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lunedì 1 ottobre 2018

Kingsman: Il cerchio d'oro (2017)

Quattro anni fa al cinema (due anni fa dalla mia visione), Matthew Vaughn aveva spiazzato un po' tutti con Kingsman: Secret Service, action scatenato tratto da un fumetto del Millaworld di Mark Millar e Dave Gibbons capace di svecchiare i film di spionaggio che negli ultimi tempi avevano cominciato a prendersi un po' troppo sul serio puntando sulla "credibilità" del contesto e sulla sofferenza dei protagonisti. Non solo. Legittimò l'allora astro nascente Taron Egerton e lanciò Colin Firth come "uomo d'azione" in uno dei ruoli più brillanti della sua carriera, in totale contrapposizione a quanto eravamo stati abituati in precedenza. Una vera e propria lettera d'amore del regista e sceneggiatore ai film della saga di James Bond, che Kingsman: Il Cerchio d'Oro (Kingsman: The Golden Circle) ha provato a controfirmare grazie anche a un incremento del budget, finendo però per sacrificare (come quasi sempre accade coi sequel) l'ingrediente che rese l'originale così interessante, ovvero l'effetto sorpresa, optando per dare di nuovo al pubblico quello che più o meno si pensava avrebbe dovuto (e voluto) aspettarsi. Non a caso se manca qualcosa a questo film del 2017, è probabilmente la capacità di stupire, perché quella di divertire è rimasta invece prerogativa assoluta di un brand che si è sempre caratterizzato da una fortissima personalità e dalla capacità di proporre una comicità sfrontata, seppur racchiusa nei perfetti abiti sartoriali di un atipico action-movie. Gli ingredienti fondamentali della commedia surreale furono infatti una scelta vincente pescata dal regista (che dopo Kick-Ass di surreale se ne intende eccome) dal suo ampio bagaglio. Inevitabilmente non potevano non essere riproposti per Kingsman: Il cerchio d'oro, tuttavia anche seguendo le orme del primo e impeccabile episodio, e riuscendo per questo ad essere addirittura più adrenalinico e bizzarro, questo sequel è meno efficace soprattutto dal punto di vista narrativo. Dura legge del cinema, il secondo è (quasi) sempre inferiore al primo, legge rispettata, questa volta. Se infatti quel film rivelazione (rivelazione che non poteva certo restare un unicum ed ecco perciò questa seconda adrenalinica avventura che permette agli eleganti agenti segreti in doppiopetto di tornare sul campo per fronteggiare una nuova minaccia ancora più pericolosa della precedente) riuscì a rivitalizzare, in modo assolutamente originale, il genere dello spy-movie, questo lo riutilizza solamente, lasciando nello spettatore uno strano sapore di "già visto".

venerdì 21 luglio 2017

Zero Dark Thirty (2012)

In quest'ultimo periodo tra liste di film da vedere, da recuperare e non vedere, ho avuto qualche difficoltà di trascrizione, infatti non mi ero reso conto di non aver mai visto Zero Dark Thirty, film del 2012 diretto da Kathryn Bigelow, forse perché mi sembrava di averlo già visto, d'altronde il poco conosciuto (comunque salvabile) film Code name: Geronimo, che ho visto tempo fa, trattava lo stesso argomento, in più credo di aver visto anche un documentario (ma vero e proprio) in merito all'uccisione del ricercato numero Osama Bin Laden, avvenuto durante un'operazione militare che scattò, come da titolo e gergo militare, proprio a "mezzanotte e mezzo" del Primo Maggio 2011. Per cui abbastanza tanto già sapevo, anche se il filo conduttore del film è la ricostruzione (apparentemente veritiera comunque non conosciuta ma certamente romanzata seppur asciutta e onesta) su come il team, grazie all'intuizione di un'agente della CIA, riesca dopo una sfilza di pedinamenti, intercettazioni, interrogatori violenti (infatti si evidenzia l'impiego sistematico della tortura per estorcere informazioni e questo è un merito del film che dice in modo crudo e realistico che senza l'annichilimento fisico e psicologico del nemico non si sarebbe arrivato al risultato) ad arrivare all'ultimo anello, colui che ha accesso diretto al fortino di OBL ad Abottabad in Pakistan. Tuttavia l'opera appare più come un docu-drama che un film vero e proprio, con quelle classiche ricostruzioni televisive con attori per ricreare un particolare evento effetto che impedisce però allo spettatore di immedesimarsi coi personaggi descritti. Il film quindi scorre via (forse troppo) come se fosse un documentario. Nonostante ciò il film ha una sua valenza importante, ma sinceramente ritengo Zero Dark Thirty più un film necessario che utile e certamente imperfetto, anche se per molti questo è un capolavoro, per me no, anzi, secondo me la regista (che in ogni caso si affida allo stesso giornalista-sceneggiatore Mark Boal) non riesce a ripetersi al livello di The Hurt Locker, quello sì davvero appassionante.

