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venerdì 20 settembre 2019

Spider-Man - Un nuovo universo (2018)

Tema e genere: Film d'animazione che vede per la prima volta l'Uomo Ragno come protagonista, film che, basato sul fumetto del Ragnoverso e sulla serie televisiva The Amazing Spider-Man, racconta di un nuovo giovane Spider-Man che dovrà salvare New York insieme ad altri uomini e donne ragno dei fumetti Marvel provenienti da universi alternativi.
Trama: Punto da un ragno radioattivo, l'adolescente Miles Morales diventa Spider-Man. Ma ce ne sono altri, finché il perfido Kingpin non li riunisce.
Recensione: Avevo già molta voglia di vederlo, già da quando seppi della vittoria all'Oscar, poi vidi L'isola dei cani ed ero curioso di scoprire del come e perché avesse battuto quel piccolo capolavoro, poi vidi Venom, anzi, i titoli di coda di quest'ultimo (una delle sue parti migliori), e il desiderio aumentava, ma è quando ho visto The LEGO Movie 2 che non vedevo l'ora di vederlo, per vedere cosa si erano già inventati gli geniali sceneggiatori Phil Lord e Christopher Miller (sceneggiatori in quell'altro e questo film), per il primo film cinematografico di animazione (dopo parecchi film "live action" e tante serie tv, dove il Ragnoverso ha fatto la sua comparsa dopo quella fumettistica) dedicato all'Uomo ragno. Ebbene, Spider-Man: Un nuovo universo, diretto da Bob Persichetti, Peter Ramsey e Rodney Rothman, co-prodotto da Columbia Pictures, Sony Pictures Animation e Marvel Entertainment, è un film a dir poco sorprendente. Non solo perché riesce a creare un nuovo mito di Spider-Man su celluloide per la contemporaneità (superando in freschezza e qualità l'intera saga di Amazing Spider-Man con Andrew Garfield e anche il recente Spider-Man: Homecoming con Tom Holland) ma anche perché dimostra molto coraggio. Giacché il protagonista questa volta non è il "solito" Peter Parker, bensì Miles Morales, che per quanto non avrà le origini e la caratterizzazione più originali di sempre (anzi, per niente), riesce a non sfigurare. Ed è così che Spider-Man: Un nuovo universo, è un gioiello davvero imperdibile per chi non ha pregiudizi sul "genere" animato: una gioia per gli occhi e per la mente, una vera goduria per i fans (che colgono ogni riferimento: e chissà quanto vanno in visibilio quando si cita il loro adorato Comic-Con, l'annuale convention/festival di San Diego) ma anche per chi conosce poco o non va matto per cinecomic e universi autoreferenziali in cui bisogna essere super preparati (e ci sono tante citazioni colte, come il più volte citato romanzo dickensiano Grandi speranze). Qui, bambini troppo piccoli esclusi (non tanto perché si spaventino, quanto perché la narrazione e lo stile sono troppo complessi), tutti possono divertirsi e appassionarsi alla vicenda, grazie a una narrazione e a una grafica moderna, mai come in questo caso debitrici del fumetto (come le didascalie per i pensieri, per i rumori, ma con colpi di genio innovativi, o per gli snodi dell'azione) ma anche autonome e ricche di invenzioni e di umorismo (il compagno di stanza al college, che ricorda peraltro Spider-Man: Homecoming). Che poggiano anche sul racconto, reiterato e legato ai fumetti, delle vicende dei singoli "eroi" e allo stile, per ognuno diverso (in bianco e nero, versione Manga o addirittura Looney Toones per il maialino Peter Porker). La "grana visiva" è un trionfo di gag, colori e soluzioni visive (i personaggi che vengono risucchiati dai loro universi) che fanno ringraziare chi ha inventato la Computer Grafica. Esaltando le infinite possibilità della fantasia e delle sue realizzazioni visive, tridimensionalità compresa pure in un universo che nasce (e non rinnega) il bidimensionale. E la colonna sonora, tra rap e hip hop, si sposa benissimo con la storia (attorno alle vicende di Miles c'è il mood giusto di un ambiente black, tra graffiti, bassifondi, inquietudini e desiderio di riscatto).

