lunedì 31 dicembre 2018

Bellezze cinematografiche/serialtelevisive edizione 2018

Non è stata la più bella Lois Lane di sempre, eppure saputo della morte della prima protagonista, del primo film di Superman, che manco a farlo apposta quest'anno ha compiuto 40 anni, non ho potuto prendere in considerazione lei, Margot Kidder (morta all'età di 69 anni nel maggio scorso), come madrina del terzo Saba Beauty Awards. Premio che quest'anno, al contrario dei precedenti (qui e qui, qua e qua), mette insieme sia le bellezze cinematografiche che serialtelevisive. Premio che appunto premia le più belle donne apparse in tutte le pellicole e serie tv viste durante l'anno. In tal senso, poiché è ovvio che la scelta può essere stata "condizionata" dalle scene particolarmente hot di alcune di queste protagoniste, raccomando ai lettori che se le foto di seni nudi o altro vi infastidiscono e le trovate disdicevoli, di ignorare questo post. Agli altri invece, che apprezzeranno il suddetto post, di non essere volgari e di non esagerare nei commenti. Comunque prima di cominciare una piccola ed importante nota, per evitare di vedere sempre le stesse protagoniste, alcune non ci saranno, anche se ne avrebbero avuto tutto il diritto. Infatti con sommo dispiacere devo rinunciare alla Wonder Woman ed La spia della porta accanto Gal Gadot, ad Abbey Lee, protagonista ahimè de La torre nera, a Matilde Gioli (La casa di famiglia), alla bella Teresa Palmer, quest'anno vista ben tre volte in tre film tutti diversi tra loro, alla giunonica Gemma Arterton di Byzantium, alla spregiudicata prima (in L'amore oltre la guerra) e carinissima poi (in Baby Driver) Lily James, alla meravigliosa Ana de Armas di Blade Runner 2049, all'intrigante Natalia de Molina vista in Kiki & i segreti del sesso, alla Dea Eva Green, tanto ammirata in Perfect Sense, alla libertina Bella Heathcote di Professor Marston and the Wonder Women, ed infine alla sensuale Paz Vega vista nella serie tv The OA.

sabato 29 dicembre 2018

Le migliori attrici e i migliori attori, più le sigle e colonne sonore, delle serie viste nel 2018

Nella classifica finale del 2016 divisi i premi in due tronconi, uno per gli attori e le attrici (qui) ed uno per le sigle e le colonne sonori (qui), addirittura tre l'anno scorso (qui, quo e qua), quest'anno però data la riduzione di posti, ho deciso di farla in unica sede. Infatti, per non tediare troppo la mia psiche, perché davvero complicato è sempre scegliere chi è stato e chi sono i/le migliori/e, ho ristretto il tutto a pochi intimi. Perciò ecco immediatamente chi essi sono.

I MIGLIORI ATTORI
7. Ex aequo per un duttile James Franco, sia per la prima che per la seconda stagione di The Deuce, per un appassionante Lennie James nella prima di Save Me, per la mirabolante coppia d'assi Anthony Hopkins e Ed Harris che, come per la prima di Westworld e adesso la seconda, offrono nuovamente una prova di alto livello, e per la coppia Paul Giamatti e Damian Lewis che, per la terza volta consecutiva di tante altrettante stagioni di Billions, si confermano

venerdì 28 dicembre 2018

La Top 20 delle serie viste nel 2018

Al contrario di quello che è successo con i film, non è avvenuto con le serie, ovvero il livello è rimasto inalterato, tuttavia pochi veri scossoni quest'anno, a parte ovviamente le prime posizioni. Infatti quest'anno 20 serie (21 furono l'anno scorso, qui) entrano in classifica, tra questi ben 5 fanno il loro ritorno con le stagioni successive e curiosità, due serie sono in classifica con due stagioni diverse. In tal senso quest'anno ho visto 48 serie e 51 stagioni. Insomma tanta roba, ma ecco quali sono le serie (la recensione la trovate cliccando sopra le immagini) che mi sono piaciute di più, quelle che consiglio a tutti di vedere:

20. Serie drammatica intelligente, emozionante, originale, di livello e quindi riuscita, ma non perfetta, perché a tratti è confusa e piena di sbavature. (7/10)
19. Serie non originale ma avvincente ed appassionante. (7/10)

giovedì 27 dicembre 2018

Le peggiori serie tv viste dell'anno (2018)

Come precedentemente già successo con i film, anche con le serie ho dovuto ribassare i giudizi negativi rispetto alla classifica annuale precedente (qui), infatti sono rimaste fuori (seppur solo in parte, perché esse fanno parte delle mie personali delusioni, di quelle serie che hanno deluso, anche parzialmente) le serie che hanno ricevuto 6- come voto. E quindi puntando al di sotto sono entrate in classifica fortunatamente "solo" 6 serie (di cui recensione trovate cliccando sulle immagini), serie che tuttavia sconsigliabili non sono del tutto, dopotutto quello che non è piaciuto a me può piacere ad altri (dipende sempre dai gusti e tanti fattori), ma da prendere con le pinze, seppur la prima classificata è meglio escluderla a priori, evitare assolutamente (lasciate proprio perdere).

DELUSIONI
La settima stagione di AHS e la quinta di Arrow, seppur tecnicamente rimangono al livello delle precedenti, narrativamente annoiano.
La sesta stagione di C'era una volta e la terza di Ballers, seppur rimangono interessanti, narrativamente non convincono.

lunedì 24 dicembre 2018

Quella volta che ho conosciuto Nicola Legrottaglie

Domani si festeggia il santo Natale. Qualche giorno fa partecipavo al Tag di Moz sui Natali del passato (qui), ma ho omesso di raccontarvene uno a cui sono particolarmente legato. Non so se ha prevalso il pudore, o la gelosia di un ricordo che fosse solo mio, ma poi la nostra/mia amica Claudia (venuta a conoscenza di ciò durante una gioviale conversazione), mi ha convinto a scrivere questo post, e così ho fatto. Era il 2003 e, come ogni sera, armeggiavo al mio pc, quando d'improvviso suonò il campanello. Mia madre mi aveva convinto ad indossare quell'odioso maglione elegantino, dicendomi che sarebbero passati a trovarci dei parenti. Così, restai concentrato sullo schermo, finché non sentii una voce maschile che domandava "quindi tu sei Pietro! Ciao!". Mi voltai e restai pietrificato. Era Nicola Legrottaglie, nuovo campione della mia Juventus che quell'anno regalò ai suoi nuovi tifosi una gioia, una piccola vendetta dopo la scottante sconfitta subita mesi prima dalla stessa squadra con cui segnò all'ultimo secondo il gol che avrebbe poi portato la sfida (poi fortunatamente vinta) ai rigori, passato da casa per conoscermi. Con la complicità del sindaco, e di un assessore, i miei genitori avevano deciso di regalarmi un sogno. E ci erano riusciti. E niente, ricordo quella sera come una delle più emozionanti della mia vita, anche se avrei preferito la visita del Capitano, ma tant'è la sua visita gradita esaudì quel piccolo sogno, il sogno che ogni appassionato di calcio vorrebbe venisse esaudito (l'incontro con un giocatore della sua amata squadra), un sogno come quello che avevamo io e Claudia di incontrarci (vista la mia condizione non esattamente "normale", ovvero questa qui), e così è stato settimana scorsa, quando è stato esaudito questo piccolo desiderio (altresì emozionante, come documentato da lei qui) di e per Natale. A tal proposito auguro ad ognuno di voi che mi seguite di realizzare i vostri sogni e di passare un felice e sereno Natale.

sabato 22 dicembre 2018

La guida tv per le feste 2018

In attesa di completare le classifiche finali con il peggio e il meglio delle serie tv, e con il post finale dedicato alla bellezza, eccomi nuovamente quest'anno nel riproporre, dopo l'esperimento direi riuscito dell'anno scorso (qui), la programmazione televisiva delle feste. Una programmazione che quest'anno tuttavia sarà prolungata fino all'Epifania, una programmazione, un post questo, che perciò sarà costantemente aggiornato (giacché difficile è già conoscere sin da oggi tutta la programmazione completa), un post che cercherà di prendere in considerazione qualsiasi film, bello o brutto che sia a seconda dei gusti, un post che appunto prenderà in considerazione le intere feste invernali e si concluderà ad anno nuovo, appunto il 6 Gennaio. A tal proposito sappiate già da adesso che dopo l'ultimo post che pubblicherò il 5 Gennaio, il blog andrà in pausa per una settimana e tornerà il 14. In questo lasso di tempo però, non andrò da nessuna parte, sarà solo l'occasione per prendere un po' di respiro e programmare il nuovo anno cinematografico e televisivo, anche se sarà in verità già partito il 2 di gennaio, ma ciò adesso non è importante, ora l'importante è sapere cosa la tv, che sia Rai, Sky o Mediaset, manderà in onda, in questo periodo festivo.

