Anche se è passato un po' di tempo (quasi un mese o giù di lì) da quando Mediaset ha mandato in onda questi quattro film di cui vi sto per scrivere, non potevo non cogliere la possibilità di unirli in unico post, dato che già sono ahimè 'tantissimi' quelli che mandano in onda. In ogni caso i film in questione, trasmessi su Italia1, tranne uno su Iris (totalmente diverso anche nel genere come si capisce dalla foto), da Ottobre a inizio Novembre contavano anche un quarto, ma Brick Mansions con l'indimenticato Paul Walker l'avevo già visto, e poi non è proprio un gran film perciò neanche l'ho rivisto. Comunque facevano, sia questo appena descritto e quelli tre che seguiranno, parte del ciclo action della rete televisiva di Cologno Monzese. Un ciclo discretamente interessante dato che a parte l'ultimo film sono tutti abbastanza buoni. Perciò ecco, in ordine di trasmissione, i 4 film che compongono questo post, che come in occasione di un precedente post di sei mesi fa più o meno (visitabile qui), hanno lo stesso titolo. Il primo è Bus 657 (Heist), film del 2015 diretto dallo sconosciuto Scott Mann, inglese di nascita, che riesce ad avere nel cast Jeffrey Dean Morgan (il freddo Negan di TWD) e il grandissimo Robert De Niro, di cui ultimamente si è parlato tanto in merito alle sue (giuste secondo me) dichiarazioni contro il neo eletto presidente statunitense Trump. Un film che racconta di un padre, Vaughn (interpretato in modo convincente da Morgan), disperato e senza mezzi economici che per far fronte ai costosi trattamenti medici di cui necessita la figlia, si unisce ad un avido individuo (Dave Bautista, ex-wrestler ma recentemente e costantemente attore discreto, già visto in Guardiani della galassia e tornerà nel secondo e Spectre) e alla sua banda nel tentativo di svaligiare proprio il casinò in cui lavora da anni. Il casinò di proprietà di un losco e senza scrupoli boss locale, interpretato discretamente da De Niro, che farà di tutto (proprio tutto) per avere indietro il bottino dagli scassinatori. Anche quando essi per sfuggirgli si ritrovano costretti a prendere in ostaggio il bus 657, un bus che sarà in prima linea.
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lunedì 21 novembre 2016
Prime Visioni Mediaset: Bus 657 (2015), Les Misérables (2012), Edge of Tomorrow (2014) & Io sono vendetta (2016)
sabato 19 novembre 2016
Anomalisa (2015)
Quando vediamo un film d'animazione è facile ipotizzare si tratti di un film divertente e colorato come Il viaggio di Arlo per esempio, invece no, perché Anomalisa, film d'animazione del 2015 diretto da Charlie Kaufman e Duke Johnson, è tutt'altra cosa, è un film d'animazione per adulti a misura d'adulto, senza nessun filtro. Ed è quello che qui accade, perché siamo di fronte a qualcosa davvero di molto originale, una novità nel cinema d'animazione (nel senso che non è interpretato da esseri umani attori, ma non può essere neanche definito come un cartone animato vero e proprio, un film diverso dal solito), non solo per la tecnica con cui è realizzato, una sorta di stop-motion speciale, ma anche e soprattutto per il racconto che si è deciso di narrare. La vicenda di Michael Stone, novello guru della produttività aziendale, e delle sue confusioni affettive, è qualcosa di molto presente nel mondo in cui viviamo, qualcosa che chi più e chi meno tutti ci riguarda. E percorrere con il cinema d'animazione questi sentieri così stretti e impervi è già di per sé segno di coraggio. Michael Stone sbanda vistosamente quando arriva a Cincinnati per una conferenza. Arrivato alla sera in albergo (Hotel Fregoli) da Los Angeles egli, dimostra subito, di essere un uomo fortemente in crisi, e sono un malessere ed un'insoddisfazione interiori che egli prova già da molto tempo. Decide così di rivedere una sua ex fidanzata da cui però si era improvvisamente allontanato e da cui, dopo un brevissimo incontro, viene rifiutato. Nel frattempo conosce due giovani donne venute anch'esse in città per presenziare alla suddetta conferenza stampa e con una di loro, l'Anomalisa del titolo (ovvero Lisa, attratto da lei per una 'anomalia', una particolarità che lui romanticamente assocerà) ingenua ed un poco provinciale impiegata in una fabbrica di dolciumi, trascorre una notte d'amore. Per lui, ma anche per lei, la giovane donna potrebbe rivelarsi come uno spiraglio a cambiare la routine esistenziale e sentimentale della propria vita, ma la mattina dopo, la relazione che già prevedeva vite insieme e traslochi vari, scricchiola pericolosamente, un movimento della forchetta un rumore di masticazione e tutto rischia di esplodere.
