mercoledì 8 luglio 2020

Ghibli Collection - Parte 2

Ci son voluti due anni e due listoni (qui trovate la prima parte), ma alla fine il Progetto Ghibli/Miyazaki è stato portato a termine. L'avevo detto e così ho fatto, certo, il suddetto Progetto menzionava anche di recuperare anche altri film d'animazione, e penso che una buona parte dovrei vedere entro l'anno, ma il grosso dell'operazione è stato fatto. Infatti con questi cinque film (che comunque non ho visto grazie a Netflix) posso dire finalmente d'aver visto tutti i film di Hayao Miyazaki e della filmografia completa (sia i lavori prodotti che in collaborazione) dello Studio Ghibli. In tal senso, essendo gli ultimi, speravo di finire col botto, e invece nessuno è riuscito a colpirmi in maniera tale da raggiungere la Top 5 o la barriera dell'ottimo, ma comunque bello è stato questo viaggio (con film carini, diversi dal solito però sempre deliziosi), e poi impossibile è in ogni caso rimpiangere la visione di un film dello Studio, capace sempre di regalare emozioni. Avendo completato quindi, potrei anche stilare una classifica, in larga parte riscontrabile al post, ma per ora non ci penso, penso solo a farvi sapere cosa ne penso dei film in questione, invitandovi a leggere le mie recensioni, buona lettura.

I miei vicini Yamada (Commedia 1999) - Film minore dello Studio Ghibli, anche perché visivamente il lavoro meno interessante, seppur sopperisce alla grafica elementare con una serie di gag ben realizzata che si dimostra vincente, I miei vicini Yamada, arrivato in Italia solo pochi anni fa, era il 2016, e in via home video, parte un po' in sordina ma in corso d'opera le battute si fanno sempre più spiritose e divertenti. A cavallo tra la le tematiche dei Simpsons e la leggerezza degli immensi Peanuts, Isao Takahata adatta la striscia di Hisaichi Ishii sfornando probabilmente la sua opera più sperimentale, il primo film in CGI dello Studio Ghibli che preceduto da opere di ampio respiro quali La tomba delle lucciole e Pioggia di ricordi potrebbe apparire come un puro divertissment (e in effetti lo è) in attesa dell'epitaffio La storia della principessa splendente (grandissimo film), ma scavando a fondo ci si accorge come la mano autoriale del regista, il suo stile minimalista e le sue consuete tematiche riescono a conferire lirismo a quest'unione dei tanti "slice of life", alcuni divertentissimi, alcuni dannatamente commoventi, altri ancora un po' più fiacchi (da qui non il massimo) pur se dannatamente efficaci nel ritrarre un perfetto ritratto familiare giapponese medio-borghese degli anni '90. I dialoghi dei due matrimoni sublimati dalle sequenze oniriche più estreme presenti ai due poli estremi del film costituiscono una sorta di botta e risposta e offrono la giusta chiave di lettura per interpretare la polpa del film in un'ottica universale e disincantata, in piena linea con la poetica del regista. La vetta dei capolavori dello Studio non viene però raggiunta e nemmeno sfiorata, tuttavia I miei vicini Yamada, rendendo pieno onore alla fama del suddetto, con la sua poesia, la sua ironia e la sua profondità, spesso nascosta, come da tradizione Ghibli, nei dettagli, non dispiace affatto. Voto: 6,5 [Qui Trailer e più dettagli, Qui Scheda]

venerdì 3 luglio 2020

[Cinema] L'esordio di George Lucas... e di Clint, Steven & Denis

Generalmente si dice "prendere due piccioni con una fava", ebbene io ne ho presi quattro. Se era infatti naturale che alla visione già programmata l'anno scorso ed ufficializzata quest'anno per la Promessa cinematografica corrente del film d'esordio del regista George Lucas (il padre di Star Wars) ci aggiungessi anche l'esordio cinematografico di Steven Spielberg (in occasione della recensione di 1941 dello scorso aprile anticipai il fatto che pochi ricordi avevo del film in questione e che quindi rinfrescare la memoria dovevo), non era così scontato che ne aggiungessi altri due. E invece, complice la mandata in onda (in occasione del suo compleanno) del film d'esordio come regista di Clint Eastwood e la visione del mese scorso della seconda opera di Denis Villeneuve (qui), ciò è stato possibile. E così, insieme a tre film che hanno lanciato registi conosciuti ed affermati, un quarto del "nuovo che avanza", che (paradossalmente) già conosciuto ed affermato, in futuro potrebbe entrare (se non lo è già) nel gotha del cinema mondiale. Sarà, ma vediamo come tutto è cominciato e cominciò per questi registi.

L'uomo che fuggì dal futuro (Fantascienza 1971) - Esordio interessante, inedito e innovativo, per George Lucas, lontano dai canoni che lo renderanno famoso, ma tra le calde e confortevoli sicurezze di un produttore esecutivo come Francis Ford Coppola e di un soggetto che (per quanto accreditato come originale, per quanto ispirato ad un suo stesso cortometraggio di quattro anni prima) poggia salde basi nella letteratura classica. Le tematiche, come nella migliore tradizione fantascientifica, sono delle più disparate, e la pellicola (ambientata in un futuro distopico dove gli umani assiepati sotto terra sono controllati dalle macchine che hanno schiavizzato gli stessi privandoli di qualsiasi desiderio, emozione, passione, sentimento e personalità, l'unico obiettivo è l'efficienza lavorativa e la fedeltà al sistema) tratta temi moderni e complessi nonostante la breve durata e il basso budget a disposizione. Libero arbitrio, il rapporto uomo-macchina, la religione, la fedeltà al governo, l'amore e i sentimenti, l'identità personale sono alcuni argomenti presenti nel film (a dare il via alla storia sarà la ribellione di due cittadini che aprono gli occhi rinunciando alle pillole di "repressione" che erano costretti ad ingerire quotidianamente). La realizzazione tecnica è buona e la scenografia è perfetta per rappresentare il mondo asettico e spersonalizzante dove i protagonisti sono costretti a vivere, anche la fotografia fredda esalta al meglio questo concetto. Il cast regge bene e abbiamo anche grandi nomi come Donald Pleasence e Robert Duvall fra gli altri. Purtroppo il ritmo è molto lento (cosa in parte giustificabile) e l'opera nonostante (appunto) la breve durata in alcuni punti tende ad annoiare un po'. Inoltre ci sono alcune carenze nella sceneggiatura che possono rendere confusa la storia e complicata la visione allo spettatore. Mi aspettavo qualcosa di più, francamente, ma nel complesso la pellicola ha il suo valore e (fatto salvo il fattore noia) merita la visione. Non bastasse che L'uomo che fuggì dal futuro influenzerà la fantascienza successiva, rimane un film riuscito ed azzeccato per molte cose, per i protagonisti, per certe scene ancora attuali e bellissime (la corsa in macchina in primis) e soprattutto per la scena finale con Duvall sfocato e in primo piano il sole, una vera delizia per gli occhi. In conclusione consiglio questo film (poco conosciuto) a quanti amino la fantascienza anni '70 (e quella in generale) e a quanti siano interessati a scoprire di più (così come ho fatto io) del regista George Lucas precedente a Guerre Stellari. Voto: 6,5 [Qui Trailer e più dettagli, Qui Scheda]

martedì 30 giugno 2020

I film del periodo (16-30 Giugno 2020)

Delle visioni delle ultime settimane ho già scritto abbastanza, in questo post per esempio, quindi approfitto ora per parlarvi delle visioni future, se vi interessa, un modo per farvi capire come sono organizzato (dettaglio venuto fuori dal Liebster Award ottenuto ad inizio mese). Della mia partecipazione allo speciale su HP Lovecraft del 20 Agosto ho già detto in occasione delle Visioni dal "Guardaroba" (a tal proposito, del catalogo ho ancora 18 film da vedere entro l'anno, e sicuramente riuscirò, spalmandoli in due tranche), della mia partecipazione alla Notte Horror confermo adesso a voi tutti, l'11 Agosto alle 21 (scoprirete, a chi non lo sa, presto il film che vedrò e recensirò). Non è tutto, sempre ad Agosto ci sarà anche un altro speciale a tema horror (e poi sempre ad Agosto la mia compilation musicale anni '90), inoltre ho intenzione di chiudere con The Project Ghibli/Miyazaki e non solo, completando la visione di tutti i titoli mancanti, ed infine oltre alla conclusione della mia Promessa cinematografica 2020, al momento ferma a 4 su 10, vi anticipo uno speciale nel giorno del suo compleanno (il 18 dicembre) su Steven Spielberg. E poi tanto altro, ma ci sarà tempo, comunque per finire vorrei solo ricordarvi un appuntamento importante, quello del 22 Luglio prossimo, giorno del compleanno del blog, che compirà 5 anni. In quell'occasione servirà anche il vostro contributo, quindi non mancate. Bene, è tempo che si accendi il semaforo, prima però una nota importante. Nelle ultime settimane il widget isnottv, che utilizzo per i trailer, non funziona, è andato in down (errore di server), io spero si risolvi presto il problema (sarebbe un peccato altrimenti), ma nel frattempo che la faccenda venga chiarita, provvederò io stesso ad inserire i trailer, e poi si vedrà.

