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sabato 14 dicembre 2019

Le migliori attrici e i migliori attori, più le sigle e colonne sonore, delle serie viste nel 2019

Quando si giudica un film oppure una serie sono tanti i fattori da tenere in considerazione, innanzitutto la narrazione, la regia e quindi la sceneggiatura, ma anche e soprattutto le interpretazioni e le partiture musicali complete. E sono proprio queste (come le scorse volte, qui i premi del 2018) ad essere prese in esame nella classifica che chiude lo spazio serial di quest'anno. I migliori attori/attrici e le migliori sigle più le colonne sonore sono infatti gli ultimi premi ad essere assegnati. Ed ecco perciò a chi sono stati virtualmente consegnati.

I MIGLIORI ATTORI
7. Ex aequo per un sempre efficace Jonas Nay, anche nella seconda stagione della serie Deutschland, per la solida coppia Paul Giamatti/Damian Lewis di Billions, quarta stagione e quarta nomination per entrambi, per l'agguerrito cast maschile dell'ultima stagione de Il trono di Spade
e per un/il luciferino Cody Fern dell'ottava stagione di AHS

mercoledì 4 settembre 2019

Chernobyl (Miniserie)

Tema e genereChernobyl è la serie tv (miniserie per esser precisi) che racconta cosa è successo nel 1986 ricostruendo la storia fatta di errori e menzogne che hanno contribuito a causare il peggior disastro nucleare di sempre.
Trama: Era l'1:23 del mattino del 26 aprile del 1986 quando una potente esplosione alla centrale nucleare di Chernobyl vicino Pripyat a 120 km da Kiev, sconvolse l'URSS, l'Europa e il mondo intero.
Recensione: Quanto è difficile parlare di Chernobyl. Sono quegli eventi che segnano la storia dell'umanità, la mettono in pericolo. Poi il tempo passa, finché l'uomo non trova il coraggio e la lucidità di raccontarli. Ed è un bene: Chernobyl è presente nell'immaginario di molti, anche di chi quel giorno non era ancora nato. Si sa che è accaduto qualcosa di epocale, rimbalzato sui media e finito sui libri di storia, ma raramente si conoscono le dinamiche, i protagonisti, i fatti. La miniserie, prodotta da Sky e HBO composta da cinque puntate girate da Johan Renck, andata in onda dal 10 giugno e per cinque settimane su Sky Atlantic, si da proprio questo obiettivo: dare al mondo una narrazione di un certo rilievo artistico che abbia la potenza di denunciare l'orrore di ciò che è accaduto. Tutto questo lo fa non cadendo nella tentazione di altre rappresentazioni ispirate a fatti reali: drammatizza ma tiene a bada la traslitterazione, l'impulso di romanzare le singole biografie, perdendo lo spirito documentale, l'evento macro nella sua gravità. Chernobyl, invece, mostra con efficace e angosciante realismo le conseguenze dell'incidente avvenuto quel maledetto 26 Aprile 1986. Chernobyl infatti, entra nel dettaglio, spiega con cura, fa rabbrividire, mostra gli effetti di quell'esplosione radioattiva sulla carne umana e nelle vite dei protagonisti. Chernobyl racconta la tragedia umana di persone che combattono contro un nemico invisibile e imprevedibile, un male che non si può vedere se non nei suoi effetti agghiaccianti, ma non propriamente quantificabili. Per farlo si avvale di una regia molto efficace, di una fotografia che predilige le tinte grigiastre, cupe, scure, di una sceneggiatura solida che crea un collante molto solido tra le vite di personaggi molto diversi e distanti e che avvalora ogni singola parola pronunciata all'interno di un'idea narrativa composita e molto efficace. La colonna sonora è essenziale, scarna, a tratti ricorda il tema di Jaws, con il quale si può dire che condivida la questione dell'invisibilità del pericolo, il quale si manifesta frequentemente a livello sonoro con rumori graffianti che da sottofondo diventano spesso pervasivi. Con una ricostruzione accurata e brutale, dunque, veniamo trascinati in un'esplorazione degli eventi e delle scelte che hanno portato alla catastrofe nucleare e che l'hanno parzialmente arginata. Al centro di questi due poli troviamo un denominatore comune: l'uomo, che con le sue bugie è in grado non solo di compromettere la buona riuscita di un esperimento, ma di distruggere se stesso. Difatti Chernobyl non mostra soltanto la sofferenza fisica, la deturpazione, i danni ambientali, ma anche l'ingiustificabile e volontaria miopia politica, e soprattutto l'innocente ingenuità di un popolo che ha pagato a carissimo prezzo, con la vita, l'irresponsabilità di altri. Come presumibile, gli eventi della serie si concentrano in gran parte nella vicina cittadina di Pripyat, città più di tutte investite dalla devastazione. I protagonisti sono a turno un pompiere, una moglie casalinga, un politico, un fisico nucleare, con la dichiarata volontà di mostrare come è stato percepito il tragico evento, da ogni punto di vista. Tutto parte a guaio già avvenuto, il reattore 4 ha dato problemi, il nocciolo è esploso, nessuno sembra crederci, ma si capisce subito che la situazione sia delicata, sebbene gli ingegneri, i politici, minimizzino. È inaccettabile per la razionalità umana (tanto fiduciosa nel progresso e nel mondo che verrà dato lo spirito del periodo) accogliere l'idea di aver innescato una reazione a catena fuori controllo, aver esposto milioni di persone, le generazione future, a morte precoce. Si prova una certa dissonanza interna, psicologica, la mente si rifugia in altre verità. E quindi non è il panico la reazione dei protagonisti, ma la negazione, "è tutto sotto controllo", "non è niente di che" si ripetono tra loro, mentre la catastrofe si realizza, si aggrava.