DOMENICA 23 DICEMBRE 2018

11.35 Sky Cinema Classics - Incontri ravvicinati del terzo tipo (Director's Cut)
11.50 Rai Movie - L'avventura del Poseidon
13.50 Sky Cinema +24 - Dickens: L'uomo che inventò il Natale (1a tv)
15.45 Rai Movie - Rocky
18.00 TV8 - Io & Marley
18.10 Premium Cinema Emotion - Vi presento joe black
19.25 Italia 1 - Elf
21.00 Sky Cinema Family - Coco
21.10 Iris - The Illusionist: L'illusionista
21.40 Rai 3 - Natale all'improvviso
22.50 Sky Cinema Cult - Blade Runner 2049
23.15 Iris - Oliver Twist

venerdì 21 dicembre 2018

Le migliori colonne sonore dei film visti nel 2018

Dopo la Top 28, i migliori film per genere e i migliori attori ed attrici (più altri premi), non poteva di certo mancare il premio (l'ultimo di quest'anno in ambito cinematografico) per Le migliori colonne sonore dei film visti in questo 2018. Ed eccola qui la classifica, classifica che come lo scorso anno (qui, anche se ho ridotto sensibilmente il numero dei "partecipanti"), ma del tutto diversa dalla prima edizione datata 2016 (qui), prevede la suddivisione in tre delle categorie, dalla migliore colonna sonora originale alla migliore colonna sonora non originale, ovvero le musiche, fino alla miglior canzone. Pronti? Via.

MIGLIOR CANZONE
4. Dall'omonimo cartone ecco la bellissima melodia de La canzone del mare

giovedì 20 dicembre 2018

Le migliori attrici e i migliori attori, più altri premi, dei film visti nel 2018

E' imprescindibile ogni anno non premiare le migliori interpretazioni attoriali dell'anno, ed eccoli i migliori attrici e i migliori attori dei film visti nel 2018, che quest'anno tuttavia, al contrario degli anni precedenti (qui l'edizione del 2016, qui e qui l'edizione del 2017), saranno accompagnati da altri premi, premi simili a quelli già visti qualche giorno fa nella selezione dei vincitori/e ai Movies Vintage Awards 2015/2018. In tal senso, poiché lungo e corposo sarà questo post, diamo subito voce agli attori e vediamo chi sono, personalmente parlando (ma anche no), i vincitori e chi gli ha conteso il premio.

I MIGLIORI ATTORI
7. Ex aequo in settima posizione per Michael Keaton, sardonico truffatore in The FounderMahershala Ali, affettuoso mascalzone in Moonlight,
James McAvoy, pazzoide maniaco in Split, e per Edoardo Leo, il nuovo, simpaticissimo volto, della commedia italiana
6. E' stato capace di interpretazioni ben migliori, ma perfetto è stato Dev Patel in Lion, ed è giusto quindi riconoscergli questo piccolo riconoscimento

mercoledì 19 dicembre 2018

I migliori film visti genere per genere del 2018

Esattamente come l'anno scorso (qui), e gli anni prima ancora, eccomi nuovamente stilare la classifica finale dei migliori film per genere cinematografico dell'anno. Una classifica certamente strana (giacché qui vengono escluse, dopotutto fare una classifica con 63 titoli è impensabile, le prime 28 posizioni in "favore" di altri film dello stesso genere, o anche no), ma che evidenzia come non solo abbia visto tanti film, ma che essi siano ugualmente tanto belli da consigliarne, oltre a quelli di ieri, appunto la visione (anche perché in considerazione vengono presi film da 7 di voto). Tuttavia una piccola nota, ben tre categorie (Azione, Film musicale e Film romantico) non riescono a "piazzare" nessuna "altra" pellicola in questa lista (le prime due infatti sono nella Top 28 con alcuni titoli), lista che ne contiene 34 in totale, numero sensibilmente diminuito quest'anno ma tuttavia corposo e da non sottovalutare.

COMMEDIA
FANTASCIENZA

martedì 18 dicembre 2018

La Top 28 dei migliori film visti quest'anno (2018)

Come avevo già accennato, quest'anno ho notato un lieve peggioramento della qualità, forse dovuto, anzi, sicuramente dovuto, dai miei voti. Un peggioramento che tuttavia non pregiudica e non toglie valore a tutti film che sono rientrati in questa classifica finale, classifica che dopo quella del 2017 (qui), contiene davvero parecchia roba, che ovviamente consiglio di vedere a tutti. Infatti tra sorprese e conferme, tutti film (vi basterà cliccare sull'immagine per leggere inoltre la mia recensione) davvero belli ed interessanti, ecco quali:

28. Il capitolo finale è leggermente meno bello del secondo, ma nel complesso, e poiché eccezionale è la trilogia, prodotti davvero riusciti sono questi. (7+/10)
27. Thriller drammatico non perfetto e difettato ma intrigante, brillante e d'impatto. (7+/10)

lunedì 17 dicembre 2018

I peggiori film visti dell'anno (2018)

L'anno scorso fu una classifica abbastanza corposa, tanto che la divisi in due parti, da una parte I peggiori film visti dell'anno e dall'altra I peggiori film genere per genere e le delusioni del 2017, quest'anno però non prendendo in considerazione pellicole dal 5 al 5,5 di voto (anche perché tanto pessime non sono, seppur poco consigliabili), ma al di sotto della soglia della mediocrità, ho preferito mettere tutto insieme. E quindi ecco, prima le mie personali delusioni, ovvero quei film (non brutti e non del tutto sconsigliati) da cui mi aspettavo tanto e che invece hanno dato poco, in seguito i peggiori film per genere (7 generi su 12) e possibilmente da evitare (dal 4 al 4,5 di voto), ed infine i 5 peggiori in assoluto (la recensione al link sull'immagine), quelli sì assolutamente da sconsigliare in toto e da evitare senza problemi, senza aver rimpianti (quelli li ho avuti io avendoli ahimè visti). E insomma e in sostanza, eccoli:

DELUSIONI

venerdì 14 dicembre 2018

[Musica] Saba Music Awards 2018

E' la prima volta in tre anni di blog che a fine anno stilo la classifica, o più semplicemente la selezione, dei migliori brani ascoltati durante l'anno corrente, ma quest'anno sentivo l'esigenza di farla, e così ecco per il prima volta (sperando non sia ovviamente l'ultima, e scommetto proprio che non lo sarà) assegnare i Saba Music Awards. Un'assegnazione un po' diversa da tutte le altre, perché saranno più premi e non uno solo, ma niente che non sia stato già fatto da altre parti. Ma prima eccovi tutti i link ai miei post musicali di quest'anno: Le mie canzoni preferite (Gennaio/Febbraio 2018), Le mie canzoni italiane preferite (Marzo/Aprile 2018), Le mie canzoni straniere preferite (Marzo/Aprile 2018), Le mie canzoni preferite (Maggio/Giugno 2018), Le mie canzoni preferite (Luglio/Agosto/Settembre 2018), Le mie canzoni preferite (Ottobre/Novembre 2018). Scritto ciò, ecco la mia selezione finale alla miglior musica dell'anno.

