venerdì 29 aprile 2016

Le altre serie tv (Marzo-Aprile 2016)

Manhattan è una serie televisiva statunitense, una period-drama raffinata e ad alto tasso di tensione che racconta la storia, abbracciando dilemmi, vite, semplici intuizioni delle menti impegnate al progetto Manhattan, che portò alla creazione della bomba atomica, infine sganciata, come tristemente noto, su Hiroshima e Nagasaki. La prima stagione della serie è andata in onda su Sky Atlantic (13 episodi) dal 28 dicembre 2015 all'8 febbraio 2016, ma neanche 15 giorni dopo anche la seconda (10 episodi), dal 23/2 al 22/3. La sigla della serie (una delle migliori dell'anno) è stata realizzata dallo stesso studio creativo che ha creato quelli (pluripremiati) di Mad Men. Sam Shaw (Masters of sex), creatore dello show, si è chiaramente ispirato a fatti storici realmente accaduti come quelle legate appunto, al famoso progetto Manhattan. Ma più che narrare accuratamente gli avvenimenti storici, della distruzione di massa, i produttori si sono focalizzati sulla ricostruzione degli aspetti emotivi e sulla vita degli uomini e delle donne che lavoravano e vivevano nel relativo principale laboratorio di Los Alamos (New Mexicomostrando il lato umano di questi pionieri. Laboratorio top secret creato nell'estate del 1943 da Franklin Roosvelt, che mette insieme una squadra speciale composta dai migliori scienziati del mondo per una missione di vitale importanza, costruire una bomba atomica, o come la chiamano tutti, “il gadget”. Siamo nel pieno della Seconda Guerra Mondiale, il conflitto è sempre più feroce e il progetto diventa una gara contro il tempo. Attorno a questi famigerati laboratori è stato costruito un agglomerato di case nel quale vivono le famiglie di questi scienziati, in modo tale da poter che questi menti brillanti possano rimanere legati ai propri affetti. Va subito detto che, l'unico nome conosciuto è quello di J. Robert Oppenheimer (Daniel London). Se gli altri non sono noti, è perché non sono mai ufficialmente esistiti. Tutti i protagonisti della serie sono personaggi inventati, di fantasia (anche se i due progetti alternativi per la realizzazione della bomba sono quelli che realmente furono presi in considerazione). Ovviamente la convivenza non è per nulla facile, sono tutti uomini di scienza che lottano contro le conseguenze psicologiche di una missione top secret, la loro intera vita è coperta dal segreto e non possono neanche fidarsi l’uno dell’altro. La moglie di uno di loro chiede innocentemente: «Come si chiama questo posto?» e lui risponde: «Non si chiama, non ha un nome».

giovedì 28 aprile 2016

Third person (2013)

Third Person è un drammatico film del 2013 scritto e diretto dal premio Oscar Paul Haggis (Crash). Il film racconta (in 3 episodi distinti) tre storie d'amore, passione, fiducia e tradimento che prendono vita in tre città diverse, Parigi, New York e Roma, nelle quali si dipanano le vicende di tre coppie che sembrano non avere nulla in comune, se non un flebile, impalpabile legame. A Parigi incontriamo il classico scrittore fallito (che nemmeno l’abilità consumata di Liam Neeson riesce a rendere), in crisi di ispirazione. Michael è però un premio Pulitzer, ma alle prese con un nuovo libro che non trova la strada. Da tempo non è più lo scrittore duro, vero e folgorante dell'esordio. C'è stato un grande dolore nella sua vita, che sta provando a superare a suo modo. L'uomo, che ha recentemente lasciato la moglie Elaine (Kim Basinger, sprecata in patetiche conversazioni al telefono), sta infatti vivendo una (classica e focosa) relazione burrascosa con la giovane, ambiziosa e tormentata scrittrice Anna (Oliva Wilde che nel ruolo di dark lady instabile è decisamente la meglio riuscita). Una donna che desidera esordire nella narrativa e che quindi sa perfettamente quello che vuole (o almeno crede di volere), ma che nasconde un oscuro segreto. Ma mentre i due bisticciano in un grande hotel di Parigi, nello stesso momento, a Roma, un ambiguo affarista americano (che si trova in città per rubare gli schizzi dei nuovi modelli di famose case di moda, e che odia qualsiasi cosa sia italiano), in cerca di qualcosa di decente da mangiare (in un bar 'americano') si imbatte in una zingara, Monika (Moran Atias), una gitana dalla bellezza mozzafiato. Scott (Adrien Brody) se ne innamora perdutamente, e quando i soldi che la donna aveva risparmiato per salvare la bambina dalle mani di un trafficante (efferato sequestratore così per dire) le vengono rubati, si sente in dovere di aiutarla ed è disposto a darle tutti i soldi che possiede per toglierla dai guai. Pian piano però inizia a sospettare di essere la vittima di una truffa ben congegnata, la figlia esiste veramente o no? (non lo sapremo mai). A New York invece, un'ex attrice di soap opera Julia (Mila Kunis non più Black Swan), una volta grande frequentatrice di hotel di lusso è ora costretta a lavorare come cameriera in uno di questi per riuscire a pagare l’avvocato e le ingenti spese penali per ottenere la custodia del figlio, dopo un grave (e oscuro) incidente domestico, ora sotto la tutela del suo ex marito Rick (James Franco), un famoso e ricco artista newyorkese. Nonostante l'ex marito faccia di tutto per ostacolarla, il suo avvocato Theresa (Maria Bello), le sta però procurando un'ultima possibilità per far cambiare idea al tribunale. Riusciranno a uscirne indenni? Forse si, ma il finale enigmatico non spiegherà praticamente niente.

mercoledì 27 aprile 2016

Canzoni di 'tendenza' (Marzo-Aprile 2016)

La musica è in continua evoluzione nonostante morti eccellenti, non poteva ovviamente essere altrimenti, ma mai come quest'anno non è sempre facile, soprattutto se tanti grandi artisti ci stanno lentamente lasciando, neanche pochi giorni fa se n'è andato anche Prince, uno degli artisti più famosi al mondo, soprattutto negli anni '80 è stata un'icona. Io però non lo conoscevo affatto, anzi, solo per sentito dire, pochissime poi le sue canzoni che conoscevo, paradossalmente le uniche due sue più conosciute. Non c'è stato solo questo, come ormai avrete capito, bi-mensilmente, in questo post pubblicherò le canzoni che in questi due mesi ho ascoltato con piacere. Ovviamente comincerò con le due canzoni di Prince per poi postare un po di canzoni sentite ultimamente in radio e non, e poi per concludere una chicca molto interessante oltreché divertente.

Le due canzoni non potevano non essere le due sue due canzoni più belle 
ma anche forse le più 'particolari' (soprattutto la seconda) che hanno segnato la sua inimitabile carriera 

martedì 26 aprile 2016

Black Sea (2014)

