venerdì 25 settembre 2020

Le serie tv del mese (Settembre 2020)

Fondata più di vent'anni fa, ma solo ultimamente (negli ultimi cinque anni) ha cominciato ad inserirsi nel mercato della distribuzione via internet di film, serie televisive e altri contenuti d'intrattenimento a pagamento, eppure è diventata velocemente regina indiscussa (anche se altre e nuove piattaforme lentamente aumentano e cominciano a ben carburare). Parlo ovviamente di Netflix, che non solo in termini di quantità non è seconda a nessuno, ma anche in termini di qualità è in grado di esprimersi a grandissimi livelli. In questi anni molte le serie eccezionali (perché di film al momento non allo stesso grado) prodotte, di queste molte ancora mi mancano, tuttavia ad alcune impossibile resistere e non vedere, soprattutto dopo tante pubblicità, chiacchiere e tran tran mediatici (Stranger Things fenomenale). Negli anni infatti ne ho viste alcune, vederle tutte difficile, scaricarle tutte ancor di più, difatti ribadisco che non ho mai sottoscritto l'abbonamento, ma che ho usato metodi "alternativi" per farlo (non me ne vogliano tutti gli altri, però era l'unico modo, avendo Sky già da pagare), alcune che ho tanto apprezzato. Una è qui (con la sua seconda stagione e con una terza già pronta), in questo post mensile che ne racchiude quattro della suddetta piattaforma streaming (parlo ovviamente di Dark). Le altre, a parte Black Mirror, che seguo dall'inizio e non potevo non vedere/recuperare, non avevo intenzione di guardare (per motivi diversi che molti sanno), ma ho deciso di farlo, rimanendone scottato soprattutto da un caso (parzialmente sorpreso dall'altro). Decisioni a parte, eccovi le recensioni.

Black Mirror (5a stagione) - Ben lontana dalla qualità dei suoi esordi, la serie Black Mirror torna, dopo una quarta stagione non del tutto disprezzabile e l'esperimento interattivo di Bandersnatch, con la sua quinta stagione, con un sensibile cambio di rotta rispetto al passato. Ritorna sì al formato classico, senza però riacquistare la stessa cattiveria e la stessa ispirazione di un tempo. Narrando infatti vicende poco complesse e concentrate maggiormente sull'umanità e sui drammi dei suoi protagonisti, la nuova stagione di Black Mirror dimostra di non essere in grado di osare e sconvolgere come un tempo. Tra i difetti (trame e personaggi dal debole approfondimento), la serie mostra qualche pregio, una buona capacità di intrattenimento, la qualità delle interpretazioni (Anthony Mackie in primis) e il fatto di aver annullato quello scarto temporale che ci separa da un futuro tecnologico mostrato nei primissimi episodi, rendendo le questioni etiche ancora più attuali e inquietanti. Nonostante ciò rimane un prodotto ben confezionato e poco più, questo è Black Mirror adesso, che si prende pure il lusso di deludere. Delude nel complesso difatti questa stagione, nuovamente disponibile su Netflix e con Charlie Brooker al timone, che si salva dal baratro grazie e paradossalmente al terzo episodio dei tre complessivi, quello più criticato. Il primo episodio è infatti un racconto di amicizia in cui il contesto tecnologico diventa più che altro una scusa per narrare la vicenda, che non avrebbe avuto bisogno di un'ora intera per essere sviluppata. Non è certamente la peggior puntata della serie (apprezzabile è il citazionismo nei confronti dei picchiaduro, con tanto di riferimenti ai vari Tekken e Street Fighter, condensati nel fittizio Striking Vipers nel cui mondo virtuale si rifugiano i protagonisti), ma si può facilmente collocare tra quelle non memorabili (una puntata alla San Junipero, ma di livello molto molto inferiore). Smithereens è il secondo tassello narrativo, il più lungo dei tre e forse quello che fa maggiore affidamento sugli attori. In particolare, per quasi tutto il minutaggio la puntata è sorretta dal talento di Andrew Scott. Il problema è che oltre all'interpretazione del protagonista c'è ben poco, perché la pericolosità della dipendenza dai device mobili è tutto eccetto un'idea illuminante e soprattutto ciò che succede non ha nulla a che vedere con la pervasività tecnologica ma solo con una crisi in tutto e per tutto umana. Il terzo e ultimo episodio della stagione, in maniera antitetica rispetto al precedente, si concentra su un'idea già ampiamente utilizzata sia dalla fantascienza contemporanea sia dalla stessa Black Mirror, perché la migrazione della personalità di un individuo in un involucro artificiale era già stata sviluppata in maniera infinitamente più complessa in Be Right Back. Rachel, Jack and Ashley Too è stato l'episodio protagonista della campagna promozionale della stagione per via della presenza di Miley Cyrus e sebbene non racconti nulla di originale riesce a essere lo specchio migliore della Black Mirror di questi ultimi anni: idee molto semplici (o già viste) e sviluppate in un modo meno cupo, che in questo caso si aggira dalle parti della favola e del coming of age, decisamente simpatico (e non solo, tematiche per riflettere). Ma ovviamente non basta, e alla fine resta da dire che Black Mirror praticamente non c'è più. Voto: 5 [Qui Trailer e più dettagli]

