martedì 29 ottobre 2019

I peggiori film del mese (Ottobre 2019)

Non ho niente di particolarmente importante da dire o segnalare, che sia successo questo mese, che sia positiva o negativa, nella realtà o virtualità, cosicché non mi resta che dirvi che la rivalutazione dei titoli scartati ed evitati (di quelli da voi segnalati da dover provare a recuperare) sta procedendo (e procederà ancora se qualcuno in questa nuova lista avesse da consigliare), e che quindi prossimamente alcuni titoli vedrò e saranno raggruppati in un unico post, che sarà pubblicato tuttavia molto in là, verso la fine dell'anno di pubblicazione recensistica. Nel frattempo ecco alcune pellicole che non mi hanno convinto.

Doppia Colpa (Thriller, Usa 2018)
Tema e genere: Thriller psicologico/drammatico giallo incentrato su un ambiguo caso di cronaca nera affidato ad un navigato poliziotto.
Trama: Un professore "felicemente sposato", noto per il suo fascino, diventa il primo sospetto quando una giovane donna viene trovata morta. In realtà l'uomo nasconde di essere un ex alcolizzato e cova dentro di sé un forte malessere, talmente forte da fargli dubitare della realtà.
Recensione: Un thriller mediocre, povero di spunti che prende delle vie già percorse senza particolari sussulti. Il personaggio di Guy Pearce gioca un pochino al "memento" considerato le sue difficoltà di memoria, sospesa tra l'immaginario ed il reale. Pierce Brosnan più sornione e più misurato, mentre la vera indagine in fondo è affidata alla moglie interpretata da Minnie Driver. Un indagine che si focalizza sull'uomo che le sta accanto, tanto che la scomparsa della ragazza rimane volutamente a fare da cornice. Così facendo però si toglie troppo sale alla storia che si riassume nel solito dramma familiare di una coppia in crisi e sul bilico del divorzio. Perché certo, il building up dell'aura di mistero è molto ben calibrato, fra strutture a flashback, false piste, visioni oniriche (ricordi?) che inducono lo spettatore a dubitare della colpevolezza del protagonista, ma il gioco dura troppo: ben presto il film si rivela troppo lento, verboso e pretenzioso coi suoi discorsetti filosofici circa la verità o ciò che noi interpretiamo come tale. Però non sarebbe un problema se i nodi venissero al pettine nel finale: così non è, e quindi a fine visione resta un senso di vuoto e di delusione, per aver appunto visto un film pasticciato ed incongruente come questo. Un film in cui non ci sono colpi di scena, non c'è pathos, non c'è neppure una regia credibile, resta solo il caos. Scivolata abbastanza grande per il regista e, soprattutto, per il cast.
Regia/Sceneggiatura/Aspetto tecnico/Cast: Thriller senza infamia ma anche senza nessuna lode: il cast (un buon cast, oltre ai tre citati ci sono anche attori niente male, Odeya RushJamie KennedyAlexandra Shipp e Clark Gregg) offre una prestazione professionale ma la regia (affidata al regista svedese Simon Kaijser da Silva) è anonima, il ritmo fiacco, la sceneggiatura non riesce a coinvolgere nonostante la presa di un soggetto tante volte declinato al cinema come quello l'innocente (o presunto tale) in trappola. Tecnicamente poi, non c'è niente che valga la pena segnalare.
Commento Finale: Parte bene, con una premessa già vista ma interessante, a cui si aggiunge la probabile perdita di memoria di cui Guy Pearce è maestro. Peccato che il film (che più che un thriller sembra un drammatico psicologico incentrato sul protagonista e sulla sua crisi esistenziale) poi non vada oltre questa base (e non decolli mai), declinandosi su ritmi lenti e su un continuo gioco di gatto col topo fatto dal poliziotto Pierce Brosnan (bravo) con il protagonista. Lo spettatore più navigato capirà presto che dell'arrosto c'è solo il fumo e il finale delude ampiamente. Mediocre.
Consigliato: Sì, per una serata soporifera attendendo l'ora fatale dell'adorato materasso.
Voto: 4,5
[Qui Trailer, più info e più dettagli]