Black Sea è un avventuroso thriller 'sottomarino' del 2014 diretto dal regista inglese Kevin Macdonald con Jude Law e Scott McNairy. Il protagonista del film Robinson (Jude Law, ex comandante della Marina), è un uomo che viene improvvisamente licenziato (senza neanche una liquidazione) dalla Compagnia navale (la Agora) presso cui ha lavorato fedelmente e molto bene per anni in qualità di responsabile di svariate operazioni da condurre con i sottomarini. Robinson, uomo molto pratico, mai sognatore, anzi totalmente distrutto, vessato e fiaccato dalla vita, da un matrimonio fallito per questioni economiche, dalla frustrazione di un figlio che non vede mai, preso dalla disperazione, alla sua ultima spiaggia per recuperare la dignità perduta e soprattutto, più prosaicamente, denaro, volendo così' un poco vendicarsi contro gli ormai suoi ex-datori di lavoro ed un po riscattare la propria posizione, decide, arruolando alle sue dipendenze (dopo aver trovato un finanziatore e rintracciate le mappe) alcuni uomini, selezionati tra il peggio (che paradossalmente è il meglio) disponibile sul mercato inglese e russo (in quanto il sottomarino che useranno viene da lì e occorre qualcuno che parli la lingua), di intraprendere la alquanto difficile e quasi impossibile operazione (nonché segreta e illegale) di recupero di un'ingente quantitativo di lingotti d'oro, un tesoro sommerso che si dice essere perduto nelle profondità del Mar Nero. Secondo alcuni infatti il sottomarino carico d'oro dato ai russi alla Germania di Hitler nel corso del Secondo Conflitto Mondiale affondò nel 1941 e mai più ritrovato. Dopo aver studiato un piano per nascondere il passaggio del sottomarino in acque georgiane dalla flotta russa stanziata nel Mar Nero e trovato l'equipaggio giusto, abile, esperto, un po' pazzo, sufficientemente impavido e così disperato da essere disposto a rischiare la vita, non resta che partire. Sin da subito però l’impresa appare difficile non tanto per il rischio di essere scoperti dalla flotta russa quanto per il coacervo di pulsioni che animano ciascuno dei componenti dell’equipaggio (poco addestrato, che prevede un gruppo ben assortito di “ceffi” cui spunta anche un giovane ragazzo cui i soldi, si scoprirà vedendo, servono per garantire un futuro a un figlio che sta per nascere), la cui unione inversamente proporzionale all'avidità, arrecherà non pochi disagi all'ambizioso Robinson, in lotta anche con il mare che tutto avvolge e tutto inghiotteLe operazioni ovviamente si riveleranno quindi più complicate del previsto nel corso della vicenda ed il sottomarino diverrà il teatro dei vari rapporti, amichevoli o meno, instauratisi tra i vari componenti dell'equipaggio. La sete di ricchezza come in questo caso vince e non appena l'avidità e la disperazione prendono il controllo a bordo della nave, la crescente incertezza della missione spinge gli uomini della squadra a combattere l'uno contro l'altro per la propria sopravvivenza. Improvvisi e determinanti colpi di scena si susseguiranno sino ad un'inesorabile ed inevitabile soluzione tragica. Ma il vero pericolo è il mare, così nero, così oscuro, così letale, incapace di sottostare a chi osa profanare le sue leggi degli abissi.

domenica 24 aprile 2016

House of cards (4a stagione)

House of cards è una delle serie tv più viste degli ultimi anni. Un successo strepitoso, incredibile, senza contare tutti i premi vinti e i giudizi positivi di molte testate giornalistiche e di tutti quelli che non si sono persi una puntata, come me. Anche se la serie viene criticata da molti per essere lenta, noiosa o sopravvalutata, che ha un linguaggio difficile, è comunque imperdibile, soprattutto per la regia cinematografica di tutto rispetto, movimentata e coinvolgente. Non si può effettivamente non amare questo political-drama della Netflix (in Italia anche su Sky Atlantic) arrivata alla quarta stagione, ma soprattutto non si può non amare gli Underwood, spietati, cinici ma giudiziosi, due personaggi di spessore, glaciali, inflessibili e scaltri come nessuno, invincibili e indistruttibili. Soprattutto Frank, l'anima di tutto insieme alla moglie, è un personaggio complesso, difficile da decifrare, ma che nonostante la sua apparente 'malvagità' e voglia di potere, è uno che sa cosa fare, usando trucchetti e mezzucci di ogni tipo riesce sempre a passarla liscia. La serie infatti tratta di temi quali potere, manipolazione e spietato pragmatismo. Quelli che i due usano per arrivare lì dove tutti vorrebbero arrivare. Questa spettacolare quarta stagione è stata veramente entusiasmante, piena di avvenimenti, la storia corre e si rincorre a ritmi velocissimi senza però tralasciare l’elemento della riflessione e della tattica politica che ha sempre caratterizzato la serie. Il finale alquanto scioccante poi è stato fantastico. Comunque prima di parlare di questa incredibile quarta stagione, un piccolo riepilogo, soprattutto per chi non ha visto le prime tre stagioni. La serie, ambientata nell'odierna Washington D.C., segue le vicende di Frank Underwood (Kevin Spacey), un Democratico che da capogruppo di maggioranza della Camera che, dopo essersi visto sottratto il posto da Segretario di Stato che il neopresidente gli aveva promesso, inizia un giro di intrighi per giungere ai vertici del potere americano. La sua fedele (non in tutti i sensi) moglie, Claire Underwood (Robin Wright), lo aiuta nel suo diabolico piano, diabolico per i modi in cui, non proprio del tutto legali, riesce a diventare così potente, tanto da diventare sempre più forte politicamente. Durante il corso degli eventi tanti intralceranno il suo cammino, ma fatti 'fuori' uno dopo l'altro (dalla bella giornalista Zoe, al deputato Russo) quelli che potevano affossarlo, riesce in circostanze alquanto sospette (ordinando un complotto al presidente in carica, tra la 2a e 3a) a diventare addirittura presidente ad interim. Ma dopo che finalmente hanno raggiunto i loro obbiettivi mantenere il posto non sarà facile, tra chi vuole togliergli la poltrona (alle elezioni presidenziali) e chi scoperchiare il vaso, tra cui un ex direttore di una testa giornalistica che sospetta che nasconda qualcosa di losco (come in effetti è), tutto sarà lecito. Frank però ha sempre un piano, una via d'uscita per tutto, dopotutto adesso che è il presidente degli Stati Uniti nessuno può fermarlo o almeno così crede, perché mai come adesso, mai come in questa stagione le sue certezze potrebbero crollare, perdendo qualsiasi cosa, come intravediamo all'inizio e successivamente alla fine delle 13 puntate della quarta stagione.

venerdì 22 aprile 2016

Foxcatcher: Una storia americana (2014)

Per 'festeggiare' il mio post numero 200 avevo deciso di vedere un bel film, credo di esserci riuscito a scegliere bene quando ho visto questo film, Foxcatcher: Una storia americana, una storia come tantissime altre che riguardano vittorie, sconfitte, ingiustizie ma soprattutto omicidi, come quello di questa vera storia. Non è la prima volta e non sarà l'ultima che gli americani faranno pellicole sulle loro storie, belle ed agghiaccianti, anche se in questa particolare storia di qualcosa di così sconvolgente non c'è granché. Si vedono spesso al cinema e alla televisione diverse storie, biografiche, autobiografiche o basato su fatti realmente accaduti, come molti film che ho recensito anche recentemente, American SniperWhitneyAnnie ParkerSelma: la strada per la libertàThe Imitation GameBig Eyes. Questo specifico film in ambito quasi puramente sportivo, (come due molto belli anche se molto più positive di questa, American True Story (McFarland,USA - La vera storia di Gabby)), parla di un rapporto psicologico, morboso e complicato, quasi fisico che deteriorandosi porta a infauste conseguenze, anche mortali. Un Biopic diverso dai soliti, in cui l'analisi introspettiva dei personaggi conta più del ritmo narrativo. Un film complesso, in cui il tema del patriottismo e della ricerca di gloria si mischia alle intricate vicende personali dei personaggi. La pellicola tratta infatti della storia vera dell'assassinio del lottatore campione olimpico alle Olimpiadi del 1984 a Los Angeles (di lotta libera) Dave Schultz (interpretato da Mark Ruffalo), avvenuta nel 1996 per mano di John du Pont (interpretato da Steve Carell), della famiglia Du Pont (una delle famiglie più ricche d'America), amico ed allenatore del lottatore. Il film (del 2014) è l'adattamento cinematografico dell'autobiografia Foxcatcher. Una storia vera di sport, sangue e follia scritta nel 2014 da Mark Schultz (Channing Tatum nel film), fratello di David, anch'egli campione olimpico nel 1984. L'autobiografia è stata scritta insieme alla sceneggiatura, quindi molti fatti e situazioni sono uguali, ma non proprio tutte, è stata in parte modificata (cambiando anche molti aspetti della realtà) per rendere più coinvolgente il racconto (senza poi effettivamente riuscirci) e soprattutto comprimerlo in circa due ore. La pellicola che ha partecipato in concorso alla 67ª edizione del Festival di Cannes ha fatto vincere a Bennett Miller il premio come miglior regista. Il film ha anche ricevuto cinque nomination ai Premi Oscar 2015 senza però riuscire a vincerne almeno uno.

