Visualizzazione post con etichetta John Turturro. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta John Turturro. Mostra tutti i post

giovedì 30 maggio 2019

I peggiori film del mese (Maggio 2019)

L'avevo già anticipato 10 giorni fa del cambiamento in atto, di come sarebbero cambiati i classici due post cinematografici di fine mese, ma se ancora non siete a conoscenza di questo cambiamento, eccomi oggi a spiegare cosa esso comporti. Per prima cosa come potete notare, il banner non contiene più le locandine dei film, ma un'immagine generica che sarà successivamente e mensilmente aggiornata (i mesi intendo). Per secondo, anche le recensioni di questi peggiori film hanno lo stesso stile di tutte le altre recensioni, senza alcuna distinzione. Infine, e questa è una novità, per spezzare un po', due banner con le immagini dei film recensiti. Non cambia invece la parte finale del post, che ha come consuetudine la lista dei film evitati e scartati preventivamente. E quindi non vi resta che leggere, vedere e se possibile commentare, perché nient'altro ho da dire.

Slumber: Il demone del sonno (Horror, USA, Gran Bretagna, 2017)
Tema e genere: Un horror che tratta di una patologia reale, la paralisi del sonno.
Trama: Alice è una specialista del sonno, perseguitata dalla misteriosa morte del fratello minore avvenuta di notte. Il caso di un'intera famiglia affetta da problemi del sonno la porterà ad abbandonare ogni logica scientifica per combattere contro un oscuro demone.
Recensione: Lo spunto della paralisi del sonno è molto comune: anche a me è capitato qualche volta, fortunatamente in maniera leggera e senza visioni. L'impianto tensivo in questo film non appare però capace di impressionare chi guarda, limitandosi a giocare con il sonoro nelle scene clou e mostrando quel tanto che basta per catalogarlo nel genere horror. Ma è davvero poco per strappare un voto positivo e Slumber risulta, alla fine della fiera, un modesto prodotto per l'intrattenimento, di quelli che potevano fare qualcosa in più e invece finiscono tra la massa dei dimenticabili. Il film infatti, rivela una pochezza registica e di scrittura che finisce per compromettere la potenziale ricchezza del soggetto. Il demone che si palesa tra il sonno e la veglia (già utilizzato e meglio nella serie di Nightmare) per prendersi l'anima del bambino (metafora del rischio di soccombere alle nostre paure se non affrontate), trova terreno fertile in un habitat familiare disaggregato. Che era poi l'intuizione del ben più riuscito Babadook. In questo caso invece lo spunto si squaglia in una serie di soluzioni narrative infelici e l'idea suggestiva di perimetrare il fenomeno all'interno di una clinica per il sonno si rivela poco più che un espediente. E' in sostanza l'ennesimo horror visto e rivisto, che nulla aggiunge a quanto già prodotto.
Regia: L'argomento trattato aveva grandi potenzialità, soprattutto perché il tema è reale. La regia però non ha saputo sfruttare l'ansia e l'agonia che si prova durante il disturbo del sonno. La regia cosi di fatto è solo un esercizio di stile, priva di vere novità, che propone una pellicola incolore, che riesce solo in alcuni momenti, grazie all'utilizzo di frequenti Jumpscare a far sobbalzare lo spettatore sprovveduto, ma che è troppo prevedibile per quello smaliziato.
Sceneggiatura: Essa propone tutti quei passaggi ed espedienti narrativi triti e ritriti, tante, troppe volte, incluso un finale con colpo di scena che lascia aperta la possibilità di un sequel.
Aspetto tecnico: Assenza di fotografia e musica infliggono ulteriormente un danno enorme all'atmosfera che dovrebbe regalare un film dell'orrore.
Cast: Gli attori scelti purtroppo non lasciano niente, non trasmettono niente, sono freddi e distaccati rispetto alla trama.
Commento Finale: Film che non riesce a sfruttare l'ottima potenzialità data dal soggetto e che finisce con l'appiattirsi, complici una colonna sonora spesso assente e una recitazione che manca nel coinvolgere lo spettatore. Peccato.
Consigliato: Se siete afflitti o affascinati dalla patologia della paralisi notturna, Slumber: il demone del sonno non è il film che vi soddisferà. Per i disinteressati può essere un thriller della domenica sera, visto con pochissimo impegno, anche se, detta in tutta sincerità, non ve lo consiglierei mai.
Voto: 4,5

lunedì 11 giugno 2018

Transformers: L'ultimo cavaliere (2017)

