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martedì 6 febbraio 2018

Monolith (2017)

Trasposizione dell'omonimo fumetto di Roberto Recchioni e Mauro Uzzeo (anche se in realtà film e fumetto sono stati ideati in contemporanea), Monolith, film thriller del 2017 diretto da Ivan Silvestrini e interpretato da Katrina BowdenDamon Dayoub e Brandon Jones, ripropone in una veste inedita il conflitto uomo/macchina, scansionato stavolta, ma soprattutto, dall'angolazione ipertecnologica. Il film infatti, breve, realizzato negli Usa con (pochi) attori americani, ma che dal punto di vista produttivo e creativo è completamente italiano, un po' come il buonissimo Mine di Fabio Guaglione e Fabio Resinaro, dato che qui, come anche lì c'era e c'è per lunghi tratti un solo personaggio/attore sulla scena, che combatte con pericoli naturali e non, altresì assalito da allucinazioni varie, ci parla di una donna e il suo bambino, dentro un'avveniristica auto super accessoriata, blindata e a prova di ogni pericolo, che si ritrovano (e in mezzo a una strada deserta) impensabilmente in una situazione di grave pericolo, il bambino difatti rimane intrappolato all'interno di essa e toccherà alla sua mamma, e con tutte le sue forze e possibilità (e vicissitudini di varia natura), liberarlo, ma non sarà per niente semplice. Ma mentre in Mine c'era tanta carne al fuoco, che miscelata in modo abbastanza perfetto produsse un buon mix, in questo Monolith non tutto funziona a dovere. Le differenze difatti sono molte, anche perché il film, si riduce al concept dell'auto del futuro pericolosa e del bambino che ne è prigioniero, uno spunto molto "stiracchiato" che a tratti fa parere lungo un film che non raggiunge l'ora e mezza. Inoltre la riflessione sul dominio della macchina sull'uomo, aggiunge poco a quanto già raccontato dal cinema.