giovedì 21 aprile 2016

Il padre (2014) & Mia madre (2015)

Il padre (The Cut) è un drammatico, duro, scioccante, doloroso, commovente ed emozionante film del 2014 diretto da Fatih Akın. Il film rielegge una delle pagine più nere della Storia recente, che non sapevo e non conoscevo prima di vederlo, quella del genocidio armeno da parte dei turchi (che ancora adesso negano qualsiasi coinvolgimento) con l’appoggio dei tedeschi (e dell'impero ottomano) durante la prima guerra mondiale, che provocò la morte di migliaia e migliaia di armeni, colpevoli di non voler rinunciare alla religione cattolica per sposare l’islamismo. Io sicuramente come molti altri, non ricordo questo evento, rimasto oscuro per molto tempo, con questo film conosciamo qualcosa in più, anche se, nonostante appunto questo racconto, non sapremo mai come siano andati veramente gli eventi, cosa ne sia stato dei sopravvissuti e cosa invece dei cadaveri, perché tutt'oggi non esiste nessuna lapide che ricordi quei campi di concentramento, poiché i colpevoli di tale massacro di massa non sono mai stati indagati e puniti, conservando in taluni casi posizioni di potere. Nel 1915 infatti, a Mardin, in Turchia, la polizia turca approfitta della notte per fare un blitz nelle case armene, sequestrando tutti gli uomini della città. Tra questi c'è il giovane fabbro Nazaret Manoogian, che viene separato dalla sua famiglia, vittima come tantissime altre di uno dei primi genocidi programmati a tavolino. Anni dopo, sopravvissuto e catturato, messo ai lavori forzati, poi condannato a morte, vessato ogni qual volta incontri l'autorità e scampato miracolosamente all'orrore del genocidio (lasciato in vita da un sussulto di pietas provato da colui che avrebbe dovuto ucciderlo tagliandoli la gola), decide di mettersi sulle tracce delle due figlie, dopo aver saputo che sono sopravvissute anche loro alle violenze di quegli anni. L'aver scampato la morte costa però a Nazaret le corde vocali ma senza curarsi del problema d'essere muto affronterà con grandi difficoltà, aggrappandosi alla speranza e guardando il mondo con occhi nuovi, viaggi nel deserto, nelle città e infine attraverso l'oceano con la speranza di ritrovare i cari, di ritrovare le figlie da cui è stato diviso. In questo percorso, odissea (che nel caos del suo mondo in rovina, sarà più complicata del previsto), infatti attraverserà la Mesopotomia, arriverà a l'Avana, passerà per il Dakota del Nord, incontrerà persone diverse, da figure angeliche e generose a figure diaboliche, che l'aiuteranno, l'abbatteranno ma con la sua forza di volontà riuscirà in questo epico viaggio, che si concluderà con tanto di finale lieto, almeno per metà.

mercoledì 20 aprile 2016

Into the woods (2014)

Into the woods è quel genere di film che generalmente e praticamente odio, ma che inconsciamente piace, perché i musical sono fatti per divertire, per mettere allegria, con messaggi positivi e importanti o almeno i più conosciuti. Certamente però questo non è dei migliori, anzi, dal regista di Chicago (Rob Marshall), un film icona del genere e molto bello, nonostante appunto non piace, mi aspettavo qualcosa di più energico, più vivace ma soprattutto meno scemo e meno caricaturale di questo film musicale del 2014 (di produzione Disney), basato sull'omonimo musical di Stephen Sondheim (lo stesso autore del musical Sweeney Todd: Il diabolico barbiere di Fleet Street, secondo me il migliore in assoluto, di cui hanno fatto un film con Johnny Depp che qui fa la parte del lupo cattivo abbastanza anonimamente) che si ispira a celebri fiabe tradizionali come Cenerentola, Cappuccetto Rosso e Raperonzolo dei Fratelli Grimm e Jack e la pianta di fagioli. Il film infatti intreccia queste opere situandolo in un mondo alternativo delle fiabe Grimm, e le estende per scoprire le conseguenze dei desideri e delle missioni dei personaggi, individui alle prese con le proprie scelte di vita, desideri e aspirazioni, in una moderna e favolistica versione. Comunque la storia segue le classiche vicende di queste fiabe, ma in modo originale coinvolgendo un fornaio (James Corden) e la sua bella moglie (Emily Blunt), che rendendosi conto che non possono generare figli, che il loro desiderio di formare una famiglia andrà in pezzi, a causa della maledizione di una strega (Meryl Streep), intraprendono un viaggio nel bosco per trovare gli oggetti necessari per spezzare l'incantesimo, e questo porterà loro alla conoscenza di varie forme di vita residenti nel bosco. Anche se la narrazione e la storia sembrerebbe andare in contro a sentimentalismi inutili e quant'altro di produzione Disney, sorprendentemente non è così, infatti le atmosfere dark non si annacquano, anzi, grazie anche alla convinzione degli interpreti conserva una rinfrescante dose di humour nero, la parte migliore di tutte. La morale della favola, ovviamente, resta: occhio a quel che desideri e attento, perché i bimbi ci guardano. Ma è meno stucchevole di quel che si aspetterebbe. Interessante e importante poi,  l'idea del doppio finale: si può infatti scegliere fra il primo finale, che fa terminare la storia nel classico "E vissero per sempre felici e contenti", e il secondo, che fa riflettere sulle conseguenze dei nostri desideri e sull'eredità che lasciamo ai nostri figli.

martedì 19 aprile 2016

Terminator Genisys (2015)

Terminator Genisys è un fantascientifico film d'azione del 2015 diretto da Alan Taylor, quinto capitolo della serie di Terminator, il film però agisce come ret-con (retroactive continuity, letteralmente "continuità retroattiva", ovvero si modificano eventi e situazioni descritti in precedenza, o il loro significato, per adattarli a nuovi sviluppi narrativi), alterando infatti gli eventi del primo Terminator del 1984. Questo aspetto nuovo e diverso e che potrebbe essere una cosa buona, è però il tallone d'Achille della pellicola, poiché nonostante questo nuovo approccio sia innovativo, riscrivendo la trama con i viaggi temporali, certe cose sono da emicrania perché è un po troppo ingarbugliato. Il film ha comunque una sua nuova timeline ricostruita e il viaggio in se per se è abbastanza emozionante. Soprattutto c'è azione, c'è movimento, non ci sono pause, nessun preponderante sentimentalismo, tutto è veloce e godibile con effetti speciali, in particolare quelle delle esplosioni nucleari e non, di grande effetto visivo ed emotivo, molto spettacolari. Certamente mi aspettavo qualcosina di più ma in fin dei conti il suo lavoro di intrattenimento lo svolge egregiamente, sin dall'inizio, quando nel 2029, John Connor (Jason Clarke), leader della resistenza umana, a un passo dalla vittoria definitiva sulle macchine, spedisce il sergente, il suo braccio destro, Kyle Reese (Jai Courtney) indietro nel 1984 per proteggere Sara Connor (Emilia Clarke) dopo che Skynet, ormai sconfitto, aveva precedentemente inviato all'ultimo minuto un cyborg nel 1984 per uccidere appunto sua madre. Ma un evento inaspettato crea una frattura nella linea temporale e il sergente Reese si troverà in una nuova e sconosciuta versione del passato, dove si troverà di fronte ad improbabili alleati, tra cui il Guardiano (Arnold Schwarzenegger) un identico Terminator, riprogrammato, che fa da guardiano a Sarah dall'età di nove anni e nuovi pericolosi nemici. Reese però durante la rievocazione di strani ricordi, mai avuti prima, risalenti al 2017, intravede qualcosa di importante, convince perciò Sarah a recarsi con lui in quell'anno per impedire la messa on line di Genisys, l'App dietro la quale si nasconde la stessa Skynet. La sua nuova inaspettata missione si rivelerà ardua e decisiva, un nuovo inesplorato futuro gli attende.