The Confirmation (Commedia, Canada, 2016)
Tema e genere: Un moderno Ladri di biciclette meno sociale e più intimo che si focalizza sul rapporto padre-figlio, ma che non riesce a fare del tutto centro.
Trama: Uno sfortunato falegname ottiene un lavoro che potrebbe trasformare per sempre la sua vita quando la sua insostituibile cassetta degli attrezzi viene rubata. Dovrà così rintracciare i ladri, prima che finisca la settimana, in compagnia di un improbabile compagno: il giovane figlio che non lo sopporta.
RecensioneBob Nelson, candidato all'Oscar per la sceneggiatura originale di Nebraska di Alexander Payne, esordisce alla regia con un film che costruisce sulla sua semplicità il fulcro della storia. Sin dalle prime inquadrature risulta chiara tuttavia l'inesperienza di Nelson dietro la macchina da presa, che adotta uno sguardo incerto e traballante, rafforzato da uno stile povero di dettagli e che non gioca con le varie tecniche registiche, ad eccezione di qualche piccolo movimento casuale di macchina. Le vicende del film sono leggermente caratterizzate dal punto di vista del bambino senza però marcare troppo su questa linea. Come a riprendere il neorealismo, la pellicola cerca di puntare tutto sulla storia rappresentata, su questo racconto di formazione di un giovane che, nel corso del film, si trova costretto a mentire costantemente, rubare ciò che è suo di diritto, organizzare stratagemmi per aiutare il padre a cavarsela nella sua situazione disperata e operare una serie di azioni che sa essere sbagliate ma le compie con tutta l'innocenza propria dei bambini. Il giovane cresce formando una propria idea della realtà che lo circonda, capendo attraverso l'avventura percorsa che non esiste giusto o sbagliato in senso stretto ma siamo noi stessi a dover trovare il giusto equilibrio nelle scelte che perseguiamo. Così come in Ladri di biciclette, la narrazione si svolge nell'arco di un solo weekend e scava nel rapporto tra i personaggi per arrivare a mostrare i cambiamenti che possono avvenire in poco tempo in un bambino costretto a comportarsi da adulto per risolvere i problemi causati dall'inattenzione e dalla sprovvedutezza del proprio genitore. Per assurdo, le scene drammatiche che rappresentavano i momenti salienti e pregnanti del capolavoro neorealista, in questo film non funzionano come dovrebbero e risultano essere banali e poco d'effetto. La pellicola riesce a colpire e affermarsi solamente nel momento in cui l'ironia e la spensieratezza del bambino si fanno strada e prendono possesso della storia facendola proseguire verso un cammino, forse troppo radioso e irrealistico, ma sicuramente più coinvolgente di quello mostrato all'inizio della pellicola. Una storia di base, benché già ripresa innumerevoli volte negli ultimi anni, sicuramente interessante da affrontare e rendere propria ma che, a causa di una sceneggiatura forse non perfettamente concepita, impiega diverso tempo prima di ingranare e insinuarsi nell'interesse di chi guarda. È solo dalla seconda metà del film che si riesce ad entrare pienamente nello spirito della vicenda e ad apprezzarla grazie soprattutto all'alchimia che si inizia ad instaurare tra i due protagonisti. È il giovane ragazzo, interpretato da un adorabile Jaeden Lieberher, a salvare continuamente la situazione e a trascinare l'attenzione del film, facendoci sorridere per le sue espressioni preoccupate e pensierose che fanno capire come le rotelle della sua mente siano sempre in funzione per architettare un nuovo piano o ideare un'altra piccola bugia. Ma non basta, perché anche se, nonostante tutto, il film riesce a renderti complice delle vicende dei due protagonisti e a patteggiare per loro, anche quando non dovresti, il suddetto non fa presa e non si fa per niente ricordare.
Regia/Sceneggiatura/Aspetto tecnico/CastThe Confirmation rappresenta l'esordio alla regia di Bob Nelson, lo sceneggiatore di Nebraska di Alexander Payne. Anche in questo caso siamo dalle parti di un road movie, sebbene ci si muova solo nell'ambito di pochi chilometri, e di un tentativo di ricomposizione di legami familiari. Ma a differenza di quel gran bel film, il viaggio, e quindi il film (che non vuole inventare nulla, e non potrebbe), è spesso non credibile, buonista ed incolore per colpa della sceneggiatura, ed anche della regia, egualmente incolore. Nel cast ben assortito (c'è anche Tim Blake Nelson nel ruolo di uno dei tanti perdenti), Arthur è efficacemente interpretato da Jaeden Lieberher, Clive Owen è però parecchio spaesato, sfilacciata invece Maria Bello ed irriconoscibile Matthew Modine. E il lato visivo e la cornice tralasciata, anche troppo. Non degna di nota la fotografia, la colonna sonora è praticamente inesistente, entrambi forse per rafforzare l'idea che si tratta di una storia comune, su personaggi disagiati e sfortunati, che non ha alcun bisogno di abbellimenti visivi o scenici per essere coinvolgente o emozionante, eppure si sente eccome la loro mancanza.
