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martedì 20 giugno 2017

Focus: Niente è come sembra (2015)

Avrebbe dovuto nuovamente rilanciare Will Smith soprattutto in seguito allo smacco cosmico di After Earth, ma un copione incommestibile affossa qualsiasi possibilità di salvataggio per il terzo lavoro di John Requa e Glenn Ficarra, registi (ma non autori) del piacevole Crazy, Stupid, Love e del non del tutto sufficiente Whiskey Tango Foxtrot. Il divo, dopo 2 camei in altrettanti mediocri film prima di questo, in Focus: Niente è come sembra (Focus), film del 2015 scritto e diretto dai due registi, ce la mette anche tutta, (per fortuna che dopo arriverà il bel Zona d'ombra anche se per sfortuna arriverà il deludente Suicide Squad e dopo ancora, secondo molti, il non eccezionale Collateral Beauty), ma quasi niente funziona, poi purtroppo si ha anche la netta sensazione che Margot Robbie non è un'adeguata partner per lui (come anche visto nel fantasy DC), e ciò è intuibile sin dai primi momenti. La storia raccontata infatti, quella di Nicky Spurgeon, un incallito truffatore, che prende sotto la sua ala protettiva la giovane e attraente Jess, facendole da mentore ma che costretti a separarsi (dato che quando i due si innamorano le cose si complicano) si incontreranno nuovamente dopo tre anni a Buenos Aires per un colpo sullo sfondo dei circuiti da corsa, è un fritto misto con scopiazzature e copia-incolla rivisitate, riprese a dritta e a manca, che quasi non vale neanche la pena citare. La sceneggiatura difatti (degli stessi Ficarra e Requa) è incapace di operare una sintesi tra i generi (serio e faceto sembrano quasi fare a pugni), banalizza l'elemento potenzialmente più interessante (cioè il confondersi continuo di realtà e finzione), inserisce in chiusura un inconsulto squarcio splatter e scinde la trama in due tronconi narrativi che girano a vuoto e suscitano solo sbadigli, tra colpi di scena irrealistici, ammiccamenti ad Ocean's Eleven e trovate trite.

martedì 30 maggio 2017

24: Legacy (1a stagione)

Trasmessa da Fox dal 2 marzo 2017 e conclusa solo poche settimane fa, 24: Legacy, ha provato a tornare ai fasti di un tempo, c'è riuscito, ma solo sufficientemente, perché questa serie, ovviamente spin-off (o meglio revival, ponendosi a tratti come diretto seguito della serie principale anche se con diversi personaggi) dell'originale 24 con protagonista Kiefer Sutherland (tornato comunque in veste di executive producer), non è riuscita a ritagliarsi una propria personalità rispetto alla serie madre, di cui segue (fin troppo) fedelmente le orme, la suspense c'è ancora, ma senza Jack Bauer non è la stessa cosa. Poiché la serie, creata da Manny Coto e Evan Katz, anche se comunque solo in parte penalizzata da questa grande assenza, pur mantenendo tutte le caratteristiche vincenti del prototipo, ne riprende anche i principali difetti legati ad una scrittura seriale ripetitiva. Il risultato è quindi divertente ma leggermente sottotono, paradossalmente più efficace per i neofiti che per i fan storici dello show. Show che infatti è stato puntualmente cancellato perché non è riuscito soprattutto a reinventarsi in modo radicale. Dato che come detto niente è cambiato, stesso format, stessa "medesima" storia ma con un risultato finale leggermente differente in negativo. Poiché se al tempo in cui uscì, nel 2001, 24 fu una novità epocale, l'idea infatti di uno show in tempo reale, 24 episodi per altrettante ore di una stessa giornata (spot pubblicitari esclusi), era rivoluzionaria, ora così non è più. Per cui una domanda viene spontanea, era possibile riesumare il format di una serie che, dopo otto stagioni, aveva mostrato un'evidente parabola discendente? Soprattutto, l'assenza di Jack Bauer, il cui carisma ha tenuto in piedi uno show più volte sull'orlo della chiusura negli ultimi anni, era necessaria? Forse sì e forse no, ma l'azzardo, dopo il comunque scontato finale e a conti fatti, non è bastato a risollevarlo.

giovedì 5 maggio 2016

La risposta è nelle stelle (2015) & Best of me (2014)

