Visualizzazione post con etichetta Aniello Arena. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Aniello Arena. Mostra tutti i post

lunedì 21 ottobre 2019

La paranza dei bambini (2019)

Tema e genere: Interamente recitato in napoletano e sottotitolato in italiano, questo film, che è l'adattamento cinematografico dell'omonimo romanzo scritto da Roberto Saviano, è un dramma di formazione che parla di criminalità, ma non solo.
Trama: Nel rione Sanità di Napoli crescono nuovi giovani boss: guidati da Nicola e dal figlio dell'ex boss che un tempo guidava il quartiere. Nell'incoscienza della loro età vivono in guerra e la vita criminale li porterà a una scelta irreversibile: il sacrificio dell'amore e dell'amicizia.
Recensione: Parliamoci subito chiaro, La paranza dei bambini è un bel film, ben fatto e di pregio, che non fatica a porsi come opera interessante e di qualità, che quindi merita di essere visto, perché racconta ugualmente delle storie importanti, ma è anche un film che fallisce nel distanziarsi da opere precedenti. Le storie che il film ci racconta sono tristi, coinvolgenti, necessarie, ma è una ripetizione, che lo si voglia o no. C'è da dire infatti che per quanto concerne questo lavoro di Claudio Giovannesi, regista emergente di indubbio talento, pur se lodevole nelle intenzioni e interessante nella disamina delle dinamiche criminali e del comportamento dei piccoli delinquenti in erba, somiglia troppo a tanti prodotti similari che lo hanno preceduto. A parte il famoso Gomorra sia il film che la serie, anche tante altre pellicole più o meno recenti. La sostanziale differenza, è che questo è un racconto di iniziazione, che parte da zero per giungere al crimine più efferato, questa escalation è tanto sorprendente, laddove i suoi protagonisti sono solo dei "bambini" costretti a crescere in fretta, in un luogo infernale, senza speranze e prospettive, dove vige qualcosa che assomiglia molto alla legge della giungla. Stride volutamente il momento in cui il giovanissimo protagonista, conquistato il quartiere, dopo aver sparato e ucciso senza il benché minimo rimorso, litiga con il fratello piccolo, per delle merendine. Dunque si parla di ragazzini ingenui, immaturi, che incoscientemente imboccano la strada senza ritorno, del crimine. Fanno tenerezza e rabbia, nella loro indole, coesistono slanci affettuosi e comportamenti spietati. Nicola (il protagonista) fa la corte a Letizia (interpretata dalla bella Viviana Aprea), regalandole dei palloncini, si diverte sulle autoscontro insieme alla sua fidanzata, poi la bacia al San Carlo durante l'esecuzione di un'opera lirica. Ci sono molti elementi di riflessione e il film è ben girato e ben interpretato da attori non professionisti, reclutati proprio dalla strada, quindi molto realistico, soprattutto nel linguaggio, un dialetto napoletano stretto, giustamente sottotitolato (in tal senso il grande pregio di questo film crudo e schietto sta proprio nel descrivere questa realtà in modo vivido e diretto, raccontando le storie di ragazzini con manie e sentimenti tipici dell'età che hanno). A rimarcare l'aderenza della trama con l'attualità, la cronaca partenopea tristemente ci riferisce quotidiana mente, di "stese" effettuate con disinvoltura, nei quartieri malfamati di Napoli, proprio ad opera di baby-gang. Per chi non lo sapesse le cosiddette "stese" consistono in raid compiuti da giovanissimi balordi a bordo di motorini, che sparano all'impazzata ad altezza d'uomo, non hanno bersagli precisi, ogni tanto qualche pallottola vagante colpisce qualcuno, che ha solo il torto e la sventura di trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato, servono unicamente a "marcare il territorio" cioè a comunicare a tutti, che in quel quartiere, comandano loro.