Ogni volta è sempre la stessa storia, perché è innegabile che ogni film di Michael Bay si "trasformi" in un caso mediatico ogni qualvolta, con la critica che continua a stroncarlo senza ritegno, mentre al box office si registrano (immancabilmente) incassi altissimi, ma come spesso accade in questi casi, la verità sta sempre nel mezzo. Perché anche se nel corso degli anni (a eccezione del primo film, che risulta ancora oggi un perfetto mix di intrattenimento, scene d'azione e idee visive) i capitoli di Transformers hanno sempre vissuto nel limbo della mediocrità (quel luogo dove a fine visione già ci si era scordati di quanto appena visto), Transformers: L'Ultimo Cavaliere (Transformers: The Last Knight), quinto capitolo della serie datato 2017, pur non esente da difetti (anzi, ce ne sono tanti), è forse il miglior film dei Transformers (sempre escludendo la pellicola d'esordio e sempre non discostandosi molto dalla sua costante mediocrità), riuscendo altresì dove il quarto aveva fallito (praticamente quasi in tutto). Già con il precedente (buon) lavoro, 13 Hours, Bay (alla soglia dei 57 anni) aveva scoperto un oggetto mistico e dai grandi poteri cinematografici: la sceneggiatura. Anche se, nonostante questa venisse a mancare in altri lavori, il risultato finale è sempre riuscito a regalare grande intrattenimento (infatti anche qui, come nei precedenti, senza dubbio ci si diverte, indubbiamente gli effetti speciali sono eccezionali, anche se esagerati). Perché si sa, la sceneggiatura se applicata con sapienza anche a un prodotto ormai testato (e con delle proprie logiche che vivono al di fuori di ogni sistema, come la saga dei Transformers) ne arricchisce il racconto. Tuttavia, l'inserimento di questa nuova rotella in una macchina perfettamente oliata avviene con qualche intoppo. Perché è innegabile che qui, anche se l'intrattenimento rimanga comunque elevato e godibile, essa non venga usata in modo del tutto consono, facendo risultare uno dei migliori film della saga in un film solamente sufficiente e fortunatamente non totalmente bocciabile.

mercoledì 3 gennaio 2018

I migliori attori delle serie viste nel 2017

Quest'anno al contrario del precedente, qui gli scorsi vincitori e vincitrici del premio come miglior attore e miglior attrice in una serie tv, ho preferito dividere la classifica in due, anche se in alcuni casi è proprio tutto il cast (sia femminile che maschile e molto spesso insieme) a farsi maggiormente carico al successo di una qualunque serie e a dare insieme, in una specie di amalgama indissolubile, prova di grande bravura interpretativa, ma siccome io sono abbastanza puntiglioso e preciso, farò appunto così. Ma quindi vediamo chi sono stati per me, e sempre personalmente parlando, i migliori attori delle serie viste nel 2017, partendo da alcune menzioni e la "coda" della classifica.

18. L'ennesimo esuberante Filippo Timi nella grottesca quarta stagione de I delitti del BarLume - 17. L'affiatata coppia di pirati nell'ultima stagione di Black Sails, il bravissimo Luke Arnold e la conferma Toby Stephens - 16. Il vichingo pazzo e gagliardo Gustaf Skarsgård delle prime quattro stagioni di Vikings - 15. A parte le vicende personali Kevin Spacey rimane sempre un grande attore, come dimostrato (dopo la quarta) anche nella quinta stagione di House of Cards
14. Quel "buontempone" di Jeffrey Dean Morgan della seconda parte della settima stagione di TWD - 13. L'enigmatico Ben Daniels nell'intrigante prima stagione di The Exorcist - 12. Hanno saputo rendere benissimo il genio di Albert Einstein nella serie Genius, Geoffrey Rush e Johnny Flynn - 11. Io Jamie Dornan preferisco "ricordarlo" nella stagione conclusiva di The Fall, dove il suo talento è ben espresso che in altri prodotti

venerdì 20 gennaio 2017

The Night Of (Miniserie)

