Dopo la (solo momentanea) conclusione con la nona annata nel 2002, la serie cult X-Files creata da Chris Carter era tornata nel 2016 con sei nuovi episodi, ora è nuovamente tornata con altri dieci episodi, due stagioni-evento che hanno riportato sul piccolo schermo le avventure degli agenti FBI Fox Mulder (David Duchovny) e Dana Scully (Gillian Anderson). Un ritorno che tuttavia non solo ha messo probabilmente il punto definitivo sulla serie (visto il finale e le notizie non proprio positive sugli ascolti e l'abbandono probabile della Anderson), ma che purtroppo si conclude nuovamente in modo frustrante, danneggiando in parte un'operazione non priva di pregi. Perché se anche nel complesso questa undicesima stagione diverte abbastanza, se questa dovesse essere la stagione finale viene quasi da pensare che si poteva evitare del tutto il revival. Giacché non solo questo nuovo X-Files è certamente qualcosa di molto diverso e, ahimè, inferiore, da quella in onda dal 1993 al 2002, che sostanzialmente aveva rivoluzionato la qualità delle serie tv, ma perché sia due anni fa che ora, una cosa è chiara, e cioè che con due stagioni ridotte come le due del revival di X-Files sarebbe stato difficile riprodurre l'alternanza di storie auto-conclusive e mitologiche che aveva sapientemente caratterizzato la serie di Chris Carter dalla sua prima trasmissione fino all'ultima. Era stato il punto debole della 10a stagione di due anni fa, che aveva visto i suoi momenti migliori nei quattro episodi dal secondo al quinto che separavano le due parti di My Struggle, e si è confermato in misura minore quest'anno. La stagione 11 di X-Files è infatti riuscita a mitigare questo problema, sia grazie ad un numero totale di episodi superiore alla precedente, da sei a dieci, sia per il modo in cui la storyline orizzontale è stata in qualche modo ripresa o citata anche in molti degli episodi standalone che hanno separato le parti tre e quattro di My Struggle, ovvero Memorie dal futuro e Il figlio perduto. Proprio quest'ultima, può rappresentare il vero finale della serie Fox andata in onda dal 29 gennaio al 2 aprile.
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giovedì 10 maggio 2018
mercoledì 15 novembre 2017
Twin Peaks (3a stagione)
"Ci rivedremo tra 25 anni", la promessa è stata mantenuta. E Twin Peaks 25 anni dopo (anche se ho recuperato le prime due e il film solo a giugno scorso, qui la mia eccezionalmente lunghissima recensione), riesce a stupire un'altra volta, l'ennesima. David Lynch e Mark Frost hanno rivoluzionato la TV, di nuovo, soprattutto nei dettagli, da il titolo di ogni puntata senza titolo (solo una parte di lungo film) fino ai "saluti" finali con una canzone, dei musicisti, a tema, senza dimenticare che a livello di narrazione si assiste ad una specie di revival/reboot/sequel/prequel, che non ha probabilmente eguali. In ultimo, questa terza (e ultima?) stagione ci lascia con parecchie domande (irrisolte) e scene memorabili, d'altronde il finale, è un meraviglioso riassunto della filosofia di Lynch, un capolavoro ipnotico a livello visivo e un enigma irrisolvibile a livello narrativo, qualcosa che non tutti hanno la capacità di realizzare. Anche perché la domanda iniziale "Questo è il futuro o è il passato?" che ci perseguiterà per l'intero ciclo di episodi, non trova risposta, anche se in fondo c'era da aspettarselo, dare risposte e risolvere misteri non è nello stile di David Lynch. Al contrario, il suo obbiettivo è rimettere tutto in questione, lasciarvi nel dubbio, farvi vivere un sogno assurdo dove non esistono verità assolute, ma sempre con uno sguardo ironico, grottesco, come a dirci che così è la vita. Chi cercava una fine "tradizionale" infatti, avrebbe dovuto lasciar perdere la terza stagione di Twin Peaks fin dall'inizio, se invece già sapevate, certamente avrete amato i 18 episodi confezionati dal regista assieme al "socio". A tal proposito da ricordare è che l'originale Twin Peaks terminava con la vittoria del male sul bene, con l'eroe soggiogato dal nemico, e il prequel Fuoco Cammina Con Me andava anche oltre. Se viaggerete nuovamente o per la prima volta fino a Washington difatti (lo Stato, non D.C.) con la speranza di un lieto fine, le vostre aspettative, al termine del viaggio, saranno tristemente tradite (nonostante ci sia un barlume di lieto fine).
