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giovedì 30 aprile 2026

I film del mese (Aprile 2026)

Ecco la lista dei film visti questo mese. Scelte o meno, pellicole visionate dalle piattaforme streaming a mia disposizione (a pagamento o meno), ovvero da Netflix, Sky e Prime Video, da Mediaset Infinity (compreso Plus), Paramount Plus e RaiPlay, a infine Disney Plus, TimVision e occasionalmente YouTube. Sporadicamente anche da Apple Tv Plus, Pluto TV e siti vari (anche non legali). Lo speciale cinematografico del mese è incentrato nuovamente su Yasujirō Ozu, con altri quattro film della sua inedita filmografia.

Tre amiche (Romantico/Commedia 2024) - Una commedia sentimentale sottile e malinconica che segue Joan, Alice e Rebecca, tre quarantenni, mentre attraversano crisi, tradimenti e desideri repressi, con l'amicizia come unico punto saldo. La regia è elegante, i dialoghi brillanti e il cast femminile straordinario nel restituire sfumature emotive autentiche: momenti come l'addio tra Joan e Victor o il weekend dei tradimenti mostrano la capacità di Emmanuel Mouret di cogliere l'ambiguità dell'amore adulto. Il film, però, porta con sé anche i suoi limiti: rischia talvolta la verbosità tipica di certo cinema francese e non sempre trova quel guizzo capace di trasformare la sua finezza in qualcosa di davvero travolgente. I paragoni con Eric Rohmer e Woody Allen risultano ingombranti, e il ritmo non è sempre uniforme. Rimane comunque un racconto raffinato e sincero sulle scelte difficili, sugli errori necessari e sulla libertà di volersi bene davvero, anche quando significa rompere ciò che sembrava intoccabile. Voto: 6,5

Un semplice incidente (Dramma/Thriller 2025) - Un film dalla trama semplice che diventa complesso per il peso morale che porta con sé: un ex detenuto crede di aver riconosciuto il suo torturatore e, insieme ad altri reduci, si ritrova a decidere del destino di un uomo che potrebbe anche essere innocente. Jafar Panahi intreccia tensione, grottesco e umorismo nero in un racconto che cambia registro senza perdere coerenza, denunciando apertamente il regime iraniano e riflettendo sul fragile confine tra giustizia e vendetta. Girato clandestinamente (come Taxi Teheran), il film mostra le cicatrici della violenza più che la violenza stessa, e mette i personaggi davanti ad una scelta difficile. Ne nasce un'opera lineare ma stratificata, che colpisce per le domande etiche che solleva e trova nel finale aperto il suo momento più incisivo. Voto: 7+

Il quadro rubato (Dramma 2024) - Il film parte da una storia vera affascinante (il ritrovamento inatteso di un quadro di Egon Schiele in una casa operaia) e offre uno sguardo interessante sui meccanismi, spesso ambigui, del mercato dell'arte. La ricostruzione dei fatti è fedele e i personaggi, pur di finzione, sono delineati con efficacia. La realizzazione, però, è altalenante: la regia è poco incisiva, a tratti piatta, con momenti da telefilm più che da film, e alcune sottotrame risultano superflue. Il film si segue con piacere grazie alla cura per fotografia e ambientazioni, ma manca di slancio e originalità, attenuando anche la potenziale forza di denuncia. Ne resta un'opera dignitosa e non stupida, ma solo moderatamente coinvolgente, salvata soprattutto dall'interesse del soggetto e dal giovane operaio, l'unico personaggio davvero empatico. Voto: 5,5

Una pallottola spuntata (Commedia/Azione 2025) - Il film funziona più come un omaggio che come un vero reboot, e questo lo rende un po' straniante. Pur lontano dall'irriverenza dei classici con Leslie Nielsen, riesce comunque a strappare qualche risata e a recuperare parte dello spirito demenziale originale. Alcune gag sono riuscite, altre forzate o fuori tempo, e la regia resta piuttosto piatta. Liam Neeson, giocando con autoironia sulla sua immagine action, è una scelta efficace e Pamela Anderson gli fa da buona spalla. Il tono è più action che demenziale, con citazioni e momenti nonsense che richiamano la trilogia senza imitarla. Nel complesso è un prodotto di consumo onesto: non memorabile, non innovativo, ma piacevole se lo si guarda senza pretendere l'impossibile da un brand che appartiene a un'altra epoca. Voto: 5,5

