Dopo aver esplorato la filmografia di uno registi più folli del cinema orientale e del cinema tutto, ovvero Takashi Miike, eccone un altro, un vero e proprio pioniere di un genere cinematografico. Meglio conosciuto come "The Baron of blood", camaleontico, filosofico e feticcio del cinema sperimentale. Parlo di David Cronenberg, classe 1943, Canadese nato a Toronto, da padre scrittore e madre musicista, regista e sceneggiatore di molte opere ritenute da molteplici esperti dei veri e propri cult. Appunto uno dei registi più controversi, sperimentali e talentuosi della nostra epoca (nel 2018 gli è stato conferito il Leone d'Oro alla carriera). Un regista che, pazzo o genio? sregolato o perfezionista? non è dato sapere, è riuscito, proprio con i suoi film difficilmente dimenticabili (uno dei suoi film più conosciuti e degno di nota è senz'altro La Mosca, con Jeff Goldblum, dove i maldestri tentativi di creare una macchina del teletrasporto da parte di uno scienziato si tramuteranno, in maniera terrificante, in una fusione accidentale di geni umani con quelli di mosca), a plasmare la concezione del cinema post-moderno e contemporaneo. Come? Tramite appunto il genere body horror (praticamente da lui inventato), un genere cinematografico che esplora il terrore dell'uomo di fronte alla mutazione del corpo, all'infezione e contaminazione della carne, intrecciando l'elemento psicologico della storia con quello fisico. Nella prima metà della sua carriera Cronenberg ha esplorato questi temi soprattutto attraverso l'horror e la fantascienza, sebbene i suoi lavori si siano successivamente spinti al di là di questi generi approdando anche al noir. E in entrambi i casi, grazie al loro aspetto aspetto contorto e visionario ma capace di affascinare, egli è divenuto un tassello importante della storia del cinema mondiale. Perciò come avevo accennato in occasione di quell'ottimo film recensito per l'edizione 2018 della Notte Horror (che quest'anno è ovviamente tornata, io ho partecipato vedendo e recensendo Cimitero vivente) e come poi ribadito in occasione della lista compilata per la mia Promessa cinematografica dell'anno corrente, dovevo con lui confrontarmi, e così che, memore solo di alcune reminiscenze del giovane cinema Cronenberghiano, ho visto quattro dei suoi film più belli ed importanti, ecco quali.
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lunedì 23 settembre 2019
[Cinema] David Cronenberg Filmography (La zona morta, Scanners, Crash, Videodrome)
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lunedì 10 giugno 2019
Gli Incredibili 2 (2018)
Tema e genere: Sequel de Gli Incredibili - Una "normale" famiglia di supereroi del 2004, è il 20esimo film prodotto dalla Pixar Animation Studios, ed è incentrato nuovamente sulle vicende di un'insolita famiglia di supereroi.
Trama: I supereroi sono nuovamente fuorilegge ma qualcuno vorrebbe riportarli in auge. Questa volta però tocca a Elastigirl fare la parte del leone, mentre suo marito resta a casa con i bambini.
Recensione: Nel 2004 lo scenario cinematografico era ben diverso da quello attuale, in particolar modo per un genere che ora domina i botteghini e fa parlare molto di sé, ma che 15 anni fa era ancora di là dall'esplodere nella connotazione odierna: i cinecomics di stampo supereroistico. È quindi in un contesto piuttosto vergine che si muoveva The Incredibles (in Italia Gli Incredibili – Una "normale" famiglia di supereroi), tuttavia, pur arrivando a distanza di più di dieci anni, pur uscendo in un periodo di sovraesposizione di questo genere sul grande schermo, questo sequel riesce a non sfigurare di fronte al primo bel capitolo, mantenendo perfino in parte l'effetto sorpresa, grazie anche all'aggiunta di nuovi spassosi personaggi e ad una buona sceneggiatura che schiaccia l'occhio anche agli spettatori più grandi. Anzi di più, in questo caso infatti la Disney Pixar con questo sequel riesce inoltre a consegnarci un seguito assolutamente all'altezza dell'originale, addirittura migliore (anche se l'effetto emozionale e d'impatto rimane basso), del quale appare come una natura continuazione e anziché, come spesso accade, una forzatura priva di originalità e spessore. Gli Incredibili 2 difatti, prende avvio dalle scene finali del primo film, dall'affiatatissima famiglia di supereroi finalmente pronta a sconfiggere un nuovo Super Cattivo: il Minatore, in diretta continuità quindi con lo status quo che ricordavamo. Non cambiano neanche le dinamiche, i supereroi, infatti, sono ancora illegali. Tuttavia un eccentrico milionario, affiancato dalla geniale e stravagante sorella, fanno appello a Hellen (aka Elastigirl) per rivalorizzare e risanare l'immagine pubblica dei supereroi, per poterli rendere di nuovo "legali". Ma per fare ciò qualcosa deve cambiare, ed infatti le avventure della famiglia