Il cinema fantascientifico ci ha abituati negli ultimi tempi a film di grande spessore, non solo in termini di qualità filmica, ma anche di contenuti (psicologici e filosofici) che grazie a interessanti soluzioni narrative riescono a raggiungere altissimi livelli. Nel caso di Seven Sisters, film del 2017 diretto da Tommy Wirkola con protagonista Noomi Rapace nel ruolo di sette gemelle, ambientato in un futuro distopico dove vige la legge del figlio unico, non siamo neanche lontanamente nei dintorni di film come Arrival, Blade Runner et similia, ma in molte occasioni il ricordo di quella cara, vecchia fantascienza distopica che sa intrattenere senza pretese sembra riaffiorare, e proprio per merito dell'originalità dell'impianto narrativo, anche se in verità questo suddetto impianto, tanto fantascientifico od originale non è, visto che la Cina ha adottato questo tipo di politica di contenimento della natalità in tempi più o meno recenti (solo da poco ha dato il via libera al secondo figlio). Comunque da questa semplice idea, idea che sta alla base della sceneggiatura (che tratta di 7 gemelle omozigote costrette a vivere nell'ombra e ad alternarsi nella vita sociale), sceneggiatura (concepita nel 2001 dallo sceneggiatore Max Botkin, che all'inizio prevedeva sette fratelli invece che sorelle, almeno fino a quando a Wirkola venne la brillante idea di traslarla al femminile) che come nel caso di Gold: La grande truffa entrò nella Black List delle migliori sceneggiature non prodotte, nasce un valido prodotto d'intrattenimento che grazie ad un molto attento e curato nei dettagli script, e ad una corposa dose d'azione ed effetti speciali all'avanguardia riesce a distinguersi e guadagnarsi l'attenzione dello spettatore. Spettatore che se riesce a soprassedere a i vari difetti di una sceneggiatura comunque forzata e poco plausibile in alcuni passaggi, addirittura prevedibile nel colpo di scena finale e fin troppo melensa nell'epilogo a tarallucci e vino, si ritrova di fronte ad un film avvincente grazie ad un ritmo particolarmente indiavolato che rende la pellicola un mero passatempo (l'implicazione politica o morale va letta come pretesto, non vi è alcuna ambizione "nobile" e questo è un bene).
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venerdì 9 novembre 2018
martedì 2 ottobre 2018
Tommy Wirkola Filmography: Dead Snow (2009) & Dead Snow 2: Red vs Dead (2014)
Nel 2009 il norvegese Tommy Wirkola, all'epoca sconosciuto (nell'ultimo anno al cinema con il film Seven Sisters) dirige Dead Snow (Død snø), un'esilarante commedia horror con alto tasso di splatter e a base di zombie nazisti a cui seguirà, nel 2014, l'eccellente sequel Dead Snow 2: Red vs Dead, sempre dello stesso regista. Attingendo alla cinematografia horror anni '80 e anche a fatti storici che hanno coinvolto la Norvegia durante la Seconda Guerra Mondiale, Tommy Wirkola (che ha diretto anche Kill Buljo e il suo seguito, due avventure comiche chiaramente ispirate a Tarantino) porta in scena uno zombie movie incredibile popolato da cadaveri con uniforme nazista che, a differenza degli altri morti viventi cinematografici, non si cibano di carne umana e sono dotati di una forza straordinaria. Sepolti sotto la neve, questi feroci e veloci soldati tedeschi infatti emergono alla luce per difendere il loro tesoro trafugato. Queste le basi intorno a cui si evolve la storia dei due capitoli di questa stupefacente saga, che oltre appunto a presentare una nuova figura dello zombie, gode di altissimi livelli di splatter e gore ma non solo, riesce ad alternare umorismo nero a momenti di violenza e ferocia inaudite. Una cattiveria di fondo poi, presente in tutti e due i film, dona maggiore spessore al franchise. Un franchise appunto che si basa su una trama semplice, ma vincente, perché non vi è dubbio che la vicenda (in questo caso nel primo capitolo) si basi su quei canoni elementari che già fecero le fortune di Sam Raimi: la trama di Dead Snow, entità malefiche escluse, ha infatti inizialmente ben più di un punto in comune con la saga de La Casa (1981), citata anche in uno dei numerosi dialoghi cinefili di uno dei personaggi. Un gruppo di giovani più o meno stupidotti che si ritrova isolato dal mondo (anche i cellulari non hanno campo in questa baita di montagna) e che, dopo la mezzora iniziale atta a introdurci alle superficiali dinamiche interpersonali, si trova assalito da orde di zombie inferociti in numero sempre maggiore.
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