Ecco la lista dei film visti questo mese. Scelte o meno, pellicole visionate dalle piattaforme streaming a mia disposizione (a pagamento o meno), ovvero da Netflix, Sky e Prime Video, da Mediaset Infinity (compreso Plus), Paramount Plus e RaiPlay, a infine Disney Plus, TimVision e occasionalmente YouTube. Sporadicamente anche da Apple Tv Plus, Pluto TV e siti vari (anche non legali). Lo speciale cinematografico del mese è incentrato nuovamente su Yasujirō Ozu, con altri quattro film della sua inedita filmografia.
Tre amiche (Romantico/Commedia 2024) - Una commedia sentimentale sottile e malinconica che segue Joan, Alice e Rebecca, tre quarantenni, mentre attraversano crisi, tradimenti e desideri repressi, con l'amicizia come unico punto saldo. La regia è elegante, i dialoghi brillanti e il cast femminile straordinario nel restituire sfumature emotive autentiche: momenti come l'addio tra Joan e Victor o il weekend dei tradimenti mostrano la capacità di Emmanuel Mouret di cogliere l'ambiguità dell'amore adulto. Il film, però, porta con sé anche i suoi limiti: rischia talvolta la verbosità tipica di certo cinema francese e non sempre trova quel guizzo capace di trasformare la sua finezza in qualcosa di davvero travolgente. I paragoni con Eric Rohmer e Woody Allen risultano ingombranti, e il ritmo non è sempre uniforme. Rimane comunque un racconto raffinato e sincero sulle scelte difficili, sugli errori necessari e sulla libertà di volersi bene davvero, anche quando significa rompere ciò che sembrava intoccabile. Voto: 6,5
Un semplice incidente (Dramma/Thriller 2025) - Un film dalla trama semplice che diventa complesso per il peso morale che porta con sé: un ex detenuto crede di aver riconosciuto il suo torturatore e, insieme ad altri reduci, si ritrova a decidere del destino di un uomo che potrebbe anche essere innocente. Jafar Panahi intreccia tensione, grottesco e umorismo nero in un racconto che cambia registro senza perdere coerenza, denunciando apertamente il regime iraniano e riflettendo sul fragile confine tra giustizia e vendetta. Girato clandestinamente (come Taxi Teheran), il film mostra le cicatrici della violenza più che la violenza stessa, e mette i personaggi davanti ad una scelta difficile. Ne nasce un'opera lineare ma stratificata, che colpisce per le domande etiche che solleva e trova nel finale aperto il suo momento più incisivo. Voto: 7+
Il quadro rubato (Dramma 2024) - Il film parte da una storia vera affascinante (il ritrovamento inatteso di un quadro di Egon Schiele in una casa operaia) e offre uno sguardo interessante sui meccanismi, spesso ambigui, del mercato dell'arte. La ricostruzione dei fatti è fedele e i personaggi, pur di finzione, sono delineati con efficacia. La realizzazione, però, è altalenante: la regia è poco incisiva, a tratti piatta, con momenti da telefilm più che da film, e alcune sottotrame risultano superflue. Il film si segue con piacere grazie alla cura per fotografia e ambientazioni, ma manca di slancio e originalità, attenuando anche la potenziale forza di denuncia. Ne resta un'opera dignitosa e non stupida, ma solo moderatamente coinvolgente, salvata soprattutto dall'interesse del soggetto e dal giovane operaio, l'unico personaggio davvero empatico. Voto: 5,5
