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giovedì 8 febbraio 2024

[Cinema] Speciale Premi Oscar 2024

Inizialmente (o almeno così me l'ero immaginato) questo speciale "Academy Awards" (esattamente come accaduto lo scorso anno) doveva coprire più anni, ma con mia grande sorpresa mista ad incredulità, sono così tanti quest'anno i film candidati resosi disponibili alla visione dalle varie piattaforme streaming che gli spazi vuoti (dei 9 previsti) si sono subito riempiti, non lasciando più spazi ad altri (spazio per: me ne mancano ancora 2 del 2021, 3 del 2022 e 9 del 2023), tanti che addirittura altri due vedrò per il listone di fine mese, non contando che Indiana Jones 5 solo poche settimane fa visto ed una fa recensiti. E quindi su 33 film candidati al momento ne ho visti 15, perché 5 già visti lo scorso anno, ma arriverò a 17 (o forse di più chi lo sa). Comunque sia, seppur in numero maggiore rispetto a tutte le altre volte, non sufficiente per esprimere con cognizione di causa un'opinione professionale, ma ci proverò ugualmente (tenendo anche conto di quello che si dice in giro, e poi dopotutto qualcosa a questo punto credo oramai io capisca). Però prima tengo a farvi conoscere una curiosità su questi 9 film di oggi, se due film si basano sull'attualità ed uno sulla storia, gli altri sei sono tutti tratti da storie vere, con ben quattro biografie e due ispirati e/o basati da essi, coincidenza o caso non saprei, ma strano davvero (il politicamente corretto comunque c'entra sempre). Veniamo ora alle candidature di questa 96ª edizione ed i probabili vincitori. Miglior FilmKillers of the Flower Moon potrebbe non essere il migliore della decina, ma di certo Barbie e soprattutto Maestro non sono all'altezza (quest'ultimo anche degli altri premi). Miglior regista: Nolan è favorito, ma Lanthimos e Scorsese promettono battaglia, ed attenzione anche agli altri due. Miglior attore protagonista: Colman Domingo c'è, ma Paul Giamatti e soprattutto Cillian Murphy hanno più chance. Miglior attrice protagonista: Emma Stone favorita, ma attenzione a Lily GladstoneMiglior attore non protagonista: complicato abbastanza, ma si ricordi che c'è Robert De Niro, mica pizza e fichi. Miglior attrice non protagonista: vedo favorito il nero sul bianco (e non dico altro, per non sembrare quello che non sono: razzista). Migliore sceneggiatura non originale: basta che non vince BarbieMigliore sceneggiatura originale: basta che non vince MaestroMiglior film internazionale: La società della neve mi è piaciuto più di Io capitano, ma molto quotato è La zona d'interesseMiglior film d'animazioneSpider-Man: Across the Spider-Verse se non dovesse vincere Il ragazzo e l'airone non dispiacerebbe. Migliori effetti speciali: tifo per i Guardiani 3Migliore canzone originale: l'unica cosa davvero buona di Barbie è la canzone di Billie Eilish, che non può non vincere. Difficile valutare gli altri premi, ma se devo, per la fotografia El Conde; per la scenografia Povere creature!, costumi anche; per il trucco e acconciatura La società della neve; per il montaggio e colonna sonora originale Killers of the Flower Moon; infine per il sonoro Oppenheimer. Penso insomma che non ci sarà un film "eletto", ma una "suddivisione" tra più pellicole, e detto ciò spazio alle mie personali recensioni di film candidati ai Premi Oscar 2024.

[Netflix] El Conde (Horror/Commedia 2023) - Allegoria grottesca del male perenne, qui rappresentato nei panni di un vampiro dall'ex Presidente cileno Augusto Pinochet, dove la componente orrorifica la fa da padrona. Miserie umane, tradimenti, ingordigia e chi più ne ha più ne metta, la famiglia Pinochet è un coacervo di malignità ed il film procede spedito nel suo fascinoso bianco e nero (non stupisce in questo senso la candidatura per la miglior fotografia a Edward Lachman) narrando gesta incredibili e dipingendo personaggi sintomatici di un certo mondo malato. Nella seconda parte il film però perde quota, schiacciato dalle sue stesse ambizioni e dall'introduzione di figure un po' troppo ingombranti come quella della Thatcher, all'inseguimento di una poesia visiva e di immagini che non riesce purtroppo a compiersi (la scena del volo ad esempio). E le due ore di durata non aiutano a mantenere il film col giusto equilibrio, un film diretto da Pablo Larraín, di cui pellicola (comunque migliore dell'ultima) rappresenta della sua cinematografia una novità, affascinante e riuscito, ma non completamente. Voto: 6+

[Netflix] Nyad - Oltre l'oceano (Biografico/Sportivo 2023) - Dopo molti anni di inattività, la nuotatrice Diana Nyad tenta l'attraversamento a nuoto del tratto di mare tra Cuba e la Florida. Il sogno (quasi) impossibile di un'atleta ultra sessantenne che tenta l'impresa con l'aiuto di un piccolo team. Una storia raccontata utilizzando spezzoni di repertorio dei veri protagonisti in un film che è quasi un documentario che mantiene nelle sequenze più coinvolgenti una notevole tensione drammatica. Merito della storia ma anche della buona realizzazione tecnica e della prova di due grandi attrici come Jodie Foster e Annette Bening (tanto che entrambe hanno ricevuto una candidatura all'Oscar), coadiuvate dall'ottimo Rhys Ifans. La storia non la conoscevo, quindi con interesse ho seguito questo film, un film che non eccede, che opportunamente non indugia troppo sul rapporto infausto tra la Diana minorenne e il suo allenatore, e soprattutto non strappalacrime, tranne sul finale, ma era inevitabile. Non resta impresso, ma il messaggio del non arrendersi mai rimane, per un film non perfetto ma godibile e vedibile. Voto: 6,5

lunedì 11 dicembre 2023

Letture 2023

Avrei dovuto (e finalmente dato che già l'anno scorso non c'ero riuscito) quest'anno concludere la collezione oro di Repubblica (contenente 65 volumi), ma tra recensioni, giochi, film e serie, tempo per leggere tutto non ho avuto, ed anche questa volta non l'ho conclusa. Sono circa a metà, l'altra metà leggerò nel 2024, quando conto seriamente di finirla. E tuttavia c'è stato tempo per leggere anche qualcos'altro oltre agli immancabili numeri di Topolino, tra fumetti, libri, audiolibri e manga. Me ne mancavano due della collana Le più belle storie Disney della Giunti Edizioni, e le ho lette entrambi. Prima quelle sull'Antica Roma, nove storie (tutte prese da Topolino tranne una presa da Mega) dal 1980 al 2003, nessuna già precedentemente letta, un affascinante e divertente viaggio nell'antica Roma e dintorni in compagnia di Paperinus e tutti gli altri. E dopo quelle sul Rinascimento, dieci storie (6 da Topolino, 2 da Paperino Mese, 1 da Mega e da Minni & company) dal 1986 al 2011, letta solo una, avendola già incontrata precedentemente nel numero 2566 di Topolino, da Leonardo da Vinci alla Guerra delle due Rose, un Rinascimento tutto da ridere. In seguito ho letto due numeri (praticamente "anni") della collana Topolino Story, di cui già scritto del 1949, del 1955 e del 1957 (il post delle letture 2022 lo trovate Qui). Prima l'anno 1950, un numero contenente 8 storie tra avventure storiche (come quella sui vichinghi), grandi personaggi (come Fratel Coniglietto), grandi autori (Bill Wright) e grandi classici (come la seconda parte de L'inferno di Topolino), ma anche storie dal cinema e dalla letteratura al fumetto (in compagnia di Buci e Il Lupo Mannaro). Non mancano come di consueto tutte le copertine di quell'anno e la presentazione/genesi di un personaggio specifico, in questo caso Paperino. A corollario di tutto, come sempre, la rubrica "Come eravamo", il 1950 se in ambito Disney è ricordato per essere stato l'anno di Cenerentola, è anche ricordato per il calcio divenuto (dopo la seconda guerra) nuovamente "mondiale", per il ritorno della pubblicità (il consumismo dilaga sempre più), per il piacere ritrovato della lettura (ormai un hobby) e per i fumetti a tema guerra fredda (il clima arroventato colpisce tutti).