lunedì 18 aprile 2016

Youth: La giovinezza (2015)

Youth: La giovinezza (Youth) è un film del 2015 scritto e diretto da Paolo Sorrentino. Il regista dopo l'Oscar per La Grande Bellezza ci riprova, ma come il precedente film, secondo me, fa un gigantesco buco nell'acqua. Personalmente molto deludente anche se visivamente bello. Ma cercando di trovare qualcosa di positivo infatti devo purtroppo affossare questo film che ritengo sopravvalutato come l'illustre pellicola precedente. E' chiaro che quando parliamo di Sorrentino e i suoi film c'è una spaccatura enorme, tra chi piace o no, tra chi lo giudica un grande regista chi un'accattone, uno che senza un'idea chiara confeziona film senza una logica, senza una vera trama, riuscendo però in modo abbastanza incredibile, agli occhi di sopraffini intellettuali, ad essere così tanto apprezzato. Secondo me lui è un furbetto, si avvale di trucchetti che ad un certo numero di persone può piacere ad altri no, come me. Si avvale infatti di un cast eccezionale, qualche scena bollente e qualche nudo (non solo femminile), ambientazioni favolistiche e naturali impagabili, musiche sopraffine, recitazioni di tutto rispetto e qualche altro mezzuccio per imbastire un tavola ricca ma vuota e senza senso, riuscendo comunque a farsi apprezzare. Ritroviamo praticamente lo stesso incipit della Grande Bruttezza italiana, personaggi vuoti interiormente ed esteriormente senza una direzione, tristi che non sanno più vivere, che si lasciano andare in modo inesorabile al tempo che passa. Come due amici da moltissimo tempo che ora, ottantenni, stanno trascorrendo un periodo di vacanza in una specie di hotel nelle Alpi svizzere. Questa “Spa” di lusso nascosta tra le montagne svizzere fa da sfondo alle umane vicende di ospiti non proprio comuni: Fred (Michael Caine), un compositore e direttore d’orchestra famoso ma in pensione, che non ha alcuna intenzione di tornare a dirigere un'orchestra anche se a chiederglielo fosse la regina Elisabetta d'Inghilterra, un attore hollywoodiano (Paul Dano) in cerca di ispirazione, Mick (Harvey Keitel) un regista affermato ma ormai al capolinea, che sta lavorando al suo nuovo e presumibilmente ultimo film per il quale vuole come protagonista la vecchia amica e star internazionale Brenda Morel (Jane Fonda), ma anche una giovane moglie tradita e lasciata e, addirittura, “Miss Universo” in soggiorno speciale. Soprattutto i due amici, che hanno una forte consapevolezza del tempo che sta passando, sanno che il loro futuro si va velocemente esaurendo e decidono di affrontarlo insieme. Guardano con curiosità e tenerezza alla vita confusa dei propri figli, all'entusiasmo dei giovani collaboratori di Mick, agli altri ospiti dell’albergo, a quanti sembrano poter disporre di un tempo che a loro non è dato. Ma la vita riserverà ai due un futuro non proprio luminoso.

sabato 16 aprile 2016

The Walking Dead (seconda parte 6a stagione)

Neanche dieci giorni fa si è conclusa la sesta stagione di The Walking Dead, con la seconda parte delle 16 puntate totali. Otto puntate che sebbene hanno rivitalizzato la serie, ci hanno lasciati con più domande che risposte. Le sorprese e le novità non sono mancate, come quella dell'ultima puntata, sedicesimo episodio, L’ultimo giorno sulla Terra, che ha introdotto il tanto atteso villain Negan, il cattivissimo personaggio dei fumetti, leader del gruppo dei Salvatori, la cui presenza aleggiava da tempo come una spada di Damocle sopra le teste dei nostri protagonisti. Di questo e di altro ne avevo parlato già nella prima parte, qui. Una puntata finale dalla durata di 63 minuti, circa 20 minuti in più rispetto a un episodio normale, che ci ha regalato un finale di stagione al cardiopalma, ansioso, una bomba ad orologeria pronta ad esplodere, ma deludente. Eh sì perché solo negli ultimi venti minuti (tutto il pathos che è venuto a mancare nei precedenti quaranta minuti), dopo mesi in cui gli autori si sono vantati, con tanto di annuncio in pompa magna, assistiamo all'introduzione finalmente attiva di Negan (trionfale e ad effetto, come forse mai era capitato prima d’ora) nella trama principale. Tante e diverse perplessità riguardanti gran parte del minutaggio che precede questo nuovo ingresso, quasi tutte le 8 puntate, praticamente in zona Cesarini, e proprio come un gol, ha salvato il risultato. La serie ricomincia da dove si era fermata, con Rick che scorta il gruppetto, inzuppati di zombie, verso la libertà, mentre tutti gli altri intrappolati e chiusi in casa. Proprio il nono episodio è stato quello più interessante, forse il momento più alto della stagione, quello in cui siamo costretti a dare l’estremo saluto a Jessie e i suoi due figli. La coralità estrema, insieme alla solidarietà contagiosa che si estende di porta in porta spingendo tutti gli abitanti di Alexandria a scendere in strada e a combattere insieme per la propria vita (ma anche e soprattutto per la salvaguardia della propria comunità) apre un nuovo capitolo che forse sarebbe stato più interessante da sviluppare, rispetto allo spazio dato a vicende come la ricerca di Deanna, l’innamoramento di Abraham o la morte di Denise. L’arrivo di Negan viene comunque gestito in un crescendo che riesce a montare un’aspettativa affatto deludente quando infine il capo dei Salvatori irrompe sulla scena insieme alla sua Lucille. Il carisma di Jesus, apparso fin troppo poco, non si riesce a bissare, ma la costruzione ansiogena della scena e la buona interpretazione di Jeffrey Dean Morgan ci fanno ben digerire il lungo monologo con il quale il presunto villain si presenta (presunto perché Negan non ha fatto altro che difendersi da un attacco crudele ed assassino del gruppo di Rick, che per la prima volta sembrano essere dalla parte dei cattivi).

