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mercoledì 29 luglio 2026

Videogiochi del mese di Luglio 2026: Stray & Final Fantasy VII Remake Intergrade

Ecco la lista dei titoli giocati e terminati questo mese, a scelta tra le numerose librerie videoludiche digitali in mio possesso. Da Steam all'Epic Games Store, da GOG Galaxy a Ubisoft Connect, da Amazon Games e Luna all'App EA, fino a Microsoft e Legacy Games. In casi eccezionali tuttavia, a scelta tra titoli preventivamente scaricati da siti esterni.

Stray - Un gioco che conquista per la sua coerenza interna: ogni scelta, anche la più insolita, sembra fatta per restituire davvero la sensazione di essere un gatto. Il salto guidato non è una limitazione, ma un modo per mantenere eleganza e credibilità nei movimenti, evitando quelle goffaggini che avrebbero spezzato l'immersione. È un design che non cerca la sfida, ma la naturalezza. Il mondo sotterraneo è la parte più riuscita: una distopia compressa, luminosa di neon e malinconia, che mescola Kowloon, Tokyo e un pizzico di spiritualità inattesa. Non è vasto, ma è costruito con cura, pieno di dettagli che raccontano più della trama stessa. I robot non brillano come personaggi, ma funzionano come tessuto vivo dell'ambientazione, rendendo ogni vicolo un piccolo racconto. Il gameplay rimane semplice e rilassante: esplorare, curiosare, graffiare tappeti, far cadere oggetti, infilarsi dove non si dovrebbe. Le aree più aperte sono piacevoli, anche se gli enigmi sono elementari e alcune missioni secondarie non lasciano il segno. Ma Stray non punta a essere profondo: punta a essere armonioso. Il finale, pur non essendo memorabile, non rovina l'esperienza. È rapido, forse troppo, ma conserva una sua dolcezza e chiude il viaggio con un tono che non stona. Non sorprende, ma non delude. In definitiva, Stray non vuole essere un capolavoro: vuole essere una piccola avventura cyberpunk vista attraverso occhi felini. E ci riesce. È breve, sincero, immersivo, capace di regalare qualche ora di quieta meraviglia. Un gioco che rimane per l'atmosfera, per il mondo, per il protagonista. E per quel modo tutto suo di camminare piano. Voto: 7+

Final Fantasy VII Remake Intergrade - Questo è stato il mio primo contatto con la saga, e proprio per questo l'esperienza mi ha colpito ancora di più. Pur non avendo alcun riferimento al gioco del 1997, l'avventura mi ha trascinato subito grazie a una direzione artistica splendida, personaggi caratterizzati con cura e un ritmo narrativo che alterna momenti cinematografici a sezioni più intime senza annoiare mai. Il combat system è uno dei punti più riusciti: un ibrido perfetto tra azione e strategia, dove la "pausa tattica" rende ogni scontro ragionato e appagante, soprattutto contro i boss. Midgar è ricostruita con una cura impressionante, e anche se il gioco rimane lineare dietro la facciata di un open world ristretto, questa scelta funziona benissimo. Tecnicamente il titolo sorprende per essere nato su old gen, anche se alcune texture e qualche artefatto tradiscono l'età del progetto. Ma in ogni caso la versione PC offre ottimizzazione convincente e fluidità elevata. Le missioni secondarie sono altalenanti, e certe sezioni in cui si deve passare attraverso cunicoli o spazi stretti rallentano inutilmente il ritmo. Il finale è l'unico vero passo falso: troppo slegato dal resto, frettoloso e confuso. Non conoscendo l'originale, alcune scelte narrative mi hanno lasciato più domande che risposte, ma l'impatto emotivo del viaggio resta forte e la voglia di proseguire è tanta. Il DLC "Episode INTERmission" aggiunge un tassello importante: breve ma divertente, introduce Yuffie con un sistema di combattimento tutto suo e prepara bene il terreno per il sequel. In definitiva, come primo approccio alla saga, è stato fantastico. Un gioco che intrattiene, emoziona e convince, pur con qualche imperfezione. Un capitolo moderno, rispettoso e coraggioso, che rende facile capire perché Final Fantasy VII sia considerato una pietra miliare. Voto: 8

martedì 28 aprile 2026

Videogiochi del mese di Aprile 2026: Virginia & Assassin's Creed: Odyssey

Ecco la lista dei titoli giocati e terminati questo mese, a scelta tra le numerose librerie videoludiche digitali in mio possesso. Da Steam all'Epic Games Store, da GOG Galaxy a Ubisoft Connect, da Amazon Games e Luna all'App EA, fino a Microsoft e Legacy Games. In casi eccezionali tuttavia, a scelta tra titoli preventivamente scaricati da siti esterni.

Virginia - Un esperimento narrativo affascinante ma profondamente divisivo. Variable State costruisce un thriller esistenziale raccontato solo attraverso immagini, montaggio cinematografico e una colonna sonora straordinaria, rinunciando del tutto ai dialoghi. L'agente Anne Tarver indaga su una scomparsa e sulla sua partner, ma il racconto procede per simboli, sogni e tagli improvvisi, evocando Twin Peaks più nello spirito che nella sostanza. L'atmosfera funziona, così come lo stile low‑poly e l'espressività dei personaggi, ma il gameplay è ridotto al minimo e l'intreccio resta volutamente criptico, spesso più frustrante che intrigante. La durata brevissima e la struttura frammentata rendono difficile affezionarsi alla storia, e anche rigiocarlo con guide o spiegazioni non sempre chiarisce il senso complessivo. Rimane un'opera (dell'anno 2016) elegante e ambiziosa, ricca di suggestioni, ma incapace di trasformare le sue influenze in qualcosa di davvero compiuto. Voto: 6

Assassin's Creed: Odyssey [Gold Edition] - Un viaggio immenso attraverso una Grecia splendida e piena di possibilità. Mi sono trovato davanti a un action‑RPG maturo, erede di Origins ma più vasto, più rifinito e più sicuro della sua identità. Il combattimento è più fluido, i personaggi secondari finalmente credibili e la mappa così grande da sembrare infinita. Navigare tra isole, scalare statue colossali e affrontare mercenari è stato spesso entusiasmante, grazie a un mondo costruito con una cura rara per la serie. Allo stesso tempo ho percepito una narrazione meno incisiva, quasi smarrita rispetto alle radici della saga. La trama principale fatica a trovare un centro e i collegamenti con la Confraternita arrivano tardi, come un'aggiunta più che un fondamento. Eppure, nonostante qualche déjà‑vu, Odyssey resta uno degli episodi più completi e appaganti: un RPG enorme, ricco di scelte, missioni e momenti spettacolari. Il DLC L'Eredità della Prima Lama mi è sembrato solido ma poco innovativo: tre episodi brevi che ampliano la lore degli Assassini senza cambiare il gameplay. Il primo funziona, il secondo è debole, mentre "Stirpe" è il più coinvolgente, soprattutto grazie a Dario. La caccia ai membri dell'Ordine allunga l'esperienza, ma non la trasforma. Il Destino di Atlantide è invece l'espansione più ambiziosa: Campi Elisi, Ade e Atlantide sono scenari spettacolari, arricchiti da nuove abilità e circa venti ore di contenuti. Il primo episodio parte lento, ma l'Ade è memorabile e Il Giudizio di Atlantide chiude con una mappa maestosa e un buon finale per Alexios o Kassandra, anche se la trama del presente resta debole. Guardando l'esperienza nel suo insieme, Odyssey e i suoi DLC rappresentano un punto di svolta definitivo per la serie: un mondo enorme, ricco e affascinante, che dimostra quanto bene Ubisoft sappia muoversi nel genere open world, pur con qualche incertezza narrativa e un legame sempre più tenue con le origini della saga. Un gioco e un capitolo non perfetto, ma irresistibile per chi ama perdersi tra storia e mitologia. Voto: 7,5

mercoledì 25 febbraio 2026

Videogiochi del mese di Febbraio 2026: Submerged & Little Nightmares II

Ecco la lista dei titoli giocati e terminati questo mese, a scelta tra le numerose librerie videoludiche digitali in mio possesso. Da Steam all'Epic Games Store, da GOG Galaxy a Ubisoft Connect, da Amazon Games e Luna all'App EA, fino a Microsoft e Legacy Games. In casi eccezionali tuttavia, a scelta tra titoli preventivamente scaricati da siti esterni.