SEMAFORO VERDE PER...
Spider-Man: Far From Home (Supereroi 2019) - A distanza di vari mesi dalla conclusione dell'ultimo (vittorioso) combattimento con gli Avengers, Peter Parker si appresta a viaggiare in direzione Europa con la sua classe. La prima tappa del viaggio di Peter è Venezia dove lo attende un mostro acquatico che viene distrutto da Quentin Beck, alias Mysterio, un nuovo possibile membro (a detta di Nick Fury) della squadra degli Avengers. Mentre Umberto Tozzi e Mina cantano sullo sfondo del volo che unisce la tratta New York-Venezia un adolescente è pronto a tornare alle prese con i classici drammi di quell'età, fra problemi di cuore che paiono irrisolvibili ma ancora più difficili da superare se ad affrontarli è un arrampica muri in perenne lotta con ogni nemico pronto a soverchiare il globo (in ogni caso anche troppo infantile diventa la storiella con la bella Zendaya). Nuovo episodio ben calato (anche senza un collegamento preciso oltre a quello inerente alla figura del padre putativo Iron Man ahimè scomparso) nel MCU (l'omaggio fatto in principio agli eroi scomparsi è tuttavia e certamente opportuno) firmato nuovamente da Jon Watts, già autore del primo e precedente reboot (qui) di Spidey (un pelino migliore di questo a parer mio), ancora presente un Tom Holland ancor più sicuro delle proprie possibilità ma che ancora una volta viene privato del ruolo di protagonista dall'antagonista di turno ovvero Quentin "Jake Gyllenhaal" Beck. Quest'ultimo, nei (efficaci) panni di un supereroe proveniente da un'altra dimensione, replica quello che in precedenza era accaduto alla presenza di Michael Keaton, capace di enfatizzare lati oscuri e giustificazioni del senso di essere diventato un villain senza rimpianti, ma solo per necessità personali. Alla stessa maniera Beck denuncia una profondità di emozioni che appartengono anche al giovane Parker, ma declinate in un'età molto più adulta e distanti dalla voglia adolescenziale di volersi divertire come ogni suo coetaneo. Ironia e molti effetti speciali (notevoli soprattutto le sequenze lisergiche del film, autentico trip fatto di illusioni, sogni e cadute) in un viaggio itinerante fra Berlino, Praga, Venezia, Londra e Parigi completano una pellicola (un plus lo merita sicuramente per le due fantastiche sequenze post titoli di coda, e per la carinissima Marisa Tomei) che fa ben sperare per il continuo della serie dell'eroe creato da Stan Lee. Con l'augurio che non si voglia nuovamente pensare a un nuovo reboot ma che si prosegua lungo la strada maestra tracciata da Watts e soci. Voto: 7+ [Qui Trailer e più dettagli, Qui Scheda]

venerdì 26 giugno 2020

Music & Games (Giugno 2020)

Se le serie tv navigheranno in solitario (qui), la musica e il mondo dei videogiochi andranno invece a braccetto. Per il momento infatti, le strade di questi due argomenti fissi del mio blog, si uniranno per un lungo o breve, dipende dalla musica (dal livello delle nuove e prossime canzoni), dai videogiochi (dalla qualità e quantità dei giochi a cui dedicherò il mio tempo), dai post già programmati, dallo spazio e tempo a disposizione, periodo. Difatti ad Agosto ci sarà lo speciale sulle compilation del decennio e alcuni giochi, giacché della stessa casa di produzione, saranno raggruppati (ad Agosto o a Settembre non so ancora), e quindi qualcosa potrà cambiare, ma nel frattempo ecco le mie canzoni preferite e i videogiochi di Giugno.

LE MIE CANZONI PREFERITE DEL MESE
Un'altra estate è cominciata, chissà cosa ci riserverà, spero tante cose belle, e se così non sarà, la musica sicuramente ci aiuterà. A tal proposito ecco qua, quelle che mi son di più piaciute (perché altre ho gradito ma nella media della musicalità), questo mese qua, che inizio all'estate da. Playlist Youtube qui.

Non mi hanno mai fatto impazzire, ma delizioso è questo brano, che comunque si beve in un sorso

lunedì 22 giugno 2020

Le serie tv del mese (Giugno 2020)

Dopo l'assembramento di argomenti del mese di maggio (le serie tv, la musica e i videogiochi tutti insieme per esigenze di spazio ed altro), il post sulle serie del mese torna, e nella sua veste originale, ovvero in singolo. Così come i film, anche le serie meritano infatti (e nuovamente) uno spazio tutto loro, e lo avranno appunto, ed anche se in futuro il post potrebbe essere pubblicato prima del previsto nel corso del mese, le serie saranno sempre in oggetto di quello in corso.

Agents of S.H.I.E.L.D. (6a stagione) - Ormai discostatosi dall'MCU (non si hanno tracce di Thanos o degli eroi Marvel) la sesta stagione di Agents Of S.H.I.E.L.D. parte con delle ottime premesse: trame interessanti, personaggi carismatici e un'identità da ricostruire. Insomma, sembrava l'ennesimo passo in avanti di una serie che ormai quasi sei anni fa è iniziata in maniera tragica e che annata dopo annata si è conquistata un proprio posto nel panorama televisivo (la quinta stagione, recensione qui, malaccio non era, anzi). Ma non è andata cosi, qualcosa si è rotto (incagliandosi in un loop di storie già viste e interpretate con dolorosa superficialità) e ci si ritrova al cospetto di una stagione narrativamente mediocre, concepita e studiata male (il ritmo della sceneggiatura nel corso dei 13 episodi è altalenante: si passa infatti da episodi dove si pensa maggiormente allo spettacolo "poco per la verità", ad altri dove si eccede in dinamiche scientifiche poco inclini alla natura spionistica dello show), con colpi di scena rivelati troppo presto e quasi intere storyline che scadono in momenti imbarazzanti (l'emblema della mancanza di idee nuove arriva nel finale di stagione, quando i produttori cercano inutilmente di omaggiare i classici zombie movies degli anni settanta/ottanta). Ciò che tiene a galla la serie sono, come sempre, i suoi protagonisti e la "new entry" Sarge, personaggio (seppur riciclato dalla presenza di Clark Gregg alias Phil Coulson) carismatico, freddo, cinico. Ma non può bastare a risollevare totalmente una stagione deludente (gli effetti visivi poi sono soltanto discreti, e quindi non in linea con gli standard apprezzati nelle precedenti stagioni), complice anche un altro villain estremamente piatto. Gli agenti (il cast è lo stesso, ma gli attori sono costretti, a parte in qualche occasione sporadica, a doversi rimettere in discussione a causa dell'evoluzione caratteriale dei propri personaggi) possono e devono dare di più, si spera nella settima ed ultima stagione, per chiudere diversamente e degnamente. Voto: 5 [Qui Trailer e più dettagli]

mercoledì 17 giugno 2020

I film del periodo (1-15 Giugno 2020)

Dopo l'esperimento primo riuscito (della fine dello scorso mese) del nuovo corso inserzionistico cinematografico, si continua sulla stessa strada, l'unica differenza è che in queste ultime due settimane ho abbandonato visioni programmatiche e televisive tornando invece al mio catalogo Sky (delle mie registrazioni via MySky) che ho a disposizione (a parte un caso, quello che paradossalmente ha fatto registrare la visione "moderna" più apprezzata). E così sarà sempre, almeno fino a quando visioni lasciate in sospeso (o visioni programmatiche e televisive) torneranno a bussare alla porta. A proposito di ciò, mi sono capitati molti film di Lupin III, tutto grazie ad un canale Sky interamente dedicato (per un periodo di tempo), ma purtroppo non mi è stato possibile (per tante ragioni) visionare la ventina di pellicole a disposizione (gli sarebbe sicuramente piaciuto alla nostra Bolla). Ho visto comunque un po' qui e un po' là, e mi è bastato, chissà però in futuro.

SEMAFORO VERDE PER...
Victoria (Thriller/Dramma 2015) - Victoria è una ragazza spagnola sola che lavora da tre mesi a Berlino. Dopo una serata in discoteca, probabilmente in cerca di "avventure", riesce a conoscere quattro ragazzi della città tedesca che, in parole povere, le fanno recuperare il tempo perduto in solitudine. E' un film notevole dal punto di vista tecnico perché 140 minuti in un unico piano sequenza richiede un lavoro alle spalle e di preparazione non indifferenti (grossa idea quella di Sebastian Schipper, e un lavoro incredibile quello di tutta la troupe), eppure riesce a colpire la capacità in primo luogo dei personaggi a coinvolgere. Innanzitutto la protagonista malgrado la scrittura del personaggio non lascia intuire appieno il profondo senso di solitudine che la affligge e che facilmente si fa coinvolgere dalla compagnia di quattro ragazzi berlinesi, simpatici nei suoi confronti, ma in fondo dei balordi. La prima parte ci fa scoprire i personaggi ed è pervasa da una tensione sottile di una conoscenza estemporanea che potrebbe facilmente deviare verso situazioni potenzialmente pericolose (come uno stupro). Poi il film, fino a quel momento condotto su toni abbastanza leggeri, si addentra in territori più noir e thriller. La posta in gioco viene progressivamente alzata e la ragazza si trova coinvolta in trame fino a quella nottata assolutamente impensabili, adrenaliniche e senza via d'uscita. Il pregio maggiore ovviamente ad una regia straordinaria per la capacità di reggere un lunghissimo piano sequenza unico, mantenendo un'ottima fluidità di racconto. Tuttavia qua è là si notano delle forzature di scrittura, ma sono molti i lati positivi che vengono risaltati (tra cui la discreta musica), non ultimi la bravura degli attori. L'attrice bravissima che interpreta Victoria è Laia Costa, la cui mutevole e intensissima espressività appare decisiva per la credibilità dell'intera vicenda, affiancata da un valido partner come Frederick Lau nel ruolo di Sonne. In conclusione, un piccolo grande film, che merita di sicuro di essere visto e apprezzato. Voto: 7+ [Qui Trailer e più dettagli, Qui Scheda]

venerdì 12 giugno 2020

[Cinema] Visioni dal "Guardaroba"

