Ecco la lista delle serie tv e/o miniserie viste questo mese. Programmate o meno, opere visionate dalle piattaforme streaming a mia disposizione (a pagamento o meno), ovvero da Netflix, Sky e Prime Video, da Paramount Plus, Disney Plus e TimVision, sporadicamente anche da RaiPlay, Apple Tv Plus e siti vari (anche non legali).
The Last Kingdom (5a stagione) - La quinta stagione regala un finale maturo ed emozionante, che restituisce piena dignità al percorso di Uhtred dopo una quarta stagione meno brillante. Netflix chiude la saga con un tono più intimo: Uhtred (che invecchia mai) è finalmente un uomo consapevole, segnato dai figli, dal peso della famiglia e da un destino che non è più solo un motto, ma una verità conquistata. Il conflitto politico con Re Edoardo e il fanatismo di Brida alimentano una tensione costante, mentre la serie intreccia storia e dramma personale con la solidità che l'ha sempre contraddistinta. Le battaglie sono ben dirette, il ritmo serrato, e l'arco narrativo del protagonista trova una conclusione coerente e sentita. Qualche nodo secondario viene chiuso in fretta e alcune scelte sui personaggi (anche storici) non convincono fino in fondo. Ma il cuore della stagione (la maturazione di Uhtred e la sua resa dei conti finale) funziona, emoziona e lascia la giusta nostalgia. Un epilogo sobrio, non spettacolare, ma perfettamente in linea con ciò che The Last Kingdom è sempre stato: una saga storica avvincente, solida, e profondamente umana. Voto Stagione: 7+; Voto complessivo: 7
Percy Jackson e gli dei dell'Olimpo (2a stagione) - La seconda stagione è più matura della prima stagione, con un ritmo più rapido, una CGI più convincente e una dinamica di gruppo meglio definita. Tyson aggiunge cuore e ironia, mentre Percy, Annabeth e Grover mostrano una crescita più evidente. L'azione aumenta e il tono resta leggero, rendendo la serie scorrevole e piacevole. Nonostante ciò, non risulta davvero migliore: la trama rimane semplice, alcuni momenti si ripetono, la tensione è limitata e certe interazioni (soprattutto romantiche) sembrano premature. La serie consolida ciò che aveva iniziato nella prima stagione, ma continua a muoversi con prudenza, senza compiere un vero salto di qualità. In sintesi: più matura, più fluida, ma non più forte. Un passo avanti, sì, ma non un'evoluzione decisiva. Voto: 6+
Daredevil - Rinascita (2a stagione) - La seconda stagione prosegue la rinascita del Diavolo Rosso su Disney+, conservando lo stile grezzo e indipendente dell'era Netflix. È una stagione ambiziosa, potente nei momenti giusti, ma frenata da lungaggini e da una gestione disordinata dei personaggi secondari. Matt e Fisk restano il cuore pulsante: il loro scontro, prima legale e poi fisico, è il vertice dell'annata, così come la rivelazione pubblica dell'identità di Daredevil, un sacrificio che dà peso reale alla vittoria contro Fisk. L'assalto al tribunale introduce un sottotesto politico efficace, mentre il ritorno di Luke Cage è la sorpresa che apre scenari futuri interessanti. Tuttavia Heather Glenn rimane un personaggio mal costruito, Karen Page è ancora sottoutilizzata e la libertà finale concessa a Fisk lascia un retrogusto amaro e poco convincente. Born Again chiude bene il percorso principale, ma non riesce a nascondere i limiti strutturali che l'hanno accompagnata: una stagione buona, mai eccellente, che funziona quando colpisce duro e inciampa quando devia dal suo nucleo narrativo. Ora la vera sfida sarà capire se la terza stagione saprà trasformare queste conseguenze in un nuovo slancio. Voto: 6,5
What We Do in the Shadows (6a stagione) - La sesta e ultima stagione di What We Do in the Shadows chiude la serie con una comicità ancora brillante e un mockumentary sempre efficace, ma con segnali chiari che il ciclo era arrivato al suo naturale termine (già evidente nella quinta). Il formato finto‑documentario funziona come sempre, regalando momenti esilaranti e un'intimità surreale con i vampiri di Staten Island, mentre la cura per scenografie e costumi resta impeccabile. La stagione, però, mostra qualche dispersione: sottotrame che si perdono, ritmo meno compatto e alcune parti (come le parentesi "da ufficio") percepite come più lente rispetto alle prime stagioni. Separare i protagonisti indebolisce la loro chimica, vero motore della serie. Il finale è imperfetto ma coerente: niente chiusure solenni, solo ironia metanarrativa e un addio storto, sincero, in pieno stile "Vita da vampiro". Una conclusione non memorabile, ma giusta per una comedy che ha sempre preferito l'assurdo alla catarsi. Voto: 6