Submerged - Un gioco che parte da un concept interessante, ma l'esecuzione non regge il peso delle ambizioni. I glitch visivi, gli sfarfallii sull'acqua e un comparto tecnico debole spezzano l'immersione, mentre il meteo dinamico e il ciclo giorno/notte non bastano a dare vita a una città che appare smorta e poco credibile. Le creature che osservano dall'alto restano anonime, e la navigazione tra scenari ripetitivi non riesce mai a diventare davvero rilassante. La colonna sonora è piacevole ma poco varia, incapace di sostenere la drammaticità degli eventi. La narrazione, già esile, si dissolve in un finale sbrigativo che vanifica i temi di sacrificio e redenzione che Uppercut Games voleva raccontare. Il risultato è un'esperienza breve, ripetitiva e priva di mordente, che fatica a coinvolgere e non permette di affezionarsi a Miku e Taku. Pur conservando un'aura di mistero e qualche buona intuizione, Submerged sembra più una demo estesa che un gioco compiuto. Un esperimento riuscito solo in parte, soprattutto se confrontato con il sequel, decisamente più curato, vario e capace di valorizzare il potenziale dell'idea originale. Voto: 5

Little Nightmares II [Enhanced Edition] - Il seguito di Little Nightmares (ma si rivela essere un prequel) espande con stile l'immaginario oscuro del primo capitolo, offrendo un mondo disturbante e affascinante, sostenuto da una direzione artistica straordinaria e da mostri ancora più inquietanti. L'atmosfera funziona alla perfezione e la realizzazione tecnica è solida, capace di trasformare ogni scenario in un piccolo incubo da esplorare. Sul piano ludico, però, emergono limiti evidenti. L'aumento della componente action si integra con difficoltà nel gameplay originale, e alcune sezioni richiedono una precisione eccessiva, aggravata da controlli poco reattivi. Proprio queste fasi, come quelle dell'ospedale, possono diventare talmente punitive da interrompere l'esperienza: nel mio caso, ho dovuto abbandonare la partita a metà, incapace di superare i passaggi più tecnici e costretto a vedere il resto tramite un walkthrough. Nonostante ciò, l'avventura di Mono resta un horror psicologico affascinante, ricco di suggestioni e paure mature. Non è un titolo perfetto, ma è un seguito degno, capace di lasciare il segno anche quando non si riesce a portarlo a termine. Voto: 7 (politico)

mercoledì 28 gennaio 2026

Videogiochi del mese di Gennaio 2026: Figment & Apocalipsis: Harry at the End of the World

Ecco la lista dei titoli giocati e terminati questo mese, a scelta tra le numerose librerie videoludiche digitali in mio possesso. Da Steam all'Epic Games Store, da GOG Galaxy a Ubisoft Connect, da Amazon Games e Luna all'App EA, fino a Microsoft e Legacy Games. In casi eccezionali tuttavia, a scelta tra titoli preventivamente scaricati da siti esterni.

Figment - Un'avventura puzzle‑action ambientata nella mente umana, trasformata in un mondo onirico pieno di simboli, ricordi e paure. Dopo un incidente, il giocatore veste i panni di Dusty, ex guardiano del coraggio, accompagnato dall'instancabile Piper in un viaggio per recuperare un diario rubato e riportare equilibrio in un cervello invaso dagli incubi. L'ambientazione è il vero cuore del gioco: scenari disegnati a mano, città cervello popolata da personificazioni di emozioni e disturbi, e tre aree tematiche dedicate a logica, creatività e coscienza. L'esplorazione è sempre piacevole grazie a un'estetica curata e a un immaginario surreale che dà identità a ogni zona. Il gameplay alterna puzzle ambientali ben costruiti (seppur talvolta ripetitivi) a combattimenti semplici, penalizzati da una varietà di nemici piuttosto limitata. La difficoltà cresce soprattutto nella parte finale, che risulta anche la più soddisfacente. Le "sfere di memoria" aggiungono piccoli frammenti narrativi che arricchiscono la storia senza appesantirla. La colonna sonora è uno degli elementi più riusciti: ogni area ha un tema musicale coerente e i boss si presentano con canzoni originali che spaziano tra generi diversi, trasformando gli scontri in momenti teatrali e memorabili. Sul fronte tecnico emergono invece i difetti più evidenti: cali di frame, bug e caricamenti lunghi possono spezzare l'immersione, pur senza compromettere del tutto l'esperienza complessiva. Nonostante qualche limite, Figment resta un'avventura breve ma intensa, capace di colpire per stile, atmosfera e sensibilità. Un titolo consigliato a chi cerca un'esperienza creativa e surreale, più emotiva che competitiva. Voto: 7

Apocalipsis: Harry at the End of the World - Un'avventura punta‑e‑clicca breve ma intensa, costruita attorno al viaggio di Harry per riportare in vita la sua amata. La struttura richiama una sorta di piccola "catabasi" dantesca: un percorso negli abissi dell'esistenza, tra simboli, paure e visioni che riflettono il tormento del protagonista. Il gameplay è essenziale e si concentra su enigmi accessibili, talvolta più ispirati, talvolta più semplici, ma sempre ben integrati nel ritmo dell'avventura. L'assenza di dialoghi e la narrazione affidata a immagini e suoni contribuiscono a creare un'atmosfera sospesa, quasi liturgica, che accompagna il giocatore dall'inizio alla fine. L'aspetto più riuscito è senza dubbio quello artistico: un mondo cupo, inciso come una tavola antica, che dà identità a ogni scenario e rende il viaggio di Harry un'esperienza visiva memorabile. Anche la colonna sonora sostiene perfettamente il tono malinconico e rituale del racconto. Pur con una durata contenuta, qualche piccola imperfezione e una certa semplicità negli enigmi, Apocalipsis: Harry at the End of the World riesce a lasciare il segno grazie alla sua coerenza estetica e alla forza del suo immaginario. Un'avventura consigliata a chi cerca un'esperienza breve ma evocativa, capace di raccontare una discesa agli inferi con sensibilità e stile. Voto: 7

mercoledì 27 agosto 2025

Videogiochi del mese di Agosto 2025: Thief (2014) & Bramble: The Mountain King

Ecco la lista dei titoli giocati e terminati questo mese, a scelta tra le numerose librerie videoludiche digitali in mio possesso. Da Steam all'Epic Games Store, da GOG Galaxy a Ubisoft Connect, da Amazon Games all'ultimo entrato Amazon Luna (entrambe via servizio Prime Gaming), e infine dall'App EA, Microsoft e Legacy Games.

Thief (2014) - Thief è il reboot di una serie storica che, pur con qualche spunto interessante, non riesce a brillare. Non avendo giocato i capitoli originali, mi sono avvicinato al titolo con aspettative basse, e forse proprio per questo l'esperienza non è stata del tutto negativa. Le meccaniche stealth sono solide, il level design consente approcci multipli e la durata è più che dignitosa: 12 ore senza attività secondarie sono un buon traguardo. L'ambientazione è affascinante, cupa e vagamente steampunk, e alcune missioni di furto risultano davvero divertenti. Tuttavia, il gioco è afflitto da una serie di problemi che ne compromettono il potenziale. Il comparto tecnico era già datato nel 2014, con texture poco curate e animazioni rigide. Gli enigmi sono semplici, le cutscene prive di mordente, le boss fight dimenticabili, e la narrazione spezza continuamente il ritmo. La trama è debole, con un finale poco incisivo, e l'intelligenza artificiale dei nemici è prevedibile e poco reattiva. In sintesi, Thief è un titolo discreto, consigliato solo agli appassionati del genere stealth. Chi cerca un'esperienza più rifinita e coinvolgente troverà alternative migliori (Styx ma soprattutto Dishonored). Voto: 6

