venerdì 3 aprile 2020

1941 - Allarme a Hollywood (1979)

L'avevo anticipato nella recensione dello scorso anno inerente al film per la televisione probabilmente più fantastico di sempre, ovvero Duel, che di tutti i film diretti dal mitico Steven Spielberg me ne mancava uno, ed era appunto quello di cui oggi ne ricorre il 40° anniversario della sua uscita italiana. Tuttavia se è grazie alla mia annuale Promessa Cinematografica che ho deciso di fare ciò, e se è grazie a TimVision (nella sua versione standard) che ne ho avuto l'occasione di vedere ciò, di appunto completare la sua filmografia, devo ammettere che di Sugarland Express (1974) ho zero ricordi, e che quindi sarà quest'ultimo il punto d'arrivo l'anno prossimo, ma per il momento concentriamoci sul film che la critica cinematografica ha definito come il punto più basso nella carriera di Spielberg, su di un film decisamente insolito. Ebbene mi spiace dire che in questo caso la critica professionale ha ragione, anche se non per il motivo per cui in America è stato un flop (soprattutto commerciale), e quindi non per colpa della filosofia che sta alla base della pellicola, anzi, è probabilmente quella la cosa più bella, 1941 è infatti un film comico sulla follia della guerra che, volutamente, mette in ridicolo l'esercito americano e la gente di Hollywood, ritraendoli come incapaci, inoltre prende di mira altri valori americani, come la famiglia, e questo li avrà fatto arrabbiare (non dimentichiamo che all'epoca in America la ferita per la guerra in Vietnam era ancora fresca e quasi sicuramente il pubblico sentiva il bisogno di vedere i propri valori esaltati e non sbeffeggiati), ma perché come commedia non fa ridere (almeno non come dovrebbe invece fare un film comico).

martedì 31 marzo 2020

I film visti in settimana (23-29 Marzo 2020)

Purtroppo in questa settimana non ho visto niente di particolarmente bello, come potrete notare dalle recensioni, tuttavia fortunatamente (giacché in parte ha alleviato un po' di delusione) ho rivisto un film che avevo promesso di rivedere, ed il film è Il Corvo - The Crow, ed è stata un'esperienza intensa farlo. Il film infatti, anche se ha perso un po' quella sua aura romantica, al contrario di quella sua aura oscura, rimane eccezionale. Tanti gli elementi che rimangono indelebili e che ancora adesso non smettono di esprimere la sua potenza, non solo il compianto Brandon Lee, che talento che era, proprio un peccato, non solo la colonna sonora, ma appunto la storia, capace di sconvolgere ed emozionare. Personalmente rimarrà uno dei cult della vita, uno di quei film da non dimenticare mai. Al contrario di alcuni film qui ivi presenti, dimenticabili. Degli altri invece una visione la meriterebbero. Scoprite quali.

Scappo a casa (Commedia 2019) - Partendo dal fatto che sono un grande fan del trio, comunque non mi dispiaceva il fatto che Aldo si fosse messo alla prova in un film da solista, anche perché dopo l'ultima fatica, Fuga da Reuma Park, era necessario dare una sterzata. Quindi ho visto il film senza alcun pregiudizio e non con l'idea di rimpiangere i compagni di sempre. Invece purtroppo la nostalgia dei bei tempi passati ha preso il sopravvento, perché nonostante un'idea molto interessante (anche se già dal titolo è facile intuire dove la suddetta vuole andare a parare) il film è sostenuto da una debolissima sceneggiatura, che passa da un siparietto all'altro senza avere continuità, i personaggi sono sviluppati pochissimo, anzi quasi per niente (tra gli attori da segnalare però una Angela Finocchiaro sempre in parte). Il tutto è farcito di una volgarità non necessaria e alle volte eccessiva. Il film vive solo di alcune trovate alla Aldo che risvegliano un po' lo spettatore dalla noia. Il tema del razzismo e dell'intolleranza potenzialmente carico, per la sua drammatica attualità, è trattato con un tono inadeguato e non riesce a incidere più di tanto. Come commedia poi (nella sua complessità) non fa mai ridere. Insomma la classica idea buona sviluppata male. Tuttavia bisogna dire che mi aspettavo di molto peggio, e invece non è la peggior commedia italiana degli ultimi anni, ma solo una commedia inutile. Voto: 4 [Qui più info e più dettagli]

giovedì 26 marzo 2020

Le serie tv del mese (Marzo 2020)

Ci sono serie che vedi alcune puntate ma che poi puoi anche non giudicare, anche perché se non la vedi nella sua interezza è pure complicato farlo, e poi ci sono serie che vedi da anni ed a cui non rinunceresti per niente al mondo, che per quanto offrano solo puro e semplice intrattenimento non puoi non vedere, però oggettivamente giudicare è complicato. Parlo di NCIS, perché nonostante io abbia recensito le scorse stagioni (la 13a e prima ancora la 12a), ora non mi sento in grado di pronunciarmi. Quello posso certamente dire è che è stata una stagione in linea con le precedenti, con casi criminosi avvincenti ed indagini che sviscerando nel passato, hanno permesso di scoprire qualcosa in più su tutti i membri della squadra. A proposito di squadra, ben due nuove reclute hanno rimpiazzato l'agente speciale DiNozzo dopo l'abbandono avvenuto lo scorso anno, e proprio questi due (un uomo ed una donna) hanno vivacizzato la 14a stagione di uno show che non chiude i battenti, anzi, raddoppia ancora ed ancora. Pian piano mi metterò in pari, nel frattempo che ciò avvenga, vedrò, ed ho visto, com'è ovvio, tante altre serie, per l'appunto ecco quelle che ho visto in questo turbolento mese di marzo.

martedì 24 marzo 2020

I film visti in settimana (16-22 Marzo 2020)

Meglio della scorsa settimana, almeno per quanto riguarda gli alti, con un potente ed intenso film (che al momento si piazza sul podio dei migliori film dell'anno visti), perché per quanto riguarda i bassi, due i film mediocri. Per quanto riguarda il resto ovviamente è nella media della sufficienza.

The Vanishing - Il mistero del faro (Thriller 2018) - La storia di questo film si basa su un evento realmente accaduto, un caso irrisolto successo sulle isole Flannan, tre guardiani scomparvero nel nulla senza lasciare traccia. E' il cosiddetto mistero delle isole Flannan, dicembre 1900, un rebus tuttora insoluto che ha dato adito a molte congetture, alcune persino di carattere soprannaturale. Non è il caso di quella degli sceneggiatori Joe Bone e Celyn Jones, che in The Vanishing - Il mistero del faro, regalano al regista Kristoffer Nyholm (Taboo) la loro versione dei fatti, fantasiosa sì ma con raziocinio thriller e derive squisitamente umane. Infatti, in questa interessante versione dei fatti, ogni mistero ha una spiegazione terrena, riconducibile a dicotomie dell'uomo. E appunto questo thriller psicologico gioca su varie tematiche come l'avidità, la paranoia e l'isolamento. Il faro, punto di riferimento per le navi, diventa una sorta di prigione quando i protagonisti si ritroveranno in una situazione estrema e non potranno contattare la terra ferma per via di una radio non funzionante. L'ambientazione grigia e cupa aumenta l'inquietudine e la sensazione di insicurezza che pervade i personaggi. Il ritmo del film si alterna a momenti frenetici, dove le scelte da fare devono essere prese molto velocemente, a momento lenti, di riflessione, dove l'angoscia e le decisioni prese devono essere affrontate. Se da una parte abbiamo quindi una narrazione che cerca di ricostruire i fatti di una vicenda, dall'altra parte troviamo la rappresentazione dell'animo umano con tutte le sue imperfezioni e le sue debolezze. E il risultato è lodevole, perché anche se non risulta così disturbante ed incisivo come vorrebbe essere, riesce a portare sullo schermo una storia convincente con dei buoni risvolti emotivi, mettendo appunto delle persone ordinarie (e tutte ben interpretate, nei panni dei tre guardiani ecco Gerard Butler, Connor Swindells e Peter Mullan, quest'ultimo soprattutto su altissimi livelli) in una situazione straordinaria. Una situazione che mette più che in altre occasioni con il faro protagonista (La luce sugli oceani e Cold Skin, ed uno presto qui arriverà), spietatamente in mostra le atroci ambizioni dell'essere umano. Peccato per il finale che sembra non reggere tutte le teorizzazioni e il filosofeggiare precedenti, ma la ricompensa è una mezz'oretta centrale efficace, nuda e cruda, oltre ad un clima claustrofobico che conferma quanto il fascio di luce del faro sia sempre l'ideale per illuminare fobie, insicurezze e solitudini. Tutto tranne che indimenticabile, comunque buon film. Voto: 6+ [Qui Trailer, più info e più dettagli]

giovedì 19 marzo 2020

Le mie canzoni preferite (Marzo 2020)

E' una stagione, anzi periodo, un po' strano questo qui, è praticamente primavera, ma una primavera in chiaro e scuro, anzi in bianco e nero, come l'immagine da me scelta che sta a simboleggiare appunto questa sensazione, ovviamente dettata da questa emergenza sanitaria, di offuscamento. Offuscamento della mente, della vista e del cuore, ma non dell'udito, perché se c'è una cosa che non potrà morire mai è la musica, e questa in questo momento è la nostra salvezza. E così dopo lo speciale Sanremo inerente la mia classifica finale della kermesse (qui) eccomi ritornare nella classica veste, con le canzoni che in questo periodo sto ascoltando spesso, ma che soprattutto apprezzo particolarmente, giacché ci sono canzoni che ugualmente ascolto ma che non mi fanno impazzire come invece queste qui, canzoni poche ma buone, anzi buonissime a parer mio. Su Youtube la playlist completa, qui come sempre i video singoli, buon ascolto.