Ricordate vero il post cinematografico "Recuperi utili per altri recuperi", se non lo ricordate vi rinfresco la memoria (lo trovate qui), comunque erano (come da titolo) delle pellicole da vedere prima di vederne sequel o quant'altro, ebbene dopo due mesi eccomi qui ad esplicare quella mia volontà, anche se dei quattro solo due seguiti hanno potuto vedere la luce. Color Out of Space è stato infatti precettato per lo speciale su HP Lovecraft del 20 agosto prossimo, mentre per quanto riguarda Wolf Creek 3, impossibilitato a farlo, semplicemente perché mai esistito, difatti ho preso un grosso abbaglio, ingannato da alcune notizie riguardanti un terzo "solo possibile" capitolo e dalla serie tv (che non ho visto) attualmente alla seconda stagione, ho creduto male. Quindi solo due pellicole ho potuto vedere, il secondo intermezzo della trilogia sull'umana esistenza di Roy Andersson e il sequel di Wrong del regista Quentin Dupieux, ma mi sembrava troppo poco (troppo small). E così, sempre grazie al Guardaroba di Giuseppe de Il buio in sala (tutte le informazioni le potete trovare qui), che è bene ricordare propone tutti i suoi (introvabili e quasi sconosciuti) film in versione rigorosamente sottotitolata, ne ho potuto e voluto aggiungerne altri. Altri sei film tra alcuni che avevo comunque intenzione di vedere, alcuni che sono capitati per caso e alcuni che mi incuriosiva scoprire. Ed eccoli qui, tutte le ultime visioni dal Guardaroba.

Europa Report (Fantascienza 2013) - Affascinante found footage spaziale diretto da Sebastian Cordero che mette sotto la luce dei riflettori cinque astronauti alle prese con una missione coraggiosissima: scoprire la vita su "Europa" una luna ricoperta da strati ghiacciati situata nelle vicinanze di Giove. Il tutto è visto come un documentario composto dalle riprese del razzo spaziale e le interviste "dietro le quinte" dei vari organizzatori della missione, ebbene, niente male, veramente niente male, in questo caso poi il found footage è molto funzionale al tipo di storia che racconta. Dopo gli ovvi omaggi a 2001: Odissea nello spazio, questo film ha un approccio molto realistico di questa missione. Certamente si prende qualche libertà, ma la scenografia degli interni, quel buio opprimente dello spazio infinito, affascinante da un lato ma fonte continua di pericolo dall'altro, danno alla pellicola una buona tensione senza scomodare battaglie spaziali, alieni carogne e compagnia cantante (o budget altissimi). Un film di fantascienza (tra il cast troviamo Sharlto Copley, già interprete dei fantascientifici District 9 ed Elysium, il compianto Michael Nyqvist, protagonista dei tre film originali della saga thriller svedese Millennium e Anamaria Marinca, che qualche anno dopo si ritroverà protagonista della serie Marte di National Geographic) che sembra più una simulazione realistica di una missione scientifica, un viaggio calcolato nei minimi dettagli ma nella cui grandezza dello spazio infinito si nasconde sempre l'imprevisto e l'imponderabile. Abbastanza originale, atipica, forse ripetitiva e con un finale poco consono per un titolo che punta molto sul plausibile, ma per gli amanti del genere pellicola da vedere. Voto: 6,5 [Qui Trailer e più dettagli, Qui Scheda]

lunedì 8 giugno 2020

Liebster Award 2020

Taggato da Sam Simon di Vengono fuori dalle fottute pareti!, dall'autore del blog In The Mood For Cinema e da Arwen Lynch de La fabbrica dei sogni, che ovviamente ringrazio calorosamente, mi accingo a fare (per la quarta volta in 5 anni di blog) questo tag che ha le seguenti regole:

  • Ringraziare il blogger che ti ha nominato, fornendo anche il link al suo blog (fatto)
  • Rispondere alle 11 domande ricevute
  • Nominare altri 5-11 blogger
  • Chiedere 11 domande ai blogger nominati
  • Avvisare i blogger che sono stati nominati

Negli anni ho ricevuto infatti tanti premi e riconoscimenti (e non dimenticherò chi me li ha insigniti) ma di Liebster Award ne ho fatto incetta, però dopotutto se dopo 5 anni rientro ancora nei parametri richiesti (avere meno di 200 follower), è più che normale e giustificabile riceverlo. Comunque le domande di Sam, che peraltro non sono neanche le sue, sono particolari (per non dire ardue), ma proverò a rispondere in maniera accorta, limitandomi a rispondere alle 11 domande della lista, così come a quelle degli altri.

mercoledì 3 giugno 2020

[Cinema] Takashi Miike Filmography - Parte 2

Continua il viaggio alla scoperta e riscoperta di uno dei registi più "folli" del cinema orientale, ed anche uno dei più eclettici, prolifici ed originali di sempre, ovvero Takashi Miike. Lo scorso anno, per le promesse cinematografiche precedenti, la suddetta escursione (qui) fu insomma solo un piccolo assaggio, ma è quest'anno, sempre grazie alla Promessa cinematografica, che finalmente il viaggio si può dire partito, però non di certo finito, Miike tornerà nuovamente su questi schermi, forse con film che ancora devono essere prodotti oppure con altri della sua sterminata filmografia, chissà.

Visitor Q (Dramma, Horror 2001) - Senza dubbio uno dei film più controversi e provocatori diretti dal regista, per i temi trattati e per tanto altro. Allucinante oserei dire, alcune scene ti rimangono impresse, questo film racchiude tutto il peggio che un'essere umano possa concepire, ovvero prostituzione da parte della figlia, bullismo da parte dei compagni di scuola (veramente pesanti le umiliazioni che deve subire), la pazzia della moglie che prova piacere nel procurasi ferite di vario genere ed infine il padre autore di atti di necrofilia, violenza, incesto e omicidi in partecipazione con la moglie, tutto in un clima freddo senza emozioni dove le immagini osservate dal "visitatore" ignoto parlano da sole. Un film crudo come pochi altri, dove la follia la fa da padrone, la quale paradossalmente unirà la famiglia che prima della visita di Q era totalmente disunita, in un nucleo solido. Un film assurdo, amorale, fastidioso, ma salvato dall'ironia macabra e a volte cartoonesca, dall'abilità realistica e credibile del digitale, tuttavia un po' penalizzato da una certa prolissità nella prima parte (nonostante la durata sia già abbastanza contenuta). Arrivi in ogni caso a fine di questo film molto strano che non sai assolutamente che voto mettere: ci può stare sia un'insufficienza che un giudizio pienamente positivo. Io sto nel mezzo: una sufficienza (ma piena) un po' per il grottesco (al suo limite estremo) di alcune scene, un po' per il finale e un altro po' per la rappresentazione della perversione di questa famiglia giapponese. Comunque, voto a parte, è da premiare Takashi Miike per il coraggio (che di certo non gli manca) nel portare alla luce una pellicola di questo genere. Forse estremo, ma visionario, nel senso buono del termine. Voto: 6,5 [Qui Trailer, Qui Scheda]

venerdì 29 maggio 2020

I film del periodo (11-31 Maggio 2020)

Dopo averne parlato settimana scorsa, ecco il post, sui film visti ultimamente, tanto atteso. Atteso perché primo di una lunga serie di post cinematografici periodici, in cui farvi vedere come l'ho strutturato secondo le mie nuove disposizioni. In modo semplice direi, per quanto riguarda nuove ed ultimissime visioni, una suddivisione in tre categorie (che saranno associate a dei colori in riferimento ad un semaforo), consigliati, senza infamia né lode, sconsigliati. Dopo tutto ciò ecco la categoria vintage, presumibile che ogni qualvolta proporrò questo tipo di post avrò visto infatti un film pre-2000, e quindi piccola recensione anche a queste pellicole. Per finire la classica lista dei film che nel periodo corrente ho deciso di non vedere. Ho pensato di fare così e credo sarà sempre questo il metodo da utilizzare. Comunque per questa prima volta c'è da fare delle precisazioni sui film che ho visto in questo periodo. Il 12 maggio nel post relativo alla settimana cinematografica precedente avevo anticipato la visione in settimana di Endgame, e qui c'è, era previsto poi che la settimana dopo vedessi (come successe ad inizio marzo, qui) alcuni film passati (negli ultimi due mesi però) in prima visione in chiaro, e qui ci sono tutti, infine approfittando della rassegna di Sky di inizio maggio dedicata a Quentin Tarantino (10 giorni e tutti i suoi film), era quasi automatico che insieme al suo ultimo film andato in onda in esclusiva avrei rivisto alcuni dei suoi cult, così ho fatto e qui ci sono due film, paradossalmente due film agli antipodi nella sua cinematografia, uno dei migliori ed uno dei "peggiori". Infine per tutti i film bisogna dire che se non c'è la mia scheda tecnica nell'Angolo del Cinema (alcune le avevo e le ho già pronte, e si esauriranno col tempo) trovate quella (per facilitarvi nella ricerca) di Comingsoon al link che c'è, link disponibile anche da qui, dal blog "principale". Detto ciò ecco le mie visioni dell'ultimo periodo.

martedì 26 maggio 2020

Series, Music & Games (Maggio 2020)

Non credo sarà sempre così, però almeno per questa (prima) volta (dal cambio di "gestione" annunciato giorni fa) riunire in unico post tali argomenti quali le serie tv, la musica e videogiochi (il cinema invece rimane fuori, merita certamente un posto tutto suo), è risultato possibile. Anche perché non l'ho "caricato" ma snellito il più possibile, giacché come potrete notare solo due recensioni riguardanti le serie tv, una riguardanti i videogiochi e pochi video rispetto ad altre occasioni (dovuto anche al fatto del poco eccellente materiale a disposizione) per quanto riguarda la musica. Impossibilitato al momento ad avere una visione chiara di cosa guarderò o a cosa giocherò, mi sembrava infatti giusto procedere (adesso) in questo modo, un modo che è anche quello di non lasciare certi argomenti (mi riferisco soprattutto a quello meno "frequentato", facile intuire quale) nell'anonimato. In ogni caso spero non sia tutto troppo incasinato per voi, io penso di no, dopotutto c'è di peggio.