Già da quando cominciavano a trapelare i primi giudizi sulla serie, sulla sua qualità e la sua diversità da simili progetti, era chiaro che The Night Of fosse una serie da tener d'occhio, e su questo nessuno aveva dubbi, nemmeno io. Perché già dal pilot, le tematiche della miniserie HBO e le fondamenta della trama avevano preso forma in modo eccellente. Le potenzialità erano difatti chiare fin da subito ed ora, a conclusione del viaggio e dopo esser stata candidata a due Golden Globe (2017), anche se purtroppo nessuno vinto (in ogni caso non era facile prevalere su Il caso O.J.Simpson: American Crime Story e The Night Manager nei premi candidati), posso dire che le aspettative sono state mantenute, la serie è affascinante, accattivante e intensa, forse ancor di più di quello che mi aspettavo. In memoria di James Gandolfini (inizialmente scritturato come attore protagonista, poco prima di morire), The Night Of: Cos'è successo quella notte? (The Night Of), creata da Steven Zaillian e Richard Price, prende il via con un primo episodio destabilizzante, solo l'inizio dell'odissea che avrà il via nel corso di una notte tragica, in cui la vita di un ragazzo (Naz, Riz Ahmed), un ragazzo americano di origini Pakistane, cambierà per sempre. La notte in cui verrà implicato nell'omicidio di una ragazza (Andrea, la bellissima Sofia Black-D'Elia), avvenuto in circostanze non chiare. Infatti dopo una notte brava e dopo aver trascorso la notte insieme, Naz (diminutivo di Nasir Khan) si risveglia in un'altra stanza, e tornato in camera da letto a rivestirsi, scopre il cadavere mutilato di Andrea. Terrorizzato, scappa via, ma una manovra sbagliata (con il taxi rubato a suo padre) attira l'attenzione di una volante della Polizia, che dopo una serie di eventi, rocambolescamente collega Naz all'omicidio appena avvenuto. Il ragazzo viene fermato e, così, la sua epopea ha inizio. L'odissea di Naz comincia con i primi interrogatori. Poi con l'incontro con l'avvocato (borderline) John Stone (John Turturro, attore magistralmente poliedrico qui scritturato per una delle sue interpretazioni migliori, dimenticando le sue discutibili, per non dire scadenti, messe in scena degli ultimi anni), tassello fondamentale del puzzle giuridico che si verrà a creare ha inizio un processo che sembra avere tutte le prove contro l'imputato. Ma sarà davvero stato lui?

giovedì 21 aprile 2016

Il padre (2014) & Mia madre (2015)

Il padre (The Cut) è un drammatico, duro, scioccante, doloroso, commovente ed emozionante film del 2014 diretto da Fatih Akın. Il film rielegge una delle pagine più nere della Storia recente, che non sapevo e non conoscevo prima di vederlo, quella del genocidio armeno da parte dei turchi (che ancora adesso negano qualsiasi coinvolgimento) con l’appoggio dei tedeschi (e dell'impero ottomano) durante la prima guerra mondiale, che provocò la morte di migliaia e migliaia di armeni, colpevoli di non voler rinunciare alla religione cattolica per sposare l’islamismo. Io sicuramente come molti altri, non ricordo questo evento, rimasto oscuro per molto tempo, con questo film conosciamo qualcosa in più, anche se, nonostante appunto questo racconto, non sapremo mai come siano andati veramente gli eventi, cosa ne sia stato dei sopravvissuti e cosa invece dei cadaveri, perché tutt'oggi non esiste nessuna lapide che ricordi quei campi di concentramento, poiché i colpevoli di tale massacro di massa non sono mai stati indagati e puniti, conservando in taluni casi posizioni di potere. Nel 1915 infatti, a Mardin, in Turchia, la polizia turca approfitta della notte per fare un blitz nelle case armene, sequestrando tutti gli uomini della città. Tra questi c'è il giovane fabbro Nazaret Manoogian, che viene separato dalla sua famiglia, vittima come tantissime altre di uno dei primi genocidi programmati a tavolino. Anni dopo, sopravvissuto e catturato, messo ai lavori forzati, poi condannato a morte, vessato ogni qual volta incontri l'autorità e scampato miracolosamente all'orrore del genocidio (lasciato in vita da un sussulto di pietas provato da colui che avrebbe dovuto ucciderlo tagliandoli la gola), decide di mettersi sulle tracce delle due figlie, dopo aver saputo che sono sopravvissute anche loro alle violenze di quegli anni. L'aver scampato la morte costa però a Nazaret le corde vocali ma senza curarsi del problema d'essere muto affronterà con grandi difficoltà, aggrappandosi alla speranza e guardando il mondo con occhi nuovi, viaggi nel deserto, nelle città e infine attraverso l'oceano con la speranza di ritrovare i cari, di ritrovare le figlie da cui è stato diviso. In questo percorso, odissea (che nel caos del suo mondo in rovina, sarà più complicata del previsto), infatti attraverserà la Mesopotomia, arriverà a l'Avana, passerà per il Dakota del Nord, incontrerà persone diverse, da figure angeliche e generose a figure diaboliche, che l'aiuteranno, l'abbatteranno ma con la sua forza di volontà riuscirà in questo epico viaggio, che si concluderà con tanto di finale lieto, almeno per metà.