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lunedì 11 giugno 2018

Transformers: L'ultimo cavaliere (2017)

Ogni volta è sempre la stessa storia, perché è innegabile che ogni film di Michael Bay si "trasformi" in un caso mediatico ogni qualvolta, con la critica che continua a stroncarlo senza ritegno, mentre al box office si registrano (immancabilmente) incassi altissimi, ma come spesso accade in questi casi, la verità sta sempre nel mezzo. Perché anche se nel corso degli anni (a eccezione del primo film, che risulta ancora oggi un perfetto mix di intrattenimento, scene d'azione e idee visive) i capitoli di Transformers hanno sempre vissuto nel limbo della mediocrità (quel luogo dove a fine visione già ci si era scordati di quanto appena visto), Transformers: L'Ultimo Cavaliere (Transformers: The Last Knight), quinto capitolo della serie datato 2017, pur non esente da difetti (anzi, ce ne sono tanti), è forse il miglior film dei Transformers (sempre escludendo la pellicola d'esordio e sempre non discostandosi molto dalla sua costante mediocrità), riuscendo altresì dove il quarto aveva fallito (praticamente quasi in tutto). Già con il precedente (buon) lavoro, 13 Hours, Bay (alla soglia dei 57 anni) aveva scoperto un oggetto mistico e dai grandi poteri cinematografici: la sceneggiatura. Anche se, nonostante questa venisse a mancare in altri lavori, il risultato finale è sempre riuscito a regalare grande intrattenimento (infatti anche qui, come nei precedenti, senza dubbio ci si diverte, indubbiamente gli effetti speciali sono eccezionali, anche se esagerati). Perché si sa, la sceneggiatura se applicata con sapienza anche a un prodotto ormai testato (e con delle proprie logiche che vivono al di fuori di ogni sistema, come la saga dei Transformers) ne arricchisce il racconto. Tuttavia, l'inserimento di questa nuova rotella in una macchina perfettamente oliata avviene con qualche intoppo. Perché è innegabile che qui, anche se l'intrattenimento rimanga comunque elevato e godibile, essa non venga usata in modo del tutto consono, facendo risultare uno dei migliori film della saga in un film solamente sufficiente e fortunatamente non totalmente bocciabile.

giovedì 26 ottobre 2017

Black Sails (4a stagione)

Se dovessi riassumere Black Sails in una sola parola sicuramente "epico" è quella che userei, perché davvero epica fu soprattutto (qui la mia recensione) la terza stagione (similmente le prime due), lo stesso anche questa quarta stagione che grazie a Sky Atlantic ho potuto vedere, poiché dopo l'abbandono su Axn non sapevo come recuperarla, ma un pizzico di delusione c'è ugualmente. Giacché il finale lascia un po' l'amaro in bocca per quello che doveva e poteva essere, seppur esso ha chiuso il cerchio in modo perfetto (una conclusione equilibrata ed emozionante, capace di unire perfettamente la malinconia alla gioia e la rabbia all'amore, quello vero), come perfettamente si era svolta l'intera serie. Giungiamo difatti dopo un'ultima stagione ricca di colpi di scena (basti pensare alla fine della povera Eleanor alias Hannah New), all'epilogo del nostro amato Black Sails, nel quale assistiamo a degli sviluppi davvero inaspettati. Infatti, anche se la trama fin dal principio ci lasciava intuire che saremmo arrivati ad un finale cupo e distruttivo, gli sceneggiatori hanno puntato in tutt'altra direzione. Una direzione ugualmente giusta (perché la serie non ha deluso le aspettative di molti, regalandoci comunque un finale inaspettato e godibilissimo), ma non quella che personalmente volevo. Ma d'altronde c'era d'aspettarselo, poiché sapendo e conoscendo la componente storica (nonché che i pirati mai hanno davvero "ribaltato" le sorti) e quella fantastica, infatti, per chi non lo sapesse, Silver e Flint sono personaggi immaginari del romanzo "L'Isola del Tesoro" mentre personaggi come Barbanera, Anne Bonnie, Rackham, ecc.. fanno parte della storia reale, era alquanto prevedibile un finale differente dalla storia reale. In tal senso però la fine di Barbanera (Ray Stevenson) senza troppi complimenti non mi è piaciuta. Per gli altri per fortuna un finale degno, anche se, frutto dell'immaginazione degli autori, la loro sorte la si deve certamente e più che d'altro ad un finale aperto alla fantasia e alla libertà delle nostre menti.

giovedì 2 febbraio 2017

Gli altri film del mese (Gennaio 2017)

