur non elevatissimo) tra le due pellicole c'è e si vede, nonché si sente. A fare la differenza non tanto il fatto che qui donne nude che se ne vanno in giro non ci stanno, neanche che siano state prodotte in epoche diverse, quanto il fatto che nonostante i due film siano entrambi basati su un romanzo/racconto, la differenza tra questi è sostanziale (di caratura, intensità ed ineluttabilità). Color Out of Space, come per alcuni sarà stato ed è facile intuire, è infatti basato su un racconto, Il colore venuto dallo spazio, di Howard Phillips Lovecraft, spesso citato come H.P. Lovecraft, non propriamente uno qualunque. Uno che, anche se non si è letti alcun romanzo o racconto (come me), non si può non conoscere, uno che, a 83 anni dalla sua morte continua ad essere fonte di ispirazione per artisti di tutto il mondo, lo è stato, lo è ancora, e questo nella letteratura così come nel cinema e nella musica (e non solo), uno che, sempre meriterebbe di essere celebrato, come oggi, che a 130 anni dalla sua nascita, viene onorato dalla cricca di blogger (tra questi ci sono anch'io) più cool della blogosfera. Ma dopotutto potevamo mica esimerci nel non decantare uno dei maggiori scrittori di letteratura horror di tutti i tempi? Assolutamente no, ed eccoci tutti qui (ovviamente tutti quelli che l'hanno voluto omaggiare, a fine post troverete tutte le direzioni di navigazione) a parlarvi delle sue opere, e delle trasposizioni filmiche che alcune di esse hanno avuto. Negli anni tantissimi, ma l'anno scorso ecco arrivare quello ad uno dei suoi racconti più celebri e meglio riusciti, già stato trasposto altre volte, ma mai con la carica visiva ed espressiva che è capace di sprigionare questa pellicola.

venerdì 14 agosto 2020

I film del periodo (1-13 Agosto 2020)

In anticipo questo mese, di due-tre giorni, non solo perché domani è Festa, e in tal senso buon Ferragosto a tutti, ma soprattutto perché settimana prossima, e più precisamente giovedì, ci sarà lo speciale su H. P. Lovecraft, che sarà poi l'unico post ad essere pubblicato nelle prossime settimane, tornerò infatti a pubblicare il 27. Ho pubblicato 4 post negli ultimi 10 giorni, compreso quello della Notte Horror, mi sembra giusto allentare leggermente, anche perché in questo lasso di tempo molti saranno in vacanza. Comunque, in un periodo (d'inizio agosto) in cui sono tornato al catalogo di Sky dopo l'ennesima incursione del cinema "televisivo" (quello precedente), mi sono ritrovato a vedere soprattutto film di fantascienza ed azione, e con un film in meno rispetto al solito, ecco sorprese e alcuni inciampi, spettacolo e vivacità. In ogni caso vi ricordo che avete tempo fino al 30 Agosto (qui il post) per votare l'header e richiedermi un film.

SEMAFORO VERDE PER...
Soldado (Thriller 2018) - Il grande salto in terra americana non scompone Stefano Sollima, capace di estrarre dal suo background (soprattutto) televisivo (Suburra era comunque gran cinema italiano) una serie di accorgimenti mirati a rendere Soldado, sequel ufficiale del Sicario di Denis Villeneuve, un film intricato il giusto e soprattutto efficace nell'equilibrare gli aspetti più adrenalinici con gli indispensabili intermezzi votati alla definizione dei protagonisti. Orfano delle incertezze morali di Emily Blunt, splendida protagonista del precedente intermezzo filmico, il regista romano affronta una sceneggiatura (rispetto al lavoro di Villeneuve) meno brillante dal punto di vista intimo, più votata all'azione in cui messa in scena e tensione sono rese in modo apprezzabile. Tuttavia i momenti di stanca purtroppo non vengono totalmente azzerati, rendendo la storia a tratti farraginosa seppur mai banale nel porre l'accento su tematiche di scottante attualità. Strumentalizzazione, insabbiamenti e definizione di un confine inesistente tra obiettivo finale ed etica consentono al cast (Benicio del Toro, Josh Brolin e Jeffrey Donovan ricoprono nuovamente i ruoli che avevano già interpretato nel precedente film, affiancati da Catherine Keener e Matthew Modine, nonché dalla giovane e bella Isabela Moner) di creare ingannevoli artifizi con consumata maestria. In vista del probabile terzo capitolo si lascia qualcosa di troppo in sospeso, insistendo inoltre su colpi di scena alla ricerca di un sensazionalismo di cui non si sente il bisogno. Soldado si lascia comunque apprezzare per solidità e coesione narrativa (efficacissima la colonna sonora di Hildur Guðnadóttir, la vincitrice dell'Oscar per quella composta per il film Joker), cesellato su uno script non proprio scorrevolissimo ma dalle rare sbavature, dopotutto la sceneggiatura è ad opera di Taylor Sheridan, lo stesso del Sicario originale, ma pure responsabile dei suggestivi Hell or High Water, e Wind River, qui pure regista, non uno qualunque insomma. Voto: 7

martedì 11 agosto 2020

Notte Horror 2020: Space Vampires (1985)