lunedì 21 settembre 2020

Le mie canzoni preferite (Agosto-Settembre 2020)

Dopo la parentesi musicale dedicata a La mia compilation anni '90, torna il post sulle mie canzoni preferite del periodo, in questo caso nel suo maxi formato, due i mesi di produzione infatti che rientrano nella lista che saluta l'estate musicale appena trascorsa. In tal senso, nessun tormentone in lista, dopotutto avevo già pronosticato nello scorso post inerente anche ai tormentoni, che a vincere l'estate fosse Ciclone, e nessuno a parer mio è riuscito a superare (e non venitemi a dire che c'è riuscito Jerusalema, che faccio brutto). L'autunno è difatti alle porte, anche se il clima mite continua, ma fortunatamente una bella ventata d'aria fresca è arrivata, è quella delle nuove canzoni e della nuova stagione musicale, terminata con la vittoria (immeritata, soprattutto per la migliore canzone dell'anno, Rain on me, decisamente sopravvalutata) di Lady Gaga. Tuttavia la mia stagione si chiuderà a novembre e vedremo chi saranno i vincitori del 2020. Adesso però pensiamo ad ora, alle canzoni mie preferite degli ultimi due mesi (la playlist completa da Youtube la trovate qui).

In lista non tanto per la canzone, Dua Lipa è in grado di fare molto meglio,
quanto per il video, un video animato fantasmagoricamente "allucinato"

mercoledì 16 settembre 2020

I film del periodo (1-15 Settembre 2020)

Mi è capitato così per caso di vedere un film horror, anzi meglio, un collage di tre cortometraggi, settimane fa, ma mi ha deluso, cosicché ne parlo qui nell'introduzione alle pellicole viste in queste prime settimane di settembre, che vi aspettano dopo questo piccolo commento ad appunto un film, un horror ad episodi (dal titolo Three... Extremes) nel complesso deludente. Un film che, mescolando il talento di tre registi estremi del cinema orientale, Fruit Chan (personalmente sconosciuto), Park Chan-wook (il gran regista di Old Boy) e Takashi Miike (che non si può non conoscere), racconta storie di disperati. Il primo, "Dumplings" di Fruit Chan, è assolutamente da dimenticare, soporifero e noioso oltre i limiti ammessi dal genere horror, perché nonostante la crudezza del plot (una donna s'inventa una cuoca di feti promettendo l'eterna giovinezza) e quindi dell'episodio stesso, esso è inutile, senza né capo né coda. Il secondo, "Cut" di Park Chan-wook, non convince dal punto di vista del plot che sembra riprendere la serie "Saw" con la variante di uno stile un po' pazzoide tipicamente asiatico (il tema della vendetta portata avanti tramite una tortura atroce da una comparsa ai danni del regista che ha la colpa di essere troppo "buono", mah). Rispetto al primo episodio si salva grazie ad una regia eccellente che rende questa seconda parte ineccepibile almeno dal punto di vista visivo. Il terzo, "Box" di Takashi Miike, è sicuramente il migliore dei tre, ma neanche questo riesce a raggiungere la sufficienza, perché il regista dirige sì l'episodio con grande stile ma rallenta in maniera eccessiva l'azione, riesce sì ad essere inquietante andando nel profondo della mente umana, ma annoia e non appassiona (tramite dei flash scopriamo il perché dello stato catatonico della protagonista causa di un incidente capitato alla sorella nell'infanzia). Nel complesso quindi mediocre, anzi, pure trascurabile. Talento insomma, qui, sprecato, perché poi basta vedere alcuni film, di Chan-wook e Miike soprattutto, per rendersi conto della loro smisurata bravura.

