lunedì 28 febbraio 2022

I film del mese (Febbraio 2022)

Sapete già che da quest'anno non farò più un post apposito per gli Oscar, con le mie personali considerazioni, proprio quest'anno che dei 34 film più "importanti" ne ho già visti 5, e che altri (altri 5) ho recuperato questo mese ed altri ancora (altri 4) recupererò il mese prossimo, e poi successivamente, in modalità che ancora non ho deciso, altri ancora (e tutti dalle piattaforme in cui c'è disponibilità). Perché non c'è (dato che anche ciò è stato abolito) nell'elenco della Promessa cinematografica la lista completa, ma tutti i film nominati/candidati vedere voglio, e sempre vorrò. In tal senso, di tutte le categorie dell'Oscar 2022, solo in quella dei film d'animazione posso giudicare con più criterio, dato che dei 5 ne ho visti, anche contando quelli di questo mese, quattro, e infatti, vorrei che vincesse l'Oscar I Mitchell contro le macchine, non mi dispiacerebbe se lo vincesse Luca, ma penso che alla fine (ahimè) vincerà Encanto (fuori gioco Raya e l'ultimo drago). Posso comunque, ed inoltre, pronosticare dei premi tecnici a Dune, e non tecnici a Don't Look Up, mentre anche nessuno (dell'unico) ad È stata la mano di Dio. Degli altri Crudelia con i costumi ha molte chance, Il principe cerca figlio con trucco ed acconciatura invece poche. E tra i film più nominati e papabili, ritengo sopravvalutato Il potere del cane, e io spero non venga smentito. Infine tra i migliori film internazionali, di cui prima ho nominato il film di Sorrentino, non mi dispiacerebbe che vincesse (anche se non ho visto) il giapponese Drive My Car. A proposito del cinema orientale e giapponese, proprio ieri (la rassegna era dal 14 al 27 febbraio) si è conclusa l'edizione 2022 del JFF Plus, il festival in streaming organizzato dalla Japan Film Foundation e promosso per l'Italia dall'Istituto Giapponese di Cultura. Venti film a disposizione di visione (con i sottotitoli in italiano), ma alla fine son riuscito a vederne solo due (che oggi porto), ovvero una pietra miliare ed un film d'animazione, quest'ultimo nel solco del mio viaggio all'interno di codesto cinema giapponese. Ecco quindi tutto il calderone mio cinematografico del mese.

The Grudge (Horror/Thriller 2020) - Reboot del remake (statunitense) del film di Takashi Shimizu. Certamente ha qualche momento valido dal punto di vista tensivo, grazie a Jumpscare abbastanza azzeccati, ma sembra tutto fine a sé stesso poiché la novità è ormai spenta e appare come un flebile ricordo. Bisogna dire che anche l'affastellamento narrativo non è stata una buona soluzione perché seguire linee diverse non sempre è facile, rischiando di entrare in confusione o mettere troppe parentesi tra uno snodo e l'altro. Il (notevole) cast fa la propria parte senza grandi pecche (la Andrea Riseborough se la cava più che dignitosamente), così pure la regia (del personalmente sconosciuto Nicolas Pesce) che non mostra deficienze evidenti, anche se non ha particolarità da vantare e la visione scivola via in maniera cadenzata, senza annoiare ma senza esaltare più di tanto. Non possedendo quella marcia in più che non lo condanni all'anonimato. Voto: 5+

Il giorno sbagliato (Thriller/Azione 2020) - In bilico tra "Un giorno di ordinaria follia" e "Duel", un discreto thriller ansiogeno in grado di regalare buon intrattenimento senza eccessivo impegno. Momenti tesissimi prima, inseguimenti d'azione poi e un finale che può essere prevedibile. Soggetto appunto non originalissimo, regia (positivamente scattante nelle scene d'inseguimento, veramente spettacolari, nonché in quelle più violente) e confezione tipiche da thriller americano, ma ha il suo perché e una cattiveria psicologica non consueta. Discreta la prova di un imbolsito Russell Crowe, appena sufficiente il resto del cast. Nel complesso, pur nelle sue anomalie ed esagerazioni, il film mi è piaciuto e mi ha tenuto incollato allo schermo. Nulla di eccezionale, nessun capolavoro, eppure la pellicola scorre, non molla mai e si lascia guardare. Vederlo per ricordarsi di non suonare mai il clacson agli incroci. Voto: 6

lunedì 21 febbraio 2022

Le serie tv del mese (Febbraio 2022)