C'è sempre qualche esordiente o cantante che conosco per la prima volta in queste liste, stavolta sono ben 3,
il primo è un rapper e cantautore statunitense (Arizona Zervas) che con questa canzone (Roxanne) nel 2019
ha raggiunto la posizione numero cinque nella Billboard Hot 100 e la top ten in Regno Unito, Australia e in molte altre nazioni

martedì 17 marzo 2020

I film visti in settimana (9-15 Marzo 2020)

Finalmente dopo settimane di calma piatta, seppur sempre negli standard delle mie incessanti ed altalenanti visioni, un piccolo Tsunami, soprattutto con un bel film, alcune belle e sorprendenti visioni, e nessuna sonora bocciatura. E credo che ciò sia già tanta roba.

Una famiglia al tappeto (Biografico 2019) - Prima della visione, le aspettative erano abbastanza basse, in realtà questa si rivela un commedia leggera e ben fatta con qualche tocco british, il film segue i primi passi della carriera della wrestler Paige e del clamoroso esordio con vittoria del titolo WWE (la più giovane a riuscirci fino ad ora), ti porta dietro le quinte della disciplina, ti fa vedere quanti sacrifici richiede questo sport-spettacolo e ti svela qualche "dietro le quinte" che soprattutto ad un appassionato (o chi lo è stato, come me) può sempre avere piacere di conoscere, ma è anche un film che può guardare anche uno che non conosce il wrestling, perché viene anche raccontata una storia di amicizia fraterna, che va oltre la gelosia e la rabbia iniziale perché la sorella ce l'ha fatta e lui no, di una famiglia che cerca di tirare avanti in maniera onesta, dopo che il padre, lo aveva fatto in altro modo durante la sua gioventù e aveva pagato con la prigione per questo, sì, l'ennesimo film di redenzione grazie allo sport, ma non è quello che in fondo vuol vedere chi guarda questo tipo di film? Un film, scritto e diretto da Stephen Merchant (attore di cinema e televisione nonché doppiatore qui per la prima volta regista cinematografico), classico nella sua struttura narrativa anche se condito da alcuni accostamenti contrastanti fra loro. L'ambientazione working class inglese (si fa per dire) più realistica ed il mondo più patinato della WWE in terra d'America. Discrete le caratterizzazioni dei personaggi per un film (Fighting with My Family) che si non discosta dal filone sportivo. La famiglia della protagonista, allegramente disfunzionale, è il vero fulcro del film un po' come era nel (molto) migliore The Fighter, inserendosi in quei prodotti medi senza infamia e senza lode. E per essere un prodotto WWE è già tanto, in fondo. Buona la prova del cast (con la giovane e carina, più della reale protagonista della vicenda, Florence Pugh che offre un'ottima performance ben affiancata da un divertente Nick Frost e da un Vince Vaughn perfetto per il ruolo di allenatore duro ma giusto, c'è anche Lena Headey e pure The Rock), non male le scene di lotta, ritmo disinvolto ed emozioni in primo piano, per una visione discreta, coinvolgente e appagante quanto basta. Nota di merito anche per la musica nel film. Voto: 6,5 [Qui Trailer, più info e più dettagli]

venerdì 13 marzo 2020

Datemi un pezzo di torta per farmi stare bene

Oggi non è solo il giorno in cui Jason Voorhees può finalmente sfogare la sua rabbia e vendicarsi, ma è anche il giorno del mio compleanno, 35° compleanno. Se infatti non mi seguite su Twitter ma soprattutto su Facebook, potevate non saperlo (su Instagram poi è quasi impossibile sapere la data del compleanno di qualcuno), ma ve lo dico io adesso con questo post, post che scrivo in un momento non proprio felicissimo. Oddio, felice oggi devo e voglio esserlo, ma sono momenti che non tolgono dalla mente preoccupazioni e delusioni. C'è difatti amarezza e timore mista a paura in me. Amarezza per l'improvvisa rottura della relazione tra mio fratello ed ora la sua ex fidanzata (è stata lei a lasciarlo, per motivi non del tutto precisati), e timore mista a paura per la situazione attuale del coronavirus, giacché essendo io un soggetto a rischio, c'è molta preoccupazione. La mia famiglia è attenta, però non si può mai sapere chi puoi incontrare (nelle ormai comunque poche occasioni, si esce solo se necessario) al supermercato, in farmacia o da qualunque altra parte, soprattutto dopo quello che è successo, dopo le fughe di gente incosciente e le nuove disposizioni. In ogni caso la vita va avanti, come sempre va, e se oggi potrebbe bastare un pezzo di torta, della mia torta (non quella desiderata ma quella che è stata possibile procurarsi, e se è una crostata al cioccolato va bene lo stesso), a risollevare la giornata, domani il resto (non del dolce, quello probabilmente sarà già finito, in generale intendo) dovrà comunque bastare, e sicuramente basterà, perché è bastato fino ad ora. Detto questo di me, altro non ho da dire, anche se potrei qualcosa accennare al fatto che il blog ha finalmente raggiunto i 100 follower e che a distanza di quasi due mesi il mio nuovo corso mi piace sempre di più, perché riesco adesso a fare tutto con più calma, dopotutto senza troppo stress è meglio. Voi invece non mi avete ancora detto se questo nuovo corso vi piace o meno, o se davvero utile è la pagina dell'Angolo del Cinema. Va detto però che nolente o volente tutto continuerà nel modo e nei tempi che ora seguo, almeno fino a quando vorrò e potrò. Comunque se avete qualche domanda da pormi, che esse siano anche non inerenti al nuovo metodo o agli archivi (in generale insomma), sarò ben felice di rispondervi, ovviamente nei commenti. In ogni caso domande o non domande, tante belle cose a me, e pure a voi.

martedì 10 marzo 2020

I film visti in settimana (2-8 Marzo 2020)

Una settimana tranquilla, forse troppo tranquilla, dato che ho visto film che oltre la sufficienza nessuno ha raggiunto. Nessuna sorpresa in positivo ahimè infatti, anzi, ultimamente mi sembra di vedere film che solo io vedo, e non so neanche perché. Sarà forse pura semplice casualità? Si vedrà.

Domani è un altro giorno (Commedia, Drammatico 2019) - Il regista Simone Spada dà sfoggio delle sue capacità con questo film, con una storia drammatica dai risvolti esistenziali attraversata da un turbine di emozioni contrastanti, affidata a una coppia di protagonisti eccellenti come è quella formata da Marco Giallini e Valerio Mastandrea. Verrebbe quasi da esaltarsi, se non si fosse letto fin da subito sui titoli di testa che Domani è un altro giorno è un remake (deprecabile moda del cinema italiano di inizio ventunesimo secolo, che denuncia la pochezza delle proprie idee) di Truman, film spagnolo di appena quattro anni prima, diretto da Cesc Gay. Sulla sceneggiatura originale del regista e di Tomas Aragay hanno messo quindi le mani (invero in maniera molto rispettosa) Giacomo Ciarrapico e Luca Vendruscolo, traslando le vicende da Madrid a Roma e la trasferta olandese in terra di Spagna, il risultato è senza dubbio azzeccato, ma la differenza c'è e si vede ugualmente. Se Truman infatti era davvero molto emozionante e gestiva con maestria il gioco tra i due amici (Javier Cámara uno, Ricardo Darín l'altro), con una perizia recitativa (e di direzione degli attori), qui i pur bravi attori non reggono il confronto, sia per differente caratura che per minor definizione della regia, un po' frettolosa e "tirata" via anche nelle scene più intense, dove un attimo in più o in meno di sospensione fanno la differenza. Ma al di là dei confronti, che lasciano il tempo che trovano per chi non ha visto il film spagnolo, a mancare è una reale partecipazione emotiva, tant'è che più emozionante di molte scene del film è il finale musicalmente allietato dalla bella canzone di Ornella Vanoni (con parole che sembrano scritte per Domani è un altro giorno, con il bilancio su tutta una vita), interpretata dalla giovane Noemi. E tuttavia bisogna riconoscere che piacevole da seguire è questo film, certo, si sperava meglio di una commedia di buon mestiere, ma tutto sommato meglio così che peggio. Voto: 6 [Qui più info e più dettagli]