Una pallottola spuntata (Commedia/Azione 2025) - Il film funziona più come un omaggio che come un vero reboot, e questo lo rende un po' straniante. Pur lontano dall'irriverenza dei classici con Leslie Nielsen, riesce comunque a strappare qualche risata e a recuperare parte dello spirito demenziale originale. Alcune gag sono riuscite, altre forzate o fuori tempo, e la regia resta piuttosto piatta. Liam Neeson, giocando con autoironia sulla sua immagine action, è una scelta efficace e Pamela Anderson gli fa da buona spalla. Il tono è più action che demenziale, con citazioni e momenti nonsense che richiamano la trilogia senza imitarla. Nel complesso è un prodotto di consumo onesto: non memorabile, non innovativo, ma piacevole se lo si guarda senza pretendere l'impossibile da un brand che appartiene a un'altra epoca. Voto: 5,5
Fuori (Dramma 2025) - Il film sembra voler raccontare la vita di Goliarda Sapienza (l'autrice de L'arte della gioia, divenuta recentemente miniserie con discreti risultati), ma alla fine resta il dubbio che il centro narrativo sia altrove, spostato sul rapporto tra la scrittrice e la detenuta interpretata da Matilda De Angelis. Chi non conosce la Sapienza rischia di rimanere disorientato, perché il biopic si dissolve in un racconto più piccolo, che lascia in mano poco più di un legame nato per caso. Mario Martone costruisce una buona alternanza tra presente e passato in carcere restituendo bene l'idea di donne sempre "dentro", anche quando sono fuori, e offre ricostruzioni d'epoca curate, ma il ritmo è spesso lento e alcune scene risultano allungate. La complessità della protagonista rimane solo accennata e l'insieme accumula situazioni senza approfondirle davvero. Anche la chiusura, sospesa e poco incisiva, contribuisce alla sensazione di un'opera che, pur con momenti suggestivi, non riesce mai a decollare davvero. Voto: 5
Il professore e il pinguino (Dramma/Commedia 2024) - Il film racconta la storia vera di un professore inglese disilluso che, trasferitosi in Argentina durante il golpe del 1976, ritrova un senso alla propria vita dopo aver salvato un pinguino ricoperto di petrolio. L'animale diventa il catalizzatore di una lenta rinascita personale e di un rapporto più autentico con i suoi studenti. Il regista adotta un tono malinconico e misurato, a tratti troppo uniforme, che appiattisce il contrasto tra la vicenda intima del protagonista e il contesto politico drammatico. Il film resta comunque garbato, piacevole e punteggiato da momenti poetici, con qualche concessione all'ottimismo. Steve Coogan regge bene il ruolo, mentre il pinguino (vero cuore emotivo della storia) dona alla pellicola un tocco di simpatia e umanità. Semplice, non profondo, ma conciliatorio. Voto: 6
Tre ciotole (Dramma 2025) - Sembra un film segnato da compromessi: affronta temi fortissimi (amore, malattia, identità) con un tono controllato che evita sia il melodramma sia l'eccesso letterario. Questa misura, però, finisce per raffreddare l'impatto emotivo, lasciando un segno meno profondo del previsto. Ispirato al libro di Michela Murgia, segue una donna che dopo una rottura scopre una malattia terminale e rilegge la propria vita con nuova lucidità. La regia è minimalista, a tratti prolissa, ma capace di momenti intensi. Alba Rohrwacher regge il film con un'interpretazione forte, mentre Elio Germano resta più defilato. Buoni i personaggi secondari, pur non sempre approfonditi. Un'opera sobria e malinconica, capace di emozionare a tratti ma meno incisiva di quanto la materia suggerirebbe. Voto: 6
Dracula - L'amore perduto (Romantico/Dramma 2025) - Il Dracula di Besson guarda apertamente al modello di Coppola: estetica magniloquente, atmosfere romantiche, un Vlad malinconico più che terrificante. La confezione è impeccabile (scenografie, costumi, musiche e alcune sequenze visivamente notevoli) ma l'operazione risulta poco originale, quasi un remake in chiave più fantasy e sentimentale che gotica o horror. Il cast funziona a metà: Landry "Dogman" Jones offre un Dracula fragile e tormentato, Waltz appare svogliato, mentre la De Angelis spicca per energia. L'enfasi sul melodramma rallenta il racconto, alcune scelte risultano discutibili e l'umorismo di fondo smorza la ferocia del mito. Nonostante limiti e déjà‑vu, il film intrattiene, scorre bene e offre un'estetica potente, pur senza aggiungere molto al vampiro di Stoker. Voto: 6