giovedì 12 ottobre 2023

[Cinema] Speciale H. P. Lovecraft (Le vergini di Dunwich, Dagon - La mutazione del male, La creatura)

Di lui ne ho già, seppur sporadicamente, ma comunque densamente, parlato, di Howard Phillips Lovecraft, spesso citato come H. P. Lovecraft, ovvio, uno degli autori più influenti nel campo della letteratura fantastica e dell'orrore, che nell'ultimo periodo ho incontrato sempre più spesso. Nel campo videoludico (saga Penumbra, Dagon ed altri), letterario (Necronomicon ed altri) e cinematografico in primis (basta spulciare il blog un po' lì e un po' là). A tal proposito (da qui che l'etichetta di scrittore infilmabile è nata), portare H. P. Lovecraft sullo schermo è un'impresa difficile, perché i racconti di questo scrittore hanno una tale peculiarità, sono così lugubri, malsani ed onirici, che mal si prestano ad essere rappresentati graficamente. Le ambientazioni e le suggestioni ideate da quel geniale scrittore sono perfette per essere lette, perché rapiscono totalmente il lettore nell'oscuro mondo dell'ignoto. Tuttavia, le stesse storie rappresentate in un film perdono molto del loro fascino, perché ci privano dell'elemento più forte che hanno i suoi racconti, cioè la capacità di farci viaggiare con l'immaginazione. Ci riuscì sorprendentemente Richard Stanley con il suo Il colore venuto dallo spazio, ma ben pochi altri son riusciti nell'intento. E in questo senso, proprio in virtù di questa specie di ricerca della "verità" che ho visto questi tre film, tratti dai racconti o riferiti alle opere di Lovecraft. E il risultato è questo, non propriamente eccellente.

Le vergini di Dunwich (Horror 1970) - Portare Lovecraft sullo schermo è impresa ardua e lo conferma pienamente anche questo film, che si limita a prendere spunto molto superficialmente da un celebre racconto dello scrittore di Providence per imboccare rapidamente la strada di un horrorino seriale, lontano anni luce dall'atmosfera di angoscia che si sprigiona dalla pagina scritta. E tuttavia non male. L'atmosfera in parte c'è, nella fotografia e nelle scenografie: il regista è infatti lo scenografo Daniel Haller (quello del ciclo di Poe diretto da Roger Corman) che, però, perde colpi nella narrazione. Poche incongruenze sì, ma molta carne al fuoco, forse troppa, e il film ne risente (opinabili comunque certi inserimenti: il rito come iniziazione sessuale che nulla c'entra con Lovecraft). Discutibile inoltre la scelta degli attori principali, il legnoso Dean Stockwell e l'anzitempo sfiorita Sandra Dee. Belle ed ispirate invece, le sequenze in cui appare il mostro, nelle quali si alternano colori, giochi di luce e suoni inquietanti, ed i titoli di testa animati di ispirazione psichedelica (è girato nel '69), di notevole effetto (in un certo senso più lovecraftiani del film in sé), ma non bastano a risollevare le sorti del film. Di un film di alti e bassi, certamente non esaltante ma non inguardabile. Voto: 5,5

venerdì 27 gennaio 2023

Le serie tv del mese (Gennaio 2023)

Per avviare la missione recupero serie tv (in partenza a febbraio) è stato necessario calendarizzare il tutto nel tempo (in buona parte nell'arco di quest'anno), ma non solo, togliere un po' di "zavorra" era altrettanto utile, cosicché ho riunito, in questo primo post dell'anno sulle serie tv, alcune di quelle di "marca" Sky per una necessaria quanto utile "pulizia". E in questo senso, poiché tutte da Sky sono (ancora) disponibili, l'occasione di vedere la diciottesima stagione di NCIS non mi sono fatto sfuggire. Ed a tal proposito, la diciottesima stagione non si è rivelata come una delle migliori: i misteri sembravano più facili da risolvere del solito, gli archi narrativi primari non hanno fornito conclusioni molto soddisfacenti, nessuna storia o scelta che sia riuscita ad avere l'impatto emotivo di altre stagioni precedenti. Ma nonostante una stagione ridotta a causa della pandemia, non mancano certamente i drammi, anzi, ne succedono più in questa stagione che nelle ultime 3-4 stagioni, tra un giro di droga, COVID-19, Gibbs sospeso e un killer che prende di mira proprio Gibbs. Quest'ultimo che sembra fuori gioco ma difficilmente lo sarà nella prossima, dove al contrario potrebbero non far più parte Maria Bello che interpreta il dottor Sloane ed Emily Wickersham che interpreta Ellie Bishop, entrambe figure partenti chissà per quanto. Si vedrà, intanto nuove aggiunte allo show in questa stagione (mi è piaciuta l'aggiunta del personaggio di Pam Dawber e spero che resti nei paraggi), un'altra stagione sorprendente ma non troppo, dopotutto è come la storiella di quella vecchia coppia sposata che mangia ogni settimana nel loro ristorante preferito e che sa esattamente cosa aspettarsi dal menu. Nonostante ciò continuerò ad andarci, anche se solo una volta tanto.