giovedì 8 agosto 2019

L'uomo che uccise Don Chisciotte (2018)

Tema e genere: Dramma di fantasia liberamente ispirato al Don Chisciotte di Miguel de Cervantes.
Trama: Un cinico regista pubblicitario si imbatte in un vecchio attore impazzito che si crede Don Chisciotte e si ritrova immerso in diverse avventure.
Recensione: Dopo 25 anni di produzione a dir poco travagliata, finalmente è uscita l'interpretazione in chiave comica e, come sempre, grottesca del mitico regista Terry Gilliam, ex componente dello storico gruppo Monty Python nonché regista del cult "Brazil" e altri grandi film, della celeberrima storia di Don Quixote. La domanda che sorge spontanea, date la lunga attesa, la storia che lo ha reso cult già prima che uscisse e le numerose speculazioni che lo hanno accompagnato nel corso degli anni, è non solo se il film meritava di essere finito, e la risposta è sempre sì perché ogni film bello o brutto che possa essere merita di essere visto da un pubblico, ma se tutta questa difficile e complessa lavorazione ha influito negativamente sul profitto finito. Purtroppo la risposta è anch'essa un sì. Perché purtroppo, L'uomo che uccise Don Chisciotte è essenzialmente questo: un tentativo quasi eroico, ma al tempo stesso alquanto confusionario, raffazzonato, quasi strampalato, esattamente come le imprese del protagonista del libro di Cervantes. Lo scorrere del tempo influisce su ogni cosa, e nemmeno il più sincero dei film è esente da questa legge inflessibile. Eppure il film ha un inizio perfetto, un inizio che cattura subito l'attenzione dello spettatore catapultandolo immediatamente nella storia e abituandolo già dai primi minuti al timbro costantemente in bilico tra il comico e il grottesco con il quale praticamente ogni film di Terry Gilliam viene da lui caratterizzato, purtroppo però più il tempo passa, più la storia prosegue e più il film si perde in sé stesso in un nodo sempre più stretto ed irreparabile di strade imboccate e strade abbandonate in quanto al proseguimento della trama. La difficoltosa produzione ha difatti portato a degli enormi problemi nella scrittura e soprattutto nella narrazione all'interno dell'intera pellicola che appare confusa, confusionaria e indecisa su quale genere appartenere finendo per staccare da genere a genere in maniera fastidiosamente netta: drammatico poi comico poi parodistico, ma mai riuscendo né a far prediligere uno di questi genere né ad amalgamare i vari generi che sceglie di seguire. Fa confusione anche con le varie sotto-trame che vanno ad incatenarsi in maniera forzata e poco chiara finendo per far perdere nella confusione totale anche la trama principale che infatti finisce per risultare quasi assente, o meglio raccontata in maniera da farla sembrare tale, proprio perché imbocca troppe strade senza accorgersi di aver lasciato quella precedente senza averla prima conclusa o collegata. Il film si conclude con un finale altrettanto confuso e assolutamente mal contestualizzato che lascia lo spettatore alla fine della visione con più domande che risposte, tanto dispiacere e un pizzico di frustrazione. Un vero peccato perché la regia del punto di vista visivo riesce in diversi tratti a stupire con varie inquadrature e scene suggestive, tecnicamente impeccabili ed inventive, anche la fotografia, con i suoi splendidi colori e la sua luce ben calibrata, e la colonna sonora irriverente ci provano a rendere il tutto più piacevole ed in parte ci riescono, viste anche le ottime interpretazioni, ma la confusione la fa da padrone. Tanto che, ancor più che in altri film di Terry Gilliam, risulta qui abbastanza difficile definire con precisione di che cosa parli la pellicola. Sarebbe fin troppo facile, e forse anche riduttivo, parlare di un semplice adattamento dell'omonimo romanzo. Più in linea con la poetica di Gilliam, è corretto ravvisare in L'uomo che uccise Don Chisciotte una personalissima rielaborazione emotiva, un pretesto per parlare d'altro.

mercoledì 10 ottobre 2018

Borg McEnroe (2017)

