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sabato 31 luglio 2021

I film del periodo (16-31 Luglio 2021)

Per svariati motivi (che non sto qui a dire), un mese particolare quello appena concluso, particolare come l'altalenante cinematografia vista e percepita da me, perché anche se è normale che accada, questa volta si è superato il limite. Nella prima parte del mese infatti ("colpa" di Netflix) ben 4 alti, con anche altri bei film (qui trovate il post), nella seconda invece (quella di oggi), altrettanti 4, ma bassi, con anche alcune delusioni. Ma nonostante ciò ne è valsa la pena, e comunque nel frattempo ho visto e recensito i film per la Notte Horror e per la terza edizione del Geekoni Film Festival, di cui anticipato partecipazione lo scorso (inizio di questo) mese. Il mio blog difatti, blog che tra l'altro ha appena compiuto 6 anni (qui lo specifico post), non poteva non esimersi nel farlo, e in questo senso ricordo che martedì 17 ci sarà il primo e il mercoledì 4, sempre di agosto, il secondo. Film indubbiamente "interessanti", come in parte alcuni di quelli qui oggi presenti.

Il re di Staten Island (Biografico/Commedia 2020) - È una bella cosa ritrovare un ottimo stato di ispirazione il bravo, ironico e sin sferzante sceneggiatore e regista Judd Apatow, a sei anni ormai dal nulla più che divertente e malizioso, scurrile Un disastro di ragazza. Il film funziona, ironico, brillante ed acuto, senza mai credersi un'opera d'autore, ma piuttosto una semiseria riflessione sulle impellenze che a volte la società pretende da tutti noi come unica condizione per farci sentire risolti o sulla strada per raggiungere quell'equilibrio solo in apparenza perfetto, invero imposto e schematicamente condiviso come unico traguardo per una realizzazione più di principio, che di reale convinzione interiore. Un film sempre godibile per la sincerità dell'ispirazione e per l'ottimo lavoro della sceneggiatura nella caratterizzazione psicologica dei personaggi e nella descrizione del percorso emotivo del protagonista descritto in modo realistico. Sebbene il tono dell'opera rimanga incerto per tutta la sua (lunga) durata, sebbene ci siano piccole forzature, si tratta di un film riuscito che conferma (come se ce ne fosse il bisogno) il talento di Apatow, la sua capacità di realizzare accurati affreschi di un'America insicura ma del tutto consapevole della presa del suo immaginario. Senza dubbio tra le commedie americane più sentitamente divertenti degli ultimi anni, merito di una sincerità spesso senza pelle, capace di drenar linfa vitale da una trama sostanzialmente già vista (il loser tarato in cerca di contraddittoria redenzione), e merito dell'istrionico Pete Davidson, co-autore della sceneggiatura semi-autobiografica. Lui, attore comico di origine televisiva, nato col prestigioso Saturday Night Live, abituato a parlarci con ironia e sarcasmo della realtà e dei vizi della gioventù spesso irrisolta e confusa di oggi, abbagliata da falsi miti e letali, se non proprio tossiche consolazioni. Decisamente una bella sorpresa. Voto: 7

Viaggio verso Agartha (Avventura/Animazione/Fantastico 2011) - Un titolo originale più suggestivo di quello italiano (Bambini che inseguono le stelle) per il film più ambizioso (e però tra i meno riusciti) di Makoto Shinkai. Più intimista nelle sue opere precedenti (in 5 cm al secondo ci riuscì benissimo), affronta qui l'argomento del dopo vita. Perché Viaggio verso Agartha è in fondo la travagliata accettazione della morte. Se non si accetta tale concetto la vita è una continua impasse che impedisce di andare avanti, guardando sempre e comunque solo il passato. Un film che tratta una tematica come questa con estremo garbo e maturità, raccontando il viaggio di formazione dei personaggi fino alla scelta di rispettare il naturale circolo vitale o alterarlo secondo principi più o meno egoistici. Molto buona l'animazione che diventa sempre più minuziosa nei dettagli, soprattutto quando la storia si sposta ad Agartha (con livelli di eccellenza raggiunti nella rappresentazione della natura). Momenti di alto lirismo si alternano però a frammenti più scontati e banali, non bastasse che il tutto proceda molto lentamente, forse con un andamento quasi noioso (non curato al meglio infine il doppiaggio). Nonostante questo è facile affezionarsi subito ai vari personaggi ed ai loro scopi, ognuno di questi pieni di insegnamento e di determinazione per la loro riuscita, seppure non tutti riescono a portare a compimento la propria missione. Alla fine film d'animazione dalla trama piacevole (senza grossi colpi di scena per chi è avvezzo a questo genere di elaborati) e con disegni curati, certamente bello ed interessante, ma nemmeno paragonabile alle opere di Hayao Miyazaki da cui il regista sembrerebbe qui attingere. Voto: 6+

venerdì 2 luglio 2021

I film del periodo (14-30 Giugno 2021)