La risposta è nelle stelle (The Longest Ride) è un film del 2015 diretto da George Tillman Jr., tratto dall'omonimo romanzo di Nicholas Sparks. Tra gli interpreti principali figurano Britt Robertson, Scott Eastwood (figlio del grande Clint), Jack Huston (Richard Harrow nella serie Boardwalk Empire) e Oona Chaplin (figlia di Geraldine Chaplin e nipote del celebre Charlie Chaplin, Talisa Maegyr nella serie Il Trono di Spade). Il film è incentrato sulla storia d'amore tra Luke, un ragazzo che ama cavalcare tori, gareggiando nei rodei, che dirige un ranch con sua mamma e Sophia, la classica brava ragazza che alloggia in una confraternita e che sta per intraprendere il lavoro dei suoi sogni nel mondo dell'arte a New York. Proprio mentre il loro rapporto viene messo a dura prova da ambizioni e ideali contrastanti, Sophia e Luke, che appartengono a due mondi apparentemente lontani si imbattono inaspettatamente in Ira Levinson (Alan Alda), un anziano con una grande storia d'amore alle spalle, il cui ricordo della decennale storia d'amore con l'adorata moglie, ispirerà e scuoterà profondamente la giovane coppia. Mettendo a confronto due generazioni e conseguentemente due diversi intrecci amorosi, La risposta è nelle stelle esplora così le sfide e le infinite ricompense di una lunga e duratura storia d'amore. Di regola questi tipi di film non fanno proprio per me però certamente questo è molto diverso da tanti altri del genere, la trama e il finale non sono così scontati come farebbe pensare, il film si lascia vedere, conferma le aspettative (non tanto altissime), e si distingue (si fa per dire) per dolce innocuità. Comunque premettendo che non avendo letto il libro da cui è tratto il film non ho un termine di paragone, l'inizio è abbastanza "sciocco". Trovo un po' banale la conoscenza tra i due protagonisti, lei la classica secchiona studiosa che si fa trascinare ad un rodeo e improvvisamente esulta come se fosse il più bello spettacolo mai visto...un tantino esagerata, come reazione. I due cominciano a frequentarsi, anche se lei tra un paio di mesi dovrebbe partire per New York, ma ovviamente saltano fuori i problemi, due mondi diversi che si incontrano lui è il classico cowboy, lei la ragazza di città che si adatta alla vita di campagna per amore.

domenica 24 aprile 2016

House of cards (4a stagione)

House of cards è una delle serie tv più viste degli ultimi anni. Un successo strepitoso, incredibile, senza contare tutti i premi vinti e i giudizi positivi di molte testate giornalistiche e di tutti quelli che non si sono persi una puntata, come me. Anche se la serie viene criticata da molti per essere lenta, noiosa o sopravvalutata, che ha un linguaggio difficile, è comunque imperdibile, soprattutto per la regia cinematografica di tutto rispetto, movimentata e coinvolgente. Non si può effettivamente non amare questo political-drama della Netflix (in Italia anche su Sky Atlantic) arrivata alla quarta stagione, ma soprattutto non si può non amare gli Underwood, spietati, cinici ma giudiziosi, due personaggi di spessore, glaciali, inflessibili e scaltri come nessuno, invincibili e indistruttibili. Soprattutto Frank, l'anima di tutto insieme alla moglie, è un personaggio complesso, difficile da decifrare, ma che nonostante la sua apparente 'malvagità' e voglia di potere, è uno che sa cosa fare, usando trucchetti e mezzucci di ogni tipo riesce sempre a passarla liscia. La serie infatti tratta di temi quali potere, manipolazione e spietato pragmatismo. Quelli che i due usano per arrivare lì dove tutti vorrebbero arrivare. Questa spettacolare quarta stagione è stata veramente entusiasmante, piena di avvenimenti, la storia corre e si rincorre a ritmi velocissimi senza però tralasciare l'elemento della riflessione e della tattica politica che ha sempre caratterizzato la serie. Il finale alquanto scioccante poi è stato fantastico. Comunque prima di parlare di questa incredibile quarta stagione, un piccolo riepilogo, soprattutto per chi non ha visto le prime tre stagioni. La serie, ambientata nell'odierna Washington D.C., segue le vicende di Frank Underwood (Kevin Spacey), un Democratico che da capogruppo di maggioranza della Camera che, dopo essersi visto sottratto il posto da Segretario di Stato che il neopresidente gli aveva promesso, inizia un giro di intrighi per giungere ai vertici del potere americano. La sua fedele (non in tutti i sensi) moglie, Claire Underwood (Robin Wright), lo aiuta nel suo diabolico piano, diabolico per i modi in cui, non proprio del tutto legali, riesce a diventare così potente, tanto da diventare sempre più forte politicamente. Durante il corso degli eventi tanti intralceranno il suo cammino, ma fatti 'fuori' uno dopo l'altro (dalla bella giornalista Zoe, al deputato Russo) quelli che potevano affossarlo, riesce in circostanze alquanto sospette (ordinando un complotto al presidente in carica, tra la 2a e 3a) a diventare addirittura presidente ad interim. Ma dopo che finalmente hanno raggiunto i loro obbiettivi mantenere il posto non sarà facile, tra chi vuole togliergli la poltrona (alle elezioni presidenziali) e chi scoperchiare il vaso, tra cui un ex direttore di una testa giornalistica che sospetta che nasconda qualcosa di losco (come in effetti è), tutto sarà lecito. Frank però ha sempre un piano, una via d'uscita per tutto, dopotutto adesso che è il presidente degli Stati Uniti nessuno può fermarlo o almeno così crede, perché mai come adesso, mai come in questa stagione le sue certezze potrebbero crollare, perdendo qualsiasi cosa, come intravediamo all'inizio e successivamente alla fine delle 13 puntate della quarta stagione.