Bramble: The Mountain King - Una fiaba oscura che alterna paesaggi incantevoli a scenari disturbanti, fondendo mitologia norrena e horror psicologico. Un platform narrativo ispirato a Little Nightmares, dove Olle, fragile e impacciato, affronta un mondo ostile per ritrovare sua sorella. Il gameplay è semplice e un po' datato, con movimenti legnosi e controlli poco reattivi, ma la narrazione, le ambientazioni spettacolari e le creature mitologiche ricche di significato lo rendono coinvolgente. Dopo ogni incontro, un tomo illustrato racconta il mito, offrendo un momento di respiro e riflessione. Le boss fight sono visivamente affascinanti ma penalizzate da alcune imprecisioni nei controlli. Artisticamente, il gioco è eccellente: il design rispetta il folklore nordico e crea un'atmosfera potente. Tecnicamente gira bene su PC, con qualche compromesso e un po' di input lag, ma nulla di grave. La colonna sonora e gli effetti sonori amplificano l'immersione, tra tensione e malinconia. È un titolo breve ma denso, capace di sorprendere con momenti epici, personaggi inquietanti e sequenze di pura follia. Personalmente, mi aspettavo qualcosa di più rilassato, ma ho trovato un'esperienza emotiva e impegnativa. Non sono riuscito a completare l'ultima battaglia, ma anche così, Bramble resta un gioco riuscito e convincente. Voto: 7-

venerdì 5 luglio 2024

[Games] Videogiochi del periodo (Maggio/Giugno 2024)

Inizialmente avrei dovuto "portare" più giochi in questi mesi, con un altro eventuale post che invece non ci sarà (ce ne sarà uno a Settembre e l'altro a Dicembre), ma molteplici problemi legati proprio ad alcuni dei giochi che avrei dovuto portare non mi ha permesso tutto ciò. Vengo oggi quindi, con "soli" quattro giochi, che complici la longevità degli stessi, mi hanno comunque portato via il tempo necessario proprio per sopperire a questo. Ma in ogni caso, e per dovere di cronaca, devo spiegare nel dettaglio questi problemi. Iniziamo da Shenmue 3, avventura action del 2019, che purtroppo non permette una rimappatura dei tasti, motivo per cui non sarei riuscito a giocare con comodità, assolutamente imprescindibile per me, perciò rinunciare ho dovuto. Stesso discorso per Spirit of the North, un gioco d'avventura in terza persona sempre del 2019, che oltremodo, essendo non originariamente per PC, aveva una migliore conformità per console. Problemi di visuale e di movimento del player invece accusati con Mages of Mystralia, avventura action del 2017, forse un bug o semplicemente portabilità al PC non perfettamente riuscita ma il personaggio non rispondeva bene ai comandi. Ma niente in confronto a Soulstice, un hack and slash del 2022, portatore di un grave difetto di progettazione della telecamera, semplicemente orrenda. Infine, con grande dispiacere (perché molto quotato), ho dovuto rinunciare a giocare a Deathloop, sparatutto in prima persona del 2021, ma non per problemi tecnici, ma perché la calibrazione dello schema "muori, ricomincia, muori" era troppo settato in alto per i miei gusti. Rischiavo di giocare un'ora, sbagliare e ricominciare daccapo perdendo tutta la voglia, gli sforzi buttati così inutilmente. Meglio lasciare perdere, che poi fortuna sempre vuole, li abbia potuti prima provare, non sprecando soldi, questa l'unica consolazione del gratuito, su Epic in questo caso.

Deliver Us Mars - Un'avventura che trasporta il giocatore nello spazio in un contesto più scientifico che di fantascienza, ricordando film come Interstellar. La narrazione è coinvolgente con alcuni momenti di spicco, nonostante alcuni difetti, specialmente nel finale, che ne compromettono la qualità. Il gameplay si concentra sull'esplorazione e la soluzione di enigmi ambientali, ben realizzati ma con poca varietà, e l'esplorazione presenta parti noiose, come la scalata. Un livello tecnico non ottimale e bug fastidiosi influenzano negativamente la qualità complessiva. Nonostante ciò, Deliver Us Mars rimane un titolo ideale per gli appassionati di fantascienza. Imperfetto ma stiloso, offre un'esperienza cinematografica con un messaggio forte e controverso su temi sensibili dell'ultimo decennio. La trama, sebbene familiare, sorprende in diverse occasioni. Il gioco cattura per l'atmosfera, la storia e la descrizione realistica delle emozioni dei personaggi. Con musiche coinvolgenti e una grafica adeguata, l'unica pecca significativa è l'espressione pietrificata dei personaggi, esclusa in parte la protagonista. Il finale della trama sembra affrettato, ma l'attesa per il terzo capitolo è alta, anche se sarebbe meglio recuperare prima il primo capitolo, che non ho ancora giocato. Voto: 7+

lunedì 7 agosto 2023

[Games] Videogiochi del periodo (Maggio/Giugno/Luglio 2023)

Non ricordo se un ringraziamento per bene ho già fatto, comunque non mi stancherei mai di ringraziare i ragazzi di Epic Games Store per i regali spesso graditi che fa da anni a questa parte (con una dozzina di giochi di buona qualità giocati e recensiti), ma anche il servizio di Prime Gaming, che quando si sforza (ovvero quando regala dei titoli tramite terze parti) offre delle chicche niente male, come questi tre giochi che in questi mesi mi hanno tenuto impegnato. Sbloccandoli su altre piattaforme digitali infatti si riscattano interessanti cose, cosa che sulla sua piattaforma generalmente non fa. In questi giorni sto spulciando difatti la libreria a mia disposizione, ma poche cose davvero buone sto trovando (ma quando è tutto gratuito ci sta), però saprete di più il prossimo mese, intanto ci si accontenta.

Fallout 3: Game of the Year Edition - Fallout 3 è stato il primo gioco della "saga" di Fallout a cui ho giocato (a parte un weekend gratuito esercitato molti anni fa, ma di un capitolo che non ricordo), il mio computer non era tra i migliori all'epoca, ora però regge benissimo Fallout e quindi ho avuto la possibilità di giocarci (anche grazie alla gratuità della copia stessa del gioco). Credo che la trama del gioco sia abbastanza originale, anche se esistono già giochi con trame simili (scenario post-apocalittico in cui sopravvivere), però questo gioco è uno di quelli che la sfrutta al meglio (soprattutto per quanto riguarda l'atmosfera degradante e desolata, resa molto bene), all'inizio può sembrare un gioco banale ma quando la trama inizia a svilupparsi diventa sempre meglio (seppur non in modo trascendentale). Gioco del 2008, ha certo risentito del tempo (soprattutto sul lato estetico e visivo, graficamente è infatti invecchiato male), ma il gioco è in grado di intrattenere ancora oggi, anche grazie agli add-on (tutti, ma proprio tutti) della Goty Edition (la caccia agli alieni, che è stata davvero spassosa, quella che mi è piaciuta di più). Peccato che Fallout 3 sia al contempo la fiera delle cose lasciate a metà. Va bene la longevità, pure alquanto esagerata (100 ore si dice se si fa tutto, ma ho preferito in gran parte fare l'essenziale), va bene il gameplay, la modalità S.P.A.V. è un tratto caratteristico alquanto interessante (combattimenti però alla lunga un filino sempre uguali), ma i bug lasciano senza parole, tra problemi di fisica, IA, continui cali di frame ad animazioni a dir poco legnose (così così anche doppiaggio ed audio). Fallout 3 è insomma la dimostrazione di come si preferisca la quantità alla qualità, e ci sta pure, ma un po' di cura in più sarebbe stata apprezzata. In ogni caso gran bel gioco, capolavoro per alcuni (ma di certo una pietra miliare nel panorama videoludico), un gioco preferibilmente da giocare e gustare con calma (purtroppo non ho avuto questa possibilità, ma non importa), un gioco degno del suo genere, un gioco da giocare almeno una volta nella vita. Voto: 7

giovedì 16 giugno 2022

[Games] Videogiochi del periodo (Maggio/Giugno 2022)