giovedì 5 marzo 2020

[Cinema] V/H/S Trilogy

Nell'ambiente degli appassionati di horror la trilogia V/H/S è ben nota, creata nel 2012 da un'idea di Brad Miska, fondatore del sito di informazione horror Bloody Disgusting, come intenzione di riunire sotto un unico marchio i più prestigiosi nomi dell'horror indie americano. Costoro insieme firmano e cuciono assieme dei mockumentary per certi versi visti e rivisti, ma tuttavia rappezzati curiosamente e con un certo accattivante potere attrattivo, consentendo agli insiemi di formare dei prodotti curiosi, visivamente inquietanti, sgradevoli e disturbanti da seguire anche per il modo in cui viene simulata la ripresa con il vecchio e ormai desueto formato "vhs" del titolo/dei titoli (sgranati, poco nitidi, disturbati da registrazioni precedenti o dalle interferenze dovute alla smagnetizzazione dei nastri, idea interessante che subito discostano queste produzioni da tanti altri fratellini più commerciali). Concept brillante e struttura ad episodi, tenuti insieme da una cornice (narrativa), spesso ma non sempre funzionale, V/H/S utilizza la tecnica del found footage per rinverdire il genere in modo originale e divertente. Non è un caso che tutti gli episodi siano una sorta di bigino inerente il meglio e il peggio del genere, con immagini però spesso confuse o di infima qualità offerte da regia così estremi da mettere a dura prova anche il fan più oltranzista. Io non sono mai stato e non sono tuttora un grande amante dei mockumentary e dei found footage, o almeno non della maggioranza di essi, a meno che non colgo qualcosa che li differenzia dai soliti stereotipi prestampati, a meno di qualcosa di originale o perlomeno di uno stile particolare. Ebbene in questo caso sono rimasto contento di scoprire che si trattava di un found footage molto bizzarro, diverso dal solito, più sporco, più cattivo, meno plasticoso, ed è qualcosa che mi ha portato ad apprezzare questo prodotto/questi prodotti, nonostante qualche imperfezione (o più di una) l'abbia scovata ugualmente (in tal senso va bene che sono caratteristiche tipiche, quelle di essere molto mosse, ma si poteva e si doveva trovare un compromesso migliore). Comunque tra alti e bassi, come accade per ogni film composto da più episodi, V/H/S può considerarsi un progetto nel complesso riuscito. Curioso e originale nel suo concept, piacevole da guardare e capace di elargire emozioni forti. Perché anche se il risultato è disordinato, caotico, non troppo equilibrato, globalmente ha un certo fascino, e qualcosa funziona seriamente a dovere. Giacché questa in generale (l'analisi non può comunque prescindere sulla somma delle parti, su una cornice sbagliata, su uno sviluppo traballante) è una discreta raccolta che, pur rimanendo sempre intorno alla sufficienza, si lascia guardare con curiosità grazie alla varietà dei generi horror trattati (tutti i generi, ma proprio tutti). In tal senso è innegabile non accorgersi di alcuni momenti, sparsi qua e là, di tensione pura, se non paura. Vediamo quindi quali, e tutto il resto dettagliatamente.

martedì 3 marzo 2020

I film visti in settimana (24 Febbraio/1 Marzo 2020)

In questa settimana ho visto (grazie anche a RaiPlay) alcuni film in prima visione che sono andati in onda in chiaro nelle ultime settimane, più precisamente sulle reti Rai, prevalentemente Rai 4, dal 26 gennaio scorso al 17 febbraio scorso, e li ho quindi raggruppati in questo post settimanale. Io spero che alcuni di questi film abbiate visto, ma se così non fosse, almeno in certi casi, vi direi di recuperare e vedere. In tal senso una precisazione su un caso particolare. Sì perché, vi suggerisco di vedere Summer of '84 con i sottotitoli (in italiano o se preferite anche in inglese) come ho fatto io (per fare ciò ovviamente bisogna trovarlo in streaming da qualche parte). S'è parlato infatti molto nelle scorse settimane (l'ha fatto anche Moz) del pessimo doppiaggio che Rai 4 ha proposto il giorno che è andato in onda, e così per non attendere un altro passaggio televisivo (un ri-doppiaggio poi non è scontato che avvenga) ho preferito fare in questo modo. E per fortuna che l'ho fatto, e poi non sarebbe stato giusto se avesse questo "malus" influito sul mio giudizio. Detto questo, via alle recensioni.

Paziente 64 - Il giallo dell'isola dimenticata (Giallo 2018) - L'ultimo capitolo, si dice definitivo, della coppia di poliziotti danesi (di Carl Morck e del suo fidato collega Assad, rispettivamente e nuovamente interpretati da Nikolaj Lie Kaas e Fares Fares) e del Dipartimento Q, affronta un tema non certo nuovo, ma sicuramente attuale, non si scosta dalle classiche dinamiche e non riserva grandi sorprese (vi sono più di una banalità) ma sfrutta una storia interessante e socialmente impegnata (nonché misteriosa, una macabra scena del crimine iniziale apre uno squarcio sui lati più oscuri della Danimarca passata) per stimolare ed avvincere lo spettatore, riuscendoci. Il romanzo alla base (dello scrittore danese Jussi Adler-Olsen) prende spunto da una drammatica storia vera che ha coinvolto migliaia di donne danesi, e la trasposizione in forma filmica (la quarta tratta dalla relativa saga, che conta a oggi però sette volumi letterari) non risparmia la durezza, fisica e psicologica, del trauma subito dalle vittime, dando vita a un poliziesco nordico di notevole atmosfera e dalla tensione costante. Sempre di qualità eccellente (anche grazie al talento di due discreti attori), con personaggi ormai familiari per coloro che hanno visti i film precedenti (Carl Mørck - 87 minuti per non morire del 2013, The Absent One - Battuta di caccia del 2014, A Conspiracy of Faith - Il messaggio nella bottiglia del 2016) ed un cattivo degno del Mengele nazista, Paziente 64 (o Journal 64), diretto dal regista Christoffer Boe, che segue le linee cardine del filone nello svolgimento delle indagini che però spezia con toni più aspri e freddi e con un pizzico di azione di pregevole fattura, che muovendo le coordinate narrative su due diverse linee temporali (che preparano abilmente il campo ai successivi colpi di scena che comunque ci sono) offre anche spazio a diversi spunti di riflessione sulla società contemporanea, è quindi un discreto thriller. Qualche situazione un po' forzata a livello di sceneggiatura, ma sono piccoli difetti, difetti di un film forse un po' troppo lungo ma comunque mai noioso, di un film consigliabile a tutti ma sicuramente indicato agli amanti del genere. Perché come con gli altri capitoli la pellicola non risparmia il torbido, è concreto nel suo insieme, e si rivela solido. Voto: 6,5 [Qui Trailer, più info e più dettagli]

giovedì 27 febbraio 2020

Le serie tv del mese (Febbraio 2020)

Cambia il genere (dal cinema alla serie) ma non cambia il metodo, anche se dalla settimana si passa al mese, ma è l'unica differenza, giacché anche in questo caso nella pagina dell'Angolo delle Serie Tv facente parte ogni serie in oggetto, troverete oltre al Trailer (che novità ho messo io senza l'ausilio di widget) una scheda tecnica di informazione antecedente alla recensione (simile a quella dei film). E quindi invito tutti, se volessero sapere tutto ma proprio tutto di ogni singola serie che d'ora in poi recensirò (soprattutto le informazioni di base, puntate e durata, ma anche altro), di consultare codesta pagina, che trovate al link dopo il voto datogli da me. Detto questo ecco le serie viste in questo ultimissimo mese.

The Walking Dead (10a stagione/prima parte) - Quest'anno al contrario della scorsa volta, ma già precedentemente fatto più e più volte, ho visto la nuova stagione della serie AMC in due parti. E che dire perciò del mid-season di questa decima stagione? Diciamo che come finale di metà stagione mi aspettavo molto di più, pensavo che succedessero più cose importanti ma a parte il ritrovamento dell'orda e la probabile acquisizione di più armi, non è successo nulla di concreto. La trama c'è, gli sviluppi anche, ma il finale di metà stagione è per niente esplosivo, come il resto (le rivelazioni finali non sembrano infatti essere in grado di reggere la qualità complessiva di questa decima stagione, che finora si è dimostrata altalenante). Le prime puntate sembravano partite col piglio giusto, per poi concentrarsi tuttavia su personaggi e sceneggiature un po' deboli, regalando dei veri picchi di attenzione soltanto con l'ingresso in scena di Negan (che sembra "ritornare" indietro nei propositi) e con l'inaspettata morte di una fresca "vecchia guardia". Questa stagione si sta difatti soffermando troppo sui personaggi che non è un male, ma neanche un bene. Soffermarsi sui personaggi senza bloccare la trama, questo è quello di cui si ha bisogno, sembra come che se devono far vedere le emozioni dei protagonisti non possono far vedere lo sviluppo della storia. Sarà perché non hanno molto da dire? Non lo so. L'unica cosa che so è che dalla prima puntata sono successe veramente poche cose e sono state diluite un po' troppo per otto episodi (e non parliamo poi dell'assenza di Rick, che si sente eccome, né Michonne né la piccola "spaccaculi", e tutti gli altri, riescono difatti fino in fondo a sopperire). Speriamo che con la seconda metà le cose vadano meglio. E in tal senso dico che servirà molto di più di quello fatto fino ad adesso, perché la stagione 10 possa riuscire a colpire come fu con la Stagione 9 dalla quale sembrava trasparire un cambiamento che finora (purtroppo) non si è ripetuto. Voto: 6- [Qui Trailer, più info e più dettagli]

martedì 25 febbraio 2020

I film visti in settimana (17-23 Febbraio 2020)

Questa volta ho preso una bella cantonata, fortunatamente compensata da pellicole non sorprendenti ma consigliabili, vedibili ed interessanti. Tutte comunque e come sempre di generi diversi, per andare incontro ai gusti di tutti (voi), dopo quelli miei ovviamente.

