martedì 29 settembre 2026

Le serie tv del mese (Settembre 2026)

Ecco la lista delle serie tv e/o miniserie viste questo mese. Programmate o meno, opere visionate dalle piattaforme streaming a mia disposizione (a pagamento o meno), ovvero da Netflix, Sky e Prime Video, da Paramount Plus, Disney Plus e TimVision, sporadicamente anche da RaiPlay, Apple Tv Plus e siti vari (anche non legali).

Young Sherlock (1a stagione) - Un'altra versione giovanile di Sherlock Holmes, che, a differenza di molte altre, si presenta con tutta la famigliola: madre, padre e sorellina (non Enola, però) e un'insospettabile amico. Young Sherlock è una serie riuscita e piacevole, che vive soprattutto di stile, ritmo e personaggi. Guy Ritchie imprime il suo marchio: montaggio rapido, azione coreografata, tono rock e un approccio più avventuroso che deduttivo. La dinamica tra Sherlock e Moriarty funziona, dà cuore alla storia e sostiene anche i momenti più deboli (in questo sono fondamentali le buone performance degli attori). La stagione parte forte, poi si appesantisce in una cospirazione troppo ampia, perdendo un po' di equilibrio prima di riprendersi nel finale. Rimane comunque una origin story frizzante, divertente e visivamente accattivante, che mostra un Sherlock imperfetto, impulsivo e in formazione. Un prodotto solido, non rivoluzionario, ma efficace nel suo intento. Una serie che vale sicuramente la visione. Voto: 6,5

Outer Range (2a stagione) - La seconda stagione della serie televisiva creata da Brian Watkins perde slancio: amplifica i difetti della prima stagione, smarrisce la tensione e si avvita in una confusione narrativa che chiede allo spettatore più fiducia di quanta ne offra. Il cambio di showrunner porta a una razionalizzazione che rende i paradossi temporali meno sorprendenti e più prevedibili, mentre diversi personaggi restano sospesi o inutilizzati. Regia e cast funzionano, con Brolin, Taylor, Poots e l'episodio dedicato a Joy come punti forti, ma il quadro generale non trova una direzione chiara. La serie si chiude senza una vera conclusione, complice la cancellazione annunciata da Amazon nel 2024, lasciando l'impressione di un mystery ambizioso che non riesce a mantenere le sue promesse. Voto Stagione: 5; Voto complessivo: 5,5

Spider-Noir (1a stagione) - La serie noir‑supereroistica dedicata a Spider‑Noir funziona più nell'atmosfera che nella storia. L'ambientazione anni '30, soprattutto in bianco e nero, è elegante e ben fotografata; il tono hardboiled, tra detective disillusi, gangster e femme fatale, è rispettato con cura. I superpoteri diventano una maledizione più che un dono, e il passato bellico dei personaggi aggiunge un buon strato tragico. Il limite sta nella trama: contorta, lenta, spesso prevedibile e incapace di sostenere davvero il mix noir‑supereroi. Nicolas Cage è l'attrazione principale, tra sarcasmo, sigarette e malinconia, anche se a tratti sembra trattenuto. Il cast funziona, alcuni villain spiccano, ma l'insieme non sempre carbura. Affascinante nella forma, meno convincente nel contenuto: un esperimento riuscito a metà. Voto: 6

Ozark (2a stagione) - La seconda stagione di Ozark resta solida e coinvolgente, pur senza raggiungere i picchi della prima. Il grigiore visivo amplifica il tema centrale: la lenta implosione delle famiglie coinvolte, dai Byrde ai Langmore agli Snell. Il ritmo è fluido, la struttura narrativa regge, e l'ascesa dei personaggi femminili (soprattutto Wendy e Darlene) dà nuova forza al racconto. Mancano però veri sussulti: alcuni personaggi restano anonimi, altri vengono eliminati senza grande peso drammatico. Nel complesso la serie funziona: cast convincente, sceneggiatura coerente, buona capacità di mostrare la discesa morale dei Byrde verso un abisso senza ritorno. Tuttavia non offre momenti memorabili né dialoghi incisivi, e alcune situazioni risultano forzate. Una stagione godibile, ben fatta, ma non indimenticabile. Voto: 7+

The Night Manager (2a stagione) - La seconda stagione di The Night Manager (che arriva a dieci anni di distanza dalla prima) è un thriller elegante ma meno incisivo dell'originale. Jonathan Pine, ora Alex Goodwin, torna in azione infiltrandosi nell'impero del trafficante Teddy Dos Santos, in una Colombia usata più come cartolina che come vero spazio narrativo. La serie ripete gli schemi della prima stagione senza rinnovarli: trama prevedibile, personaggi poco approfonditi, tensione più estetica che drammatica. Il nuovo villain è efficace ma generico; Pine resta un protagonista solido ma emotivamente piatto. Manca la complessità morale tipica di John le Carré, sostituita da dinamiche semplificate e colpi di scena intuibili. Visivamente impeccabile, ma priva di peso. Il finale è un cliffhanger cupo che prepara la terza stagione, già in lavorazione. Intrattenimento scorrevole e ben confezionato, ma lontano dalla densità e dall'ambiguità che avevano reso memorabile la prima stagione. Voto: 6+

