venerdì 31 luglio 2026

I film del mese (Luglio 2026)

Ecco la lista dei film visti questo mese. Scelte o meno, pellicole visionate dalle piattaforme streaming a mia disposizione (a pagamento o meno), ovvero da Netflix, Sky e Prime Video, da Mediaset Infinity (compreso Plus), Paramount Plus e RaiPlay, a infine Disney Plus, TimVision e occasionalmente YouTube. Sporadicamente anche da Apple Tv Plus, Pluto TV e siti vari (anche non legali). Lo speciale cinematografico del mese è incentrato sull'animazione giapponese, con la terza parte della rassegna "Anime Japan".

Zootropolis 2 (Animazione/Avventura/Fantastico 2025) - Un sequel vivace e ricco di trovate visive: animazione impeccabile, ritmo alto, personaggi subito riconoscibili e spesso irresistibili, con una pioggia di citazioni cinefile e una colonna sonora curata. Tuttavia la storia, pur divertente, è meno originale e fresca del travolgente primo capitolo, con una struttura che tende a ripetersi e una trama gialla più semplice e rumorosa. Funzionano i nuovi personaggi, alcune gag fulminanti e l'approfondimento del legame tra Judy e Nick, mentre il film (diretto da Byron Howard e Jared Bush, scritto da quest'ultimo) resta godibile per tutte le età nonostante una minore inventiva complessiva. Un buon sequel, piacevole e sopra la media, ma lontano dall'impatto del suo predecessore (lontano 9 anni prima). Voto: 6,5

The Greatest Hits (Romantico/Commedia 2023) - Il film, scritto, prodotto e diretto da Ned Benson, parte da un'idea affascinante: lutto, musica e viaggi nel tempo intrecciati in una rom‑com dal tono malinconico. Lucy Boynton regge bene il film, donando alla protagonista una fragilità credibile, e l'atmosfera visiva e musicale ha un suo fascino. Tuttavia la sceneggiatura non sfrutta davvero il potenziale del concept: dialoghi poco incisivi, personaggi tratteggiati in modo superficiale e un ritmo spesso lento e prevedibile. Anche la colonna sonora, pur centrale nella premessa, finisce per essere più un espediente narrativo che una vera forza emotiva. Nonostante i limiti, qualche momento riuscito e la lieve apertura al fantastico rendono il film discreto e godibile, pur lontano da ciò che avrebbe potuto essere. Voto: 6

Books of Blood (Horror 2020) - Film a episodi che si lascia guardare senza pretese: tre storie intrecciate da un filo comune, ben confezionate nella loro estetica anni '80 ma lontane dall'intensità che ci si aspetterebbe quando si evoca Clive Barker. L'episodio più lungo, quello della ragazza in fuga, è il più solido; il secondo prova a ricreare atmosfere più "bakeriane"; il terzo chiude il cerchio senza particolare incisività. Qualche buona idea, qualche sequenza riuscita, un minimo di tensione, ma nel complesso resta una raccolta di "storielline macabre" più che un vero horror. Intrattenimento televisivo discreto, adatto agli appassionati del genere se non c'è altro da vedere. Voto: 5,5

Con le musiche di John Williams (Documentario 2024) - J. W. (raccontato da Laurent Bouzereau prima di Jaws@50) diventa qui il cuore di un docu caldo e celebrativo, prodotto da Spielberg. Non una semplice biografia: Williams mostra il mestiere, il senso del commento musicale alle immagini, la precisione artigianale della composizione. Il film ripercorre la sua vita, dalle radici jazz alla collaborazione con Spielberg e Lucas, passando per successi, lutti e un'eredità che ha plasmato l'immaginario collettivo. I temi di Star Wars, E.T., Indiana Jones e Jurassic Park riaffiorano come pura nostalgia, mentre il processo creativo del Maestro rivela una dedizione ancora viva a 94 anni. Agiografico e più emotivo che analitico, è soprattutto una lettera d'amore al compositore che ha reso la musica orchestrale iconica quanto i film che accompagna. Voto: 7

I Roses (Commedia/Dramma 2025) - Un remake innocuo che scorre senza fatica, sostenuto soprattutto dalla coppia Cumberbatch‑Colman, brillante e affiatata. La casa contesa è un ottimo elemento scenico, i dialoghi funzionano e la cattiveria di fondo è dosata con mestiere, anche se mai davvero corrosiva come nell’originale di De Vito. La struttura è solida, ma la prima parte arranca tra dinamiche poco interessanti e qualche ridondanza; le figure di contorno aggiungono poco e l’umorismo, pur sottile, non sempre trova il bersaglio. Nel complesso resta una commedia gradevole, ben recitata, aggiornata nei temi ma perdente nel confronto con il modello. Voto: 6

Rental Family (Dramma/Commedia 2025) - Un film lieve ma sincero che parla di solitudine, identità e del bisogno di sentirsi accettati. Segue un attore americano senza lavoro che, in Giappone, viene ingaggiato per impersonare figure familiari, scoprendo legami autentici nati da ruoli fittizi. Hikari (pseudonimo di Mitsuyo Miyazaki) racconta tutto con delicatezza, evitando il patetico e mantenendo una grazia costante. Tokyo diventa specchio di una società che fatica a comunicare, ma il tema è universale. Brendan Fraser offre un'interpretazione tenera e misurata, perfetta per il suo "gigante buono". Il film riflette sul confine ambiguo tra bugie a fin di bene e verità necessarie, mostrando come anche la finzione possa generare crescita. Semplice, toccante, mai stucchevole: una piccola storia che lascia un velo di malinconia e qualche sorriso. Voto: 7+