venerdì 18 novembre 2016
Mr. Robot (1a stagione)
Dopo una spasmodica attesa durata molti mesi, finalmente sono riuscito a vedere, tramite la piattaforma Premium Play di Mediaset, la prima a trasmetterlo in Italia nel marzo scorso, una delle serie tv più brillanti degli ultimi tempi, ossia Mr Robot, di cui si è parlato spesso e ancora si parlerà, dato che proprio da martedì scorso in seconda serata è stato trasmesso in chiaro su Italia1, e quindi per quelli che non avevano ancora avuto il piacere di vedere questa straordinaria serie è giunto il momento, spero perciò che non ve lo siete perso, perché nonostante siano stati usati paroloni e messaggi propagandistici di proporzioni enormi, addirittura la serie che ha rivoluzionato il mondo della tv (per accalappiare più spettatori possibili), molti di questi aggettivi sono adeguati per un prodotto che ha davvero strabiliato il palato e gli occhi di chi da molto tempo non vedeva qualcosa di così incredibile come Mr Robot, una delle poche serie nel mondo cinematografico che entra in modo deciso e convinto, in un mondo quello degli hacker che spesso il cinema ha affrontato, ma mai in modo così approfondito. Un mondo che esplode metaforicamente nella nostra testa, alla vista dello decisamente straordinario pilot con cui si apre la serie. Un pilot capolavoro, tanto che le altre puntate delle 10 che compongono la prima stagione, nessuna raggiunge personalmente lo stesso effetto di una prima puntata così elettrizzante da sfiorare la perfezione assoluta (puntate in ogni caso da vedere e non perdere). La prima puntata infatti ci catapulta in modo intenso e potente, ma anche onirico e ambiguo quasi psichedelico, con un personaggio, interpretato magistralmente da un Rami Malek in stato di grazia, d'altronde non per caso ha vinto un Emmy per il miglior attore in una serie drammatica, che quasi in preda a schizofrenia acuta insieme ad uso esplicito di sostanze stupefacenti, con i suoi occhi che quasi fuoriescono dalla orbite (marchio distintivo e davvero azzeccato del protagonista), conduce una doppia incredibile vita. Ma di questo scriverò dopo, intanto è utile sapere prima che lui non è il classico nerd che di tanto in tanto si diverte a fare quello di cui è capace, no lui lo fa con criterio e convinzione, con uno scopo più o meno deciso, in più si comporta in modo anormale dato che lui è sociofobico, depresso, autistico e dipendente dalla morfina, la mente di Elliot è infatti pesantemente influenzata dai deliri paranoici e dalle allucinazioni che gli causano grossi problemi nel relazionarsi con le persone e lo fanno vivere in un costante stato di ansia e paranoia. Sintomi che il creatore della serie, lo sceneggiatore Sam Esmail, al suo debutto o perlomeno primo progetto importante della sua giovanissima carriera, riesce non solo a rendere credibili ma addirittura riesce a farli diventare nostri, poiché anche grazie ad una particolarità del suo personaggio, ovvero parlare oltre lo schermo, un metodo già sperimentato efficacemente in House of Cards, fa funzionare tutto ottimamente e questo oltre ad una strana aura di mistero e inquietudine, affascina e coinvolge.