The Bad Seed (Thriller 2018) - Dopo il mediocre The Prodigy eccoci nuovamente dalle parti del genere "ragazzino diabolico", anche se in questo caso si tratta di una ragazzina e anche se in questo caso si torna al classico, né possessione né reincarnazione, ma una bambina criminale con "il diavolo in corpo". E sorprendentemente la classicità paga, e non solo perché il film essendo un remake di un classico del genere, quel Il giglio nero da molti considerato un cult capolavoro, ha già dalla sua una base di un certo rilievo, ma perché questo film thriller americano è ben fatto (seppur questo sia di stampo prettamente televisivo). Un film cattivo al punto giusto e che non si risparmia in crimini delittuosi, che fa più paura di un horror moderno qualsiasi. Perché se non si può negare che la regia di Rob Lowe (autentico mattatore dell'opera, produce, dirige ed interpreta) mostri ampiamente la propria inadeguatezza, con una dipendenza eccessiva dai droni (che sovente confondono la geografia spaziale delle scene) e con una goffa organizzazione delle conversazioni, è innegabile non accorgersi che l'ambientazione fredda e asettica, tutta pareti bianche e ordine compulsivo, contribuisca alla buona resa "psicologica" del prodotto. Un prodotto impreziosito non solo dalla presenza nel cast di Cara Buono e soprattutto di Patty McCormack (la protagonista del film del 1956), ma dall'interpretazione della little psycho Mckenna Grace (già ampiamente apprezzata in altre pellicole), molto in parte e capace di risultare al contempo snervante, dolce e occasionalmente divertente (peccato solo per il doppiaggio che ne svilisce la portata). Un prodotto che pur senza raggiungere il livello dell'originale, si fa (nonostante poi una sceneggiatura non del tutto convincente) apprezzare, risultando al fine passabile. Voto: 6+ [Qui più info e più dettagli]

giovedì 20 febbraio 2020

Le mie canzoni preferite - Speciale Sanremo 2020

Non ho mai seguito con grande interesse il Festival di Sanremo, o almeno la kermesse, perché le canzoni inevitabilmente ho sempre ascoltato. Tuttavia quest'anno grazie a RaiPlay l'ho seguito interamente, il giorno dopo ovviamente, e ho notato che gli anni d'oro di Sanremo sono finiti, tramontati, sdoganata anche questa kermesse, che è sempre stata simbolo di serietà ed eleganza, la televisione è ormai nel tunnel (e non parlo solo del trash), e non vedrà forse mai più la luce. Ma credo sia solo conseguenza dei tempi, bisogna solo adeguarsi. L'ho fatto e mi sono quindi soffermato sull'aspetto musicale, ho ascoltato tutte le canzoni, più e più volte, mi sono preso una settimana di riflessione, ed ho quindi stilato la mia classifica, anzi, la mia lista delle preferenze. Ho suddiviso le canzoni (prima ancora le categorie) ed ho assegnato ad ognuna delle stelle, una per le "peggiori", due per le passabili e tre per le migliori. Ed è così che oggi vi presento questa lista, una lista con tutte le canzoni, solo per le migliori il video a schermo, per tutti gli altri il link del video ufficiale. Comunque ad ogni step un commento, per spiegare le mie scelte e quindi il perché, buon ascolto e lettura.

GIOVANI

Fadi con Due Noi (Video)

Gabriella Martinelli e Lula con "Il gigante d'acciaio" (Video)

Marco Sentieri con Billy Blu (Video)

Matteo Faustini con "Nel bene e nel male" (Video)

Fasma con Per Sentirmi Vivo (Video)

★★
Eugenio in via di Gioia con Tsunami (Video)

★★
Leo Gassmann con Vai Bene Così (Video)

★★★
Tecla Insolia con "8 marzo"

Sconosciuti la maggior parte, ma al di là di ciò, le canzoni solo in tre casi hanno acceso una scintilla. A Leo Gassmann vincitore della categoria in questa edizione gli faccio scontare quel brutto motivetto finale, non ho ancora capito che dice, tanto che nonostante il messaggio banale così come il testo, penso che la canzone di Tecla sia migliore, e che quindi ella meritasse la vittoria. Comunque tra queste due che si sono contese la vittoria, un terzo gruppo, un terzo artista, si fa ugualmente valere. E' palese che il riferimento sia Elio e le storie tese, non sono a quel livello, ma Eugenio in via di Gioia sono sulla buona strada.

martedì 18 febbraio 2020

I film visti in settimana (10-16 Febbraio 2020)

E' stata una settimana decisamente altalenante, anche se nessun vero alto e nessun vero basso, una settimana comunque cinematograficamente interessante, con alcune sorprese, sia in positivo che in negativo. E se nella realtà niente di gratificante, grazie ai film della settimana, un po' di risate e movimento c'è stato.

City of Lies - L'ora della verità (Thriller 2018) - Un film sulla corruzione delle forze dell'ordine e sulla sfiducia che ne deriva, ma anche la storia di un uomo onesto vittima del sistema. Un nuovo Serpico (Sidney Lumet, 1973) quindi? No, ma la morale e l'amaro che ci pervade dopo la visione sono gli stessi. Contrastanti le critiche, troppo cattivi con Johnny Depp (soprattutto dopo la sua interpretazione di Grindelwald), che qui torna ai suoi livelli. Altro che bolso e svogliato (Depp si è perso un pezzo per volta, ogni tanto, però, ci regala interpretazioni che ricordano il grande talento che era, fin dai tempi di Edward mani di forbice), è il personaggio che è ferito, morente, privo di interesse su ogni cosa. L'unico sussulto, l'unica vibrazione, è andare a vedere le partite di baseball del figlio con cui non ha più rapporti. Il motivo? L'ossessione per un caso mai risolto (che forse mai verrà risolto), l'omicidio del rapper Notorius (e di Tupac, a proposito di quest'ultimo peccato che All Eyez on Me non sia riuscito a rendergli onore). Il film, diretto da Brad Furman e basato sul romanzo LAbyrinth di Randall Sullivan (che ripercorre appunto, tramite le indagini del detective Russell Poole, aiutato dal giornalista Forest Whitaker alias Jack Jackson, l'omicidio di Notorious B.I.G. e l'omicidio di Tupac Shakur), è ben ritmato, riesce a catturare anche quelli a cui il mondo del rap non interessa (come me, anche se le loro storie continuano ad affascinarmi sempre) e lascia addosso una tristezza, una pesantezza come pochi. Demolisce l'America e le forze dell'ordine (di un paese corrotto), ci lascia soli in mezzo ad uno schifo e l'ultima frase schiaccia l'anima: a cosa è servito tutto questo? City of Lies perciò, ingiustamente snobbato, che ricorda con piacere quel filone poliziesco che tanto funzionò negli anni '90, è buon film, un thriller estremamente piacevole in grado di raccontare una serie di vicende che ancora oggi affascinano e non trovano risposta. Il film infatti, nonostante non faccia gridare al miracolo, riesce ad intrattenere dall'inizio alla fine lo spettatore. L'unica richiesta palese del film è quella della massima attenzione. Di fatto, la palese mole di informazioni che devono essere digerite, se affrontante sotto gamba, potrebbero penalizzare fortemente la visione. Ad ogni modo, promosso. Voto: 6,5 [Qui più info e più dettagli]

giovedì 13 febbraio 2020

I vincitori e le mie considerazioni su i Premi Oscar 2020

In una serata in cui quasi tutto, più o meno, era scontato, non potevano di certo mancare le sorprese. Nella luccicante cerimonia, una cerimonia sobria ed elegante finalmente scevra di inutili conduttori e soprattutto di inutili sketch ed invece ben intervallato musicalmente parlando, che ha premiato il mondo cinematografico attuale, non sono difatti mancate le sorprese (tanto che come l'anno scorso io ne abbia azzeccati 8 dei miei pronostici). Una su tutte, quella della vittoria di Parasite come Miglior Film, non che questo non lo meritasse stando a quello che si dice (io infatti come già ripetuto ho visto un solo film di quelli nominati), ma mai un film non in lingua inglese aveva vinto questo ambitissimo premio, c'è riuscito questo film venuto dalla Corea del Sud, da una cinematografia che ha preso un treno per l'America, è partita da Busan, ha attraversato lande ghiacciate e desolate, ed è arrivato col suo pieno di Soju (tipica bevanda coreana fortemente alcolica, che il regista Bong Joon-ho avrà certamente consumato dopo quello che gli è successo, ovvero vincere due Premi Oscar personali, 4 complessivi) fino a Los Angeles, fino al Dolby Theatre dove si è appunto svolta domenica scorsa la 92ª edizione dei premi Oscar, un'edizione che ha visto qualcosa che non aveva ancora visto, ma che ha visto anche tantissimo altro. Partiamo dagli attori, se prevedibile era quello a Joaquin Phoenix (il suo Joker è indubbiamente unico), un'attore da me sempre apprezzato (l'unico appunto il discorso), non tanto quello a Brad Pitt, perché seppur pronosticato non me l'aspettavo riuscisse davvero a battere quattro mostri sacri che erano con lui in nomination. Tutt'altro discorso alle attrici, avevo pronosticato vincente Renée Zellweger perché sembrava scontato, non perché era giusto, giacché vedendo alcuni spezzoni (del film Judy) proprio non mi convinceva, ma ha vinto, e seppur lo ritengo un premio esagerato, così è stato. Tra le non protagoniste ecco la sorpresa (ma fino ad un certo punto) di Laura Dern, che batte un quartetto niente male, dove ad uscire sconfitta è soprattutto Scarlett Johansson, che nonostante la (una) nomination in entrambe le categorie (ovviamente con due film diversi) rimane a mani vuote. Lei che insieme all'attrice figlia d'arte (il grande Bruce Dern) erano in Storia di un matrimonio, quest'ultimo che si deve accontentare come Jojo Rabbit (l'altro film con la Johansson protagonista, che fa vincere all'adorabile Taika Waititi l'Oscar per la migliore sceneggiatura non originale) di un solo Oscar a fronte di 6 nomination. Esattamente come succede anche all'ennesima versione delle Piccole donne, la versione di Greta Gerwig, che vince l'Oscar della classicità, grazie al classicismo dei suoi vestiti (avrei preferito vincesse qualcosa di meno classico).

martedì 11 febbraio 2020

I film visti in settimana (1-9 Febbraio 2020)

Eccolo qui il nuovo formato, il nuovo metodo di selezione, che poi non è tanto diverso da quello già più volte proposto in alcune circostanze, l'unica differenza è appunto quella che la distinzione di qualità viene definitivamente abolita. Tuttavia sostanziale novità è riscontrabile nella pagina dell'Angolo del Cinema facente parte ogni pellicola in oggetto, poiché questa contiene oltre al Trailer (quando quest'ultimo è disponibile nel widget) una scheda tecnica di informazione antecedente alla recensione. E quindi invito tutti, se volessero sapere tutto ma proprio tutto di ogni singolo film che d'ora in poi recensirò (titolo originale, trama, durata e quant'altro), di consultare codesta pagina, che trovate al link dopo il voto datogli da me. Detto questo, via al nuovo corso.

