lunedì 18 ottobre 2021

[Cinema] Sion Sono Filmography - Parte 3 (The Whispering Star, The Forest of Love, Exte: Hair Extensions)

Il Giappone torna protagonista, anche se in questo blog (cinematograficamente parlando) lo è sempre stato e continuerà ad esserlo, ma quest'anno è stato, è ancora, particolarmente attivo (più che nella media). Non contando le Olimpiadi di Tokyo, che comunque importanti, ma soprattutto vincenti per i nostri colori sono state, prima il lungo (e corposo) viaggio (non ancora concluso) nell'animazione giapponese, poi alcune saltuarie incursioni cinematografiche lontane dal mondo animato, infine due filmografie di due registi d'oltreoceano molto conosciuti, una grande mole insomma. Pochissimo tempo fa infatti è stato il turno (il primo) del grande Takeshi Kitano, adesso, oggi, è il turno (addirittura il terzo, qui il secondo) dello strambo (e lo dico affettuosamente) Sion Sono. Contando difatti questi ulteriori tre film, del regista ho visto 12 film, uno più bizzarro dell'altro, a cominciare (se vi ricordate) da Tag, che per iniziare l'avventura era proprio l'ideale, almeno per me così è poi stato. E pensare che ancora me ne mancano alcuni (per esempio Himizu), ma al momento altri non sono riuscito, e difficilmente a breve riuscirò, a trovare. Tra questi anche una serie, anzi miniserie di 9 episodi (Tokyo Vampire Hotel), che non so da dove reperire. Ma in attesa di ciò (e se qualcuno sa, parli), accontentiamoci di quello che è possibile, in questo caso tre film completamente diversi tra loro, ma ugualmente bizzarri, che meritano indubbiamente qualche interesse.