martedì 15 novembre 2016
Addio Nonna Maria
Mai come in questi casi, come quando una persona cara ci lascia, risulta difficile trovare le parole giuste per esprimere il proprio cordoglio, soprattutto per me che raramente si fa abbattere, ma oggi anche per me è una giornata triste, una giornata che ricorderò sempre, un giorno in cui tutti i miei nonni staranno d'ora in poi lassù a vegliare su di me e la mia famiglia, il giorno che temevo arrivasse. Lei che non vedevo da tempo, da quando per alcuni problemi andò in una casa di cura, dove stanotte all'età di 92 anni si è spenta. Lei che c'è sempre stata, lei che nonostante faceva arrabbiare mia madre era uno dei punti di riferimento su cui si poteva contare. Insomma era pur sempre una nonna, e si sa che le nonne sono come una seconda mamma, perciò la sua perdita è importante. Ricorderò per sempre quindi il suo ricordo, per questo vorrei scrivere due parole, essendo questo uno spazio personale:
"Ciao nonna, grazie del pane bagnato con lo zucchero, grazie delle orecchiette,
grazie dei soldi che in stile pusher mi davi, grazie del tempo passato insieme a te,
grazie del tuo affettuoso bacio, grazie del tuo amore, grazie di tutto e addio"
Non ho nient'altro da dire, salvo ovviamente farvi sapere che il blog osserverà i canonici tre giorni di lutto, perciò la mia normale pubblicazione subirà un rallentamento, a presto.
lunedì 14 novembre 2016
We Are Your Friends (2015)
We Are Your Friends, film del 2015 diretto dall'esordiente Max Joseph, è una vivace commedia musicale e generazionale. Un film che di film appare ben poco, dato che l'impressione è che si tratti di un videoclip abbastanza lungo, con scritte giganti iniziali, una base musicale adeguata e tanti bei personaggi (e belle ragazze), ma nonostante sembri tuttavia un'operazione ovviamente commerciale (per aiutare Zac Efron a riottenere il successo, dopo tentativi falliti tra cui Quel momento imbarazzante e per lanciare una delle modelle più sexy di sempre Emily Ratajkowski), andata comunque male visto il botteghino, il film proprio grazie a questo e a parecchie scene gustose è un discreto corto circuito (dove dentro navigano stilemi, generi e contenuti di ogni tipo, centrifugati in modo incontrollato) che non manca di incuriosire, anche se senza equilibrio e senza una direzione precisa, tante cose e nessuna, un esempio di cinema commerciale americano indecifrabile, caotico e contraddittorio. Questo perché a parte alcuni originali e interessanti stratagemmi non offre nulla di nuovo al panorama cinematografico e musicale, ma soprattutto la trama è davvero banale, in più per il semplice fatto che non mi sono mai interessato e non mi entusiasma troppo il mondo delle discoteche o la musica dei DJ, il tutto mi sembrava inutile. Invece anche se a molti non è piaciuto e io mai mi sarei aspettato che potesse piacermi un film come questo, ho adorato quasi tutto del film. Perché We Are Your Friends non è solo discoteche e Dj, è molto di più. La musica e gli eventi sono infatti solo il pretesto per raccontare i personaggi, dei ragazzi disagiati e di ceto basso che nella Los Angeles (North Hollywood, San Fernando Valley) delle belle apparenze cercano di emergere, di lavorare e di costruirsi una vita, però purtroppo non sempre questo li porterà a intraprendere strade totalmente lecite. Come detto in precedenza la trama del film è banalissima, è la solita storia di un gruppo di ragazzi che hanno deciso di non studiare per affidarsi al difficile mondo della musica e cercare di trovare dei guadagni facili (già vista ma in ogni caso diversa e fresca). Tra questi c'è Cole Carter (interpretato da un Zac Efron in grande spolvero), aspirante DJ che incontra per caso un famoso artista e attraverso di lui cercherà di sfondare nel mondo della musica, purtroppo però la conoscenza con la fidanzata/collaboratrice della star lo porterà a fare delle scelte molto difficili e rischiose, sarà difatti costretto a dover scegliere tra l'amore, la lealtà e il futuro a cui è destinato.
