venerdì 13 luglio 2018

Madre! (2017)

Com'è difficile parlare di questo film, francamente sono spiazzato, su di un piano emotivo l'ho trovato molto disturbante, non vedevo l'ora che finisse, su di un piano più cerebrale, si può giudicare come un'opera molto ambiziosa, che guarda molto in alto, anche se proprio quest'aspirazione, non sembra corrispondere al risultato ottenuto, un risultato tuttavia discreto. Di certo è innegabile che dopo aver assistito a Madre!, film drammatico, horror grottesco o thriller non si sa del 2017, si può tranquillamente affermare che quella concepita da Darren Aronofsky è un'opera come se ne vedono poche (un'opera incredibilmente sopra le righe che non assomiglia a niente altro), che non assomiglia a nulla di quanto realizzato dal regista in precedenza e che probabilmente lo stesso non sarà più in grado di replicare. Darren Aronofsky infatti, che dopo alcuni film tutto sommato quasi convenzionali, regista già affermatissimo e autore di pellicole importanti caratterizzate da un'insolita e caratteristica vena visionaria, che qui non rinuncia allo stile che lo ha reso celebre per questa sua ultima fatica, anzi, Mother! spinge la sua ricerca espressiva ancora più in là (forse questa volta a scapito della narrazione, che soffre di un'eccessiva frammentarietà e ridondanza), si rituffa in un film (un'opera interessantissima, di evidente impostazione psicanalitica arricchita da elementi horror, cui peraltro non manca neanche un sottile, e malato, sense of humour e su cui aleggia un'atmosfera da teatro dell'assurdo) aberrante e stravagante. Perché anche se egli ci aveva già abituati all'esplorazione delle paure e dei desideri inconfessabili che si insinuano nell'animo umano grazie a pellicole come Requiem for a Dream e Il Cigno Nero, con Madre! il regista amplifica la rappresentazione del malessere del singolo individuo e la estende a personalissimo e visionario intreccio di inquietudini e paranoie sul destino del mondo e dell'umanità. Il risultato è quindi un quadro scioccante, a tratti indecifrabile e disturbante, parrebbe sulla follia del nostro tempo, sull'insostenibilità della nostra condizione di esseri umani schiacciati dalle prospettive che gravano sul pianeta e dalle aspettative di chi ruota attorno a noi, e forse anche sulla forza dirompente dell'amore, quello che ci rende vulnerabili, quello che ci terrorizza a morte, ma è difficile capirlo con esattezza.
Aronofsky difatti, trascina lentamente lo spettatore in un delirio claustrofobico fatto di allucinazioni visive ed uditive, dove i demoni, gli incubi e le debolezze dell'uomo contemporaneo prendono spaventosamente e prepotentemente corpo. La casa, luogo rassicurante per eccellenza, è il centro nevralgico da cui si sviluppano gli eventi sconvolgenti al centro della narrazione, una narrazione dalla tragicità surreale, con un ritmo sostenutissimo, fortemente impregnata da atmosfere diaboliche e inquietanti che non possono non riportare alla memoria il capolavoro Rosemary's Baby. Per tutto il film insomma si prova una strana, quasi fastidiosa e profonda sensazione di disagio e smarrimento, sensazione condivisa con la protagonista attraverso gli occhi della quale si assiste ad eventi surreali, grotteschi, impossibili ed incoerenti (almeno apparentemente) legati tra loro in modo quasi frenetico, disorientato e confusionario e non si può far altro che assistere, inermi, impotenti, soffocando da emozioni e sensazioni difficili da reprimere ma che ci consumano e la consumano. In tal senso il regista dirige con molta presunzione, va detto, ma anche ambizione e astuzia un film appunto complesso sia da vedere, capire e assorbire ma anche da realizzare, attraverso i suoi primi piani claustrofobici e la camera a mano in continuo movimento crea un'insaziabile puzzle di idee ed immagini che si collega con difficoltà, ma che tuttavia una volta completato riesce a regalare gratificazione e soddisfazione, grazie anche a delle sequenze davvero (incredibilmente) straordinarie e coraggiose. Non a caso l'incipit è immediatamente folgorante. Il film infatti si apre sul primo piano del volto di una donna (che dovrebbe essere quello di Jennifer Lawrence) avvolta dalle fiamme, la pelle piagata e i capelli in cenere. Il suo volto è tuttavia calmo, e l'espressione e gli occhi, colmi di lacrime, più che dolore straziante sembrano esprimere tristezza e rassegnazione. Al termine dell'enigmatica inquadratura, vediamo il personaggio interpretato da Javier Bardem maneggiare uno strano cristallo all'interno di un ambiente in rovina. Dopo averlo posizionato su un piedistallo, come per magia l'ambiente pare rigenerarsi, e dove c'era solo cenere e devastazione ecco risorgere muri imbiancati e mobili antichi.