venerdì 13 aprile 2018

Spider-Man: Homecoming (2017)

È la rivisitazione del tema classico di Spider-Man ad opera di Michael Giacchino ad accompagnare il ritorno a casa dell'Uomo Ragno (un ritorno schietto, sincero, che vuole ridare lustro ad un eroe che forse sin troppo ne aveva perso a causa dei ben noti e gravosi problemi di licenza), e queste splendide note messe in fila con cosi tanto gusto e maestria dichiarano apertamente le intenzioni dei Marvel StudiosSpider-Man: Homecoming vuole essere un film unico, una storia mai raccontata prima, capace di divertire, appassionare, emozionare. C'è tutto in queste note, l'epicità, la freschezza giovanile, la coerenza storica di un personaggio che finalmente torna a casa per stupire, per prender davvero parte a quell'enorme progetto che è il MCU. E per farlo, in questa terza release del super eroe, la Marvel decide di spostare indietro le lancette dell'orologio, dopo la sua apparizione in Captain America: Civil WarTuttavia Homecoming non compie i voli pindarici di molti altri film Marvel, non si perde in spiegoni che ricostruiscano una certa continuity a uso e consumo dei più sprovveduti. Non fa nulla di questo, anche perché non pretende neanche di essere un tipico film sulle origini. Si prende infatti la briga di scorrere, anche grazie ad un cambio generazionale molto interessante, dall'inizio alla fine con invidiabile eleganza, complice un ritmo sostenuto e talvolta incalzante, in cui praticamente non si assiste ad alcun scivolone e in cui tutto ruota attorno a Spider-Man, alla sua adolescenza, lasciando che i comprimari facciano il loro lavoro, quando serve, ma senza ingombranti interferenze. Homecoming comincia così, con la sua filosofia da (classico) teen movie che presenta, fin dall'azzeccatissimo titolo, che sottintende sia al ritorno a casa Marvel dell'Uomo Ragno, sia alla settimana dell'Homecoming (ovvero il ritorno sui banchi scolastici dei giovani studenti americani), però alcuni risvolti etici e morali che lo rendono assimilabile a un vero e proprio racconto di formazione a sfondo supereroistico, ma senza tuttavia troppo giocare sui drammi adolescenziali, senza puntare troppo i riflettori sulle situazioni paradossali che proprio i teen movie sembrano tanto amare.

venerdì 19 maggio 2017

X-Men: Apocalisse (2016)

Dell'Universo Marvel gli X-Men sono probabilmente la spina dorsale, ma io ho sempre preferito altro e preferisco ancora, soprattutto ultimamente, però dopo l'eccezionale Deadpool, facente parte del suo microcosmo (anche se a lui di far squadra proprio non va), dopo la straordinaria serie Legion, che al contrario non fa parte, anche se in futuro qualcosa in proposito sicuramente cambierà, e soprattutto dopo il riavvio della saga avvenuta prima con il discreto X-Men: L'inizio e successivamente con l'ottimo X-Men: Giorni di un futuro passato (ma anche per Wolverine e tutti i suoi film), qualcosa è cambiato in positivo, anche se come detto non sono affatto i miei preferiti, anzi, poco apprezzati e poco piaciuti, ma dopo aver visto X-Men: Apocalisse (film del 2016 diretto da Bryan Singer, alla sua quarta regia), nono film della lunga saga cinematografica dedicata agli X-Men e terzo ma (non ultimo) capitolo della saga prequel dedicata ai mutanti, che vede il ritorno, su tutti, di James McAvoy (Charles Xavier/Professor X), Michael Fassbender (Erik Lensherr/Magneto), Jennifer Lawrence (Raven Darkholme/Mystica) e Nicholas Hoult (Hank McCoy/Bestia), che in ogni caso fallisce nel suo evidente tentativo di superare il livello raggiunto dal predecessore, ritengo il suddetto più che onesto, certo con qualche pecca (forse più) ma molte cose piuttosto buone (soprattutto una), poiché per i miei gusti, il solo fatto che X-Men: Apocalypse (in originale) sfiori più volte l'orlo del kitsch, talvolta pescandovi a piene mani, e rimanga comunque un lavoro coeso, di gran gusto, stilisticamente ineccepibile perché eccessivo e ricco di trovate, lo rende a pieno diritto un film a dir poco riuscito. E pazienza se a qualcuno non è piaciuto, i gusti sono gusti.