venerdì 15 aprile 2016

Se Dio vuole

Se Dio vuole è la commedia d'esordio come regista di Edoardo Falcone, sceneggiatore di tanti film, tra cui Ti ricordi di me? e Confusi e felici. Un esordio 'divino' (per restare in tema) il suo, dato che grazie a questo film del 2015, scritto e diretto interamente da lui, gli ha permesso, e credo meritatamente, di vincere sia il David di Donatello che il Nastro d'argento come miglior regista esordiente, in più al Tokyo International Film Festival il premio del pubblico. Questa, comunque leggera e spensierata commedia, confonde con garbo e pacatezza, senza eccedere nei limiti, sacro e profano, difatti il protagonista del film, Tommaso (Marco Giallini), stimato cardiochirurgo e uomo dalle certezze assolute, sposato con Carla (Laura Morante), casalinga (frustata e infelice) e madre dei due figli Bianca (Ilaria Spada), svogliata e senza alcun interesse, a sua volta sposata con Gianni, e Andrea, giovane brillante promettente studente iscritto a medicina e pronto a seguire le orme del  padre, entra in crisi, facendo partire una strana rivoluzione famigliare, quando il suo figlio prediletto annuncia, non di essere gay (non è così importante) ma di volersi fare prete. Per lui, ateo convinto, subito vengono in mente strani pensieri (come una serie di immagini legate ad avvenimenti per i quali la Chiesa si è messa in cattiva luce, nell'ultima immagine di questa scena c'è addirittura Don Matteo), e capisce che quella di Andrea è una volontà da dover cambiare il prima possibile e senza esitare a ricorrere a una vera e propria guerra. Una guerra contro se stesso e contro chi sembra abbia ispirato il figlio su questa strada, un certo Don Pietro (Alessandro Gassman), a metà fra il sacerdote e il santone. A Tommaso non resta quindi che avvicinarlo sperando di scoprirne gli altarini per rivelarli ad Andrea e fargli cambiare idea sul sacerdozio. Riuscirà nell'impresa o cambierà lui stesso e il figlio, idea? Forse sì, forse no, ma infondo chi siamo noi per giudicare chi, cosa e perché se Dio ha voluto così. Che abbia veramente voluto o meno, Dio è il vero protagonista, e che ci crediate o no Dio è comunque amore, e che esista o meno "l'importante è amare".

giovedì 14 aprile 2016

25 domande sul cinema

Prendendo spunto, ispirazione, insomma copiando un post di Sofàsophia (con il suo permesso) cercherò di rispondere ad alcune domande (25, scovate da qualche parte tempo fa) sul mio rapporto con il cinema, in modo esaustivo ma senza dilungarmi troppo, rapido, veloce e conciso. Non sono uno che piace argomentare e spiegare tutto e tutti quindi alcune risposte potrebbero essere così laconiche da sembrare troppo frettolose o secche ma è così che sono, nonostante su questo argomento pian piano sto migliorando, se rimango a pensare ci vorranno giorni, la prima risposta che mi verrà in mente la scriverò, senza ripensamenti o altro, sperando sempre di riuscire a farcela. Comunque prima di iniziare vorrei almeno farvi sapere che il mio regista preferito in assoluto (come forse avete letto o capito) è il mitico Steven Spielberg, conosco tutti i suoi fantastici film, un vero genio. Ma ecco a voi, le mie risposte alle indiscrete domande cinematografiche.

1. Il personaggio cinematografico che vorresti essere
Senza dubbio e senza indugi, mi piacerebbe essere un supereroe, essere il personaggio di un cine-comic, avere dei super poteri, salvare il mondo come i supereroi, insomma vorrei essere Superman!

2. Genere che ami e genere che odi
Sinceramente mi piacciono quasi tutti i generi, ovviamente però prediligo i film d'azione (sparatorie e mazzate), i thriller avvincenti, gli horror sanguinolenti e terrificanti, i film di fantascienza o fantasy (futuri distopici, zombie, vampiri e mostri), d'animazione e d'avventura a commedie frivole, storie d'amore troppo sdolcinate, potenti melodrammi ma soprattutto ai musical, veramente orrendi.

3. Preferisci i film in lingua originale o doppiati?
L'inglese non lo mastico quasi per niente, non ci capirei alcunché, meglio ovviamente doppiati, certo però che deve essere un doppiaggio di livello, altrimenti non ha senso, fortunatamente in Italia ci sono ottime voci, ottimi doppiatori.

4. L'ultimo film che hai comprato?
Non sono uno che compra film, nessuno, mai.


5. Sei mai andato al cinema da solo?
No mai, neanche quando potevo.

6. Che cosa ne pensi dei Blu-Ray?
Prima registravo i film in VHS, poi per un periodo sui Dvd, con l'avvento di questo nuovo formato ho lasciato perdere, poi è arrivata la chiavetta usb, se voglio vedere un film a tutti i costi me lo scarico e me lo vedo alla tv o in streaming.

7. Che rapporto hai con il 3D?
Nessuno, al cinema non ho mai avuto il piacere e mai forse avrò, di vivere questa esperienza, certamente però quando comprerò una televisione tridimensionale vedrò tanti film del genere.

mercoledì 13 aprile 2016

Grace: posseduta - Insidious 3: l'inizio

Grace: Posseduta (Grace - The Possession) è un demoniaco film horror americano, diretto da Jeff Chan e scritto da Chris Pare. L'aspetto che da al film una certa originalità è lo stile registico utilizzato, ovvero in prima persona, quello che vediamo è quello che la protagonista vede, siamo nella mente del personaggio e vediamo tramite i suoi occhi. Certo, non è mica una novità, ma adesso che al cinema sta per uscire Hardcore! è una buona occasione per conoscere questo stile unico e innovativo. Il titolo e la locandina ci svela sin da subito non solo che Grace (la bellissima Alexia Fast) è posseduta sin dalla nascita, dopo che la madre muore durante il parto (l'intro della pellicola), ma che il film nasce dal produttore di Sinister e dal produttore esecutivo proprio di Insidious (sotto la recensione del terzo). Grace è cresciuta in una famiglia fortemente religiosa, la nonna bigotta e iperreligiosa è interpretata dalla medium di Insidious (Lin Shaye), e quindi 'leggermente' spaesata quando all'età di 18 anni va al college. Grace, giovane e ingenua matricola, tenta in tutti i modi di abituarsi alle atmosfere del college e adattarsi alla vita e alle caratteristiche del campus, ha pure una coinquilina estroversa e molto diversa da lei, una che gira in mutande ed è ubriaca di vodka alle 8 di mattina (la sensuale Alexis Knapp), ma per lei non è facile, e quando 'all'improvviso' il terrore la invade e un demone si impossessa del suo corpo, si scatena il caos. Il caos che la farà tornare agli insegnamenti della severa nonna e alle rigide regole della Chiesa, troppo spesso possessive, autorevoli e sfruttate. Ossessionata dall'orribile morte della madre (di cui vorrebbe sapere la verità) e da radicati impulsi distruttivi, Grace dovrà fermare il demone che alberga in lei prima che sia troppo tardi. Il primo incipit è che la pellicola ha molti tratti in comune con Carrie: Lo sguardo di Satana, adolescente, classica sfigata, bersaglio dei compagni di classe, ma con una differenza: la ragazza è vittima di strani e bizzarri incidenti a lei incomprensibili, che piano piano riveleranno la loro forza malvagia. Vessata dalla nonna, che crede che la colpa sia della madre, che stia diventando come la madre, una peccatrice, le instilla la paura dei rapporti con i ragazzi, pulsioni e via dicendo. Facendo ciò la metterà in pericolo quando il diavolo (e non solo quello) farà la sua mossa, soprattutto nello sconvolgente finale quando le carte si riveleranno scoperchiando un segreto nascosto. Si perché nel bene alle volte c'è il male, in tutti i sensi. Come tanti film di questo genere, non mancano difetti e pregi. Prima di tutto il finale è diverso e forse migliore rispetto ad altri, la trama è convincente nonostante la non originalità della stessa ma il film fila bene, la storia è plausibile e non scade mai nel banale. Un'altro difetto è la sceneggiatura un po approssimata, e spesso e volentieri si scade nel ridicolo involontario, a volte si ha anche la sensazione di smarrimento. Un film indubbiamente intrigante, che nonostante tutto, anche grazie alla buona ed efficace tecnica registica (che cattura e mette in soggezione), un buon mix di scene, poche veramente orripilanti riesce comunque ad intrattenere. Insomma un film senza infamia e senza lode, ma che si può vedere tranquillamente, tenendo presente che è pur sempre un malefico horror.