Anche se cascasse il mondo la Notte Horror sopravvivrebbe comunque, e continuerebbe a viaggiare nell'etere, a mietere vittime e chissà cos'altro. Al momento però è qui con noi mortali/blogger, ed è giunta alla sua settima edizione, la quinta mia personale (scorrendo di anno in anno a partire dallo scorso, Pet Sematary era il titolo scelto, potete leggere tutte le mie Notti), e continua ancora a richiedere horror di qualsiasi tipo, sia pellicole estremamente tamarre e trash, sia altre di buona qualità o comunque dei veri e propri cult. E in quest'ottica quale titolo più adatto che Space Vampires? Che queste quattro indicazioni le segue alla lettera? Conosciamo tutti la Cannon Films (e se non la conoscete forse è meglio così) e la sua vena realizzatrice di (s)cult, quindi non c'è da sorprendersi che tra centinaia di film prodotti in quel decennio folle (a cavallo di quelli Ottanta) qualcosa di buono potesse pure uscire. E quando il Trash diventa Cult, quando il B-Movie rimescola le carte in tavola ed allarga gli orizzonti dei cinefili più arditi, arrivano loro, sceneggiature geniali, virtuosismi splatter e non, idee rivoluzionarie (e spesso scabrose) ed in generale un approccio ispirato ed auto-consapevole alle potenzialità offerte dal low-budget. Lifeforce è eccessivo, sanguinario, popolato di corpi rinsecchiti che esplodono nella polvere, fasci di luce e donne nude (una, ma basta per tutte). Dalla fantascienza all'horror il passo è breve, dall'horror al catastrofico-epidemiologico il passo è un po' più lungo e si esagera un po', tuttavia Lifeforce non è privo di un certo fascino. La sceneggiatura (del veterano Dan O'Bannon, che è essenzialmente quella di un B movie: tante nudità, vampiri, zombie, apocalisse, molto ridondante in più di un passaggio) mal s'incastra con la regia (film con "fuochi d'artificio" nel tipico stile Cannon, forse non del tutto adatto alle abitudini meno rumorose del regista Tobe Hooper) generando buchi e passaggi poco logici, ma nel caos lo stile emerge, rimestando fieramente nel torbido e nella fantascienza di serie B. E solo i pazzi della mitica Cannon Films potevano investire 25 milioni di dollari in un film simile. Un film, un fanta-horror, sottostimato a torto, è infatti (a mio parere) un buon esempio di sci-fi horror. Datato sì, ma godibile.

sabato 8 agosto 2020

[Musica] La mia compilation Anni '90

L'avevo detto, promesso, annunciato, ed eccola qui la mia compilation annuale (questo è il terzo anno) su di un particolare decennio musicale. Dopo gli anni '80 e gli anni '70, è il turno degli anni '90, che se si potessero descrivere basterebbe un solo aggettivo, indimenticabili, come anche per i precedenti, con l'unica differenza che molti (compreso me e quelli nati negli anni ottanta) con la musica degli anni '90 ci è cresciuta. Ed è la musica la protagonista principale di questo decennio, la prima donna, l'unica a lasciare indelebili ricordi. La stessa musica che abbiamo prima vissuto, criticato e poi rimpianto. Anche perché gli anni '90 han lasciato davvero un'eredità musicale preziosa (perché molto variopinta, in tal senso le canzoni saranno inserite anno per anno, per far rendere conto dei cambiamenti repentini e importanti avvenuti). E' in questo periodo che esplodono le icone pop, il grunge, la metal, il britpop, l'elettronica, la tecno, l'house e soprattutto lei, la regina indiscussa, la dance music. La dance fu l'evoluzione del millennio. Noi che siamo cresciuti a pane, nutella e walkman nelle orecchie. La musica degli anni '90 ha creato pezzi da 90, canzoni e compilation che ancora oggi sono vendute e ascoltate. C'è chi le remixa, chi crea cover, ma sempre di quelle melodie si tratta. I tempi cambieranno, ma la musica che ha accompagnato generazioni di giovani (trentenni di oggi) durante quel bellissimo periodo e soprattutto la dance anni '90, difficile da dimenticare. E quindi ecco una playlist nostalgica (queste sono ovviamente le mie tracce preferite, ma ognuno può contribuire nei commenti a segnalarne di altre che, volutamente o meno non ho incluso) per raccontare la musica degli anni '90, un decennio intenso, ricco e contraddittorio in cui si sono avvicendati (come già detto) stili e generi diversissimi: dal grunge al britpop, dalla musica elettronica al pop delle boy band. Una playlist/compilation (che conterrà categoricamente solo le canzoni uscite tra il 1990 e il 1999) particolarmente corposa (ascoltabile tramite un'unica raccolta video), che riassume il meglio del meglio, personalmente parlando, della scena musicale dell'epoca, con artisti quali (non dimenticando gli italiani Alexia883Vasco Rossi e Alex Britti, ma anche alcuni altri) gli irriducibili AC/DC (che apriranno il "concerto"), Madonna, Michael Jackson, Annie Lennox e i Depeche Mode, e poi R.E.M.The CranberriesLa BoucheCoolioOasisTake ThatRobert MilesThe VerveSpice Girls, The Prodigy, Natalie Imbruglia, Aerosmith, Daft punk, Britney Spears, Robbie Williams, The Chemical Brothers, Youssou N'Dour (più tantissimi altri) e gli Red Hot Chili Peppers (che invece lo chiuderanno). Perciò alzate il volume e buon ascolto.