venerdì 28 aprile 2017

Captain America: Civil War (2016)

A seguito dell'acclamato Captain America: The Winter Soldier (anche se io preferisco il primo), che ha segnato un punto di svolta fondamentale per l'Universo Cinematografico Marvel, i fratelli Antony e Joe Russo tornano in cabina di regia per un sequel (il terzo capitolo) del celeberrimo Vendicatore a stelle e strisce, Captain America: Civil War (2016), ispirato (e parzialmente adattato) all'omonimo crossover del 2006 di Mark Millar e Steve McNiven, che racconta di come Captain America e Iron Man si ritrovino a capo di due opposti schieramenti di supereroi in seguito all'approvazione di una legge che regola le attività degli Avengers in seguito all'ennesimo incidente, questa volta a Lagos, che causa numerose vittime e soprattutto dopo le conseguenze del grande scontro avvenuto in Avengers: Age of Ultron, che sì salvò l'umanità dall'estinzione, ma che a sua volta distrusse e causò numerosi danni e vittime al popolo di Sokovia. È così, quindi, che le forze politiche di tutto il globo (tra cui Thaddeus Ross, alias William Hurt, segretario delle Nazioni Unite) chiedono che venga istituito un sistema di registrazione per gli Avengers, in modo che siano sotto controllo, intervenendo solo quando richiesto dal governo. Però mentre (il capitano morale) Steve Rogers/Captain America (Chris Evans) si oppone, convinto che i supereroi debbano operare in completa autonomia e assumersi le responsabilità delle loro azioni, (il capitale economico) Tony Stark/Iron Man (Robert Downey Jr.), sentendosi in colpa per una serie di errori commessi, spinge per la firma del documento mettendosi così al servizio degli enti governativi. Ma anche gli altri Avengers si trovano in contrasto tra loro, dando vita quindi a due fazioni, alcuni si schierano dalla parte di Captain America e altri da quella di Iron Man, scatenando un conflitto che avrà non poche conseguenze. Intanto, Bucky Barnes/Il Soldato d'Inverno (Sebastian Stan) è tornato, ma è ancora instabile mentalmente a causa del suo oscuro passato (che viene chiarito durante la proiezione, e che coinvolgerà direttamente il nuovo ed efficace innesto Pantera Nera e la figura del terrorista Zemo alias Daniel Bruhl, ossessionato dal desiderio di distruggere gli Avengers, e vero responsabile di tutto) nelle grinfie dell'Hydra e ha bisogno di Steve ora più che mai. Ma non tutto andrà per il meglio per tutti.

martedì 31 gennaio 2017

Deadpool (2016)