Dopo questo misterioso prologo, comincia il film vero e proprio. Una coppia vive in una vecchia casa in mezzo al verde: lui è un poeta in crisi in cerca di ispirazione, lei passa le giornate al restauro della casa, riparando, intonacando e dipingendo con le sue stesse mani, dimostrando totale amore e dedizione nel proprio lavoro. L'idillio viene interrotto dall'arrivo di un ospite inaspettato (interpretato da Ed Harris), la cui intrusione, sommata a quella di numerosi ulteriori arrivi (la moglie di lui Michelle Pfeiffer, i figli e tanti strani individui), getta nello scompiglio la vita della coppia in un crescendo sempre più grottesco, estremo e parossistico. Giacché se storia e ambientazione potrebbero sembrare all'inizio realistiche, da dramma borghese, tutto ha invece un sapore di favola e di sogno, ed è chiaro che c'è molto altro che sta accadendo parallelamente (e sotterraneamente) allo svolgimento più superficiale, al di là delle frustrazioni di una benestante coppia borghese messe a nudo da un elemento esterno e imprevisto. A un primo livello parrebbe infatti che la vicenda possa essere la raffigurazione di una storia d'amore messa in crisi dalle differenti prospettive dei due amanti, d'altronde da una parte abbiamo la figura dell'amante mediocre e ingenua che non desidera altro che avere l'amato tutto per sé (Lawrence, il cui unico scopo è quello di mettere a posto la casa e avere un figlio), e dall'altra abbiamo l'elemento della coppia che "trascende" la relazione, desiderando qualcosa di più (Bardem, votato all'arte e favorevole aprire la coppia al mondo esterno), ma Aronofsky non è regista da cinema borghese, e sulla casa di campagna che pare sorgere in mezzo al nulla si addensano simbologie. In Madre! nulla è infatti come sembra, e tutto è allegoria, fino all'ossessione. Persino i personaggi non hanno nomi propri, ma sono indicati da appellativi archetipici, e quindi tutto ha un doppio significato, doppio valore. Perché certo, il carattere simbolico del film era chiaro sin dalle splendide locandine uscite durante la campagna promozionale del film, nella prima c'era una virginale Jennifer Lawrence che, in una sorta di giardino incantato, offriva all'osservatore il proprio cuore appena strappato dal petto, la seconda invece ritraeva Javier Bardem avvolto dalle fiamme e assiso su una sedia in disfacimento, con in mano una sorta di globo celeste al cui interno giaceva una figura umana in posizione fetale, ma non è facile capire all'istante che in verità la sua interpretazione è da ricercare (piccolo spoiler) nella religione.
Ma il regista non si accontenta, e con una mancanza di senso del limite che lascia stupefatti (ma solo chi non conosce il lavoro precedente del regista, a dire il vero), mischia a ciò una suggestione ecologista, in cui Aronofsky inserisce tutti i suoi demoni, e ce ne sono talmente tanti di demoni, in questo film caotico, fastidioso, egocentrico e geniale, che chiunque di noi potrà trovarci i propri. Dopotutto il film, muovendosi costantemente nel territorio dell'onirico e del visionario, parla di ogni cosa senza parlare di nulla: perché mentre la storia procede senza sosta, fuori dal tempo e incastonata in uno spazio tangibile ma surreale, Aronofsky imbastisce un'allegoria dopo l'altra e ci parla di rapporti di coppia, di cuori infranti, di finali e di morti, di rinascite e di vite che ripartono dalla cenere dopo ogni fine (la fine di un'esistenza, ma anche la fine di una storia d'amore, o la fine di un progetto di vita), ci parla di ispirazione, di arte, di poesia, della fama, dei sacrifici che la fama pretende, di amore e di odio, di distruzione e di conservazione, di apertura verso il prossimo e di chiusura, di immigrazione, di razzismo, di intimità contro espansività, di unione contro divisione. Ed ovviamente per far in modo che tutti questi argomenti vengano ben veicolati, il film (che parte come horror psicologico per poi accumulare nello sviluppo, confusamente temi e situazioni, giocandosi anche la carta della provocazione), ma soprattutto il regista, sceglie un cast di tutto rispetto e in grande spolvero. Jennifer Lawrence infatti, che si cala senza indugio alcuno nel ruolo più difficile e controverso di tutta la sua carriera, confermando una tempra drammatica impossibile da riscontrare nelle colleghe della medesima generazione, e che offre finalmente un'eccellente interpretazione in questa via crucis fisica e psicologica, in cui viene costantemente umiliata, picchiata e mortificata, è straordinaria nei panni della madre di noi tutti volta al martirio. Lei difatti, inspiegabile in tal senso la nomination ai Razzie Awards, e protagonista indiscussa del film, riesce non solo a calarsi ottimamente nei panni di un ruolo estremamente difficile da interpretare perché fragile, perso, confuso, ma riesce anche con il suo ipnotico sguardo ad esprimere una moltitudine di emozioni allo stesso tempo, riuscendo così a creare un forte legame tra lei e lo spettatore che rimane immobilizzato ad osservarla provando esattamente ciò che prova lei.