sabato 12 novembre 2016
L'abbiamo fatta grossa (2016)
Al termine della visione di L'abbiamo fatta grossa, ultimo film del regista Carlo Verdone, co-protagonista insieme ad Antonio Albanese della pellicola del 2016, la mia impressione è stata quella di aver visto un film che non mi ha particolarmente entusiasmato, ma allo stesso tempo neanche deluso. Perché questo film, in fondo, è abbastanza divertente e riesce a distrarre lo spettatore dalla routine quotidiana, e già questo è un eccellente risultato. Anche se un pizzico di delusione la si avverte da una sceneggiatura poco originale, da un racconto privo di plausibilità e da una serie di scenette troppo prevedibili e che sanno di già visto. E il finale (dolce-amaro) con pernacchia alla Totò dei momenti meno felici fa cadere le braccia e rischia di far naufragare una commediola fin lì esile ma pur sempre accettabile. Infatti devo riconoscere che la trama è costruita molto bene ed è sorretta da una sceneggiatura ben adeguata ai tempi della narrazione. Almeno fino a quando entra in scena la satira del buon Verdone che naturalmente non manca mai nei suoi film (in questo caso l'attenzione si concentra sul senso di avidità umana, anche da parte delle persone che non hanno in genere la propensione ad essere malvagie e poi ovviamente le sequenze finali che ci mostrano tutto un retroscena di corruzione sociale e politica che per noi italiani purtroppo rappresenta da sempre una angustia realtà), perché nonostante questa satira dolente dell'Italia di oggi ha una trama divertente è priva quasi totalmente dell'effetto valanga comico. Questo nonostante la presenza di due comici nati che proprio per questo quasi si annullano a vicenda, infatti la comicità Verdoniana (che in effetti è quella che detta i tempi e le battute, ma che in questo caso a volte pecca di palesi rimandi a cose già viste in passato) tende a volte a comprimere, secondo le sue esigenze, la particolarità di Albanese che conosciamo essere un attore spesso stravagante e strampalato. Come dire, a volte non sempre l'unione fa la forza, anche se il binomio Verdone-Albanese è quello che più funziona e che regala molti momenti di umorismo e di intelligente sarcasmo. Comunque la storia, anche se non del tutto convincente, segue tutti gli elementi classici della sceneggiatura e della narrazione filmica di Verdone, riuscendo a prevalere.
venerdì 11 novembre 2016
Come passa il tempo
L'altro giorno mentre condividevo sulla mia pagina personale di Facebook un'immagine divertente e simpatica ho riso tanto, la frase era infatti 'Nemmeno il tempo di finire di togliere i semi dall'anguria che già dobbiamo togliere i canditi dal panettone', poi un'amica ha commentato 'E le mandorle dalla colomba' (tralasciando l'epiteto finale), giù il cappello. Poi ho riflettuto ed ho pensato, caspita è vero, il tempo passa così velocemente che a volte neanche ci pensiamo, e neanche ce ne accorgiamo. Inutile aggrapparci ad esso e cercare di stargli dietro perché il tempo vola e di sicuro non c'aspetta, lui scorre come un fiume in piena, un fiume senza confini e senza fine (sperando che i Maya non c'azzecchino) e noi non possiamo fare altro di seguire la corrente e il suo cammino, almeno fino a quando la nostra barca ci mantiene a galla. Il tempo è e sarà per molti materia di studio, tanti nel corso della storia umana hanno cercato di comprenderlo e spiegarlo, alcuni ci sono relativamente riusciti, altri hanno metaforicamente compreso il suo valore, altri hanno scritto poemi, poesie e quant'altro. Tra questi uno dei modi anche divertenti sono gli aforismi, un mezzo efficace per comprendere almeno un po' la sua importanza. Di aforismi, soprattutto citazioni dei personaggi che hanno fatto la storia della letteratura, della filosofia e del cinema, ce ne sono a migliaia, quasi tutti condivisibili o meno, quasi tutti sul tempo che scorre, che si perde e che si trascura, ma tutti, proprio tutti, con l'intento di farci riflettere. Indipendentemente dal pensiero di ogni individuo infatti non si può non tenerlo in considerazione, non si può non pensare al fatto che prima o poi tutto finirà, che il tempo non sia uno spietato killer, che non sia un'infame personaggio, la classica spada di Damocle sulla nostra testa, lui ci segue e ci osserva, a volte sembra concentrarsi proprio su di noi, come disse Enstein, ovvero che il tempo è relativo, che praticamente passi