The Whispering Star (Dramma/Sci-fi 2015) - Film dai risultati discontinui e dai ritmi molto dilatati che proprio per questo richiede una gran pazienza (fantascienza filosofica non per tutti i gusti), ripagata solo in parte dai risultati: l'inizio può incuriosire anche se ben presto le cose si ripetono, la seconda parte sa volare anche alto, raggiungendo dei picchi estetici, a tratti lirici, notevoli e dei momenti narrativi riusciti. A tratti criptico ed ermetico, a volte ripetitivo e noioso, a volte intrigante e stimolante. Pellicola divisiva che conferma la particolarità di un regista che non manca di idee e di talento seppure a corrente alternata, anche nella stessa pellicola. La storia è quella di una postina-androide intergalattica (la Megumi Kagurazaka gran Bellezza già al servizio del regista Sion Sono) che consegna la posta (senza l'assillo del tempo di consegna) ai destinatari sparsi nello spazio. A "guidare" la navicella ci pensa il distratto computer di bordo (ricordate Hal 9000) che deve ricordarsi di modificare la rotta ogniqualvolta vada ad incrociare quella dei meteoriti. All'interno delle scatole vi sono oggetti che ricordano i tempi passati, cose insignificanti, obsolete o solo souvenir di un tempo che fu. Minimale, contemplativo e apocalittico, questo The Whispering Star può essere etichettato come l'ennesima pellicola sul futuro distopico oppure un contenitore vuoto da riempire con le proprie impressioni legate all'esistenza umana. Ecco, è decisamente l'espressione compiuta di un nichilismo cosmico e assoluto che mostra la vanità e l'insensatezza dell'essere e dell'esistenza, e la fissità e l'immutabilità di quest'ultima. Più che un film, sembra un'opera di poesia audiovisiva, bizzarra e fragile come un messaggio dentro una bottiglia. Un'opera formalmente ineccepibile e di grande suggestione che però non riesce a convincere fino in fondo, nonostante risulti, come sempre per i canoni del regista, così elegante, iper-citazionista e splendidamente realizzato. In un bianco e nero, che favorisce l'immersione a-temporale e la fascinazione, di quest'opera mi rimarranno ben impresse solo poche sequenze veramente efficaci, prima tra tutte l'ultima consegna. The Whispering Star, un film che fa sembrare Stalker un action con Bruce Willis, che sa ripagare l'occhio ma non il cuore, dilaniato dalla disperazione più nera, zero ottimismo, non c'è possibilità di fuga né scioglimento, proprio per nessuno. Voto: 6,5
The Forest of Love (Dramma/Thriller 2019) - Un film a tratti accattivante, con qualche buona trovata, ma tutto sommato non mi pare che aggiunga molto a quanto Sion Sono abbia già fatto (e bene, e in meglio). D'altronde è un film per la piattaforma Netflix e dubito che gli spettatori abituali di tale piattaforma lo conoscano bene, anzi. Di conseguenza è un film più diretto a coloro che non conoscono questo regista. The Forest of love quindi è un pot-pourri delle sue opere precedenti fuse in quell'universo bizzarro, fatto di traumi e tendenze autolesionistiche dei personaggi (bene il cast, comprendente il Denden già al servizio del regista). Ben fatto ma non certo tra i migliori lavori del regista giapponese. Come nel precedente Cold Fish, il film (ispirato dagli omicidi, dalle torture e dalle estorsioni commesse a Kyushu, in Giappone, dalla metà degli anni '90 ai primi anni 2000 dal serial killer condannato Futoshi Matsunaga) parte con toni blandi quasi da commedia per poi complicarsi sempre più fino a un finale esplosivo. Questa volta al centro della vicenda un personaggio eclettico, un manipolatore che riuscirà ad attrarre in un vortice autodistruttivo un gruppo di giovani ignari ma non del tutto innocenti. Film intrigante, con personaggi al limite e una scrittura (a volte) intelligente. Come spesso accade ai film del regista un taglio di mezz'ora non guasterebbe. Un po' thriller, un po' giallo, un po' musical, un po' horror (c'è gore, c'è ambiguità, c'è mistero, ci sono messaggi sociali), comunque consigliato soprattutto se non si è mai avuto la fortuna di imbattersi nei films del talentuoso Sion Sono e se non si hanno problemi con la visione di pellicole sottotitolate. E tuttavia anche per chi già lo conosce, e nonostante il regista sembri comunque limitare le proprie potenzialità, perché prendendo in prestito una metafora musicale, produce una pellicola di "repertorio" senza minimamente cercare l'originalità e rischiando praticamente zero, e ciò una certa delusione sicuramente la crea, La foresta dell'amore merita certamente la visione. Voto: 6

Exte: Hair Extensions (Horror 2007) - Per stessa ammissione di Sion Sono trattasi di una sorta di parodia dei J-Horror, al tempo stesso la sovrapposizione con temi frequenti nella filmografia del regista, come l'abuso sui minori o l'inadeguatezza del nucleo famigliare (in Strange Circus e/o Noriko's Dinner Table), smorzano l'atteggiamento leggero per rendere decisamente inquietante questa pellicola che utilizza il carattere principe dei film di paura orientali, ovvero i capelli lunghi corvini, come unità senziente e rabbiosa. Ovviamente non poteva che essere la vendetta alla base del furore omicida, con premesse poco rassicuranti riguardo extensions che prendono vita e come un Blob in perenne espansione fagocitano e uccidono. Ed invece il contesto più drammatico resta in perfetto bilico con quello ludico, tra spezzoni di spiacevole vita domestica e le scorribande di un maniaco che suo malgrado darà il via ai pazzeschi eventi. Spicca il feticismo, pratica che in Giappone ha da sempre un nutrito numero di seguaci, in questo caso la maniacale attenzione è rivolta verso i capelli da uno stralunatissimo Ren Osugi (attore caro a Takeshi Kitano e Takashi Miike) che regala una performance sopra le righe deflagrante nel finale in cui la tipica fantasia kitsch nipponica viene in superficie con surreale piacevolezza. A contrastare il carisma del folle c'è una bella e dolce aspirante parrucchiera coinvolta nei fattacci assieme alla nipotina. Ad interpretarla troviamo Chiaki Kuriyama che i più attenti ricorderanno in "Kill Bill Vol. 1" vestita da scolaretta affrontare la Sposa come Gogo Yubari. Un Sion Sono al solito creativo e fuori dagli schemi, capace di unire riflessioni di spessore a un divertimento che gioca efficacemente con la serialità ottusa di certi prodotti. Detto questo, anche se questa storia può sembrare innovativa, folle, visionaria, burlesca, originale, alzarlo a capolavoro o comunque mettere un voto più alto di quello che merita secondo me, mi pare esagerato, dopotutto è un filmetto sì unico nel suo genere, ma decisamente grottesco, grottescamente ridicolo. Voto: 6+