SEMAFORO VERDE PER...
Pinocchio (Fantasy/Avventura 2019) - Matteo Garrone è uno dei più importanti registi italiani di oggi, ed è giusto attendere (anche e soprattutto dopo Dogman) tanto da un suo nuovo film, e le aspettative non vengono deluse. Nonostante non fossi entusiasta della sua scelta di riportare sullo schermo la fiaba di Carlo Collodi, nonostante non mi sia interessato al progetto come ai precedenti devo ammettere che, la pellicola mi ha piacevolmente sorpreso, perché, anche se resterà probabilmente un'opera minore nel percorso del regista come già lo era Il racconto dei racconti, al tempo stesso questo Pinocchio (vincitore di 5 David di Donatello a fronte di 15 candidature all'edizione 2020) può contare su qualità visive (nonché sonore) e di sostanza tutt'altro che disprezzabili. Purtroppo il regista sconta la circostanza di arrivare tardi a dirigere un adattamento fedele al libro che non può avvalersi della libertà di invenzione di altre versioni precedenti, e questo lo rende meno originale, meno memorabile nel complesso rispetto alla versione di Luigi Comencini, che resta probabilmente la migliore in assoluto pur essendo girata per la televisione. Il regista si avvale della collaborazione dell'attore Massimo Ceccherini per lo script, sicuramente fedele allo spirito e anche alla lettera, per quanto possibile, di Carlo Collodi: la narrazione si dipana in maniera episodica, in maniera abbastanza fluida, con alcune scelte insolite come la Fata Turchina sdoppiata in una versione da bambina e una da adulta. Alcuni personaggi come Mangiafoco fanno una comparsa piuttosto rapida e forse avrebbero necessitato di più spazio, in una galleria di comprimari dove spicca senz'altro il Geppetto reso da Roberto Benigni senza eccesso di istrionismo e con un calore umano sempre tangibile (bravissimo secondo me pure Teco Celio nei panni del Giudice Gorilla). Il Pinocchio che sta al centro del racconto non ha l'incisività e il colore di quello del 1972, ma il regista riesce comunque ad inscrivere il suo romanzo di formazione in una prospettiva moderna a cui giovano i numerosi tocchi realistici presenti soprattutto nella scenografia. E la fotografia riesce a disegnare con la luce quadri tutt'altro che privi di fascino e reminiscenze pittoriche che ammaliano l'occhio dello spettatore. Quindi nel complesso un film forse parzialmente risolto ma che merita sicuramente una visione. Voto: 7 [Qui Trailer e più dettagli, Qui Scheda]

venerdì 11 settembre 2020

The Mandalorian (1a stagione)

Il miglior prodotto Star Wars degli ultimi anni, migliore anche di Rogue One e dell'intera nuova trilogia (anche se di questa mi manca ancora l'ultimo tassello), questo è The Mandalorian (nota anche come Star Wars: The Mandalorian), la prima serie televisiva live action ambientata nell'universo di Guerre Stellari. La serie infatti, distribuita sulla piattaforma streaming Disney Plus dal 12 novembre 2019, data di lancio del servizio negli Stati Uniti, e da marzo scorso in Italia (lanciata da Italia 1 con la sola prima puntata ma disponibile interamente in esclusiva dalla suddetta piattaforma), lascia senza fiato. The Mandalorian, ambientato dopo le vicende de Il Ritorno dello Jedi e 25 anni prima de Il Risveglio della Forza e del suo sequel ovviamente, Gli ultimi Jedi, è un western futuristico dove tutti sono brutti, sporchi e cattivi, dove il deserto (sia fisico che metaforico) la fa da padrone, dove i saloon sono pieni di feccia proveniente da ogni parte della galassia, dove rischi la vita ogni giorno e dove sparatorie e tradimenti sono il pane quotidiano. È un futuro già vecchio in cui la più moderna delle tecnologie è già polverosa, dove si parla poco e si agisce molto, in cui nonostante le disavventure, l'Impero, i tradimenti, tutto è bellissimo. Se The Mandalorian funziona molto, si deve alla buona sceneggiatura scritta a otto mani da Jon Favreau (anche ideatore), Dave Filoni, Christopher Yost e Rick Famuyiwa, capaci di portare sul piccolo schermo tutti gli elementi che hanno decretato il successo di Star Wars, aggiungendo una storia avvincente (fatta di tanti piccoli step talmente banali e didascalici da fare il giro e risultare, nonostante tutto, incredibilmente affascinanti) e un protagonista accattivante. A cui si somma la brevità degli episodi, condensando così in poco più di mezz'ora l'azione che non perde (quasi) mai di intensità. La serie ha una linearità d'altri tempi, un crescendo emozionante e una regia cristallina, affidata a sei filmmaker diversi (tra cui spicca Taika Waititi, regista del finale di stagione) per gli otto Capitoli complessivi.