istantaneamente dal trascorrere più veloce quando non vorresti e più lentamente quando invece vorresti passasse. Il tempo si dice curi tutte le ferite, che ognuno avrà quel che si merita, che basta aspettare e ti sarà dato, nei sogni di tutti probabilmente, ma nella realtà è tutto diverso, e non sempre quello che ci prefissiamo accade, proprio per colpa del tempo che non da mai tregua. Ora non che io con questo post, vorrei qualcosa da lui, lui che neanche ci sente, lui se ne frega, passa, vola e se ne va, senza voltarsi, ma che ci lasciasse il tempo di fare tutto, il tempo di vivere. Non che io non lo faccia, ma va troppo veloce, perché resta pur sempre un'irraggiungibile treno che mai si ferma, che mai si riposa. D'altronde neanche noi stiamo fermi, il ritmo delle nostre vite è così pressante che sembra come gareggiare e prontamente perdere, giro, gran premio e mondiale in un sol colpo. Inesorabile, instancabile davvero impossibile da battere.
giovedì 10 novembre 2016
Self/Less & Extraction (2015)
Durante i primi giorni di novembre, ho visto due thriller, sorprendente e avvincente il primo, davvero deludente il secondo. Due film però con una cosa in comune, una certa vena di fantascienza al loro interno, molto più evidenti nel primo, che parla di immortalità e di qualcosa di umanamente impossibile, che nel secondo, l'ennesimo film action spionistico atto a impedire che il caos più totale avvenga sul suolo americano e mondiale. Ovvero la CIA contro un gruppo di terroristi che ha 'rapito' un suo agente. A questo punto vi starete chiedendo perché quindi è un film di fantascienza? Perché ancora una volta la sceneggiatura sembra ricalcare un videogioco, tutto sembra finto, forzato, già visto ma soprattutto esagerato. Poiché, e questa è una piccola tirata d'orecchie al genere action, non è coerente ma soprattutto non veritiero con la trama. Ma vedremo dopo, intanto partiamo da Self/less, thriller del 2015 diretto da Tarsem Singh, che ci mostra, ancora una volta, come il cinema nel corso degli anni ha fatto, con vari metodi sul come diventare immortali e ha seguito a sua volta il progresso scientifico, dal patto con il diavolo ed elisir di lunga vita siamo arrivati alla clonazione e, ultima novità, al trasformare la nostra mente in dati digitali da trasmettere in un involucro vivente all'altro come oggi si fa con i computer e relativi hard-disk. Tutto ciò ovviamente apre a meditazioni filosofiche su cosa sia la vita, su come la mente possa sopravvivere anche in altre situazioni, e, come accennato nel film, il cervello siano l'unico organo importante da preservare o se anche le nostre memorie e esperienze vivano in altre parti di noi. Il concetto base della vicenda infatti, è che esiste un sistema ultra avanzato che permette ad una persona defunta di rivivere una seconda vita dentro l'involucro corporeo di un'altra persona anch'essa ovviamente morta. Ed è quello che accade ad un ricco uomo d'affari condannato da un tumore irreversibile, che (sottoposto ad una sperimentale ed innovativa procedura medica) rinasce nel corpo di un ragazzo sano ed aitante ma tormentatissimo perché inseguito dai fantasmi di quello che fu il passato (soprattutto famigliare) di un'altra persona a cui (a sua volta) fu rubato il corpo dopo la sua morte. Non tutto però fila così liscio come dovrebbe e l'uomo inizia a svelare il mistero legato all'origine del suo corpo e all'organizzazione segreta pronta ad uccidere per proteggere i propri intenti. Una storia insomma complessa (mi rendo conto che a raccontare una storia del genere si rischia di creare solo confusione, ma vederne l'evolversi sullo schermo è molto più agevole) ma appassionante, una sceneggiatura intelligente che mescola tante chiavi narrative, ponendosi tanto come intrattenimento pop quanto come amara riflessione sul delicato rapporto tra etica, scienza, affari e aspirazione dell'uomo all'immortalità. Una sceneggiatura che nonostante le 'complicazioni' e grazie alla buona recitazione dei protagonisti rendono credibile un copione che di per se sarebbe assolutamente inverosimile. Dato che è fantascienza, nel senso che si parla di progressi scientifici avanzatissimi ma chiaramente non verosimili, ma lo si fa con una grande attenzione ai sentimenti e tutto il film è dominato da un umanesimo che non ti aspetteresti in una pellicola che ci viene presentata con tutti i crismi dell'action-thriller.