The Prodigy - Il figlio del male (Horror 2019) - Francamente, questo horror di Nicholas McCarthy, regista di The Pact ed Oltre il male ma soprattutto regista del segmento più affascinante di Holidays, ovvero Easter, delude un po'. Dopo un inizio interessante, anche sul piano di ritmo e montaggio, il film sembra ricadere nei soliti cliché da ragazzino (anzi bambino, teoricamente alla fine del film ha comunque solo otto anni) diabolico, anche se qui non si tratta di possessione diabolica ma di reincarnazione, dove comunque è un serial killer a reincarnarsi, secondo la credenza cui sembra soggiacere il film, un film che si presenta fin dai primi minuti come un prodotto "teen" d'intrattenimento, che però non osa mai e si accontenta di qualche momento di tensione costruito con ingegno (e il tentativo di uscire dai cliché della possessione demoniaca, benché di per sé apprezzabile, si ferma così ad un livello piuttosto approssimativo, anche perché gli stessi luoghi comuni narrativi e tecnici che inflazionano il genere vengono qui applicati, e con sufficienza). Infatti anche già dopo l'antefatto è tutto troppo prevedibile, i colpi di scena latitano, ogni sequenza chiama meccanicamente quella successiva e la dignitosa cornice visiva si regge su una sceneggiatura in molti punti traballante (la dinamica con cui si arriva al disperato tentativo finale di salvare il ragazzino è di spiazzante superficialità). Non annoia ed intrattiene, per passare una serata "tranquilla" può anche andare bene, tuttavia bisogna comunque sottolineare il potenziale che vien sprecato, proprio perché il film, che si affida ad attori fin troppo sconosciuti (a parte Colm Feore e Jackson Robert Scott, il giovane attore, già iconico nel ruolo dello sfortunato Georgie dell'IT - Parte 1 di Andy Muschietti, che poi è l'unico elemento del film a trasmettere, e bene, ambiguità ed una piccola dose di inquietudine), non è all'altezza delle sue premesse, o promesse, sgonfiandosi rapidamente con un deus ex machina troppo, troppo facile. Voto: 5 [Qui Trailer, più info e più dettagli]

giovedì 6 febbraio 2020

Pronostici Premi Oscar 2020

Un po' a sorpresa, perché non era previsto, ma pochi giorni prima della premiazione finale mi è sembrato giusto (come già accaduto in altre occasioni, qui per esempio) fare un pronostico (nonostante di tutti i film nominati ne ho visto solo uno) sui premi Oscar che saranno assegnati domenica. Infatti credo che dopo molti anni che seguo queste cose, sin da quando ho aperto questo blog, qualcosa sull'argomento ne capisca, anche se in questo specifico caso tutti i miei pronostici sono dettati dalle sensazioni. In ogni caso grazie a Vanity Fair, ma non chiedetemi perché e come (dico però che l'ho trovato da un'amica blogger, di un blog che abbina la cucina al cinema), ho potuto stilare facilmente questa lista, e potete farlo anche voi a questo indirizzo Vanity Fair's Oscar Ballot 2020, e così in attesa di scoprire chi vincerà quest'anno ed ovviamente di vedere tutti i film nominati, eccovi il mio pronostico ufficiale.

martedì 4 febbraio 2020

Fortemente "Barcollo, ma non mollo", non per adesso almeno..

Nelle ultime settimane ho avuto modo di riflettere intensamente sul mio "lavoro" di Blogger, sui motivi che mi hanno spinto ad aprire questo blog e se fosse ancora utile e/o necessario tenerlo aperto, e la risposta è stata più negativa che positiva. Benché infatti abbia più volte ripetuto che mi piace quello che faccio, che poco importante è se poche sono le visite e che la Blogosfera è un bel mondo di cui orgogliosamente fare parte, mai come in altre occasioni (e il fatto che molti virtualmente se ne sono andati non aiuta) si è balenata in me la voglia di chiudere bottega, la voglia appunto di chiudere baracca e burattini. Tuttavia di gettare al vento tutto quello fatto in questi anni non mi andava, non sarebbe stato giusto, basti pensare che solo due settimane fa io abbia sottoscritto una "Promessa" (cinematografica), che voglio mantenere e portare assolutamente a termine. E così nel frattempo che trovassi il bandolo della matassa, che trovassi la soluzione più logica o solo più semplice ai miei "problemi", ho rimandato l'inevitabile per un mese. Difatti nel mese di Gennaio tutto è rimasto invariato (molti post li avevo già fatti e programmati), ora però, dopo aver sbrogliato quella famosa matassa e trovato (e probabilmente nella maniera più definitiva possibile) il modo più facile (almeno secondo me) per continuare la mia "missione", sono pronto a spiegarvi tutto nel dettaglio. Innanzitutto la frequenza settimanale di pubblicazione passerà da 5 a 2, un post il martedì ed uno il giovedì. Quello del martedì sarà esclusivamente abbinato alle mie visioni cinematografiche della settimana, un post senza divisione di genere e qualità, 6 film ogni volta. Quello del giovedì invece per tutto il resto, che comprende sia il versante musicale (che d'ora in poi sarà mensile) sia gameristico (che al contrario sarà ristretto), che ovviamente quello "seriale", quest'ultimo con tutte le serie tv del mese (che quindi sarà adesso mensile). A proposito di serie tv e di film, in entrambi casi se alcuni prodotti dovessero però orbitare intorno all'otto di voto avranno una recensione singola. Saranno perciò garantiti tutti i classici argomenti (che si tratti anche di Tag e quant'altro), e saranno inoltre e soprattutto garantite le rassegne cinematografiche e nerdistiche che si susseguiranno, e comunque se servirà posterò una volta di più. In secondo luogo, e mi spiace deludere alcuni miei follower, più che recensioni vere e proprie, saranno dei commenti, si spera più esaustivi possibili, ad essere qui protagonisti. Infine proprio perché posterò solo due volte a settimana, saranno soppresse tutte le pause, a parte quella di questa settimana, giacché il "treno" partirà da settimana prossima, in cui martedì ci sarà il primo post relativo ai film della settimana e giovedì le mie personali considerazioni sui Premi Oscar. E insomma sarò sempre e comunque attivo, ma le pubblicazioni subiranno una brusca frenata, in tal senso mi spiace deludere chi mi ha sempre fatto i complimenti per la mia costanza e chi me ne ha fatti per le mie "corpose ed approfondite" recensioni, però meglio così che niente. Se avrò fatto la scelta giusta lo dirà il tempo, in ogni caso e tuttavia non mi pento già di niente.

venerdì 31 gennaio 2020

Gli altri film del mese (Dicembre/Gennaio 2020)

Se ieri c'è stato l'ultimo post con la dicitura "I peggiori film", oggi ecco l'ultimo con la dicitura "Gli altri film", sì perché come anticipato qualcosa presto cambierà, e cambierà nel senso che, ma spiegherò comunque tutto mercoledì nella settimana di riposo, la frequenza di pubblicazione subirà un ridimensionamento e il metodo di raggruppamento sarà un po' diverso. Nel frattempo che ciò verrà spiegato e tutto partirà, approfitto di questa occasione per consigliare a cinefili ed estimatori della settima arte alcuni documentari, documentari prevalentemente riguardanti il cinema in generale, che mi son capitati di vedere in questi ultimi due mesi. Documentari che, chi piaciuti più o piaciuti meno, sono tanto interessanti. Il primo è un racconto sull'affascinante mondo di Hollywood tra gli anni '30 e '60, appunto I segreti di Hollywood, quattro puntate che raccontano il dietro le quinte di un mondo all'apparenza dorato che ha dovuto invece lottare con il gossip, la censura e lo spionaggio, e che ha affrontato "di petto" la sessualità. Il secondo è l'esplorazione al mondo del cinema fantascientifico attraverso interviste e interventi di registi, attori e produttori, tutto coadiuvato dal regista e premio Oscar James Cameron, appunto James Cameron - Viaggio nella fantascienza, sei puntate che esplorano in tutti i suoi aspetti il cinema della fantascienza, dai mondi di Spielberg e Scott al suo lato "oscuro", dalle "Robot Invasion" ai mostri, dagli alieni ai ritorni al futuro, praticamente tutto quello che riguarda il genere fantascienza. Poi due (anzi tre) documentari sugli anni '80 al cinema, prima Da Rambo a Terminator - Quando Hollywood picchiava duro, un viaggio nell'età dell'oro dei film d'azione, esplorando le dietro le quinte di grandi blockbuster come Rocky, Rambo e Terminator, e dopo Da Chuck Norris a Bo Derek, il folle decennio della Cannon Films, Chuck Norris, Stallone, Van Damme, Bo Derek sono solo alcuni dei protagonisti dei gloriosi film di serie B anni '80 targati Cannon Films (film così tanto bizzarri e trash che la voglia di adesso vederli è tanta). Infine Ghostbusters: La vera storia, il documentario definitivo sulla storia della realizzazione del film cult diretto da Ivan Reitman nel 1984: Ghostbusters - Acchiappafantasmi. Insomma il meglio del meglio, li trovate tutti su NOW TV, buona visione.