A sorreggerla nella spirale allucinogena in cui viene trascinata dal regista newyorchese, un Javier Bardem nella sua veste più ossessiva, patologica e opprimente, e una rediviva ma sempre raffinata e splendente Michelle Pfeiffer nei panni del personaggio forse più enigmatico e indecifrabile dell'intera pellicola (al pari di Ed Harris, che nel film interpreta suo marito), a cui la sceneggiatura non rende probabilmente un'adeguata giustizia. Non dimenticando tutto il cast funzionale secondario, comprendente Domnhall Gleeson e Kristen Wiig. Tra i fattori positivi vanno citate però non solo gli attori, ma anche la regia e la fotografia che offre scenari anche surreali, dove non capiremo mai in che anno ci troviamo, ma soprattutto in un film che tende la sua corda a svolgersi sempre in questa grossa villa di campagna. Tra gli aspetti negativi invece la totale mancanza (anche se non è un aspetto importante in questo suddetto film) di una colonna sonora, e non basta il bel stacco musicale finale a rendergli giustizia. Inoltre troppe volte si esagera (praticamente in tutto), perché si resta prima incuriositi, poi divertiti per arrivare ad uno stato di straniamento che diventa infine profonda irritazione. Tuttavia, al di là delle metafore grossolane e della commistione (comunque) confusa di Bibbia, ecologismo new age e simbolismo esoterico resta un film folle di grande intrattenimento, il cui regista riesce a creare un crescendo credibilissimo di angoscia e assurdo. Le simbologie pacchiane, i significati filosofici e le domande esistenziali che Aronofsky vorrebbe sollevare lasciano il tempo che trovano, ma rimane il gusto puramente edonistico da parte dello spettatore di indagare il film in ogni suo anfratto, scoprendone i riferimenti più arditi e trovare una soluzione (sempre che esista) agli enigmi più oscuri (molte cose dopotutto rimangono un mistero). Infatti la storia ad una prima visione e lettura, non è perfettamente intellegibile, ci si aiuta un po' con le spiegazioni, che in rete si trovano in abbondanza. In tal senso, a meno che non si vada a spulciare la sua chiave di lettura profondamente religiosa, è probabile che (come in parte è successo a me) rimanga questo un film che emana un'atmosfera malata, dove il personaggio della Lawrence sembra scritto per far arrabbiare lo spettatore per via di quel suo comportamento troppo buonista fino alle battute finali.
Insomma un gran pasticcio, ma dove gli ingredienti sono sapientemente (e incredibilmente) amalgamati bene da Aronofsky. Madre! è infatti un'opera sconvolgente e impressionante che si nutre delle angosce e delle nevrosi dell'artista che l'ha concepita, alimentata dal continuo e incessante tentativo di esorcizzare la paura della perdita dell'ispirazione creativa. In questo senso, è anche (e soprattutto, forse) un grandissimo esempio di meta-cinema a cui è impossibile resistere. È evidente che Aronofsky si creda una sorta di regista filosofo, più simile agli autori europei che ai registi suoi connazionali, sempre più meri artigiani ed esecutori dei colossi di Hollywood. La sua carriera finora ha dimostrato che purtroppo i suoi film non hanno la profondità che egli immagina e che anzi spesso e volentieri si lasciano andare a eccessi talmente grotteschi che sfociano nel ridicolo involontario, caratteristica da cui Madre! non è certo esente. Tuttavia, è evidente la sincerità e la totale devozione che infonde nella propria opera, e questo basta a renderlo un autore quantomeno degno di rispetto. Egli difatti realizza un altro dei suoi controversi film, nato per creare discussioni, speculazioni, indegno, ammirazione ma in ogni caso sui quali si riflette davvero molto, e probabilmente questo è uno dei più enigmatici ed introspettivi, alla sua conclusione lo si può odiare, lo si può amare e ci si può rimanere interdetti però una cosa è certa, è un film da vedere, ed in modo diverso da qualunque altro film abbiate mai visto, perché si tratta di un film diverso da qualunque altro, un esperienza unica, irripetibile e difficile da dimenticare (una vera esperienza cinematografica che non può lasciare indifferenti). In tal senso ognuno può ricavare significati completamente diversi tra di loro e pensare opinioni del tutto contrastanti tra di loro perché ognuno ci vede qualcosa di suo e di personale, e certamente non sarò io ad imporvi il mio ma posso dire di averlo trovato comunque geniale, anche se non perfetto, ed è facile odiarlo tanto quanto amarlo perciò non vi dirò che vi piacerà sicuramente (io ancora non ho capito se mi è piaciuto o meno) ma vi consiglio vivamente di vederlo, per capire davvero di cosa sto parlando e chissà magari lo adorerete. A tal proposito quindi, se Darren Aronofsky voleva far parlare di se, c'è riuscito perfettamente (anche se in verità che egli "spiazzi" sempre un po' il pubblico è ormai noto), poiché le immagini che scorrono davanti agli occhi sono volutamente sgradevoli e scioccanti, e tutto è complesso, folle ed assurdo. Un film per questo, e nonostante ciò, indubbiamente interessante, di grande potenza e impatto, sia visivi che psicologici, un film che forse non capirete ma sicuramente vi lascerà a bocca aperta, un film quindi (e non un capolavoro) assolutamente da non perdere. Voto: 7,5