BONUS

Angel Links (1999) [Serie - 13 Episodi] - Questo spin‑off del ben più riuscito Outlaw Star è un prodotto discreto che non mantiene del tutto le promesse, pur restando lontano dal fallimento. È un'opera leggera, pensata per intrattenere, e in questo riesce: il ritmo è spesso buono, alcuni momenti emotivi (soprattutto l'epilogo, che mescola lieto fine, malinconia e un tocco di mistero) funzionano. Li Meifon è il centro della serie, coinvolgente e carismatica, anche se il fan service su di lei è insistito al punto da diventare quasi un espediente ricorrente. I limiti emergono soprattutto nella parte centrale, dove compaiono filler e lungaggini che appiattiscono la narrazione. Anche quando succede qualcosa di rilevante, il coinvolgimento emotivo resta basso. Le animazioni sono altalenanti: ottime nel primo episodio, poi irregolari fino a cadute evidenti, con l'ottavo come punto più debole e un finale che alterna qualità e scadimenti nello stesso blocco. Nel complesso è un titolo godibile, con qualche spunto riuscito ma una qualità troppo discontinua per lasciare il segno. Si guarda senza fatica, ma conferma la sensazione che si potesse fare meglio. Valutazione 6,25

Kenshin - Capitolo del tempo (2001-2002) [OAV - 2 Episodi] - Diversamente dal precedente, l'OAV racconta la parabola discendente di Kenshin, mostrando ciò che resta dell'eroe quando la leggenda svanisce: un uomo distrutto nel corpo e nello spirito, sostenuto solo dall'amore di Kaoru, che continua ad attenderlo con ostinazione. È una visione amara del mito: l'eroe, una volta spenti i riflettori, non incarna più forza e gloria, ma declino, dolore, nostalgia per un'epoca che muore. La modernità avanza, spazza via la spada e i suoi valori, lasciando solo il peso del passato sulle spalle dei sopravvissuti. Il primo spezzone è il punto debole: confuso, dispersivo, troppo legato a ricordi e frammenti della serie. Il secondo invece colpisce duro, raggiunge una profondità tragica e offre una delle scene più commoventi dell'intera saga. Tecnicamente l'opera è solida: fondali splendidi, musiche magnifiche, animazioni buone anche se il chara risulta talvolta piatto rispetto all'ambiente. Nel complesso è una conclusione struggente, cupa e inevitabile: la fine di un uomo e della sua epoca. Imperfetto, sì, ma impossibile da ignorare per ciò che trasmette e per la malinconia che lascia. Valutazione 6,90

Berserk (2016) [Serie - Stagione 1 - 12 Episodi] - La nuova serie di Berserk riprende gli eventi successivi all'Eclissi già raccontati nella storica serie del 1997 e nella trilogia cinematografica, ma con un approccio molto diverso. L'atmosfera resta cupa, brutale, coerente con il mondo di Guts, e la storia funziona perché prosegue finalmente un percorso che gli adattamenti precedenti avevano lasciato sospeso. Il tono è quello giusto: un eroe spezzato, un viaggio oscuro, nuovi compagni che si formano attorno a lui, e momenti che ritrovano l'intensità drammatica tipica della saga. Il problema principale è tecnico. La CGI e il cel shading sono usati in modo massiccio e spesso mal calibrato: animazioni rigide, movimenti innaturali, espressività limitata, regia frenetica e scelte visive che nei primi episodi risultano davvero difficili da digerire. Alcune scene sembrano quasi "rotte", e l'impatto emotivo ne risente. Fortunatamente, dopo un avvio disastroso, la serie si stabilizza: la regia diventa più sobria, la CGI meno invasiva, e l'azione più leggibile. Sul fronte sonoro, invece, la serie trova un'identità più solida: musiche potenti, effetti convincenti e una resa dell'Ammazzadraghi che restituisce bene il peso e la violenza dell'arma. Anche il ritmo narrativo migliora episodio dopo episodio, diventando più fluido e coinvolgente. In sintesi, Berserk 2016 è un adattamento imperfetto ma non da scartare: parte male, si riprende, e offre finalmente una continuazione animata delle vicende post‑Eclissi che tutti attendevano. Non raggiunge la forza della serie del '97 né la cura dei film, ma riesce comunque a essere un dark fantasy cupo, sporco e a tratti affascinante. Valutazione 7

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