Se non ho mai giocato ad un Dark Souls ci sarà un perché, è perché non ho mai ben sopportato il classico "muori-ritenta-muori ancora", ma non è solo per quello, il problema è il bilanciamento della difficoltà settato molto in alto (non esiste la difficoltà facile). Non è un caso che io abbia provato a giocare (così per caso, non avevo intenzione ma è successo, il riceverlo gratis certamente ha pesato) a Remnant: From the Ashes e mi sia arreso dopo poco tempo. Remnant infatti, che pur con le dovute differenze è molto simile al famosissimo titolo prima citato, è un gioco tosto, tostissimo. Soprattutto se questo è giocato in solitaria, che è molto più complicato che giocato in co-op, c'è difatti questa possibilità, ma nessuno con cui potrei farlo, e quindi fregato son rimasto. Difficile quindi immaginare per me giocare al celebrato Elden Ring, cui meccaniche e stile di combattimento simile, basato su tempismo di schivata e sull'abilità di assegnare più colpi in una finestra temporale ridotta (tra un attacco e un altro per intendersi), non fanno al caso mio, anche perché spenderei tutte le mie energie per farcela, e poiché già tantissime non sono, inutile sarebbe. I combattimenti infatti, come ho potuto anche se per poco notare con Remnant, hanno ritmi serrati e impongono un attenzione davvero alta, in quanto anche un solo errore banale può fare davvero la differenza. E la stamina non è amica, pochi movimenti e si è già a corto di fiato, alla mercé dei nemici. Potete quindi capire, anche per la frustrazione, chi conosce questo genere di gioco sicuramente sa, che ne deriva. Preferisco semplicemente altre cose, altri generi, per divertirmi e concludere senza troppe difficoltà le mie run di gioco, quotidiane ma sempre piacevoli, con giochi come quelli che oggi recensisco/esamino.

Obduction - Fondamentale per giocare a questo gioco è ricordarsi che ogni tanto è bene staccare la spina. Obduction è infatti un puzzle game in prima persona estremamente difficile. Si rifà a due classici del gaming che non aiutavano in alcun modo il giocatore (Myst e Riven). Difatti ciò che si ha è un mondo da esplorare colmo di enigmi e puzzle sempre più complessi. La differenza fondamentale rispetto alla quasi totalità dei giochi moderni è che in questo caso non si ha alcuna direttiva su cosa fare, come farlo o semplicemente dove andare. C'è una sensazione di spaesamento tipica delle avventure dei tempi andati. Ma superato il possibile smarrimento iniziale, l'opera scorre via liscia come l'olio (puzzle permettendo, naturalmente). E comunque se si ha bisogno d'aiuto c'è sempre Youtube. Un'opera che non punta su una trama molto ben definita, ma preferisce prediligere la suggestività dell'ambientazione. Su questo punto niente di dire, lo stile artistico particolare non per caso colpisce nel segno, non si può tuttavia soprassedere su qualche difetto tecnico di troppo, e su una seconda parte molto poco ispirata rispetto alle aspettative iniziali. La presenza di più finali non giustifica la rigiocabilità di questo titolo che può risultare ripetitivo anche dopo qualche ora di gioco. Nel complesso quindi un discreto videogioco, l'esperienza, anche se ho avuto qualche forte mal di testa nel procedere, abbastanza soddisfacente. Un'esperienza che tuttavia non si può che consigliare solo agli esperti del genere, troppo ostico infatti per gli altri, che potrebbero perdere letteralmente la testa. Voto: 7

venerdì 15 aprile 2022

[Games] Videogiochi del periodo (Marzo/Aprile 2022)

Anche questa volta, come l'ultima volta (Qui), non è andata del tutto liscia, altri due titoli provati e poi bocciati. Stavolta non dall'Epic Games Store, ma da GOG, che ugualmente però uso come "parcheggio", difficilmente infatti comprerò mai qualcosa. In ogni caso ho provato a giocare a Ghostrunner, "uno slasher hardcore FPP pieno di azione fulminea, ambientato in una cupa mega-struttura futuristica cyberpunk", e mi sono bastati solo 5 minuti, era troppo difficile per me giocarci, ma è difficile a prescindere, calibrare le mosse e nel frattempo correre saltare e via dicendo, anche Emanuele di The Reign of Ema, molto più capace di me, se n'è accorto. E insomma ho mollato senza troppo dispiacermi. Al contrario mi è dispiaciuto lasciare dopo un pomeriggio di gioco, Journey to the Savage Planet, un particolare action adventure caratterizzato da un'ambientazione fantascientifica, un gioco tutto o quasi incentrato sull'esplorazione di uno strano, fluttuante mondo alieno, il resto del mix è affidato in ordine di importanza al combattimento e alla risoluzione di diversi enigmi ambientali, il che è un bene, ma le questioni risorse da trovare, creature da studiare ed arrangiati per trovare la strada, non mi sono andate a genio ed ho preferito lasciare perdere. Forse andando avanti migliorava la situazione e forse giocando in coop con un giocatore esperto meglio sarebbe stato, non saprò mai, però va bene così, dopotutto senza giocare non sono decisamente stato.

Battlefield V - Se Battlefield 1 si concludeva ponendo fine al conflitto, questo capitolo di DICE (il suo seguito) si apre facendo notare, in maniera piuttosto amara, che l'uomo tende a dimenticare alla svelta gli orrori del passato. Un monito quanto mai attuale. Eccomi quindi a parlare della Storia raccontata in Battlefield V, che riprende la formula già sperimentata precedentemente, con missioni denominate per l'occasione "War Stories", brevi racconti indipendenti e autoconclusivi, che consentono di impersonare diversi protagonisti e spaziare geograficamente dal Nord Africa fino alla Norvegia, dalla Francia alla Germania. Ovviamente però, ed ancora una volta, è la componente online, il multiplayer, ad essere la punta di diamante del titolo. In questo senso Battlefield V è sicuramente un prodotto controverso. Da una parte troviamo infatti un gran comparto multiplayer (anche se costruire ripari, robe, non è per me, ed anche se a questa modalità raramente gioco), per contro, una campagna cortina e in parte deludente. DICE non ha imparato dagli errori commessi con Battlefield 1, se tecnicamente un miglioramento decisamente si vede, qualitativamente e quantitativamente non tanto. Fortunatamente non c'è la missione di volo, sfortunatamente da sei passano a quattro. Tra le storie proposte (realmente accadute durante la Seconda Guerra Mondiale), Tirailleur è senza dubbio quella che è riuscita ad emozionarmi di più, una storia in cui viene mostrata la vera crudeltà della guerra, un esercito pronto a liberare una nazione che non ha mai conosciuto. Per riassumere, il pacchetto singleplayer offerto da EA e DICE è di buon livello (le varie trame risultano comunque godibili, chiudendo un occhio su alcune situazioni paradossali che non svelo per evitare spoiler), grazie a quattro storie curate sotto ogni minimo dettaglio ma che, purtroppo, impegnano per solo 4/5 ore circa. Ecco, e poiché la modalità multiplayer, anche se perfetta, poco mi interessa, l'amaro in bocca l'ho sentito. Per fortuna che anche questo come l'altro erano gratis, altrimenti sarebbero stati soldi buttati. Ma comunque non mi è dispiaciuto giocarci, anche se appunto mi aspettavo molto di più (personalmente il mio cuore sempre batterà per Call of Duty). Voto: 6

venerdì 26 giugno 2020

Music & Games (Giugno 2020)

Se le serie tv navigheranno in solitario (qui), la musica e il mondo dei videogiochi andranno invece a braccetto. Per il momento infatti, le strade di questi due argomenti fissi del mio blog, si uniranno per un lungo o breve, dipende dalla musica (dal livello delle nuove e prossime canzoni), dai videogiochi (dalla qualità e quantità dei giochi a cui dedicherò il mio tempo), dai post già programmati, dallo spazio e tempo a disposizione, periodo. Difatti ad Agosto ci sarà lo speciale sulle compilation del decennio e alcuni giochi, giacché della stessa casa di produzione, saranno raggruppati (ad Agosto o a Settembre non so ancora), e quindi qualcosa potrà cambiare, ma nel frattempo ecco le mie canzoni preferite e i videogiochi di Giugno.