Miglior artista/band maschile italiano: Thegiornalisti

giovedì 13 dicembre 2018

[Games] La mia personale classifica del 2018

Avrei voluto quest'anno giocare a più titoli, giacché l'anno scorso riuscii a giocare ad un paio di giochi in più, ma sono comunque soddisfatto di essere riuscito almeno a giocare ad un numero di titoli sufficiente per stilare una classifica, classifica che dopo quella del 2017 (qui), non poteva di certo mancare. E quindi eccola qui la "nuova" classifica. Classifica che come dovreste sapere non contiene giochi del tutto recenti (tranne uno), ma tuttavia giochi a cui ho giocato con piacere, anzi, quest'anno fortunatamente nessuno sotto la sufficienza, e quindi con grande soddisfazione ecco "La mia personale classifica del 2018".

8. Intrattenimento non eccezionale ma sufficientemente piacevole, originale e adrenalinico. (6+/10)

mercoledì 12 dicembre 2018

[Cinema] Movies Vintage Awards 2015/2018

Come avevo già accennato abbondantemente in precedenza, nelle mie classifiche finali non sono mai rientrati film antecedenti gli anni 2000 (vuoi per rispetto, vuoi per dovere, o più semplicemente per non complicare delle classifiche o selezioni già "strambe"), e quindi ho colto l'occasione per farlo quest'anno, in una classifica completamente a sé, una classifica che molto probabilmente ripeterò l'anno prossimo, dato che recupererò alcuni film degli anni '80 e '90 ed anche prima. Come sempre (almeno quando è possibile farlo) i link alle recensioni le trovate alle immagini, ma non è finita qui, perché dulcis in fundo (praticamente a fine post) troverete la classifica, e quindi l'assegnazione di alcuni premi (praticamente tutti) tecnici e non tecnici ad attori, registi e tutto il resto.

18. Thriller fantastico ben interpretato, ben diretto e di grande interesse, ma abbondantemente difettato seppur sufficientemente riuscito. (6+/10)

17. Film d'animazione che rimane ed è un caposaldo dell'animazione giapponese per inventiva ed ispirazione ma che tuttavia soffre parecchio di una sceneggiatura confusa, pesante e lenta. (6+/10)

martedì 11 dicembre 2018

Il Franken-Meme di Nocturnia (Edizione 2018)

Immancabile come ogni anno, e per il terzo anno consecutivo qui da me, ecco arrivare, sempre con la supervisione del suo creatore, Il Franken-Meme di Nocturnia (di Nick Parisi del blog Nocturnia), un meme utile a far conoscere e farvi conoscere i miei e i nostri blog preferiti, Qui l'edizione 2017 e Qui l'edizione 2016. Ed infatti eccomi qui nuovamente a segnalare i blog che quest'anno hanno attirato la mia attenzione e mi hanno quindi permesso di conoscere nuovi blogger, nuovi amici. Ma prima di iniziare alcune precisazioni, in primis come spiegato già nelle due edizione precedenti per non fare torto a nessuno, dato che di blog ne seguo tanti e di svariati generi (e che tanti sono quelli che mi piacciono), non farò una classifica di gradimento, ma darò segnalazioni utili, senza ovviamente menzionare blog già menzionati nei precedenti post, in secundis ribadisco le regole, visitabili per intero nel post di Nick QUI, anche se l'unica regola è di essere rispettosi non commentando inopportunamente o in modo incivile, infine ecco i "nuovi" metodi di selezione che adotterò (come da post "originale"), suddividerò i blog per categorie di segnalazione con i Must, le New Entry, i meritevoli di emergere, ed i Desaparecidos. Detto ciò ecco quindi la mia lista speciale in cui comunque cercherò di seguire più fedelmente i consigli ed indicazioni (comprese le immagini) dettati dal post originale. Comincio infatti da:
I MUST (I Siti che per voi sono il massimo, i migliori, quelli fondamentali da visitare quasi ogni giorno, oppure ogni volta che fanno uscire un nuovo articolo o una nuova recensione)

Un paio dei blog in cima alle mie preferenze non sono per niente cambiati nel corso di questi anni, in particolare: Il CumbrugliumeIl Moz o'clockLa bara volantePensieri CannibaliIl Bollalmanacco di cinemaIn central perkRecensioni Ribelli e WhiteRussian.
Altri si sono aggiunti in seguito: Il buio in salaRedrumiaL'ultimo Spettacolo e Stories.

lunedì 10 dicembre 2018

Geek League: Geekmas - La mia letterina nerd & speciale Topolino

"Si respira aria di festa, a Geek City: anche per i membri della Geek League, miracolosamente liberi da missioni e team up, sta per arrivare il Natale. E la festa si fa ancora più grande, con l'arrivo di una tag di Riccardo, aka Riky Smash-knees, che invita l'intera League a parlare della magia del Natale. Ma quando i nostri eroi si mettono al computer per partecipare alla tag, ecco che scatta una trappola: l'invito non veniva da Riki, ma da un nemico misterioso, che riporta ogni membro dell'intera squadra all'età di sei anni! Chi mai salverà Geek City, ora che i suoi difensori sono troppo impegnati a scrivere le letterine per Babbo Natale?" Caro Babbo Natale, dovresti sapere che non ho mai chiesto niente che non mi potessi portare, ma sai quest'anno cosa vorrei? Sì, era già chiaro quando vidi il film, quando vidi Big Hero 6 la prima volta, quando vidi questo buffo e pacioccoso (ma non solo) compagno d'avventure che tutti vorrebbero al proprio fianco, ebbene vorrei un Baymax tutto mio, uno vero però. Chiedo forse troppo? Probabilmente sì, ma tu sei Babbo Natale, e tutto puoi, quindi mi raccomando.

venerdì 7 dicembre 2018

Fine anno cinematografico 2018

Sì, è finito, finito tutto. Ma no che avete capito, non chiude mica il blog, ma il sipario all'anno cinematografico in corso, quello sì, è finalmente calato. Il mio anno cinematografico e recensionistico infatti si conclude oggi, concludendo in tal modo un percorso lungo ed estenuante, come quello che è stato appunto questo 2018. Difatti è stato un anno, questo, cinematograficamente parlando ovviamente, intenso, anche perché non mi sono risparmiato mica nel vedere una moltitudine di pellicole. E' stato un anno in cui ho potuto notare un piccolo abbassamento di voti, dato forse dai miei giudizi sempre più oggettivi o dal livello dei film visti non proprio elevatissimo, giacché da 30 si passerà (lo vedrete quando le classifiche finali saranno completate e ovviamente poi pubblicate) a 28 migliori film in assoluto, e si passerà dal 9 al 7,5 dello scorso anno a 8,5 e 7+ di quest'anno, ma è stato soprattutto un anno in cui non solo ho cominciato per davvero a rinunciare di vedere alcuni film (scartati ed evitati per insufficienza, possiamo così dire, e sempre a parer mio, dalle mie preferenze personali, di qualità). Di sicuro non è stato un anno in cui non ho aggiunto alla mia (lunghissima) lista pellicole da recuperare e vedere (l'anno prossimo o l'altro ancora) e di sicuro non è stato un anno in cui la cinematografia mondiale, il cinema e la sua arte, non mi abbia regalato momenti emozionanti, adrenalinici e divertenti, ed anche spaventosi, nonché, ma in negativo, per niente emozionanti, divertenti ed avvincenti. E' stato insomma un anno cinematografico (e non solo, giacché di pari passo è andato anche quello seriale e televisivo, che anch'esso ha risentito degli stessi "problemi"), che si chiude oggi (anche se in verità l'ultimo film dell'anno l'ho visto 10 giorni fa), in cui non mi sono fatto mancare niente a quanto generi, temi e sensazioni, un anno di intense (e tante) mie recensioni (anche se in numero forse minore rispetto agli altri anni) e un anno in cui di recensioni non mie ho letto in gran quantità, grazie anche a tanti altri blog e blogger che ho conosciuto quest'anno (in tal senso alcuni di questi saranno citati martedì nel post di Nocturnia). In definitiva un anno cinematografico (e serialtelevisivo) quindi, movimentato, spericolato (nelle scelte sbagliate a vedere certi film o serie inutili) e comunque soddisfacente. A tal proposito, ritornando al discorso della grande mole di pellicole viste (delle serie il discorso è diverso, anche se ne ho viste tante ed altre ancora ne ho da vedere e recuperare), sono riuscito in qualcosa che molti ritenevano difficile da completare, non io che quando prometto od auspico faccio, ovvero completare la lista di recupero stilata ad inizio anno.

