L'atmosfera affascinante ma inquietante dell'inospitale e monotono (come il ritmo, sebbene questo non implichi un'assenza di tensione, tutt'altro) Wyoming occidentale, dove i visi pallidi hanno confinato da oltre un secolo gli ultimi Arapaho, è forse la protagonista principale di questo insolito ma impeccabile thriller/non thriller, un film ben recitato e con tutti gli ingredienti (seppur già utilizzati altre migliaia di volte ma che non per questo manca di appassionare lo spettatore) al loro posto: begli scenari, buona tensione, dialoghi efficaci e un finale da godere. I segreti di Wind River (Wind River) infatti, che dichiara sin da subito la volontà di contaminare i generi del thriller poliziesco con elementi western, qui egregiamente supportati da una sceneggiatura solidissima e da una profonda introspezione psicologica dei personaggi, è una rilettura interessante e non banale della frontiera americana, con tempi e spazi cinematografici che ricordano i grandi classici del western che fu, richiamandosi invece all'attualità visiva moderna che si rifà ai fratelli Coen. Tuttavia il film non è né uno (un western in tutto e per tutto) né l'altro (ovvero non c'è il grottesco tipico dei due registi), perché anche se a sottolineare ancora di più l'apparenza western di questa pellicola ci sono pure un classico "stallo alla messicana", una fragorosa sparatoria ravvicinata in stile "sfida all'OK Corrall" ed una giustizia sommaria degna dei tempi di Wild Bill Hickok, non è davvero un western, è un film forse di denuncia sociale, in cui l'azione non è molta ed il mistero (del titolo italiano) non è poi proprio tale. E' semmai una pellicola che parla di miseria e di abbrutimento, di amore e, soprattutto, di dolore, in un'epoca in cui anche gli ultimi pellerossa hanno dimenticato le loro antiche tradizioni e forse anche la loro atavica dignità. E infatti, dopo l'ottima prova offerta con la sceneggiatura di Sicario (Hell or High Water mi manca), Taylor Sheridan, che si piazza questa volta dietro la macchina da presa, e che ha scritto e diretto questo film del 2017, uscendone di nuovo vincitore (la pellicola ha vinto il premio per la Miglior regia nella sezione Un Certain Regard a Cannes 2017), ci presenta un'altra (intensa, potente ed affascinante, ma comunque non perfetta) storia di frontiere geografiche e di comunità ai margini del mondo globalizzato.
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venerdì 22 marzo 2019
venerdì 28 aprile 2017
Captain America: Civil War (2016)
A seguito dell'acclamato Captain America: The Winter Soldier (anche se io preferisco il primo), che ha segnato un punto di svolta fondamentale per l'Universo Cinematografico Marvel, i fratelli Antony e Joe Russo tornano in cabina di regia per un sequel (il terzo capitolo) del celeberrimo Vendicatore a stelle e strisce, Captain America: Civil War (2016), ispirato (e parzialmente adattato) all'omonimo crossover del 2006 di Mark Millar e Steve McNiven, che racconta di come Captain America e Iron Man si ritrovino a capo di due opposti schieramenti di supereroi in seguito all'approvazione di una legge che regola le attività degli Avengers in seguito all'ennesimo incidente, questa volta a Lagos, che causa numerose vittime e soprattutto dopo le conseguenze del grande scontro avvenuto in Avengers: Age of Ultron, che sì salvò l'umanità dall'estinzione, ma che a sua volta distrusse e causò numerosi danni e vittime al popolo di Sokovia. È così, quindi, che le forze politiche di tutto il globo (tra cui Thaddeus Ross, alias William Hurt, segretario delle Nazioni Unite) chiedono che venga istituito un sistema di registrazione per gli Avengers, in modo che siano sotto controllo, intervenendo solo quando richiesto dal governo. Però mentre (il capitano morale) Steve Rogers/Captain America (Chris Evans) si oppone, convinto che i supereroi debbano operare in completa autonomia e assumersi le responsabilità delle loro azioni, (il capitale economico) Tony Stark/Iron Man (Robert Downey Jr.), sentendosi in colpa per una serie di errori commessi, spinge per la firma del documento mettendosi così al servizio degli enti governativi. Ma anche gli altri Avengers si trovano in contrasto tra loro, dando vita quindi a due fazioni, alcuni si schierano dalla parte di Captain America e altri da quella di Iron Man, scatenando un conflitto che avrà non poche conseguenze. Intanto, Bucky Barnes/Il Soldato d'Inverno (Sebastian Stan) è tornato, ma è ancora instabile mentalmente a causa del suo oscuro passato (che viene chiarito durante la proiezione, e che coinvolgerà direttamente il nuovo ed efficace innesto Pantera Nera e la figura del terrorista Zemo alias Daniel Bruhl, ossessionato dal desiderio di distruggere gli Avengers, e vero responsabile di tutto) nelle grinfie dell'Hydra e ha bisogno di Steve ora più che mai. Ma non tutto andrà per il meglio per tutti.
giovedì 26 maggio 2016
Avengers: Age of Ultron (2015)
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