Commento FinaleThe Confirmation è stato paragonato a Ladri di Biciclette, col quale in realtà ha solo in comune il pretesto: il furto di un oggetto di lavoro prezioso per una famiglia in difficoltà economiche. Da qui nasce una storia che, nel caso del capolavoro neorealista, è denuncia sociale, nel caso del film di Bob Nelson, diventa una commedia agrodolce americana, e neanche tanto riuscita, anzi, buonista e decisamente sotto la media. Incolori i protagonisti, anche se con un certo background alle spalle, non degna di nota la regia, veramente minimalista.
Consigliato: Sì e no, si lascia seguire ma si dimentica immediatamente dopo la visione.
Voto: 5
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Il ragazzo invisibile - Seconda generazione (Fantasy, Italia, 2018)
Tema e genere: Sequel de Il ragazzo invisibile, il primo cinecomic italiano.
Trama: Michele è cresciuto, e la sua vita continua a essere piena di sofferenza. I suoi poteri gli faranno conoscere persone legate alla sua vita e fare altre esperienze, esaltanti o dolorose.
Recensione: Nel 2014 il premio Oscar Gabriele Salvatores aveva sdoganato i cinecomics di produzione italiana, grazie al suo Il ragazzo invisibile. Un film tutt'altro che perfetto (anzi, alquanto insoddisfacente) ma coraggioso e con l'indiscusso merito di essere un "apripista" per il nostro mercato (senza di lui, probabilmente, non avremmo mai visto Lo Chiamavano Jeeg Robot). A distanza di un po' di anni il regista napoletano ci riporta a Trieste per raccontarci di un Michele cresciuto e alle prese con il suo passato, ma soprattutto con il classico passaggio all'adolescenza. È indubbia, all'interno de Il ragazzo invisibile - Seconda generazione la volontà da parte della produzione di trasportare il film sempre più all'interno del mondo dei cinecomics americani, scegliendo più la strada DC che quella Marvel (compresa sigletta iniziale in stile comics). Un film più cupo, dark, che punta raccontare all'interno di un contesto che cerca di essere più action, i "drammi" e le insicurezze dell'età di Michele. Un bilanciamento tra azione e autorialità che purtroppo non riesce mai a trovare un vero e proprio bilanciamento all'interno della pellicola rendendola poco organica e di difficile comprensione nei suoi intenti. Non si spinge mai sull'azione pura (forse verso la fine della pellicola) e allo stesso tempo si affrontano con estrema leggerezza molti tempi che dovrebbero essere accolti con maggiore profondità. Gran parte della colpa è da attribuire a due elementi ben precisi che emergono con prepotenza durante la visione: sceneggiatura e recitazione. La prima, composta a sei mani, offre dei buchi a volte francamente difficile da accettare, sorvolando su alcuni particolari su cui lo spettatore difficilmente non può accorgere, andando a minare dei personaggi che, purtroppo, non riescono minimamente ad emergere a causa di una recitazione che, purtroppo, è davvero insufficiente. Tutto questo rende lo scontro tra "speciali" e "normali" (che probabilmente avrà il suo culmine in un terzo film? ma speriamo proprio di no..) piuttosto debole con un villain che (questo sì nella miglior tradizione dei cinecomis) non riesce mai a trovare una sua precisa identità e profondità, rimanendo sempre un po' troppo esterno alla vicenda. Gli stessi "speciali" sono buttati un po' li con i poteri che ricordano quelli di molti mutanti della Marvel (quelli meno importanti, tra gli X-Men e I Fantastici 4), ma che purtroppo non riescono a spiccare a causa anche (e soprattutto) di una serie di effetti speciali tutt'altro che impattanti, nonostante la presenza del bravissimo Victor Perez (ha lavorato per Il Cavaliere Oscuro e Rogue One). Un peccato perché all'interno c'erano e ci sono elementi molto intriganti, come la visione del lato oscuro attraverso la crescita di un ragazzo, oppure la necessità di capire che la famiglia non sempre è quella che si ha, ma può diventare quella che si decide di creare. Tutta una serie di elementi che si perdono in una costruzione un po' troppo confusionaria e che cerca troppi rimandi nella controparte americana. Un passo indietro rispetto a quanto avevamo potuto vedere con il primo film. La visione di Salvatores, davanti ad una realizzazione tutt'altro che perfetta, nasconde in realtà moltissimi spunti che potevano e dovevano essere valorizzati meglio. Peccato.