Yellowstone (4a stagione) - Il dualismo tra il vecchio e il nuovo e la difesa dei valori della tradizione avverso l'imminenza della modernità: Taylor Sheridan fa centro anche alla quarta stagione di Yellowstone (dove tra l'altro lo si vede nuovamente con le vesti d'attore), la gemma di Paramount Network che continua a conquistare tra tensione, colpi di scena, cupezza e misteri (terza qui). Una quarta stagione che punta tutto su alcuni dei protagonisti, finendo però per appiattirne altri e soprattutto proponendo alcune storie secondarie non sempre convincenti. Nonostante questo, la straripante Beth e alcuni colpi di scena ben gestiti riescono a tenere alto il valore della serie, che anche a dispetto di alcuni limiti riesce sempre ad essere coinvolgente e ben strutturata. In questo caso una stagione (quasi di transizione) che sembra anche il preludio (volente o nolente) per uno scontro su larga scala che potrebbe dominare le prossime stagioni. Voto: 6,5

Raised by Wolves - Una nuova umanità (2a stagione) - Mi accorgo solo ora di essere stato (tra i pochi che l'hanno vista) uno dei pochi a non aver apprezzato la prima stagione, di conseguenza questa seconda, di cui avrei sinceramente fatto a meno, almeno nel vederla, forse speravo che calibrasse il tiro, e invece non succede. Non ho odiato apertamente questa stagione (purtroppo già assicurata nonostante la mia reticenza), ma sono deluso ed amareggiato. La prima stagione ha creato un bel carico di misteri, che qui nella seconda più che vedersi sbrogliare si accumulano ancora di più, facendo perdere alla stagione completamente la bussola. La trama s'infittisce (già un dannato serpente volante era troppo stavolta) e ne succedono un sacco di stranezze (ed amenità varie), che invece di essere semplici pezzi di un puzzle da ricomporre, diventano invece semi per ulteriori misteri che mai probabilmente verranno svelati (cancellata a questo giro la serie potrebbe non avere futuro). Il problema più grande della seconda stagione è che non è all'altezza della premessa e promessa che anche la sigla d'apertura (evocativa di un incombente senso di fine dei tempi) proponeva. Una ripartenza umana era possibile o è inutile provarci? Gli umani saranno sempre umani e sempre li stessi errori faranno. Il senso di tutto si perde, rimane la banale definizione degli androidi esseri più umani degli umani stessi. Una stagione inconcludente e mediocre. Voto: 5

mercoledì 23 novembre 2022

Letture 2022

Tra un videogioco e l'altro, tra una recensione e l'altra, tra una pausa e l'altra, ho avuto (nuovamente) tempo (anche se, sempre dovrei trovarlo, il che sarebbe meglio) per leggere, leggere quello che più m'intriga, mi piace e m'interessa. E così che ho letto (anche quest'anno, come l'anno scorso e l'anno prima) un po' di cose, tuttavia la promessa di continuare e concludere la collezione oro di Repubblica ho (momentaneamente) infranto, infatti non sono riuscito a leggere un numero sufficiente di volumi per poter dare un giudizio complessivo, non tanto all'opera completa in sé, indubbiamente eccezionale, ma alle singole proprietà per esprimere le mie preferenze in merito, però conto di farlo (cioè leggerli tutti) prossimamente, ossia il prossimo anno. Nel frattempo tornando a quest'anno, tre categorie di letture si sono alternate durante questo 2022, letture sufficienti a coprire un arco di tempo più che decente. Capitolo fumetti (oltre a vari numeri del Topolino Magazine settimanale, prevalentemente di recenti uscite), da Prime Reading altri quattro tomi (dopo quello a tema Halloween che ho presentato alcune settimane fa, qui) della collana Le più belle storie Disney della Giunti Edizioni. Si parte da quelle del Medioevo, otto storie che vanno dal 1995 al 2007, di queste una già letta (avendola incontrata precedentemente nel numero 2533 di Topolino), e a prendersi soprattutto la scena la saga di Paperleon(e), testo di Nino Russo, disegni di Andrea Freccero. Poi ecco Le più belle storie da ridere, dodici storie (una presa da Paperinik e altri supereroi) dal 1995 al 2010, e ben tre già lette, avendole incontrate precedentemente nei numeri 2836, 2842 e 2399 di Topolino. Si continua con quelle in giallo, nove storie (una da Minni & Company 49 del 1997 ed una Topomistery 45 del 1996) dal 1986 al 2009, nessuna già letta prima, tuttavia ecco che da Supergialli 42 Topolino (letto lo scorso anno), ritroviamo l'arcinemico Macchia Nera e l'immancabile Gambadilegno, vediamo Minni nei panni di Miss Marple ed infine ecco l'avventura ideata da Vincenzo Mollica, con Fiorello versione paperesca. Per concludere Le più belle storie horror, non proprio consuete queste storie, certamente con la magia Disney anche le storie di "paura" assicurano un gran divertimento, come in questo caso, comunque 10 storie (ben tre già lette, numeri 2311, 2815 e 2827) dal 1996 al 2010, ed una è a tema Halloween. Rimanendo nel mondo Disney, ma stavolta il tutto ho trovato scaricandolo da Internet, alcuni altre cose interessanti.

sabato 4 dicembre 2021

Letture 2021

Purtroppo non sono riuscito ad assolvere in pieno il desiderio di leggere con più frequenza elargito lo scorso anno in occasione delle Letture del 2020, avrei voluto per esempio completare la (corposa) collezione de I Classici del Fumetto di Repubblica Serie Oro iniziata proprio la scorsa volta con il primo numero dedicato a L'uomo ragno, ma ne ho letti ancora pochi per poterne parlare approfonditamente, darne un giudizio specifico, tuttavia di cose ne ho lette ugualmente quest'anno, di cose particolari che ho letto in più alle mie immancabili letture dei mitici Topolino. A tal proposito, rimanendo nella sua sfera (in cui dopo torneremo), ho letto l'edizione speciale allegata al numero 2808 di Topolino, il Topolino Gold che contiene le storie (5) più belle del settimanale dal 1949 a oggi, ma votate dai lettori. Votazione all'epoca, era il settembre 2009, effettuata in occasione dei 60 anni della testata. Ciascuna storia è preceduta da un breve articolo di approfondimento che comprende anche le immagini di copertina originali dove le storie (tutte validissime, alcune anche storicamente importanti) sono state pubblicate. Le storie presenti nel volume sono: La vera storia di Novecento (da Topolino 2737 del 13 maggio 2008), Paperino e il segreto della 313 (da Topolino 2071 dell'8 agosto 1995), Topolino e la spada di ghiaccio (da Topolino 1411-1413 del 12-26 dicembre 1982), Paperinik il diabolico vendicatore (Da Topolino 706-707 dell'8-15 giugno 1969) e L'inferno di Topolino (da Topolino 7-12 dell'ottobre/dicembre 1949 e gennaio/marzo 1950). Quest'ultima storia, anzi la prima parte, era già presente nel primo volumetto della collezione Topolino Story, dedicata a un anno specifico e contenente le storie più importanti che furono pubblicate in quel periodo, per l'appunto il primo (letto lo scorso anno) era sul 1949. Stavolta mi è "capitato" il 1955, interessante ma non eccezionale, storie non tutte notevoli. Ecco infatti Paperino e il misterioso Mister Moster (perdibile), I Paperini e la caccia al tesoro (minimalista), Lilli e la foresta incantata (quasi inutile) e Topolino e Pippo cosmico (unica storia davvero eccezionale, genialità assoluta nella caratterizzazione di Pippo). E poi come al solito "Come eravamo", poi si parla di Disneyland (che in quell'anno veniva inaugurato), della Fiat 600 e di tante altre cose inerenti l'anno in questione, infine scheda su Paperina.