Alien - Pianeta Terra (1a stagione) - Un progetto ambizioso che espande l'universo di Alien ma perde di vista la sua essenza. Visivamente potente, con atmosfere claustrofobiche, ottimo cast e temi contemporanei (IA, famiglia, androidi), la serie (la prima all'interno del franchise Alien, nonché prequel dell'omonimo film del 1979 diretto da Ridley Scott) tenta una svolta più narrativa che horror. Noah Hawley (non uno qualunque) costruisce un mondo vasto, pieno di rimandi alla saga e di idee interessanti, ma la scrittura si sfilaccia: ritmo lento, troppe sottotrame, filosofia invadente e un Xenomorfo ridotto a comparsa, persino "umanizzato", che perde completamente il suo fascino letale. Il fanservice è curato, l'espansione della mitologia ambiziosa, ma l'insieme risulta incoerente. Il finale non chiude nulla: è un cliffhanger travestito da conclusione, che conferma la mancanza di direzione. Nuovi mostri inutili, dialoghi deboli, personaggi stereotipati e scelte narrative forzate rendono la stagione un'occasione sprecata. In sintesi: grande potenziale visivo, poca tensione, poca coerenza, troppo poco Alien. Una serie che promette molto e mantiene pochissimo. Voto: 5,5
BONUS
Death Note (2006-2007) [Serie - 37 Episodi] - L'Anime parte con un'idea folgorante: un quaderno che uccide e una sfida mentale tra due geni che regge da sola metà serie. La prima parte è tesa, brillante, costruita con precisione psicologica e morale. Il comparto tecnico è solido: animazioni curate, atmosfera cupa, colonna sonora efficace, anche se le sigle virano su un metal che stona un po' con il tono cerebrale dell'opera. Il limite principale è la seconda metà: dopo la svolta centrale, la tensione crolla, i nuovi antagonisti non reggono il confronto e la trama si allunga perdendo incisività. Il protagonista appare meno lucido, molti comportamenti risultano forzati e lo shinigami, presenza fondamentale nella prima parte, sparisce quasi del tutto, togliendo ironia, ritmo e contrappunto. La storia procede, ma senza più quella scintilla che la rendeva magnetica. Resta un'opera importante, capace di porre dilemmi morali e di lasciare il segno, ma segnata da un evidente squilibrio tra una prima parte eccellente e una seconda molto meno riuscita. In breve: brillante all'inizio, debole alla fine; da vedere, ma lontano dal capolavoro che spesso gli viene attribuito. Valutazione 6,90
Kenshin - Memorie del passato (1999) [OAV - 4 Episodi] - Tsuioku Hen è un OAV di altissimo livello tecnico: regia rigorosa, fondali splendidi, animazioni fluide e una colonna sonora che amplifica la malinconia. L'ambientazione storica è ricostruita con cura filologica e il tono, lontano dalla leggerezza dell'Anime (e probabilmente anche del manga), abbraccia una tristezza severa e contemplativa. Kenshin e Tomoe sono ritratti con intensità, immersi nel crepuscolo del Giappone feudale. Detto questo, la miniserie mostra limiti evidenti: i primi episodi risultano caotici, il ritmo spesso troppo lento, i personaggi secondari quasi inesistenti. Kenshin appare spento e lontano dal suo volto originale; alcune scelte narrative poco credibili indeboliscono la pretesa di realismo. L'opera cerca la tragedia, ma raggiunge solo una costante tristezza atmosferica. In sintesi: visivamente straordinaria, narrativamente imperfetta. Un lavoro elegante e suggestivo, ma non un capolavoro. Valutazione 7
Trigun Stampede (2023) [Serie - 12 Episodi] - Una reinterpretazione moderna (25 anni dopo, in mezzo un film) del classico degli anni '90, sostenuta da una CGI di livello altissimo. L'impatto visivo è immediato: animazioni fluide, regia dinamica, atmosfera crepuscolare e un'estetica che fonde western e suggestioni cyberpunk. La narrazione adotta un approccio diverso, più diretto e lineare, rivelando fin da subito il passato del protagonista e il contesto del mondo. Questo modo di raccontare la storia non convince del tutto: la progressione emotiva risulta meno graduale e la struttura perde quel senso di mistero che caratterizzava l'opera originale. La vena umoristica, che era il cuore della serie del '98, scompare completamente, sostituita da una drammaticità costante. Il design dei personaggi cambia in modo netto e alcuni elementi chiave vengono mostrati subito, dando alla serie un'impronta che ricorda quasi un reboot con elementi da prequel, pur non potendo esserlo davvero per via di dinamiche e incontri che nell'originale avvenivano molto più avanti. Pur eccellente dal punto di vista tecnico, la storia soffre di una compressione eccessiva: dodici episodi non bastano a dare respiro ai personaggi, che risultano meno carismatici rispetto alla versione classica. Alcune animazioni restano rigide e la densità degli eventi riduce l'impatto emotivo. In conclusione, Trigun Stampede è una variazione moderna, visivamente splendida e narrativamente audace, ma il suo nuovo modo di raccontare la storia non raggiunge la forza dell'originale. La seconda parte promette ulteriori deviazioni: solo allora si capirà se questa reinterpretazione avrà davvero trovato la sua identità. Valutazione 6,50

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