Tron: Ares (Sci-fi/Azione 2025) - Il terzo Tron diretto da Joachim Rønning (già regista di Maleficent ed altri) punta tutto su estetica ed effetti speciali: visivamente magnetico, sonoramente travolgente grazie ai Nine Inch Nails, ma povero di sostanza. La trama si affloscia presto in un vortice di inseguimenti ed effetti fini a sé stessi, senza sviluppare davvero il tema delle IA. Jared Leto resta monocorde, Evan Peters intrappolato in un villain stereotipato, mentre spicca solo la perfida Athena di Jodie Turner‑Smith. Greta Lee meriterebbe materiale migliore. Il film (sequel stand-alone del film Tron: Legacy) si regge sul comparto tecnico (luci, design, ritmo) ma i personaggi sono abbozzati, il fan service abbonda e il cameo di Jeff Bridges è puramente decorativo. L'operazione nostalgia funziona a tratti, ma conferma quanto il franchise sia legato agli anni '80 e quanto fatichi a trovare nuova linfa. Piacevole da guardare, mai davvero coinvolgente. Un'esperienza estetica più che narrativa. Voto: 5,5

giovedì 30 luglio 2026

Le serie tv del mese (Luglio 2026)

Ecco la lista delle serie tv e/o miniserie viste questo mese. Programmate o meno, opere visionate dalle piattaforme streaming a mia disposizione (a pagamento o meno), ovvero da Netflix, Sky e Prime Video, da Paramount Plus, Disney Plus e TimVision, sporadicamente anche da RaiPlay, Apple Tv Plus e siti vari (anche non legali).

The Last Kingdom (5a stagione) - La quinta stagione regala un finale maturo ed emozionante, che restituisce piena dignità al percorso di Uhtred dopo una quarta stagione meno brillante. Netflix chiude la saga con un tono più intimo: Uhtred (che invecchia mai) è finalmente un uomo consapevole, segnato dai figli, dal peso della famiglia e da un destino che non è più solo un motto, ma una verità conquistata. Il conflitto politico con Re Edoardo e il fanatismo di Brida alimentano una tensione costante, mentre la serie intreccia storia e dramma personale con la solidità che l'ha sempre contraddistinta. Le battaglie sono ben dirette, il ritmo serrato, e l'arco narrativo del protagonista trova una conclusione coerente e sentita. Qualche nodo secondario viene chiuso in fretta e alcune scelte sui personaggi (anche storici) non convincono fino in fondo. Ma il cuore della stagione (la maturazione di Uhtred e la sua resa dei conti finale) funziona, emoziona e lascia la giusta nostalgia. Un epilogo sobrio, non spettacolare, ma perfettamente in linea con ciò che The Last Kingdom è sempre stato: una saga storica avvincente, solida, e profondamente umana. Voto Stagione: 7+; Voto complessivo: 7

Percy Jackson e gli dei dell'Olimpo (2a stagione) - La seconda stagione è più matura della prima stagione, con un ritmo più rapido, una CGI più convincente e una dinamica di gruppo meglio definita. Tyson aggiunge cuore e ironia, mentre Percy, Annabeth e Grover mostrano una crescita più evidente. L'azione aumenta e il tono resta leggero, rendendo la serie scorrevole e piacevole. Nonostante ciò, non risulta davvero migliore: la trama rimane semplice, alcuni momenti si ripetono, la tensione è limitata e certe interazioni (soprattutto romantiche) sembrano premature. La serie consolida ciò che aveva iniziato nella prima stagione, ma continua a muoversi con prudenza, senza compiere un vero salto di qualità. In sintesi: più matura, più fluida, ma non più forte. Un passo avanti, sì, ma non un'evoluzione decisiva. Voto: 6+

Daredevil - Rinascita (2a stagione) - La seconda stagione prosegue la rinascita del Diavolo Rosso su Disney+, conservando lo stile grezzo e indipendente dell'era Netflix. È una stagione ambiziosa, potente nei momenti giusti, ma frenata da lungaggini e da una gestione disordinata dei personaggi secondari. Matt e Fisk restano il cuore pulsante: il loro scontro, prima legale e poi fisico, è il vertice dell'annata, così come la rivelazione pubblica dell'identità di Daredevil, un sacrificio che dà peso reale alla vittoria contro Fisk. L'assalto al tribunale introduce un sottotesto politico efficace, mentre il ritorno di Luke Cage è la sorpresa che apre scenari futuri interessanti. Tuttavia Heather Glenn rimane un personaggio mal costruito, Karen Page è ancora sottoutilizzata e la libertà finale concessa a Fisk lascia un retrogusto amaro e poco convincente. Born Again chiude bene il percorso principale, ma non riesce a nascondere i limiti strutturali che l'hanno accompagnata: una stagione buona, mai eccellente, che funziona quando colpisce duro e inciampa quando devia dal suo nucleo narrativo. Ora la vera sfida sarà capire se la terza stagione saprà trasformare queste conseguenze in un nuovo slancio. Voto: 6,5

mercoledì 29 luglio 2026

Videogiochi del mese di Luglio 2026: Stray & Final Fantasy VII Remake Intergrade

Ecco la lista dei titoli giocati e terminati questo mese, a scelta tra le numerose librerie videoludiche digitali in mio possesso. Da Steam all'Epic Games Store, da GOG Galaxy a Ubisoft Connect, da Amazon Games e Luna all'App EA, fino a Microsoft e Legacy Games. In casi eccezionali tuttavia, a scelta tra titoli preventivamente scaricati da siti esterni.