Ho sempre seguito tutti gli sport, specialmente in televisione, ma tra quelli che ho sempre seguito meno c'è il tennis, tanto che prima di vedere Borg McEnroe, film del 2017 diretto da Janus Metz, non ero a conoscenza né dei personaggi/atleti (solo piccole informazioni), né della loro rivalità e né della partita che consacrò entrambi alla leggenda. Soprattutto non sapevo cosa aspettarmi, e in tal senso il film non delude le aspettative, tuttavia il film, che sia sotto l'aspetto della ricostruzione sportiva sia per una sceneggiatura debolissima sconfina spesso nel patetico, proprio non m'è piaciuto. Colpe di sceneggiatura, prima di tutto, ma anche la regia del danese Janus Metz appare alquanto impersonale, frettolosa, diligente solo a mettere insieme scene che facciano piacere alla vista, fregandosene dell'onestà del racconto. Prendendo infatti spunto da una tra le più famose e celebrate rivalità sportive, il regista firma un film molto semplice e lineare, mirato a ricostruire le gesta degli atleti ma anche a fornire una caratterizzazione emotiva più profonda e toccante, che indaghi la passione nutrita dai due rivali. Borg McEnroe si muove così in maniera prevedibile attraverso l'ormai consolidato climax sportivo mirato a focalizzare l'attenzione su un'unica partita che diventa cardine per la carriera e la vita dei due atleti. Romanzando di gran lunga i fatti raccontati e abbondando quasi sempre con la retorica, il film diverte e intrattiene senza tuttavia provare mai a suggerire un'idea di cinema personale. Egli difatti procede con il pilota automatico per l'intera durata del suo lavoro sapendo di poter contare sul fascino sportivo della sfida raccontata e sulle personalità dei suoi protagonisti, antitetiche (glaciale e controllato uno, sopra le righe e irascibile l'altro) e ben incarnate dai due interpreti, aderenti ai loro personaggi dal punto di vista fisico e nel temperamento complessivo. Peccato che il tutto venga solo abbozzato e mai trattato con la dovuta cura, soprattutto i momenti più caldi (i caratteri "opposti" ma comunque simili dei due, il passato di uno, la ferita affettiva dell'altro) che rimangono così sempre ingabbiati dentro logiche narrative più esili seppur funzionali alla ricostruzione drammaturgica.

giovedì 7 settembre 2017

Il traditore tipo (2016)

Non grande ma leggera delusione e un po' troppa prevedibilità sono le prime parole che mi vengono in mente per descrivere Il traditore tipo (Our Kind of Traitor), film del 2016 diretto da Susanna White, basato sul romanzo di John le Carré Il nostro traditore tipo e sceneggiato da Hossein Amini. Il film infatti, che non è il classico thriller che lascia con il fiato sospeso, anche se tuttavia l'ho seguito ben volentieri fino alla fine, che comunque racchiude (nella sceneggiatura) la giusta suspense seppur non sufficientemente intrigante, non convince fino in fondo. I personaggi difatti sono certamente raccontati con differenziati (e giusti) approfondimenti psicologici, ma questi ultimi non sempre credibili. Eppure lo stesso, comunque altalenante nel suo evolversi tra momenti noiosi ed altri accelerati e in ogni caso lontano dai ritmi forsennati caratterizzanti alcuni recenti lavori dello stesso genere, è un film gradevole e ben girato. Nonostante quello che latita è proprio il senso della tensione spionistica (che da il senso al film), presente certo, ma non nella maniera irresistibile (per dire) della "Talpa" o de La Spia. In ogni caso però l'atmosfera è accattivante, complici ambientazioni di ottimo livello e giochi di luce curati nei dettagli, tanto che, sorvolando sulla storia, giocata tra mafia russa, servizi segreti inglesi, politici corrotti e una ignara pedina finita nel gioco suo malgrado, ma alla fine decisiva nello scioglimento della vicenda, un professore universitario di letteratura, evocativo, manco a dirlo, di Indiana Jones, a spiccare è soprattutto la magia della macchina da presa e la qualità della fotografia, ambedue potenti, magistrali, sontuose. Fosse solo per questo, il film meriterebbe di essere visto, ma altro di positivo e negativo c'è comunque in gioco.

lunedì 5 ottobre 2015

In ordine di sparizione (2014), Gambit (2012) & Comportamenti molto...cattivi (2014)

In ordine di sparizione, è una dark/black comedy (del 2014) ad ambientazione nordica con un cast eccellente. Nils, che è stato appena nominato 'uomo dell'anno' dai concittadini del piccolo villaggio in cui vive, è colui che si occupa di rendere accessibile la strada a bordo di un imponente spazzaneve. Quando suo figlio muore e la pratica viene archiviata perché trovato vittima di una overdose, l'uomo non accetta questa versione. Ha ragione perché si è trattato di un assassinio ordinato dal 'Conte', un giovane e sadico boss che controlla parte del traffico della droga in perenne contrasto con la banda dei Serbi. Nils decide di arrivare a lui ma per ottenere questo risultato molti dovranno morire. Il titolo del film offre con precisione la scansione temporale dell'azione, vedremo infatti sullo schermo il nome di chi muore in stretto 'ordine di sparizione'.