giovedì 6 dicembre 2018

Tredici (1a stagione)

In originale s'intitola 13 Reasons Why (in italiano, più semplicemente, Tredici), e questa è già una dichiarazione d'intenti: tredici sono le ragioni che portano al suicidio di Hannah Baker, tredici sono le sue registrazioni sulle audiocassette, e tredici sono le puntate della prima stagione della serie Netflix. Questa rigida impostazione (ogni episodio corrisponde a una singola motivazione, quindi a una singola persona) si ripercuote sull'intera serie, che espande il romanzo omonimo di Jay Asher per valorizzare sia le sfaccettature della trama sia la pluralità dei punti di vista, adattandolo inoltre alle dinamiche del nostro presente. Ma attenzione però, perché Tredici, prodotta da Selena Gomez, non è un semplice teen drama, ma un'opera complessa e dalle diverse sfumature che, pur in un contesto adolescenziale tratta tematiche profonde e crude quali lo stupro, il bullismo e la depressione. Partito come teen-drama scolastico, Tredici infatti si trasforma presto in un prodotto drammatico, intenso e maturo con un un forte accento votato al genere crime. Un vero e proprio specchio della società moderna e un monito per gli adolescenti attuali, che andrebbe proiettato in tutte le scuole. In tal senso è utile e giusto specificare però che Tredici è una serie che non indora alcuna piccola, anzi, il più grande merito della creatura prodotta da Netflix è proprio quello di non edulcorare nessuno dei suoi delicatissimi temi, ma di trasporli con lucidità e spesso con crudezza. L'epopea adolescenziale di Tredici è difatti una straziante riflessione sul disagio giovanile, senza retorica e senza alcuna scappatoia morale. Giacché Brian Yorkey e il resto degli sceneggiatori costruiscono un ottimo dramma dalle venature thriller senza paura di mostrare la vacuità e l'orrore che caratterizzano la vita dei protagonisti, ognuno tratteggiato splendidamente e colto quasi alla perfezione mentre cerca di barcamenarsi con presunta furbizia e palese ingenuità tra le proprio paure, le proprie insicurezze, la propria posizione privilegiata all'interno di quell'inferno che può essere il liceo e i propri scheletri nell'armadio. A tal proposito è inutile fingere che Tredici sia un prodotto di finzione, vorremmo tanto che sia così, ma la realtà, inutile negarlo, spesso è quella descritta dal prodotto originale Netflix. L'ambiente scolastico non è idilliaco per tutti gli adolescenti, alcuni di loro vivono questi anni con estremo tormento e angoscia, subissati da atti di bullismo, cyberbullismo, violenze, che spesso sfociano in fatti di cronaca nera giudicata inspiegabile. E sarà proprio uno di questi casi a dare il via alla prima stagione di un'opera che se ti prende non la lasci più, ad un'opera coinvolgente e sconvolgente allo stesso tempo.

mercoledì 5 dicembre 2018

I Spit on Your Grave "La saga"

Eccolo qui uno dei primissimi film in completo stile "Rape & Revenge", anzi, il film simbolo del genere, anche se non il capostipite visto che prima qualche anno prima usci "L'ultima casa a sinistra" di Wes Craven (non ho ho citato a caso questo film del grande regista purtroppo scomparso, visto che fra i due prodotti ci sono varie similitudini, però nel complesso ho preferito questo, leggermente più curato e "crudo" rispetto alla pellicola del '72 firmata Craven), un film che ha sconvolto e destato non poche critiche, censurato e proibito in vari paesi del mondo, e lo credo bene, per essere un film del 1978 non lascia praticamente nulla all'immaginazione (la visione quindi neanche a dirlo non è per tutti). Non violentate Jennifer (I Spit on Your Grave), film diretto da Meir Zarchi infatti, che rappresenta appunto uno dei maggiori esponenti del sottogenere Rape & Revenge nel più puro stile dei film d'exploitation (il primo della saga che oggi recensirò causa La Promessa), si rende esplicito nelle scene di violenza in maniera molto gratuita suscitando la rabbia e il disgusto dello spettatore che assiste a tutta questa crudezza, depravazione, cattiveria ed oscenità. In tal senso è forse uno dei film più agghiaccianti che abbia mai visto (non per caso la fama del film è sicuramente dovuta al realismo e alla violenza delle scene di stupro, che occupato una buona mezz'ora di pellicola e che risultano ancora oggi disturbanti e fastidiose), un film, dalla trama lineare, semplice e povera (ma che ovviamente per l'anno d'uscita era una novità quasi assoluta), trama che vede una ragazza che viene violentata (stuprata ed umiliata) più volte da un gruppo di bifolchi in una località rurale e isolata e che quindi si adopera sistematicamente per ottenere vendetta, che lascia un senso di angoscia costante (soprattutto nella prima parte), un film che per questo fu definito perfino maschilista. Col tempo, però, è stato rivalutato, e io direi anche giustamente: infatti, la brutalità con cui viene rappresentato lo stupro non risulta affatto eccitante o pornografico, ma anzi mette a disagio lo/a spettatore/rice, insinuando in particolare nei maschietti un senso di colpa e di vergogna. Il pubblico, assistendo alle umiliazioni inflitte a Jennifer, non può non provare compassione per lei (a meno che, certamente, non si vada a considerare un maniaco sessuale e/o un maschilista, magari moralista), e quando la ragazza mette in atto la sua vendetta diventa naturale tifare per il successo della sua nobile e liberatoria impresa. L'immagine del macho dominatore viene completamente smantellata nella pellicola, e, in un dialogo, viene anche (giustamente) sconfessata l'aberrante e assai discutibile teoria di matrice reazionaria secondo la quale lo stupro sarebbe "giustificato" dagli ammiccamenti sensuali e dai modi di vestire di alcune ragazze.

martedì 4 dicembre 2018

[Games] Just Cause 3 XL

Ho aspettato il Black Friday per acquistare, poiché quasi a secco di titoli, un po' di giochi nuovi, ma purtroppo non ho trovato nessuna strabiliante offerta ed ho dovuto per il momento rinunciare. Per il momento perché il periodo natalizio sta per arrivare e quasi certamente grandi sconti fioccheranno. Ma nel frattempo che ciò accada, ho giocato (anche se in verità è già da un mese e mezzo che ci gioco) ad un titolo che avevo già in libreria, acquistato precedentemente ad un prezzo vantaggioso. Un gioco che aspettavo da tempo, poiché il capitolo precedente a questo di cui oggi vi parlerò, è stato uno dei giochi a cui ho dedicato più tempo negli ultimi anni, per cui non vedevo l'ora di giocarci. E così che finalmente grazie a Steam ho potuto acquistare e giocare, e nella versione ultima e completa, appunto denominata come da titolo XL, versione che comprendendo alcuni DLC ne aumentano ancor di più l'esperienza (già elevata) di gioco (così tanto che il titolo acquisisce mezzo voto in più, perché pur usando gli stessi elementi della versione base, le nuove missioni, più difficili ed incredibili, e tanto altro, convincono ed entusiasmano), a Just Cause 3. Già, per chi lo conosce, uno dei giochi più folli, longevi e distruttivi di sempre. Uno dei free roaming, open world o sandbox che dir si voglia (ci sono infatti elementi dei tre "generi" simili ma comunque diversi in questo titolo), più vasti e in cui cazzeggiare e distruggere viene naturale, anzi, se c'è una cosa in cui Just Cause 3 eccelle (anche se i difetti ci sono comunque) è il "giocazzeggio", e dopotutto non potrebbe non essere altrimenti. Infatti chi approccia Just Cause 3 con l'idea di avere a portata di mano un gioco di cui approfittare di tanto in tanto per farci un giro e divertirsi per due o tre ore di fila a scatenare tutta la distruzione che il prodotto consente, fa la cosa giusta. Difatti da questo punto di vista, il nuovo capitolo delle avventure di Rico Rodriguez è fenomenale. Il punto, però, è che Just Cause 3 viene a mancare in elementi che ormai siamo abituati ad apprezzare anche in giochi fortemente open world o free roaming. Giochi capaci di offrire grande libertà al giocatore, ma senza tralasciare il fascino di una bella trama da seguire, o di un'ambientazione curata in modo convincente. Componenti che in Just Cause 3 latitano pesantemente, anche se con le dovute precisazioni.