Stray - Un gioco che conquista per la sua coerenza interna: ogni scelta, anche la più insolita, sembra fatta per restituire davvero la sensazione di essere un gatto. Il salto guidato non è una limitazione, ma un modo per mantenere eleganza e credibilità nei movimenti, evitando quelle goffaggini che avrebbero spezzato l'immersione. È un design che non cerca la sfida, ma la naturalezza. Il mondo sotterraneo è la parte più riuscita: una distopia compressa, luminosa di neon e malinconia, che mescola Kowloon, Tokyo e un pizzico di spiritualità inattesa. Non è vasto, ma è costruito con cura, pieno di dettagli che raccontano più della trama stessa. I robot non brillano come personaggi, ma funzionano come tessuto vivo dell'ambientazione, rendendo ogni vicolo un piccolo racconto. Il gameplay rimane semplice e rilassante: esplorare, curiosare, graffiare tappeti, far cadere oggetti, infilarsi dove non si dovrebbe. Le aree più aperte sono piacevoli, anche se gli enigmi sono elementari e alcune missioni secondarie non lasciano il segno. Ma Stray non punta a essere profondo: punta a essere armonioso. Il finale, pur non essendo memorabile, non rovina l'esperienza. È rapido, forse troppo, ma conserva una sua dolcezza e chiude il viaggio con un tono che non stona. Non sorprende, ma non delude. In definitiva, Stray non vuole essere un capolavoro: vuole essere una piccola avventura cyberpunk vista attraverso occhi felini. E ci riesce. È breve, sincero, immersivo, capace di regalare qualche ora di quieta meraviglia. Un gioco che rimane per l'atmosfera, per il mondo, per il protagonista. E per quel modo tutto suo di camminare piano. Voto: 7+

Final Fantasy VII Remake Intergrade - Questo è stato il mio primo contatto con la saga, e proprio per questo l'esperienza mi ha colpito ancora di più. Pur non avendo alcun riferimento al gioco del 1997, l'avventura mi ha trascinato subito grazie a una direzione artistica splendida, personaggi caratterizzati con cura e un ritmo narrativo che alterna momenti cinematografici a sezioni più intime senza annoiare mai. Il combat system è uno dei punti più riusciti: un ibrido perfetto tra azione e strategia, dove la "pausa tattica" rende ogni scontro ragionato e appagante, soprattutto contro i boss. Midgar è ricostruita con una cura impressionante, e anche se il gioco rimane lineare dietro la facciata di un open world ristretto, questa scelta funziona benissimo. Tecnicamente il titolo sorprende per essere nato su old gen, anche se alcune texture e qualche artefatto tradiscono l'età del progetto. Ma in ogni caso la versione PC offre ottimizzazione convincente e fluidità elevata. Le missioni secondarie sono altalenanti, e certe sezioni in cui si deve passare attraverso cunicoli o spazi stretti rallentano inutilmente il ritmo. Il finale è l'unico vero passo falso: troppo slegato dal resto, frettoloso e confuso. Non conoscendo l'originale, alcune scelte narrative mi hanno lasciato più domande che risposte, ma l'impatto emotivo del viaggio resta forte e la voglia di proseguire è tanta. Il DLC "Episode INTERmission" aggiunge un tassello importante: breve ma divertente, introduce Yuffie con un sistema di combattimento tutto suo e prepara bene il terreno per il sequel. In definitiva, come primo approccio alla saga, è stato fantastico. Un gioco che intrattiene, emoziona e convince, pur con qualche imperfezione. Un capitolo moderno, rispettoso e coraggioso, che rende facile capire perché Final Fantasy VII sia considerato una pietra miliare. Voto: 8

martedì 28 luglio 2026

Le mie canzoni preferite (Luglio 2026)

Ecco la lista dei brani che più ho ascoltato ed apprezzato questo mese. Canzoni che ho udito da varie stazioni radiofoniche via Web, da siti specializzati in ambito musicale e/o da classifiche di gradimento professionali e non. Pezzi e componimenti di ultima uscita di generi musicali di mia preferenza.

Martin Garrix & Ed Sheeran - Repeat It: Due esperti musicisti si incontrano, il risultato è notevole, ritmo ed orecchiabilità, passione e dinamicità.
The Lemon Twigs - 2 or 3: Direttamente dagli anni '60 o su di lì, un gruppo recente che di musica certamente se ne intende.
Noah Kahan - Doors: Il suo genere è il l'indie pop folk, e questa bella canzone dimostra la sua estrema conoscenza nell'ambito. 
Stella Lefty - Boston: Sarà forse nata una Stella? Sì, è la Lefty, emergente americana che si spera non sia però l'ennesima meteora.
Olivia Rodrigo - The Cure: Due volte in due mesi, è record, ma dopotutto era ora che il suo talento esplodesse definitivamente.
Gracie Abrams - Hit the Wall: L'avevo selezionata nel gennaio 2025, ed ora ecco la conferma che c'avevo visto, anzi ascoltato, giusto, continua così!