giovedì 30 gennaio 2020

I peggiori film del mese (Dicembre/Gennaio 2020)

Qualcosa (tanto) sta per cambiare, domani saprete qualcosa di più, poi farò un post apposito (dove spiegherò il perché e il modo in cui tutto cambierà), ma sappiate già da adesso che questo sarà l'ultimo post con la dicitura "I peggiori film", anche se le pellicole "brutte" ci saranno comunque anche dopo.

Bushwick (Azione, Usa 2017)
Tema e genere: Un action diretto a quattro mani piuttosto bene, soprattutto nelle sue numerose scene action dalla coppia Cary Murnion/Jonathan Milott, con la star da blockbuster Dave Bautista che figura, oltre che come coprotagonista, anche in veste di produttore esecutivo, rivedibile però tutto il resto.
Trama: Uscendo da una fermata della metropolitana di Brooklyn, Lucy scopre che il suo quartiere è sotto attacco da parte di alcuni militari vestiti di nero. Stupe, un ex componente dei marine, la aiuterà a malincuore a sopravvivere alla guerra civile scatenata dal tentativo di secessione del Texas dagli Stati Uniti.
Recensione: Non mi è molto piaciuta quest'opera, che di fatto si limita a seguire i due protagonisti in fuga attraverso il quartiere sconvolto dai combattimenti, tra scontri a fuoco e incontri a volte positivi a volte negativi. Le sequenze d'azione sono accettabili, anche se scarsamente realistiche. La protagonista femminile (interpretata da Brittany Snow) acquisisce un'ottima mira in poche ore di uso delle armi da fuoco, e, insieme "all'energumeno" (appunto l'ex wrestler Dave Bautista), riesce per parecchio a sfuggire ai colpi sparati dai nemici, in numero molto maggiore, ed estremamente "professionalizzati". La trama sembra poco più di un espediente per sostenere quanto mostrato su schermo, anche l'intreccio è di scarso interesse. Un paio di colpi di scena (nel mezzo e nel suo finale) non salvano la situazione (non aiuta né lo scarso doppiaggio né la sceneggiatura poco originale). Gli attori interpretano con poca convinzione personaggi piuttosto stereotipati. Lei, da ragazza dolce ed indifesa, inizialmente sconvolta dal sangue che vede, diviene un cecchino implacabile, pronta ad uccidere. Lui è un ombroso ex militare con diversi drammi alle spalle che gli pesano sulla coscienza. Decisamente, sono rimasto deluso, nonostante qualche interessante sequenza d'azione, alcune battute azzeccate, ed una buona colonna sonora. Uno dei pochi punti a favore è il ritmo abbastanza disinvolto, ma per essere un action movie pare davvero poco per ambire a una considerazione minimamente positiva.
Giudizio in sintesi: L'inizio è promettente, con un incipit adrenalinico che, sorprendentemente apocalittico, può evocare, da distante e con le debite varianti e distinzioni, una sorta di Distretto 13, ma non solo poco convincente è la sceneggiatura, anche la scelta di concentrarsi maldestramente ed unicamente sulla sola azione e sulla sopravvivenza delle prede, tralasciando il resto, non convince. Un vero peccato, perché sciupa presto il buon pathos iniziale e trasforma le valide premesse in un action dozzinale al pari di tanti, troppi altri prodotti di pura routine commerciale.
Consigliato: Sì e no, sì se le aspettative sono basse, no se quest'ultime sono alte, perché potreste rimaner delusi, come me.
Voto: 5
[Qui Trailer, più info e più dettagli]

mercoledì 29 gennaio 2020

Creed II (2018)

Tema e genere: Sequel del film del 2015 Creed - Nato per combattere, ed ennesimo spin-off della saga di Rocky Balboa. Un dramma sportivo che riprende alcuni personaggi e vicende di Rocky IV (1985).
Trama: Adonis Creed, appena diventato campione dei pesi massimi, viene sfidato da Viktor Drago, il figlio dell'uomo che uccise suo padre sul ring.
Recensione: Questo sequel non aggiunge davvero nulla di nuovo a quanto ci è stato fin qui raccontato dell'universo espanso di Rocky. Il film di Steven Caple Jr. ribadisce, cita, ripete, arrivando anche a momenti in cui la rivisitazione del modello originale del 1985 è talmente derivativa da risultare grottesca. Creed II tuttavia è anche un film commovente e potente. Un film che si prende i suoi tempi con intelligenza, che sa creare una tensione narrativa accattivante ed empatica, e che riesce persino a commuovere in certi frangenti grazie ad una interpretazione più che discreta dei suoi attori. Micheal B. Jordan torna nei panni di Adonis sempre più in conflitto nel decidere quale strada percorrere, cercando di allontanarsi sempre di più dall'ombra e dal retaggio del padre da cui si sente inghiottito. Tessa Thompson interpreta nuovamente il personaggio di Bianca, che cerca di conciliare la sua vita da musicista emergente con quello che prova per Adonis tentando di dargli tutto il supporto possibile. Oltre a Sylvester Stallone che riprende il ruolo di Rocky Balboa e torna in veste di produttore, rivediamo anche Dolph Lundgren (c'è anche un piccolo cameo di Brigitte Nielsen) nel suo storico personaggio di Ivan Drago, rancoroso, segnato dagli anni e dalla vita dopo la ingloriosa sconfitta con Balboa. Interessante il personaggio di Viktor Drago interpretato dal pugile Florian Munteanu, cresciuto con l'odio del padre e con un grande desiderio di approvazione e di affetto. Se il (sorprendente) primo film di Ryan Coogler (qui solo produttore, nel frattempo ha firmato il deludente Black Panther) raccontava soprattutto l'inseguimento della figura paterna da parte dei figli, in questo secondo capitolo il tema diventa il superamento di questa eredità, anzi, l'assunzione stessa del ruolo paterno, dal momento che Adonis qui di fatto diventa padre. Così non deve sorprendere che il serrato match finale sembri quasi tingersi di contorni psicoanalitici, con la vittoria che diventa una questione privata anziché sportiva. Adonis e Viktor sono molto simili, entrambi chiamati di fatto non più a eguagliare i fantasmi paterni, ma a riscattarli.

martedì 28 gennaio 2020

Le altre serie tv (Dicembre/Gennaio 2020)

Caterina la Grande (Miniserie)
Tema e genere: Gli amori, la vita di palazzo, il rapporto con Grigorij Potemkin e il figlio Paolo sono rappresentati in questa serie tv (in questo period drama scritto da Nigel Williams per HBO) che vede come protagonista Caterina II di Russia, meglio nota come Caterina la Grande.
Trama: Incentrata sugli ultimi vent'anni di vita, dal 1776 al 1796, la miniserie racconta la storia dell'Imperatrice negli anni successivi al colpo di Stato. Anni di guerre, intrighi e soprattutto amori.
Recensione: Fisico minuto e sguardo d'acciaio, Helen Mirren è una delle interpreti per eccellenza della regalità, al cinema, in teatro, e ora anche in tv. E Caterina la Grande è solo l'ultimo tassello di una carriera costellata da varie interpretazioni del potere monarchico, e dell'algida solitudine che esso comporta (impossibile non menzionare The Queen - La regina anno 2006). Tuttavia, in questa miniserie co-prodotta da Sky Atlantic (canale da cui è stato trasmesso in Italia) e HBO l'interprete si scontra con i limiti di una sceneggiatura fiacca e superficiale. Qui le vicende storiche, con una netta predilezione per quelle intime e sentimentali, della zarina di Russia sono portate allo spettatore da un punto di vista basilare e raramente carico di sfumature. In quattro episodi, la serie diretta da Philip Martin (dietro molti episodi di The Crown) racconta un periodo storico che corrisponde agli ultimi decenni di regno della zarina. Tra le figure più rappresentative del cosiddetto dispotismo illuminato, Caterina II conduce con mano ferma le sorti della Russia in politica interna ed estera. Si inizia con un tentativo di abolizione della servitù della gleba, e si prosegue raccontando con minore o maggiore interesse i conflitti con l'Impero Ottomano, la gestione o repressione dei complotti di palazzo, la lotta contro le rivolte interne. Il tutto è filtrato attraverso la lente dell'amore segreto (benché sotto gli occhi di tutti) con il comandante dell'esercito Potemkin (Jason Clarke). Ad un certo punto, Caterina pronuncia le parole "la politica è l'arte dell'equilibrio". Tuttavia la sceneggiatura di Nigel Williams confonde la ricerca dell'equilibrio con una più timida semplicità. I dialoghi, le motivazioni e le caratterizzazioni che muovono la storia sono infatti diluiti attraverso un intreccio pluridecennale in cui tutto è fin troppo lineare e superficiale (in tal senso è un errore quasi certamente quello di affidarsi sempre agli stessi interpreti, vecchi da giovani, o il contrario). La prima mezz'ora accavalla una spiegazione eccessiva dopo l'altra su chi sono i personaggi, cosa vogliono, cosa è accaduto loro. Ad un certo punto non ci sarà più bisogno di puntualizzare ogni situazione, ma la miniserie a quel punto diventerà del tutto dipendente dal rapporto amoroso sofferto tra Caterina e Potemkin.