venerdì 8 gennaio 2021

Very Pop Blog - I miei anni 2000

Come sottolineato da Moz stesso, il creatore di questo contenitore di ricordi decennali (atta a riassumere parte della nostra vita in un specifico periodo), che ha pubblicato il medesimo a novembre scorso (qui), sono passati già tre anni dall'ultima volta che sia lui, che io e che molti altri (dato che si trattava, e si tratta, comunque di un TAG), ci siamo cimentati nel farlo, è stato prima con gli anni '80, dopo con gli anni '90 e adesso eccoci agli anni 2000. Un decennio non particolarmente memorabile (storicamente parlando), ma ricco di momenti particolari, che certamente ognuno di noi ricorda. Io ho preso la palla al balzo (mi piacciono queste cose), e nonostante sia passato più di un mese, ho accettato volontariamente. Si perché anche essendo un Tag, Miki non ha voluto taggare cinque persone (così faccio anch'io oggi), e mi sono offerto volontario nel voler proseguire. E così eccomi a parlare di me e di quel particolare decennio.

venerdì 13 novembre 2020

Letture 2020

Il tempo di certo non mi manca, ma tra pellicole e serie televisive da vedere, videogame da giocare, recensioni da scrivere, il tempo di fare altro non è tanto, tuttavia son riuscito quest'anno (più degli altri) a leggere qualcosa, qualcosa che vada oltre agli immancabili Topolino, di cui ho letto tanti numeri quante le settimane in un anno intero (forse molti di più probabilmente), tutti ovviamente in formato digitale. Dovreste infatti sapere che per me leggere un libro/fumetto in formato cartaceo è complicato, ci vorrebbe un'altra persona per girare continuamente pagina, però nessun problema nel farlo da PC, cosicché dopo mesi di "ricerche" ho riempito la mia libreria digitale di fumetti, manga e romanzi (due), di titoli suggeritemi, di cui ho voluto approfondire, di cui avevo altro formato e vinti da partecipazioni a sondaggi (da Oscar). Ricordate la mia collezione di Topolino e tutti gli altri primi numeri di raccolte vero? Se no, questo è il link, comunque da tutti questi ho cominciato a ricercare su Internet, trovati alcuni (che in questo post saranno) ed altri no, e poi non mi sono più fermato. Ora ne ho così tanti che da leggere avrò anche per l'anno prossimo, infatti qui commento quello che ho potuto inizialmente leggere. Per cominciare, Watchmen, vi raccontai infatti che prima di vedere l'omonima serie tv (qui) lessi anche il fumetto, ma solo adesso ecco l'occasione giusta per poterne parlare più approfonditamente, anche se poi cosa dire di più che non sia stato già detto? Per me unico ed incredibile, forse non il capolavoro che si dice, seppur in campo letterario/fumettistico non sarei in grado (non avendo conoscenza o dimestichezza) di stabilire quale lo sia davvero, però è certamente un'esperienza difficile da dimenticare. Perché non tra i personaggi supereroistici miei preferiti, ma comunque tra quei che ti segnano, grazie ad una narrazione, uno svolgimento, atipico, che conquista pagina dopo pagina. Stessa cosa non si può dire per Chi ha incastrato Roger Rabbit? a fumetti, dopo il successo del film ne proposero questa versione che fu da supplemento a Topolino n. 1723 del 4 dicembre 1988, perché sì è godibile e divertente come il film, ma non è affatto la stessa cosa. La brevità poi non aiuta, perché parecchia roba viene semplificata e molto del suo coinvolgimento si perde, tuttavia non mi è dispiaciuto, dopotutto tecnicamente non è malfatto (meglio è però rivedersi il film altroché).

giovedì 16 gennaio 2020

Il professore e il pazzo (2019)

Tema e genere: Adattamento cinematografico del libro del 1998 L'assassino più colto del mondo (The Surgeon of Crowthorne: A Tale of Murder, Madness and the Love of Words) scritto da Simon Winchester, film biografico drammatico che narra le vicende di Sir James Murray, che nel 1879 inizia a lavorare alla prima edizione dell'Oxford English Dictionary.
Trama: La storia dietro la creazione del primo dizionario storico della lingua inglese da parte del professor James Murray, il cui lavoro è divenuto complicato per via della partecipazione del dottor W.C. Minor, paziente di un ospedale psichiatrico.
Recensione: Film biografico e ambizioso che nasce dalla volontà di ripercorrere un momento fondamentale per la lingua inglese (ovvero la realizzazione del primo e rinomatissimo dizionario oxfordiano), Il professore e il pazzo (The professor and the Madman) poggia tutto il suo peso sul valore della storia e su un cast di grandi nomi in cui spiccano Mel Gibson e Sean Penn nel ruolo di co-protagonisti (il primo comunque risulta eccessivo in un ruolo che sicuramente gli piace troppo, con il suo senso di onnipotenza che pervade per tutta la durata del film, mentre il secondo è imprigionato, anche letteralmente, in un ruolo che non gli permette di svecchiarsi e che lo lega a passate interpretazioni, funzionano meglio i personaggi femminili: buona l'interpretazione di Natalie Dormer, anche se il suo personaggio vive un'avventura fin troppo prevedibile, mentre risulta perfetta nel ruolo di moglie devota e saggia Jennifer Ehle). Un confronto che tutto sommato diventa cuore e anima del film, perché vede il faccia a faccia tra un autodidatta assai volitivo e lucido e un uomo di studi (medico e chirurgo) parzialmente oscurato dalla malattia psichiatrica. Un confronto particolare e interessante che infine troverà nella passione per la lingua, e in tutte le sue sfumature, un terreno fertile di dibattito e unione. Eppure, al netto di un progetto interessante e di una storia con un suo indubbio potenziale, il film diretto da P.B. Shemran (collaboratore dello stesso Gibson che aveva contribuito alla scrittura di Apocalypto) mostra quasi subito le sue molte debolezze, dettate forse in particolar modo dalla non capacità della scrittura di rendere fluida e affascinante una storia con così tanti risvolti, valori e sotto-testi.

martedì 14 gennaio 2020

Animali fantastici - I crimini di Grindelwald (2018)

