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mercoledì 16 settembre 2020
I film del periodo (1-15 Settembre 2020)
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venerdì 4 ottobre 2019
Green Book (2018)
Tema e genere: Vincitrice di tre premi Oscar 2019 tra cui quello come miglior film del 2019, questa agrodolce pellicola racconta l'amicizia tra un buttafuori italo-americano e un pianista afroamericano nell'America negli anni sessanta, fornendone così un importante affresco di quegli anni.
Trama: La vera storia di Tony Lip, un buttafuori italo-americano che nel 1962 viene ingaggiato per portare Don Shirley, uno dei pianisti jazz più famosi del mondo, da New York sino al profondo sud degli USA per un tour di concerti. Nell'epoca precedente all'affermazione dei diritti civili, l'afroamericano Shirley deve difendersi dal razzismo e dai pericoli a esso connessi. I due si ritroveranno a stringere un inaspettato legame, aprendo entrambi gli occhi sulla realtà e sul mondo in cui vivono.
Recensione: Peter Farrelly, regista comico tendente al demenziale, che ha alle spalle risultati talvolta felici e talvolta decisamente infelici (l'ultimo Scemo & + scemo 2), qui sorprende con questa commedia agrodolce, ben calibrata su tutti i fronti, gustosa e ricca di ingredienti variegati e diversi, ma ben dosati e mescolati tra loro. Il tono del film è amaro ma il regista riesce a farci ben convivere un pizzico di commedia, cosicché la vicenda triste e amara di un pianista nero di talento che affronta una serie di concerti nel sud razzista degli Usa, accompagnato da un italoamericano di bassa estrazione, venga raccontata con delicatezza, con dolcezza, con un sorriso senza scadere mai nella retorica lacrimosa del dramma. Condita da una colonna sonora evocativa, da una ricostruzione storica affascinante, da paesaggi naturali bellissimi che contrastano con la cultura becera e razzista degli Stati Uniti degli anni '60 (che in quegli anni era profonda), quella di Green Book è una storia (grazie alla sceneggiatura, una sceneggiatura ben scritta, in cui le battute ficcanti e le trovate spiazzanti tengono alto il ritmo e le divertenti zuffe verbali tra i due improbabili compari impediscono la caduta nel buonismo più mieloso) che scorre ottimamente per oltre due ore senza mai un calo di ritmo, in un crescendo di tensione narrativa esemplare (c'è da notare che a ogni tappa in cui il pianista si reca, gli episodi di intolleranza si fanno più fastidiosi). I due protagonisti, Viggo Mortensen e Mahershala Ali, con le loro recitazioni agli antipodi, il primo molto sopra le righe e il secondo rigorosamente contenuto, il primo caciarone ed estroverso e l'altro timido e sofferente, danno vita a uno scontro stilistico/recitativo decisamente incisivo, che mantiene sempre alto il livello del ritmo. Il film posa soprattutto su di loro, su questo scontro/incontro così brillante e frizzante e mai banale, che è una gioia per chi lo guarda (molto belli infatti i dialoghi tra i due: accalorati scontri durante le scene in auto, e più intimi ed emozionali durante i pasti o nelle camere d'albergo). Insomma, per farla breve, Green Book (il titolo del film deriva da una guida per afroamericani pubblicata tra gli anni '30 e '60 del secolo scorso, The Negro Motorist Green Book, guida che indicava gli hotel e ristoranti in cui erano benvenuti negli stati del Sud, un insieme di posti dalle condizioni igieniche precarie, lontani da standard di decenza e dal benessere dei bianchi) è un film semplice ma dotato di un meccanismo perfetto, ricco di sensibilità, di impegno civico e anche di un po' di poesia in cui lo stile di Peter Farrelly ha apportato quel tocco di umorismo che ha consentito alla narrazione di non scivolare mai verso la retorica del dramma. Difatti è un film che fa riflettere, che coinvolge, che crea indignazione, ma sempre con un sorriso sulle labbra che, talvolta, sfocia nella commozione (da Road Movie a tema Buddy Buddy coi fiocchi, con un ritmo coinvolgente e con dei momenti molto divertenti). Non so se era da Oscar (come miglior film soprattutto), me ne mancano un po' ancora, ma sicuramente da vedere, rivedere e far vedere.
venerdì 25 maggio 2018
The Founder (2016)
Ammetto che prima di vedere questo film, The Founder, film del 2016 diretto da John Lee Hancock, non conoscevo (e ci scommetto anche molti altri) la vera storia riguardo la nascita e la grandiosa affermazione su scala mondiale della più grande catena di fast-food statunitense McDonald's (in cui in verità ci sono stato e ci avrò mangiato sì e no 3-4 volte). Ebbene, dopo aver visto questo racconto d'ambizione, tenacia, perseveranza, e sul prezzo da pagare per ottenere il successo, e dopo aver quindi visto cosa realmente successe, sono rimasto soprattutto scioccato, ma anche piacevolmente sorpreso da una pellicola comunque valida. Perché essa non ci racconta della classica storia, questa non è una classica biografia, la storia di McDonald's è infatti l'evoluzione del capitalismo selvaggio e amorale (parte integrante della cultura americana) di oggi. Lo spettatore difatti non può che assistere inerme all'ambizione, espansione ed angherie (a scapito dei veri inventori del McDonald's) di uno stronzo qualunque. Perché sì, meglio subito chiarire una cosa, The Founder ossia Ray Kroc (Michael Keaton) non è il fondatore di McDonald's, e questa pellicola è la storia di come egli ha letteralmente fregato da sotto il naso camicia e pantaloni ai due ingenui fratelli (i veri "Founders") Dick e Mac McDonald (Nick Offerman e John Carrol Lynch), alias i Pinco Panco e Panco Pinco della situazione, titolari di una fiorente panineria per commessi viaggiatori a San Bernardino (nel bel mezzo dell'aridità californiana) che si fidano e vengono praticamente truffati da questo (apparentemente) socievole individuo. Individuo che come molti uomini d'affari si presenta come un affabile e confidenziale amico, sembra infatti trattare tutti come membri di una grande famiglia, ma che quando meno te l'aspetti, tira fuori il ghigno satanico, trasformandosi in uno squalo privo di scrupoli, pronto a sbranarti, in nome dei propri interessi che diventano sempre più ambiziosi. E il film quindi rievoca l'ascesa cinica e geniale al tempo stesso (e nessuno può dire che non lo fosse) di Ray Kroc che, da oscuro e anonimo venditore di frullatori nell'America alacre e produttiva dei primi anni '50, riuscì a mettersi in società con loro a condizioni favorevolissime per lui.
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