E' da un po' di tempo che l'ho vista (fine dicembre), ma non c'è stata possibilità di dirlo se non adesso, che ho visto la serie documentaristica (in 8 episodi) di Prime Video sulla mia squadra del cuore, ovvero All or Nothing: Juventus (che narra le vicende della Juventus nella stagione 2020/2021, un'annata che si è rivelata piena di emozioni forti e intrecci interessanti), e mi è piaciuta parecchio (però fuori classifica finale finirà). Perché parla di calcio ma non solo. Parla anche di passione, di emozione, di mentalità, e questi sono discorsi che possono capire tutti gli essere umani, non solo quelli che amano il calcio. In questo senso quello che a me ha lasciato questa serie è infatti soprattutto il lato umano del calcio, quello che appare negli spogliatoi prima e dopo la partita, quello che si mostra durante gli allenamenti, i pranzi, le cene, le riunioni. Sono questi i momenti in cui la squadra diventa squadra, in cui l'allenatore può intervenire sulla testa dei suoi ragazzi. Perché al di là degli schemi, delle tattiche e delle marcature, conta tantissimo la testa, conta soprattutto quella. La stagione 2020/2021 della Juventus è un esempio fulgido di come un racconto possa cambiare, di come ci siano momenti chiave che fanno la differenza, nella testa e nelle gambe. All or Nothing: Juventus riesce a raccontarli, lo fa bene, e dà autorevolezza ad una vicenda che, alla fine, si rivela per quello che è: un glorioso fallimento. Ma tutto merita d'esser raccontato, e vissuto, nonostante tutto. Detto ciò, ecco le serie (vecchie, nuove e dimesse) viste in questo mese carnevalesco.

La casa di carta (Parte 2) - Nella critica de "La casa di Carta" Parte 2, bisogna continuare su quella già inoltrata con la prima parte, visto che le due parti, in effetti, non sono altro che un unico blocco. I risultati, come detto, sono di gran livello, intendiamo ritmo ed interesse. Le assurdità, ne abbiamo già parlato, fanno parte di un gioco impostato su specifiche regole. Lo spettatore che arriva alla seconda parte, oltre al fatto di essere consapevole della cosa, probabilmente avrà gradito tale sistema scarsamente verosimile (ma in soldoni, eccitante). Tokyo, Berlino e il professore sono le figure più compatte ed enigmatiche dell'impianto spagnolo, nella fattispecie funzionano alla grande. Piccole critiche, giunti a questo punto, si possono muovere circa la durata non banale delle due parti, forse qualche puntata in meno avrebbe alleggerito il disegno registico (la prima serie resta leggermente superiore, la seconda inizia a perdere giusto qualcosina, ma identica valutazione). Comunque sia, prodotto molto riuscito in fin dei conti. Tanto che, non capisco il bisogno delle ulteriori parti/stagioni, il normale e giusto finale è qui, ora sì che ho grossi dubbi sul continuare o meno (non posso aspettarmi niente di buono da ciò che verrà), ma purtroppo devo. Voto: 8
 
I Am Not Okay with This (1a stagione) - Di fatto I Am Not Okay with This condensa il racconto in sette episodi da trenta minuti ciascuno e riprende la formula di The End of the F***ing World (il regista oltretutto è lo stesso, ovvero Jonathan Entwistle, la base quasi identica, stesso autore dell'omonima graphic novel, ossia Charles Forman): la narrazione è veloce ed evita di dilungarsi inutilmente. Dai produttori di Stranger Things, non il solito show sull'amore adolescenziale. Tutto ruota attorno a Syd che ci racconta in voice over le sue sensazioni, mentre in sottofondo sentiamo le hit più ricercate degli anni Sessanta e Ottanta. In mezzo c'è una storia che strizza l'occhio al cinema di John Hughes (da Sixteen Candles a Breakfast Club) e cita Carrie - Lo sguardo di Satana nei momenti più splatter. Il risultato è una "origin story" dark e accattivante che intrattiene, diverte e non ha molti peli sulla lingua. Niente di innovativo e alternativo chiaramente, ma il pregio più grande di questa serie, di questa prima stagione (purtroppo unica stagione, la serie è stata cancellata a causa della pandemia), è che riesce a raccontare i problemi tipici adolescenziali, senza esagerazione e con molta originalità e realismo. In tutto questo, i protagonisti sono decisamente azzeccati. Sophia Lillis per prima, perfetta nell'aspetto e nell'interpretazione, tanto quanto Wyatt Oleff, che veste i panni di un ragazzo fuori dagli schemi senza mai perdere di credibilità. I personaggi secondari completano il quadro, rendendo tutti e sette gli episodi decisamente piacevoli da guardare. Peccato solo per il finale troncato a metà. Voto: 7

martedì 15 febbraio 2022

[Cinema] Registi alla prova

Mi ero ripromesso di recuperare alcuni film di un certo personale interesse, ma non c'è stato mai il tempo, che finalmente tuttavia è adesso arrivato. Nel frattempo gli stessi registi (o alcuni di essi), protagonisti oggi, giacché questo speciale cinematografico è nato dalla volontà di recuperare i film precedenti di questi film-maker, hanno diretto tanti altri dopo, anche dopo che io ho visto un loro film di pochi anni fa, ma ai fini di quello che avevo intenzione di fare importanza non ha avuto. Infatti ecco che ho recuperato il primo film o uno della loro filmografia di alcuni registi (per lo più internazionali, ma non tutti famosi ed alcuni poco conosciuti) che negli ultimi anni (tramite una particolare, riuscita o semplice pellicola) mi hanno sorpreso, deluso o semplicemente intrattenuto. Da Tomm Moore a Colin Trevorrow, da Dave Green a Brady Corbet, da André Øvredal a Ryan Coogler, da Nacho Vigalondo e Jeremy Saulnier fino a Ferzan Özpetek. Saranno riusciti a confermarsi, a confermare (nonostante per alcuni fu questa la loro prima prova dietro la macchina da presa) il loro talento? Saranno riusciti a non deludere nuovamente? Oppure saranno riusciti semplicemente a fare il loro lavoro in modo degno senza grandi risultati? Scopriamolo!