Tema e genere: Secondo episodio della serie avventuristica di fantasia Animali fantastici, spin-off e prequel della serie cinematografica di Harry Potter, ispirata all'omonimo libro di J. K. Rowling.
Trama: Evaso dal carcere, Gellert Grindelwald si nasconde a Parigi e progetta di sottomettere il mondo alla sua ideologia. Newt Scamander cerca nuovamente di contrastarlo, spronato dal suo ex professore Albus Silente.
Recensione: Dopo il film del 2016 era salita tantissimo l'aspettativa per il prosieguo della storia di Newt Scamander (Eddie Redmayne), il (simpaticissimo) magizoologo uscito dalla penna di J.K. Rowling, ex studente di Hogwarts e protetto di Albus Silente, soprattutto perché ci si aspettava da questo secondo capitolo un deciso cambio di profondità, una narrazione più originale, e invece niente di tutto ciò. Rispetto al precedente (qui la recensione) non solo la sceneggiatura (già difettata) fa un ulteriore passo indietro ma i punti di forza un po' si scoloriscono. Ora però non voglio dire che questo film sia da bocciare nella sua totalità, anzi, si attesta come un film nella media, senza infamia e senza lode, ma anche se continua ad essere un film (ma comunque meno rispetto al primo) di buon intrattenimento, è innegabile non accorgersi che qualcosa non funzioni. Gli animali fantastici (che qui non sono più elemento importante e risolutivo per lo sviluppo della trama) ci sono (ed uno soprattutto bellissimo) ma molto meno che nel primo film (ritorna almeno l'adorabile Snaso cleptomane, che paradossalmente avrà pure un ruolo decisivo nello svolgimento della storia) ed è un peccato, perché erano davvero uno dei punti di forza della storia. Che questa volta è più cupa, centrata su arrovellate questioni genealogiche, più complessa e fine a se stessa. Animali fantastici - I crimini di Grindelwald mette difatti sul piatto tantissime storyline, troppi colpi di scena, sparando informazioni a raffica senza portare ad una destinazione comune. È vero che i thriller spionistici hanno una trama intricata, dove bisogna stare attenti a non perdere passaggi e a ricordare i volti dei personaggi, pena non capire nulla del film, ma qui siamo di fronte ad un film per un ampio pubblico che potrebbe sentirsi spiazzato di fronte a un puzzle difficile da riassemblare. Le storie infatti, per colpa di regia e sceneggiatura si intrecciano in modo caotico. La prima, che è sempre di David Yates, sembra un po' più stanca, qualche buona idea ma con un montaggio non sempre puntale e meno efficace anche sulle scene d'azione, la seconda, ad opera nuovamente della scrittrice britannica, è a tratti inconsistente, basata su scelte narrative talvolta forzate, o troppo scontate, con personaggi nuovi prima introdotti e poi sacrificati, e quelli vecchi sminuiti.

martedì 27 agosto 2019

Piccoli brividi 2 - I fantasmi di Halloween (2018)

Tema e genere: Secondo capitolo della saga di film tratta dai libri horror per ragazzi di R. L. Stine.
Trama: Il giorno di Halloween due ragazzi scoprono un libro chiuso, lo aprono e appare loro un pupazzo da ventriloquo parlante. Sarà l'inizio di molti guai.
Recensione: Dopo il primo riuscitissimo capitolo (qui), mi aspettavo davvero molto da questo specie di sequel, specie perché la connessione con la pellicola precedente è molto flebile, rasentando l'inutilità ai fini della trama, tanto da sembrare quasi un spin-off (e in verità lo è, perché ambientato in un periodo preciso, Halloween). Purtroppo, però, devo ammettere che le mie attese sono state deluse per un buon 50%. Vuoi per l'assenza dei protagonisti "originali", vuoi perché la brillante e coinvolgente sceneggiatura del primo film qui lascia spazio a un tranquillo teen movie che sguazza nella comfort zone dei cliché. Un teen movie in cui, come detto, non compaiono i protagonisti del primo film, con la sola eccezione di una fugace comparsata di Jack Black, qui relegato ad un numero di battute inferiore a quello di Arnold Schwarzenegger nel primo Terminator. I tre nuovi protagonisti, però, hanno un volto ben noto: Sam è interpretato da Caleel Harris, nel cast di Castle Rock e nella nuova serie Netflix When They See Us, Sonny ha invece il volto di Jeremy Ray Taylor, il Ben del terrificante IT di Andrés Muschietti, mentre Sarah vede in scena Madison Iseman, che proprio con Jack Black ha interpretato il riuscito sequel di Jumanji. I tre giovani attori funzionano molto bene assieme sullo schermo: anche se non sono aiutati da dialoghi particolarmente brillanti, è comunque un piacere vederli muoversi in un'interpretazione mai sopra le righe. Apprezzabile anche la resa degli effetti speciali e degli effetti visivi e belli i riferimenti alla cultura nerd, sparsi ovunque e sempre gustosissimi: da Street Fighter a Rocket League. Non male neanche la regia firmata da Ari Sandel (che può vantare nel suo palmarès un Oscar come miglior corto del 2005), egli infatti fa il compitino giusto, seguendo l'azione senza particolari voli pindarici e regalando qualche piccolo (davvero) brivido sparso qui e là. Ma c'è un ma. La cosa che davvero non va è la sceneggiatura. Siamo infatti davanti ad un teen movie annacquato, con dinamiche già viste, colpi di scena telefonati e soluzioni trite e ritrite. I bulli di quartiere sono decisamente spuntati, molto lontani dai terribili ragazzi selvaggi di IT o di Forrest Gump, il plot amoroso di Sarah si risolve in una manciata di minuti con tutto il "cucuzzaro": speranza, delusione, ripresa, lo stesso Slappy, i cui poteri sono diventati addirittura magici, alla fin fine è poco più che un fantoccio facilmente gestibile ad aggirabile. In nessun momento del film c'è sensazione di pathos, di ansia o tensione per i protagonisti: c'è qualche piccolo Jumpscare, ma niente che possa davvero impressionare, neanche un pubblico di ragazzini, per cui, de facto, il film è pensato. Tutto si svolge in modo decisamente lineare: da azione nasce azione, contro azione, e risoluzione. Chi dovrebbe non credere ai propri occhi, ci crede dopo due minuti, chi doveva mietere vittime, non le miete, chi doveva terrorizzare fa prevalentemente divertire, anzi, talvolta mancano direttamente dei pezzi, come se intere sequenze fossero state tagliate senza preoccuparsi troppo che la resa finale resti zoppicante. Il "terribile" aiutante alla Igor di Frankenstein Junior, sembra la brutta copia di Zio Tibia ma non spaventa per niente. Il diabolico piano di Slappy viene sventato senza nemmeno versare una goccia di sudore e, a ben pensarci, con il libro originale in mano Sarah avrebbe potuto chiudere la partita a metà del film.

venerdì 14 giugno 2019

BlacKkKlansman (2018)