martedì 12 aprile 2016

In fondo al bosco

In fondo al bosco è un sorprendente ed intrigante nonché inquietante thriller noir italiano del 2015 diretto da Stefano Lodovichi, con protagonisti Filippo Nigro e Camilla Filippi. Il film, girato interamente in Val di Fassa, è prodotto da Sky Italia con la collaborazione di One More Pictures e con il contributo della Trentino Film Commission. Il 5 dicembre ogni anno in Italia in uno sperduto villaggio alpino (Croce di Fassa) si svolge uno strano rito, nato da una fantasiosa quanto lugubre leggenda, per esorcizzare la morte gli abitanti infatti si mascherano dai cosiddetti Krampus (recentemente c'è già un film in giro su questi temi e personaggi), ossia travestiti da diavoli, quei diavoli che, leggenda vuole, vengono a rapire i bambini cattivi. Durante un gelida notte dell'inverno 2010 però, la celebrazione ha un tragico epilogo. Durante la festa infatti, terrorizzato da questi diavoli e trascurato dagli occhi iniettati di alcol del papà, un bambino di quattro anni (Tommaso) scompare misteriosamente nel bosco. Dato per morto per molto tempo, durante il quale il padre viene incriminato come è consuetudine ormai in Italia (messi alla gogna e letteralmente processati in piazza), mentre la madre cade in una depressione nera che la spingerà ad un tentativo di suicidio, il bambino sembrerebbe ricomparso. Cinque anni più tardi infatti la polizia trova un bambino che corrisponde alla descrizione di Tommi e che all'esame del Dna risulta corrispondere perfettamente al makeup genetico del figlio di Linda e Manuel (i due increduli genitori). Qualcuno ovviamente nasconde qualcosa, ma anche nessuno pare riconoscerlo. Si perché mentre il padre è felice di averlo ritrovato e può finalmente scagionarsi agli occhi della comunità, che lo ha sempre ritenuto il primo sospettato della sua scomparsa, la madre Linda, invece, fatica ad adattarsi al ritrovamento, giacché percepisce strani ed inquietanti segni. Stenta a riconoscere in quel bambino taciturno e scostante il proprio bambino perduto (e se quel bambino non fosse davvero suo figlio?), e anche il nonno di Tommi coltiva dubbi sull'identità del bambino. Ma mentre tutti si chiedono cosa sia successo veramente al bambino, alcuni indizi portano ad un'antica leggenda locale ed al terribile sospetto che il bambino sia l'incarnazione del diavolo. Quale sarà la verità? L'agghiacciante finale svelerà una insospettabile e memorabile conclusione della storia.

lunedì 11 aprile 2016

Automata & Humandroid

Automata (Autómata) è un thriller fantascientifico del 2014, ambientato in un futuro apocalittico distopico. Il film è diretto da Gabe Ibáñez, con Antonio Banderas protagonista principale della pellicola. In un futuro prossimo (2044), il pianeta Terra e la sua superficie, è al centro di una progressiva desertificazione a causa dell'uomo. La razza umana, rintanata in malsani agglomerati urbani, è in piena lotta per la sopravvivenza, e vive in un ambiente divenuto ostile, in una terra regredita tecnologicamente e resa inabitabile da eccezionali tempeste solari, vaste lande desolate e inabitabili a causa proprio delle radiazioni, che prima hanno decimato gli uomini e poi li hanno costretti ad arroccarsi in megalopoli. Per combattere l'incertezza e la paura, e per supportare la condizione di una società in declino, la tecnologia ha creato il primo androide quantistico, l'Automata Pilgrim 7000. Ciò ha portato alla crescita esponenziale della ROC, la società leader nel campo dell'intelligenza robotica che ha stabilito protocolli di sicurezza utili a garantire sempre il controllo dell'uomo sulle macchine. Hanno due direttive inalterabili: non possono mettere a rischio nessuna forma di vita e non possono alterare se stessi in nessuna maniera. Ma disobbedendo alle leggi fondamentali che ne regolano l'attività (riferimento ad Asimov), e contravvenendo al rigido di protocollo di sicurezza integrato nella propria intelligenza positronica, i robot iniziano ad automodificarsi per poter sopravvivere indipendentemente dall'uomo. Come agente assicurativo per conto della ROC, Jacq Vaucan (Antonio Banderas), che ha il compito di indagare sui modelli difettosi di androide, sarà al centro di una specie di cospirazione. Durante una delle sue indagini infatti, scopre che alcuni robot si sono evoluti. Scopre che da qualche parte esiste qualcuno che sta modificando i robot per dargli una vita migliore. Ma il detective ben presto scoprirà i segreti e le vere intenzioni che si celano dietro l'Automata Pilgrim 7000 con profonde conseguenze sul futuro dell'umanità. Combattuto tra le responsabilità per la moglie incinta ed il desiderio di fuga verso l'Eden incerto di un Oceano sconosciuto e lontano, dovrà risolvere il suo caso in una lotta per la sopravvivenza contro gli spietati emissari della sua stessa compagnia decisi a celare le sconvolgenti ricadute di una verità scomoda e inquietante, diventando lui stesso oltre ai robot, una possibile minaccia per l'umanità.

sabato 9 aprile 2016

Il superpoliziotto del supermercato 2

Il superpoliziotto del supermercato 2 (Paul Blart: Mall Cop 2) è una commedia del 2015 diretta da Andy Fickman che succede a Steve Carr, sequel del film Il superpoliziotto del supermercato del 2009, record d'incassi in America. Dopo 6 anni è quindi tornata la comicità oversize di Kevin James che nel primo capitolo, senza dubbio il migliore, in quanto era una novità, una cosa nuova, qualcosa di diverso dal solito, mi aveva fatto divertire, in questo secondo capitolo sembra leggermente riciclarsi, ma soprattutto non convince, anche se nonostante evidenti piccoli problemi, riesce a intrattenere, il ritmo è veloce, pochissime le pause. Effettivamente però, nonostante io sia di parte, questa è una commedia alquanto stupida e demenziale, forse leggermente patetica ma che non eccede mai nei limiti, in tutti i sensi. Il film uscito in America esattamente 1 anno fa, sembra sia passato inosservato tra i cinema italiani e forse nessuno l'ha visto ma grazie a Sky (dopo essere passato su Primafila) ho avuto l'occasione di vederlo. Comunque per chi non conosce la trama, ecco chi è il protagonista e di cosa tratta il film, che per chi non l'ha ancora capito è una guardia di sicurezza di un centro commerciale. Dopo aver sgominato una banda di ladri e finalmente trovato l'anima gemella finalmente tutto si era sistemato o quasi, perché dopo solo sei giorni di matrimonio, come vediamo all'inizio del film, divorzia dalla moglie, che molto probabilmente l'ha sposato solo perché gli ha salvata la vita nel precedente rapimento. Non mancasse l'aver perso la moglie, in modo abbastanza rocambolesco perde la madre a causa di un furgone del latte che la investe mentre prende il giornale. Sembra che la vita di Paul Blart sia quindi destinata ad andare a rotoli. Per fortuna ha sua figlia e quando riceve una lettera d'invito a Las Vegas per partecipare alla convention annuale degli agenti di sicurezza, Paul capisce che il destino ha in serbo per lui qualcosa.