venerdì 24 luglio 2026

Undici

No, non è l'omaggio alla protagonista di una famosa serie televisiva, perché 11 sono gli anni trascorsi dall'apertura di questo blog. Un blog ormai divenuto, come penso, credo e spero, storico, e che continuerà a tenermi/vi compagnia fin quando sarà possibile. L'anniversario ricade tuttavia in un momento non proprio idilliaco, non che sia sempre rose e fiori, anzi, soprattutto conoscendo la mia condizione, ma ultimamente i problemi si accumulano esponenzialmente, non bastasse la situazione climatica estrema, che rende tutto più difficile. Comunque festeggiare questo traguardo è non solo un dovere, ma anche un piacere. Festeggiare il fatto che dopo tanti miglioramenti e aggiustamenti, anche degli ultimissimi mesi, il blog ha finalmente trovato la sua dimensione definitiva, sia contenutistica che stilistica, sia concettuale che organizzativa. La principale novità è che, a seguito del completamento delle sezioni riguardanti il genere animazione in generale (sia Orientale che Occidentale, sia televisiva che filmica), ci saranno quattro classifiche finali in più, raggruppate in due post (capirete meglio quando arriverà il momento). Poi chissà cosa potrà succedere in futuro, ma per adesso sono contento di tutto il lavoro svolto. Per concludere è giusto snocciolare le statistiche del blog, in 11 anni, mettendo in conto i 1548 post complessivi, 1904184 le visualizzazioni, 17755 i commenti. Al computo della visualizzazioni andrebbero tuttavia aggiunte quelle dei quattro archivi, ed anche se quest'ultimi sono stati negli ultimi mesi riorganizzati tali da renderli vere e proprio costole del blog e non esseri a sé, con l'evidente calo che ciò comporta, è giusto menzionare. Le 651447 dell'archivio del Cinema, le 268260 delle Serie Tv, le 37519 della Musica e le 34190 dei Games (e di tutte le pubblicazioni a tema Nerd). Numeri non esaltanti ma comunque dignitosi. Infine, i doverosi ringraziamenti finali, ai miei 113 follower ufficiali e a tutti gli altri (amici, conoscenti ed appassionati) che mi seguono, perché senza di voi non avrebbe senso, GRAZIE.

martedì 30 giugno 2026

I film del mese (Giugno 2026)

Ecco la lista dei film visti questo mese. Scelte o meno, pellicole visionate dalle piattaforme streaming a mia disposizione (a pagamento o meno), ovvero da Netflix, Sky e Prime Video, da Mediaset Infinity (compreso Plus), Paramount Plus e RaiPlay, a infine Disney Plus, TimVision e occasionalmente YouTube. Sporadicamente anche da Apple Tv Plus, Pluto TV e siti vari (anche non legali). Lo speciale cinematografico del mese è intitolato "Cinema Europa", contenente quattro film "Vintage" di produzione e direzione europea. 

Io sono nessuno 2 (Azione/Commedia 2025) - Il film ripropone quasi alla lettera la formula del primo capitolo: stessi personaggi, stessa ironia, stessa struttura fatta di combattimenti continui e zero fronzoli narrativi. L'effetto sorpresa però è svanito, e il risultato è inevitabilmente meno incisivo. L'azione resta solida, ben coreografata e sempre divertente, ma la trama è esile e la villain interpretata da Sharon Stone è troppo caricata per lasciare davvero il segno. Timo Tjahjanto (che torna dopo il deludente The Big 4) dirige con ritmo e mestiere, ma qui sembra limitarsi a replicare ciò che funzionava, senza l'energia fresca e un po' folle che aveva reso il primo film così immediato e sorprendente. Pur essendo una spanna sotto al predecessore, rimane un prodotto frizzante, esagerato quanto basta e perfettamente fedele allo spirito originale. Voto: 6+

Cinque secondi (Dramma 2025) - Paolo Virzì mette in scena due film in uno: da un lato il dramma cupo di un avvocato divorato dal senso di colpa per la morte della figlia, dall'altro la vicenda più leggera (e molto più debole) di un misantropo circondato da giovani hyppie intenti a recuperare una vigna. La prima parte funziona pur muovendosi su binari già noti, mentre la seconda scivola in una banalità quasi farsesca. Valerio Mastandrea regge l'intero impianto con una prova intensa e solitaria, Valeria Bruni Tedeschi a intermittenza. Dopo il pessimo Un altro ferragosto, il film rappresenta comunque un passo avanti, pur restando lontano dai momenti migliori del regista. La regia è gentile ma poco incisiva, i ritmi dilatati e la catarsi emotiva manca del tutto (giusto cinque secondi), mentre la direzione dei giovani attori risulta spesso incerta. Voto: 5,5

Le Déluge (Dramma 2024) - Film storico asciutto e rigoroso che ricostruisce gli ultimi giorni di Luigi XVI e Maria Antonietta, concentrandosi più sulla dimensione psicologica che sul contesto rivoluzionario. Gianluca Jodice (il regista de Il cattivo poeta) sceglie un impianto quasi teatrale, fatto di interni claustrofobici e atmosfere plumbee, dove i due sovrani appaiono come spettri in attesa del proprio destino. Funziona soprattutto il ritratto del re, fragile, dimesso e dignitoso, in contrasto con l'ostinazione della consorte. Le interpretazioni di Guillaume Canet e Mélanie Laurent sono solide e misurate, capaci di reggere un racconto privo di enfasi. La messa in scena è elegante, sobria, visivamente curata, anche se la narrazione procede senza particolari guizzi. Un'opera composta, riflessiva, che illumina un frammento di storia spesso trascurato. Voto: 6