Regia/Sceneggiatura/Aspetto tecnico/Cast: Anche se gli effetti speciali sono leggermente migliorati, a questo sequel manca l'aria di novità del precedente. Il montaggio e la regia fanno un piccolo salto di qualità, il ritmo è abbastanza serrato e Gabriele Salvatores non ha paura di adombrare una New York sotto scacco nella riconoscibile e magica Trieste, ma l'anello debole è la sceneggiatura (oltre alla recitazione), che non offre nulla di nuovo e rimescola i cliché per allungare la storia e proiettarsi verso una possibile terza avventura, che spero mai ci sarà.
Commento Finale: Se il primo film, per quanto irreale e fantasioso, risultava accettabile come novità e per il suo particolare genere "avventuroso" e fantastico nuovo per il cinema italiano, questa seconda pellicola no. Non c'è un vero cambiamento che non sia già scritto negli stereotipi del genere. La sceneggiatura si intoppa spesso in alcune scelte poco felici e troppo semplicistiche. Il primo X-Men è la chiara ispirazione della storia e gli snodi narrativi son fin troppo evidenti e eccessivamente spiegati allo spettatore. Nel cast brillano un po' di più l'Andrej di Ivan Franek e la Giovanna di Valeria Golino, che però si erano visti già nel primo capitolo. E quindi cosa rimane di questo sequel? Poco e niente.
Consigliato: No, al massimo agli amanti del genere, se questi hanno zero pretese.
Voto: 4,5
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Operation Chromite (Azione, Corea del Sud, 2016)
Tema e genere: War movie basato sugli eventi della battaglia di Incheon, che darà una spinta importante per la fine della guerra di Corea.
Trama: Douglas MacArthur, generale dell'Esercito degli Stati Uniti, e otto membri delle truppe sudcoreane guidate da un tenente della Marina mettono in atto l'operazione segreta denominata "raggi X". Portare a termine l'operazione significa dare il via alla cruciale battaglia di Incheon.
Recensione: Nel 1950, durante la Guerra di Corea, il comandante delle forze "occidentali", Douglas MacArthur, progetta un'operazione coraggiosa, uno sbarco presso la città di Incheon, con lo scopo di tagliare i rifornimenti verso le posizioni più avanzate delle truppe nordcoreane e poter respingere il nemico verso nord. Per rendere possibile l'operazione, si avvale di un gruppo di 15 uomini, i quali devono recarsi ad Incheon ed infiltrarsi tra i militari nordcoreani, per carpire informazioni e compiere azioni preliminari. Il film mostra, con lunghe sequenze di azione, le imprese dei quindici. Nonostante l'inizio caotico (avendo tutti le stesse divise non è chiaro quali siano gli infiltrati e quali i soldati nordcoreani) la trama procede con linearità, alternando alle sequenze di azione, il racconto delle fasi di preparazione all'operazione, con l'attenzione puntata sul generale statunitense. Fin qui tutto nella media, l'aspetto del film che rimane un po' indigesto, è l'eccessiva "ideologizzazione", condita da abbondante retorica. I personaggi del film sono di due tipi. I buoni, sudcoreani o americani, animati da spirito di solidarietà, rispettosi dei legami familiari, legati alla propria terra, i cattivi, i comunisti, spietati, incuranti dei legami affettivi, boriosi e prepotenti. Il film non riconosce mezze misure. Ai nostri occhi ciò può apparire assai sgradevole, ma non si deve dimenticare che il film è stato prodotto in Corea del Sud, e ciò può essere conseguenza del clima di inimicizia tra il nord ed il sud della penisola asiatica. I personaggi appaiono stereotipati, proprio per questa rigida dicotomia. Nessun attore spicca sugli altri per bravura (neanche il buon vecchio Liam Neeson, che qui è, sfortunatamente, solo il classico specchietto per le allodole). Buone le ricostruzioni di divise ed ambienti. Un film che ha premesse interessanti, narrazione "insipida" e reso in parte sgradevole da un'eccessiva ideologizzazione. Un film insomma mediocre, di cui decisamente si avrebbe fatto volentieri a meno.