LE SERIE TV DEL MESE
The Race - Corsa mortale (1a stagione) - Avere un'idea buona, un cast con qualche nome noto (su tutti Sean Bean, che ovviamente muore, c'è pure Billy Zane), ma realizzarla malissimo. La brutta avventura con questa serie dieci volte peggiore di Blood Drive (questa sì mortale, e per davvero) inizia già dal titolo che nel Regno Unito è Curfew (Coprifuoco). Paradossalmente tuttavia il titolo italiano è più adatto a descrivere la serie (composta da 8 episodi e trasmessa da Sky Atlantic), che racconta di una corsa (notturna e clandestina) che serve ad aggiudicarsi l'accesso ad un'isola in cui si può vivere liberi, giacché in questo futuro distopico di cui ambientata, il mondo è infettato da un virus dalle origini ignote, in grado di trasformare gli esseri umani in feroci creature che temono la luce. Il resto purtroppo, a parte forse il tappeto sonoro (sigla e soundtrack), che è l'unica cosa davvero salvabile, è problematico. Gli sceneggiatori, che infarciscono la serie di dialoghi semplici e banali, creano infatti una serie delirante (nel senso più negativo del termine), in cui vengono mixati elementi appartenenti a generi completamente diversi, ma senza che questi riescano ad incastrarsi bene. Da una parte abbiamo tutti gli elementi legati alla genesi degli zombie-movie o dei film apocalittici e dall'altra l'immaginario dei film on the road, in cui si parte con una visione delle corse più simile al primo Fast and Furious per poi sfociare in una visione alla Mad Max e finire in una simile a quelle delle Wacky Races, con annessi mediocri effetti visivi cartooneschi, ma soprattutto con un'azione senz'anima. Il circo colorito, composto dai, diciamo, "grotteschi" partecipanti alla gara, che si muove sulle oscure strade britanniche, ha in sé gli attori protagonisti dell'epidemia, la soluzione al prossimo apocalisse e tanti piccoli microcosmi quanti sono gli equipaggi delle vetture, ognuno con il suo tragico vissuto dell'evento e ognuno con i suoi buoni motivi per vincere la corsa. I vari punti focali su cui si basa la caotica narrazione sono, nonostante tutto, sufficientemente ben spiegati e, allo stesso modo, anche la scelta della narrazione tramite flashback per approfondire i personaggi e i loro ruoli nell'epidemia è comprensibile. Il problema vero è nello sviluppo della storia in tempo reale, nelle azioni dei personaggi, nelle relazioni tra loro e nei dialoghi, in cui si passa da un surreale accettabile, all'ironia grottesca, fino al totale fuori contesto troppo velocemente e troppo spesso. Nelle situazioni, nei risvolti, nelle scelte e nelle battute ad effetto, The Race - Corsa mortale non va mai da nessuna parte, finendo con l'irritare invece di intrattenere e con il confondere lo spettatore, il quale alla lunga non riesce più a capire di cosa si stia parlando o dove si voglia andare a parare. Quando questo succede si finisce in una trappola in cui ogni cosa che vuoi fare viene fraintesa e tutto quello che c'è di buono nelle intenzioni (dove del buono c'è, senza dubbio) si perde inesorabilmente in un calderone in cui tutto può finire e in cui niente però sta più bene. Voto: 4,5 [Qui Trailer, più info e più dettagli]

giovedì 21 maggio 2020

Parasite (2019)

Avevo intenzione di recuperare i film precedenti del regista Bong Joon-ho prima di vederlo (lo farò sicuramente dopo), ma aveva senso aspettare e perdere un film così? No, e infatti grazie a Sky il desiderio è diventato realtà, e grazie alla sua visione non mi sono perso un film davvero incredibile, totalmente fuori schema e non convenzionale come questo, un film eccezionale praticamente. Un film che ha fatto riscoprire a molti il cinema sudcoreano, come se ce ne fosse davvero bisogno di sottolineare come il cinema sudcoreano sia sempre stato, va bene più recentemente questo sì, un lido (a proposito di lidi, a quello di Cannes ha vinto la Palma d'oro) florido e valido. Ci si è già dimenticati (tutti questi film che elencherò li ho visti e, chi più chi meno, apprezzati) del superbo Old Boy anno 2003, di Ferro 3 - La casa vuota anno 2004, di Lady Vendetta anno 2005, di The Housemaid anno 2010, di Pietà anno 2012, di Snowpiercer anno 2013 (dello stesso regista di questa pellicola che agli ultimi Oscar ha sbancato) o del recente (anno 2016) Train to Busan, uno degli zombie movie più riusciti degli ultimi anni? Io spero di no, certamente io non ho dimenticato, e mai credo dimenticherò Parasite, che non so se è un capolavoro o meno, ma sicuramente è un grandissimo film, tra i top del 2019 (parrebbero meritati i quattro Oscar vinti) e al momento il migliore visto quest'anno. Gisaengchung (come da titolo originale), congeniato alla perfezione e senza reali difetti (a parte l'esasperazione di alcune scene e di forzature su alcune cose), è infatti un film che merita il successo ottenuto, giustificate le tante lodi ricevute. A tal proposito, è difficile scrivere qualcosa che non sia già stato detto, ma lo dico ugualmente, innanzitutto dico con certezza, che in questo caso ci si ritrova di fronte a un bellissimo film, una visione assolutamente piacevole, 123 minuti che scorrono benissimo. Di fronte ad un film che apparentemente racconta una storia semplicissima sullo "scontro" fra poveri e ricchi, in verità l'opera del regista Bong Joon-ho (che già ha avuto ampio modo di esercitarsi in passato sullo stesso argomento), è qualcosa di ben più interessante di un'opera di (sola) denuncia sociale. Una storia avvincente, e messa in scena in maniera suggestiva, che sa colpire lo spettatore.

martedì 19 maggio 2020

Modalità slowdown & resizing attiva

Mi sembra di ripetermi ogni sei mesi, anzi tre da gennaio, da quando è successo l'ultima volta (qui), di ripetere nuovamente gli stessi passi, di illustrarvi novità ancora ed ancora, ma questa sarà presumibilmente (meglio certamente e sicuramente) l'ultimissima volta. E sarà un cambiamento molto diverso rispetto all'ultima ed alle ultime volte. Certo, ugualmente si andrà a ribasso, nel senso che la frequenza di pubblicazione nuovamente diminuirà (partito da un post al giorno, poi cinque a settimana, ultimamente 2 a settimana, ora passerà ad uno a settimana), certo, ugualmente la motivazione è nel ricercarsi nell'abbattimento di visite, ma questa volta è diverso. Sì perché mai come in questo momento (spiegherò dopo) sento l'esigenza di essere e di ritornare ad essere semplicemente uno spettatore. A quando prima del blog davo i voti ai film (per fare una classifica mia personale) e lasciavo qualche sporadico piccolo commento su qualche sito di cinema specializzato. Tuttavia questo significherebbe mandare alle ortiche tutto il lavoro svolto qui sul blog (e sugli altri blog/archivi), chiuderlo perciò, tanto a che servirebbe più? Come ovviare quindi a questo problema? Semplicemente appunto raggruppando il tutto in pochi post (con poche parole da riservare ad ogni pellicola) e pubblicarli una volta ogni tot giorni. Voi direte, ma perché questo cambiamento diciamo alquanto radicale? è successo qualcosa? Sì e no. La mia passione nei confronti del cinema innanzitutto non è mutata (anzi, voglio vedere sempre più film), e la voglia sempre c'è di farvi sapere cosa ne penso di un prodotto come di un altro (anche con un commento, come avverrà), però adesso sono stanco, sia fisicamente che psicologicamente. Perché tra le preoccupazioni per il virus e problemi tecnici, tra ustioni e reazioni allergiche, tra cambiamenti difficoltosi di sedia (a rotelle) e tanto altro per la testa, non bastasse poi che il ritmo intrapreso negli ultimi tre mesi (seppur già parecchio rallentato) non riesca io più a sostenere per colpa di alcuni dolori e di una certa stanchezza manuale (conseguentemente dovrò dire addio ad alcuni giochi in cui c'è bisogno di una certa manualità e non potrò scrivere troppo), la situazione è sempre più stressante. E così fino a fine maggio tutto rimarrà inalterato, perché comunque ho già dei post pronti (una recensione di un bellissimo film comunque ci sarà giovedì, e delle piccole anticipazioni sul format dei nuovi post la settimana dopo), ma da giugno ci sarà il post, due post sui film (metà e fine mese), uno sulle serie e uno sulla musica (durante il mese), in questi ultimi due casi però potrebbero aggiungersi (all'interno dello stesso post) quello sui videogiochi, e poi dipende. Sì perché è ovvio che se la Geek League mi dice di giocare gioco, se la cricca di Blogger cinefili mi chiama io rispondo, se mi va di fare un post speciale nessuno me lo impedisce e se vedo un film eccezionale scrivere la recensione potrei tranquillamente (e insomma 6 post al mese potrebbero comunque esserci). Ed è così quindi che l'ennesima evoluzione per non arrendersi, per continuare nonostante tutto a restare in questo mondo blogosferico (continuerò ad "affacciarmi" sempre e comunque), e in tal modo non perdere i "legami", seppur virtuali, che qui ho con voi che mi seguite, diverrà presto realtà. E lo diverrà anche se mi dispiace un po', vero che quelli più dispiaciuti potreste esser voi, ma purtroppo è necessario. Poco male comunque, anche perché, come dico sempre, meglio così (poco) che niente.