12 commenti:

  1. Sono parecchio a digiuno su Sion Sono, prometto che quanto prima recupererò.

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    1. Visto uno li vuoi vedere tutti, difficile staccarsi da Sion Sono ;)

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  2. Tolta la parte musical, credo che la Foresta dell'amore potrebbe piacermi, anche se nelle tue recensioni non accenni quasi mai alla trama e ogni volta mi tocca andarla a cercare su Google.

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    1. Musical per dire, non ballano mica. Il più delle volte evito per non fare spoiler, ma comunque un piccolo accenno do sempre ;)

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    2. Beh, insomma.
      Raccontare la trama in due righe non significa fare spoiler.
      Prendi "L'esorcista", ad esempio, film che tutti conoscono.
      Trama: Regan, a 12 anni, viene posseduta dal demonio. Un prete cercherà di liberare la sua anima.
      Fine.

      Non ho detto che vomita verde ogni due per tre, né se sarà salvata o meno.
      Ma almeno chi legge sa di cosa parla il film.
      Tu avresti scritto persino i dettagli sulla regia, ma senza minimi accenni alla storia.
      Lo dico per te. Due righe sulla trama sono la parte più importante in assoluto di una recensione.
      Se devo leggere un libro o guardare un film, voglio sapere di cosa tratterà, e non (solo) se il ritmo è lento o se i protagonisti sono all'altezza del copione... 😉

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    3. Ed hai ragione pure tu, e "migliorare" infatti posso, ma comunque se leggi attentamente in Forest of love oltre a dire "ispirato a" ecco anche "al centro della vicenda un personaggio eclettico, un manipolatore che riuscirà ad attrarre in un vortice autodistruttivo un gruppo di giovani ignari ma non del tutto innocenti", che più o meno è quello che "internet" dice "Un gruppo di studenti di cinema e una giovane timida con genitori severi vengono manipolati, sedotti e maltrattati da un uomo, del quale eseguono tutti gli ordini, anche quando si tratta di omicidio." Penso tuttavia che se a uno interessa un film le cerchi a prescindere delle informazioni, il mio "compito" è perciò servito.

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  3. anche dylan dog ha un numero con le extensions assassine, mi ha molto ispirato a vedere questa pellicola
    ma mi manca ancora

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    1. Davvero? Non sapevo, e comunque chissà se il film è ispirato a quella storia ;)

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  4. Di questi ho visto solo "Forest of love". Non brutto, ma sembra più un banchetto - alla sua maniera... - tra vecchi amici che un vero e proprio film.
    Infatti è il montaggio riassuntivo di una miniserie t su Netflix...

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    1. La miniserie sì, che tuttavia per i risultati ottenuti con questo pot-pourri non vedrò..

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  5. Exte mi aveva divertito un sacco!
    Gli altri due non li ho visti, è da un po' che non frequento il cinema di Sion Sono... dovrei tornare dalle sue parti.

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    1. Dovresti sì, ma tutto il cinema giapponese è da (ri)scoprire ;)

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