martedì 8 settembre 2020

[Games] Frictional Games (Penumbra Saga & Soma)

In cerca d'avventure grafiche o cose simili, mi sono imbattuto mesi fa in Soma, un survival horror a tema fantascientifico. Un gioco neanche a farlo apposta prodotto e sviluppato dalla Frictional Games, la stessa di Amnesia, a cui giocai (entrambi i capitoli) l'anno scorso, che mi piacquero abbastanza, bello soprattutto The Dark Descent, e quindi di buona qualità, e perciò da comprare. Amnesia tuttavia ha sempre avuto un fratello maggiore, ossia Penumbra, trilogia horror composta da due giochi regolari e un'espansione, ma al tempo preferii non approfondire, però neanche a farlo apposta a disposizione con Soma (da Steam) c'era la possibilità (con pochi euro in più) di una collection completa di Penumbra, e così ne ho approfittato. Ma le coincidenze non sono finite qui, un nome e cognome accomuna Amnesia e Penumbra (e soprattutto i primi capitoli delle due saghe), e di conseguenza la società svedese produttrice, se si parla di giochi ispirati ai suoi racconti/romanzi infatti, non si può non pensare immediatamente alla Frictional Games, e colui è ovviamente H. P. Lovecraft, neanche a farlo apposta celebrato giorni fa (da me, con la recensione di Color Out of Space, adattamento del romanzo omonimo, e da molti altri) in occasione del 130° anniversario dalla sua nascita. Forte di queste coincidenze, divenute non più coincidenze alla terza volta, ho giocato a questi quattro titoli/giochi, ecco com'è andata.

Penumbra: Overture - Se Amnesia: The Dark Descent era, almeno in parte, ispirata al racconto L'estraneo (The outsider) di H. P. Lovecraft, al romanzo Lux Tenebras, sempre dello scrittore di Providence, è ispirato questo gioco, questo primo capitolo di una serie originariamente pensata come trilogia, divenuta poi duologia, anche se con un'espansione del secondo che idealmente la chiude, nonostante il terzo non continua la storia cominciata con Overture e proseguita con Black Plague. A proposito di storia, uno dei difetti è il fatto che, a parte che la suddetta è comunque basilare (un figlio a seguito di una lettera del padre scomparso misteriosamente si reca in Groenlandia per cercarlo e si ritrova intrappolato in una miniera abbandonata), costei nel primo capitolo è inconcludente. Infatti non si scopre quasi nulla di ciò che è successo nella miniera né tantomeno al padre di Philip (Howard), tuttavia si scoprono alcuni dettagli che andranno poi uniti con ciò che verrà scoperto nei due "titoli" successivi. Il gioco si concentra molto poco sulla storia, essa diventa più che altro un pretesto per cominciare il gioco, non un vero e proprio pilastro portante, che invece è costituito dal gameplay. Se da una parte è una cosa corretta in un survival horror, la cosa è forse fin troppo marcata in Overture e finisce per lasciarti il senso di incompiutezza in assenza (in quel momento) dei due sequel, cosa che non dovrebbe teoricamente succedere in un videogame. Quando la Frictional ha sviluppato Penumbra, comunque, era ancora parecchio inesperta ed è in qualche modo comprensibile un errore simile, che comunque non mina eccessivamente all'esperienza di gioco, nonostante la rende forse meno coinvolgente. Il gioco è vecchiotto (2007) e dal punto di vista tecnico questo si sente molto. Nonostante ciò, le atmosfere riescono ad essere parecchio ansiogene, in alcune circostanze, con ambienti bui e lugubri, dove l'unica cosa che ti accompagna è la musica inquietante e il ruggito dei cani rognosi che vogliono solo sbranarti senza motivo apparente. Questo quindi ci porterà a nasconderci in zone buie per eludere l'essere di passaggio, creando così tipici scenari di un gioco stealth. Nell'ambiente si può interagire con quasi tutti gli oggetti presenti, afferrandoli, lanciandoli, spostandoli. Inoltre, il gioco è incentrato su alcuni enigmi, quando più quando meno complessi, per certi versi divertenti e coinvolgenti, per altri snervanti e noiosi. Se a ciò di "sbagliato" ci aggiungiamo un livello di IA (dei nemici) non particolarmente elevato, ecco che i difetti si fanno sentire di più. I punti di debolezza di Penumbra: Overture, dovuti probabilmente all'età, non impediscono comunque di godere delle atmosfere di paura tipiche della Frictional, che rendono il gioco una perla da possedere assolutamente se si è fanatici dell'horror, senza però aspettarsi il survival definitivo. Voto: 6,5 [Qui Trailer e più dettagli]