giovedì 14 maggio 2020

[Cinema] Mad Max Trilogy

Innanzitutto per coerenza dovrei precisare che la trilogia (originale) di Mad Max (che per chi non sapesse è una serie cinematografica ideata e diretta da George Miller, ambientata in uno scenario post apocalittico, ad eccezione del primo film, nel quale la guerra nucleare non è ancora scoppiata, che vede come protagonista l'ex poliziotto Max Rockatansky, detto "Mad Max" oppure "Max il pazzo") io non ho mai detto di non aver mai visto, ma solo di non averli (i tre film) visionati per intero. Anche perché se così non fosse non avrei potuto cogliere i riferimenti ed ammirare estasiato il quarto capitolo (della nuova trilogia?) della saga, ossia Mad Max: Fury Road. Va beh che anche senza aver visto i precedenti, la sua gran figura la fa senza sforzi, se si è infatti di fronte al film del 2015 non si può oggettivamente ed obbiettivamente non dire che non sia un capolavoro (forse l'unico vero capolavoro degli ultimi dieci anni, come affermato qui per esempio) d'azione, un film tecnicamente impeccabile e narrativamente strepitoso, ma certe cose non si dimenticano. In tal senso, il sospetto già c'era, però adesso ne ho avuto conferma, Fury Road è stato il canto del cigno di George Miller. Sì perché in quest'ultimo film (vincitore tra l'altro di 6 Premi Oscar) il maestro riprende tutte le cose migliori (gli elementi più iconici) che avevano fatto, tra l'altro, la fortuna dei primi tre film, tranne Mel Gibson, ma il suo successore Tom Hardy non l'ha fatto rimpiangere, e tramite un lavoro perfetto di cucitura, stupisce e meraviglia il pubblico. Ma questo è comunque un altro discorso (se volete tuttavia sapere qualcos'altro c'è la mia recensione), perché in questa occasione (dispensata grazie alle mie Promesse cinematografiche annuali, in questo caso facente riferimento a quella del 2020, attualmente in corso, qui) c'è solo da parlare/scrivere della trilogia originale, delle prime tre pellicole di una saga divenuta cult.

martedì 12 maggio 2020

I film visti in settimana (4-10 Maggio 2020)

Siamo in piena fase due, ma io in questo momento non penso ad altro che alla fase tre. No, ma che avete capito, alla fase tre non dell'emergenza virus, ma a quella dell'MCU, il Marvel Cinematic Universe. In questa settimana è infatti previsto che io veda, dopo aver visto Captain Marvel poche settimane fa, Avengers: Endgame, mentre è fissato per giugno l'appuntamento con Spider-Man: Far from Home, che appunto chiuderà la fase tre e la Saga dell'Infinito (quest'ultima che è l'unione delle prime tre fasi). E sono perciò elettrizzato all'idea di concludere questo incredibile viaggio cinematografico, un viaggio che, partito nel 2008, intervallato da fasi (la terza iniziata da Captain America: Civil War nel 2016), non mi ha mai deluso (a parte qualche piccolo inciampo). E poi se non lo si fosse ancora capito sono un fan dei Marvel Movies, e quindi sarà praticamente un evento. Ma nel frattempo che ciò avvenga (a tal proposito se mi sarà piaciuto tanto tanto tanto troverete la recensione un po' più in là, se piaciuto per niente o il giusto prossimamente), vi faccio vedere/leggere cosa ho visto settimana scorsa, niente di davvero eccezionale, ma per la prima volta da quando uso questo metodo, nessun film al di sotto della sufficienza. Proprio non male.

Juliet, Naked - Tutta un'altra musica (Commedia 2018) - Dal regista Jesse Peretz, di cui ricordo il riuscito "Quell'idiota di nostro fratello", una intelligente commedia che deve molto al soggetto non originale tratto da un romanzo di Nick Hornby, uno degli scrittori più "portati" sul grande schermo (About a Boy, Non buttiamoci giù e Alta Fedeltà per citarne alcuni). Basandosi sul tema, dell'idolatria tipicamente moderna riguardo ai neo-miti della musica pop, che qua si sviluppa felicemente creando un intreccio sentimentale intercontinentale (tra Usa e Inghilterra), il film pone difatti un interrogativo (tra gli altri) semplice, cosa accade quando crolla un proprio mito? Bravissimo Ethan Hawke che impersonifica perfettamente la trasandata ex icona del pop ricca di un certo fascino decadente ed il comprimario Chris O'Dowd perfetto nel recitare il ruolo del fan un po' "bamboccione" ed un po' nerd. Ma assolutamente da non dimenticare è la brava Rose Byrne, che con il suo atteggiamento rassegnato ad una esistenza senza ormai più slanci, rappresenta tutte le donne che si barcamenano nella quotidianità senza vederne più i fuochi d'artificio di una volta. La sua nuova vita è quella piccola rivincita che ognuna probabilmente si merita. Il film di Peretz alla fine riesce a colpire nel segno grazie alla perfetta scelta musicale, diversi i pezzi suonati dallo stesso Hawke, ma non graffia sino in fondo, lasciando in sospeso per colpa di un finale che non convince del tutto, con temi agrodolci (il senso del tempo che passa e la fissazione per miti sempre più sbiaditi) che non riescono ad elevare una pellicola che comunque stenta a decollare. Finisce quindi per essere un film sì sufficiente, ma anche una discreta occasione persa. E tuttavia è questo un film piacevole e leggero che meriterebbe una certa attenzione, perché straordinariamente genuino. Voto: 6+ [Qui Trailer, più info e più dettagli]

giovedì 7 maggio 2020

Vade Retro Virus: L'esercito delle 12 scimmie (1995)

Per fare definitivamente pace (visto i suoi recenti modesti lavori cinematografici moderni, menzionarli non serve) con Terry Gilliam, anche se già la visione di Brazil l'anno scorso aveva aiutato parecchio a rasserenare quel rapporto burrascoso che con egli avevo, ho deciso in occasione della rassegna cinefila organizzata con gli amici blogger "Vade Retro Virus", rassegna atta ad esorcizzare la pandemia in corso, di vedere uno dei suoi migliori film, se non il migliore in assoluto, L'esercito delle 12 scimmie (12 Monkeys), attuale e sorprendente, oltre che parecchio d'impatto per le soluzioni della articolata sceneggiatura. Un film che ha certamente un debito di riconoscenza con Chris Marker e il suo cortometraggio La jetée del 1962, il regista non a caso affascinato dalla storia decise di ispirarsi a ciò per immaginare questo film (nel 1995 prodotto da Charles Roven). Per farlo Gilliam si affidò naturalmente all'autore della storia originale, Chris Marker, che curò la sceneggiatura del film in collaborazione con David Webb e Janet Peoples. Ne uscì un film apocalittico e visionario che si riaggancia alle atmosfere surreali e oniriche di Brazil per filtrarle attraverso la filigrana della distopia. Nel 2035 la razza umana è rintanata nel sottosuolo dopo che un virus ne ha spazzato via il 99%. La nuova società formatasi nei rifugi sotterranei è retta da scienziati che studiano il modo di debellare il virus per poter risalire in superficie. Per farlo inviano i detenuti a raccogliere campioni protetti da tute anti contagio. Uno di questi detenuti viene inviato nel passato per risalire alla causa che ha dato origine a tanta devastazione. James Cole viene così rispedito nel 1990 con un unico indizio, trovare chi o cosa rappresenti l'Esercito delle 12 scimmie, organizzazione che sembra collegata alla diffusione del virus letale. Cole inizierà ad indagare frastornato dal salto temporale e dal cambiamento ambientale che il suo corpo deve subire. Troverà in una psicologa un alleato per risalire ai responsabili mentre la sua indagine lo condurrà in un istituto psichiatrico.

martedì 5 maggio 2020

I film visti in settimana (27 Aprile/3 Maggio 2020)

Continua il trend positivo, infatti per la quinta settimana consecutiva un film da 7 in pagella (che potrà sembrare un non granché voto, ma per i miei standard è parecchia roba) fa capolino nella lista settimanale dei film visti. Purtroppo continuano a far capolino anche film mediocri, ma se ci sarà sempre (spero di non essermi dato la zappa sui piedi) un film bello e da consigliare ogni settimana, non sarebbe poi tanto un problema insormontabile, un sacrificio difatti lo compirei. Comunque in questa settimana, in cui non ho nuovamente visto/rivisto alcun altro film (vintage), al contrario della scorsa settimana cinematografica, dove una brutta sorpresa ci fu, era Domino, questa volta niente a quel livello. Tuttavia una delusione sì che c'è, e la trovate subito al primo colpo.