Fuori (Dramma 2025) - Il film sembra voler raccontare la vita di Goliarda Sapienza (l'autrice de L'arte della gioia, divenuta recentemente miniserie con discreti risultati), ma alla fine resta il dubbio che il centro narrativo sia altrove, spostato sul rapporto tra la scrittrice e la detenuta interpretata da Matilda De Angelis. Chi non conosce la Sapienza rischia di rimanere disorientato, perché il biopic si dissolve in un racconto più piccolo, che lascia in mano poco più di un legame nato per caso. Mario Martone costruisce una buona alternanza tra presente e passato in carcere restituendo bene l'idea di donne sempre "dentro", anche quando sono fuori, e offre ricostruzioni d'epoca curate, ma il ritmo è spesso lento e alcune scene risultano allungate. La complessità della protagonista rimane solo accennata e l'insieme accumula situazioni senza approfondirle davvero. Anche la chiusura, sospesa e poco incisiva, contribuisce alla sensazione di un'opera che, pur con momenti suggestivi, non riesce mai a decollare davvero. Voto: 5

Il professore e il pinguino (Dramma/Commedia 2024) - Il film racconta la storia vera di un professore inglese disilluso che, trasferitosi in Argentina durante il golpe del 1976, ritrova un senso alla propria vita dopo aver salvato un pinguino ricoperto di petrolio. L'animale diventa il catalizzatore di una lenta rinascita personale e di un rapporto più autentico con i suoi studenti. Il regista adotta un tono malinconico e misurato, a tratti troppo uniforme, che appiattisce il contrasto tra la vicenda intima del protagonista e il contesto politico drammatico. Il film resta comunque garbato, piacevole e punteggiato da momenti poetici, con qualche concessione all'ottimismo. Steve Coogan regge bene il ruolo, mentre il pinguino (vero cuore emotivo della storia) dona alla pellicola un tocco di simpatia e umanità. Semplice, non profondo, ma conciliatorio. Voto: 6

Tre ciotole (Dramma 2025) - Sembra un film segnato da compromessi: affronta temi fortissimi (amore, malattia, identità) con un tono controllato che evita sia il melodramma sia l'eccesso letterario. Questa misura, però, finisce per raffreddare l'impatto emotivo, lasciando un segno meno profondo del previsto. Ispirato al libro di Michela Murgia, segue una donna che dopo una rottura scopre una malattia terminale e rilegge la propria vita con nuova lucidità. La regia è minimalista, a tratti prolissa, ma capace di momenti intensi. Alba Rohrwacher regge il film con un'interpretazione forte, mentre Elio Germano resta più defilato. Buoni i personaggi secondari, pur non sempre approfonditi. Un'opera sobria e malinconica, capace di emozionare a tratti ma meno incisiva di quanto la materia suggerirebbe. Voto: 6

martedì 30 aprile 2024

I film del mese (Aprile 2024)

Un po' per scelta, un po' per necessità e un po' per caso ho visto tanti film da così tante piattaforme (ben 7) che alla fine ne ho fatto un bel minestrone, che con gusto ho comunque mangiato. Una pietanza non troppo indigesta per fortuna, però alcune verdure decisamente crude, ma almeno la pasta era cotta a puntino, in conclusione buona, tuttavia migliorabile. In ogni caso se su Youtube potete ancora trovare Mind Game con i sottotitoli, difficilmente troverete adesso su RaiPlay il film spagnolo As bestas, dato che quest'ultimo è andato in onda su Rai4 il 27 febbraio scorso ed è rimasto sul catalogo fino al 12 marzo. Il termine quindi è scaduto, come lo è per i due film di Infinity Plus visti, anche se credo che torneranno in altre occasioni disponibili alla visione, ma comunque ho visto Wonka nella settimana tra il 29 marzo e il 4 aprile, e visto The Nun II nella settimana tra il 5 e l'11 aprile. Tutti gli altri film che invece ho visionato disponibili ancora dalle rispettive piattaforme (tra l'altro 2 film tra due diverse). A maggio comunque so che li vedrò tutte da una, più precisamente su Netflix, ma intanto ad aprile questo è stato il bottino, un bottino abbastanza soddisfacente.