Regia/Sceneggiatura/Aspetto tecnico/Cast: Bisogna innanzitutto dire che nonostante sia ambientato durante la guerra di Corea, Operation Chromite non è un film di guerra, ma un film di spionaggio, anche se la parte strategica è un aspetto poco approfondito (varie sotto-trame si intersecano in maniera molto poco interessante), così come lo è la caratterizzazione dei personaggi. La colonna sonora è stucchevole, "epica" e "sentimento" goffamente architettati. I temi accennati sono certamente delicati e fonte di dramma, ma sono tutti troppo accennati e poco sviluppati, per non parlare di alcuni soltanto gettati nella mischia alla buona. Il cast, interamente e giustamente composto da attori orientali, fallisce nel compensare un Liam Neeson comunque sottotono. Solo il protagonista, il Capitano Jang Hak-soo interpretato da Lee Jung-jae, e l'antagonista principale, il Lim Gye-jin di Lee Bum-soo, fanno eccezione, instaurando una buona contrapposizione drammatica tra i due personaggi. Tutto il resto è, ben più che ordinaria, noiosa amministrazione. Neanche la regia di John H. Lee la scampa, forse messa in difficoltà dalla natura ambigua della pellicola, non di guerra, non di spionaggio, di certo non storica ma nemmeno completamente didascalica. Non abbiamo un montaggio ispirato e anzi, salvando un numero esiguo di inquadrature, le sequenze di scontro sono confuse e confusionarie, impedendo allo spettatore una comprensione sufficiente degli eventi. Anche questo contribuisce a diminuire l'epica sopracitata, tanto disperatamente ricercata con una serie di cliché che non smette mai di non-sorprendere (vale a dire sorprendendo in negativo).
Commento Finale: Giunto in Italia dopo un buon successo in Corea del Sud, forte del richiamo della presenza di Liam Neeson, Operation Chromite è un war movie che affonda presto in una stucchevole, smisurata e ingiustificata attitudine alla retorica. Altro da dire non c'è.
Consigliato: No, al massimo agli amanti del genere, se questi hanno zero pretese.
Voto: 4,5
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Red Zone - 22 miglia di fuoco (Azione, Usa 2018)
Tema e genere: Thriller spionistico dalla forte componente action, una pellicola che mira inoltre a sfidare e a svelare gli scheletri nell'armadio dell'Intelligence, le sue zone d'ombra e i suoi pilastri costitutivi.
Trama: Indonesia. 22 sono le miglia che l'agente della CIA James Silva (Mark Wahlberg) deve percorrere per giungere in aeroporto: insieme alla sua squadra deve scortare e proteggere un informatore compromesso. Durante il lungo percorso dovrà scontrarsi con funzionari corrotti, signori della malavita e fuorilegge armati pronti a tutto.
Recensione: Quarto film consecutivo per la coppia Peter Berg/Mark Wahlberg dopo Lone Survivor, Deep water e Boston - Caccia all'uomo, ma anche il meno riuscito di tutti e l'unico che non sia tratto da una storia vera. A questo giro infatti il duo "muscolare" (che sforna un altro film d'azione che non offre certo molte novità a livello di sceneggiatura) non funziona come dovrebbe e vanifica quello che poteva essere un buon film d'intrattenimento. Mile 22 è difatti il punto di non ritorno del cinema di Peter Berg, onesto artigiano capace di toccare anche le corde giuste (nelle pellicole sue precedenti) nonostante sia sempre stato pericolosamente in bilico tra retorica e patriottismo. Regista dalla costruzione della ripresa frenetica ed adrenalinica, con tanta camera a mano unita a tagli di montaggio bruschi e ritmo serratissimo. Il problema di questa sua ultima fatica non è propriamente la tecnica di ripresa (nonostante alcune scelte confusionarie di montaggio), quanto l'ideologia di fondo, spiattellata davanti allo spettatore con un arroganza che ricorda il peggior episodio di Attacco al potere ma senza Gerard Butler. Ed è un peccato, perché il finale pensato da Berg è molto meno scontato di quanto si potrebbe pensare, ma si arriva a quel finale oggettivamente stanchi, dopo un'ora abbondante di scontri a fuoco al limite (e ben oltre) del credibile, intrisi di quella filosofia spicciola tutta a stelle e strisce che riesce davvero a stancare alla terza battuta. Sicuramente con una impostazione meno "machista", Red Zone avrebbe funzionato sicuramente molto meglio. Così com'è è un film sicuramente trascurabile. Un film che, afflitto da dialoghi un po' convenzionali in cui la star Mark Wahlberg (forse anche mal diretto, imbrocca una prova saccente, non riuscendo a caricarsi il film sulle spalle come invece gli era successo altre volte, il suo personaggio è sì originale ma definito secondo meccaniche poco credibili e surreali) sciorina tutto il suo repertorio da eroe un po' fuori di testa ma di corretti principi in stile Mel Gibson-Arma letale, si salva però proprio per il dinamismo dell'action, e per i 10 scarsi minuti di evoluzioni compiute dall'eccezionale attore indonesiano Iko Uwais, noto per i due eccezionali film The Raid, ed ormai star sbarcata nell'olimpo del cinema occidentale. Tutto il resto, comprese le moine di un John Malkovich cappellone (lui come tutti gli altri bidimensionale e stereotipato), è noia o déjà-vu.
