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martedì 16 gennaio 2018

Bellezze cinematografiche edizione 2017

Chi mi conosce sa o anche chi legge e vede i miei post dovrebbe sapere che post di questo genere (ovvero di puro omaggio alla bellezza) ne faccio uno, anzi due all'anno, e soprattutto che sono sempre molto rispettoso e non esagero mai nel mostrare certe foto, anche se esse sono di pubblico dominio, ma soprattutto le hanno viste milioni di spettatori. Questo per dire che se le foto di seni nudi o altro vi infastidiscono e le trovate disdicevoli, ignorate questo post! Per gli altri e per chi non si imbarazza ecco la classifica (della seconda edizione del Saba Cine Beauty Awards) delle più belle e sensuali donne viste durante i moltissimi film visti lo scorso anno, il 2017. Anno che ha portato via la madrina di questa edizione, Erin Moran, la dolce "sottiletta" di Happy Days (e di alcuni film, seppur dimenticabili), a cui questa edizione dopo quella dell'anno precedente, qui, intitolata a Carrie Fisher, è dedicata. Un edizione davvero "molto interessante" e alquanto intrigante, in cui altresì effettuerò un mini sondaggio alle blogger e visitatrici del blog, chi preferite tra Tom Hardy, Ryan ReynoldsJake Gyllenhaal e Michael Fassbender? Scrivete nei commenti il vostro preferito, mentre ai maschietti un solo quesito (anche se una risposta non serve), siete d'accordo o no con me e questa classifica?

26. La Eva Green italiana, Matilde Gioli, vista in Belli di papà - 25. La dolce Emily Browning vista in Legend - 24. La carinissima Ella Purnell di Miss Peregrine
23. La sempre attraente Kristen Stewart, vista quest'anno in American Ultra, Equals e Billy Lynn
22. Sempre dal film Billy Lynn, la delicatezza di Makenzie Leigh - 21. L'affascinantissima Courtney Zaya di Mad Max: Fury Road e Gods of Egypt
20. La sempre sensuale Maika Monroe, quest'anno premiata per It Follows - 19. La bombastica e intrigante Gemma Arterton, vista in 100 Streets

venerdì 15 settembre 2017

10 Cloverfield Lane (2016)

Ricordo benissimo Cloverfield, il discreto Monster Movie di Matt Reeves che, nel 2008, inscenò una situazione alla Godzilla raccontandola attraverso la tecnica del POV, una tecnica che al tempo dava bene i suoi frutti, giacché il film è uno dei miei preferiti del genere. Per cui quando ho saputo del sequel, e nonostante fossi già a conoscenza di certi particolari, mi aspettavo un film simile o almeno continuativo, invece no, tutto completamente diverso, dato che 10 Cloverfield Lane, film di fantascienza e thriller psicologico del 2016 diretto da Dan Trachtenberg, non centra nulla con il precedente, ha solo (ma in un altro senso) dei punti di contatto, che però furbescamente usa per fare leva sullo spettatore. Spettatore che sicuramente sarà rimasto spiazzato, per la mancanza di certi elementi, come me. Ma come molti anch'io ne sono rimasto ugualmente impressionato, soprattutto in positivo, poiché è comunque un buon film. Finanziato dagli stessi artefici (tra cui J.J. Abrams, produttore di entrambi), 10 Cloverfield Lane che sembrerebbe infatti riallacciarsi al precedente, sfruttando tutt'altro punto di vista, in quanto intento ad abbandonare il look da found footage ed a privilegiare uno spazio chiuso da thriller claustrofobico anziché strade cittadine invase da una gigantesca creatura, mi è piaciuto parecchio. Giacché seppur certamente appare forzato il riferimento al Cloverfield di Reeves, se non per rivendicare una sorta di franchising, questo thriller claustrofobico, ma con risvolti fantascientifici sempre più evidenti, scritto anche dal premio Oscar Damien Chazelle, così diverso dal precedente, ha davvero il potere di tenere incollati.

venerdì 25 novembre 2016

La regola del gioco & The Reach (2014)

Oggi recensirò due film, due thriller, che mi hanno piacevolmente colpito, anche se nel primo il finale amaro lascia un po' scontenti, al contrario il secondo ha un finale avvincente, ma entrambi convincono soprattutto per i due attori principali, davvero bravi che ancora una volta dimostrano il loro valore, partendo da uno che ultimamente sta riscuotendo successi, fino ad arrivare ad un mostro sacro, ma saprete dopo, intanto cominciamo parlando de La regola del gioco (Kill the Messenger), political drama (del 2014) ottimamente architettato ed interpretato da un Jeremy Renner sempre più impegnato (questo è anche il suo primo film da produttore) e qui in forma veramente smagliante, nei panni di Gary Webb del quale racconta la difficile battaglia nel far emergere la verità su uno dei molteplici scandali della CIA (uno di quei soliti scandali che il governo americano ha più interessi a mascherare piuttosto che ammettere le enormi responsabilità del gioco sporco) e diffonderla. Inutile dunque ribadire che il film si ispira non solo a una storia vera, quella del tenace giornalista di una piccola e indifferente testata giornalistica, ma racconta in modo coerente e lucido di fatti realmente avvenuti (e frettolosamente insabbiati), fatti raccontati dallo stesso Webb nel libro Dark Alliance sui cui si basa il film di Michael Cuesta, regista che ha fatto tanta gavetta in tv (S.F. Under, Dexter, Homeland), insieme ai libro Kill the Messenger di Nick SchouLa regola del gioco infatti riporta alla luce del sole degli scandali che vennero a galla solo negli anni '90 (ma riguardanti la decade precedente) grazie al meticoloso e alquanto ostacolato lavoro investigativo di Webb che riuscì a scoprire il coinvolgimento della CIA nello spaccio di droga (cocaina) negli USA. Droga che aveva come principali destinatari la popolazione afro-americana, e il ricavato delle vendite andava a sostenere i Contras del Nicaragua nella loro lotta per destabilizzare il governo comunista. E per raccontare ciò il regista e lo sceneggiatore (Peter Landesman), scelgono il metodo più semplice e popolare possibile, seguendo rigorosamente lo schema di altre pellicole del genere (Tutti gli Uomini del Presidente, State of Play, Insider, etc.), non aggiungendo nulla di particolarmente innovativo al canovaccio, ma in modo semplice ed avvincente riesce a raccontare una storia, una storia ovviamente interessante. Difatti nel film vengono riportate tutte le fasi dell'inchiesta iniziata e portata avanti dal giornalista che, per puro caso come spesso accade (anche se in questo caso grazie all'avvenente pupa di un boss del narcotraffico, una stupenda Paz Vega), viene in possesso di un documento che proverebbe un certo intrallazzo tra agenti governativi ed i Contras, il tutto sommato a qualche discrepanza tra la mole di droga in circolazione allora nel paese e l'effettivo potere di spaccio dei gruppi malavitosi realmente conosciuti. Ma il film non si limita a questo perché le sue indagini, che iniziano ad essere scomode un po' per tutti, lo porteranno a sprofondare, contro di lui infatti inizia una campagna diffamatoria, che colpirà anche la sua famiglia, che lo porterà vicino al suicidio.