[RaiPlay] As bestas (Dramma/Thriller 2022) - Un thriller che si sviluppa lentamente ma con un'escalation di tensione notevole. La regia di Rodrigo Sorogoyen in questo è superlativa, il resto lo fanno l'ambientazione rurale perfettamente adatta a queste vicende (ispirate da eventi reali), il contesto "duro" della vita da agricoltore e le eccellenti interpretazioni dell'intero cast, con Denis Ménochet e Luis Zahera in particolare, ma anche gli altri sono molto bravi. Il film racconta il conflitto tra chi ha scelto la vita rurale e chi la subisce perché non ha avuto altre possibilità. Una vera e propria guerra che inizia con gesti e parole, crescendo in intensità fino a creare un'atmosfera di ansia e paranoia insostenibile (memorabile la scena iniziale in slow motion che diventa paradigmatica alla fine del film). È un film difficile, ben recitato, con un finale aperto che lascia un sapore amaro. Non raggiunge l'estremo della crudezza né si spinge a colpire nel segno come altri film del genere, ma è sicuramente degno di essere visto. Voto: 7+

[Sky] La casa - Il risveglio del male (Horror 2023) - Il prologo, sebbene leggermente scollegato dal resto del film, ne stabilisce efficacemente l'atmosfera. La variazione sul tema del corredo evocativo, questa volta con un grimorio dentato e dischi in vinile per gli amanti della nostalgia musicale, è notevole, così come la tensione nei legami familiari che funge da preludio a una miscela di tragedia e sangue, elemento mai assente. L'umorismo nero non è incisivo come nella trilogia originale, tuttavia le espressioni diaboliche di Alyssa Sutherland catturano l'attenzione fino all'ultimo. L'ambientazione nell'oscuro appartamento è convincente, i riferimenti ai primi Evil Dead sono presenti, così come omaggi ad altre opere horror. Il regista fa un buon lavoro, specialmente perché, non essendo un remake come il film di Fede Alvarez del 2013, si distingue meglio, evitando il confronto con l'originale ineguagliabile. Pur nella sua prevedibilità e banalità, il film compie ciò che si propone, e lo fa abbastanza bene. Voto: 6+

lunedì 22 ottobre 2018

Valerian e la città dei mille pianeti (2017)

Fantascienza avventurosa, colorata, divertente, questo è Valerian e la Città dei mille pianeti (Valérian et la Cité des mille planètes), film del 2017 scritto e diretto da Luc Besson. Quest'ultimo infatti, a ventuno anni da Il Quinto Elemento, torna alla regia di una space opera prendendo spunto da un caro ricordo d'infanzia, il fumetto Valérian et Laureline ideato dallo scrittore Pierre Christin e il disegnatore Jean-Claude Mézières nel 1967, lo fa con 197 milioni di euro di incentivi, budget più alto della storia del cinema francese, con l'obiettivo di creare un prodotto che possa davvero segnare una generazione, e in parte ci riesce. E in tal senso obiettivo ambizioso, quello di Besson, nell'andare a creare un moderno Star Wars. Dopotutto il film è ambientato nel futuro e nello spazio, e racconta di due agenti del governo di Alpha, Valerian e Laureline appunto, che vengono incaricati di stroncare ogni pericolo per quella che era una semplice base orbitante terrestre e che è diventata l'esempio gigantesco di convivenza tra migliaia di esseri differenti tra di loro (e davvero è molto efficace il racconto visivo iniziale di come sia accaduto tutto questo). Ma quando vengono incaricati di svolgere una missione alquanto strana e rischiosa, capiscono che su Alpha c'è molto di più di quello che loro stessi pensavano, e che quindi toccherà a loro scongiurare una fratricida guerra. Peccato che, come negli ultimi Star Wars, seppur dal punto di vista puramente visivo, Valerian e la Città dei Mille Pianeti è uno spettacolo per gli occhi (la sequenza della nascita di Alpha, con la colonna sonora di Space Oddity di David Bowie è fantastica), Alpha, ed in generale tutto il film, sono infatti spettacolari, grazie ad un accorto ed appassionato uso di ogni tecnologia disponibile, dal punto di vista narrativo (e non solo) lasci parecchio a desiderare. Quest'ultimo difatti, nonostante le vicende singolarmente non siano poi neanche tanto male, soffre dello sgangherato motore che lo muove, o almeno parte di esso.