Regia/Sceneggiatura/Aspetto tecnico/Cast: Per quanto riguarda la sua componente action, e in quanto spy story, il thriller di Peter Berg non rivela alcuna particolare impronta stilistica e non lascia il segno per originalità. Maggiore è il ritmo delle sequenze e più incalzante si fa l'azione della singola scena, più confusa appare la narrazione stessa, sorretta (o, diremmo, tradita) da una regia che viene scandita da convulsi movimenti di macchina a mano febbricitante, che frammenta l'immagine fino a renderla appena percettibile, fino ai limiti del tollerabile. Si tratta, nel complesso, di un deciso passo indietro per il regista di Deepwater e Boston, che con i suoi due precedenti lavori appena citati aveva colpito per la sua sicurezza nel costruire e maneggiare la tensione, elemento piuttosto carente (quando non addirittura assente) in Red Zone, assieme ai non pervenuti colpi di scena che avrebbero potuto sollevare le sorti di un film piuttosto prevedibile e accozzato. E il cast? Di quelli già citati, si aggiungano con piacere una Lauren Cohan sufficientemente in parte ma soprattutto Ronda Rousey, che forse è la migliore e la più credibile.
Commento Finale: Come sparatutto va anche bene, le coreografie non sono male e non si lesiona sul piombo, ma twist e detection fanno piangere o, se preferite, ridere: è tanto, troppo clangore bellico per nulla. Con per di più una temibile apertura al futuro: non chiude i giochi Red Zone, ma libera il sequel. Dio ce ne scampi.
Consigliato: Sì, per una serata senza impegno, grazie a buone scene d'azione, no se cercate altro.
Voto: 5
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Timeless - The Movie (Fantascienza, Usa 2018)
Tema e genere: Film per la televisione di genere fantascientifico, finale della serie televisiva Timeless.
Trama: Con un piccolo aiuto da parte dei loro stessi del futuro, Lucy e Watt (e il resto della squadra) viaggiano attraverso tre secoli e due continenti, dagli Stati Uniti della corsa dell'oro all'evacuazione di Hungnam in Corea del Nord. L'obiettivo è quello di salvare Rufus, salvare la Storia e mettere fine a Rittenhouse una volta per tutte.
RecensioneTimeless è stata una serie fortunata e sfortunata al tempo stesso: cancellata dopo la prima stagione veniva salvata dall'enorme e continuo supporto dei fan, per poi venire cancellata nuovamente. Poi un altro miracolo o, chissà, un viaggio indietro nel tempo per cambiare gli eventi e la NBC confermava un film tv di due ore per concludere tutte le trame lasciate in sospeso. Ed eccoci così a The Miracles of Christmas, non certamente un film perfetto, anzi, ma un film in cui gli autori hanno risposto a tutti gli interrogativi più pressanti lasciati in sospeso, dando così un congedo più che degno ai protagonisti di questa breve, ma travagliata storia: nello specifico i due viaggi nel tempo, il primo nell'America di Joaquin Murrieta, l'ispirazione della leggenda di Zorro ed il secondo, ai tempi della guerra in Corea, non sono stati affatto la parte più avvincente dell'episodio, ma hanno fatto comunque da palcoscenico a ciò che per lo show contava davvero. L'episodio, riprendendo proprio dal finale della seconda stagione (qui la recensione), inizia con l'incontro degli Wyatt e Lucy del futuro con quelli del presente e la consegna da parte dei primi ai secondi del famigerato diario di Lucy grazie al quale potranno salvare la vita al loro amico Rufus. Sebbene non venga mai davvero spiegato il motivo per cui le loro controparti provenienti dal 2023 non possano dire apertamente come salvare il loro amico e gli suggeriscano di scoprirlo leggendo il diario, la sensazione generale è che gli autori non si siano preoccupati troppo della logica, ma abbiano preferito che le emozioni portassero in maniera graduale i protagonisti a prendere alcune decisioni che risulteranno poi fondamentali per la loro stessa