lunedì 3 dicembre 2018

Recuperi da Oscar (2016/2017)

Dopo la prima corposa parte relativa ai film mancanti dei premi Oscar del 2015 due e dei premi Oscar 2016 altri due (qui), eccomi oggi come promesso con la seconda parte del recupero programmato alle pellicole candidate all'Oscar, stavolta con altre due pellicole del 2016, candidate entrambe come miglior film straniero, ed altre due invece del 2017, anch'esse entrambe candidate come miglior film straniero. Tutti film, a parte uno, probabilmente perché più "commerciabile", in cui è stato però indispensabile usufruire dei sottotitoli, cosa che personalmente non mi piace molto, ma che tuttavia si sono resi necessari e sono stati davvero molto utili nell'arricchire ed aiutare nella comprensione, seppur dopotutto non è importante se essi ci siano o meno, perché se il film è bello non conta come il suddetto viene visto. Ed appunto grazie a tutto ciò, grazie a questo recupero ho visto dei film davvero molto interessanti, ecco quali.

venerdì 30 novembre 2018

Gli altri film del mese (Novembre 2018)

Se appena ieri dicevo che il mese di novembre è stato il mese delle occasioni sprecate, ed è stato appunto così, a riabilitare questo stesso mese, un mese in cui il freddo e il brutto tempo ha fatto parecchi danni (personalmente per esempio mi ha "costretto" a stare a riposo per 2 giorni, colpa dell'ennesima interruzione di linea), ci hanno pensato per fortuna non solo i 4 film che "presento" oggi, ma anche alcuni altri di cui avrete certamente letto le mie recensioni. Film che hanno risollevato appunto il mio stato d'animo un po' deluso e scoraggiato da visioni sempre meno originali e non proprio soddisfacenti. In ogni caso, tra pochi alti e tanti bassi in campo cinematografico, la vita è andata avanti, ma dopotutto non può che essere così sempre, seppur ad andare avanti è stato solo (come sempre) il tempo, quello sì, che certe volte passa davvero velocemente (aveva ragione Albert Einstein con il suo strabiliante concetto della relatività), perché poi in verità non c'è stata nessuna grossa novità e nessun cambiamento importante, ed in nessun campo, in questo Novembre che sta per finire, e che sta per lasciare spazio al mese, anzi, al periodo festivo più bello dell'anno (almeno personalmente parlando). Tuttavia a Novembre, anzi, pochi giorni fa, c'è stato il compleanno di mio fratello, mentre a metà mese è ricorso il secondo anniversario della scomparsa di mia nonna materna, e quindi qualcosa è successo. Ma io non vedo l'ora adesso di assaporare l'aria natalizia, l'albero è quasi pronto per essere addobbato, anche se prima di ciò, se io devo vedere se tutte le luci si accendono, voi dovete continuare leggere questo post, dopotutto questa introduzione è solo per introdurre comunque l'ultima selezione degli altri film del mese di quest'anno, perché a dicembre non ci sarà. Perciò buona lettura e tante care cose a tutti.

giovedì 29 novembre 2018

I peggiori film del mese (Novembre 2018)

Se devo sintetizzare con due parole questo mese, direi che questo mese di novembre è stato il mese delle occasioni sprecate, perché molte sono state le pellicole che ho visto, comprese alcune (quasi tutte) della lista qui presente, che hanno sprecato il loro potenziale, che potevano essere e diventare qualcosa in più, qualcosa di un po' meglio, e che invece si sono perse e alla fine hanno un po' deluso. Si sono insomma rivelati film mediocri.

The Last Witness (Thriller, Gran Bretagna, Polonia, 2018): Possiede un bel potenziale per un essere uno di quei thriller cospirazionisti, dove l'indagine di un giornalista si allarga a macchia d'olio in maniera imprevedibile e e dalle conseguenze pericolose sia a livello individuale, sia per le ripercussioni sullo scacchiere mondiale. Eppure il film manca completamente di mordente e si trastulla in particolari di poca importanza come la storia d'amore tra lo stesso giornalista ed un ufficiale donna dell'esercito inglese. Il film infatti, diretto da Piotr Szkopiak, con Alex Pettyfer, Robert Więckiewicz e Talulah Riley, un thriller che orbita attorno al tristemente celebre massacro di Katyn (dove 20 mila polacchi persero la vita in modo crudele), seppur storicamente apprezzabile e racconti una vicenda tragica e notevole, e riesca bene a miscelare thriller e dramma, soprattutto dal punto di vista visivo non convince particolarmente, considerato che le immagini sono spesse plumbee e poco incisive: ciò che resta è quindi un'estetica poco ispirata ed eccessivamente economica. La trama poi commette l'errore di disperdere quei pochi momenti di complessità, trascinandosi da una scena all'altra con inerzia e un pizzico di goffaggine. La sceneggiatura, come detto, parte con i giusti presupposti, possedendo tutti i pezzi di cui necessita un buon thriller per creare una storia dal mistero efficace e spiazzante. Ma con l'incedere della pellicola ciò che si percepisce è la mancanza di una vera atmosfera cospiratoria, che dissipa suspense e intrighi, andandosi ad impantanare in una storia d'amore artificiosa, avvilente ed inappagante. Alex Pettyfer e Talulah Riley alternano interpretazioni appena soddisfacenti che non riescono a spostare l'attenzione dalla totale mancanza di spina dorsale della trama, che in ultima analisi non ha la forza né la capacità drammatica di poter reggere su di sé un mistero così fitto, né tanto meno rendere giustizia ad uno degli orrori meno conosciuti della seconda guerra mondiale. Voto: 5,5

mercoledì 28 novembre 2018

[TAG] Very Pop Blog - I miei Natali del passato

All'inizio avevo deciso, memore di un Tag simile sul Natale proposto l'anno scorso (qui), di non partecipare quest'anno a nessun Tag a tema natalizio, ma poi visto che ho partecipato sempre volentieri a tutti i Tag proposti dal Moz O'Clock e visto soprattutto la nomination ricevuta proprio ieri dalla carissima Claudia, non ho potuto dire di no. E così eccomi oggi continuare a raccontare, meglio ricordare, atmosfere di un tempo trascorso, al di là delle epoche vissute. Sì perché dopo aver raccontato i nostri/miei anni '80, i nostri/miei anni '90, le nostre/mie estati del passato, oggi parliamo/parlo del Natale vissuto durante la giovinezza. Come? Semplice, grazie appunto al Tag "Very Pop Blog", un Tag, di cui immagine si può usare quella che più ci piace o più semplicemente riproporre quella dell'originale, che consiste in: 1) Elencare tutto ciò che è stato un simbolo dei nostri Natali del passato, in base ai vari macroargomenti forniti; 2) Avvisare Moz dell'eventuale post realizzato, contattandolo in privato o lasciando un commento a https://mikimoz.blogspot.com/2018/11/natali-da-bambini.html ; 3) taggare altri cinque bloggers, avvisandoli (su quest'ultimo punto però devo declinare, perché ormai ho rinunciato da tempo a fare nomination, e tuttavia anche senza nomination ognuno è libero di riproporlo se vuole nei loro rispettivi blog). Ebbene, ecco le mie risposte.