Parr continuano, però prendendo una strada inattesa. Questa volta difatti, spetta a Mr. Incredible tenere le redini della famiglia, mentre Elastigirl è impegnata in una duplice missione: fare la portavoce dei diritti dei supereroi e investigare su un nuovo supercattivo. Helen e Robert dunque si invertono i ruoli in un'ottica moderna e se vogliamo molto politically correct, con lui che resta a casa a badare ai piccoli, mentre lei va a "guadagnare il pane" per entrambi. Robert così si ritrova a casa con una figlia in preda alle turbe adolescenziali, un ragazzino alle prese con difficoltà nella matematica e il piccolo ed incontenibile Jack Jack. Quest'ultimo in particolare si diverte a sperimentare tutta una serie di nuovi superpoteri e si potrebbe dire che alla fine sia lui il vero protagonista del film: con le sue faccette buffe e le gag esilaranti riesce a dare una ventata di novità alla storia. Ad ogni modo il compito dell'uomo di casa si rivela piuttosto arduo per Mr. Incredibile, che però, preso anche da un certo orgoglio maschile, si rifiuta di interpellare la moglie e dimostrarle di non saper gestire la situazione, finendo per improvvisare e provare qualsiasi cosa per mantenere tutto sotto controllo.
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martedì 4 giugno 2019
Gli Incredibili (2004)
Trama: A causa dell'accrescersi del malcontento popolare causato dagli "effetti collaterali" delle imprese dei supereroi, conosciuti per brevità come "Super", questi vengono costretti a porre fine alle loro attività di vigilanti. Ma per Mr. Incredible è dura non aiutare il mondo. E quando gli sarà data l'occasione per tornare a rendersi utile, anche se in un modo imprevedibile, coinvolgerà tutta la famiglia.
Recensione: In procinto di vedere il sequel, ho colto l'occasione di rivedere "l'originale", un film, Gli Incredibili, premio Oscar nel 2005 come miglior film d'animazione che, come l'anno scorso all'epoca dell'uscita dissi, non è mai stato uno dei miei preferiti. E' innegabile tuttavia non "dare a Cesare quel che è di Cesare" dicendo che è questo (anche a distanza di 15 anni) un buonissimo film d'animazione. Un film che non mi sento di elevare a capolavoro anche perché non lo è affatto, è un film d'animazione impeccabile, con una ottima regia, con una portentosa colonna sonora, dei buoni personaggi sia primari che secondari con il proprio carisma che li contraddistingue dagli altri e una sempre eccezionale CGI, ma non ti entra dentro (come fu per me all'epoca) come gli altri, non ti da (e non mi dette) emozioni forti come quelle per esempio che ho provato in Wall-E o altri (soprattutto gli ultimi), ed è quindi questa la pecca che grava sull'operato finale dell'opera sesta della Pixar. Pixar, la casa della lampada da tavolo saltellante mamma di alcuni clamorosi successi prima, Toy Story, A Bug's Life, Monsters, Inc. e Alla ricerca di Nemo, giusto per citare qualche titolo, ma soprattutto dopo, e tutti capaci di incassare cifre che sarebbe fin troppo sobrio definire stratosferiche. Le ragioni di questi trionfi che sembrano ripetersi puntualmente ad ogni nuova uscita (o almeno quasi tutti) sono da ricercarsi in un'azzeccata mescolanza di fattori, presenti tutti anche in questa produzione. Si comincia con la tecnica realizzativa, sopraffina come sempre, fino alla genialità della narrazione, della sceneggiatura. Avventura, commedia, fantasy, humor e tante mirabolanti scene d'azione in questo film d'animazione che mescola la spy story alla parodia dei supereroi, con personaggi simpaticissimi e ben dettagliati e ambientazioni di stupefacente realismo. Film che porta (e portò) per la prima volta personaggi umani sullo schermo (questa è infatti la prima volta in cui la Pixar si cimentò con le persone), ma in una dimensione super. Un mondo dai connotati anni sessanta che però è proiettato verso il futuro lasciando nella bocca dello spettatore il tipico gusto di un "Bond movie" degli anni settanta. Un mondo in cui (a volte) le migliori intenzioni producono effetti nefasti: i passeggeri di un treno salvato dal disastro dal super eroe Mr. Incredibile gli fanno causa per danni. Il governo, preoccupato per i continui risarcimenti, vara un programma per togliere i super eroi di mezzo, costruendo loro una nuova, innocua identità. È questo lo spunto (indubbiamente geniale) de Gli Incredibili, ma geniale è anche il resto, perché apparentemente si tratterebbe della solita tiritera avente come fulcro la rivalsa di quei supereroi ormai fin troppo abusati, ma la realtà, all'esame dei fatti, è ben diversa.
martedì 21 maggio 2019
The Big Sick - Il matrimonio si può evitare... l'amore no (2017)
Tema e genere: Commedia romantica che, basata su di una reale storia d'amore, segue le vicende di una coppia di etnie diverse che deve affrontare le loro differenze culturali.