The Dead Don't Hurt - I morti non soffrono (Western/Dramma 2023) - Un western classico filtrato attraverso la sensibilità intima di Viggo Mortensen, che firma (dopo il poco incisivo Falling) una storia di lutto e riscatto immersa in paesaggi crepuscolari. Pur ritagliandosi il ruolo da protagonista, è Vicky Krieps a emergere davvero: il suo personaggio, indipendente e orgoglioso, diventa il centro emotivo del film. Mortensen privilegia un approccio delicato e trattenuto, più sentimentale che violento, scelta che dona eleganza ma smorza la tensione. Buona la scrittura dei personaggi (soprattutto i "cattivi") e suggestive le location. Un western anomalo, intimo e controllato: riuscito nelle intenzioni, meno incisivo nella forza drammatica, ma seppur sorretto da un'interpretazione femminile di grande intensità, ciò non basta per la sufficienza. Voto: 5,5
Come fratelli (Dramma/Commedia 2025) - Una commedia agrodolce che racconta con leggerezza e umanità la storia di Giorgio e Alessandro, due giovani padri rimasti vedovi nello stesso tragico incidente che ha coinvolto le loro mogli. Nel tentativo di affrontare il lutto e crescere i figli, decidono di vivere insieme, costruendo una famiglia atipica ma armoniosa, finché l'arrivo di una nuova compagna rimette tutto in discussione. Il film (diretto da Antonio Padovan) alterna dramma e ironia con naturalezza, valorizza l'amicizia maschile e riflette sulla forza delle famiglie non tradizionali senza scadere nel retorico. La sceneggiatura è semplice ma efficace, Treviso offre un'ambientazione fresca e poco sfruttata, e la regia mantiene un tono lieve pur partendo da un antefatto doloroso. Qualche compiacimento e alcune lunghezze non compromettono un'opera piccola ma sincera, capace di trasmettere ottimismo e di parlare con delicatezza di perdita, solidarietà e rinascita. Voto: 6,5
The Life of Chuck (Sci-fi/Dramma 2024) - Il film incuriosisce all'inizio, perde mordente nella parte centrale e si riprende solo nel finale, senza però raggiungere veri picchi. La struttura in tre atti a ritroso è interessante sulla carta, ma spesso frammenta il racconto, dando l'impressione di episodi autonomi più che di un'unica storia che si ricompone solo nel finale. Flanagan adatta King con rispetto, evitando melodrammi e mantenendo un tono sospeso tra inquietudine, dramma e lieve fantastico. La scrittura offre qualche spunto raffinato, pur senza una narrazione davvero fluida. Il cast funziona e sostiene l'impianto, anche se il ritmo procede a fasi alterne. Alcune scene (come il ballo improvvisato) spiccano, ma l'insieme lascia la sensazione di un'opera che promette più di quanto mantenga. Un film gradevole, ma non del tutto incisivo. Voto: 6
Now You See Me 3 (Thriller/Azione 2025) - Il terzo capitolo (dopo un secondo già troppo) punta su nuove reclute e su un'estetica più futuristica, lasciando i vecchi Cavalieri in ruoli marginali. La magia e le illusioni funzionano a tratti, ma risultano meno sorprendenti e un po' fredde, schiacciate dal ritmo frenetico e da una trama che procede senza grande profondità. L'azione non manca e alcuni numeri visivi sono divertenti, anche se il film tende a ripetersi e a chiedere allo spettatore di non farsi troppe domande sulla logica interna. Il cast mantiene un buon carisma: Eisenberg e Franco reggono la scena, mentre Pike spicca come villain, più incisiva dei cammei di Freeman e Ruffalo. Nel complesso è un intrattenimento leggero, piacevole ma privo di un vero cuore, che lascia la sensazione di un'occasione solo in parte sfruttata. Voto: 5,5