mercoledì 9 novembre 2016
Il viaggio di Arlo (2015)
lunedì 7 novembre 2016
No escape: colpo di Stato (2015)
No Escape: Colpo di stato (No Escape) è un crudo e avvincente film del 2015 diretto da John Erick Dowdle. Un film con una trama originale ma attuale, che trae ispirazione dalla cronaca estera, un paese del terzo mondo (forse quarto) diventa luogo di una rivolta, che sfocia nel sangue, ed una normale famiglia americana diventa un bersaglio mobile. La famiglia di Jack Dwyer, che lavora per una compagnia che costruisce e mantiene acquedotti, che le difficoltà economiche in patria portano la sua società a trasferirlo con tutta la famiglia (assieme alla moglie ci sono anche due bambine piccole) nel Sud-Est asiatico, nazione non prettamente specificata, si dice Thailandia ma in questo caso non confina con il Vietnam (sarebbe da fantascienza), forse Cambogia? In ogni caso, appena arrivati scoppia una rivoluzione, un gruppo armato, spietato e sanguinolento uccide il primo ministro e scatena una guerra senza scampo per le strade e nei palazzi. Ci vorrà poco per capire che il bersaglio prediletto di tutta questa violenza, oltre al governo, sono gli occidentali e in particolare proprio gli americani come Jack, quelli venuti per lavorare all'acquedotto. Senza nessuna conoscenza militare, nessuna spiccata capacità da uomo d'azione Jack dovrà cercare di mantenere in vita la propria famiglia. No Escape, è un film d'azione molto drammatico, che non dà momenti di tregua né ai protagonisti, né allo spettatore. La storia è infatti raccontata con un ritmo serrato al cardiopalma, sin dal primo minuto. Una storia che vede come protagonista un uomo medio, per nulla avvezzo ad intrighi e situazioni d'azione, in questo la scelta di Owen Wilson è perfetta. Purtroppo i fratelli Dowdle non riescono ad essere coerenti fino in fondo con questo presupposto, gongolano nel lasciarsi prendere la mano da qualche impossibile sequenza d'azione e non rimangono davvero fedeli al lato B, cioè alle dinamiche più elementari e di suspense che la storia di un uomo comune in circostanze eccezionali propone. Preferiscono difatti troppo spesso sottolineare l'amore del padre per le figlie ed esagerare nel fornire elementi di tensione lavorando (goffamente) sulle relazioni intra-familiari. Insomma invece che rimanere sui toni secchi e asciutti, determinati e convincenti si spostano eccessivamente sul melodrammatico, invece che far parlare le azioni fanno parlare le parole. Soprattutto non resistono alla tentazione di dare tratti da eroe al protagonista, annacquando uno dei presupposti migliori. Ma nonostante questi innegabili difetti lo stesso No Escape rimane un esperimento più che riuscito.