martedì 26 gennaio 2016

La preda perfetta (2014) & Taken 3 (2015)

Due film di un bravo attore, due film film di un'indistruttibile attore, due pellicole avvincenti, due pellicole più che sufficienti, due thriller che coinvolgono e appassionano. La preda perfetta è un film del 2014, basato sul romanzo Un'altra notte a Brooklyn (A Walk Among the Tombstones) del 1992. L'investigatore privato Matt Scuder (interpretato da Liam Neeson, sempre in tiro, eccezionale, perfetto nel ruolo), è un ex poliziotto (del Dipartimento di Polizia di New York), divenuto investigatore privato senza licenza (operando al di fuori della legge). Ha lasciato la polizia a causa di uno scontro a fuoco, in cui morì una bambina. La sua esistenza è divenuta tormento interiore, c'è l'alcol e la sua lotta per uscire dall'alcolismo, che si trova però a dover risolvere un omicidio. Accetta con riluttanza di aiutare un trafficante di droga a dare la caccia agli uomini che hanno rapito e poi brutalmente e barbaramente assassinato la moglie, l'investigatore privato scopre che non si tratta della prima volta che questi uomini hanno commesso lo stesso tipo di perverso reato...né sarà l'ultima. Sul confine indecifrabile tra giusto e sbagliato, Scudder intraprende una ricerca tra vicoli e quartieri malfamati di New York (che compongono lo sfondo del film) per rintracciare i brutali killer prima che possano uccidere di nuovo.

domenica 30 agosto 2015

3 Days To Kill (2014)

Per un agente della Cia colpito da una malattia incurabile può essere più facile sopravvivere a combattimenti corpo a corpo e rocamboleschi inseguimenti per le vie di Parigi, che relazionarsi a una figlia adolescente arrabbiata e con l'abitudine di telefonargli nei momenti più improbabili. E' la scoperta che fa Kevin Costner nel thriller action condito da momenti di commedia 3 Days to kill diretto da McG e scritto da Luc Besson (anche coproduttore). Luc Besson da sceneggiatore rimescola thriller e dinamiche familiari, il regista McG invece (nome d'arte di Joseph McGinty Nichol), ha detto sì a 3 days to kill solo e propriamente per il coinvolgimento di Besson, suo grande fan. Nel film (del 2014), Costner è Ethan Renner, agente della Cia che dopo aver scoperto di avere una malattia incurabile decide di andare a Parigi per provare a riconciliarsi con l'ex moglie Catherine (Connie Nielsen) e la figlia, ormai adolescente Zooey (Hailee Steinfeld), che non vede da anni. Trovare un dialogo con l'imprevedibile sedicenne che non perdona al padre la lunga assenza, si rivela più difficile del previsto e le cose si complicano quando arriva Vivi (Amber Heard, in un look tra femme fatale e Bond Girl), 'collega' della Cia, giovane e ambiziosa, che concilia tacchi a spillo e vestiti sexy alla risolutezza di una killer. La donna offre a Ethan una cura sperimentale per la sua malattia, ma in cambio gli chiede aiuto per catturare un pericoloso mercante d'armi, Wolf.