9 commenti:

  1. Grazie, anche perché non è stato facile parlarne senza spoilerare troppo :D

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  2. Visto durante la mia vacanza modenese, mi ha colpito ma non troppo.
    Sgamai subito dove volesse andare a parare (la deriva metaforicoreligiosa), insomma è un film particolare, ossessivo, ben girato, ma non è un capolavoro che sarà ricordato per sempre. Però concordo col tuo voto finale.

    Moz-

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    1. Io invece non l'avevo subito inquadrato, e quindi per parecchio tempo sono rimasto spiazzato e infastidito, poi però tutto è diventato chiaro e l'ho rivalutato come un'opera davvero coraggiosa e incredibile assolutamente da non perdere, anche se appunto non è un capolavoro, che però secondo me sarà invece ricordato ;)

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  3. Per me, un film magnifico, proprio per la sua esagerazione.
    Non per nulla, quello che mi spinse a dicembre a fare il restart del blog ;)

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    1. Dobbiamo allora dirgli due volte grazie, per il film in sé e per la spinta che ti ha dato ;)

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  4. Boh, non mi piace il titolo, non mi attira questo genere (che io lo definisco "strano") ma mi hai quasi convinto a dargli un possibilità. Ho il sentore che sarò tra quelli che lo odieranno 😝
    Se lo vedrò ripasserò a dirti che ne penso 😉

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    1. Non so dirti se ti piacerà o meno, io ancora non saprei dirti con precisione se è piaciuto a me, tuttavia è un film da vedere almeno una volta, perché non ne vedrai uno simile ;)

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  5. Uno di quei film che ho ho apprezzato un pò di tempo dopo la visione.All'inizio ero sopraffatta dal "tanto tutto",poi pian pianino l'ho apprezzato sempre più.Io l'ho visto come una perfetta allegoria della donna,che in quanto moglie e madre deve sempre dare,dare,dare,mi ricordo la scena di lei bruciata e morente,con Barden che gli chiede "c'è ancora?".
    La Lawrence bravissima.

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    1. All'inizio anch'io stavo per bocciarlo, poi dopo averlo completato e avendo poi capito il significato l'ho rivalutato come meritava ;)
      Già, lei è bravissima, anche se sinceramente mi è sembrata troppo "giovane" per il ruolo :)

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