venerdì 4 settembre 2020

[Cinema] David Lynch Filmography

Detto e ribadito che di David Lynch avevo al massimo spizzicato alcune visioni, dei due suoi film più "commerciali" per esempio, ma prontamente visti interamente negli ultimi mesi, parlo ovviamente di Cuore Selvaggio e Dune, era più che dovuto che altri avrei recuperato, non bastasse in tal senso una Promessa cinematografica inerente all'anno in corso. Ebbene, dopo averne visti (letteralmente) di tutti i colori, posso ora affermare che David Lynch è un regista incredibile, così tanto che quasi non fa per me. Ora, questo non vuol dire che i suoi film non mi sono piaciuti per niente, anzi, oltretutto (anche se è una serie, però non sono sicuro) Twin Peaks (soprattutto le prime stagioni che la serie sequel recente) ho dannatamente adorato (penso sia questo il suo miglior lavoro) ma è così strano il suo cinema e la sua visione che in crisi mette (e comunque esprimere un giudizio obbiettivo o in termini di numeri è tremendamente difficile, tanto che il voto "politico" è forse l'unico mezzo). Tuttavia con lui non è stato affatto tempo perso, però vedere questi 4 film in poco più di 2 settimane è stato, seppur affascinante, decisamente pesante. I prossimi suoi film che vedrò, perché alcuni ancora mi mancano, saranno perciò a distanza di tempo, la mia psiche potrebbe non reggere a fare ciò che ho fatto per fare questo post, vedere appunto quattro dei suoi film in una botta sola, per di più quattro dei suoi più controversi e chiacchierati. A parte gli scherzi, davvero difficile è parlare, ancor più scrivere, dei film del regista statunitense, ma l'ho fatto e spero di non pentirmene o di aver turbato i suoi tanti estimatori.

Eraserhead - La mente che cancella (Horror/Grottesco 1977) - L'opera prima di David Lynch (che ha avuto pure un gestazione piuttosto complicata) contiene già i prodromi di quello che sarà il suo cinema, fatto di visioni surreali e personaggi inquietanti che danno vita ad un Mondo tanto affascinante quanto stralunato. Ma aldilà di un messaggio autobiografico sulla paura (o meglio, il terrore) di diventare genitore non c'è molto altro da leggere in questo dramma orrorifico, perché alla fine la pellicola è un compendio di incubi ad occhi aperti misto ad un pugno di dialoghi deliranti messi in fila senza un vero filo logico. Ma il vero protagonista del film, più che il bravo Jack Nance ed il suo faccione stranito che attraversa tutta la storia senza darci punti di riferimento, è il suo terrificante figlio deforme: un essere sconvolgente dalla testa di vitello e difficile da dimenticare, realizzato impeccabilmente anche a livello tecnico. E quindi originale, onirico, simbolico, inquietante, enigmatico, impenetrabile, a questo film (uno dei film più angoscianti e disturbanti che abbia mai visto, anche se in certe fasi mi ha purtroppo portato quasi all'ilarità) potremmo associare moltissimi aggettivi, però personalmente non riuscirei a definirlo capolavoro, in quanto per esser tale dovrebbe avere un consenso ampio sia tra il pubblico sia tra la critica e questo film sembra soddisfare più quest'ultimi (e comunque non è un film perfetto, è decisamente lento e pure a tratti ripetitivo). Nonostante tutto il film merita di essere visto, sia per l'originalità sia per la capacità del regista di rendere il film una pura rappresentazione di un sogno, sensato quando lo viviamo durante il sonno e incomprensibile ripensandoci al risveglio. Un film in ogni caso a cui viene difficile dargli un voto, anche perché non è un film che si può giudicare in maniera tradizionale o razionale, però devo e questo è. Voto: 6,5 [Qui Trailer e più dettagli, Qui Scheda]

lunedì 31 agosto 2020

I film del periodo (14-31 Agosto 2020)