No Other Choice - Non c'è altra scelta (Thriller 2025) - Park Chan-wook firma un'opera ambiziosa che non raggiunge l'emotività di Decision to Leave, ma conferma ancora una volta la sua solidità registica. Il mix di thriller, satira sociale e commedia nera funziona, pur con alcuni difetti tipici del cinema coreano: durata eccessiva, dialoghi prolissi e un grottesco talvolta sopra le righe. La storia non è nuova, ma acquista forza grazie alla messa in scena scintillante, alla gestione della tensione e a un protagonista straordinario come Lee Byung‑hun. L'alternanza tra dramma, pulp e farsa è volutamente instabile e genera momenti di grande impatto, soprattutto nella seconda metà. Tecnicamente d'alto livello, cast di contorno compreso. Un'opera imperfetta ma potente, feroce nella critica al capitalismo e lucidissima nel suo sguardo sul presente. Voto: 7

The Running Man (Azione/Sci-fi 2025) - Edgar Wright firma un action solido e divertente, anche se meno personale del solito. La premessa alla Running Man funziona e offre una critica ai media e ai social, pur restando prevedibile e superficiale. Glen Powell regge il film con carisma, mentre il resto del cast è meno incisivo. L'azione è frenetica, le atmosfere retro‑distopiche riuscite, ma il tono oscilla troppo tra satira, grottesco e thriller. Qualche sequenza brillante c'è, ma la seconda parte perde mordente e il finale è affrettato. Resta un intrattenimento efficace, ben confezionato, ma senza quel guizzo (già mancante in Ultima notte a Soho) che ci si aspetta da Wright. Voto: 6

Sentimental Value (Dramma/Commedia 2025) - Dramma familiare intimo e misurato, dove l'inizio e il finale colpiscono mentre la parte centrale si perde in qualche prolissità e in un montaggio poco fluido. Al centro c’è il tentativo di un padre regista di ricucire un rapporto spezzato usando l'unico linguaggio che conosce: quello della drammaturgia. Joachim Trier sceglie di nuovo (dopo La persona peggiore del mondo) il volto di Renate Reinsve, qui efficace nel restituire fragilità e distanza, anche se il personaggio rimane volutamente poco approfondito. Stellan Skarsgård offre una prova magnetica, mentre la sorella funge da ponte emotivo tra rancori e possibilità di guarigione. La regia è elegante ma un po' algida, più ammirevole che davvero coinvolgente. Un'opera imperfetta, lineare, che emoziona a tratti ma che lascia poco. Voto: 6,5

lunedì 29 giugno 2026

Le serie tv del mese (Giugno 2026)

Ecco la lista delle serie tv e/o miniserie viste questo mese. Programmate o meno, opere visionate dalle piattaforme streaming a mia disposizione (a pagamento o meno), ovvero da Netflix, Sky e Prime Video, da Paramount Plus, Disney Plus e TimVision, sporadicamente anche da RaiPlay, Apple Tv Plus e siti vari (anche non legali).

The Last Kingdom (4a stagione) - La quarta stagione rimane un capitolo valido, sostenuto da un comparto tecnico ormai pienamente maturo: la fotografia è più ricercata, le battaglie sono crude e spettacolari, tra le più potenti dell'intera serie. Anche il percorso di Uhtred continua a funzionare, grazie a nuove alleanze e tensioni politiche che mantengono vivo il cuore della storia e ampliano il respiro dell'Inghilterra in formazione. Allo stesso tempo, però, si avverte il peso delle assenze: la perdita di figure carismatiche delle stagioni precedenti lascia un vuoto che i nuovi personaggi non colmano del tutto. Alcune sottotrame (soprattutto quella di Brida) risultano meno incisive, quasi meno convinte, e il ritmo non ha più la compattezza feroce della terza stagione. Si percepisce una scrittura più incerta, che alterna momenti molto riusciti ad altri più deboli. Pur con questi limiti, la stagione resta buona: non raggiunge gli standard altissimi fissati fin lì, ma offre ancora momenti potenti, battaglie memorabili e un mondo narrativo che continua a respirare autenticità, tensione e un'identità visiva ormai riconoscibile. Una stagione imperfetta, sì, ma ancora capace di lasciare il segno. Voto: 6,5

Stranger Things - Storie dal 1985 (1a stagione) - Uno spin‑off animato piacevole ma non indispensabile: un'avventura horror per ragazzi che punta tutto su atmosfera, nostalgia e ritmo, senza incidere davvero sulla mitologia della serie. L'animazione è fluida, l'estetica rétro funziona e Hawkins ritrova colori e leggerezza, con un tono che richiama i cartoon anni '80. È un prodotto curato e divertente, pensato per colmare il vuoto lasciato dalla serie madre (conclusasi con una spettacolare quinta stagione). Il limite è narrativo: collocato tra due stagioni già note, non può rischiare né cambiare nulla. I personaggi restano statici, i pericoli innocui, gli eventi troppo "grandi" per essere ignorati ma troppo piccoli per contare davvero. In sintesi: una parentesi nostalgica ben fatta, godibile e affettuosa, ma sostanzialmente superflua. Voto: 6

