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sabato 21 dicembre 2019

Bellezze cinematografiche/serialtelevisive edizione 2019

Uno dei momenti più attesi dal mio pubblico maschile, e femminile chi lo sa (sono aperto a tutti), è finalmente giunto. E' il momento infatti della mia ode alla bellezza ed alla sensualità. Il Saba Beauty Awards è un premio difatti, anche quest'anno in un'unica versione (sia cinematografica che serialtelevisiva), che appunto premia le più belle donne apparse in tutte le pellicole e serie tv viste durante l'anno. In tal senso, poiché è ovvio che la scelta può essere stata "condizionata" dalle scene particolarmente hot di alcune di queste protagoniste, raccomando ai lettori che se le foto di seni nudi o altro vi infastidiscono e le trovate disdicevoli, di ignorare questo post. Agli altri invece, che apprezzeranno il suddetto post, di non essere volgari e di non esagerare nei commenti. A tutti comunque calma e sangue freddo. Ma prima di cominciare vediamo chi è la madrina di quest'anno, l'anno scorso fu Margot Kidder (la Lois Lane di Superman, qui), oggi ed ora, se non l'avete ancora riconosciuta, è Doris Day, la fidanzata d'America, scomparsa a maggio scorso all'età di 97 anni. Se non sapete chi è (cosa comunque plausibile visto che attiva come attrice dagli anni quaranta ai sessanta) vi invito a rivolgervi a Google. Detto ciò, torniamo a noi, e vediamo chi quest'anno non ci sarà, anche se ne avrebbe avuto tutto il diritto. Sì perché per evitare di vedere sempre le stesse protagoniste, devo rinunciare a qualcuna. E quest'anno in ambito cinematografico devo rinunciare alla bellissima Jennifer Lawrence di Red Sparrow, alla deliziosa Blake Lively di Chiudi gli occhi, alla graziosa Katherine Langford di Tuo, Simon, alla sensualissima Emily Ratajkowski di Come ti divento bella!, alla dolce coppia Shailene Woodley/Brie Larson di The Spectacular Now, alla "Bella" Thorne di Sei ancora qui ed alla selvaggia Miriam Leone di Metti la nonna in freezer, mentre in ambito televisivo al fantastico trio di giovani donzelle Lili Reinhart, Camila Mendes e Madelaine Petsch della seconda stagione di Riverdale.

mercoledì 3 aprile 2019

Mektoub, My Love: Canto Uno (2017)

Conservo sensazioni contrastanti come lascito della visione di questo film, al pari dei precedenti incontri con il mondo cinematografico di Abdellatif Kechiche. Nelle intenzioni un inno alla vita, ai corpi, ai sentimenti, ma per chi non è un fan acritico dell'autore, il rischio è di provare una noia profonda per infinite chiacchiere inframmezzate da bagni e giochi in mare, baci (anche tra sconosciuti), ubriacature, atteggiamenti seduttivi, litigi, inseguimenti, ecco, è quello che è successo più o meno anche a me. Certo, da un lato ne ammiro l'estrema vitalità dell'immagine, l'uso fantastico (abbagliante, potremmo dire) della luce, la scrittura molto libera e destrutturata soprattutto nei dialoghi (un vero e proprio turbinio verbale), il tutto a favore di una rappresentazione non-mediata della giovinezza, restituita con un impressionismo finanche crudo nel suo irripetibile dosaggio di esuberanza, euforia e soave inconcludenza. Ma dall'altro lato non riesco a non registrare una certa (ormai riconoscibile) insistenza, ostentazione, una specie di prepotenza visiva e parolaia che sembra voler più alimentare sé stessa che non veicolare un particolare messaggio. Tutto è infatti vissuto (o, comunque, portato in scena) con l'obiettivo di esaltare la carica e la vitalità dei corpi femminili, veneri vittime dell'invadenza voyeuristica del protagonista Amin (e di noi spettatori) che però diventa presto insopportabile. Perché, Mektoub, My Love: Canto Uno, film del 2017 diretto dal regista tunisino, conferma tutti i limiti nello sguardo di Abdellatif Kechiche. La costruzione della sua immagine, nonostante l'apparente libertà, è totalmente asfittica. Allo spettatore non è offerta alcuna via di fuga né spazi dialettici. Ciò che si mostra è l'unica cosa che si vede e il film è edificato in modo tale da ingabbiare chi guarda nella superficie delle sue immagini. Le sequenze si dilatano ma lo spettatore non è mai catturato emozionalmente ma solo percettivamente: il fondoschiena e il corpo erotizzato sono i visual effects dell'immagine del regista.