Se non lo sapevate il 1° Agosto del 1981 nasceva MTV, da quel momento il mondo della musica e della TV cambieranno per sempre. E così a quasi quarant'anni da quel giorno, da sabato 1 agosto e poi a rotazione, Blaze (in esclusiva su Sky al canale 124) ha proposto La nascita di MTV, un documentario (prontamente visto, anche se a distanza di molti giorni) che ripercorre la genesi dell'emittente che ha rivoluzionato la musica e il modo di seguirla in tv, lanciando artisti, mode e stili. Un nuovo linguaggio, un nuovo mondo quello di MTV, a partire dal logo e dalla famosa scena dello sbarco sulla Luna che lanciò le trasmissioni. E l'idendità di MTV fu subito ben definita anche grazie al primo video musicale trasmesso. Si tratta di Video Killed The Radio Star dei britannici The Buggles, a segnare una nuova stagione. Bastò poco perché il canale diventasse il punto di riferimento culturale per intere generazioni oltre che vetrina privilegiata per le star che ambivano a esserne ospiti. E proprio artisti del calibro di Sting, Eurythmics, Brian Ferry e Billy Idol raccontano La nascita di MTV per dare il proprio punto di vista sulla sua storia. Alle interviste si aggiungono poi immagini di archivio e interventi di autori e VJ che hanno dato vita un brand icona della cultura pop degli ultimi quarant'anni. Insomma un qualcosa di decisamente interessante, da vedere certamente e sicuramente da consigliare a tutti, anche perché canale musicale simbolo di una generazione, la mia, la vostra. Detto questo passiamo ai film da me visti da prima di Ferragosto ad oggi, tanti e diversi, in tutti i sensi.

SEMAFORO VERDE PER...
Yesterday (Romantico/Musical 2019) - L'idea di base (seppur non originale) è a dir poco geniale (Yesterday gioca e scherza con il pubblico nel creare un universo alternativo in cui i Fab Four non sono mai esistiti, assurdo, vero?). Danny Boyle si cimenta egregiamente con la fanta-commedia non mancando di darle sempre il suo istrionico tocco personale come i titoli delle canzoni che scorrono sullo schermo. Ne viene fuori un film particolare, magari non un capolavoro, ma che diverte, che fa ridere, che si fa seguire con interesse ed a tratti che commuove pure (la scena in cui il protagonista incontra John Lennon, è Robert Carlyle a prestargli il volto). Nella prima parte le citazioni alle canzoni dei quattro capelloni di Liverpool sono numerose e spassose e davvero azzeccata è l'idea di rendere tutto più realistico inserendoci come interprete Ed Sheeran (che tra l'altro non se la cava affatto male). Poi nella seconda le musiche dei Fab Four dilagano coinvolgenti come le trovate storiche tipo il concerto sul tetto di un edificio, sono tutte citazioni che fanno piacere soprattutto a chi ha qualche annetto e ricorda quei tempi (ma anche a chi non li ha e conosce solo le loro stupende canzoni), soprattutto fa riflettere una frase che viene detta: come sarebbe peggiore il mondo senza le canzoni dei Beatles (e come sarebbe migliore senza le sigarette, senza Coca-Cola od Harry Potter invece non saprei). Purtroppo l'immancabile storia d'amore (seppur nella loro ingenuità apprezzabile è la loro alchimia/rapporto, tra Himesh Patel, nel cast del nuovo film di Christopher Nolan Tenet, e la solita brava e bella Lily James) risulta un po' lunga e stucchevole e rallenta il ritmo della narrazione ma tra musiche e storia è un film che alla fine si promuove a pieni voti. Un film (una commedia romantica condita di tanta musica, ma comunque senza sfociare nel musical, non è un film sulle canzoni dei Beatles, non è un Across the Universe per intenderci) che trasmette (un grazie va allo sceneggiatore Richard Curtis) la gioia e la connessione che sa dare la musica e trasmette l'importanza dei sentimenti e dell'amore come unica vera bussola nella vita. Semplice, senza grosse pretese, ma efficace. Voto: 7 [Qui Trailer e più dettagli, Qui Scheda]

giovedì 27 agosto 2020

Le serie tv del mese (Agosto 2020)

C'era un tempo in cui vedevo tutte le serie che mi capitavano di mano, ossia quelle di Fox e di tutti gli altri canali di Sky, poi è arrivato Netflix e successivamente altre piattaforme, e ho dovuto per forza di cosa fare una selezione. Eppure nonostante ciò non sono riuscito a staccarmi da alcune serie che seguo ancora, ma che stanno per finire, o almeno me lo auguro. Ma al di là di ciò, l'anno prossimo sarà comunque un anno seriale diverso, molte serie momentaneamente accantonate avranno infatti finalmente visione. Non anticipo i titoli, ma c'è parecchia roba (a quanto si dice) buona, anzi, buonissima. Prima di ciò, c'è però ancora molto da vedere, sia prima della fine dell'anno che delle classifiche finali, ci sono per esempio le serie viste in questo caldo mese d'agosto, serie che qualcosa han regalato e lasciato.