Big Sky (3a stagione) - La serie partiva con un'identità forte: un villain memorabile, un'atmosfera tesa e un intreccio che, pur irregolare, aveva un fascino autentico. La prima stagione era caotica ma viva, mentre la seconda (pur già più instabile) riusciva ancora a restare sul filo, mantenendo un minimo di coerenza e di tensione nelle sue derive più eccentriche. Con la terza stagione, però, tutto si spezza. Il cambio di rotta non è un'evoluzione ma un deragliamento: trame sovraccariche, personaggi che entrano ed escono senza logica, casi riempitivi e un tono sempre più patinato trasformano la serie in qualcosa di irriconoscibile. L'arrivo di Reba McEntire, invece di dare spessore, accentua la sensazione di artificio, con un personaggio poco credibile e fuori tono rispetto ai cattivi delle origini. Il risultato è una stagione confusa, poco tesa e spesso inverosimile, dove le scelte dei protagonisti sembrano dettate più dalla necessità di far avanzare la trama che da una logica interna. Ed è un peccato, perché Big Sky aveva davvero le basi per diventare un thriller solido e coerente. Per me la terza è la peggiore: quella in cui la serie perde definitivamente se stessa. Voto Stagione: 4; Voto complessivo: 5,5

venerdì 26 giugno 2026

Videogiochi del mese di Giugno 2026: Mafia II & The Last Show of Mr. Chardish

Ecco la lista dei titoli giocati e terminati questo mese, a scelta tra le numerose librerie videoludiche digitali in mio possesso. Da Steam all'Epic Games Store, da GOG Galaxy a Ubisoft Connect, da Amazon Games e Luna all'App EA, fino a Microsoft e Legacy Games. In casi eccezionali tuttavia, a scelta tra titoli preventivamente scaricati da siti esterni.

Mafia II [Definitive Edition] - Un titolo piacevole e narrativamente solido, sostenuto da un'ambientazione anni '40/'50 ancora affascinante e da un protagonista carismatico come Vito Scaletta. La remaster migliora luci e dettagli, ma non elimina bug, cali di frame e problemi tecnici che diventano evidenti soprattutto nel finale, già segnato da uno sviluppo affrettato e poco rifinito. Il gameplay mostra i segni del tempo: lineare, ripetitivo e meno vario rispetto al primo capitolo. L'introduzione della gestione del denaro e delle rapine aggiunge qualche sfumatura interessante, ma non basta a rinnovare davvero la formula. Tra i difetti più evidenti spicca l'impossibilità (a differenza del remake del primo Mafia, che permetteva di saltare sezioni di guida facoltative) di evitare certi tratti alla guida, scelta che appesantisce il ritmo e rende alcune missioni più macchinose del necessario. I DLC confermano questa tendenza: quelli di Jimmy sono divertenti ma monotoni, mentre quello di Joe aggiunge poco alla narrazione e soffre della stessa ripetitività. Nonostante tutto, la storia di Vito e Joe funziona, coinvolge e regge ancora oggi, pur senza raggiungere la forza, la coerenza e l'impatto emotivo del primo Mafia, un remake che, pur con i suoi limiti (IA incostante, shooting impreciso, qualche missione monotona), brillava per una trama avvincente e un taglio da vero gangster movie. Nel complesso resta un capitolo valido e godibile, ma inevitabilmente segnato dal tempo e da un lavoro di svecchiamento solo parziale. Voto: 7-

The Last Show of Mr. Chardish - Un titolo che è in pratica e in particolar modo esperienza narrativa, che punta tutto sulla sua dimensione artistica, più che sul coinvolgimento ludico. L'idea di esplorare un teatro abbandonato e rivivere le opere di Robert Chardish attraverso mondi dipinti in stile VR è affascinante, e il comparto estetico (tra scenari fiabeschi, colori pennellati e una colonna sonora evocativa) rappresenta senza dubbio il punto più riuscito del progetto. Anche il doppiaggio inglese contribuisce a creare un'atmosfera malinconica e sospesa, perfettamente in linea con il tono dell'opera. Sul piano del gameplay, però, il titolo mostra tutti i suoi limiti. Le sezioni esplorative sono estremamente passive, i puzzle risultano poco stimolanti e la varietà promessa dalle cinque pièce teatrali si riduce spesso a brevi minigiochi guidati, privi di reale sfida. A parte il primo e il secondo atto, che offrono un minimo di interazione in più, il resto procede quasi in automatico, lasciando la sensazione di un'esperienza più "telecomandata" che partecipata. Il ritmo lento e la forte impronta teatrale (elemento che personalmente non mi coinvolge) rendono l'avanzamento ancora meno incisivo. Non mancano inoltre piccoli problemi tecnici, tra cali di frame e bug sporadici. Nel complesso, The Last Show of Mr. Chardish è un'opera personalmente sufficiente: breve, elegante e visivamente curata, ma poco stimolante per chi cerca (come me) un gameplay più strutturato o un ritmo narrativo più vivace. Rimane consigliato soprattutto a chi apprezza le esperienze artistiche e contemplative; per tutti gli altri, rischia di risultare più interessante da guardare che da giocare. Voto: 6

giovedì 25 giugno 2026

Le mie canzoni preferite (Giugno 2026)

Ecco la lista dei brani che più ho ascoltato ed apprezzato questo mese. Canzoni che ho udito da varie stazioni radiofoniche via Web, da siti specializzati in ambito musicale e/o da classifiche di gradimento professionali e non. Pezzi e componimenti di ultima uscita di generi musicali di mia preferenza.