LE MIE CANZONI PREFERITE DEL MESE
Un'altra estate è cominciata, chissà cosa ci riserverà, spero tante cose belle, e se così non sarà, la musica sicuramente ci aiuterà. A tal proposito ecco qua, quelle che mi son di più piaciute (perché altre ho gradito ma nella media della musicalità), questo mese qua, che inizio all'estate da. Playlist Youtube qui.

Non mi hanno mai fatto impazzire, ma delizioso è questo brano, che comunque si beve in un sorso

martedì 1 ottobre 2019

The Last Sharknado: It's About Time (2018)

Tema e genere: Capitolo finale della saga trash più folle e divertente di sempre.
Trama: Per salvare il mondo da una catastrofica fine, Fin viaggia nel tempo per far risorgere la sua famiglia e fermare lo sharknado che ha dato inizio al tutto. Nella sua epica avventura, combatterà contro dinosauri, cavalieri, cowboy e naturalmente squali volanti. Per lui non si tratterà di capire come fermare i terribili uragani che portano squali ma piuttosto di capire quando farlo.
Recensione: Non potevo lasciare incompleta la saga di Sharknado e non potevo non recensire l'ultimo e conclusivo film della serie. Dovevo infatti, anche a distanza di un anno, recuperarlo, e così ho fatto, anche se ciò ha significato vedere appunto scritto su schermo la parola FINE. Ma tutte le cose, belle o brutte, hanno una fine, da lamentarsi quindi niente c'è, al massimo si potrebbe constatare il fatto che questo congedo avvenga con un ultimo capitolo stanco e ben poco ispirato, capace di sprecare anche i pochi lampi in canna. Se infatti Sharknado 5: Global Swarming aveva a sorpresa rinvigorito il franchise, iniettando nuova energia e ulteriore auto-consapevolezza per le assurdità che metteva in scena, purtroppo The Last Sharknado - It's About Time (o Sharknado 6) fa un enorme passo indietro, dando sostanzialmente ragione a tutti quelli che si meravigliavano che si fosse arrivati al sesto film. Funziona a intermittenza e il risultato è frustrante, un'occasione sprecata di dare il folle, ma piacevole, finale che i coriacei fan avrebbero voluto vedere. I presagi nefasti sono chiari già nei primi 30 secondi della pellicola diretta ancora una volta da Anthony C. Ferrante, quando veniamo trasportati indietro nel tempo fino all'era preistorica, ma soltanto il leggendario Fin (il sempre convintissimo Ian Ziering) effettua il "salto". La promessa finale di Global Swarming di vedere qui Dolph Lundgren tirare pugni e/o sparare agli squali in giro per il tempo al fianco dello storico protagonista si rivela pertanto dolorosamente una mera illusione, solo vagamente giustificata. In compenso Fin si ricongiunge alla moglie/robot April (Tara Reid) e alla sventratrice di squali e barman Nova (Cassie Scerbo), con l'ensemble che si arricchisce di un paio di facce familiari grazie alla resurrezione di Bryan (Judah Friedlander) e Skye (Vivica A. Fox), spariti in Sharknado 2. La pigrissima scusante del "stiamo parlando di viaggi nel tempo, non fatevi troppe domande" è dominante, ma nonostante l'apparentemente interessante idea di fermare il primo Sharknado della storia per cambiare il futuro, The Last Sharknado - It's About Time risolve la questione nei primi dieci minuti, per poi cambiare marcia e sostanzialmente dedicarsi solo alla ricerca di Gil, il figlio perduto di Fin e April.

giovedì 5 settembre 2019

The Predator (2018)

Tema e genere: Quarto film della serie cinematografica action fantascientifica.
Trama: Durante una missione in Messico un'astronave aliena precipita con un Predator. Inizia una caccia per nascondere le prove di un segreto militare.
Recensione: Ormai sono passati 32 anni dall'uscita di Predator, il film del 1987 con Arnold Schwarznegger in cui per la prima volta ci si imbatteva in una creatura aliena terrificante, feroce, molto astuta e ovviamente letale (film che per l'occasione ho rivisto). Dopo quella che è poi divenuta una pellicola cult del genere, a cui è succeduto un sequel del 1990, due crossover in cui gli alieni della razza Yautja si scontrano con gli Alien, ed infine il remake Predators del 2000 con Adrien Brody come protagonista, arriva un nuovo film a riaccendere la saga. Un film che riporta sullo schermo la creatura iconica dell'universo sci-fi horror appunto di fine anni '80, ma che butta via i pochi spunti creativi, mitragliando sul pubblico cliché, troppo action e pochissima suspense: il risultato è qualche risata e tanta noia. Il regista infatti, Shane Black (che ha partecipato come attore nel cult del 1987), talentuoso sceneggiatore e regista, che può non risultare un nome familiare, tuttavia è uno fra i più importanti pionieri del genere action-comedy, e in particolare dei buddy cop film (Arma Letale su tutti), con questa specie di reboot/sequel, più il secondo, dato che si tratta di una prosecuzione degli eventi accaduti negli altri film, con l'eccezione forse dei due crossover con Alien (tuttavia qui la continuità narrativa degli eventi sembra un optional), sforna un film senza mordente che non sa bene quale direzione prendere, diviso tra action ed (eccessiva) comicità. In tal senso è difficile parlare di una trama vera e propria, per via di un montaggio che decide palesemente di rendere il prodotto finale un'incoerente successione di eventi, senza un collegamento chiaro e preciso (non bastasse che il film si "spezzi" in tre filoni, e che nessuno dei tre risulti minimamente coinvolgente). In ogni caso la pellicola parte decisa, in notturna, nel mezzo di un'inospitale giungla, presentando il protagonista, il tiratore scelto Quinn McKenna (lo interpreta Boyd Holbrock, a cui però manca totalmente il carisma), testimone involontario dell'arrivo del Predator sulla Terra. Senza entrare troppo nel dettaglio (rischierei di svelare alcuni interessanti passaggi), si scopre presto che un'organizzazione para-governativa denominata progetto Stargazer è a conoscenza delle visite sempre più frequenti degli invasori, a loro volta (abbiamo modo di appurare nel corso dei minuti) "prede" designate di una razza ancora più evoluta di Yautja. Tentativi di insabbiamento, scoperte sensazionali e piani a dir poco inverosimili (sappiate solo che di mezzo c'è sempre, come in Venom, altra delusione, la futura sopravvivenza dell'umanità), McKenna dovrà difendersi dagli attacchi del "predatore atipico" (uccide per sport e non per necessità, fa notare la biologa Olivia Munn), salvando il suo "strambo" figlio (lo interpreta purtroppo Jacob Tremblay) e la Terra tutta. Insomma una mezza (e più) tamarrata, che seppur entra appunto subito nel vivo senza fare preamboli, che seppur cerchi di rilanciare la storia dei Predator inserendo buoni spunti narrativi (ma non tutti, anzi, alcuni pessimi, che rendono la storia caotica) non convince quasi per nulla. Anche perché il film decide di mettere completamente da parte la tensione e l'aura di mistero che aleggia intorno la creatura che qui non è più protagonista, ma diventa un mostro invincibile qualsiasi. Inoltre The Predator abbonda di cliché: da un lato c'è un gruppo di svitati, dalle battute politicamente scorrette (inserendo così qualche pennellata di buddy movie ben costruita e che diverte) pronti a riscattarsi, dall'altro due figure femminili che devono ancora una volta sottolineare quanto loro non abbiano bisogno di essere salvate perché sanno imbracciare fucili e vedersela da sole (una nota femminista poco incisiva).