lunedì 27 gennaio 2020

Il film della Memoria: La douleur (2017)

Tema e genere: Un ritratto femminile struggente e autentico è al centro de La douleur, tratto dal romanzo autobiografico di Marguerite Duras.
Trama: Nel giugno 1944, la scrittrice Marguerite vive con angoscia l'arresto e la successiva deportazione del marito Robert Antelme, figura chiave della Resistenza a Parigi. Per riuscire a ottenere maggiori informazioni sul marito, Marguerite inizia a frequentare Rabier, un agente della Gestapo francese. Anche quando la liberazione di Parigi è sempre più vicina, le notizie sulla sopravvivenza di Robert si fanno sempre più confuse.
Recensione: Tratto dall'opera autobiografica di Marguerite Duras, che mantiene i nomi reali, La douleur è un viaggio a ritroso nel tempo attraverso i ricordi e le parole, che nel film si mescolano ovviamente con le immagini, in un continuo andirivieni tra la Marguerite del presente (che ritrova i diari del 1944 e rivive i ricordi di quei giorni terribili) e quella del 1944. È il racconto di un dolore, appunto, ma anche di un'attesa e di un'assenza, e dei sensi di colpa di una donna che tradisce il suo uomo e teme di non vederlo più tornare. O forse, non sa nemmeno cosa sperare. Un grande peso nella vicenda ce l'ha il rapporto con altri due uomini: il collaborazionista Rabier e l'amante Dyonis. Con Rabier il gioco di ambiguità, di manipolazione reciproca e forse di una certa attrazione è teso e intrigante, e i dialoghi tra i due, negli incontri alla luce del sole eppure con il sapore del "proibito" e dell'illecito, sono interessanti, nella continua schermaglia, quasi un duello verbale. Senza contare che possono diventare l'esca per l'omicidio dello spregevole "funzionario". Più bloccato il confronto con il duro Dyonis, che gioca a far sentire in difficoltà Marguerite quasi a scaricare il suo (eventuale) senso di colpa. E poi c'è l'attesa, i pensieri/monologhi, le fughe nella città colpita dalle bombe, ma anche una giovane donna che sembra estraniarsi da tutto (la corsa in bicicletta, proprio durante un attacco aereo). Il film di Emmanuel Finkiel (ex attore ora regista a tutto tondo), selezionato dalla Francia per la corsa all'Oscar straniero (e vincitore di tre Premi César), è di nobile qualità letteraria, ed è prezioso storicamente nel ricordare ancora una volta a chi non sa quali periodi terribili abbia affrontato l'Europa solo pochi decenni fa, ed è significativo osservare i mutevoli umori della "folla", prima e dopo la liberazione dai tedeschi, come pure il dramma di chi tornava a casa dall'inferno con la mente sconvolta.

venerdì 24 gennaio 2020

Il traditore (2019)

Tema e genere: Selezionata per rappresentare l'Italia agli Oscar 2020 nella sezione del miglior film in lingua straniera, ma non è stato selezionata per la shortlist, questa pellicola biografica drammatica, diretta da Marco Bellocchio, narra le vicende di Tommaso Buscetta, mafioso e successivamente collaboratore di giustizia, membro di Cosa nostra.
Trama: Vita e confessioni di Tommaso Buscetta, collaboratore di giustizia contro la mafia per opera di Giovanni Falcone.
Recensione: Forse il mettere sul piatto l'ennesima storia di mafia, uno spunto decisamente poco innovativo almeno dal punto di vista del soggetto raccontato, non gli avrà fatto bene e non sia riuscito per questo ad entrare in certe liste (anzi, ne La lista), ma nonostante ciò, e nonostante questo film insista appunto su un tema purtroppo ancora attuale e tornato di moda in "campo cinematografico" soprattutto grazie a serie tv di successo (anche se gli Americani, sebbene con storie molto più romanzate, ci hanno sempre ben guazzato in questo genere con alcune pietre miliari), non si può indubbiamente dire che Il traditore sia un film inutile e non originale, anzi, non solo è utile ed in parte originale (almeno per il cinema nostrano che in questo ultimo anno ha sfornato altri due pezzi da novanta oltre a questo, penso ovviamente a Dogman ed Il primo Re), ma è anche e soprattutto un grandissimo film, una grandissima opera cinematografica. Un'opera realistica, cruda, una "ricostruzione storica" veramente accurata e dettagliata. Un film, che dallo scorso concorso a Cannes 2019, dove è stato presentato, non si è (sfortunatamente) portato a casa (nonostante probabilmente lo meritasse) nessun premio (c'è tuttavia da ricordare che nello stesso c'era Parasite, film coreano che sta facendo strage di consensi), che non annoia mai, che mischia i vari linguaggi cinematografici per raccontare fatti reali in maniera drammatica ma anche documentaristica (ripercorrendo la vicenda umana prima che criminale o processuale di Tommaso Buscetta, il più famoso pentito di mafia: anzi, "pentito" è una parola che rifiutava, non sentendosi tale). Tante le scene degne di nota, sia nelle immagini che nella colonna sonora e nella recitazione (dove a spiccare è ovviamente, anche se gli altri non sono da meno, penso a Luigi Lo Cascio e Fabrizio Ferracane, Pierfrancesco Favino, che si conferma ancora una volta un ottimo attore, superando però ogni precedente interpretazione, perché si cala benissimo a dovere nel personaggio controverso nonché ambiguo di Tommaso Buscetta, con i suoi valori, la sua cadenza, rendendolo molto simile all'Escobar di Benicio Del Toro).

giovedì 23 gennaio 2020

La Promessa 2020, ovvero i film che vorrei vedere entro l'anno

Due su due, ora spero di fare però tre su tre, ossia completare anche quest'anno, come nel 2019 appena trascorso (qui) e l'anno prima, la Promessa di vedere 10 film, anzi, di completare 10 obiettivi cinematografici, evitando così di non incorrere nella penalità, che quest'anno sarà vedere Dora e la città perduta, l'obbrobrioso live action di un cartone obbiettivamente scemotto. E come già accaduto precedentemente, questa speciale lista sarà divisa in due parti ben distinte, una facente parte la promessa in questione, l'altra con i titoli ancora mancanti degli Oscar 2016, 2018 e 2019, i titoli che cercherò e proverò (anche se non dipende molto da me ma dalla programmazione di Sky ed altro) a vedere prima degli Oscar 2020 in riferimento alla candidature di giorni fa e infine gli imperdibili quest'anno. Infine un piccolo bonus relativi ad i film d'animazione.

Takashi Miike Filmography
Altri quattro film (dopo quelli dello scorso anno) dell'eclettico regista giapponese, di questi ci sarà sicuramente Visitor Q

1941 - Allarme a Hollywood
Stando a molti il peggior film di Steven Spielberg, sarà vero?

David Cronenberg Filmography
Tre film di quelli a me mancanti della sua filmografia, di questi ci sarà sicuramente Rabid

mercoledì 22 gennaio 2020

A Star Is Born (2018)

Tema e genere: Esordio alla regia dell'attore Bradley Cooper (Il lato positivo, American Hustle) con un storia, ricca di musica e molto classica per Hollywood, già portata al cinema quattro volte.
Trama: Lui è una rockstar che per caso incontra lei, cameriera in un bar: la sente cantare, si innamorano e lui la lancia come stella. Ma all'ascesa di lei corrisponde il declino di lui.
Recensione: Ci sono storie che non passano mai di moda, che ciclicamente riappaiono in un eterno ritorno di fiamma con il pubblico: tra queste sicuramente A Star Is Born, giunta ormai alla sua quarta trasposizione cinematografica, dopo quelle del 1937, del 1954 e del 1976. La sempiterna favola è quella dell'affermato pigmalione che scopre il talento acerbo di una anonima ragazza e, innamorandosene, la lancia nell'empireo della celebrità, mentre nel contempo la sua stella sembra definitivamente appannarsi. Questa è la volta (dopo Janet Gaynor, Judy Garland e Barbra Streisand) di Lady Gaga, all'anagrafe Stefani Joanne Angelina Germanotta, diva del pop degli anni 2010 in fase di reinvenzione della sua carriera, ed oggi determinata più che mai ad affermare (dopo il training effettuato in un paio di stagioni della serie American Horror Story) il suo talento di interprete. Da questo punto di vista, Bradley Cooper le ha regalato una grande opportunità, scritturandola come protagonista: la Lady non solo dimostra di sapersela cavare come attrice, conquistando addirittura una nomination agli Oscar alla prima interpretazione, ma si consacra pure come musicista, attraverso il successo di critica e pubblico della colonna sonora (un mix fatto di ballad e pezzi country rock), culminato nella celebrata performance di Shallow, la canzone, di cui è anche autrice, meritatamente premiata (è davvero bellissima) nella stessa serata con la statuetta dorata. Passando a Bradley Cooper, anche lui all'esordio, nel suo caso alla regia, gli va riconosciuto di far partire l'opera con il piede giusto: nella prima parte del film decide saggiamente di affidarsi alla musica, procedendo con stile misurato attraverso un serie di scene che paiono costruite intorno ai momenti musicali. Questi, grazie alla bellezza delle musiche, all'indubbio talento vocale della sua protagonista, alla sorprendente voce rock a la Bruce Springsteen dello stesso Cooper, ed alla buona chimica della coppia, riescono ad emozionare ed appassionare.

