Dopo mesi di attesa, rimandi e controversie, finalmente le questioni in sospeso rimaste impantanate per parecchio tempo, sembrano ormai arrivate in via di definizione, e sembrerebbe aprire ad importanti scenari. In questo mese di Maggio infatti, non solo è arrivata l'ufficialità di avvenuta vendita della casa della mia defunta nonna (anche se la riscossione bancaria è ancora a metà percorso), vendita che potrebbe aiutare il "sogno" di cambiare casa a prendere corpo (anche se potrebbe restare comunque tale, giacché non è una cosa facile), ma anche la questione legata alla pensione di mio padre (dopo parecchi problemi di certificazione ed altro) sembra essere in via di risoluzione (in un mese dovrebbe risolversi tutto), fatto che ovviamente consentirà un sostegno economico sicuro dopo un anno e mezzo senza stipendio. E quindi finalmente un po' di notizie positive in questo mese, quinto mese dell'anno che nel tempo ha riservato momenti belli misti ad alcune amarezze. Di certo in campo cinematografico il discorso è diverso, tuttavia dopo gli immancabili peggiori film di ieri, eccoci oggi con le altre pellicole (le ultime due passate in televisione ultimamente) viste durante il suddetto mese, pellicole moderatamente sorprendenti e consigliabili alla visione.
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giovedì 31 maggio 2018
giovedì 8 febbraio 2018
King Arthur: Il potere della spada (2017)
Guy Ritchie è un regista che fa sempre discutere e riesce a dividere il pubblico, dai suoi esordi e fino all'ultimo Operazione U.N.C.L.E. (che a me piacque parecchio), e anche questo suo nuovo adattamento della leggenda di Re Artù ha ricevuto abbastanza critiche, da alcuni accusato addirittura di essere al limite del trash, o, più semplicemente, un polpettone. Di certo gli incassi al botteghino in perdita non gli sono stati d'aiuto, ma King Arthur: Il potere della spada (King Arthur: Legend of the Sword), avventura action del 2017, diverte e si fa molto apprezzare, anche perché lo zampino di Ritchie è evidente, tanto nei dialoghi quanto in certe zampillanti scelte registiche. Infatti il regista britannico grazie alla sua rutilante cifra stilistica fatta di un montaggio serratissimo con linee temporali sovrapposte ed intersecate tra loro, riesce a rendere la storia (tutto sommato piuttosto semplice e scontata) un intrattenimento valido, in cui la noia non fa mai capolino. Certo, questo adattamento cinematografico è molto lontano dalla storia originale, ma avvalendosi di una sceneggiatura avvincente, ricca di dettagli e dialoghi molto curati sia nel linguaggio (tipico delle storie di genere), sia nella loro forza emotiva (spesso, infatti, le battute sono dirette e accattivanti, mentre raramente sentiamo qualche banalità), il regista fa centro. Ovviamente è necessario stare al gioco, pronti a sorbirsi dialoghi ridondanti, accelerazioni furiose in contrasto con ralenti bellici in cui Ritchie si specchia, ma capito il trucchetto il divertimento è assicurato. Il regista difatti, pur affrontando un tema inflazionato e più volte rivisitato, riesce abilmente a non snaturare il proprio stile e a marchiare il prodotto con la sua indistinguibile impronta ottenendo un risultato che, seppur non entusiasmante, si può definire soddisfacente.
venerdì 21 ottobre 2016
Wayward Pines (2a stagione)
La prima stagione di Wayward Pines (che potete leggere qui), thriller sci-fi della Fox co-prodotto da M. Night Shyamalan (che rimane ottimo regista) e ispirato alla trilogia di romanzi scritti da Blake Crouch, si era conclusa con tanti dubbi, tanti misteri e tanto era perciò rimasto in sospeso, ora con la seconda stagione firmata da Mark Friedman, finalmente tanti dei misteri rimasti assopiti sono finalmente usciti allo scoperto (non tutti però), ma come nella prima anche in questo caso, non solo non convince appieno ma addirittura finisce nuovamente in modo approssimativo, una conclusione in parte lacunosa per il titubante andamento di questo secondo capitolo che lascia il dubbio che tutte le vicende conclusasi solo pochi giorni fa non sia un finale di stagione o finale di serie. Già una volta Wayward Pines era stata 'cancellata': inizialmente concepita come una miniserie, ha ottenuto una seconda stagione a furore di popolo. Attualmente infatti non è stata ufficializzata la chiusura definitiva, ma nemmeno il ritorno con una terza stagione. Ma ragionando come se un seguito fosse possibile, vediamo, anche grazie al finale aperto, cosa ci ha lasciati e cosa potremmo trovare. Anche se molto ha deluso, soprattutto per il cast, poiché la bellezza e la forza della prima stagione di Wayward Pines, era funzione degli attori. La compagine degli interpreti, secondo me infatti, faceva la serie. Cominciando dal fantastico e sorprendente Matt Dillon, attore che ha raggiunto una stupenda maturità sia esteticamente sia come allure, che qui aveva una congruenza assoluta con il personaggio del racconto. E poi Shannyn Sossamon (la Pandora di Sleepy Hollow e la madre dei fratelli killer in Sinister 2), nel ruolo di sua moglie, quindi Carla Gugino, Toby Jones, Melissa Leo, Hope Davis, Charlie Tahan, Sarah Jeffery. Con un cast del genere, ben miscelato e amalgamato, si poteva perciò andare ovunque e raccontare qualsiasi cosa. Nella seconda non è che questo non succeda, o che i protagonisti non hanno funzionato è che le vicende non hanno più l'aura e misteriosa della prima, dove assistevamo a dei veri e propri sussulti, in questa seconda tutto viene svelato e niente riesce a spaventare, al massimo svegliare dalla noia che nelle 10 puntate pervade, nonostante il tutto fili liscio senza grandi intoppi, senza grandi colpi di scena (a parte uno davvero sconvolgente) e senza battaglie o scontri accesi, neanche contro gli Abbie, esseri ben conosciuti a Wayward Pines, che in questa stagione in procinto di attaccare non fanno niente anche se le scelte fatte, alcune insensate, hanno evitato che accadesse, almeno così si vede.
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