giovedì 7 aprile 2016

Jimmy's Hall - Suite francese

Jimmy's Hall - Una storia d'amore e libertà (Jimmy's Hall) è un film del 2014 diretto da Ken Loach. Ispirato a una storia vera, il film racconta gli eventi, i motivi nonché le vicende che hanno portato alla deportazione (negli Stati Uniti nel 1933) dell'attivista politico Jimmy Gralton, esponente del Revolutionary Workers' Group della Contea di Leitrim, uno dei precursori del Partito Comunista d'Irlanda, durante il cosiddetto periodo della "paura rossa irlandese" negli anni Trenta del Novecento. E' la storia di un uomo che per bene due volte nell'arco di 10 anni deve abbandonare il suo paese e chiudere il suo locale, la Pearse-Connolly Hall, perché ritenuto sovversivo. Infatti dopo aver trascorso dieci anni di esilio negli Stati Uniti, Jimmy ritorna nella Contea di Leitrim per aiutare la madre, coraggiosa donna irlandese che una volta portava i libri da leggere nelle scuole, a occuparsi della fattoria di famiglia. Ma l'Irlanda che ritrova non è più quella di una volta. 10 anni dopo la fine della Guerra Civile, ha un governo tutto suo e tutto ormai è permesso o almeno così sembrerebbe. Il suo locale è un posto dove la gente sta assieme, discute e balla. Con il passare del tempo il locale diventa molto popolare, diventando un ritrovo di socialisti e liberi pensatori, ma questo non è visto di buon occhio dai politici e dalla Chiesa. Su sollecitazione dei giovani della Contea di Leitrim, Jimmy, nonostante la sua poca voglia di provocare l'ira dei suoi vecchi nemici, decide di riaprire il locale, il successo è immediato come la prima volta, ma la crescente influenza di Jimmy (come successo in precedenza), che ha modo di osservare la povertà che opprime la comunità, e le sue idee progressiste danno fastidio a molti. Chi gli era stato ostile in passato torna a contrastarlo e ben presto affiorano le prime tensioni che lo costringeranno a un esilio forzato e all'impossibilità di ritornare in Irlanda per sempre. Ken Loach dirige un film molto bello e commovente, un film che è anche una storia di amore e fondamentalmente di ribellione, che senza mezzi termini mette da una parte il potere, i ricchi e la chiesa e dall'altra i pensanti poveri e diseredati ma liberi, che purtroppo nella loro comunità sono troppo spesso in minoranza e quindi perdenti. E' la ragione contro l'oscurantismo che riesce a trascinare, anche con l'aiuto e con l'opera di una chiesa sempre a braccetto con il potere anche quello più bieco, chi dovrebbe esser per collocazione naturale nelle file dei poveri e dei diseredati. E' soltanto grazie alla crisi, che la parte peggiore della società riesce ad imporre il suo ottuso e squallido potere ad una maggioranza ignorante e succube di tutte le forme di ricatto che sono in grado di mettere in campo poteri come la chiesa e la classe abbiente.

mercoledì 6 aprile 2016

Black Sails (3a stagione)

Si è appena conclusa la terza stagione della serie tv piratesca, Black Sails, di casa Starz, trasmessa in Italia in prima visione sul canale satellitare AXN (di Sky), a meno di 72 ore di distanza dagli Stati Uniti, dal 26 gennaio al 29 marzo 2016. E' la serie sui pirati, dei pirati, a mio parere, la migliore di sempre, per chi come me ama il manga One Piece (che in qualche particolare gli assomiglia, e che in una scena, e che scena, ricalca l'inizio di tutto) e che ha sempre trovato affascinante il mondo di pirati, quelli veri, non alla Jack Sparrow (anche se è un mito), non potevo perdere l'ennesima stagione di una serie che ha riscritto la storia e le leggende sui pirati della grande era della pirateria che nei secoli scorsi imperversavano e solcavano gli oceani in cerca di tesori, in cerca di libertà e vendetta. Come quasi tutte le serie anche questa l'ho vista in un sol colpo, in soli 3 giorni, poiché registro le puntate settimanalmente ma la vedo solo a stagione completa, altrimenti l'ansia di aspettare ogni volta sarebbe troppa, ecco perché ritardo un po per recensire una serie televisiva. La terza stagione appena finita di Black Sails ha superato tutte le aspettative, quelle mie e di molti. E quindi purtroppo l'ansia, per la prossima di stagione, è già ai massimi livelli, perché se c'è una cosa su Black Sails da renderlo bello e accattivante, unica e imperdibile, è la sua epicità. Una storia, una trama epica, che bisogna sottolineare prende spunto dal libro, romanzo, più famoso al mondo sui pirati, ovvero L'isola del tesoro, anzi, più che prendere spunto, funge addirittura da prequel, in quanto molto ricalca nel libro, come nella serie, personaggi leggendari e che pian piano si evolvono fino ad assomigliare in parte al libro stesso. La serie, di taglio drammatico, si svolge infatti venti anni prima degli eventi narrati nel libro, incentrata sui personaggi di Capitan Flint (nel romanzo, il pirata defunto proprietario del leggendario tesoro) e un giovane Long John Silver, come vedremo a fine di questa stagione. Ma come la seconda stagione si era chiusa con il botto, la terza riprende con il botto, non nel senso letterale del termine, ma con novità, un nuovo pazzesco personaggio e tante cose rimaste sospese, bloccate che nel corso delle puntate si sbloccheranno e diranno molto sui protagonisti della serie, che per chi non lo sapesse è prodotta da un certo Michael Bay, regista di Transformer e Pearl Harbor. Altro elemento di grande valore nonché di grande effetto è la musica eccezionale ed una fantastica e spettacolare sigla, veramente stupenda. Prima di entrare nei meandri di questa stagione (che avrà ovviamente una quarta, già rinnovata prima della messa in onda) bisogna dire che spiegare e argomentare tutto quello che è successo dalla prima, in quanto questo è il primo post, ci vorrebbero giorni quindi cercherò di essere breve e conciso, come sempre, sintetizzando cosa è accaduto in questa accattivante terza stagione.

martedì 5 aprile 2016

10,000 volte GRAZIE!!

Stamattina mentre mi accingevo a recensire una serie tv (che posterò domani) mi sono accorto di aver raggiunto un traguardo incredibile, le 10.000 visualizzazioni di pagine. Incredibile perché non mi aspettavo in soli 8 mesi di riuscire in un obiettivo che mi ero prefissato, ma che non mi aspettavo di raggiungere in così poco tempo. Questo non è l'unico obbiettivo che ho raggiunto e altri vorrei raggiungere, ho già scritto altri post su quello che ho fatto, farò e raggiunto, ma questo post è la giusta occasione per ringraziare in modo sincero e affettuoso chi naviga nel mio blog, chi legge e commenta il blog spesso e volentieri, i miei followers (lettori fissi), i miei compagni blogger ma anche chi solo visualizzando il suddetto blog aumenta la visibilità del sito, rendendomi felice ed entusiasta della mia scelta, la mia continua voglia di scrivere e recensire quello che voglio e vedo quasi tutti i giorni aumenta di giorno in giorno grazie soprattutto a voi. Non sono però uno che si vanta, sia chiaro, non posterò un post ogni volta che raggiungo un obiettivo (20,30 o 50 mila visualizzazioni...a parte quest'unica volta). Sto cambiando approccio in tutto quello che faccio, ecco perché mi sto evolvendo e d'ora in poi ci saranno anche post di cinema, musica e altro, molto diversi nello stile e contenuti di quelli prefissati. Infatti sto espandendo i miei confini ed orizzonti, ma non solo cambierò qualcosa in alcuni post ma cambierò aspetto al blog nei prossimi giorni poiché in questi mesi da autodidatta blogger ho imparato a creare composizioni di foto e immagini, difatti quella del titolo del blog e quella di Google+ sono miei creazioni, non proprio bellissime ma che mi piacciono molto, quindi continuerò a creare e cambiare. Ho imparato, visto, letto e commentato tante cose ma questo mondo, il mio mondo è in continuo divenire, come la blogosfera piena a bizzeffe di gente umile, sincera e divertente (come me..), e che rende le mie giornate intense, quindi in questa occasione ringrazio di cuore tutti, 10,000 volte GRAZIE!! a presto sul mio blog, a presto nel mio di mondo, quello di Pietro Saba.

lunedì 4 aprile 2016

French connection (2014) & Blood Ties: La legge del sangue (2013)