esistenza. Ebbene, era comprensibile che con un'ora e mezza circa di tempo a disposizione non c'era modo di sviluppare una storyline solida, ma alcuni elementi (della trama in primis) non sono stati proprio realizzati nel modo migliore. Infatti, oltre ad alcuni (secondo me evitabili) buchi, alcuni personaggi (ed alcune società segrete, quest'ultima sconfitta in un battito di ciglia, bastava davvero così poco?) vengono liquidati in un modo davvero troppo semplicistico (e in questo modo siamo stati anche privati della soluzione al mistero della società stessa, un vero peccato). Anche la riappacificazione Lucy-Wyatt (non proprio imprevedibile) e la storia di Jiya nel 1888 sono state sacrificate, con conseguente sacrificio anche dei singoli personaggi. Certo, era inevitabile, ma brutto vederlo. Certo, ci sono anche aspetti positivi, come alcuni momenti interessanti da un punto di vista storico ed anche da un punto di vista di significato, nonché ispirazioni altrettanto belle, c'è fortunatamente la chiusura del cerchio, ed un ultima sequenza (accompagnata dalla splendida cover di Time After Time di Cindy Lauper) emozionante, ma alla fine la sensazione è che forse era meglio non chiudere affatto, se per farlo sei prevedibile tutto il tempo. E l'immagine finale che potrebbe lasciare aperta a un'eventuale nuova idea per il futuro proprio non m'è piaciuta. E insomma bene da un lato, male dall'altro, comunque mediocre, non pessimo.
Regia/Sceneggiatura/Aspetto tecnico/Cast: La prima metà dell'epilogo della storia è stata scritta da Lauren Greer, già autrice dell'episodio The Day Reagan Was Shot (non male ma incerta), mentre la seconda da Arika Lisanne, sceneggiatrice di quattro puntate tra cui The War to End All Wars (per niente avvincente e troppo stucchevole). La regia del finale, ideato come film, è stata firmata da John Showalter (bene, a parte qualche problema di montaggio). Tecnicamente lo show, creato da Shawn Ryan ed Eric Kripke, non si migliora. Infine gli attori, su tutti Abigail Spencer, Matt Lanter, Malcolm Barrett e Goran Visnjic, che fanno semplicemente il loro lavoro.
Commento Finale: Per essere una serie che ha rischiato di concludersi così tante volte con dei cliffhanger che avrebbero lasciato i fan a domandarsi cosa sarebbe potuto succedere ai loro eroi, Timeless ha avuto finalmente (grazie ad un vero e proprio "Miracolo di Natale") un degno finale che, nel rispetto delle tradizioni, ha comunque lasciato aperta la possibilità per un eventuale futura ripresa degli eventi. Ma c'è da sperare che ciò non avvenga, perché sinceramente è già stato detto tutto, anche troppo (e neanche sempre bene, spesso mediocremente).
Consigliato: Sì, ma solo ai fan della serie, agli altri no, e non perché non ci capireste niente, ma perché è comunque una pellicola mediocre.
Voto: 5
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Ecco infine, i film scartati ed evitati:
Arrivano i prof Film sulla scuola davvero poco credibile, diciamo pure demenziale, no grazie.
Le stelle non si spengono a Liverpool Poco intrigante questa love story tra due attori famosi (all'epoca, ma personalmente sconosciuti) degli anni '60.
Destinazione matrimonio Una classicità davvero ridondante, perché Keanu Reeves, perché? perché Winona Ryder, perché?
What They Had Una canovaccio già visto altre volte, e non basta il corposo e buon cast a convincermi nel vederlo.
Ti presento Sofia La prevedibilità schiaccia, schiaccia questa commedia dalla facile risoluzione.
Ritorno in Borgogna Dramma famigliare sicuramente emozionante, ma probabilmente anche dimenticabile.
2 gran figli di… Classico road movie americano dai tratti drammatici e comici, forse troppo classico.
C'e' tempo Mi dispiace per Stefano Fresi, ma il sapere che sia diretto da Walter Veltroni mi dà l'orticaria.
Il gabbiano Degno di visione probabilmente solo per il cast, ma davvero è necessaria questa nuova trasposizione di una pièce teatrale di Anton Cechov?
Life of the party - Una mamma al college Semplicemente è qualcosa di banale, qualcosa quindi da evitare.
Contromano Forte è la sensazione di retorica quando si parla di immigrazione, anche qui c'è.
In a Valley of Violence E' un western sì, ma la storia che racconta ha poco di originale, anzi, niente.
Alla ricerca di Teddy E' una commedia francese sì, ma anche troppo scontata e bambinesca per i miei gusti.
Dolceroma Forte è la sensazione di cagata pazzesca, il cast poi, a parte Valentina Bellè, mi dice e convince poco.