Dead of Winter - Sfida nel gelo (Dramma/Thriller 2025) - Il film sfrutta la neve come spazio di tensione e isolamento, trasformando il paesaggio bianco in un teatro di paranoia e sopravvivenza. Una vedova, partita per un viaggio intimo verso un lago ghiacciato, si ritrova coinvolta nel rapimento di una ragazza e in una caccia all'uomo sempre più feroce. L'atmosfera richiama i Coen, con persone comuni travolte da eventi estremi, anche se la narrazione tende a ripetersi e qualche passaggio logico scricchiola. Emma Thompson convince in un ruolo insolito, fragile ma determinato, mentre Judy Greer è una villain credibile e spietata. L'azione funziona, le location sono splendide e il montaggio serrato mantiene viva la tensione. Non rivoluziona il genere, ma resta un thriller solido, suggestivo e ben interpretato. Voto: 6
Enzo (Dramma 2025) - Il film segue Enzo, sedicenne di famiglia ricchissima che rifiuta studio e privilegi per lavorare come apprendista muratore. Sul cantiere conosce Vlad, operaio ucraino diviso tra il lavoro in Francia e il possibile ritorno al fronte: per il ragazzo diventa insieme una guida, un modello alternativo e un oggetto di desiderio. Dopo la morte di Laurent Cantet, Robin Campillo porta a termine il progetto, ma l'incontro tra realismo sociale e tensione sensuale resta irrisolto. La narrazione appare costruita, con recitazioni poco naturali e svolte che sembrano più meccaniche che rivelatrici (Pierfrancesco Favino non riesce ad incidere). L'adolescenza inquieta di Enzo (ribellione, confusione identitaria, fuga dal proprio ambiente) rimane abbozzata. Anche i personaggi secondari, come la madre o la fidanzatina che scompare nel nulla, risultano sfocati. Il film vorrebbe essere politico e lirico, ma resta in superficie. Ne nasce un coming of age fragile, più simile a un cantiere interrotto che a un'opera compiuta. Voto: 5
ANGOLO VINTAGE
Una gallina nel vento (Dramma 1948) - Uno dei film più cupi e duri di Yasujiro Ozu: un dramma familiare ambientato nel Giappone del dopoguerra, segnato da miseria, inflazione e reduci traumatizzati. Tokiko, sola con il figlio malato e senza mezzi, si prostituisce per pagare le cure del bambino. Il ritorno del marito dalla prigionia in Siberia trasforma quel gesto disperato in una frattura insanabile, scatenando violenza, colpa e incomprensione. Lo stile è più grezzo rispetto all'Ozu maturo: meno simmetrie, più realismo, interni cupi contrapposti a esterni assolati, e alcune scene sorprendentemente dure per l'epoca (l'utilizzo di uno stuntman per una in particolare ne è l'esempio). Ma la narrazione è lucidissima: in pochi gesti Ozu racconta il peso del giudizio sociale, il sacrificio materno, la fragilità dei reduci e la difficoltà di ricostruire una famiglia in un paese ferito. Amaro, pessimista, privo della poesia dei lavori successivi, ma potentissimo nella sua sincerità. Un film piccolo, crudele e necessario. Voto: 7+