French Connection (La French) è un drammatico film d'azione francese, un thriller noir del 2014 diretto da Cédric Jimenez. Il film si ispira a fatti e vicende realmente accaduti, negli anni Settanta infatti, Marsiglia è stata la capitale mondiale del traffico di eroina. Un traffico di droga, gestito con avidità e crudeltà da mafiosi locali senza che nessuno o quasi faccia nulla per impedirglielo. Solo un giovane giudice però Pierre Michel (Jean Dujardin) arrivato da Metz, città del nord della Francia, accompagnato da sua moglie e dai figli, incorrotto e incorruttibile, che ha giurato di affrontare la mafia francese e di far cadere a tutti i costi il padrino della costa marsigliese, Gaétan Zampa (Gilles Lellouche), deciderà di mettersi al lavoro per fermarli, conducendo delle delicate indagini al fine di sgominare ed arrestare alcuni esponenti della cosca mafiosa della città di Marsiglia, denominata, appunto "French Connection". Ma il compito per lui non si rivelerà facile ed, anzi, tra personaggi corrotti e delinquenti incalliti e pure molto accorti, il suddetto giudice verrà ostacolato molteplici volte per poi soccombere di fronte ad un sistema ed una realtà ben radicati e più grandi di lui, per riuscirci infatti pagherà (prima di Falcone e Borsellino) un prezzo altissimo. Il giudice si mette a capo di un pugno di uomini scelti, e nonostante gli avvertimenti, decide di portare avanti la sua crociata solitaria ma capirà ben presto che per ottenere dei risultati concreti deve cambiare il suo metodo di lavoro. Il giudice assediato nel pubblico come nel privato, dichiara guerra alla rete mafiosa del boss, che gestisce il business della droga e prospera grazie alla sua esportazione, gli tende la rete e lo attende paziente. Irriducibile e carismatico, come il suo antagonista, Zampa (figura emblematica e padrino intoccabile della mafia marsigliese) però, non si lascia intimidire, muovendosi agilmente tra la Costa Blu e gli States e seminando dietro di lui morte, vendetta e risentimento. Jacqueline (Céline Sallette, Les revenants) intanto, la consorte apprensiva, è turbata dalla sua ostinazione e da quella sua lotta ostinata che mette in pericolo le loro vite, i timori di Jacqueline infatti si concretizzano il 21 ottobre del 1981, quando Pierre Michel viene assassinato in strada e nella Francia del neo eletto François Mitterrand. Fortunatamente per noi e per la storia il boss non la passerà poi tanto liscia.

sabato 2 aprile 2016

The Divergent Series: Insurgent

The Divergent Series: Insurgent è un film del 2015 ambientato in un futuro distopico post apocalittico, sequel di Divergent del 2014, ed è la trasposizione cinematografica del romanzo Insurgent del 2012, scritto da Veronica Roth, secondo della serie costituita da tre libri. L'ultimo capitolo diviso in due parti cinematografiche, la prima da questo mese al cinema (Allegiant), la seconda parte nel 2017. Questo secondo film però soffre un po’ della “sindrome da capitolo intermedio”, infatti c'è molta poca azione di quella che mi aspettavo e quella che c'è è finta, sognata, onirica, ma soprattutto c'è più introspezione e sentimentalismi, il regista, non Neil Burger, regista del primo capitolo, al suo posto è arrivato Robert Schwentke (Un amore all'improvviso, RED, R.I.P.D. - Poliziotti dall'aldilà), si aggrappa agli occhi enormi e carismatici della bellissima Shailene Woodley, ai suoi dolori di crescita e all'abusato conflitto interiore del «chi tocco muore». Solo il mistero della scatola magica tiene teso almeno il filo della tensione riuscendo ad essere efficace anche se l'elemento più importante, quello che alla fine è risultato il più 'gossippato', il più d'effetto, è l'appassionante bacio tra Shailene Woodley e Theo James (Tris e Quattro: già dai nomi si capisce che erano fatti l’uno per l’altro), vincitore ai Teen choice award 2015 come miglior bacio in un film. Se questa è stata la cosa più interessante potete quindi immaginare come il film si muoverà, tra lacrime, amore, sentimenti, contrasti, abbandoni, umori, liti, tradimenti, rivelazioni e azione (veramente poca secondo il mio parere anche se spettacolare ed anche se superiore al primo) ma nonostante ciò sempre ai Teen choice award 2015, Shailene Woodley ha vinto il premio come miglior attrice in un film d'azione. Per il sequel di "Divergent", ritroviamo la stessa ambientazione post-apocalittica, le rovine di una Chicago distopica, ma la posta in gioco rispetto al precedente è altissima, nel cast infine nessun cambio, solo una new entry, Octavia Spencer nel ruolo di Johanna, leader dei pacifisti.

venerdì 1 aprile 2016

Le leggi del desiderio - Fino a qui tutto bene

Le leggi del desiderio è un film del 2015 diretto da Silvio Muccino. I desideri dell'uomo muovono il mondo, e ogni giorno, per riuscire a ottenere l'oggetto del nostro desiderio, modifichiamo noi stessi e la nostra realtà, o perlomeno, cerchiamo di farlo, ma attenzione a quello che desiderate. Secondo Giovanni Canton, il carismatico e funambolico, popolare e di successo trainer motivazionale protagonista di questa storia, ci sono delle tecniche precise che possono aiutarci a raggiungere quello che desideriamo, sia esso il piacere, il lusso, il potere, il successo o l'amore. Ai suoi incontri, un misto tra spettacolo teatrale e one-man-show, partecipa un gran numero di persone insoddisfatte della propria vita. Considerato dai suoi tanti fan una sorta di profeta, e da molti altri un cialtrone che si approfitta delle debolezze altrui, Canton decide di dimostrare la veridicità delle sue teorie organizzando un concorso mediatico-televisivo per la selezione di tre fortunate persone che verranno da lui portate in sei mesi al raggiungimento dei loro più sfrenati desideri, affinché possano, con i giusti suggerimenti e trucchetti, realizzare qualsiasi loro aspirazione. I tre selezionati sono un sessantenne disoccupato in cerca di impiego, una cinquantenne segretaria in Vaticano con la passione per la scrittura di romanzi soft porn, e una trentenne editor e amante del suo capo, che guarda caso è anche lo sponsor del concorso. L'intenso rapporto che si stabilirà fra il life coach e il terzetto prescelto produrrà però effetti inaspettati nella vita di tutti loro, soprattutto in quella di Canton, poiché con Matilde, una dei suoi tre allievi, l’incontro prenderà una via inaspettata che cambierà la vita di entrambi. Il tema del film è molto interessante ed attuale e si presta a sviluppi ben più ampi. Ma, purtroppo, diversamente da certi buoni film americani, (che porta avanti un certo messaggio dall'inizio alla fine, senza cadere in facili compiacimenti del pubblico), Le leggi del Desiderio da metà film in poi (ad essere generosi) decade verso un finale a tarallucci e vino. Un film dai due volti, un primo tempo in versione commedia, divertente e spensierata, ed una secondo parte più drammatica ed introspettiva. Non avendo una trama eccelsa o particolarmente originale, tutto si basa sulla bravura degli attori e questi non falliscono, ne i protagonisti ne i caratteristi, ma il film manca di quel sottotesto e quel non detto che sono la forza del cinema europeo. Anche i dialoghi, spesso accattivanti, si concludono troppo spesso con una frase fatta o una chiosa edificante. L’anello debole della catena resta la sceneggiatura, che scivola nella mediocrità proprio nei momenti in cui dovrebbe spiccare il volo e che presenta svariate incoerenze narrative e che cerca di “chiudere” ogni arco narrativo in modo retorico e sdolcinato. Così la caratterizzazione dei tre concorrenti, il cui identikit è di per se interessante e consente riflessioni sulle maschere della contemporaneità, sconfina nella prevedibilità e nello stereotipo, nonostante l’abilità recitativa di Maurizio Mattioli, Carla Signoris e della deliziosa Nicole Grimaudo.