martedì 21 gennaio 2020

Le mie canzoni preferite (Dicembre/Gennaio 2020)

Una nuova stagione musicale, anzi anno musicale, sta per cominciare, anzi è già cominciato, in tal senso vi ricordo il resoconto finale della scorsa annata se ancora non l'avete visionato (lo trovate qui), e son sicuro sarà un anno, questo 2020, musicalmente interessante. Tuttavia cominciamo questo nuovo decennio ripartendo dalle scorse vacanze natalizie, a dicembre infatti molti artisti si sono cimentati nelle solite cover, ma solo uno di questi ne ha proposte di nuove, di originali, e manco a farlo apposta sarà l'unico qui ad esser menzionato, e dopo ovviamente una selezione personale di brani che nel periodo suddetto ed oltre mi sono piaciute. Inoltre ci sarà un bonus (come introduzione), e tutti i brani saranno raggruppati (esternamente e come sempre) in una sola playlist di Youtube, qui. Non sono tante questa volta, ma piacciano o meno, eccole qui e buon ascolto.

Se c'è una cosa che le pubblicità (questa è riconoscibilissima) sanno fare bene è quello di inserire il sottofondo musicale,
in quest'ultimo periodo infatti vado in fissa quando ascolto questa fantastica canzone, un mix di rap ed elettronica davvero interessante,
ed è strano sapere che è una canzone del 2010, e che è cantata dal marito di Kim Kardashian

lunedì 20 gennaio 2020

Peterloo (2018)

Tema e genere: Pellicola di stampo drammatico/storico (ma anche film di guerra) che narra le vicende del massacro di Peterloo del 1819.
Trama: Nel 1819, a Manchester, in località St. Peter's Field una tranquilla manifestazione di lavoratori si trasforma in rivolta quando l'esercito britannico con il suo attacco causa numerosi morti e feriti.
Recensione: Dopo l'esperienza (non proprio felice a parer mio) del biopic su Turner, Mike Leigh torna a dirigere un film d'epoca che descrive, nei minimi dettagli, tutte le vicende che hanno portato alla manifestazione operaia a St. Peter's Field a Manchester ed i fatti che l'hanno iscritta nella storia come Massacro di Peterloo, una delle pagine più vergognose della storia britannica. La Restaurazione sancita dal Congresso di Vienna aveva come scopo la cancellazione di trent'anni di storia iniziati con la Rivoluzione Francese, ma la Storia ormai aveva preso una piega tale che la fame e gli stenti di tanti non potevano più mantenere il benessere di pochi, arroccati su posizioni a dir poco medievali. Trattati come delle bestie le classi lavoratrici vogliono rivendicare i propri sacrosanti diritti e il regista mette perciò in opera uno dei suoi film più ambiziosi. Nulla da eccepire sotto il punto di vista tecnico. La ricostruzione d'epoca (costumi e quant'altro), i primordi della Rivoluzione industriale sono resi in maniera minuziosa (il film poi, presentato in concorso a Venezia 75, si apre con la battaglia di Waterloo e si chiude con la manifestazione di Peterloo, questo il nome poi attribuito all'evento, instaurando dunque un interessante rispecchiamento tra i due eventi storici), ma soffre di evidenti sottolineature nella narrazione. I personaggi sono alquanto schematizzati e tralasciando la mezz'ora finale dedicata al massacro di St. Peter's Field (polverosa, rumorosa, impeccabile nella sua orchestrazione e visivamente splendida, la scena della manifestazione, seppur in parte didascalica, resterà probabilmente come uno dei momenti più alti del cinema di Mike Leigh), Peterloo, la Waterloo della classe abbiente inglese, si riduce a due ore di comizio continuo che appesantisce oltremisura tutto il lavoro.

venerdì 17 gennaio 2020

Stanlio & Ollio (2018)

Tema e genere: Adattamento cinematografico del libro Laurel & Hardy - The British Tours di 'A.J.' Marriot, questo film biografico/drammatico racconta dell'ultima tournée dal vivo dei due comici, al termine della loro carriera cinematografica, e del loro rapporto d'amicizia.
TramaStan Laurel e Oliver Hardy, il duo comico più famoso al mondo, nel 1953 affrontano un tour teatrale in Gran Bretagna. Acciaccati dall'età e con alle spalle un passato di gloria, i due vanno incontro a un futuro incerto: gli spettacoli, attraverso la nazione, si rivelano infatti deludenti, sebbene fan vecchi e nuovi continuino a divertirsi di fronte alle loro gag.
Recensione: L'ho aspettato parecchio ed avevo alte aspettative che sono state in parte ripagate. Il film infatti, diretto da Jon S. Baird, che si concentra su una parte della carriera di Stanlio e Ollio ai più sconosciuta e su aspetti personali tutt'altro che divertenti (anche se non mancano momenti simpatici), è un dolcissimo omaggio a questa coppia d'oro della comicità mondiale. Lineare, senza particolari sussulti ma godibile, l'opera rispetta lo stile cui i due fuoriclasse della risata ci avevano abituati. Non vi è nulla di eccessivo, di forzato: si sorride con gusto, ci si emoziona nel racconto. Anche perché oltre ad essere un biopic sincero e brillantemente prodotto, il film sembra anche essere una vera e propria storia d'amore fra due amici (un'apologia divertita e divertente del più introvabile dei sentimenti: l'amicizia vera e profonda, anche questo è Stanlio e Ollio). Due colleghi con una straordinaria chimica sul palco che, dopo una lunga e impegnativa tournée teatrale, capiscono di essere due veri amici. In tal senso risulta azzeccata la scelta di non fossilizzarsi sui loro successi o su una sorta di grande "imitazione" dei loro successi, ma bensì di scavare dietro il personaggio fino a scorgere la persona. Quanto la persona è diventata personaggio? C'è una grande malinconia, ma allo stesso tempo si ride, ci si diverte, grazie ad una comicità che si ripercuoteva nella quotidianità di questi due straordinari interpreti. A rendere tutto ancor più piacevole sono i due protagonisti, perfettamente calati nei rispettivi ruoli. Così tanto perfettamente che pochi istanti fanno sì che chi ha amato i due comici dimentichi totalmente (stupendi i momenti delle gag teatrali) di trovarsi di fronte ad attori che li interpretano (e ben ha fatto il doppiaggio a non cadere nel finto accento con cui in Italia son diventati famosi).

giovedì 16 gennaio 2020

Il professore e il pazzo (2019)

Tema e genere: Adattamento cinematografico del libro del 1998 L'assassino più colto del mondo (The Surgeon of Crowthorne: A Tale of Murder, Madness and the Love of Words) scritto da Simon Winchester, film biografico drammatico che narra le vicende di Sir James Murray, che nel 1879 inizia a lavorare alla prima edizione dell'Oxford English Dictionary.
Trama: La storia dietro la creazione del primo dizionario storico della lingua inglese da parte del professor James Murray, il cui lavoro è divenuto complicato per via della partecipazione del dottor W.C. Minor, paziente di un ospedale psichiatrico.
Recensione: Film biografico e ambizioso che nasce dalla volontà di ripercorrere un momento fondamentale per la lingua inglese (ovvero la realizzazione del primo e rinomatissimo dizionario oxfordiano), Il professore e il pazzo (The professor and the Madman) poggia tutto il suo peso sul valore della storia e su un cast di grandi nomi in cui spiccano Mel Gibson e Sean Penn nel ruolo di co-protagonisti (il primo comunque risulta eccessivo in un ruolo che sicuramente gli piace troppo, con il suo senso di onnipotenza che pervade per tutta la durata del film, mentre il secondo è imprigionato, anche letteralmente, in un ruolo che non gli permette di svecchiarsi e che lo lega a passate interpretazioni, funzionano meglio i personaggi femminili: buona l'interpretazione di Natalie Dormer, anche se il suo personaggio vive un'avventura fin troppo prevedibile, mentre risulta perfetta nel ruolo di moglie devota e saggia Jennifer Ehle). Un confronto che tutto sommato diventa cuore e anima del film, perché vede il faccia a faccia tra un autodidatta assai volitivo e lucido e un uomo di studi (medico e chirurgo) parzialmente oscurato dalla malattia psichiatrica. Un confronto particolare e interessante che infine troverà nella passione per la lingua, e in tutte le sue sfumature, un terreno fertile di dibattito e unione. Eppure, al netto di un progetto interessante e di una storia con un suo indubbio potenziale, il film diretto da P.B. Shemran (collaboratore dello stesso Gibson che aveva contribuito alla scrittura di Apocalypto) mostra quasi subito le sue molte debolezze, dettate forse in particolar modo dalla non capacità della scrittura di rendere fluida e affascinante una storia con così tanti risvolti, valori e sotto-testi.