Tarda primavera (Dramma 1949) - Film che inaugura splendidamente la "Trilogia di Noriko" e che segna la piena maturità artistica di Yasujiro Ozu. In un Giappone del dopoguerra sospeso tra tradizione e modernità, il film racconta con estrema semplicità e profondità il legame tra un padre vedovo e la figlia Noriko, giovane donna che rifiuta il matrimonio per non lasciarlo solo. Le pressioni sociali, però, sono ineludibili: per spingerla a sposarsi, il padre finge di volersi risposare, accettando la solitudine pur di garantirle un futuro. Ozu costruisce questo micro-dramma con il suo stile più puro: camera fissa a livello dei tatami, gesti minimi che diventano rituali, dialoghi essenziali, attenzione ai dettagli quotidiani e un intreccio ridotto all'osso. Ciò che altri registi mostrerebbero, Ozu lo omette; ciò che altri ometterebbero, lui lo trasforma in poesia. Il contrasto tra convenzioni sociali e desideri personali, tra modernità incalzante e tradizione che resiste, attraversa ogni scena. Il risultato è un film di una delicatezza disarmante: malinconico ma non cupo, elegante, intimo, capace di emozionare con un sorriso trattenuto, un silenzio, un gesto. Le interpretazioni di Setsuko Hara e Chishu Ryu sono splendide, e il finale (semplice, doloroso, inevitabile) resta uno dei più toccanti del cinema di Ozu. Un capolavoro di misura, umanità e verità. Voto: 8
Il sapore del riso al tè verde (Dramma 1952) - Uno dei ritratti più limpidi e quotidiani di Yasujiro Ozu: un cinema statico, fatto di gesti minimi e di vita vera, dove l'assenza di scossoni diventa la forma stessa del racconto. Attraverso la crisi silenziosa tra Taeko e Mokichi e la ribellione della giovane Setsuko ai matrimoni combinati, Ozu osserva con delicatezza l'incomunicabilità di coppia, la routine che logora, le pressioni sociali e il contrasto tra tradizione e modernità nel Giappone del dopoguerra. La regia è essenziale, pochi i movimenti di macchina. Tutto è affidato ai volti, ai silenzi, ai piccoli rituali domestici. Anche gli elementi di modernità (il pachinko, i miti americani) entrano nel quadro senza forzature, come parte naturale di un paese che cambia. Ne nasce un film tenero e realistico, che parla di coppie che si perdono e si ritrovano, di giovani che resistono alle convenzioni, di sentimenti che riaffiorano nella semplicità di un gesto. Un Ozu caloroso, umano, capace di trasformare la quotidianità in poesia. Voto: 7
Buon giorno (Dramma/Commedia 1959) - Una commedia lieve e quotidiana, remake in chiave moderna di un suo film, il secondo a colori. La storia è semplice: due fratellini, affascinati dalla televisione, entrano in sciopero del silenzio dopo un litigio con i genitori che non vogliono comprarla. Da questo spunto minimo Yasujiro Ozu costruisce un affresco corale sul Giappone degli anni '50, sospeso tra tradizione e modernità. Il film mette a confronto il mondo dei bambini (solidale, diretto, spontaneo) e quello degli adulti, spesso più infantile, pieno di pettegolezzi, convenevoli e malintesi. La televisione diventa il simbolo dell'occidentalizzazione che avanza, mentre l'inglese imposto ai figli rivela come anche la "tradizione" sia ormai permeata dal nuovo ordine globale. La regia è quella tipica del tardo Ozu: inquadrature fisse, colori pastello, geometrie domestiche, un realismo quieto che trasforma il quotidiano in poesia. Il tono è leggero, affettuoso, a tratti satirico, e la coralità del vicinato restituisce un ritratto vivido della società giapponese del dopoguerra. Una commedia delicata, tenera e intelligente, capace di far sorridere osservando le piccole frizioni della vita di tutti i giorni. Voto: 6,5

Sono d'accordo con te riguardo ai due soli film della lista che ho visto: Un semplice incidente e Il Professore e il pinguino.
RispondiEliminaAssurdo il "metodo tangenti", che paese l'Iran... e l'Argentina della dittatura non scherza...
EliminaUn semplice incidente era il mio preferito tra le nomination agli Oscar per miglior film straniero. Degli altri film ho visto solo Life of Chuck, che ho amato!
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