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lunedì 26 luglio 2021

Le serie tv del mese (Luglio 2021)

Piccola pausa dai "recuperi" prefissati (7 serie complete) che mi hanno tenuto impegnato gli scorsi tre mesi e che mi terranno ancora impegnato per i prossimi tre, infatti dopo le prime tre delle 6 totali stagioni di Bojack Horseman, le prime tre delle 4 totali di Banshee, le tre di Narcos, le due di The End of the F***ing World, la prima delle 4 totali di The Man in the High Castle, ci saranno quindi le conclusive stagioni delle serie ancora da concludere, più altre due (di cui non svelo oggi, anticipo solo che la prima è in parte è horror e dura tre stagioni, la seconda è commedia e ne dura due). Mi son fermato perciò questo mese non solo perché è giusto per mi segue spezzare la monotonia, ma anche perché molto altro avevo da vedere e il tempo a disposizione ne è rimasto poco, anche se a botta di 9 serie a volta a Novembre e Dicembre tanta roba ci sarà. Per il momento ho visto queste nove qui, che hanno una particolarità, nessuna mi è personalmente nuova (lo saranno successivamente), ma sono tutte stagioni successive a qualcosa di già visto, e recentemente, in ogni caso vediamo com'è andata.

Yellowstone (2a stagione) - La seconda stagione riparte da dove era terminata la (sorprendente) prima stagione, con John Dutton che deve fare i conti con avversari sempre più ostici e con una situazione familiare ancor più complessa. Proprio il legame tra padri e figli e la possibilità di lasciare ciò che si è creato alla generazione successiva sono i cardini su cui poggiano le 10 nuove puntate. Come riuscire a passare il ranch da una generazione all'altra? Come far crescere i propri figli sapendo di lasciargli sulle spalle il peso enorme di un'eredità così pesante? John Dutton ha resistito al tempo, alla fatica, ai lutti, ma ora sembrano arrivare nuove tempeste all'orizzonte che impongono una resa dei conti finale. Yellowstone 2 si muove lungo quel sottilissimo filo che lega padri e figli, e come nella prima stagione mette in scena amori e rancori, identità diverse e le ardite voglie di fughe impossibili. Perché scappare dal ranch vuol dire anche voltare le spalle alla famiglia, e perché nessuno dei Dutton può costruirsi una vita propria senza mantenere un legame saldo e duraturo con questa terra aspra e selvaggia. Insomma, il Montana di Kevin Costner (sempre alquanto impeccabile) è tanto affascinante quanto rischioso, un luogo in cui il pericolo è dietro l'angolo, vero terreno di scontro tra la modernità che avanza e le tradizioni secolari. Nelle vicende di ogni personaggio si mescolano il passato e il futuro, in un presente che sembra marchiare tutti a fuoco ed in cui nessuno sembra poter andare fino in fondo alle proprie scelte, alle proprie vite. In questo passaggio di generazioni scopriamo lati nascosti di qualche protagonista: i sentimenti di Beth e Rip vengono a galla, persino John piange quando riesce a ritrovare suo nipote, colui che è davvero riuscito a sciogliere il suo cuore. La vita dei cowboy acquista un ruolo di maggior peso, e le ambientazioni fantastiche creano una cornice perfetta per una storia che, come nella prima stagione, inizia a rilento ma poi sterza in maniera decisa e positiva. Yellowstone 2, insomma, scava più nel profondo, mette a nudo le pieghe dell'anima e le sfumature della famiglia Dutton, riesce persino ad emozionare per quello che si era definito come un western dei nostri giorni. Se proprio si deve trovare una pecca, il finale sembra meno curato di tutto il resto e che lascia un senso di incompiutezza e qualche domanda di troppo nello spettatore. Voto: 6,5