Gennaio è stato un mese abbastanza turbolento, non solo per quanto riguarda il blog e i post spostati, rinviati e quelli che all'inizio dell'anno hanno affollato le pubblicazioni settimanali, ma anche personalmente e quotidianamente parlando, con alcuni problemi immobiliari sistemati ma ancora in pieno sviluppo, altri di salute momentaneamente alle spalle e poi i tanti problemi d'attualità, neve, terremoti, valanghe, attentati e per finire pure Trump. Insomma un macello di cose, che in ogni caso non hanno rallentato le visioni filmiche, anzi, sono addirittura aumentate, tanto che oltre ai 9 film visti su Sky, ho avuto anche il tempo di vedere (sempre su Sky ovviamente) la saga, che si compone per adesso di una 'duologia' che sicuramente diverrà trilogia e forse più, dato che il finale del secondo (come già si vedeva nel primo) lo lascia intendere chiaramente, per ragazzi intitolata V8, sì come i motori, perché V8: Si accendono i motori (2013) e il suo sequel (più o meno identico anche nella narrazione) V8: La sfida dei Nitro (2015), parlano infatti di un gruppo di ragazzini, coetanei con la passione per i motori che formano un team per gareggiare in un circuito cittadino misterioso con i loro go-cart (un po' come il manga Capeta). Cosa che mi aveva incuriosito, come anche il fatto che il regista tedesco Joachim Masannek (specializzato in film per ragazzi, genere molto apprezzato in Germania) era lo stesso della mirabolante straordinaria saga de La tribù del pallone (datata 2005-2009 con 5 film), la migliore del genere ragazzi mai vista, stupenda. Purtroppo però non al loro livello, difatti nonostante il regista sia stato capace di equilibrare il versante fantastico con il realismo, dato che molti campioni automobilistici si sono veramente formati sui go-kart e per una volta le descrizioni delle rispettive famiglie non più tanto stereotipate, tanto non convince, soprattutto la scelta di dare solo 10 minuti a entrambi i film per vederli correre (l'unica comunque cosa bella). In più i dialoghi e le situazioni improbabili e assurde, anche se in linea con il genere, sono davvero troppo insensate, insensata come la scelta di doppiare le canzoni (bruttissime davvero), bastavano i sottotitoli. Comunque in definitiva sono due film che a molti bambini-ragazzi potrebbero piacere, anche se decisamente migliore è il primo, il secondo è troppo surreale, ma entrambi addirittura meglio di certi altri film. Ma veniamo a noi e vediamo i film visti in questo strambo mese di Gennaio.

mercoledì 6 aprile 2016

Black Sails (3a stagione)

Si è appena conclusa la terza stagione della serie tv piratesca, Black Sails, di casa Starz, trasmessa in Italia in prima visione sul canale satellitare AXN (di Sky), a meno di 72 ore di distanza dagli Stati Uniti, dal 26 gennaio al 29 marzo 2016. E' la serie sui pirati, dei pirati, a mio parere, la migliore di sempre, per chi come me ama il manga One Piece (che in qualche particolare gli assomiglia, e che in una scena, e che scena, ricalca l'inizio di tutto) e che ha sempre trovato affascinante il mondo di pirati, quelli veri, non alla Jack Sparrow (anche se è un mito), non potevo perdere l'ennesima stagione di una serie che ha riscritto la storia e le leggende sui pirati della grande era della pirateria che nei secoli scorsi imperversavano e solcavano gli oceani in cerca di tesori, in cerca di libertà e vendetta. Come quasi tutte le serie anche questa l'ho vista in un sol colpo, in soli 3 giorni, poiché registro le puntate settimanalmente ma la vedo solo a stagione completa, altrimenti l'ansia di aspettare ogni volta sarebbe troppa, ecco perché ritardo un po' per recensire una serie televisiva. La terza stagione appena finita di Black Sails ha superato tutte le aspettative, quelle mie e di molti. E quindi purtroppo l'ansia, per la prossima di stagione, è già ai massimi livelli, perché se c'è una cosa su Black Sails da renderlo bello e accattivante, unica e imperdibile, è la sua epicità. Una storia, una trama epica, che bisogna sottolineare prende spunto dal libro, romanzo, più famoso al mondo sui pirati, ovvero L'isola del tesoro, anzi, più che prendere spunto, funge addirittura da prequel, in quanto molto ricalca nel libro, come nella serie, personaggi leggendari e che pian piano si evolvono fino ad assomigliare in parte al libro stesso. La serie, di taglio drammatico, si svolge infatti venti anni prima degli eventi narrati nel libro, incentrata sui personaggi di Capitan Flint (nel romanzo, il pirata defunto proprietario del leggendario tesoro) e un giovane Long John Silver, come vedremo a fine di questa stagione. Ma come la seconda stagione si era chiusa con il botto, la terza riprende con il botto, non nel senso letterale del termine, ma con novità, un nuovo pazzesco personaggio e tante cose rimaste sospese, bloccate che nel corso delle puntate si sbloccheranno e diranno molto sui protagonisti della serie, che per chi non lo sapesse è prodotta da un certo Michael Bay, regista di Transformer e Pearl Harbor. Altro elemento di grande valore nonché di grande effetto è la musica eccezionale ed una fantastica e spettacolare sigla, veramente stupenda. Prima di entrare nei meandri di questa stagione (che avrà ovviamente una quarta, già rinnovata prima della messa in onda) bisogna dire che spiegare e argomentare tutto quello che è successo dalla prima, in quanto questo è il primo post, ci vorrebbero giorni quindi cercherò di essere breve e conciso, come sempre, sintetizzando cosa è accaduto in questa accattivante terza stagione.