Men in Black International (Azione 2019) - Già non se ne sentiva il bisogno, che il ritorno avvenisse almeno con più grinta, e invece niente di tutto ciò, fin troppo tiepido e poco coraggioso, privo di qualsiasi stimolo e mordente, incapace di approcciarsi in un modo nuovo e moderno in quanto ancora troppo ancorato a un modello di successo del passato, è il quarto episodio della serie Men in Black. International infatti, che non vede più L'agente J e l'agente K scambiarsi sagaci battute e frizzanti frecciatine (la mancanza della mitica coppia Will Smith/Tommy Lee Jones si fa sentire, anche perché qui le battute sono al limite del tedioso), in loro vece è presentata una coppia già collaudata, ha ben poca sostanza, che non siano ovviamente gli effetti speciali di qualità. Chris Hemsworth e Tessa Thompson, reduci da Thor: Ragnarok (che singolarmente hanno fornito più di quello che qui fanno insieme, 7 sconosciuti a El Royale12 Soldiers il primo, Creed II la seconda) si schierano nuovamente dalla stessa parte per fronteggiare il cattivo di turno che, questa volta, si annida dietro il completo nero dei MiB. Il volto del carismatico comandante in capo della sezione MiB di Londra appartiene a Liam Neeson, in un ruolo affascinante, ma la cui parabola narrativa è prevedibile e non giustificata da un solido background. La coppia funziona (anche se i loro personaggi vagano nel minutaggio del film senza riuscire mai a essere convincenti nelle azioni compiute, una più involontariamente goffa dell'altra), stessa cosa non si può dire della storia, affetta da buchi neri di trama che neanche una gigante blu è in grado di generare dopo il collasso. Una trama che implode su se stessa, ciò nonostante, la giustificazione la si può ricercare nella legge che muove l'universo dei MiB, dove la casualità non esiste e a un semplice pedone è concessa la possibilità di salvare la sua regina. Peccato non sia così anche a livello narrativo. Men in Black: International è un divertente road movie le cui strade di Londra, Parigi, Marrakesh e Napoli pullulano di alieni con una resa visiva accattivante, ma il cui scopo è poco chiaro e non funzionale alla storia, se non per condurre gli agenti MiB al cospetto del vero cattivo: un tentacolare mostro, divoratore di mondi, che vuole assimilare ogni forma di vita (lontanissimo dal "meraviglioso" Edgar-abito che portava lo "schifezzometro" alle stelle). Ciò che suscitava emozioni, nel primo sfolgorante episodio, è dato per scontato, senza nulla aggiungere di nuovo al franchise, nonostante alcune idee siano buone, ma mal integrate. Un circo spaziale senza personalità (il regista F. Gary Gray dopo Fast & Furious 8 dal tunnel non riesce a uscire), uscito fuori tempo massimo, e che ha a suo vantaggio soltanto il ricordo nostalgico e celebrativo, se vogliamo, di un successo di ormai troppi anni fa. Sparaflashatemi adesso per favore. Voto: 5 [Qui Trailer, più info e più dettagli]

giovedì 30 aprile 2020

Le serie tv del mese (Aprile 2020)

In quest'ultimo mese, ma anche nel precedente, la televisione ha dato il meglio di sé in quanto a cinematografia, non tanto sul versante serialità, eppure mai come in questo momento lo zapping continuo è diventato sport nazionale, e infatti grazie a ciò mi è capitato di vedere, rivedere e trovare alcune cose molto interessanti (serialtelevisivamente parlando) in giro tra i canali che spesso mi capita di soggiornare (innanzitutto di Sky). Oltre alla solite puntate animate dei Simpsons e i Griffin, ho rivisto alcune puntate de L'uomo di casa con Tim Allen, di Friends, se capita non mi perdo difatti l'occasione, Casa Vianello, Chuck, Joey ed Hazzard. Ma anche programmi culinari vecchi e nuovi, da MasterChef a Family Food Fight. Soprattutto ho riscoperto due serie animate davvero simpatiche, Highschool of the Dead, che simpatica non è di certo, ma calzante per il periodo ed intrigante certamente, ma prima di tutto Carletto il principe dei mostri, questo invece tantissimo simpatica e pure divertente. E non è tutto, ciliegina sulla torta ecco il ritorno di due programmi imperdibili, E poi c'è Cattelan, lo show di Sky Uno condotto da Alessandro Cattelan, e Lego Masters, su Blaze. Dopo l'Australia e il Regno Unito infatti, gli USA, che può vantare un conduttore d'eccezione, Will Arnett alias Batman dei Lego Movies. Insomma se uno vuole nella televisione si può perdere, io però ho un certo equilibrio, almeno credo, spero anche voi.

Succession (2a stagione) - Non mi aveva convinto la prima stagione (qui la recensione) e non lo fa neanche la seconda della serie HBO incentrata su di un magnate a capo di una famiglia disfunzionale e del suo impero mediatico multimilionario, ovvero Succession. Non so neanche perché ho deciso di dargli una seconda chance, forse speravo in un miglioramento significativo, ed invece niente di tutto ciò. La seconda stagione di Succession comunque, riprende esattamente da dove ci eravamo lasciati con la precedente, con i Logan sempre impegnati a mantenere il controllo della società di famiglia, promettendo intrighi ancora più complicati e manovre ancora più ardite da parte dei vari contendenti alla Waystar Co. Ed è quello che succede anche in questa stagione, in cui i nuovi episodi ci portano, quasi inevitabilmente, a odiare ancora di più i membri della famiglia Roy (composta da personaggi se non meschini, quantomeno incapaci, che più dell'apprezzamento altrui desiderano solo un'occasione per tradire), che per alcuni può essere viatico per farsi ammaliare da questo progetto (la firma è sempre del buon Jesse Armstrong) che lo trasporta in un mondo all'insegna del potere, dei soldi e degli inganni, ma personalmente l'effetto è stato il contrario, più che nel precedente ciclo di episodi (entrambi composti da 10 puntate). Sì lo so che la soggettività in certi casi bisogna frenarla, però in questo caso non posso soprassedere solo per far piacere alla critica, che l'ha definita serie capolavoro (va bene che ha vinto un Emmy nella categoria Miglior Sceneggiatura in una serie drammatica, conquistata dal creatore grazie al season finale del primo ciclo di episodi, ma tutto è opinabile). Attenzione però, non per questo dico che sia una serie brutta e da non consigliare, perché obbiettivamente bisogna pur dire che la serie (nuovamente andata in onda su Sky Atlantic nei mesi scorsi) riesce ad essere efficacemente (e nuovamente) molte cose: un puro dramma ambientato nel mondo della finanza, una tragedia umana, una soap opera moderna, una sfrontata messa in scena delle contraddizioni del potere e della società, con un'indiretta messa in stato d'accusa dei responsabili (ben sottolineato tecnicamente in quasi tutti gli aspetti), ma se tutto ciò non prende (sia emotivamente che nella sfera del coinvolgimento) è tempo perso. Una cosa che mi ha fatto indispettire è che in fin dei conti quello che accade durante le puntate è già successo precedentemente, dandomi così la sensazione di essere solamente un "tornare indietro", rinvangare sempre la solita solfa. Infatti, l'anziano padre-padrone Logan (rocciosamente interpretato da Brian Cox, l'unico a parer mio a svettare a livello recitativo) non riesce ancora a decidersi a chi dei suoi quattro figli Kendall, Siobhan, Roman e Connor (Jeremy StrongSarah SnookKieran Culkin e Alan Ruck) lasciare le "chiavi" del Regno, forzare quindi la mano è l'unico modo. E a darsele di santa ragione, saranno proprio loro con i loro sottoposti, mariti, compagne e amici. Il patriarca Logan Roy è l'assassino senza arma, che deve solo emettere la sentenza, ma chi è la vittima nessuno lo sa. La mia sentenza è che, nonostante l'ironia tagliente, la freddezza (evidente) riesca solo a tenermi a distanza, nel non apprezzare una serie che ha pure già confermato una terza stagione. Voto: 5 [Qui Trailer, più info e più dettagli]

martedì 28 aprile 2020

I film visti in settimana (20-26 Aprile 2020)

In questa settimana oltre alle visioni programmate settimanali non ho visto niente di particolarmente interessante da poter anche scriverci due righe, anche se, visto tutti i film (alcuni imperdibili) che in televisione in questi giorni/settimane stanno passando, qualcosa ce ne sarebbe da dire. Infatti, tra la saga di Harry Potter e quella dei Pirati dei Caraibi, tra quella di Jurassic Park e quella del Signore degli Anelli, tra quella di Twilight (no questa no, era meglio lasciarla lì dove stava, nella spazzatura) e quella che verrà, sembra di ritrovarsi a Natale, più precisamente nel periodo televisivo/cinematografico più caldo. E questo è sicuramente un bene, peccato che anche questo periodo prima o poi finirà, e ci ritroveremo nuovamente nel nulla assoluto di una televisione che sempre più spesso scivola in basso, che solo raramente regala soddisfazioni. A proposito di soddisfazioni, solo una settimana scorsa, speravo di più, ma una è meglio di niente.