Rosso Istanbul (Dramma 2017) - Esempio di opera che compiace verosimilmente più il suo autore (ispiratosi all'omonimo suo romanzo scritto) che il pubblico, o almeno gran parte di esso. Ferzan Ozpetek autore di un cinema spesso di grande suggestione, sbaglia il film ambientato nel suo paese (e sbaglierà anche quello ambientato in Italia lo stesso anno). Rosso Istanbul (più dello sconclusionato e mal riuscito Napoli velata) è un'opera pretenziosa, criptica in modo ingiustificato che non sfrutta adeguatamente (giusto qualche veduta suggestiva) un'ambientazione che poteva costituire un plus importante (la direzione degli interpreti lascia parecchie perplessità). Per il resto, la storia ha pochi spunti interessanti e il ritmo langue. Banale. Il tentativo dell'italo/turco di fare il salto di qualità può quindi dirsi fallito, con egli che (come se non bastasse) s'impantana in una regia attorcigliata su se stessa. Arrivato alla maturità, non supera la prova d'esame. Voto: 4,5

Prossima fermata Fruitvale Station (Biografico/Dramma 2013) - Il primo lungometraggio di Ryan Coogler (colui che dirigerà il riuscito Creed e successivamente l'iconico Black Panther, sempre con Michael B. Jordan, qui protagonista, nel cast), anche sceneggiatore di questo film tratto da un fatto di cronaca dell'inizio del 2009, è opera (dannatamente) sempre attuale, è opera diretta e senza fronzoli. E' nella semplice forza della rappresentazione documentaristica del film il valore positivo dello stesso, che lungi dal santificare Oscar Grant, offre una rappresentazione umana del personaggio in cui gli errori del passato e le difficoltà presenti non lo distolgono dal tentativo di rimettersi in carreggiata. Ecco quindi che la casualità crudele del destino gioca un tiro mancino ai buoni propositi. Purtroppo l'inserimento di una scena tratta dai fatti reali piazzata proprio all'inizio del film rovina completamente il finale per chi non conoscesse la storia, e diminuisce l'impatto drammatico della stessa. Nonostante questo, tuttavia, il messaggio del film passa: belle performance da parte degli attori (soprattutto da parte del figlio d'arte Jordan e dall'onnipresente Octavia Spencer), buona fotografia, discreta realizzazione dei fatti. Nel complesso è un film che poteva essere molto meglio, ma che con un budget a dir poco irrisorio fa quello che doveva fare senza troppi drammi e scene strappalacrime. Giusto finale didascalico. Voto: 6,5

lunedì 7 febbraio 2022

Le mie canzoni preferite - Speciale Sanremo 2022

Io e il Festival di Sanremo proprio non andiamo d'accordo, anche se quest'anno, a differenza degli altri (Qui l'edizione del 2021), ho azzeccato la presenza dei nomi sul podio, anche se non nell'ordine esatto, con nei primi quattro posti i tre cantanti finiti più in alto in classifica. A proposito di classifica, quest'anno in cui tra l'altro la categoria è tornata unica, l'ordine in cui ho giudicato tramite stelline i partecipanti è in riferimento anche alle posizioni, dalla venticinquesima alla prima (i video sono quelli ufficiali). Un'edizione (la settantaduesima) che comunque più che vedere ho sentito, soffermandomi più nell'ascoltare le canzoni (più e più volte) che vedere la Kermesse nella sua totalità, e con questo spengo qualsiasi (allorché inutile) polemica. Quindi le ho ascoltate tutte, e giudicandole tutte secondo i miei personali parametri ho stilato questo elenco, notando come il livello qualitativo delle canzoni si sia ulteriormente abbassato. Alla fine ha vinto (seppur non del tutto immeritatamente) la canzone più perfetta possibile (anche visto i tempi) per questa rassegna musicale tutta italiana, e va bene così, nessun rancore da parte mia, anche se non vince mai quella che più mi piace. A tal proposito, tra quella di Arisa e Malika Ayane, preferisco (anche se al contest lanciato in questo Festival non parteciperò) la prima per essere la colonna sonora dei prossimi giochi olimpici invernali, che si disputeranno in Italia nel 2026. Dettò ciò ecco la mia classifica.

Giovanni Truppi - "Tuo padre, mia madre, Lucia" (Video)

Giusy Ferreri - "Miele" (Video)

Sangiovanni - "Farfalle" (Video)

Yuman - "Ora e qui" (Video)