Tema e genere: Giunge al giro di Boa numero 4 la serie di Sky prodotta dal trio Sollima-Cupellini-Comencini. Una quarta stagione, composta da 12 episodi, e conclusasi poco tempo fa, che nuovamente tratta dall'omonimo romanzo di Roberto Saviano, continua nel suo percorso del potere criminoso.
Trama: La quarta stagione riparte esattamente da dove si era chiusa la terza: Genny Savastano da solo sullo yacht a largo del Golfo di Napoli su cui pochi istanti prima ha ucciso, su ordine di Enzo, Ciro Esposito. Dopo la morte de "L'Immortale" il protagonista viene riportato a riva. Solo e in pericolo di vita decide quindi di volare a Londra, con lui la moglie Azzurra, per cominciare a costruire qualcosa di vero. A Napoli intanto gli equilibri sono saltati, ma un accordo viene trovato, e tutto sembra ristabilito, però niente dura in eterno.
Recensione: Sì è fatta attendere quasi un anno e mezzo la quarta stagione di Gomorra, serie che dopo il finale choc dell'annata precedente (qui la recensione) lasciò gli spettatori appesi a un filo, curiosi di sapere dove gli autori della serie avrebbero deciso di dirigere il racconto. La quarta stagione arrivava quindi accompagnata da tantissimi punti interrogativi, sia per quanto riguarda il piano prettamente drammaturgico (come sarà il racconto senza la presenza di Ciro?) sia per quanto concerne il rapporto di pesi e contrappesi tra i personaggi più importanti della serie, vista la necessità di creare nuovi equilibri. Ebbene, il responso non è del tutto positivo, anzi. La serie infatti, presenta un interessante ed affascinante scenario sempre più intenso e noir nella configurazione delle location e nella riproduzione delle colonne sonore. Ma per il resto la suddetta non fa altro che continuare con i soliti contenuti e nelle solite dinamiche fatte di guerre tra clan rivali per il monopolio dei quartieri della città (tematiche riprese anche in Suburra), di amicizie e tradimenti continui, di storie d'amore finite male, degli avvicendamenti al potere, delle paranze, dei vecchi boss, delle sparatorie e degli omicidi cruenti. Tutte cose interessanti certo, ma che cominciano leggermente a stancare, anche perché in questa stagione si ritorna al punto di partenza, stagione in cui molte cose non funzionano, a partire dai personaggi e la storia, seppur la costruzione dei personaggi (soprattutto di Enzo Sangue Blu e Patrizia Santoro) funziona bene, ma la quarta stagione di Gomorra sembra dimenticarsene, scegliendo di sacrificarne uno dei due (Enzo) pur di dare più spazio a tre storie meno interessanti: la costruzione del nuovo aeroporto di Napoli, l'introduzione della famiglia dei Levante e quella del magistrato Ruggieri. Il problema dei personaggi è essenzialmente un problema di scrittura. Salvatore Esposito è ancora qui, con i suoi pregi e i suoi difetti, ma dopo la dipartita di Don Pietro, Donna Imma, Salvatore Conte e Ciro di Marzio, è evidente come Gennaro Savastano non sia più abbastanza per tenere in piedi lo show. La quarta stagione butta qualche nuovo personaggio nel mix, ma fallisce completamente nel dare ai nuovi coprotagonisti un qualsiasi senso di profondità. Non è solo un problema di recitazione, ma piuttosto un errore fondamentale di scrittura che tende a rendere le nuove personalità tristemente monocromatiche. La differenza principale tra Pietro Savastano e Gerlando Levante la si trova proprio qui: Don Pietro lo si ama o lo si odia sulla base che se ne condividano o meno le idee, mentre Gerlando è un personaggio scritto come "cattivo" per il solo fine di esserlo. Soffre dello stesso problema il personaggio di Alberto Resta: non avendo una qualsiasi profondità, al momento della sua morte si prova solo un senso di delusione, come se le sue scene nelle prime otto puntate siano state un semplice riempitivo. L'introduzione di questi personaggi e la side story dedicata alla costruzione dell'aeroporto sono arrivate ad un prezzo: a pagarlo è stato il personaggio di Enzo Sangue Blu, totalmente dimenticato nella prima metà della stagione e ridotto a macchietta per maggior parte della seconda metà.
Recensione: Sì è fatta attendere quasi un anno e mezzo la quarta stagione di Gomorra, serie che dopo il finale choc dell'annata precedente (qui la recensione) lasciò gli spettatori appesi a un filo, curiosi di sapere dove gli autori della serie avrebbero deciso di dirigere il racconto. La quarta stagione arrivava quindi accompagnata da tantissimi punti interrogativi, sia per quanto riguarda il piano prettamente drammaturgico (come sarà il racconto senza la presenza di Ciro?) sia per quanto concerne il rapporto di pesi e contrappesi tra i personaggi più importanti della serie, vista la necessità di creare nuovi equilibri. Ebbene, il responso non è del tutto positivo, anzi. La serie infatti, presenta un interessante ed affascinante scenario sempre più intenso e noir nella configurazione delle location e nella riproduzione delle colonne sonore. Ma per il resto la suddetta non fa altro che continuare con i soliti contenuti e nelle solite dinamiche fatte di guerre tra clan rivali per il monopolio dei quartieri della città (tematiche riprese anche in Suburra), di amicizie e tradimenti continui, di storie d'amore finite male, degli avvicendamenti al potere, delle paranze, dei vecchi boss, delle sparatorie e degli omicidi cruenti. Tutte cose interessanti certo, ma che cominciano leggermente a stancare, anche perché in questa stagione si ritorna al punto di partenza, stagione in cui molte cose non funzionano, a partire dai personaggi e la storia, seppur la costruzione dei personaggi (soprattutto di Enzo Sangue Blu e Patrizia Santoro) funziona bene, ma la quarta stagione di Gomorra sembra dimenticarsene, scegliendo di sacrificarne uno dei due (Enzo) pur di dare più spazio a tre storie meno interessanti: la costruzione del nuovo aeroporto di Napoli, l'introduzione della famiglia dei Levante e quella del magistrato Ruggieri. Il problema dei personaggi è essenzialmente un problema di scrittura. Salvatore Esposito è ancora qui, con i suoi pregi e i suoi difetti, ma dopo la dipartita di Don Pietro, Donna Imma, Salvatore Conte e Ciro di Marzio, è evidente come Gennaro Savastano non sia più abbastanza per tenere in piedi lo show. La quarta stagione butta qualche nuovo personaggio nel mix, ma fallisce completamente nel dare ai nuovi coprotagonisti un qualsiasi senso di profondità. Non è solo un problema di recitazione, ma piuttosto un errore fondamentale di scrittura che tende a rendere le nuove personalità tristemente monocromatiche. La differenza principale tra Pietro Savastano e Gerlando Levante la si trova proprio qui: Don Pietro lo si ama o lo si odia sulla base che se ne condividano o meno le idee, mentre Gerlando è un personaggio scritto come "cattivo" per il solo fine di esserlo. Soffre dello stesso problema il personaggio di Alberto Resta: non avendo una qualsiasi profondità, al momento della sua morte si prova solo un senso di delusione, come se le sue scene nelle prime otto puntate siano state un semplice riempitivo. L'introduzione di questi personaggi e la side story dedicata alla costruzione dell'aeroporto sono arrivate ad un prezzo: a pagarlo è stato il personaggio di Enzo Sangue Blu, totalmente dimenticato nella prima metà della stagione e ridotto a macchietta per maggior parte della seconda metà.