Tema e genere: Una surreale storia realmente accaduta nel Colorado degli anni Settanta che parla in realtà dell'America di oggi. La pellicola infatti, adattamento cinematografico del libro Black Klansman scritto dall'ex poliziotto Ron Stallworth, selezionata in concorso al Festival di Cannes 2018, tratta il tema del razzismo, ma in modo non affatto convenzionale.
Trama: Anni 70. Ron Stallworth, poliziotto afroamericano di Colorado Springs, deve indagare come infiltrato sui movimenti di protesta black. Ma Ron ha un'altra idea per il suo futuro: spacciarsi per bianco razzista e infiltrarsi nel Ku Klux Klan.
Recensione: Cattivo ragazzo del cinema "all black" per eccellenza, Spike Lee quando si tratta di mettere in pessima luce l'animo razzista che si annida nella sua America non la manda certo a dire, e con questa pellicola si ripete, una pellicola tratta da una "fott*ta storia vera", come recita la dicitura ad inizio visione. Una pellicola che non per caso è Spike Lee all'ennesima potenza, per forma e contenuti. Una pellicola in cui il regista ci mette dentro tutto, dando vita da subito (tramite un lungo monologo sulla supremazia della razza bianca, monologo straordinariamente interpretato da Alec Baldwin, che in modo goffo dimentica le battute) ad una satira politica dolceamara volta a dipingere l'idiozia del razzismo. Gli elementi centrali infatti, che vengono evidenziati, sin da questo inizio di film sono l'odio e la rabbia, incarnati dal razzismo che come un serpente, corrompe l'animo delle persone, sfruttando le loro paure, spingendole anche ad uccidere, creando così di conseguenza una radicalizzazione e impoverimento dei valori, all'interno della società. Una pellicola che quindi, attraverso l'ironia e una fedele rappresentazione di un'America anni settanta, divisa, riflette e interroga, ancora una volta lo spettatore, su una realtà come non mai, sempre più attuale. Che la piaga del razzismo sia ancora un problema di forte impatto e ancora presente nella nostra società è cosa ben nota difatti, e non è la prima volta che se ne parla in un film, ma il modo in cui ne parla il buon Lee con le sue opere è sempre materia d'interesse di non poco conto, scoprendo magari cose che al contempo si legano all'evoluzione di un'idea sbagliata annidata nella (in)coscienza di determinati soggetti. Per questo uno sguardo alla vicenda, vicenda che è quella vissuta dall'agente di polizia di colore Ron Stallworth, che nel pieno degli anni '70 più confusionali si infiltrò in un'organizzazione segreta affiliata al Ku Klux Klan. Bizzarro a sentirlo ma è proprio quello che successe, ed il buon Lee (per lui la vicenda qui narrata dopotutto è anche l'occasione per poter mettere in scena una trama poliziesca miscelata ai suoi principi ideologici di cineasta, cercando una via di mezzo tra l'intrattenimento, il senso del citazionismo e la voglia di ricordare che negli States il popolo di colore è sempre stato trattato, non male, ma malissimo) non ha potuto fare a meno di appropriarsi di questa cosa per trarne una graffiante storia permeata di una feroce satira. Nei panni del prode poliziotto troviamo l'attore John David Washington, figlio del ben noto Denzel, il quale con capigliatura cotonata ripercorre tutta l'indagine, dall'idea avuta da Stallworth nell'infiltrarsi in quell'organizzazione al momento di dover presenziare alle riunioni del Klan. Ed è qui che entra in scena un suo collega, l'agente di origini ebree Filp Zimmerman, interpretato da Adam Driver, il quale dovrà infiltrarsi fisicamente in mezzo a questi pazzi esaltati, razzisti e dediti all'orgoglio dell'uomo bianco. Tra discorsi al di fuori del comune, scontri ideologici tra bianchi e neri e un'insana venerazione di un certo cinema in bianco e nero, questa indagine porterà i suoi agenti nel bel mezzo di una follia che ancor oggi sembra prendere piede tra le più deboli menti popolari (come purtroppo ben sappiamo). Una follia ben contestualizzata e ben assestata dal regista che regala momenti memorabili. Se questi sono i pregi di BlacKkKlansman, il film nella parte finale disperde in parte la sua forza annacquando il sarcasmo con il macchiettiamo dei nazisti del KKK da un lato (un po' eccessiva mi è parsa infatti la ridicolizzazione dei vertici del Klan, che potrebbe far perdere di vista le atrocità di cui l'organizzazione si è resa protagonista), e con un alto tasso di retorica dall'altro (il lungo discorso del vecchio interpretato da Harry Belafonte, con tanto di duro attacco al razzismo del kolossal muto Nascita di una nazione di Griffith: il cui titolo originario era The Clansman).

lunedì 8 ottobre 2018

Animali fantastici e dove trovarli (2016)

Solo il più ingenuo dei Babbani poteva pensare che il mondo magico e remunerativo creato da J. K. Rowling avesse terminato il suo percorso sul grande schermo nel 2011 con l'ultimo episodio di Harry Potter. Se i fan di J. R. R. Tolkien sono rimasti sorpresi quando Peter Jackson ha tirato fuori una trilogia da un romanzo breve come Lo Hobbit, è ancor più spiazzante l'idea di trarre ben cinque film dal compendio magizoologico della scrittrice inglese, uno dei libri di testo di Hogwarts. La nuova serie spin-off interamente diretta da David Yates infatti, già regista degli ultimi quattro Harry Potter (e di The Legend of Tarzan), che si prepone di rileggere l'ultimo secolo di storia americana e mondiale in chiave fantasy (e con lo stesso tono dark degli ultimi quattro capitoli di Harry Potter, i più "maturi"), e in cui inevitabilmente forte è il legame con la saga potteriana, pur trovandoci in un'altra epoca e in un altro continente, non mancano difatti riferimenti a nomi e luoghi già conosciuti, ci porta a conoscere da vicino il personaggio di Newt (finora solo poco più di un nome) e le avventure che lo vedono protagonista all'epoca della scrittura della sua guida, giacché diverse storyline si intrecciano a partire dall'arrivo del protagonista a New York. E in tal senso sgombriamo subito il campo da ogni possibile equivoco, Animali fantastici e dove trovarli (Fantastic Beasts and Where to Find Them), film del del 2016 diretto dal regista britannico, è un bel film (indubbiamente apprezzabile e piacevole), che sicuramente avrà mandato in brodo di giuggiole i fan storici della saga e avrà incantato le nuove generazioni, ma il suo risultare sottile in molti aspetti, fa sì che non riesca a coinvolgere il pubblico con la sua magia (che qui, quella vera e propria, manca). Infatti la profusione degli effetti speciali (nonostante essi siano di ottima fattura), la trama in fin dei conti poco consistente, i colpi di scena alcune volte abbastanza prevedibili e l'interpretazione degli attori non proprio eccezionale, non mi ha fatto apprezzare fino in fondo questo film, nonostante alcune scene esilaranti e rese magnificamente (tra tutte quelle all'interno della valigetta di Scamander, dove magicamente ha ricostruito una riserva portatile per le specie di animali da lui catturati, ma anche quelle con protagonista lo Snaso, simpatico cleptomane che crea non pochi inconvenienti).

mercoledì 22 agosto 2018

I film visti in vacanza a Ferragosto (2018)

E' stata, la scorsa settimana di Ferragosto, una settimana di completo relax, o quasi, dopotutto in questo periodo di riposo (un po' come tutti, ma non proprio tutti) non ho fatto altro che mettere fieno in cascina, non ho fatto altro che dare una direzione alla mia programmazione cinematografica e non, e quindi non ho fatto altro che programmare post, film o serie da vedere entro l'anno. E tuttavia nonostante tutto ciò ho avuto non solo il tempo di vedere comunque parecchi film, ma anche di dare un'occhiata ad un documentario bellissimo, che tuttavia non avrei voluto mai vedere. Il documentario, prettamente televisivo, in questione infatti era quello sull'indimenticato Robin Williams, che come purtroppo sappiamo si è tolto la vita nel 2014 a 63 anni, notizia che per tutti fu uno letteralmente shock, non solo perché pochi sapevano dei suoi problemi, ma perché egli, un genio della commedia e non solo, capace di far ridere e riflettere tutti, dai più grandi ai più piccoli, dando vita a moltissimi personaggi che fanno tuttora parte dell'immaginario collettivo di intere generazioni (da Peter Pan al buffo alieno Mork, dal dottor Hunter Patch Adams all'androide Andrew Martin ne L'uomo bicentenario, e tanti altri), ha lasciato un vuoto difficile da colmare. Difatti Nella mente di Robin Williams, documentario HBO diretto da Marina Zenovich e presentato al Sundance Film Festival, è un ritratto ora divertente, ora intimo e commovente di uno dei più grandi attori di sempre. Non a caso il film Come Inside My Mind, andato in onda su Sky Cinema e attualmente disponibile su Sky On Demand, ricco di interviste di colleghi e amici (David Letterman, Billy Cristal, Pam Dawber, Eric Idle, Whoopi Goldberg e il figlio Zak, che raccontano l'uomo dietro la maschera, una persona che non poteva sentirsi felice se non riusciva a far divertire gli altri) racconta tutta la vita dell'attore, dall'infanzia solitaria nel Midwest fino alla fine dei suoi giorni, passando per i suoi ruoli più iconici e per filmati d'archivio delle prime esibizioni teatrali a San Francisco. Dopotutto il documentario, che fa un ritratto dell'attore e dell'uomo e celebra la sua memorabile carriera, esplora la vita dell'artista attraverso le sue stesse parole, mostrando interviste inedite in cui spiega ciò che lo ha spinto a creare i personaggi nella sua mente e il processo creativo. E poiché scopriremo le sue lotte contro la depressione, l'alcol e la droga e vedremo gli ultimi anni con l'operazione al cuore nel 2009 e poi la tragica fine nel 2014, l'emozione è stata parecchio alta, e tuttavia proprio per questo che il documentario merita di essere visto, un po' come tutti i film che oggi vi propongo.