martedì 27 novembre 2018

Le altre serie tv (Ottobre/Novembre 2018)

Trasmessa da settembre ad ottobre su Sky Atlantic, Save me (Salvami) ha subito catturato la mia attenzione e mi ha spinto (con ancor più vigore) a vedere una dietro l'altra le sei puntate della serie. Una serie dal forte legame padre/figlia (che prende spunto dalla sempre più delicata tematica delle conoscenze online, per presentare appunto un rapporto, quel rapporto, ben noto al pubblico grazie a innumerevoli film e produzioni a riguardo, per citarne uno, Io vi troverò con Liam Neeson), una serie attualissima, cruda, diretta, che non prende mai scorciatoie, una serie che mostra il lato oscuro della società con un bellissimo cast ed una narrazione veloce e accattivante. La serie infatti, una serie televisiva britannica del 2018, creata, sceneggiata e interpretata da Lennie James, al quale va riconosciuto il merito di aver interpretato, creato e sceneggiato un prodotto davvero avvincente da fruire tutto d'un fiato sin dalla primo episodio dal titolo "Il lato oscuro", la puntata pilota difatti getta le basi di una corsa contro il tempo adrenalinica, appassionante e coinvolgente, che avrà sviluppi e intrecci fatali davvero imprevedibili, è affascinante, intrigante e tiene davvero col fiato sospeso. Le vicende non a caso si svolgono abbastanza rapidamente e la serie (sono sei gli episodi totali della serie, già rinnovata per una seconda stagione) ha un potenziale enorme che si nota fin dalle prime battute e che cresce di episodio in episodio. Questo perché innegabilmente avvincente è la lotta instancabile di un padre contro il destino che gli impedisce di incontrare la figlia. Giacché per la polizia e per l'ex moglie e il suo nuovo compagno è lui l'unico sospettato del rapimento (un giorno infatti Jody, Indeyarna Donaldson-Holness, sua figlia, scompare proprio mentre la ragazzina è in cammino per andare a trovarlo, dopo tanti anni, proprio per questo motivo accusano l'uomo di aver rapito la figlia), con tutte le prove e gli indizi sulla carta schiaccianti che sembrano inchiodarlo. Lui però non c'entra, non vede e non sente la figlia da quanto aveva 3 anni, ma ora si sente coinvolto, ancora legatissimo all'ex moglie interpretata benissimo da Suranne Jones, che tuttavia non sta di certo con un uomo migliore, anzi tutt'altro, si è trovata un altro compagno, suo marito Barry (Barry Ward), che gestisce dei traffici di certo non limpidissimi.

venerdì 23 novembre 2018

The Zero Theorem: Tutto è vanità (2013)

Con Terry Gilliam ho sempre avuto un rapporto burrascoso, tra (pochi) alti e (tanti) bassi, sarà riuscito con il suo penultimo lavoro datato 2013 (e stranamente distribuito in Italia 3 anni dopo), il suo ultimo è invece da poco uscito al cinema, quel L'uomo che uccise Don Chisciotte di cui si è parlato tanto precedentemente alla sua presentazione e si parla tanto dopo la sua distribuzione (giudizi abbastanza tiepidi), a migliorare questo rapporto? No, mi spiace, purtroppo no. Perché pur volendo essere indulgenti nei confronti di uno dei maestri più visionari che il mondo del cinema ricordi, bisogna ammettere che il film, che parte illudendoci di farci sognare, di ritrovare (anche se in verità le atmosfere e le ambientazioni sono simili) quelle atmosfere e quelle ambientazioni che lo avevano reso celebre con pellicole come "Brazil" e "L'esercito delle dodici scimmie" (e questa volta incentra il suo discorso sulla disperata ricerca di un senso che spinge un uomo alienato a scontrarsi con le sue paure e le sue difficoltà relazionali, nonché a cercare di scalfire un sistema che lo tiene stretto in una morsa e per il quale la speranza è un nemico da eliminare), purtroppo si eclissi e soffochi in se stesso, sepolto da un pesante sovraccarico di suggestioni senza una vera storia a sorreggerlo. Procedendo infatti per trovate visive talvolta sorprendenti e per espedienti comici per allentare il climax ascendente della storia, The Zero Theorem: Tutto è vanità (The Zero Theorem), film del 2013 diretto da Terry Gilliam,  presenta tutte le ossessioni del cinema del regista statunitense, fermo purtroppo a un tempo d'oro che fu e non aggiornato ai tempi correnti. Con il sapore della favola moralistica che trasforma le vecchie ossessioni oniriche in realtà virtuali alternative e che si fonda ancora una volta sull'eroe che si riscopre la via della redenzione dopo essere stato colpito attraverso gli unici due legami affettivi che si era creato, The Zero Theorem sembra essere stato concepito per auto-omaggiarsi e auto-citarsi. E non bastano le ennesime straordinarie trasformazioni di Christoph Waltz e dell'istrionica Tilda Swinton, difficilmente riconoscibile nei panni di una psicoanalista virtuale, a definirlo del tutto riuscito.

giovedì 22 novembre 2018

Le mie canzoni preferite (Ottobre/Novembre 2018)

È passata l'estate, è passato (quasi) l'autunno, è arrivato il tempo di Michael Bublé, che comunque ascolto sempre con gioia quando arriva il periodo giusto, che praticamente è già arrivato, ma prima di ciò, e come di consueto, ecco la classifica, anzi selezione, dei brani e delle canzoni mie preferite di questi ultimi due mesi, in quest'ultimo post annuale (a dicembre potrebbe esserci o meno una sorpresa). Due mesi che hanno confermato il talento di alcuni, il successo di altri e la scoperta di tanti altri ancora. Due mesi che saranno condensati su Youtube  (e se qualcuno lì mi segue avrà visto questa selezione in anteprima assoluta) con la solita playlist (qui), mentre qui ecco a voi i video uno per uno.

C'è il suo zampino in molte canzoni, e stavolta è insieme a Selena Gomez e un certo Ozuna,
parlo ovviamente di Cardi B e della martellante ma interessante Taki Taki di DJ Snake

mercoledì 21 novembre 2018

Recuperi da Oscar (2015/2016)

La fine della mia "stagione" cinematografica si avvicina, e così non avendo più tanto spazio, e per fare in modo di chiudere l'anno con più film possibili all'attivo, ho deciso di completare, o almeno cercare di completare, il recupero programmato alle pellicole candidate all'Oscar, e lo farò in due parti, la prossima tra due settimane. E così tra film di difficile individuazione e film individuati solo con i sottotitoli, eccomi qui oggi a proporvi la recensione agli ultimi due film che mi mancavano tra la lista dei film relativi agli Oscar 2015, e due, ma non gli ultimi (me ne mancano altre pellicole, tra cui una che non ho trovato e che rimanderò all'anno prossimo o quando sarà disponibile, molto probabile al solo streaming), della lista dei film relativi agli Oscar 2016.

martedì 20 novembre 2018

Akira (1988)