giovedì 22 agosto 2019

[Games] Assassin's Creed: Unity

Genere: Ottavo capitolo della serie action/adventure Ubisoft, una delle serie di videogiochi più conosciute al mondo.
Trama: Nella Parigi ai tempi della Rivoluzione Francese, continua l'interminabile lotta tra Templari ed Assassini, questa volta ad opporsi ai primi un giovane ragazzo che, in cerca della verità (sulla morte del padre), si ritroverà ad essere reclutato nelle file dell'organizzazione per fare giustizia.
Recensione: Sembra passata un'eternità, ma sono passati solo quattro mesi da quando la cattedrale di Notre-Dame andò parzialmente a fuoco. In quei giorni tanti messaggi di solidarietà, e tante promesse di donazioni. Alcune infrante, alcune proprio no, anzi, solo pochi giorni dopo la società francese/canadese Ubisoft, non solo donò 500 mila euro alla città di Parigi, ma rese disponibile (per un periodo di tempo) gratuitamente su PC Assassin's Creed: Unity, in modo tale da permettere a tutti di godere del bellissimo monumento, anche solo virtualmente. Il gioco infatti, che prontamente scaricai, ambientato proprio a Parigi, permetteva al giocatore di entrare dentro e scalarla (cosa che ovviamente ho fatto, ed è stato bello). E così che ho recuperato il capitolo successivo di Black Flag (a cui ho giocato per la prima volta solo l'anno scorso), anche se tecnicamente il sequel diretto è Assassin's Creed: Rogue (com'è ovvio sarà il prossimo capitolo su cui mettere le mani) che, seppur uscito in contemporanea con Unity nel novembre del 2014, fu reso disponibile per PC, al contrario di questo che oggi recensisco, solo l'anno dopo. Un capitolo questo, l'ottavo (il settimo ex-aequo) che, dopo tanti episodi "fotocopia", doveva cambiare finalmente rotta. Infatti, la speranza che fosse finalmente arrivato il momento di una vera svolta c'era. C'era, perché la serie di Assassin's Creed aveva cominciato a scricchiolare già da qualche tempo, troppo ancorata ai suoi stilemi e poco coraggiosa. Assassin's Creed IV: Black Flag, allontanandosi un po' dal solito schema, era difatti ciò che ci voleva per spezzare la monotonia ormai quasi sfibrante. La sorpresa fu che il gioco, preso a sé stante, si dimostrò decisamente divertente e appassionante, ben più del controverso Assassin's Creed III. Con Assassin's Creed: Unity, Ubisoft abbandona i mari (che ritroverò comunque in Assassin's Creed: Rogue) e riporta le gesta degli assassini alle origini, confezionando così un'avventura classica, che sarà riuscito però a dare nuova (anzi, vecchia) linfa al franchise? La formula funziona ancora? Ebbene secondo il mio modesto parere sì, ma con riserva, anzi, con più riserve, perché in parte delude. Ma andiamo con ordine. Come tutti dovreste aver capito, Assassin's Creed: Unity è ambientato nella Parigi di fine 1700, ai tempi della Rivoluzione francese. Un periodo storico interessantissimo, ricco di materiale pronto per essere sfruttato. E invece Assassin's Creed: Unity lascia la Storia sullo sfondo, concentrandosi sulle sempre più noiose scaramucce tra Templari e Assassini. Non che in questo ci sia qualcosa di male, in fondo la secolare guerra tra le due fazioni è alla base della saga, ma purtroppo più si va avanti e meno sembra che questo conflitto abbia qualcosa di concreto da dire. Il plot è noioso e ben poco entusiasmante. È il solito pretesto per portare il giocatore da qualche parte nella storia. A essere sinceri, la trama (altalenante nella qualità e guidata dal desiderio di vendetta di Arno) di Unity non è riuscita a coinvolgermi in praticamente alcun modo. È trascurabile e poco importante.

venerdì 5 luglio 2019

Ready Player One (2018)

Tema e genere: Film di fantascienza distopico diretto da Steven Spielberg, adattamento cinematografico del romanzo omonimo del 2010 scritto da Ernest Cline.
Trama: In un futuro prossimo, un giovane emarginato di nome Wade Watts fugge dalla sue fatiche quotidiane accedendo a un gioco per computer chiamato Oasis. Morendo, il fondatore milionario del gioco lascia la sua fortuna come premio di una caccia al tesoro all'interno dell'Oasis. Watts prende parte così alla competizione dove si ritroverà a doversi confrontare (realmente e virtualmente) con nemici disposti a tutto pur di mettere le mani sulla fortuna.
Recensione: Avete mai sognato di salire sulla DeLorean di Ritorno al futuro, sfidare la Batmobile, il GMC dell'A-Team, fare a sportellate con Christine, la macchina infernale, sfrecciare davanti alle autovetture di "Speed Racer" e "Mad Max", mentre si è inseguiti dal T-Rex e da King Kong? In Oasis tutto è possibile. L'ultima fatica del papà di E.T. Steven Spielberg è l'adattamento cinematografico di un famoso romanzo di Ernest Cline. L'eterno Willy Wonka della pellicola made in U.S.A. ci regala un meraviglioso, immenso omaggio alla Cultura Pop che egli stesso ha contribuito a creare. Gli anni '80, i videogiochi, gli anime giapponesi, i manga, i fumetti Marvel e DC, i robottoni, i giochi di ruolo, il cinema cult e i sottogeneri sci-fi, la fantascienza, il fantasy, gli horror, i telefilm…tutto questo e molto altro ancora, dà vita a Ready Player One. Non una semplice operazione di nostalgia però, non è soltanto una caccia all'easter egg (come si chiamano in gergo tutte quelle piccole sorprese che spesso vengono disseminati in film e videogiochi), ogni elemento estraneo è infatti inserito con estrema cognizione di causa e mai lasciato al caso, per tutti e 140 i minuti del film, questo è un film vero e proprio, con una trama appassionante, sequenze esaltanti e dei personaggi che catturano sin da subito l'attenzione dello spettatore. Un film che parte con un piccolo spiegone (è anche giusto così), ma non abbiate paura, sono pochi minuti di intrattenimento prima del tripudio di luci e colori. Parte infatti Jump dei Van Halen e si dissipano i dubbi, si sta per assistere a qualcosa di epico. Si intuisce difatti subito quanto Ready Player One metterà alla prova i nostri battiti cardiaci e la nostra capacità di resistere alla potenza di uno tsunami di citazioni e riferimenti che spaziano dagli anni '70 ai '90 con un battito di ciglia o giusto il tempo di caricare un "hadoken". In tal senso Ready Player One, film diretto dal maestro Steven Spielberg, è un'opera che rappresenta nel miglior modo possibile il concetto di intrattenimento nel mondo del cinema. Il cineasta americano confeziona infatti un prodotto il cui unico scopo è far divertire lo spettatore attraverso un vero e proprio inno al citazionismo di tutto quello che era svago e divertimento nei mitici anni '80 e '90. L'opera è costruita senza critica a chi vede in Oasis l'unico modo in cui stare bene, non c'è giudizio nei confronti di chi ritiene che quello che succede nella realtà virtuale sia più importante di quello che accade nella vita reale. Anzi, la struttura narrativa è creata per comprendere questi bisogni di evasione, di leggerezza e di magia, a volte soffocati da una vita troppo dura e frenetica per permetterci di essere veramente liberi e felici (c'è infatti un umana comprensione per chi evade da una realtà priva di speranze, dove sognare è impossibile). L'impianto cinematografico è costruito per far godere lo spettatore. I protagonisti principali sono gli effetti visivi, affascinanti e suggestivi, che lasciano il pubblico in più di un'occasione con il fiato sospeso. Regia e montaggio lavorano di supporto e sono costruiti per regalare un ritmo sempre incalzante e coinvolgente: tutta la sequenza costruita nell'albergo di Shining è veramente interessante. Spielberg mantiene il lavoro su livelli costanti ed il film non subisce mai momenti di stanca, nonostante la sua importante durata (sono circa 140 minuti di proiezione). Ovviamente qualche difetto il film ce l'ha ed i principali stanno tutti nella sceneggiatura, che, forse per lasciare completamente spazio allo svago ed all'intrattenimento, tende ad essere un po' superficiale, senza approfondire mai nemmeno uno dei temi che tocca di volta in volta. Probabilmente però la scelta di creare un film che altro non è che un mega contenitore di immagini, il cui scopo è quello di affascinare lo spettatore, richiedeva questo tipo di approccio e sinceramente a chi scrive la cosa non è dispiaciuta per niente.