sabato 14 gennaio 2017

I film visti durante le feste 2016

Come già detto in occasione dei Film di Natale visti su Sky, durante le ormai già dimenticate scorse feste, ho visto tanti altri film non inerenti alle festività, per cui anche se in ritardo ecco la lista di tutti gli altri film recentemente visti. Lista che come ormai abitudine sarà preceduta da due piccole recensioni di film mediocri, anzi, pessimi, soprattutto il secondo. La prima pellicola è un deludente thriller on the road del 2012, che vede tra i protagonisti Christian Slater (tornato in voga con Mr. Robot) e il bravissimo Gary Oldman, ovvero La truffa perfetta (Guns, Girls and Gambling), una pellicola che sembra fare il verso a Tarantino ma senza riuscirci. Infatti è solo il classico thriller pirotecnico e caotico con pistole, ragazze e gioco d'azzardo, certo non proprio originale, eppure qualcosa di buono c'è, non tanto nella storia, comunque affascinante, quella di un sfortunato viandante che ingiustamente accusato di avere rubato un prezioso manufatto apache in un casinò si ritrova a essere cacciato da assassini, sceriffi, cowboy, indiani, nativi americani e sosia di Elvis Presley (e, purtroppo per lui, avrà solo 24 ore di tempo per chiarire la questione ed evitare di essere ucciso), quanto nell'intricato e spassoso rompicapo nel scoprire la verità. Non proprio il massimo, ma il minimo indispensabile, per una commedia che in ogni caso non ha molte pretese e, proprio per questo, gradevole e apprezzabile. Commedia comunque per palati un po' raffinati, ricca di sarcastici giochi linguistici, autoironica riguardo ai luoghi comuni, satirica e con colpi di scena a ripetizione ben dosati e ovviamente bellezze in mostra, ma non granché e facilmente dimenticabile. Il secondo invece è dannatamente brutto, poiché invece di sfruttare meglio il luogo e le grandi possibilità che Marte ha da offrire (molti grandi registi l'hanno abilmente fatto), Martian Land, film action statunitense del 2015, propone la stessa minestra riscaldata (copione trito e ritrito). Infatti nonostante il cambio di pianeta, la razza umana, che si è trasferita su Marte e vive in città simili a quelle terrestri (protette da enormi campi di forza), rischia nuovamente l'estinzione quando (incredibilmente e assurdamente) la prima gigantesca tempesta di sabbia (ma dai!) sfonda la cupola che li protegge e distrugge completamente Mars New York (!?). Gli abitanti di Mars Los Angeles perciò, dovranno cercare di fermare la tempesta, prima di essere i prossimi ad essere spazzati via. E' inutile dirvi come finisce, e inutile diventa ancor di più farvi sapere che la sceneggiatura è incolore, gli effetti speciali poco speciali e la recitazione scolastica, ma tant'è l'unica sola cosa importante è: statene alla larga, tempo sprecato. Basta quello che ho perso io, come quello invece che al contrario ho speso bene per alcuni (non tutti) i film che sto per presentare. Ma saprete voi capire quali e decidere di conseguenza.

mercoledì 23 marzo 2016

Kingsman: Secret Service (2014)

Questo non è il classico film di spionaggio, non è il classico film alla James Bond in cui un megalomane cattivo usa stratagemmi strampalati per uccidere l'eroe di turno che a sua volta si impegna con un piano altrettanto strampalato e d'effetto che immancabilmente riesce, non è il classico film con un finale scontato e prevedibile o dove prima di morire un discorso strappalacrime serve, questo non è quel tipo di film, questo è Kingsman: Secret Service (2014), uno spettacolare, ironico, imprevedibile e incredibile thriller action, veramente pazzo e divertente oltre che di grande impatto visivo. La pellicola è l'adattamento cinematografico di un famoso e recente fumetto (che non conosco per niente, e non sapevo neanche fosse tratto da un fumetto) The Secret Service di Mark Millar realizzato per l'etichetta Millarworld. Si tratta del quarto lungometraggio tratto dai fumetti Millarworld, dopo Wanted, Kick-Ass e Kick-Ass 2. Proprio da questi due ultimi film, la pellicola sembra prendere ispirazione o almeno prendere a esempio per costruire, una storia, un film di un certo livello, di un certo stile, di un particolare modo, quello grottesco e fumettistico che fa della pellicola uno dei migliori del suo genere, anche se un particolare genere non c'è, è qualcosa di diverso, qualcosa di meglio, di epico. Non ho mai visto niente del genere, ecco perché questo folle film è qualcosa di unico e nuovo. La pellicola racconta le mitiche avventure di Eggsy, che in passato, era un ragazzo promettente, ha lasciato la scuola, l'accademia dei marines, l'atletica, nonostante avesse le potenzialità per eccellere. È abituato a vivere ai margini della società, a vedere sua madre sfruttata dal boss della banda locale, ed è dovuto crescere senza suo padre. Non sa che suo padre era un Kingsman ed è morto da eroe. Tutto ciò che ha di lui è un medaglione con un numero di telefono, da chiamare in caso di guai. Proprio attraverso quel numero di telefono Eggsy entrerà in contatto con Harry Hart (Colin Firth), un esperto Kingsman con un debito di vita nei confronti del padre del ragazzo. Harry, nome in codice Galahad, prenderà Eggsy sotto la sua ala, conducendolo alla selezione per entrare nell'agenzia segreta e farlo diventare un Kingsman, un gentleman addestrato al combattimento, alla sopravvivenza, all'uso delle armi, a compiere ogni genere di missione senza entrare mai nel merito e senza comparire mai sui giornali, offrendogli l'occasione di una nuova vita, una vita da spia, una vita da Kingsman. Ma la selezione sarà spietata (a tratti un po' prevedibile) e la minaccia vera è dietro l'angolo.