Trama: Kumail, un comico nato in Pakistan, e la studentessa americana Emily si innamorano a dispetto delle diverse culture a cui appartengono e che spesso sono fonte di scontro. Quando Emily contrae una misteriosa malattia, Kumail dovrà far fronte alla crisi con i genitori di lei, confrontandosi anche con la propria famiglia e con i desideri del suo cuore.
Recensione: Sento sempre più spesso dire che i film che vengono candidati agli Oscar siano nella maggior parte dei casi film decisamente sopravvalutati, e in certi casi chi lo dice hanno ed hanno avuto ragione, come ho potuto anche personalmente notare (soprattutto ultimamente che ne vedo molti). Ora non che questo lo sia (questo film che è stato candidato per la migliore sceneggiatura originale agli Oscar del 2017), anche perché The Big Sick è una commedia (presentata al Sundance Film Festival 2017 dove ha raccolto critiche entusiastiche) fresca e divertente, però non è affatto un film indimenticabile, tale da rimaner impresso nella storia dell'Academy e del Cinema. Dopotutto di films sulle differenze razziali e difficoltà sorte in seguito ad esse se ne sono ideati moltissimi precedentemente, pertanto, l'argomento non risulta affatto nuovo. Vero che oscillando tra commedia e dramma, il film ha una sua originalità nel far evolvere la storia tutta o quasi nel rapporto tra Kumail con se stesso, la sua famiglia e la famiglia di Emily, vero che, forse la parte della sceneggiatura più originale, sebbene troppo dilatata nella durata, è proprio quella che tratta dello strano e originale rapporto che si viene a creare, durante la malattia di Emily, tra Kumail e i genitori di lei, un po' "spostati" e disturbati dal benessere americano e dalla ossessione del terrorismo di matrice islamica, ma The Big Sick rimane confinato nel suo alveo di genere, quello della commedia romantica con malattia annessa, a cui si aggiungono i riferimenti culturali esotici, che fanno tanto politically correct. Ma il problema è che questa originalità, questa sincerità, non fa né ridere né emozionare. Il film infatti è un film intimo, personale, un po' troppo chiuso in sé stesso. Non bastasse che il conflitto tra la famiglia pakistana e il protagonista venga raccontato in modo molto tradizionale. In tal senso la simpatia degli attori coinvolti evita cadute di tono, ma il film è complessivamente prevedibile, anche nella sua parte drammatica, oltre nella rappresentazione del loro incontro e dell'happy ending finale. Va bene che particolarmente interessante è il modo in cui la storia viene presentata sullo schermo, per l'intera durata del film aleggia un'ironia sottile ed agro-dolce che rende piacevole seguire la vicenda, anche quando quest'ultima precipita in un aspetto più drammatico, ma il film è (nonostante quest'ultimo aspetto) stranamente sottotono, e i caratteri, sia quelli dei protagonisti principali che quelli dei personaggi di contorno, sono poco definiti. E insomma a questa commedia, che prova a darsi un tono ricorrendo un po' a tematiche sociali (integrazione razziale, valori costitutivi di una famiglia), un po' a citazioni e riferimenti al cinema (grande e meno grande) di passato e presente, manca il ritmo, l'incisività, la verve che avevano film ben diversamente brillanti su temi analoghi. Comunque gli va dato merito alla pellicola (anche se la storia è del tutto vera) di aver proposto una storia diversa dal solito, appunto un'insolita storia romantica, una storia carina, simpatica ed originale, anche se purtroppo alquanto tiepida.