lunedì 1 aprile 2019

Pacific Rim - La rivolta (2018)

Nel 2013 Guillermo del Toro aveva coronato il sogno di molti, ovvero: vedere dei robottoni giganti combattere contro mostri altrettanto simili. E ne venne fuori un piccolo cult, un film che nel suo piccolo riuscì a sorprendere, merito soprattutto del regista messicano (non a caso vincitore dell'Oscar per The Shape of Water) che donò autorialità ad un soggetto del genere, riuscendo a dare un certo spessore alla lotta tra jaeger e kaiju. Nessuno prima di lui infatti, aveva saputo mostrarci con tanta maestria al cinema scontri titanici tra enormi ed orrendi alieni "godzilliani" da una parte e giganteschi Mecha guidati da avveniristici piloti dall'altra. Ora con questo Pacific Rim - La rivolta (Pacific Rim: Uprising), il testimone è passato a Steven S. DeKnight (regista, sceneggiatore e produttore della popolarissima serie televisiva Spartacus), chiamato dalla produzione a creare un iter cinematografico che comprendesse giocoforza alcuni personaggi del primo episodio come il Dr. Newt Geiszler (Charlie Day), l'amico e collega il Dr. Hermann Gottlieb (Burn Gorman), e la ex asso degli Jeager Mako Mori (Rinko Kikuchi). A questi la sceneggiatura scritta a quattro mani da Emily Carmichael, Kira Snyder, lo stesso Steven S. DeKnight e T.S. Nowlin, che riprende la storia ben 10 anni dopo gli avvenimenti del primo e troviamo un mondo cambiato, che si è ormai rimesso in moto dopo i disastrosi eventi passati, ma che continua ad addestrare giovani reclute in vista di un eventuale ritorno dei nemici numeri uno, ha aggiunto come new entry l'arcigno pilota Nate Lambert (Scott Eastwood), la ribelle e talentuosa Amara Namani (Cailee Spaeny), l'autoritaria plenipotenziaria cinese Liwen Shao (Jing Tian) ed infine il figlio di Stacker Pentecost (Idris Elba), il figlio uno dei più celebri eroi della vittoria di 10 anni prima, un tempo promettente pilota di jaeger che ha poi abbandonato l'addestramento ed è finito nel mondo del crimine, dalle fattezze del John Boyega della saga Star Wars. E per quanto non possa neanche essere lontanamente paragonato al primo episodio, ne viene fuori un prodotto di intrattenimento godibile e che tiene abbastanza.

giovedì 14 marzo 2019

Jurassic World - Il regno distrutto (2018)

A distanza di tre (ora quattro) anni dal film (personalmente riuscito) che ha rilanciato a livello mondiale il franchise con cui Steven Spielberg nel 1993 aveva brillantemente aperto l'era del cinema degli effetti speciali digitali, i protagonisti di quella pellicola, l'addestratore di velociraptor Owen Grady e l'ex direttrice del parco tematico preistorico Claire Dearing (ora convertitasi alla protezione dei diritti dei lucertoloni redivivi) tornano sul "luogo del delitto". Questa volta però, in Jurassic World - Il regno distrutto (Jurassic World: Fallen Kingdom), film del 2018 diretto da Juan Antonio Bayona e sequel appunto di Jurassic World del 2015, quinto capitolo cinematografico del franchise di Jurassic Park, sono i dinosauri a rischiare grosso, perché un'eruzione vulcanica sta per provocare una seconda estinzione e il mondo si divide sull'opportunità di offrire a quegli esperimenti di genetica la stessa protezione data ad animali "comuni". Dopotutto i dinosauri nemmeno dovrebbero esistere più, forse vale la pena di lasciar fare alla Natura il suo corso. Ovviamente, per la gioia di chi non sa rinunciare agli inseguimenti e ai massacri ad opera di T- Rex e affini (ma anche del politicamente corretto, perché in un certo senso questo è anche il film più animalista di tutti i Jurassic Movies, sta dalla parte di dinosauri come mai prima d'ora) le cose sono destinate ad andare diversamente. Lo avevamo già visto in altre pellicole della serie (e anche nel "recente" Kong: Skull Island), al netto dell'illusione di sicurezza della tecnologia, tra uomini armati e animali giganteschi non c'è partita. La missione di salvataggio però si rivela qualcosa di molto più inquietante: i dinosauri sono destinati ad un'asta per ricchi acquirenti, si tratti di appassionati di preistoria, case farmaceutiche che sperano di fare ricerca avanzata e illegale, o mercanti di armi russi per cui il dinosauro può trasformarsi in un'arma di precisione. La pellicola, sfortunatamente, invece di abbracciare il tono scanzonato dello scorso capitolo, che rilanciava alla grande sul sentimento di meraviglia dell'originale e sul tema della famiglia (aggiungendo l'elemento interessante dell'interazione di branco tra uomo e animale), si perde nel mescolare tematiche "serie": dalla sfida della genetica e della clonazione, al bracconaggio, passando per il commercio clandestino di armi e la critica al capitalismo arrogante.

giovedì 7 marzo 2019

Maze Runner - La rivelazione (2018)

Ha fatto appassionare milioni di spettatori in tutto il mondo, diventando una delle saghe cinematografiche distopiche, e letterarie, più amate dai giovani, e finalmente è tornata per l'ultimo capitolo della sua mirabolante storia, ecco finalmente il terzo e ultimo capitolo della saga young-adult tratta dai fortunati best-seller di James Dashner, ecco Maze Runner - La rivelazione (Maze Runner: The Death Cure). Alla regia troviamo ancora una volta Wes Ball, che aveva già diretto i primi due capitoli della saga: Maze Runner: Il Labirinto e Maze Runner: La Fuga. E dal momento che squadra che vince non si cambia, nel nuovo film ritroviamo Dylan O'Brien (ultimamente visto in gran forma in American Assassin) nel ruolo del protagonista Thomas, Kaya Scodelario (vista di recente in Pirati dei Caraibi: La Vendetta di Salazar e dopo in Tiger House) come Theresa, Thomas Brodie-Sangaster e Nathalie Emmanuel (rispettivamente Jojen Reed e Missandei de Il Trono di Spade) nei panni di Newt e Harriet, accompagnati dagli altri ex-radurai Minho (Ki Hong Lee), Sonya (Katherine McNamara) e Frypan (Dexter Darden), e tornano anche i "cattivi", interpretati da Patricia Clarkson e Aidan Gillen. Un capitolo su cui la prima cosa da dire sarebbe che si è fatto attendere, anche troppo, perché la distanza di ben tre anni si è fatta sentire, e purtroppo vantaggi e svantaggi hanno pesato. Le riprese infatti erano già iniziate nel 2016, ma un grave incidente sul set ha costretto a fermare la produzione, rimandando l'arrivo del film. Un film che, nonostante le buone premesse, tende a lasciare parecchi punti in sospeso, facendo sorgere più domande e dando pochissime risposte. Perché certo, da un lato questo ritardo è andato a svantaggio del film, dal momento che negli ultimi due/tre anni si è andato molto perdendo l'interesse verso la saga, mentre dall'altro ha permesso forse al regista di prendersi più libertà nella narrazione senza incappare in critiche (soprattutto dei cultori della saga letteraria), peccato che, sarà che è passato diverso tempo dal film precedente, che gli attori hanno definitivamente perso i tratti fanciulleschi che li contraddistinguevano nei due prequel, sarà il completo distacco dall'ambientazione originale del labirinto o più semplicemente il fatto che ci sono più proiettili ed esplosioni che parole, ma Maze Runner: La Rivelazione non convince. Il regista difatti, anche se dirige con una certa naturalezza l'ultimo capitolo di Maze Runner, confezionando una pellicola ad uso e consumo dei fan della saga cinematografica (i lettori dei libri di Dashner probabilmente avranno storto parecchio il naso), ed offre nuovamente, una storia altamente action, con contaminazioni futuristiche ed apocalittiche, ed il suo giovanissimo cast, non riesce (almeno non del tutto) a chiudere degnamente la saga.