Film di animazione di culto della fine degli anni '80, uscito quest'anno nuovamente al cinema esattamente a trent'anni di distanza (restaurato e con un nuovo doppiaggio, io però ho visto la versione "originale"), Akira (recuperato proprio in occasione di questo compleanno), film d'animazione della durata di circa 120 minuti, prodotto nel 1988 dalla collaborazione tra le maggiori compagnie di produzione cinematografica giapponesi dell'epoca, fu portato su grande schermo da Katsuhiro Ôtomo (il quale diviene protagonista anche nella pellicola, nel ruolo di regista e, ovviamente, sceneggiatore), l'autore del manga omonimo le cui pubblicazioni iniziarono qualche anno prima. L'opera ha avuto un grosso impatto a livello mediatico, attirando in seguito anche l'attenzione dei mercati occidentali. Attualmente è considerato uno dei capisaldi dell'animazione Giapponese ed internazionale, ma Akira merita veramente questo titolo? Probabilmente si, eppure la sua valutazione, per quanto mi riguarda, non supera la sufficienza. Il motivo di tale voto, apparentemente severo se si considera il successo riscontrato praticamente ovunque nel mondo, è dovuto principalmente alla sceneggiatura, che definirei estremamente confusa e caotica. Gli eventi si susseguono rapidamente ed apparentemente senza una vera logica, o comunque risultano estremamente difficili da seguire. Non ho letto il manga originale (in tal senso fare paragoni mi stato è impossibile produrre, cosicché il voto è meramente collegato alla "mia" visione del film), ma documentandomi brevemente, ho capito che molte scene sono state tagliate, alcuni personaggi completamente eliminati, e, di conseguenza, molte spiegazioni sono venute meno. Sicuramente, per chi ha letto in precedenza la controparte cartacea, sarà stato ed è stato più semplice seguire questo lungometraggio, ma per un neofita del prodotto le difficoltà non sono state e non saranno poche, anzi, andando verso la conclusione della pellicola lo spettatore vedrà i suoi dubbi aumentare. Ora, è vero, inutile negarlo: non tutte le domande che ci si può ragionevolmente porre durante la visione troveranno una risposta (per cui, se vi piacciono le storie dotate di un finale netto, chiaro e risolutore, guardare altrove) tuttavia questo non è in realtà strano se consideriamo questo aspetto nel contesto della cultura orientale, che vede di buon occhio il finale aperto, che lascia volutamente lo spettatore con qualcosa su cui arrovellarsi e ragionare, personalmente però dopo la visione la mia espressione era quella del "Ehm...quindi?" (poiché più aperto di così il finale non potrebbe essere).

lunedì 19 novembre 2018

Agatha Christie Collection

Sarà stato un caso, sarà stata la programmazione cinematografica di Sky, ma dopo due adattamenti cinematografici della regina dei gialli Agata Christie, opportunamente visti, eccone altri tre che ho ovviamente visto. Tre adattamenti che hanno riempito il palinsesto della collezione "Ottobre con Agata Christie", tre adattamenti che tuttavia bisogna sottolineare sono tutte miniserie britanniche, tre adattamenti a tre racconti davvero interessanti, ecco quali. Basata sull'intramontabile romanzo omonimo (uno dei più celebri) di Agatha Christie, sceneggiata da Sarah Phelps e diretta da Craig Viveiros, Dieci piccoli indiani (And Then There Were None) è una miniserie televisiva britannica (composta originariamente da tre puntate e poi da due nel'edizione italiana) del 2015, una miniserie che, offrendo allo spettatore un adattamento contemporaneamente nuovo e fedele, non delude né i fan del romanzo, né quelli delle produzioni BBC (che negli ultimi anni sta proponendo discreti prodotti), perché riesce tenere incollato allo schermo anche chi conosce già la trama del giallo più venduto al mondo. Come in molti altri romanzi della Regina del Giallo, la scelta di una location circoscritta fa sì che il responsabile dei crimini si nasconda necessariamente fra i protagonisti, la miniserie infatti ci racconta di otto sconosciuti che vengono convocati dai misteriosi coniugi Owen nella loro tenuta (una villa principesca ed isolata, posta su di un isola al largo della costa del Devon), lì gli otto si uniranno ad una coppia di domestici che già si trova sul posto (10 personaggi, 10 piccoli indiani, come nella filastrocca per bambini), tutti che in attesa di incontrare i padroni di casa, ad uno ad uno però i convenuti iniziano a cadere come mosche (scatenando in questo modo fra i sopravvissuti la caccia all'assassino). Non era dunque facile mantenere alta la suspense, ma la realizzazione impeccabile, l'ottima recitazione degli attori, le atmosfere inquietanti e la colonna sonora adeguata costringono anche lo spettatore più consapevole a chiedersi se davvero il mistero si risolverà come da copione, quest'ultimo infatti offre tre ore di giallo/mystery ad alta dose di tensione emotiva. Così tanta che ci si ritrova comunque ad empatizzare con i personaggi, non così tanto innocenti. Perché anche non avendo letto il libro, quest'opera calligrafica, attenta alla confezione ed elegante nella forma e curata nella messa in scena, riesce davvero ad affascinare e coinvolgere.

venerdì 16 novembre 2018

Black Panther (2018)

Per la prima volta nella storia dei cinecomics, a dieci anni esatti dall'inaugurazione del Marvel Cinematic Universe (Iron Man ha compiuto dieci anni ad Aprile scorso), ecco arrivare il primo film (il diciottesimo del MCU) tratto da fumetti con protagonista un eroe di colore (il film è infatti basato sul personaggio di Pantera Nera della Marvel Comics), con un cast e una crew quasi completamente composta da talenti di settore di colore, un unicum persino a Hollywood che mai aveva visto un progetto di tale scala (e budget), realizzato da attori, registi, tecnici, sceneggiatori e produttori afroamericani. Questo aspetto produttivo e l'unicità del personaggio facevano di Black Panther, film del 2018 diretto e co-scritto da Ryan Coogler, un film storicamente importante (perché strutturalmente e concettualmente diverso), non solo nell'ambito del genere, ed era quindi normale che le aspettative fossero alte. Anche perché in tal senso tutti parlavano di un film diverso, ben lontano dai soliti Marvel che, ammettiamolo pure, belli e divertenti (altresì eccezionali), ma sono un po' tutti uguali. Ecco dopo aver visto quest'ultimo action fumettistico, non sono poi così convinto che qualcosa di diverso significhi "qualcosa di buono", a me è sembrata un'accozzaglia di roba abbastanza difficile da digerire per intero. Accozzaglia che la critica americana, anche questa volta, l'ha etichettata come l'ennesimo capolavoro Marvel, ma la verità (come sempre, quasi sempre, perché i due Guardiani della Galassia capolavori lo sono per davvero e tanti altri sono davvero eccezionali) sta nel mezzo. Giacché è abbastanza ovvio che questo cinecomic, in questo frangente, venga utilizzato come mezzo per parlare di rivalsa dei neri e porre dunque l'attenzione sulla questione delle minoranze etniche, afroamericane in particolare. Black Panther, quindi, sembra essere una "tacita" risposta alle manovre politiche (in quasi un anno poco è cambiato) di Donald Trump, dacché si riempie la bocca di tanti temi importanti, quali l'immigrazione, l'integrazione tra popoli diversi e la corsa agli armamenti, cercando una dimensione narrativa propria dove ambisce mettere in parallelo messaggi politici e intrattenimento, laddove quest'ultimo (ahimè) viene meno. Perché certo, ci sta ed è anche giusto che questi temi vengano alla luce, ma per colpa di ciò il film diviene presto statico, appesantito, debolissimo per la mancanza di ritmo e, paradossalmente, si rivela povero di combattimenti.

giovedì 15 novembre 2018

Il livello della commedia italiana moderna (Test secondo)

E' successo nuovamente, Sky ha ulteriormente proposto ai suoi spettatori e mandato in onda alcune commedie italiane a pochi mesi dalle sale, è così non ho resistito per riprovare con il test già effettuato ad agosto (qui) sulla qualità, sul livello raggiunto dalla commedia italiana moderna. Ebbene, sarà stata una coincidenza o meno, ma nuovamente il risultato è stato il medesimo, perché ancora una volta solo una commedia su 4 riesce nel suo intento (come potrete vedere dalle mie recensioni), solo una commedia riesce a raggiungere la sufficienza piena (di più è alquanto raro), mentre la metà sono da bocciare (probabilmente era meglio non produrre nemmeno) e l'ultima da "rimandare". Il cambio di rotta insomma non c'è stato, anzi, se contiamo anche Sono Tornato dell'altro giorno (che in verità farebbe parte della rassegna cinematografica proposta da Sky ai suoi clienti) la situazione è anche peggiore. E tuttavia non tutto è da buttare, anche se questa volta a salvare la situazione non c'è Edoardo Leo, ma sorprendentemente qualcuno del tutto inatteso che è riuscito, anzi, sono riusciti a salvare la baracca. Trattasi di Gennaro Nunziante e Fabio Rovazzi che, evitando di esser volgare e proponendo invece qualcosa di genuino, semplice ed efficace, sono incredibilmente riusciti appunto a consegnarci a noi pubblico una commedia che, lontana dalle classiche commediole italiane, riesce nell'intento di far sorridere, un po' riflettere e divertire, senza per questo proporre o far vedere volgarità, vietandone in tal senso (anche se ormai lo sdoganamento è completo) la visione ai minori, ma un qualcosa di fruibile a tutti, che senza grandi difficoltà può far piacere a chiunque, soprattutto a chi da una commedia cerca soprattutto lo svago e il divertimento senza grosse pretese, e farlo con lo scopo ultimo di far ridere il suo pubblico senza esagerazioni inutili. Ebbene il film ci riesce anche senza essere un qualcosa di eccezionale, al contrario delle altre, ma per saperne di più meglio leggere.

