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giovedì 9 marzo 2017

Z Nation (3a stagione)

Sin dalla prima puntata della prima stagione, Z Nation, la serie action-adventure made in USA che ha rivoluzionato il genere zombie, che con un mix di violenza e comicità davvero unico nel suo genere ha divertito e appassionato tanti spettatori tra cui anche me, dato che ha saputo fin dall'inizio distinguersi per la sua originalità e ironia, proponendo sempre uno spettacolo spassoso, irriverente e divertente, pareva migliorare sempre più. Ora arrivati alla terza stagione il giocattolo sembra essersi lesionato, se la prima stagione risultava una novità, una eccezionale novità, e la seconda la riconferma delle sue straordinarie peculiarità, questa terza perde un po' la bussola e scivola nella banalità, perché a parti rari momenti non ha saputo divertire in modo esagerato come fece nelle prime due. Seppur i 14 episodi della terza stagione di Z Nation calano lo spettatore in una realtà ancora più feroce, con i nostri sopravvissuti che si trovano a fronteggiare una missione sempre più incerta, mentre sono ancora alla ricerca di Murphy (Keith Allan), ora alla guida di un vero e proprio esercito di ibridi, un genere a metà tra zombie ed umani, impegnati a diffondere il messaggio 'No Fear' in tutto il paese. Toccherà al gruppo formato da Roberta Warren (Kellita Smith), Doc (Russell Hodgkinson), Addy (Anastasia Baranova), e ai nuovi membri del team, Hector Alvarez (Emilio Rivera), unitosi dopo tante vicissitudini, e Sun Mei (Sydney Viengluang), unitosi dopo che la squadra inviata da Pechino (nell'incredibile finale della seconda) muore, cercare di fermare Murphy prima che sia troppo tardi. Ma nuove minacce intralceranno il loro cammino, con la comparsa di nuovi impressionanti orrori come i Wolf-Z, gli Electro-Shock Z, e i selvaggi vagabondi. E tutti i protagonisti si troveranno ad affrontare delle sfide ancora più impegnative e paurose, ma allo stesso tempo ancora più spettacolari, ancora più folli e più zombie che mai. Soprattutto quello che cambia è lo scenario, la missione è cambiata, la composizione della stessa squadra di eroi difatti è cambiata e tutti questi elementi rendono l'apocalisse zombie ancora più 'apocalittica', ma in definitiva meno avvincente e appassionante, perché come detto all'inizio, la stanchezza comincia a farsi sentire, dopo che nelle prime due si è visto di tutto, ma proprio tutto di folle, pazzo e delirante.

mercoledì 6 aprile 2016

Black Sails (3a stagione)

Si è appena conclusa la terza stagione della serie tv piratesca, Black Sails, di casa Starz, trasmessa in Italia in prima visione sul canale satellitare AXN (di Sky), a meno di 72 ore di distanza dagli Stati Uniti, dal 26 gennaio al 29 marzo 2016. E' la serie sui pirati, dei pirati, a mio parere, la migliore di sempre, per chi come me ama il manga One Piece (che in qualche particolare gli assomiglia, e che in una scena, e che scena, ricalca l'inizio di tutto) e che ha sempre trovato affascinante il mondo di pirati, quelli veri, non alla Jack Sparrow (anche se è un mito), non potevo perdere l'ennesima stagione di una serie che ha riscritto la storia e le leggende sui pirati della grande era della pirateria che nei secoli scorsi imperversavano e solcavano gli oceani in cerca di tesori, in cerca di libertà e vendetta. Come quasi tutte le serie anche questa l'ho vista in un sol colpo, in soli 3 giorni, poiché registro le puntate settimanalmente ma la vedo solo a stagione completa, altrimenti l'ansia di aspettare ogni volta sarebbe troppa, ecco perché ritardo un po' per recensire una serie televisiva. La terza stagione appena finita di Black Sails ha superato tutte le aspettative, quelle mie e di molti. E quindi purtroppo l'ansia, per la prossima di stagione, è già ai massimi livelli, perché se c'è una cosa su Black Sails da renderlo bello e accattivante, unica e imperdibile, è la sua epicità. Una storia, una trama epica, che bisogna sottolineare prende spunto dal libro, romanzo, più famoso al mondo sui pirati, ovvero L'isola del tesoro, anzi, più che prendere spunto, funge addirittura da prequel, in quanto molto ricalca nel libro, come nella serie, personaggi leggendari e che pian piano si evolvono fino ad assomigliare in parte al libro stesso. La serie, di taglio drammatico, si svolge infatti venti anni prima degli eventi narrati nel libro, incentrata sui personaggi di Capitan Flint (nel romanzo, il pirata defunto proprietario del leggendario tesoro) e un giovane Long John Silver, come vedremo a fine di questa stagione. Ma come la seconda stagione si era chiusa con il botto, la terza riprende con il botto, non nel senso letterale del termine, ma con novità, un nuovo pazzesco personaggio e tante cose rimaste sospese, bloccate che nel corso delle puntate si sbloccheranno e diranno molto sui protagonisti della serie, che per chi non lo sapesse è prodotta da un certo Michael Bay, regista di Transformer e Pearl Harbor. Altro elemento di grande valore nonché di grande effetto è la musica eccezionale ed una fantastica e spettacolare sigla, veramente stupenda. Prima di entrare nei meandri di questa stagione (che avrà ovviamente una quarta, già rinnovata prima della messa in onda) bisogna dire che spiegare e argomentare tutto quello che è successo dalla prima, in quanto questo è il primo post, ci vorrebbero giorni quindi cercherò di essere breve e conciso, come sempre, sintetizzando cosa è accaduto in questa accattivante terza stagione.

