Tema e genere: Adattamento cinematografico dell'omonimo romanzo (ambientato in un futuro distopico post apocalittico) del 2001 di Philip Reeve.
Trama: A seguito di una guerra catastrofica, i superstiti vivono su enormi città meccaniche in continuo movimento, nascondendo segreti spaventosi e coltivando antichi rancori.
Recensione: Un fantasy caotico e fracassone, che non si discosterebbe troppo dai suoi omologhi hollywoodiani se non fosse per il marchio e "l'estetica" impressi dal suo realizzatore Peter Jackson (impossibile non sapere chi è). Certo, la regia di Christian Rivers, pupillo proprio di Jackson, non è all'altezza di quella del suo mentore, ma entrambi per il coraggio di voler rendere unico e diverso (ossia originale) il loro film (il genere) andrebbero ringraziati. Non è un mistero infatti che il genere fantasy non se la stia passando bene. Eppure Peter Jackson ci prova, e così come per Darkest Minds, riesce almeno nell'impresa di proporre qualcosa (più o meno) di mai visto finora. Macchine mortali difatti (adattamento di un romanzo omonimo), non solo è puro cinema di genere capace di mescolare elementi della cultura pop, ma è anche uno dei film visivamente più coraggiosi degli ultimi anni. Un film che si propone come un'avventura steampunk in un contesto post-apocalittico: la razza umana si è infatti (nuovamente) spazzata via da sola in appena sessanta minuti a suon di bombe quantiche, rendendo il mondo una terra più soave e pacifica. Questo fino a che i pochi uomini rimasti decidono di costruire alcune città semoventi, veri e propri colossi meccanici in grado di "masticare" le città più piccole, trasformando così un sogno di conquista in un vero e proprio atto predatorio. La città di Londra è sicuramente quella più temibile, un gigante di acciaio e lamiere mossa dal subdolo Thaddeus Valentine (Hugo Weaving), il quale intende estendere il predominio della nuova Inghilterra sul mondo intero (no, la Brexit non c'entra un tubo). A fare da contraltare, troviamo i coraggiosi Hester Shaw e Tom Natsworthy, due ragazzi che decidono ben presto (e in parte contro la loro volontà) di fronteggiare una volta per tutte Valentine e le sue mire espansionistiche. Tra un rimando a Star Wars, alle divise di Sigourney Weaver in Alien passando per Indiana Jones e una strizzata d'occhio a BioShock: Infinite (più vicino è tuttavia Dishonored, nell'ambientazione ovvio), Macchine mortali cerca di dare consistenza all'universo che viene mostrato a schermo, sebbene il tutto avvenga in maniera piuttosto pasticciata e troppo confusa, restituendo la spiacevole sensazione che la mitologia dietro al mondo delle Mortal Engines sia più un quadro sfocato che una mappa messa perfettamente a fuoco. Ed è un peccato, perché dal punto di vista puramente visivo e concettuale, il film non fa una piega (alcune sequenze, specie nelle battute finali, sono realmente evocative). Anche alcuni personaggi chiave e sicuramente più interessanti rispetto a molti altri (primo fra tutti Shrike, il "rinato" costruito da un cadavere caduto in battaglia), sembrano essere innestati nella sceneggiatura senza troppa convinzione. Così come la carismatica e decisamente stylish Anna Fang, la quale sembra uscita di diritto da un film di John Woo.


