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lunedì 13 novembre 2017

Marie Antoinette (2006)

Dopo parecchio tempo ho finalmente recuperato Marie Antoinette, film del 2006 diretto da Sofia Coppola (di cui qualcosa avevo sentito parlare, soprattutto per l'Oscar vinto per i costumi), non so perché ma non ero mai riuscito a vederlo, eppure aveva nella protagonista il suo più grande interesse, Kirsten Dunst, all'epoca poi, dopo averla vista in Spider-Man, di lei ne ero quasi innamorato (e anche adesso non che non mi piaccia), per cui non mi spiego i motivi di questo ritardo. In ogni caso l'ho visto, e anche se son passati più di 10 anni, l'ho trovato in ottima forma, anche perché questo originale film (almeno per buona parte), non solo mi è moderatamente piaciuto, ma ha mantenuto intatta la sua aurea di piccolo capolavoro. Perché questo ritratto inedito della famosa Regina, riletto in chiave decisamente pop, riesce nel suo tentativo di aprire gli occhi e la mente a chi ha crocifisso (così come la Storia) questa donna, che di colpe forse non aveva. Anche perché in questo film dove la regista torna a raccontare, dopo "Il giardino delle vergini suicide" (seppur dopo verranno il discreto Somewhere e l'intrigante Bling Ring) l'età adolescenziale femminile, anche se questa volta, al contrario del primo film, la storia non è quella di una ragazza comune che soffre perché sottomessa all'opprimente autorità materna (e in parte paterna), ma è quella della regina francese Maria Antonietta (brillantemente interpretata da Kirsten Dunst) passata alla storia (forse incolpevolmente o ingiustamente) come la più snob delle nobildonne francesi, simbolo dell'Ancien Régime e dello spregio dei nobili e del regno verso le classi più umili, e che altresì non ha alcuna intenzione di ricostruire il quadro storico e politico degli anni in cui ha vissuto la regina (1755-1793), ci fornisce un ritratto (in chiave moderna) della solitudine, della fragilità e della femminilità di, appunto, Maria Antonietta.