Deutschland 89 (Miniserie) - Con Deutschland 89 giunge a termine una delle operazioni culturalmente più interessanti (e sottovalutate) della serialità europea degli ultimi anni: la trilogia sulla fase finale della DDR (la Germania Est) che ha dato avvio al processo di riunificazione tedesca. Rileggendo una dopo l'altra Deutschland 83, Deutschland 86 e quest'ultima "stagione", si ha la percezione della fulminea e rovinosa caduta di un regime che sembrava immortale. In Deutschland 89, le avventure di Martin Rauch (Jonas Nay), la giovane spia dei servizi segreti tedesco-orientali protagonista della trilogia, incrociano i rocamboleschi eventi del novembre 1989. Sin dalle prime battute, la serie gioca sul già noto, riflettendo i retroscena dell'improvviso e repentino allentamento delle restrizioni che condussero di fatto alla caduta del Muro di Berlino. La finzione, con le operazioni sotto copertura di Rauch (in codice "Colibrì"), le tensioni nel comitato centrale del partito, gli infiltrati del regime nei primi gruppi di dissidenti sorti in quegli anni, si mescola a immagini di repertorio a loro modo storiche, come il celebre "da subito" con cui il portavoce della DDR diede incautamente il via all'assalto al muro. Con la moglie Annette ormai a Mosca come membro stabile dei servizi segreti e dietro la minaccia di vedersi portar via il piccolo figlio, la vita di Rauch si conferma un'altalena di emozioni che incrocia eventi dell'ex blocco sovietico quali la rivolta di Timisoara contro Ceausescu fino al progetto di riunificazione della Germania. Deutschland 89 (meno ficcante delle altre, ma ben riuscita) è una (mini)serie sul senso della fine di un mondo e sull'incognita che ne deriverà. Tutta la trilogia è una spy story di altissima tensione, a volte troppo costruita e con un eccesso di linee narrative, ma indicativa della capacità delle serie tedesche di guardare a fondo dentro i traumi della propria storia recente. Voto: 6,5

mercoledì 16 gennaio 2019

Deutschland 86 (Miniserie)

La vita ai tempi della guerra fredda è ancora al centro di Deutschland 86, secondo capitolo di un'ideale trilogia (che non vedo l'ora vada a termine) iniziata con Deutschland 83, una delle serie rivelazione del 2015, una serie purtroppo snobbata, di cui rappresenta appunto il sequel. È una storia di spionaggio in cui le trame dei servizi segreti e le intime vicende personali dei personaggi convergono restituendo l'affresco di un'epoca. L'epoca di massima tensione raggiunto negli anni Ottanta tra Unione Sovietica e Stati Uniti, che ha portato successivamente alla caduta dell'URSS e del muro di Berlino. Tutto ciò viene però visto (come saprà chi l'ha già visto, se no il consiglio è di recuperare tutta la prima stagione) dalla prospettiva delle due Germanie ed in particolare attraverso il personaggio di Martin Rauch (interpretato da un nuovamente bravo Jonas Nay), un ventiquattrenne della Germania Est, che da sergente maggiore delle truppe di Frontiera viene catapultato nell'altro lato della Germania per diventare una spia. E poiché sono nuovamente tornati gli intrighi della Guerra Fredda tra Germania Ovest ed Est pure, proprio lui non poteva mancare in questa seconda stagione della serie televisiva tedesco-statunitense creata da Anna Winger e Jörg Winger, e diretta da Florian Cossen, una seconda stagione ancora più avvincente e coinvolgente (ma nel complesso non migliore) del primo riuscitissimo capitolo della serie TV tedesca che ha dato il là alla rinascita della TV in Germania (Babylon Berlin un meraviglioso esempio di questa rinascita). Infatti lui c'è, lui che alla fine del suo percorso da spia della Stasi, percorso che lo ha poi costretto alla fuga alla fine di Deutschland 83 (Kolibrì, il suo nome di battaglia, ed egli stesso era ricercato da mezzo mondo, il mondo segreto delle spie), lui che spera, riprendendo a lavorare per i servizi segreti, e così continuare a finanziare il progetto del partito socialista tedesco, tornare in patria, ma lo ritroviamo però con una nuova prospettiva e diversi "incarichi" da svolgere.