Premettendo che di Deadpool non ne sapevo praticamente nulla (anche se il personaggio era già apparso e forse pure personalmente visto in un altro film dedicato alla saga degli X-Men, in X-Men le origini: Wolverine) e che quindi sulla fedeltà al fumetto non posso dire nulla (perché mai letto), ma sulla sua versione cinematografica non posso che dirmi molto soddisfatto. Perché finalmente ho trovato l'anti super-eroe che cercavo, ovvero senza fronzoli e senza peli sulla lingua, quello che di fronte alla scelta di risparmiare una (cattiva) persona non ci pensa un secondo prima di ucciderla, poiché se la lasci stare, lui fuggirà, riprenderà vigore, rapirà la tua amata e ti darà la caccia, anche se poi perderà lo stesso, anche se vuoi mettere la soddisfazione? ma una volta è più che sufficiente poiché la seconda proprio no e finalmente vediamo uno (proprio quest'ultimo non-eroe) che fa quello dovrebbe essere fatto, certo una vita è sempre una vita, però dopo visioni con lo stampino di eroi 'scemi' e le loro 'insensate' a volte scelte (non so Arrow, Flash..), trovare in un film Marvel (ottavo dell'universo sugli X-Men) questo eroe, l'eroe più anticonformista, anticonvenzionale di sempre, è qualcosa di fantastico. Fantastico come il film che prende il nome da questo strambo e accattivante personaggio, Deadpool, film del 2016 basato sull'omonimo personaggio dei fumetti, che mi ha davvero entusiasmato. Una pellicola diretta da Tim Miller assolutamente originale e fuori dai classici schemi a cui siamo ormai abituati, anche se in passato ci sono già stati dei cine-fumetti vietati ai minori che hanno proposto degli espedienti indiscutibilmente originali, spingendosi là dove nessun film dello stesso genere aveva mai osato prima, come ad esempio Kick-Ass, ma Deadpool si rivela tuttavia il meglio riuscito tra questi, specialmente grazie al protagonista (un eccezionale Ryan Reynolds) che, riesce finalmente a trovare la sua dimensione cinematografica grazie al suo personaggio, il cui ruolo se lo è cucito addosso, sia dentro che fuori dal set. Un film che ripropone il 'Mercenario Chiacchierone' (il caratteristico appellativo attribuitogli per via della sua parlantina) in una vera e propria storia delle sue origini, quelle di Wade Wilson, uno spavaldo ed assai ironico mercenario, che dopo aver scoperto di avere il cancro, accetta di sottoporsi ad un programma segreto per curare la sua condizione, ma finisce per essere vittima di un esperimento genetico dagli esiti imprevedibili. Tanto che, armato di nuove abilità, e dotato di umorismo nero, darà la caccia all'uomo che ha quasi distrutto la sua vita.

mercoledì 7 ottobre 2015

Big Hero 6 (2014)

Big Hero 6 è un film d'animazione del 2014 e ispirato all'omonimo fumetto Marvel. Questo film (54° classico disney) è il primo basato su un franchise Marvel ad essere interamente prodotto dai Walt Disney Animation Studios e distribuito dalla Walt Disney Pictures in seguito all'acquisizione della Marvel da parte della Disney nel 2009. Nonostante ciò lo studio Marvel non è stato coinvolto nella realizzazione del film d'animazione. Il film si è aggiudicato l'Oscar come miglior film d'animazione ai premi Oscar 2015. La storia si svolge nella frenetica e tecnologica città di San Fransokyo. Hiro Hamada è un giovane e geniale ragazzino di 14 anni (prodigio della robotica), che la notte, nei vicoli più reconditi della metropoli, partecipa ai bot fight (incontri clandestini dove gli sfidanti fanno combattere dei robot costruiti da loro stessi) dove frequentemente vince, ottenendo notevoli vincite di denaro, che lo portano inevitabilmente a rimanere invischiato in guai più grossi di lui, Dopo l'ennesima vittoria, infatti, alcuni giocatori decidono di impartirgli una lezione. A salvarlo c'è però sempre il fratello maggiore Tadashi, che cerca di allontanarlo dalla pericolosa passione per i bot fight. A tal fine, Tadashi cerca di convincere Hiro ad entrare con lui nell'élite del San Fransokyo Institute of Technology. Dopo una visita presso il 'covo dei nerd', dove Tadashi presenta a Hiro i suoi colleghi, e il suo progetto Baymax, un robot gonfiabile progettato per dare ogni tipo di assistenza medica e sanitaria (sia fisica che psicologica), grazie ad un chip al suo interno, il genio teenager è più che convinto, e si presenta quindi alla fiera di presentazione dei progetti di ammissione all'istituto, dove Hiro primeggia grazie ai suoi mirabolanti micro-bot, in grado di dar forma a qualsiasi proiezione della mente di chi li comanda, l'Istituto però è d'improvviso avvolto dalle fiamme di un incendio in cui Tadashi perde la vita. Hiro è a pezzi ma con l'aiuto del suo nuovo amico robot riuscirà a superare il lutto (a modo suo) e a scoprire qualcosa che non si aspettava e grazie al contributo dei colleghi dell'istituto sconfiggerà il cattivo di turno, dando vita quindi ai Big Hero 6.