Westworld (3a stagione) - Una terza stagione che conferma l'eccezionalità dal punto di vista tecnico (anche se manca una colonna sonora memorabile come quella delle scorse stagioni, fatta eccezione per una stupenda cover di Space Oddity), con pochi altri rivali nel mondo televisivo (complessivamente ottimi gli effetti visivi, ma si sa che HBO non bada al risparmio in tal senso, come visto anche nella un po' deludente serie His Dark Materials). In questa stagione è però venuta meno la struttura portante dello show (che muta e si sposta al di fuori dei parchi), lasciando l'impressione che i "nostri" androidi ormai abbiano poco da dire. Anche perché ora più che mai la serie mette al centro il tema del libero arbitrio, ma lo fa spostando lo sguardo dagli "host" agli umani, chiedendosi quanto sia giusto barattare la privacy e la libertà di scelta delle persone in nome di una maggiore sicurezza per tutti, trattare il mondo come un software in cui correggere ogni anomalia che ne mini il funzionamento. Temi certamente interessanti e per certi aspetti, come la gestione dei dati personali, molto contemporanei, ma mancano della profondità che aveva caratterizzato le stagioni precedenti, inclusa la (criticata, eccessivamente a parer mio) seconda. Comunque questa nuova stagione parte subito con dei ritmi molto serrati, anche per via di Dolores (sempre splendidamente interpretata da Evan Rachel Wood) e della sua crociata contro gli umani. La strada di Dolores però sarà costellata di vecchi e nuovi "amici", ognuno con il proprio tornaconto ma intenti a fermarla ad ogni costo (tra questi l'impassibile Serac, a capo di una società ancora più inquietante della Delos, tenacemente interpretato da Vincent Cassel). Ed è così che vengono abbandonate le atmosfere da spaghetti western e cappa e spada del passato, vengono abbracciate invece nuove tematiche orwelliane, non solo il controllo delle masse e il valore della libertà, anche il tenore dell'azione, che adesso abbraccia a tutto tondo quello dell'action sci-fi, quasi a trovarci di fronte ad una "scimmiottatura" (in senso buono) di Terminator. Infatti non che sia una brutta cosa, anzi, è proprio su questo aspetto che gran parte della serie (in cui comunque la riuscita degli episodi mantiene una qualità costante mediamente alta per una serie di questa portata) si regge, mettendo in scena quanto "annusato" con la fine della seconda stagione: lo scontro epocale (uno scontro d'impatto) fra Maeve e Dolores, ma in questo modo la serie non ha nulla di speciale rispetto a tanti altri prodotti simili. Il peccato più grande quindi, commesso in questa stagione 3, è stato sicuramente quello di rendere una serie straordinaria come Westworld qualcosa di normale, di lineare. Lineare perché gli autori Jonathan Nolan e Lisa Joy, dopo aver effettivamente calcato un po' troppo la mano con i "rompicapi" nella scorsa stagione, questa volta optano per qualcosa di più lineare. Il che non è un male, ma la serie privata della sua identità viene. Una serie che avrà una quarta stagione e delle premesse interessanti, dopo una terza che comunque si è difesa bene, ma voglio sperare che questa sia stata solo una fase di passaggio per arrivare a qualcosa di meglio. Voto: 6,5 [Qui Trailer e più dettagli]

giovedì 20 agosto 2020

Speciale H.P. Lovecraft - Color Out of Space (2019)

Ogni tanto ci capita di incappare in un déjà vu, fenomeno unico e particolare ma non raro, anzi, soprattutto in campo cinematografico (e in particolare negli ultimi anni) abbastanza frequente. E' quello che è capitato a me vedendo questo film, Color Out of Space, memore della visione di non pochi giorni fa del film della Notte Horror, ossia Space Vampires, ho notato alcune analogie, e in effetti molte sono le similitudini. Lo spazio (che è anche nel titolo), luogo immenso da dove provengono esseri "estranei", conseguentemente la minaccia aliena, con annessi fasci di luce colorata e strani fenomeni fisici/psicologici, e tanti altri piccoli dettagli, quali stesso genere, siamo sempre infatti dalle parti del fanta-horror. E tuttavia il gap (seppur non elevatissimo) tra le due pellicole c'è e si vede, nonché si sente. A fare la differenza non tanto il fatto che qui donne nude che se ne vanno in giro non ci stanno, neanche che siano state prodotte in epoche diverse, quanto il fatto che nonostante i due film siano entrambi basati su un romanzo/racconto, la differenza tra questi è sostanziale (di caratura, intensità ed ineluttabilità). Color Out of Space, come per alcuni sarà stato ed è facile intuire, è infatti basato su un racconto, Il colore venuto dallo spazio, di Howard Phillips Lovecraft, spesso citato come H.P. Lovecraft, non propriamente uno qualunque. Uno che, anche se non si è letti alcun romanzo o racconto (come me), non si può non conoscere, uno che, a 83 anni dalla sua morte continua ad essere fonte di ispirazione per artisti di tutto il mondo, lo è stato, lo è ancora, e questo nella letteratura così come nel cinema e nella musica (e non solo), uno che, sempre meriterebbe di essere celebrato, come oggi, che a 130 anni dalla sua nascita, viene onorato dalla cricca di blogger (tra questi ci sono anch'io) più cool della blogosfera. Ma dopotutto potevamo mica esimerci nel non decantare uno dei maggiori scrittori di letteratura horror di tutti i tempi? Assolutamente no, ed eccoci tutti qui (ovviamente tutti quelli che l'hanno voluto omaggiare, a fine post troverete tutte le direzioni di navigazione) a parlarvi delle sue opere, e delle trasposizioni filmiche che alcune di esse hanno avuto. Negli anni tantissimi, ma l'anno scorso ecco arrivare quello ad uno dei suoi racconti più celebri e meglio riusciti, già stato trasposto altre volte, ma mai con la carica visiva ed espressiva che è capace di sprigionare questa pellicola.

