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lunedì 14 giugno 2021

I film del periodo (1-13 Giugno 2021)

Finalmente l'incubo è finito, seppur parzialmente (dopotutto il virus non è stato ancora debellato), ho infatti giovedì scorso fatto la seconda dose del vaccino e sono io, lo siamo tutti (in famiglia), un po' più tranquilli (stavolta gli effetti sono stati più intensi, ma la febbre dopo due giorni è scesa ed ora è tutto ok). E lo saremo di più, quando anche loro, e tutti (in Italia e nel mondo), avranno fatto anche la seconda dose, e non manca poco, vedremo poi come la campagna vaccinale proseguirà (almeno nel territorio nostro nazionale), speriamo senza più interruzioni. Tutti devono fare la loro parte, perciò forza e coraggio che la fine del tunnel è vicina. Non hanno ancora finito invece d'essere nel tunnel del nostro divertimento (alcune puntate ancora vedo e continuerò a vedere) i nostri sei amici di New York, abitudinari frequentatori del mitico Central Perk, la famosa caffetteria preferita dai protagonisti della serie televisiva cult Friends, ritrovatosi a distanza di 17 anni per celebrare la loro (e nostra) amicizia e la serie stessa, tra le più amate della storia della televisione. A tal proposito una schiera di fedelissimi, di questa Reunion (andata in onda per l'Italia su Sky una decina di giorni fa e su HBO Max in tutto il resto del mondo) hanno scritto cose bellissime (blogger e non solo), io semplicemente mi associo a quanto detto e scritto, in poche parole una reunion divertente, variegata, nostalgica e malinconica, con qualche rivelazione non da poco. Una reunion non priva di difetti ma che strappa anche qualche lacrimuccia, anche perché rivedere gli attori invecchiati ma conservare la stessa speciale chimica e apprendere della loro vera amicizia può far commuovere. Così che pur senza momenti inutili lo special arriva alla fine completando la missione: dare a Friends, dopo quasi vent'anni, un degno tributo. Sono rimasto davvero contento di ciò fatto, con loro sono cresciuto e sempre nel cuore porterò. Ma ora occhio ai film, tanti ed interessanti.

Tornare a vincere (Sportivo/Dramma 2020) - Cucito su misura per Ben "Batman" Affleck (con annessi muscoli), è un (classico) film drammatico di sofferenza, perdita e rinascita con lo sport, il basket in questo caso, come appiglio e salvezza. Tutto è semplicissimo ma girato bene da Gavin  O'Connor, regista di Warrior (che si trova a suo agio con storie di rivincite sportive legate sempre a uomini con vite difficili, si ricordi anche Miracle), ma è Ben Affleck a occupare la scena per quella che potrebbe essere definita la sua interpretazione migliore (non male era anche in The Accountant, dello stesso regista, quest'ultimo che nel 2016 scese in basso con il mediocre Jane Got a Gun). Colpisce il suo sguardo, il suo dolore, il suo pentimento che si mescola alla vita privata perché in questi ultimi anni è andata completamente a rotoli tra divorzio, lutti improvvisi, flop con critiche al seguito, ricadute nell'alcol. Insomma, un film terapia per lui e da vedere per noi. Il finale non offre una completa redenzione ed è forse questa la particolarità che discosta leggermente il titolo (in originale The Way Back) da altre centinaia di titoli come questo. Forse troppo poco ma funziona, anche se poi comunque non è niente di che (niente di notevole entità) e rimane nel limbo dei film di genere. Voto: 6+

The Specials - Fuori dal comune (Dramma 2019) - In questo film che tratta il tema dell'autismo Éric Toledano e Olivier Nakache (ancora insieme dopo anche C'est la vie - Prendila come viene) mettono in immagini le vicissitudini accadute veramente a due associazioni che lavorano da anni sul territorio parigino, scegliendo come protagonisti Vincent Cassel e Reda Kateb (bravi entrambi, più il primo a sorpresa): la sincera attenzione dei due registi nei confronti del tema della disabilità è fuori discussione (si ricordi di Quasi amici), sottolineata dalla scelta di far recitare anche persone realmente autistiche, e se la descrizione delle difficoltà dei personaggi "Fuori dal comune" appare vivida e a tratti avvincente, così come funzionale è la messa in scena della formazione "sul posto" dei vari assistenti, laddove l'intesa a pelle talvolta vale più di mille attestati, e dove l'attenzione ai suoni, ai dettagli o ai singoli gesti può risultare determinante per la comprensione di una necessità o di una difficoltà percepite come insormontabili, a convincere assai meno, sono le sotto-trame, che risultano banali, ripetitivi e affatto originali. Ne risulta un film che, al netto dell'evidente trasporto e del messaggio sacrosanto messo in bocca ad una dottoressa la quale, interpellate dagli ispettori, sottolinea come il lavoro di queste associazioni vada al di là dei protocolli ma meriti un encomio perché ottiene risultati sul campo che gli danno ragione (l'alternativa la maggior parte delle volte è la contenzione), appare piacevole, spesso divertente, ma discontinuo e con un buon quarto d'ora di troppo. Voto: 6+

martedì 12 dicembre 2017

Tutti gli altri film visti durante il 2017: Dramedy (Eddie the Eagle, The Dressmaker, The Lady in the Van & Tommaso)

Quinto appuntamento con la commedia drammatica, la cosiddetta appunto Dramedy, che riesce molto spesso e decentemente a coniugare toni drammatici o a viceversa toni più leggeri, facendo sia riflettere che divertire. Una bellissima pagina di sport che per una volta non celebra un vincente ma un personaggio che segue alla lettera il motto "L'importante è partecipare" questo è Eddie the Eagle: Il coraggio della follia (Eddie the Eagle), film del 2016 diretto da Dexter Fletcher. Perché se c'è una storia che meglio incarna lo spirito di questo motto "decoubertiniano" è proprio quella di Eddie "The Eagle" Edwards. Dato che la sua è una storia che celebra la forza d'animo umana e la resistenza di fronte a straordinarie sfide e probabilità. Il film infatti è una commedia sportiva biografica che evidenzia la passione, la dedizione e la forza di volontà di un saltatore con gli sci britannico, il primo a partecipare ad una olimpiade invernale. Anche perché lui, ragazzo britannico goffo, impacciato e folle (anche se la sua follia è semplicemente quella di assecondare un sogno che coltiva dall'infanzia), senza abilità ma con un grande cuore, con una testardaggine sospesa tra autolesionismo ed ingenuità infantile, riuscì in un'impresa apparentemente semplice ma straordinaria. Dopotutto in questo film bello e commovente, che si ispira ovviamente a eventi realmente accaduti, e che vengono però raccontati in modo grottesco (seppur mai sopra le righe e con situazioni da commedia a sprazzi di drammaticità), si parla, a parte il lato puramente sportivo, di coraggio e di fiducia in se stessi, anche perché questa grande lezione di vita che Eddie ci da è che il percorso che si compie per raggiungere una meta è più importante della meta stessa. Lui infatti vuole portare a tutti i costi a compimento (nonostante i suoi problemi fisici ed economici) il suo sogno, e con un pizzico di furbizia ci riuscirà. Perché più che straordinario non è solo la forte determinazione e la tenacia quasi "eroica" della sua impresa, quanto nel modo in cui egli vi riesce.