Dredd - Il giudice dell'apocalisse (Azione 2012) - Rinviato e poi definitivamente accantonato dalla distribuzione italiana (è arrivato direttamente per il mercato home video l'anno scorso), Dredd (secondo adattamento cinematografico tratto dall'omonimo personaggio dei fumetti ideato nel 1977 da John Wagner e Carlos Ezquerra) si dimostra essere un solido action sparatutto (perfino migliore del precedente adattamento), che regge benissimo per tutta la sua durata appoggiandosi su uno schema classico nel cinema dei duri a morire. L'ispirazione non può che derivare da una perla come Die Hard (ma similitudini ci sono anche con The Raid), dove lì trovavamo l'agente McClane solo contro una banda di finti terroristi isolato all'interno di un palazzo di cristallo, qui siamo in un condominio/bunker post-atomico e il giudice più spietato del mondo dei fumetti si ritrova ad eseguire un arresto di routine quando improvvisamente viene bloccato insieme alla sua nuova recluta (la collega "veggente" Olivia Thirlby, non male) dal leader di una gang (la malvagia Lena Headey, scelta vincente la sua, interpretazione convincente) che si prepara ad assumere il controllo dello spaccio di una nuova droga allucinogena. Lo stesso ghigno sul volto scolpito, lo stesso tono di voce dall'inizio alla fine della pellicola rendono Karl Urban il Dredd perfetto (almeno per i canoni della pellicola), e in più, riesce a fare ciò che la produzione del 1995 (Judge Dredd) con Sylvester Stallone non era riuscita a fare, si perché al contrario della star italo-americana che dopo appena pochi minuti di film non esitava a mostrare il suo volto, il Dredd impassibile di Urban non cede e tiene su l'elmetto entrando definitivamente nelle corde del personaggio, un personaggio spietato e cazzuto. Lontano dalle ambientazioni surreali del precedente episodio, qui la scenografia opta per un'impostazione più realistica riuscendo a convincere veramente per la sua atmosfera post-apocalittica. La colonna sonora perfetta ed entusiasmante è un'influenza di musica elettronica che conferisce un taglio molto diretto e crudo al film. La durezza di certe scene del film inoltre ha un richiamo "retró" che gli impedisce di cadere nella trappola della banalità e dello splatter gratuito. Altri piccoli accorgimenti e scene (in tal senso il regista Pete Travis dimostra buon piglio) rendono veramente avvincente la trama (scritta da Alex Garland, non uno qualunque) e il protagonista, insomma un equilibrio perfetto. E quindi nonostante qualche imperfezione dovuta a una CGI non perfettamente dosata e in qualche occasione persino eccessiva, ed una classicità evidente, Dredd è un discreto prodotto d'intrattenimento. Cattiveria, violenza e splatter regnano sovrane in un'adrenalinica ora e mezza impreziosita da piccole trovate interessanti ed un appropriato contesto distopico. Voto: 6,5 [Qui Trailer, più info e più dettagli]

giovedì 23 aprile 2020

Le mie canzoni preferite (Aprile 2020)

E' un momento così così, per non dire di peggio, per tutti. Ne risentono, di questa situazione, le persone in primis (alcune stanno impazzendo), ne risentono gli animali, ne risente la natura (l'unica a cui fa decisamente piacere tutto ciò), e ne risente pure la musica. Sì perché lodevoli le intenzioni ma basta con queste canzoni che parlano specificamente del (corona)virus, che tutto andrà bene, puzzano già di retorica. Tuttavia si salvano alcuni esempi, che comunque prendono alla larga l'argomento del periodo in questione, due in questa lista, mentre il resto è ovviamente tutt'altro. Purtroppo anche questa volta (come Marzo) poche canzoni in lista, ma ciò sia credo dovuto, e giustamente, alla pubblicazione mensile che bimensile, e quindi va benissimo anche così. La playlist completa ed unica la trovate qui.

Non seguo molto la musica elettronica, anzi per niente, tuttavia questo brano mi ha subito conquistato

martedì 21 aprile 2020

I film visti in settimana (13-19 Aprile 2020)

Nelle scorse settimane ho notato dal catalogo Sky un certo film, datato anno 2012 ma stranamente in prima visione (non so il motivo e non voglio saperlo), è questo film è Dredd, in Italia con il sottotitolo Il giudice dell'apocalisse, secondo adattamento cinematografico tratto dall'omonimo personaggio dei fumetti (che in questa settimana vedrò e martedì prossimo recensirò), ed ovviamente mi è venuto in mente il primo adattamento datato anno 1995 con Sylvester Stallone nei panni del freddo Giudice. E non ho perso perciò l'occasione di rivederlo, cosa che grazie proprio all'ausilio di Sky (così come accaduto nelle settimane scorse nelle visioni dei primi due capitoli de Il Corvo) ho potuto fare. E quello che mi vien da dire ora è che Dredd - La legge sono io, nel bene e nel male, costituisce un lavoro del tutto particolare. E' un action fantascientifico con diverse virate sulla commedia che intrattiene discretamente ma che con una sceneggiatura meglio scritta e con un tono meno "leggero" avrebbe potuto raggiungere livelli decisamente più alti (le colpe sono da attribuirsi ad una trama non sempre coerente e ad alcuni eccessi che, pur essendo probabilmente frutto di una scelta mirata, finiscono con il risultare leggermente fastidiosi). A capitanare un cast di ottimi attori (fra cui è presente anche il recentemente scomparso Max Von Sydow in una piccola parte, colui che quando entra in scena giù il cappello) troviamo uno Stallone (in una versione decisamente caricaturale) perfetto per il ruolo. Come spalla ecco Diane Lane, sempre bellissima a 30 come a 54 anni (l'età in scena per Serenity), e Rob Schneider, come villain invece Jurgen Prochnow. A distanza di anni resta ancora interessante il design dei costumi e le scenografie, che rimandano molto alle metropoli futuristiche di alcuni film del passato. In conclusione il film è godibile ma la sensazione di occasione sprecata mi torna in mente ogni volta che lo rivedo, anche in questa occasione per esempio, però questo è un solido antesignano dei cinecomics odierni, spassoso e frizzante, da valere sempre la visione.

Sotto sequestro (Dramma 2018) - Prendendo spunti da fatti reali avvenuti nel 1996 in Perù, il regista Paul Weitz (Grandma, About a Boy, American Pie) si affida al romanzo della Ann Patchett, Bel Canto (quest'ultimo anche titolo cinematografico originale), per imbastire una storia piuttosto inverosimile in quasi tutte le situazioni create. Si passa dal dramma assoluto come il sequestro di persona e l'omicidio di uno degli ostaggi, alla commedia corale in stile "volemose bene" che fa storcere non solo il naso allo spettatore ma lo infastidisce pure nel presentargli qualcosa di così estremamente romanzato, con tanto di finale pirotecnico che dovrebbe rappresentare il messaggio critico socio-politico della storia. Non si capisce il senso di questo film, il suo iter narrativo e le sue scelte emozionali, non si capiscono bene le intenzioni di una storia che esagera e sembra perdere il controllo delle proprie capacità: basti pensare al cast di un certo livello (Julianne "Gloria Bell" Moore e Ken Watanabe su tutti) che finisce con l'essere fagocitato da una sceneggiatura senza nerbo, mancante di lucidità e che non riesce, o non vuole, osare qualcosa di più che non sia un romanzare degli eventi tragici con situazioni e decisioni esagerate. Vero è che non ci si annoia ma i sorrisi di commiserazione sul mio volto, durante la visione del film, non sembrano appropriati per un prodotto che intendeva essere drammatico. Voto: 5 [Qui Trailer, più info e più dettagli]

venerdì 17 aprile 2020

[Geek League] Viaggio in 11 domande nel Disney Universe

E' il fenomeno del momento l'arrivo in Italia della piattaforma in streaming della Disney (denominata Disney + o Plus che dir si voglia), ormai se ne parla continuamente, in tv soprattutto (tramite le pubblicità) ma non solo, perciò mi sembrava giusto che anch'io dovessi dire qualcosa, però prima di dire cosa ne penso, sulla sua utilità ed etc, dovrei ringraziare chi ha sostenuto questa mia proposta di farne un post e conseguentemente (collaborando altresì) una specie di rassegna (Moz) e chi ha deciso di aderire, della combriccola della Geek League (quasi tutti, ed alcuni nuovi adepti), a tutto ciò, a questo viaggio (nel modo che leggerete) nel Disney Universe, quindi grazie a tutti voi. Bene, detto questo il viaggio può finalmente cominciare, allacciate le cinture che si va.

martedì 14 aprile 2020

I film visti in settimana (6-12 Aprile 2020)

A fine marzo (anche se la pubblicità già un mese prima) è comparso sul catalogo di Sky il ventitreesimo film del MCU, ovvero Spider-Man: Far from Home (che come sapete è stato distribuito dalla Sony), e mi è sorto un dubbio. Vuoi vedere che sia Captain Marvel che Avengers: Endgame (antecedenti e quindi da vedersi assolutamente prima) su questi schermi (parabolici) non passerà mai? Che al massimo solo non legalmente potrò vederli? Ebbene è proprio così, la conferma è arrivata giorni dopo quando Disney Plus (che per i diritti può farli vedere solo lei) è diventato realtà (comunque di questo ne riparlerò più approfonditamente venerdì insieme agli amici della Geek League). Per fortuna in soccorso è arrivata mia cugina, che mi ha permesso tramite il suo account di poter sfogliare il catalogo completo. Ebbene, tanti saranno in futuro le mie visioni, ma prima era obbligatorio per me recuperare appunto questi due film, ed è così che in questa settimana vedrò Captain Marvel (la recensione ovviamente ci sarà martedì prossimo), e nelle successive Avengers: Endgame, per poi vedere successivamente il film su Spider-Man. Attendete quindi fiduciosi se volete sapere il mio pensiero in merito a queste pellicole (almeno personalmente) tanto attese. Ecco invece i film che ho visto nella settimana appena trascorsa, sempre sei e sempre misti.