venerdì 14 agosto 2020

I film del periodo (1-13 Agosto 2020)

In anticipo questo mese, di due-tre giorni, non solo perché domani è Festa, e in tal senso buon Ferragosto a tutti, ma soprattutto perché settimana prossima, e più precisamente giovedì, ci sarà lo speciale su H. P. Lovecraft, che sarà poi l'unico post ad essere pubblicato nelle prossime settimane, tornerò infatti a pubblicare il 27. Ho pubblicato 4 post negli ultimi 10 giorni, compreso quello della Notte Horror, mi sembra giusto allentare leggermente, anche perché in questo lasso di tempo molti saranno in vacanza. Comunque, in un periodo (d'inizio agosto) in cui sono tornato al catalogo di Sky dopo l'ennesima incursione del cinema "televisivo" (quello precedente), mi sono ritrovato a vedere soprattutto film di fantascienza ed azione, e con un film in meno rispetto al solito, ecco sorprese e alcuni inciampi, spettacolo e vivacità. In ogni caso vi ricordo che avete tempo fino al 30 Agosto (qui il post) per votare l'header e richiedermi un film.

SEMAFORO VERDE PER...
Soldado (Thriller 2018) - Il grande salto in terra americana non scompone Stefano Sollima, capace di estrarre dal suo background (soprattutto) televisivo (Suburra era comunque gran cinema italiano) una serie di accorgimenti mirati a rendere Soldado, sequel ufficiale del Sicario di Denis Villeneuve, un film intricato il giusto e soprattutto efficace nell'equilibrare gli aspetti più adrenalinici con gli indispensabili intermezzi votati alla definizione dei protagonisti. Orfano delle incertezze morali di Emily Blunt, splendida protagonista del precedente intermezzo filmico, il regista romano affronta una sceneggiatura (rispetto al lavoro di Villeneuve) meno brillante dal punto di vista intimo, più votata all'azione in cui messa in scena e tensione sono rese in modo apprezzabile. Tuttavia i momenti di stanca purtroppo non vengono totalmente azzerati, rendendo la storia a tratti farraginosa seppur mai banale nel porre l'accento su tematiche di scottante attualità. Strumentalizzazione, insabbiamenti e definizione di un confine inesistente tra obiettivo finale ed etica consentono al cast (Benicio del Toro, Josh Brolin e Jeffrey Donovan ricoprono nuovamente i ruoli che avevano già interpretato nel precedente film, affiancati da Catherine Keener e Matthew Modine, nonché dalla giovane e bella Isabela Moner) di creare ingannevoli artifizi con consumata maestria. In vista del probabile terzo capitolo si lascia qualcosa di troppo in sospeso, insistendo inoltre su colpi di scena alla ricerca di un sensazionalismo di cui non si sente il bisogno. Soldado si lascia comunque apprezzare per solidità e coesione narrativa (efficacissima la colonna sonora di Hildur Guðnadóttir, la vincitrice dell'Oscar per quella composta per il film Joker), cesellato su uno script non proprio scorrevolissimo ma dalle rare sbavature, dopotutto la sceneggiatura è ad opera di Taylor Sheridan, lo stesso del Sicario originale, ma pure responsabile dei suggestivi Hell or High Water, e Wind River, qui pure regista, non uno qualunque insomma. Voto: 7 [Qui Trailer e più dettagli, Qui Scheda]