venerdì 9 novembre 2018

Seven Sisters (2017)

Il cinema fantascientifico ci ha abituati negli ultimi tempi a film di grande spessore, non solo in termini di qualità filmica, ma anche di contenuti (psicologici e filosofici) che grazie a interessanti soluzioni narrative riescono a raggiungere altissimi livelli. Nel caso di Seven Sisters, film del 2017 diretto da Tommy Wirkola con protagonista Noomi Rapace nel ruolo di sette gemelle, ambientato in un futuro distopico dove vige la legge del figlio unico, non siamo neanche lontanamente nei dintorni di film come ArrivalBlade Runner et similia, ma in molte occasioni il ricordo di quella cara, vecchia fantascienza distopica che sa intrattenere senza pretese sembra riaffiorare, e proprio per merito dell'originalità dell'impianto narrativo, anche se in verità questo suddetto impianto, tanto fantascientifico od originale non è, visto che la Cina ha adottato questo tipo di politica di contenimento della natalità in tempi più o meno recenti (solo da poco ha dato il via libera al secondo figlio). Comunque da questa semplice idea, idea che sta alla base della sceneggiatura (che tratta di 7 gemelle omozigote costrette a vivere nell'ombra e ad alternarsi nella vita sociale), sceneggiatura (concepita nel 2001 dallo sceneggiatore Max Botkin, che all'inizio prevedeva sette fratelli invece che sorelle, almeno fino a quando a Wirkola venne la brillante idea di traslarla al femminile) che come nel caso di Gold: La grande truffa entrò nella Black List delle migliori sceneggiature non prodotte, nasce un valido prodotto d'intrattenimento che grazie ad un molto attento e curato nei dettagli script, e ad una corposa dose d'azione ed effetti speciali all'avanguardia riesce a distinguersi e guadagnarsi l'attenzione dello spettatore. Spettatore che se riesce a soprassedere a i vari difetti di una sceneggiatura comunque forzata e poco plausibile in alcuni passaggi, addirittura prevedibile nel colpo di scena finale e fin troppo melensa nell'epilogo a tarallucci e vino, si ritrova di fronte ad un film avvincente grazie ad un ritmo particolarmente indiavolato che rende la pellicola un mero passatempo (l'implicazione politica o morale va letta come pretesto, non vi è alcuna ambizione "nobile" e questo è un bene).

martedì 16 ottobre 2018

[Games] NFS: Most Wanted, For Honor, Captain Spirit & Aliens vs Predator

Sono passati ben 24 anni dall'uscita del primo Need For Speed. In tutti questi anni la serie ha avuti diversi alti e bassi, ma uno dei titoli che ha riscosso più successo è stato senza dubbio Most Wanted nel 2005. EA decide nel 2012 perciò di riportare in vita lo storico capitolo affidando lo sviluppo a Criterion Games, già autori del precedente NFS: Hot Pursuit e della (magnifica) serie Burnout (sopratutto del penultimo capolavoro che fu Burnout Paradise). E in tal senso Need For Speed: Most Wanted (anch'esso ricevuto in regalo, in questo caso dalla piattaforma Origin più di un anno fa) più che essere considerato un reboot o un sequel, può essere considerato l'erede spirituale di Burnout Paradise, giacché i produttori rimangono fedeli al loro stile senza mezze misure (praticamente è come se avessero solamente aggiunto la presenza della polizia ed un parco auto su licenza), tanto che probabilmente il titolo doveva essere Need for Burnout. E tuttavia, anche se proprio per questo fatto che il suddetto (che figlio di alcune scelte concettuali discutibili è incapace di apportare incisive innovazioni al genere, giacché riprende sostanzialmente la stessa formula di gioco) non riesca a conquistare la vetta dei racing game, e nonostante alcuni difetti (su tutti la scelta rischiosa e non del tutto riuscita di un open world pienamente accessibile da subito), Need for Speed: Most Wanted è un titolo accattivante, divertente e dichiaratamente destinato agli amanti dei racing game di stampo arcade. Di certo non è un capolavoro ma l'intelaiatura è buona: un sistema di controllo semplice ed immediato, una città da esplorare a rotta di collo ed una modalità single player variegata che si affaccia in rete scardinando il confine tra gioco in solitaria e multiplayer (che purtroppo ho potuto provare raramente dati gli anni passati), e poi tecnicamente il gioco è di buona fattura, certamente più dello sciapo e passabile, sia per la storia (trita) che per il suo gameplay stucchevole, capitolo precedente, che non è stato Hot Pursuit, ma The Run, uscito in mezzo ai due, un episodio che non ha convinto pienamente, proprio per la sua lontananza dal mondo di Need for Speed e dalle caratteristiche tipiche di questi giochi. Certo, in verità questo nel complesso decisamente migliore non è (proprio per la sua strana fusione) ma almeno tutto il resto (in parte) è al posto giusto. Ma prima di sapere cosa sì e cosa no, ecco la trama, anche se una vera e propria non c'è, di NFS: Most Wanted, infatti veniamo immediatamente catapultati per le strade dell'immaginaria città di Fairheaven, e il nostro scopo sarà quello di scalare la classifica dei 10 Most Wanted e conquistare le loro macchine (di queste 31, tutte con licenze ufficiali, possono essere sbloccate semplicemente trovandole per strada, in tal senso la città e i dintorni sono liberamente esplorabili). Naturalmente non sarà un'impresa facile, e prima di poter sfidare questi particolari piloti e i loro bolidi dovremo guadagnare diversi Speed Point.

venerdì 21 settembre 2018

Star Wars: Gli ultimi Jedi (2017)

Parlare di Star Wars non è mai facile, tra il pericolo di spoilerare troppo e l'inevitabile soggettività di giudizio a cui si presta ogni capitolo di una saga di tale calibro, si finisce quasi per camminare a tentoni in un campo minato da fanbase, fanservice, aspettative. Proprio nel caso di quest'ultime erano molte attorno a Star Wars: Gli ultimi Jedi (Star Wars: The Last Jedi), noto anche come Star Wars: Episodio VIII - Gli ultimi Jedi, film del 2017 scritto e diretto da Rian Johnson, ma il regista (sebbene solo in parte) non le ha deluse, lasciando lo spettatore a bocca aperta per gran parte della pellicola. Una pellicola che è un kolossal in tutto e per tutto, durata importante (si sfondano i 140 minuti), macchina cinematografica a pieno regime, comparto tecnico strabiliante, cura del dettaglio che sfiora la perfezione. Tuttavia l'arduo compito di dare sostanza alle premesse de Il Risveglio della Forza riesce solo in parte: la storia subisce infatti una brusca accelerazione, proiettandosi prepotentemente in avanti e mettendo moltissima carne al fuoco. C'è molto da raccontare e il sovraffollamento narrativo è tangibile, con sequenze meno azzeccate di altre e alcuni passaggi dialogati poco riusciti. Star Wars: Gli ultimi Jedi difatti, ottava pellicola della saga di Guerre stellari e il secondo della cosiddetta Trilogia sequel, non è un film perfetto, sicuramente più confuso e caotico rispetto al precedente di J.J. Abrams, il quale aveva diretto un sequel a metà tra nostalgia e innovazione senza allontanarsi troppo dalla scia narrativa che aveva caratterizzato la prima trilogia, costruendo un prodotto (forse fin troppo) equilibrato che strizzando l'occhio ad "Una nuova speranza" cercava di accontentare tutti i fan della saga. Rian Johnson al contrario (regista conosciuto soprattutto per Looper, un film fantascientifico intrigante ed affascinante ma non proprio solidissimo), partendo appunto dalla base di fondo lasciata dal Risveglio della Forza, stravolge tutte le carte, in un continuo alternarsi di plot twist e colpi di scena disseminati nelle 2 ore e mezza della pellicola, che ribaltano completamente l'universo dei Jedi così come lo avevamo conosciuto. E sorprendentemente tutto, anche se parzialmente, funziona.