martedì 8 marzo 2016

Z Nation (2a stagione)

Solamente 10 giorni fa si sono conclusi i 15 episodi, da gennaio in prima visione assoluta su AXN Sci-fi, della seconda stagione di Z Nation, appassionante serie action-adventure made in USA che ha rivoluzionato il genere apocalittico sugli zombie. La recensione della prima qui. Questa serie tv ideata dall'eclettica casa di produzione The Asylum, dalla prima stagione, è riuscita ed ha saputo fin da subito distinguersi per la sua capacità di reinterpretare in maniera originale e ironica, il ruolo degli zombie nell'immaginario collettivo, tanto da ritagliarsi uno spazio tutto suo nel cuore degli amanti del genere sia in USA che in Italia. Visto come clone di qualcosa di già visto, ha portato inevitabilmente ad un mancato apprezzamento ed a recensioni non certo lusinghiere, per un'opera che è andata alla ricerca di un proprio senso e di una propria direzione, cercando di prendere le distanze da un archetipo fin troppo ingombrante, proponendo una lettura differente dell'apocalisse zombie. Ironia ed azione, questi sembrano, a prima vista, gli elementi che danno una personalità al progetto. Progetto secondo me di grande fascino e interesse che fa della serie una delle più appassionanti del momento. Grazie ad una rivoluzionario metodo d'approccio al tema, la serie ha rivoluzionato non solo le produzioni o cliché sugli zombie e apocalittica fine del mondo, ma ha cambiato le regole, ossia nessuna regola, relegando la serie ad una trash ma spassosa avventura. Ricordando comunque il livello scarso, come nella prima, ma d'impatto, nuovo e fresco. Anche in questa seconda, i difetti della prima stagione sono però rimasti tali: troppa attenzione al lato più plastico e superficiale del problema zombie con un’attrazione per il lato action marcata all'inverosimile, e poco approfondimento dei personaggi che risultano solo blandamente tridimensionali e meramente strumentali ad una storia che solo a tratti si è rivelata interessante. I dialoghi sono caustici come e più di quelli della prima stagione e ci sono delle perle da manuale. Per non svelare troppo e rovinare la sorpresa, sappiate che in Z Nation (Stagione 2) ci sono: locali notturni per zombi; l'erba zombi (e non intendo quella che mangiano le mucche); neonati zombi; una puntata interamente alla Mark Twain, dopo che ha fatto uso pesante di allucinogeni. E addirittura,  a un certo punto uno dei personaggi dice: «Questo è troppo perfino per un'apocalisse zombi!». Il marchio Asylum si vede bello grande e si sente forte e chiaro, tanto che ad ogni puntata viene da chiedersi che tipo di riunioni facciano gli autori e quanto fuori di testa debbano essere per avere certe idee. E per farne addirittura una serie tv.

mercoledì 12 agosto 2015

Z Nation (1a stagione)

Grazie al mio mysky posso registrare una serie tv intera e gustarmela tutta d'un fiato, l'ultima in successione, anche se finita da mesi è questa. Z Nation è una serie televisiva post-apocalittica horror statunitense creata da Karl Schaefer e Craig Engler. Lo chiamano il The Walking Dead dei poveri non senza ragione. La serie è prodotta da The Asylum (la stessa di Sharknado, quella sublime accozzaglia di effetti speciali di bassa lega, ma vuoi mettere uno squalo volante, una figata) per la rete americana via cavo Syfy. In Italia su Axn Sci-fi. La prima stagione è composta da 13 episodi ed è stata rinnovata per una seconda. Poiché parliamo di zombie subito viene naturale confrontarla col fenomeno The Walking Dead, ma bisogna tenere conto che twd è una serie hollywoodiana è quindi di livello, non tutti però definiscono twd la miglior serie mai prodotta sugli zombie e in parte hanno ragione (anche se a me piace), infatti dopo le prime due stagioni veramente stupende hanno cercato di allungarlo, proponendo sempre lo stesso copione, arrivano in un luogo che sembra perfetto poi qualcosa succede e cambiano posto di continuo (la fattoria, la prigione, poi il Governatore e la sua città, poi un altro e adesso un altro ancora) e lo scopo finale non c'è. Per qualche critico particolarmente malizioso Z Nation non è che la versione low cost di The Walking Dead. In realtà le due serie, pur (ri)maneggiando gli stessi incubi, non potrebbero essere più diverse. Questa nuova serie, nonostante non ci sia cura dei dettagli, dove il make-up è imbarazzante e la regia banale così come la sceneggiatura, incentrata su dialoghi mai stimolanti, dove i personaggi sono piatti, bidimensionali, non hanno nemmeno una sfumatura, dove si parla poco (e male), si combatte molto (e bene), si annoia spesso (e volentieri) ha qualcosa di nuovo e diverso che la rende visibile, piacevole (dove qualche situazione vi farà sorridere), mettendo però in conto la qualità e livello di una serie tv di serie B.