martedì 10 luglio 2018

[Tag] Conosciamoci un po' meglio!

Come dovreste forse aver capito, a me piacciono le domande, non so, forse perché è più "facile" in modo diretto e senza preamboli rispondere e farvi così conoscere qualcosa in più su di me, ma non contento di aver risposto quest'anno a già tantissime (nel precedente anche tante), prima nel Liebster Award, poi addirittura nelle 100 domande che nessuno farebbe, e infine in altri tre Tag, in Le cose che mi piaccionoLe cose che NON mi piacciono e La prima volta non si scorda mai (non dimenticando quello sui viaggi e quella delle estati "pop"), eccomi nuovamente (e in modo del tutto autonomo) partecipare all'ennesimo Tag, che non sarà di certo l'ultimo, quello a cui ha partecipato Silvia e poi Riccardo, per l'appunto intitolato Conosciamoci un po' meglio. E quindi ecco ancora qualcosa su di me di cui spero non sappiate già (giacché per casualità ad alcune delle 20 domande a qualcuno ho già risposto in altri post), ma in ogni caso partiamo dalle regole, che ovviamente hanno subito un ribaltamento importante, perché 1: seguire il blog che ti ha nominato, non mi hanno nominato ma seguo comunque entrambi i blog; 2: rispondere alle sue 10 domande, è quello che farò; 3: nominare a tua volta altri 10 blogger e formulare altre 10 domande (che possono essere su VITA PRIVATA, VIAGGI, CINEMA, MUSICA, SERIE TV, LIBRI e CIBO) per i blogger nominati, come sopra, e quindi eviterò di formulare domande; 4: informare i blogger della nomination, come prima, tuttavia ho già informato i due blog che avrei risposto alle loro domande; 5: taggare il blog che ti ha nominato nelle risposte, il link che rimanda ad entrambi i blog li trovate nelle rispettive immagini dei loro blog. Ebbene, puntualizzato il tutto, si parte.

martedì 5 giugno 2018

[Tag] La prima volta non si scorda mai

Già dalla prima volta che vidi questo Tag, ne La stanza di Gordie di Marco Contin, avevo in mente di riproporlo, poi avendolo visto successivamente da Il bazar di Riky di Riccardo Giannini, mi sono deciso finalmente a farlo, anche perché come dovreste aver capito questo Tag, "La prima volta non si scorda mai", non parla esclusivamente di "quella" prima volta, altrimenti non l'avrei mai riproposto, ma di tante prime volte, quali? Vi basta leggere qui sotto, così da farvi, nuovamente dopo due settimane dall'ultimo mio Tag "personale", un po' di fatti miei, e raccontandovi ancora qualche altro pezzo di me. Prima ovviamente una precisazione, ovvero che potete tranquillamente riproporre questo identico Tag (giacché qui le nomination sono bandite) e nei modi che preferite, aggiungendo o meno tante altre prime volte. Io per esempio ho evitato prime volte in cui avrei certamente risposto con un lapidario "non ricordo" o "non lo so", ma in ogni caso ecco Le mie prime volte.

Il mio primo libro: Non ho mai amato leggere, neanche da bambino, tuttavia ricordo bene di aver letto due libri che una (ora ex) vicina mi diede come regalo per il mio settimo od ottavo compleanno (non ricordo con precisione), ovvero Cuore di Edmondo De Amicis ed Oliver Twist di Charles Dickens.

La mia prima gita scolastica: Non ricordo l'anno scolastico o l'anno in sé, ma ricordo che quando andai alla riserva del WWF "Le Cesine" in provincia di Lecce, pioveva e purtroppo vidi davvero poco della fauna selvatica, tuttavia mi divertii ugualmente.

lunedì 21 maggio 2018

La torre nera (2017)

Il re dell'horror e del fantasy (così unilateralmente definito) è stato portato sul grande schermo in più occasioni (e con discreto successo) e ha vissuto bene anche sul piccolo schermo grazie a film tv e mini serie. Da IT a Misery non deve morire, da Shining a Carrie, da Stand by me a Il miglio verde, da Cujo a The MistStephen King ha avuto più volte l'onore di vedere le proprie opere animarsi per il pubblico. In questo caso, tocca alla Torre Nera (The Dark Tower) l'onere di riportare in auge uno dei suoi tanti romanzi famosi, e le premesse per farne un ottimo film quindi (film del 2017 diretto da Nikolaj Arcel) c'erano tutte nuovamente. Cast di prim'ordine e azzeccato, trama interessante e curiosa dove figura imponente una torre nera che si erge al centro di un esteso multiverso mantenendolo in equilibrio e inaccessibile dalle forze malvagie, un pistolero, un mago e un ragazzino acuto e brillante sono gli elementi principali della storia. Ma il film ciò nonostante appare sin dalla prima mezz'ora piatto, blando e piuttosto prevedibile. Non coinvolge mai pienamente e non emoziona, non riesce a costruire la debita suspense per lo svolgersi delle azioni e tutta la trama, apparentemente articolata e profonda, si dissolve pian piano tramutandosi in una delle tante, innumerevoli, parabole cinematografiche del bene contro il male. In uno, probabilmente e quasi certamente, dei più infelici adattamenti cinematografici tratti dai lavori del grande romanziere statunitense. D'altronde anche se chi vi scrive non ha avuto il piacere di leggere l'opera originale, i problemi che affliggono la pellicola appaiono evidenti anche tralasciando qualsiasi tipo di confronto con la fonte d'ispirazione. Giacché questo film, che può tranquillamente far parte dello "spettro negativo" delle trasposizioni cinematografiche delle (molto spesso) omonime saghe letterarie di Stephen King, non smentisce il rapporto spesso contrastato tra le sue opere e il cinema, che hanno avuto fortune alterne sul grande schermo.

lunedì 19 marzo 2018

Il diritto di contare (2016)

