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venerdì 31 maggio 2019

Gli altri film del mese (Maggio 2019)

Proprio ieri vi ho spiegato nel dettaglio alcuni piccoli accorgimenti nel post in oggetto, ma non vi avevo ancora rivelato il motivo per cui oltre al meno tempo che impiegherei nel "compilare" i due post di fine mese, ho deciso di rivoluzionare il tipo di banner utilizzato per i post. Ebbene, il motivo è semplicemente quello che in questo modo, soprattutto per quanto riguarda il lato social ed interattivo del blog (Twitter, Facebook ed Instagram), produrrei più curiosità nel visitare il post, perché va bene che delle visualizzazioni mi interessi poco e niente, ma una visita in più e il raggiungimento di più persone è sempre preferibile. Se faccio bene lo diranno i numeri, ultimamente sempre più bassi, ma è comunque un buon modo per non essere "prevedibile" e stantio. Comunque al di là di ciò, a differenza dei peggiori, in questo post degli altri film del mese, la recensione sarà preceduta dalla locandina e non da un immagine o immagini. Detto questo, cambiamo argomento. E mi soffermo sul lato personale che bloggeristico, anche se a dirla tutta in questo mese di maggio, mese delle ciliegie che quest'anno tardano ad arrivare, praticamente non è successo di particolarmente importante, sia in senso positivo che negativo, e quindi la chiudo qui, buona lettura.

lunedì 13 maggio 2019

L'insulto (2017)

La questione mediorientale, israeliani e palestinesi, palestinesi e libanesi, ebrei e musulmani, musulmani e cristiani, è questione complicata, delicatissima, annosa, sempre sul punto di riesplodere (come i recenti accadimenti dimostrano) che L'insulto, di Ziad Doueiri (che affronta come fece Nadine Labaki con E ora dove andiamo? la difficile divisione interna che sta attraversando il Libano) riesce a condensare e a rappresentare simbolicamente attraverso un normale episodio di banale quotidianità: Beirut, un muratore di origine palestinese deve sistemare una gronda di un terrazzo che sgocciola in strada. Il proprietario, un libanese cristiano, si oppone. Il muratore la aggiusta lo stesso, il proprietario prende la gronda a martellate, il muratore gli si rivolge dicendogli "sei un cane". Questo il la che farà da innesco ad una serie di eventi a catena di portata sempre più ampia (seguendo la falsariga di Una separazione) dove verranno messi in gioco antichi rancori e odi razziali, corsi e ricorsi storici, traumi infantili, personalismi, arrivismo e avidità, nazionalismi e patriottismi posticci. Non solo, perché la questione mediorientale ricostruita in chiave storica non è il solo obiettivo de L'insulto in quanto il film di Doueiri, perfettamente calato nel presente, vuole mettere in guardia dal pericolo dell'uso strumentale che si può fare della storia da parte della politica e dei mass media, dei rischi che si corrono acuendo i conflitti in nome di un'ideologia che non ha niente degli ideali che dovrebbero incarnarla ma che viene utilizzata in modo fazioso e propagandistico con l'unico scopo di mistificare la realtà per attrarre l'opinione pubblica da una parte piuttosto che da un'altra. Alla fine si smarrisce il buon senso che dovrebbe guidare le nostre scelte verso il bene comune all'interno di un calderone dove tutti hanno contemporaneamente ragione e torto e le soluzioni, anche le più semplici, sono destinate a galleggiare in eterno senza trovare compimento. Ciò che forse più sorprende del film di Doueiri, candidato 2018 all'Oscar per il Libano, è la sua capacità di raccontare una storia apparentemente così lontana eppure così vicina, così globale. La potenza evocativa del film è infatti universale.