mercoledì 5 agosto 2020

[Cinema] Horror Fest 2020

Poco tempo fa, in occasione dell'esordio cinematografico di George Lucas, presi quattro piccioni con una fava, ora con una ne ho presi ben otto. Già perché ad un film della Promessa 2020, che doveva portarmi alle origini di Art il clown, non ho resistito e ne ho aggiunti, anche grazie al Guardaroba di Giuseppe, sempre fonte di pellicole "scaricabili" da visionare (che siano vecchie e nuove, di qualsiasi genere, ma rigorosamente sottotitolate), tanti altri, tanti altri film horror ovviamente (oddio, di base sono tutti horror, tuttavia alcuni sono atipici e particolari). E così, tra fantasmi, pagliacci, demoni, serial killer e zombie (ed altri personaggi orridi) ho organizzato la mia piccola festicciola, ovvero una Horror Fest (la prima ed unica per il momento), e voi tutti siete stati invitati, buon divertimento (...risata malefica).

All Hallows' Eve (Horror/Thriller 2013) - Si salva per il rotto della cuffia questo horror ad episodi girato (all'epoca) dall'esordiente Damien Leone, colui che un lustro prima di girare il (scusate il gioco di parole) "terrificante" Terrifier (gran film che avrà presto un sequel), realizzò un lavoro non particolarmente originale o indimenticabile, appunto questo qui, in cui l'ultimo episodio e la cornice rendono accettabile una visione altrimenti improponibile, che sembra citare decadi di genere e ispirarsi ad altri, ma che riuscì nell'impresa di renderlo comunque e tutto sommato gradevole. I primi due corti che compongono il film (tre i capitoli in totale, alcuni girati precedentemente dal regista, con una "cornice" che come V/H/S, titolo non a caso, li "raggruppa") non sono un granché, partono entrambi da delle idee carine ma vengono purtroppo sviluppati in modo terribilmente mediocre (il primo è una specie di delirio visionario, poco compatto nell'insieme ed indeciso alla fine, il secondo ha una costruzione del plot più solida ma la componente sci-fi è ridicola), buono invece il terzo corto (un gustoso, seppur banale, slasher on-the-road che non lesina sul gore), dove a dominare incontrastato è finalmente Art il Clown, già presente come filo conduttore negli episodi precedenti però in ruoli marginali e qui invece come villain principale, dove l'atmosfera che sa molto di film d'exploitation anni 70-80 gioca un ruolo fondamentale, come quella di questo clown, dal potenziale notevole, ben sfruttato qui e poi sfruttato maledettamente bene in seguito con la pellicola a lui dedicata. Mi è piaciuta anche la storia di cornice (a fare da collante al tutto c'è Sarah, babysitter interpretata dall'unica attrice riconoscibile, Katie Maguire, alle prese con una coppia di marmocchi piuttosto irritanti e una VHS apparsa per caso, ovviamente essendo la notte di Halloween la videocassetta non può che contenere storie dell'orrore), che riesce a colpire con un finale abbastanza cattivo (excursus di metacinema capace di fornire qualche brivido). Tutto sommato guardabile questo low-budget, ci sarebbero volute un po' più di coerenza e fantasia nella realizzazione dei primi due cortometraggi, ma meglio di niente. Voto: 6