sabato 5 novembre 2016
The Last Witch Hunter: L'ultimo cacciatore di streghe (2015)
Durante la settimana come avrete forse letto ieri, ho visto un po' di film a tema Halloween, tra questi proprio la sera di questa festa pagana ho visto anche un altro, ma siccome il livello e la qualità è quasi una spanna sopra a quei 4, ho deciso di farne un pezzo apposito, anche se il film in questione non riesce del tutto a convincere appieno, perché quello che manca in The Last Witch Hunter: L'ultimo cacciatore di streghe, film americano del 2015, è la forza emotiva e l'epicità, non riuscendo così in parte a brillare. Eppure nonostante io mi aspettassi molto meno, mi ha invece sorpreso, e devo ammettere che per messa in scena e regia il film è più che discreto, certo sommando i pro e contro la produzione forse ha 'toppato', ma non è proprio un disastro totale come tanti l'hanno definito. Al timone del progetto, troviamo Breck Eisner (figlio di un noto dirigente della Walt Disney), il quale nel 2010 aveva diretto dignitosamente il remake de La città verrà distrutta all'alba del maestro Romero. Anche in questo dirige in maniera onesta, una pellicola che in ogni caso, non è un horror e neppure un ingenuo fantasy, ma un film d'azione (action-horror-fantasy in ogni caso) in cui le stesse sono gestite abbastanza bene, dove però emerge il vero problema, la sceneggiatura, che nonostante abbia dalla sua un cast stellare e discretamente assortito (dove oltre al protagonista Vin Diesel troviamo il grande Michael Caine, Elijah Wood e Rose Leslie, nota agli amanti de Il trono di Spade), è rovinata dalla poca caratterizzazione dei suoi personaggi, buttati nella mischia quasi a casaccio, mi riferisco ad esempio al personaggio di Elijah Wood, quasi inutile, che qui sembra Frodo che ingenuamente segue Gollum che lo porta nelle fauci di un ragno gigante, ma lì almeno si salvava. Ma nonostante questa carenza l'alternare il medioevo con la realtà attuale non è male inoltre la costruzione di un mondo alternativo e parallelo noto solamente a chi possiede poteri magici è alquanto interessante ed intrigante (mi ha ricordato Blade), peccato che tale elemento sia stato solamente abbozzato e troppo presto abbandonato dal regista. Regista che ci fa sapere che le streghe vivono tra noi, e nascondono i loro poteri per mantenere la tregua siglata con la Chiesa. Infatti da secoli il consiglio delle streghe collabora con un ordine sacerdotale segreto (denominato dell'Ascia e della Croce) per vegliare sulla fragile pace, arrestando e imprigionando quelle streghe che vorrebbero invece ritornare ai fasti della magia più oscura. Lo "strumento" con cui l'ordine caccia le streghe ribelli è Kaulder, un guerriero laico interpretato da un perfetto Vin Diesel (calatosi straordinariamente nel ruolo) che nel medioevo ebbe la l'occasione di affrontare la malvagia strega regina, per vendicare l'orribile morte di sua figlia e di sua moglie. La missione di Kaulder era di fatto una missione disperata, quasi suicida, infatti egli desiderava morire non riuscendo a sopportare la propria perdita, eppure riuscirà a sconfiggere la potente strega (no non è uno spoiler, beh a dir la verità un po' lo è, ma dopo) che, conoscendo il desiderio di morire di Klauder, lo punirà trasferendogli il dono della vita eterna. Reso immortale il guerriero attraverserà i secoli servendo la Chiesa e affiancato dall'ormai anziano padre Dolan XXXVI (i Dolan si succedono, sacerdoti che assumono questo nome e giurano fedeltà a Kaulder) nella lotta alla streghe, maturando nel frattempo un cinico distaccamento edonistico e una grande solitudine, finché nella moderna New York qualcuno non tenterà di riportare in vita la strega regina con l'intento di flagellare di nuovo l'umanità con la peste nera. Ciò darà così inizio a un'epica battaglia nella quale è in gioco la sopravvivenza della razza umana.
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