mercoledì 14 novembre 2018

Sharp Objects (Miniserie)

In un anno in cui la HBO ha dovuto fare a meno delle sue galline dalle uova d'oro (si pensi a The LeftoversBig Little Lies e Game of Thrones, queste ultime due torneranno nel 2019), galline che appunto avevano riportato in auge l'immagine della rete che aveva subito un brutto colpo dopo la messa in stand by di True Detective (ora però non più) e la cancellazione di Vinyl (questa sì definitivamente), ecco che dal cilindro vien spuntare il classico coniglio, ovvero una delle serie televisive più attese dell'anno, una serie sulla carta pensata per suscitare titoli altisonanti sulle riviste specializzate prima ancora di rivelare anche una sola sequenza. Si tratta infatti di uno show che prende le mosse dal famoso e omonimo romanzo scritto da Gillian Flynn (già sceneggiatrice di Gone Girl), ha come regista di tutti e otto gli episodi Jean-Marc Vallée (già regista in tv con Big Little Lies e di film quali Dallas Buyers Club e Demolition), ha una showrunner abbastanza famosa come lo è Marti Noxon (perché tra gli autrici di Buffy, la serie cult) e in ultimo (ma non certo per importanza) vanta un cast dominato da due eccezionali dive cinematografiche come Amy Adams e Patricia Clarkson. Le ottime premesse di partenza sono in gran parte confermate da Sharp Objects, in particolare grazie alla presentazione di un personaggio principale estremamente tormentato, di grande cupezza ma al contempo anche capace di indurre una spiccata empatia nello spettatore. Camille infatti non è altro che una versione femminile di tanti antieroi (protagonisti dalla condotta non esattamente impeccabile, profondamente traumatizzati e capaci di destreggiarsi in un mondo in cui il Male si nasconde dietro ogni dettaglio forti di un profondissimo tormento interiore che consente loro di affrontare la brutalità della realtà ad occhi aperti) che abbiamo visto sullo schermo per tanti anni, soprattutto su HBO.

martedì 13 novembre 2018

Lui è tornato (2015) & Sono tornato (2018)

L'idea alla base del film (e del libro best-seller da cui è tratto) è semplice ma geniale. Infatti Lui è tornato (Er ist wieder da), film del 2015 diretto da David Wnendt e basato sull'omonimo romanzo di Timur Vermes, ipotizzando che Adolf Hitler improvvisamente faccia ritorno sulla Terra propone una satira geniale, una critica sociale molto forte, in un film davvero interessante, dissacrante e al tempo stesso inquietante. Difatti il film, che appunto vorrebbe rispondere a quel semplice interrogativo che troviamo sulla locandina italiana (e non solo) del film, ovvero "Cosa potrebbe succedere se Adolf Hitler si risvegliasse improvvisamente in un pomeriggio berlinese, oggi?", muovendosi tra il grottesco e il drammatico, riesce a far sorridere ma soprattutto riflettere. Proprio perché il film, un film necessario che deve essere fatto vedere (la gente deve vederlo e deve riflettere), fa una satira molto intelligente, che fa davvero riflettere sull'importanza e la pericolosità anche (e soprattutto) dei mass media, sulla politica e la società moderna, sulla paura del diverso. In tal senso, sicuramente un bel rischio quello che si è voluto assumere il regista che, maneggia un'idea senza dubbio interessante, ma con un coefficiente di difficoltà elevato che avrebbe potuto portare la pellicola sul pericoloso campo minato dell'empatia e della comprensione nei confronti del Fuhrer, mitizzando una figura che ancora oggi rappresenta per il popolo tedesco, un tabù. Invece, il suo lavoro muovendosi sempre sull'orlo del precipizio, mischiando commedia, documentario, satira, grottesco con una miscela spesso molto vicina alla deflagrazione, riesce anche a fare di più. Giacché il film, film in cui molte sono le tematiche messe alla berlina, dalla politica alla società, dai rappresentanti di partito alle idee popolari (fino alla potenza pericolosa del mezzo televisivo), mette in guardia l'esser umano su come sia assurdamente facile ripiombare nell'oblio nazista se non si sta attenti. Anche perché secondo scrittore e regista se Hitler si risvegliasse sarebbe certamente inizialmente disorientato, ma impiegherebbe poco a rimettersi in carreggiata, aggiornarsi sulla situazione politico-sociale della sua amata patria e riconquistarsi l'attenzione dei tedeschi facendo comizi in televisione in prima serata, inoltre, come se non bastasse, gli argomenti del redivivo sarebbero accolti con entusiasmo dal pubblico, che lo scambierebbe giustamente per un attore, ed egli finirebbe per assicurarsi la fama di "combattente della democrazia" grazie a un'aggressione subita da alcuni neo-nazisti sin troppo zelanti.

lunedì 12 novembre 2018

The Square (2017)

Film eccessivamente lungo e dilatato, dotato di originalità di stile e di racconto ma nel complesso freddo e compiaciuto della sua caratura intellettuale, The Square (Palma d'oro a Cannes 2017) conferma la forza provocatoria dello svedese Ruben Östlund, che già si fece apprezzare con il precedente, durissimo Forza maggiore. Anche in questo caso infatti, egli torna a lavorare sul rapporto causa-effetto e sulle conseguenze imprevedibili che un evento apparentemente innocuo potrebbe scatenare, come svelare per esempio la spiazzante personalità del protagonista (anche se qui al contrario del suo precedente lavoro, le cose sono molto più complicate, per i tanti elementi e personaggi in campo, e il caos che ne deriva è proporzionale, in un quadro allarmante di vita contemporanea ansiogena e prossima a una quieta follia generalizzata), ma lo fa purtroppo con un film ostico e privo di baricentro, che costituisce una sfida costante per lo spettatore, continuamente destabilizzato dalla varietà dei registri toccati e dalla tendenza a veicolare il racconto tramite macrosequenze apparentemente slegate tra loro. Un'opera che cerca di porsi essa stessa, in maniera per certi versi coraggiosa, come una installazione artistica, riflettendo, spesso con una buona dose di narcisismo, sul confine che separa la provocazione dall'arte concettuale, non a caso The Square è l'opera di un cinema intelligente ma tuttavia poco coinvolgente, angosciante e molto compiaciuto di sé, elitario come l'arte su cui ironizza (tra creativi con idee balzane e inutilmente provocatorie), peccato che proprio per ciò che The Square è un oggetto (personalmente) impalpabile, decisamente discutibile seppur ipnotico e affascinante. Un azzardo cinematografico sbilanciato anche nel ricorso al grottesco, in molte sequenze fine a se stesso, e appesantito da una estenuante dilatazione narrativa. Un film insomma che è possibile respingere in toto dal punto di vista teorico, anche se forte di un approccio originale che non può lasciare indifferenti. Il talento del regista si vede, ma nel complesso il film rimane una mezza occasione sprecata. In tal senso generosa la Palma d'oro al Festival di Cannes 2017 e altrettanto generosa la candidatura all'Oscar 2018 come miglior film straniero (che poi è l'unico motivo per cui ho visto il film, altrimenti ben sapendo di come spesso i film che escono dal suddetto Festival sono abbastanza discutibili, per non dire altro, non l'avrei probabilmente e quasi certamente visto).