Segregazione razziale, emancipazione e conquista dello Spazio, ecco le tre tematiche così apparentemente diverse che fanno da collante a questo "originale" e interessante (anche storicamente) film. Perché tutti questi temi ne Il diritto di contare (2016), titolo italiano dell'americano Hidden Figures (che gioca sul doppio significato Figure nascoste/Cifre nascoste) e diretto da Theodore Melfi (già regista del bel St. Vincent), non solo vengono trattati in modo appunto originale ma anche in modo convincente. Il film infatti, ben costruito, a tratti avvincente, e che ha il grande merito di trattare un argomento sgradevole e avvilente come quello del razzismo con una dose di ironia difficile da riscontrare in opere che trattano questo tema (senza per questo apparire superficiale o scontato), con grande abilità e maestria porta i riflettori sulla storia vera e inedita di tre brillanti donne afroamericane che sono riuscite a integrarsi e imporsi in un'ambiente tipicamente maschile (e maschilista) sfidando pregiudizi e discriminazioni razziali di ogni tipo. Anche perché il film, arrivato certamente con un tempismo perfetto per la data situazione politica e sociale che stiamo attraversando, non è il classico "pippone" sulle discriminazioni razziali e di genere, non ci sono scene di violenza agghiacciante, nessuno è schiavizzato e, soprattutto, la colonna sonora è super allegra. Tanto che già la prima scena del film setta il tono, i colori e lo spirito dei 120 minuti successivi, niente è come ci si potrebbe aspettare e di sicuro ci sarà da divertirsi. Questo grazie al regista che in tal senso confeziona una pellicola intimamente ottimista, riuscendo comunque a trattare con grazia e senza superficialità il problema dell'emancipazione sociale e della conquista dei pari diritti civili da parte dei cittadini afroamericani. Infatti, puntando la camera su tre eroine "sconosciute", il regista fa emergere tutte le caratteristiche brillanti e notevoli di queste donne (la loro tenacia, il coraggio, la perseveranza e la determinazione), evitando tuttavia di appesantire la pellicola con dosi abbondanti di retorica o moralismi che ne avrebbero snaturato il contenuto. Mantenendo sempre una debita leggerezza tipica della commedia, e sdrammatizzando alcune situazioni Il diritto di contare risulta così un prodotto pienamente riuscito, che racconta di una storia inedita e lo fa senza pietismi ma puntando piuttosto sul messaggio finale, intrinsecamente ottimista e costruttivo, che lascia agli spettatori.

lunedì 18 dicembre 2017

Tutti gli altri film visti durante il 2017: Documentari/Dramma (Going Clear - Life, Animated - Una volta nella vita - Taxi Teheran)

Ottavo appuntamento con un genere sempre fonte di tante cose importanti ed interessanti da scoprire e/o sapere, il documentario, qui altresì messo insieme praticamente a due docu-film. Un'inchiesta sulla storia e la struttura della Chiesa di Scientology (che in linea generale si conosce, ma che il regista ci fa conoscere più in profondità, riuscendo a comporre, descrivendo le particolarità pur in meccanismi già usati, semplici ma terribilmente efficaci, una descrizione a 360 gradi su tale fenomeno), attraverso le testimonianze di ex adepti che ne denunciano la natura manipolatrice e le pratiche illecite, questo è Going Clear: Scientology e la prigione della fede. Il film del 2015 diretto da Alex Gibney infatti (basato sul libro omonimo), che alterna le testimonianze di otto ex-membri di Scientology, tra cui il regista Paul Haggis (il suo Crash vinse l'Oscar nel 2006), l'attore Jason Beghe ed alcuni dirigenti dell'organizzazione (e tutti testimoniano di condizionamento mentale, sfruttamento del lavoro, coercizione, metodi di spionaggio e stalking, raccolta di dati personali a scopo di intimidazione) e la storia della chiesa, dalla sua fondazione da parte di L. Ron Hubbard, iperprolifico autore di racconti di science fiction già negli anni '40, che poi usò come basi "teoriche" per il suo culto, la sua dottrina (anche grazie alla sua "bibbia" Dianestic), continuando con la sua promozione da parte di star come John Travolta e Tom Cruise (che escono malconci da questo documentario), per finire coi primi scandali e polemiche, in particolare sotto la leadership del successore di Hubbard, David Miscavige, "dittatore" dal forte spirito imprenditoriale, che ha rafforzato la rete di protezione attorno alla setta e ha fatto sì che dopo aver rischiato una colossale multa dal fisco americano, improvvisamente quest'ultimo ha riconosciuto a Scientology lo status di religione (anche se lo status di religione è riconosciuto solo in alcuni Paesi ed è materia controversa, come viene ben spiegato nel documentario) che la esenta da ogni tipo di pagamento facendo così lievitare il patrimonio del gruppo.

giovedì 14 dicembre 2017

Tutti gli altri film visti durante il 2017: Biografico (L'Odissea, The 33, L'uomo che vide l'infinito & La vita immortale di Henrietta Lacks)

Sesto appuntamento con il cinema biografico, che ci fa sempre conoscere storie importanti e personaggi di grande caratura che hanno cambiato la storia. Ho sempre saputo chi fosse Jacques Cousteau, il suo lavoro e i suoi traguardi raggiunti, qualcosa di lui scoprì anche nel film Le avventure acquatiche di Steve Zissou di Wes Anderson, poiché il personaggio dell'oceanografo e documentarista Steve Zissou, interpretato da Bill Murray era al tempo stesso una parodia del grande oceanografico e un omaggio alla sua memoria (il berretto rosso era il richiamo più evidente), ma di tutt'altro proprio non sapevo, ovvero che da regista di documentari vinse anche un Oscar e la Palma d'Oro, ma soprattutto non sapevo fosse un uomo "particolare", giacché con il film biografico L'Odissea (The Odyssey), film del 2016 di Jérôme Salle, il suo lato umano, ricco di pregi ma anche di molti difetti, viene a galla. La pellicola infatti racconta non solo la sua vita del comandante, i suoi successi, i suoi sogni ma anche le sue contraddizioni, le sue ossessioni, e, poi, il difficile rapporto con la moglie e i figli, in particolare con l'amato Philippe, morto nel 1979 in un incidente aereo alle Azzorre. Perché anche se grazie ai suoi filmati (e alle sue rivoluzionarie invenzioni) egli divenne un mito mediatico, un protagonista, una star internazionale, non era proprio un uomo perfetto, anzi, era pieno di debiti, in crisi esistenziale con la sua famiglia, con la moglie, che vendette tutto per costruire la sua Calypso, famigerata nave che lo affiancò in tutte le sue strabilianti avventure. Avventure che dal 1946 impegnarono la sua vita, tanto che, finiti sul lastrico, lui e sua moglie (i bambini mandati in collegio, cosa che rovinò il rapporto con i figli) furono costretti a vivere sulla nave. L'Odissea ritrae infatti il periodo storico che lo vede nascere come regista, come esploratore e accompagna la vita di Cousteau per un arco lungo 40 anni. Anni in cui, come detto, la sua natura irascibile lo portò a distaccarsi totalmente dal figlio Philippe, dapprima i due si affiancarono per realizzare i lungometraggi, ma per divergenze lavorative e visioni del mondo totalmente opposte si divisero per anni.