Bruno Mars - Risk It All: Ultimamente poche sue canzoni, soprattutto in coppia, sono riuscite a fare breccia (praticamente nessuna), ci riesce questa, banale ma intensa.
Fulminacci - Maledetto me: A parer mio doveva essere lui il vincitore dell'ultimo Sanremo, comunque questa canzone non è a quel livello, ma discretamente apprezzabile.
Sombr - Potential: Messosi in luce lo scorso anno, tanto da sfiorare un "Saba Music Awards", si conferma quest'anno, continua così! C'è ancora del "potenziale" da esprimere.
Olivia Rodrigo - Drop Dead: Dai tempi di "Vampire" (2023) la "morte" la segue, ma di pari passo anche il talento, non del tutto ancora espresso, ma che quando vuole fa "gol".
Conan Gray - The Best: Nel 2024 "Lonely Dancers" lo lanciò, ora la consacrazione, è da tenere d'occhio questo ragazzo che conquista con questa bella e malinconica canzone.
OneRepublic - Need Your Love: Una band che fa sempre piacere ascoltare, non capita spesso ultimamente, ma ogni tanto qualcosa di buono come questa canzone esce.

venerdì 29 maggio 2026

I film del mese (Maggio 2026)

Ecco la lista dei film visti questo mese. Scelte o meno, pellicole visionate dalle piattaforme streaming a mia disposizione (a pagamento o meno), ovvero da Netflix, Sky e Prime Video, da Mediaset Infinity (compreso Plus), Paramount Plus e RaiPlay, a infine Disney Plus, TimVision e occasionalmente YouTube. Sporadicamente anche da Apple Tv Plus, Pluto TV e siti vari (anche non legali). Lo speciale cinematografico del mese è incentrato sull'animazione giapponese, con la seconda parte della rassegna "Anime Japan".

Buen camino (Commedia 2025) - L'ultimo film di Luca Medici a distanza di anni da Tolo Tolo resta pienamente dentro il genere‑Zalone: un protagonista volutamente sgradevole, costruito su ignoranza, cafoneria ed egoismi nazional‑popolari, inserito in una storia leggera che punta dritta al sorriso. Il Cammino di Santiago offre una cornice visiva sorprendentemente curata, quasi in contrasto con la semplicità della trama, mentre l'umorismo alterna cliché familiari, battute politicamente scorrette e momenti di irriverenza che ricordano i suoi film più riusciti. Il rapporto padre‑figlia dà un minimo di struttura emotiva, anche se resta superficiale e subordinato al solito egocentrismo del personaggio. Si ride meno rispetto ai picchi del passato, ma alcune trovate funzionano ancora e la canzone finale è probabilmente il vero colpo di genio. Non il miglior Zalone, ma un intrattenimento solido, pensato per chi vuole novanta minuti di leggerezza e conferma che il suo modello comico continua a reggere. Voto: 6+

The Beautiful Game (Dramma/Sport 2024) - Un film sincero ma irrisolto: racconta con calore la Homeless World Cup e il valore delle seconde possibilità, sostenuto da un Bill Nighy credibile e misurato. Il messaggio sociale funziona e alcuni spunti (come le dinamiche di emarginazione "al contrario") aggiungono un tocco di originalità. Tuttavia la sceneggiatura resta prevedibile, lenta e spesso troppo indulgente, con dialoghi poco incisivi e sequenze calcistiche poco ispirate. Il buonismo affiora più volte, smorzando l'impatto emotivo, e l'auto‑doppiaggio della Golino risulta straniante. Anche il ritmo, soprattutto nella seconda metà, fatica a mantenere l'attenzione. È una visione positiva e accessibile, capace di emozionare a tratti, ma priva della profondità e dell'energia necessarie per distinguersi davvero nel genere. Voto: 6

The Electric State (Sci-fi/Commedia 2025) - Un blockbuster fantascientifico visivamente curato ma povero di personalità. L'estetica rétro anni '80‑'90 funziona, gli effetti speciali sono solidi e l'avventura scorre, ma la sceneggiatura procede per situazioni prevedibili e già viste. I villain risultano deboli, i personaggi poco incisivi e il tono, pensato per un pubblico molto giovane, smorza qualsiasi potenziale inquietudine del materiale originale di Simon Stålenhag. Il cast fa il possibile, ma Stanley Tucci e Giancarlo Esposito sono sprecati e Millie Bobby Brown non lascia il segno. Ne nasce un film che intrattiene a tratti, senza però trovare una vera identità. Voto: 5,5

Chupa (Avventura/Sci-fi 2023) - Un family movie dolce ma molto derivativo, che guarda apertamente a classici come E.T. senza riuscire a replicarne davvero (o minimamente) la magia. La trama procede su binari prevedibili e i rapporti familiari, pur potenzialmente interessanti, restano solo accennati. La CGI del cucciolo è modesta e toglie un po' di fascino alla creatura. Il villain è innocuo e non crea mai una vera minaccia. A funzionare davvero sono i momenti più teneri e l'ottima prova di Demián Bichir, che dà calore a un racconto altrimenti semplicissimo. Il messaggio sull'accettazione di sé e delle proprie origini è sincero e arriva con chiarezza. Il target è chiaramente molto giovane, e questo limita la profondità emotiva. Nel complesso: carino per bambini, ma trascurabile per chi cerca qualcosa di più solido o originale. Voto: 5

La vita va così (Biografico/Commedia 2025) - Il film parte da una storia vera potente, ma la trasforma in una commedia grottesca che finisce per diluire proprio ciò che avrebbe potuto renderla memorabile. Il messaggio c'è ed è chiaro, ma la sceneggiatura si perde tra toni surreali, personaggi ridotti a macchiette e una seconda parte meno incisiva. Riccardo Milani valorizza paesaggi e atmosfere, il cast funziona (con prove sorprendenti anche da attori solitamente comici, Virginia Raffaele su tutti) e il film scorre senza annoiare, ma resta l'impressione di un'occasione solo in parte sfruttata. Una commedia agrodolce piacevole, sincera, ma lontana dall'essere davvero incisiva. Voto: 6