Recensione: Sento sempre più spesso dire che i film che vengono candidati agli Oscar siano nella maggior parte dei casi film decisamente sopravvalutati, e in certi casi chi lo dice hanno ed hanno avuto ragione, come ho potuto anche personalmente notare (soprattutto ultimamente che ne vedo molti). Ora non che questo lo sia (questo film che è stato candidato per la migliore sceneggiatura originale agli Oscar del 2017), anche perché The Big Sick è una commedia (presentata al Sundance Film Festival 2017 dove ha raccolto critiche entusiastiche) fresca e divertente, però non è affatto un film indimenticabile, tale da rimaner impresso nella storia dell'Academy e del Cinema. Dopotutto di films sulle differenze razziali e difficoltà sorte in seguito ad esse se ne sono ideati moltissimi precedentemente, pertanto, l'argomento non risulta affatto nuovo. Vero che oscillando tra commedia e dramma, il film ha una sua originalità nel far evolvere la storia tutta o quasi nel rapporto tra Kumail con se stesso, la sua famiglia e la famiglia di Emily, vero che, forse la parte della sceneggiatura più originale, sebbene troppo dilatata nella durata, è proprio quella che tratta dello strano e originale rapporto che si viene a creare, durante la malattia di Emily, tra Kumail e i genitori di lei, un po' "spostati" e disturbati dal benessere americano e dalla ossessione del terrorismo di matrice islamica, ma The Big Sick rimane confinato nel suo alveo di genere, quello della commedia romantica con malattia annessa, a cui si aggiungono i riferimenti culturali esotici, che fanno tanto politically correct. Ma il problema è che questa originalità, questa sincerità, non fa né ridere né emozionare. Il film infatti è un film intimo, personale, un po' troppo chiuso in sé stesso. Non bastasse che il conflitto tra la famiglia pakistana e il protagonista venga raccontato in modo molto tradizionale. In tal senso la simpatia degli attori coinvolti evita cadute di tono, ma il film è complessivamente prevedibile, anche nella sua parte drammatica, oltre nella rappresentazione del loro incontro e dell'happy ending finale. Va bene che particolarmente interessante è il modo in cui la storia viene presentata sullo schermo, per l'intera durata del film aleggia un'ironia sottile ed agro-dolce che rende piacevole seguire la vicenda, anche quando quest'ultima precipita in un aspetto più drammatico, ma il film è (nonostante quest'ultimo aspetto) stranamente sottotono, e i caratteri, sia quelli dei protagonisti principali che quelli dei personaggi di contorno, sono poco definiti. E insomma a questa commedia, che prova a darsi un tono ricorrendo un po' a tematiche sociali (integrazione razziale, valori costitutivi di una famiglia), un po' a citazioni e riferimenti al cinema (grande e meno grande) di passato e presente, manca il ritmo, l'incisività, la verve che avevano film ben diversamente brillanti su temi analoghi. Comunque gli va dato merito alla pellicola (anche se la storia è del tutto vera) di aver proposto una storia diversa dal solito, appunto un'insolita storia romantica, una storia carina, simpatica ed originale, anche se purtroppo alquanto tiepida.
mercoledì 24 gennaio 2018
Batman v Superman: Dawn of Justice (2016)
Chi ricorda la mia recensione di Suicide Squad ricorderà che vidi il film senza aver visto il suo precedente, il che mi mise un po' in difficoltà non sapendo e scoprendo solo dopo che Superman (il mio super eroe preferito, e di questo ne dovete tener conto) era "morto". Nonostante tutto vidi il film e mi piacque abbastanza, non tanto comunque, perché si rivelò e si è rivelata una delle mie grandi delusioni dello scorso anno. Ora però finalmente ho visto Batman v Superman: Dawn of Justice (2016) e qualcosa in più sulla sua dipartita e del perché della sua apparente morte (poiché era chiaro che non sarebbe successo davvero) ho saputo. Peccato che la pellicola in questione (seconda del DC Extended Universe), vista in ordine temporale dopo Wonder Woman (quarto in ordine di produzione, che sarà pubblicata dopo nonostante l'abbia visto appunto prima, il che rende questa recensione abbastanza strana e diversa da molte altre) e vista nella versione più completa ed estesa, si sia rivelata l'ennesima occasione sprecata, l'ennesima delusione. Perché per quanto sia indiscutibile che tale versione faccia probabilmente chiarezza su alcuni punti (apparentemente) oscuri della sceneggiatura che molti potrebbero non aver visto, e che quasi certamente approfondisce e/o addirittura introduce personaggi secondari di anche considerevole valore, il suddetto si perda (nonostante appunto una mezz'ora abbondante utile a capire meglio il tutto) in un racconto probabilmente e ugualmente confusionario, deficitario e irregolare, sicuramente colpa di un incomprensibile montaggio (e di una trama che presenta forzature infantili per giustificare lo scontro tra i due supereroi per eccellenza), in cui situazioni non spiegate (e se spiegate esse avvengono in malo modo) e verità negate, si susseguono (al contrario del ritmo narrativo comunque latente) a ritmo impressionante.
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