16 commenti:

  1. Fortunatamente tutti titoli che ho evitato.
    Voglio recuperare da tempo, invece, il da te scartato "Le stelle non si spengono a Liverpool ", ma trovo solo una versione in cui audio e video non sono in sincrono. Ho perso una serata a cercare di sistemare/trovare altre risorse ma niente. Aspetterò.

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    1. E' fastidioso in effetti quando succede, ma prima o poi lo troverai e poi saprò se ho fatto bene o meno ;)

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  2. Io, però, una chance a "Destinazione matrimonio" la darei.
    Trama leggera come piace a me, e Keanu Reeves che è sempre Keanu Reeves.... :P

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    1. Tu sì, ma a me le cose troppo classiche e scontate non piacciono, e nonostante Reeves e Winona preferisco declinare ;)

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  3. Ho visto, tra questi, solo Il Ragazzo Invisibile 2 e lo trovai anche meglio del primo! :o

    Moz-

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    1. No, per me rimane migliore il primo nonostante tutto ;)

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  4. Su Il Ragazzo Invisibile mi sa che litigherai con Moz, se dovesse passare. :-P
    Scherzi a parte, io non l'ho ancora visto, ma in tutta onestà il primo non mi aveva fatto così schifo come credevo.
    Chissà se accadrebbe anche con questo seguito.

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    1. Litigai già per il primo, ma con lui nessun problema ;)
      Effettivamente credevo anch'io peggio, poi non male, però alla sufficienza no.

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  5. Sono stata brava, me li sono persi!

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  6. Non ne ho visto nessuno - per fortuna, visti i pareri ^^'
    Di "Dolceroma" me ne hanno parlato parecchio bene, invece.

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  7. Per fortuna non ne ho beccato manco uno.
    Avevo intenzione di recuperare, prima o poi, Il Ragazzo Invisibile ma non ho visto manco il primo e di certo hai contribuito a farmelo rimandare per altri 10 anni 😆
    Potrebbe interessarmi giusto Timeless ma solo perché adoro i viaggi nel tempo. Però trama e giudizio di certo non mi invogliano al recupero immediato. Comunque la serie TV non la seguo, mi sa che dovrei recuperare quella prima.
    Due Grandi Figli di... a me è piaciuto ma l'ho dimenticato quasi del tutto. Quindi mi sa che hai fatto bene a scartarlo 😉

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    1. Il problema de Il ragazzo invisibile è che conosco abbastanza bene i film sui supereroi, e quindi la superficialità non la sopporto...come non sopporto film che si dimenticano in un lampo. Mentre su Timeless bisogna comunque dire che la serie non ha mai aspirato a grandi vette, è sempre stata sulla soglia della banalità, ma si lascia vedere, però sì, prima la serie e poi forse il film ;)

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  8. Mi incuriosiva Il ragazzo invisibile - Seconda generazione dato che tempo fa avevo visto il primo film, ma poi non l'ho guardato e da quanto leggo ho fatto bene! 😁

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    1. Non è bruttissimo, non è sconsigliabile in toto, si può anche vedere se non si hanno pretese, ma poi il tempo bisogna anche non sprecarlo ;)

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