mercoledì 14 giugno 2017
Twin Peaks: 1a e 2a stagione & Fuoco cammina con me (1992)
Con le serie tv ho sempre avuto dei piccoli problemi, solo negli ultimi 10 anni qualcosa è cambiato, perché prima le suddette serie, che prima venivano comunemente chiamati telefilm, raramente avevano una "normale" programmazione, e quindi io non credo di aver mai visto tutte le puntate di qualsiasi telefilm girava in televisione prima degli Anni 2000 e poco dopo, ora con internet e le pay-tv il problema non c'è più, ma per colpa di tanti fattori (come aspettare con ansia la settimana) e poiché ero davvero piccolo, ho probabilmente dimenticato di vedere, oltre ad X-Files, di cui ho provato a cominciare dalla prima stagione che ho visto ma non ho terminato (colpa anche della 10a stagione che ha svelato tanti particolari), la serie più importante di tutte, ovvero Twin Peaks, la serie capolavoro di un regista che ammiro, David Lynch (con la sua indistinguibile mente onirica e visionaria), molti sono infatti le "citazioni" al suo stile che ravvedo spesso, dato che anche ultimamente ho trovato qualcosa di lui in Legion e La Isla Minima, ma paradossalmente il suo miglior lavoro (insieme a Mark Frost) non l'avevo ancora visto. Ora con il ritorno tanto atteso della terza stagione di questa serie che fece (e fa ancora) letteralmente impazzire milioni di telespettatori in tutto il mondo, e grazie al grande amore per questa serie del nostro Mozzino, ho finalmente recuperato e visto, tutto quello che c'era da vedere di questa incredibile serie (perciò tenetevi forte, sarà un lungo post). Serie che in un rivoluzionario mix di generi fra soap opera, horror, noir e poliziesco, rivoluzionò il genere e il modo di fare televisione. Ammetto che prima non ci credevo, ma dopo averla vista, posso tranquillamente affermare che Twin Peaks lo fu e lo è davvero (anche se a distanza di anni) l'emblema di un nuovo modo di fare televisione, caratterizzato da una cura nella trama, nella caratterizzazione dei personaggi e nella regia che prima di allora non era mai nemmeno stata presa in considerazione. Perché quello che veniva trasmesso era ed è un prodotto televisivo con una trama vera, corposa, senza episodi stand-alone o filler, inoltre, il surrealismo e la costante sensazione di "quiete prima della tempesta" rende e rendeva Twin Peaks radicalmente differente non solo rispetto a quanto prodotto dalla televisione fino ad allora, ma anche rispetto a qualunque altra serie avverrà dopo.
lunedì 31 ottobre 2016
Le altre serie tv (Settembre-Ottobre 2016)
Negli ultimi due mesi, dopo un'estate cinematograficamente e televisivamente parlando intensa, sono riuscito a vedere ben 4 serie, che chi più chi meno hanno un po' deluso le mie aspettative, tranne una, partendo da Aquarius che dopo aver visto e recensito la prima, comunque discreta, stagione, non ha invece fatto quello che gli veniva chiesto, ovvero chiudere il discorso e non lasciare niente al caso, perché non è che avesse avuto tanto successo. Invece come volevasi dimostrare non solo questa seconda stagione è a tratti confusa ma addirittura si chiude come se ancora ci fosse qualcosa da dire, non che non ci fosse, anzi, ma tutto è rimasto e rimarrà a metà, poiché la serie è stata cancellata. Una stagione che comunque e nonostante fosse iniziata un po' in sordina, visto qualche inciampo nella prima stagione, si è rivelata essere invece molto interessante sotto tanti punti di vista, anche se i pregi (la regia, le grandi atmosfere, i costumi, auto, modi e vizi dell'epoca, le grandi musiche e il cast di tutto rispetto) e i difetti (la forzatura di certe situazioni e tanti altri problemini narrativi) sono rimasti gli stessi. Aquarius però, creata da John McNamara, andata in onda su Sky Atlantic fino al 26 settembre, composta come la prima di 13 episodi da quaranta minuti circa, funziona grazie a David Duchovny (l'ex Mulder di X Files), che interpreta magistralmente i panni del detective Sam Hodiak, un ruolo che sembra calzare a pennello con le capacità dell'attore dinanzi la telecamera. Hodiak è un personaggio che assomiglia, e non casualmente, al più celebre agente dell'FBI a caccia di alieni: geniale, altruista, intuitivo, impulsivo, carismatico e anche spiritoso. David è talmente bravo che eclissa perfino colui che dovrebbe essere il protagonista assoluto della serie, ovvero Charles Manson (Gethin Anthony). In questa seconda stagione i rapporti non idilliaci tra Sam e Charlie si raffreddano un po', ma è nell'ultimo episodio, che doveva preannunciare un'altra stagione (che non ci sarà), che i nodi vengono al pettine, perché quello che Hodiak temeva succede. Il delirio di Manson ha ormai abbracciato la strada dell'omicidio e la scia di cadaveri che lui e i suoi accoliti si lasciano dietro comincia a farsi lunga e densa. Per tutta la serie, la fatidica notte di sangue del 9 agosto 1969, ci viene riassunta a singhiozzi all'inizio e alla fine di ogni episodio. Cosa che mi ha un po' infastidito, ma finalmente all'epilogo, ci è possibile rivivere la vicenda per intero. Una vicenda ovviamente assurda perché non ci sono motivi validi per fare ciò che ha fatto.
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sabato 2 luglio 2016
Le altre serie tv (Maggio-Giugno 2016)
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sabato 12 marzo 2016
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sabato 2 gennaio 2016
Aquarius (1a stagione)
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