Oi vita mia (Commedia 2025) - Film che segna (dopo il mediocre Come può uno scoglio) un passo avanti per Pio e Amedeo, qui al debutto alla regia, che scelgono di smussare la loro comicità più sguaiata per raccontare una storia di buoni sentimenti, convivenza forzata e fragilità umane. L'ambientazione nel Gargano dona respiro e calore, mentre la presenza di Lino Banfi (tenero, crepuscolare, sorprendentemente incisivo) aggiunge spessore emotivo al racconto. La commedia alterna leggerezza e malinconia con una maturità inedita per il duo, sostenuta da una regia semplice ma efficace e da una sceneggiatura che scorre bene, pur con qualche pausa e qualche battuta facile. Non è un film eclatante, ma intrattiene, diverte e, soprattutto nella seconda parte, trova una sensibilità sincera che lo distingue dalle loro prove precedenti. Voto: 6

War Machine (Azione/Sci-fi 2026) - Un fanta‑action che parte come war‑movie, attraversa un addestramento alla Full Metal Jacket e poi deraglia in un survival fantascientifico alla Predator. La storia è piena di cliché militari e personaggi poco sviluppati, ma il ritmo è solido e non lascia spazio alla noia. Le sequenze con il robottone sono ben realizzate e Hughes dirige con energia, sfruttando location suggestive e un'estetica anni '80 piacevole. Ritchson regge bene il ruolo, anche se attorno a lui c'è poco da ricordare. Derivativo e prevedibile, ma come intrattenimento muscolare funziona più del previsto. Un prodotto Netflix che non sorprende, ma che fa il suo dovere. Voto: 6

giovedì 28 maggio 2026

Le serie tv del mese (Maggio 2026)

Ecco la lista delle serie tv e/o miniserie viste questo mese. Programmate o meno, opere visionate dalle piattaforme streaming a mia disposizione (a pagamento o meno), ovvero da Netflix, Sky e Prime Video, da Paramount Plus, Disney Plus e TimVision, sporadicamente anche da RaiPlay, Apple Tv Plus e siti vari (anche non legali).

One Piece (2a stagione) - La seconda stagione di One Piece su Netflix conferma la solidità del progetto senza superare davvero l'impatto della prima. Ritrova lo stesso equilibrio tra fedeltà, ritmo e spirito d'avventura, ampliando il mondo narrativo con nuove isole, nuovi personaggi e una ciurma sempre più affiatata. Le dinamiche interne funzionano bene, le new entry sono convincenti e l'atmosfera resta quella di un viaggio genuino e divertente. Allo stesso tempo emergono limiti più evidenti: gli effetti speciali sono altalenanti, alcuni combattimenti risultano meno incisivi e certe scelte estetiche o di montaggio appaiono discutibili. L'abbondanza di cameo e anticipazioni, pensata per i fan, rischia di spezzare la coerenza e di rendere la stagione meno autonoma. Anche la compressione narrativa sacrifica alcuni personaggi e rende il racconto meno compatto rispetto alla prima stagione. Pur senza un vero salto di qualità, la serie mantiene intatto il suo fascino e prepara con cura la strada verso Alabasta. È un capitolo solido, piacevole e rispettoso dell’opera originale, che conferma la tenuta del live‑action senza replicare del tutto l'effetto sorpresa dell'esordio. Voto: 7,5

Glaskupan: La cupola di vetro (Miniserie) - Firmata da Camilla Läckberg, parte da un'idea forte e da un passato traumatico che dovrebbe dare profondità alla protagonista. L'autrice inserisce anche temi femministi e razziali, smontando l'immagine di una Svezia placida e impeccabile. Ma l'esecuzione non regge il peso delle ambizioni. Il racconto procede con personaggi poco definiti, interpretazioni corrette ma raramente memorabili e un'indagine costellata di ingenuità narrative. La tensione è intermittente, i depistaggi si riconoscono subito, il movente del rapitore convince poco e persino l'ambientazione nordica (solitamente un punto di forza) qui aggiunge meno atmosfera del previsto. Qualche merito c'è: l'impronta noir funziona, la protagonista Lejla è ben diretta e l'indagine psicologica sui traumi ha un suo spessore. Ma la trama resta prevedibile, priva di veri colpi di scena, e la protagonista finisce per apparire più ingenua che brillante, incrinando la credibilità dell'intero impianto. Chi ama il nordic noir potrebbe trovarvi qualche suggestione, ma chi si aspettava un thriller all'altezza del nome della Läckberg rischia di restare freddo quanto il paesaggio che lo circonda. Voto: 5

Big Sky (2a stagione) - La seconda stagione della serie televisiva thriller poliziesca statunitense creata da David E. Kelley resta nei binari della sufficienza, ma perde quel minimo di tensione che rendeva la prima stagione (pur banale) sorprendentemente appassionante. Qui la banalità rimane, mentre l'appassionante svanisce. La serie prova ad allargare il mondo narrativo con un intrigo più corale, un incidente sospetto e un carico di droga, ma finisce per disperdere il focus in troppe sottotrame e personaggi. Il ritmo c'è, i twist non mancano, e il cast fa il possibile per dare peso a una scrittura che spesso si rifugia nei cliché. Ma la gestione della lunga serialità mostra tutti i limiti della tv generalista: il ritorno forzato di volti noti, la formula semi‑antologica, la necessità di rilanciare continuamente senza una vera direzione. Si guarda senza fatica, certo, ma anche senza particolare coinvolgimento. Un thriller che intrattiene, non entusiasma, e che conferma come Big Sky sappia funzionare solo a metà. Voto: 6