12 Soldiers (Azione 2018) - Tratto da un libro che racconta un fatto reale, la storia di 12 soldati USA delle forze speciali inviati in Afghanistan, sotto copertura nell'ottobre del 2001, poco dopo l'attacco alle due torri di New York, per aiutare le tribù del nord in rivolta contro il regime dei Talebani, 12 Soldiers (o 12 Strong che dir si voglia) è uno di quei film da valutare sotto un duplice aspetto, quello dell'impianto cinematografico e quello dei contenuti. Partendo dal primo aspetto non si può che avere giudizi più che positivi su tutto l'impianto dell'opera. Il film è obiettivamente ben costruito sotto diversi aspetti. Ottimo il ritmo, sempre incalzante, che lascia lo spettatore incollato alla poltrona e supportato da una regia (quella di Nicolai Fuglsig, regista danese che mi risulta essere al suo primo lungometraggio) e da un montaggio dal forte impatto, ma sempre puliti e mai disordinati. Di buon livello anche la fotografia, che soprattutto dal punto di vista paesaggistico, riesce a rendere sufficientemente le difficoltà dei protagonisti ad agire in quei territori così crudi e selvaggi. Passando ai contenuti arrivano le noti dolenti. Lo script, anche se da considerarsi ben fatto dal punto di vista del ritmo narrativo, mostra le sue principali carenze nella struttura e nella credibilità che può avere soprattutto nello sviluppo della vicenda (perché anche se questa è storia vera si fa fatica a credergli). Nel film non è importante chi sono i personaggi, quali siano le loro storie, cosa li abbia portati ad essere quello che sono, conta solo sconfiggere il nemico, punto e basta. Non c'è identità nella sceneggiatura di 12 Soldiers, non c'è lavoro di approfondimento, né tra i personaggi stessi né relativamente ai loro rapporti. La storia è farcita di cliché e di retorica all'inverosimile, con un happy ending finale che ci mostra per l'ennesima volta come grazie allo spirito a stelle e strisce tutto il mondo possa cambiare e diventare migliore. Il film, comunque, non dispiace affatto. Le sequenze di combattimenti, pur non essendo molto varie (come detto) sono ben realizzate e la recitazione accettabile (qui siamo in presenza di un buon cast, senza dubbio, ma in fondo anche attori di ottimo livello come Michael Shannon o Michael Pena o William Fichtner basta andare con il pilota automatico senza particolari sforzi). Peccato per la presenza di un po' troppa retorica "patriottica" (Chris Hemsworth il cuore), più che in qualsiasi altro caso. Per il resto, un discreto film di guerra (con spruzzate di western). Perché certo, altri film dello stesso genere sono più coinvolgenti di questo, avendo una sceneggiatura più azzeccata, una colonna sonora più coinvolgente, ma comunque si passano circa 2 ore senza problemi. Voto: 6 [Qui Trailer, più info e più dettagli]

sabato 11 aprile 2020

[Cinema] Recuperi utili per altri recuperi

Tante sono le mie liste cinematografiche ancora in sospeso, di queste tuttavia alcune penso di poter finire entro l'anno, ma non ne sono sicuro, però nonostante ciò se ne aggiunge ora un'altra. Sì perché grazie al Guardaroba (gruppo FB e Telegram, di Giuseppe de Il buio in sala che mette a disposizione dei link per scaricare film poco conosciuti vedibili con l'ausilio dei sottotitoli), ma anche Internet (in tutti i sensi) ho intenzione di vedere (nell'arco di un tempo indefinito, però un post una volta al mese) tanti altri film oltre a quelli che ho già da vedere. Ma per fare ciò mi era utile prima recuperare alcuni titoli, ed ecco perché oggi recensisco questi film, film che anticipano un sequel, che fanno da apripista o che chiudono un cerchio. Per esempio prima di vedere Color Out of Space non potevo non vedere Mandy, con Nicolas Cage protagonista di entrambi, oppure prima di vedere l'ultimo capitolo di Wolf Creek non potevo non vedere il secondo (che ancora mi mancava). E poi siccome ho intenzione di vedere due film di Quentin Dupieux non potevo che partire da Wrong (il secondo è dopotutto un suo sequel), infine della trilogia sull'umana esistenza di Roy Andersson avevo visto solo Un piccione seduto su un ramo riflette sull'esistenza, e mi sembrava doveroso vedere il suo primo Canzoni del secondo piano prima di vedere il suo secondo You, the Living. Ed è così che li ho visti, ed è così che in attesa di vedere quelli e tutti gli altri, vi parlo di codesti.

Mandy (Azione 2018) - Tra le cose più strane degli ultimi anni. Un viaggio allucinante, distorto, infernale, quasi fantascientifico. Un impatto visivo notevole dove la musica, alienante, devastante, accompagna quasi tutto il film. Jóhann Jóhannsson era un grande, ha composto colonne sonore per Sicario e Arrival, tra l'altro, ed è un peccato sia scomparso così presto. Il regista è Panos Cosmatos, figlio di George, quello di Cassandra Crossing e Tombstone (i suoi lavori migliori, ma non dimentichiamo assolutamente due chicche niente male, Rambo 2 e Cobra). Nicolas Cage perfetto (ancora una volta clamorosamente in parte nella parte del folle, Mom and Dad e Io, Dio e Bin Laden insegnano), i "gesuiti malati" (si notano Linus Roache e Bill Duke) altrettanto (così come Andrea Riseborough nei panni di Mandy). La storia è piccola, semplice, un pretesto, che può fare storcere il naso (e un po' l'ha fatto, la prima parte è tirata per le lunghissime e manco fosse verbosa, no, parlano poco per un'oretta e intanto ci si rigira i pollici sperando succeda qualcosa, nella seconda parte comincia la parte horror, finalmente, in un tripudio di sangue e musiche), ma l'esplosione onirica di Cosmatos figlio merita. Perché certo, in questa pellicola la forma sovrasta il contenuto, c'è infatti un grande lavoro dietro alle immagini e dietro i notevoli effetti, molte meno invece per quanto riguarda la storia che, come detto, per una buona prima parte gira a vuoto, per poi dopo riprendersi e diventare un classico revenge movie a tratti anche divertente, però personalmente, nonostante i suoi limiti (tra cui anche un eccessiva durata) non mi è dispiaciuto, un trip psichedelico, follia allo stato puro, davvero carino. Voto: 6,5 [Qui Trailer, più info e più dettagli]

giovedì 9 aprile 2020

[Games] Life Is Strange: Before the Storm, Crysis 3 & Valiant Hearts: The Great War

Cambiano gli sviluppatori, Deck Nine Games si prende infatti l'onere di salire sul palcoscenico dopo Dontnod Entertainment, cercando di aggiungere qualcosa alla storia di Dontnod, ma non riescono a generare la stessa magia. Vuoi per il cambio di prospettiva, vuoi per altro, però Before the Storm lascia un po' di amaro in bocca (il problema? sappiamo che è tutto già scritto). Saper raccontare bene una storia non è cosa da tutti, ma Life is Strange c'era in qualche modo riuscito. Non senza strascichi, ma portando a casa il risultato (quello ascrivibile al capolavoro). Ma saper raccontare bene una storia di cui tutti conoscono già il finale, beh, è un'altra storia (pochi ci riescono, Rogue One per esempio). La colpa più grossa di Before the Storm, in fondo, è proprio questa: dall'inizio alla fine si ha la consapevolezza di come andranno a finire le cose (in particolare, capita spesso di pensare che tanto alla fine il destino è già tracciato, e le scelte che si stanno prendendo sono alla fine irrilevanti) e vengono quindi giocoforza a mancare tutti i colpi di scena, i cliffhanger e gli espedienti narrativi di questo tipo che chi scrive può utilizzare per stendere chi legge (o gioca, in questo caso) la sua opera. Before the Storm inciampa sulla sua stessa natura: sapendo che di fatto è un filler, viene a mancare l'empatia. Come da titolo, le vicende raccontate sono quelle prima della tempesta al centro di Life is Strange, prima quindi del ritorno ad Arcadia Bay di Max. Viene di conseguenza a mancare l'elemento sovrannaturale, tanto più che la scelta di Deck Nine è quella di mettere il giocatore nei panni di Chole Price, partner in crime di Max in quello che ormai è il capostipite di un franchise di successo e ribelle ragazza ordinaria. A spalleggiarla, quella che nel corso dell'esperienza diventerà la sua nuova migliore amica (in luogo, appunto, di Max) e attorno alla quale graviteranno gli eventi del primo capitolo: Rachel Amber. Raccontare altro della trama sarebbe di fatto tagliare l'unico flebile filo che tiene insieme la produzione. Ma comunque non c'è molto altro da dire: Before the Storm cerca di fungere da riempitivo andando a raccontare come Chloe e Amber siano diventate amiche (conoscenza che comunque rimane ininfluente ai fini di Life is Strange) e ripropone qualcuno dei personaggi già visti nel primo capitolo, tenendoli in massima parte confinati sullo sfondo e con anche una defezione illustre che fa una sorta di cameo solo nel finale. Bene o male gli eventi sono quindi scollegati da quelli del sequel: si, il punto di vista di Chloe permette di affrontare da un'altra angolazione alcuni dei motivi che l'hanno spinta a diventare quella ragazza che si incontra nel bagno all'inizio di Life is Strange, ma la sensazione è che si tratti più che altro di sprazzi inseriti su disco per cercare di far empatizzare con la ragazza, più che perché funzionali al racconto.