Giugno è stato il mese della svolta, della ripartenza, ed ora che è finito, ne comincia un altro, un mese estivo che si prospetta anche migliore, un mese di Luglio in cui tra l'altro festeggiare (il 22) l'anniversario di questo blog (il sesto), ma non solo. Infatti da martedì 6 riparte l'abituale appuntamento con la Notte Horror, la rassegna cinematografica a tema che, arrivata alla sua ottava edizione, riproporrà, grazie alla più famosa cricca di blogger cinefili della blogosfera, serate terrificanti da leggere (e poi chissà vedere). Va da sé che il mio turno sarà ad Agosto, ma il mio consiglio è quello di non perdersi un appuntamento, dall'inizio alla fine, e con l'aiuto di un calendario sarete sempre informati. Che poi mi toccherà il 17 di Agosto, eppure due settimane prima (più precisamente il 4) ci sarà un altra rassegna, stavolta ad opera dell'altra cricca di blogger più cool della blogosfera, quelli della Geek League, tornerà infatti il Geekoni Film Festival, che proporrà nuovamente ai nostri lettori recensioni di film per ragazzi, quindi sì, parecchia carne al fuoco all'orizzonte. Ma nel frattempo ecco cosa ho visto nella scorsa seconda parte di Giugno, un mix (succoso ed interessante) di azione, dramma, commedia ed avventura, tra biopic, film animati e tanto altro.

Dogtooth (Dramma/Thriller 2009) - Ancora prima di The Lobster (il suo migliore a parer mio), Il sacrificio del cervo sacro e La favoritaYorgos Lanthimos mostrava una certa propensione nel colpire lo spettatore e portarlo su terreni poco battuti, cercando di spiazzare e coinvolgere in maniera quasi surreale. Questo Dogtooth esalta queste caratteristiche del regista greco con una storia quasi grottesca nei dialoghi, decisamente surreale per come si presenta e, per certi versi, criptica per quello che mostra ma non spiega. Tutto questo tratteggiando in maniera spietata le abitudini di una strana famiglia. Il tema "familiare" molto caro al regista è così una escalation di situazioni che porta inevitabilmente alla goccia che fa traboccare il vaso. In questo caso una ragazza esterna che ha "perfino" un nome. Un vaso in cui l'assurdo regna ovunque e diventa la regola, la norma. Tutto è capovolto e nulla è come sembra, ma è indubbio che ci sia qui follia, oppressione, ignoranza, cecità spirituale e mentale. Facendo diventare il tutto un vero trattato sociologico, un film morboso ricco di sfumature, con una riflessione sull'amore e sulla famiglia, sul linguaggio fino a toccare il rapporto con gli animali. L'amore come forma di possesso emerge come elemento destabilizzante e portatore assoluto di negatività. Film che purtroppo risente di una impostazione eccessivamente accademica e per paura di cadere in un didascalismo che ne limiterebbe le potenzialità interpretative, si lascia andare a un rigore formale che lascia troppo in sospeso e mutila il film di un momento topico, di confronto, imprescindibile per comprendere almeno in parte le dinamiche familiari. Tutto è lasciato allo spettatore ma il tutto è troppo. Alla fine un buon film (che grazie anche a un cast volenteroso, tra cui la povera Mary Tsoni ritrovata morta pochi anni fa, riesce a non scadere nella noia estrema), ma a mio parere incompleto. Al regista va comunque il grande merito di coinvolgere e bloccare lo spettatore in quella logica perversa il cui risultato è una sensazione di totale claustrofobia, e non è poco. Voto: 6,5

El bar (Commedia/Horror 2017) - Un giorno come tanti in un bar nel centro di Madrid. Personaggi pittoreschi che fanno colazione, il primo cliente che esce viene freddato. Le strade si svuotano, nessun telegiornale ne parla, i cellulari sono senza rete. L'incubo è all'esterno o il vero pericolo è all'interno del bar? Álex de la Iglesia è uno dei pochi registi viventi che riconosceresti un suo film già al primo frame. Il suo grottesco è un marchio di fabbrica, a volte cade nello splatter, altre volte nell'horror o nel trash più sconcertante, ma è sempre intriso di genialità. Non parliamo di capolavori, per carità, ma di un cinema divertente e con picchi di grandi trovate. El bar è una pellicola gustosa e che nel suo essere di poche pretese, riesce a nascondere bene alcuni aspetti molto interessanti. Lo fa in modo intelligente, nonostante una sceneggiatura a volte titubante, riesce a creare dei personaggi realistici e a creare situazioni. Buona in questo senso la prova del cast (tra Mario Casas e Jaime Ordóñez, ecco spuntare la bella Blanca Suárez), con personaggi (appunto) abbastanza curati e disparati. Álex de la Iglesia ha fatto film migliori di questo (vedasi Ballata dell'odio e dell'amore o Le streghe son tornate), ma rimane comunque un prodotto discreto. Voto: 6+

lunedì 11 gennaio 2021

I film del periodo (14 Dicembre 2020-6 Gennaio 2021)

Dovete scusarmi ma mi sono dimenticato l'ultima volta, in quella inerente ai film di Natale visti durante le ultime feste natalizie (qui), di comunicarvi un'altra importante novità concernente la nuova filosofia e le nuove modalità di organizzazione del blog, e nello specifico relativo alle recensioni cinematografiche. Infatti, come potete già notare, è sparito il semaforo, né verde, né giallo, né rosso. Difatti, a volte capitava che io dovessi vedere 30 film prima di trovare un film che potesse rientrare nella categoria del verde, e questa cosa mi scocciava. Così ho fatto la scelta più ovvia, eliminare questo problemino, e semplicemente recensire i film in ordine di visione, non tenendo conto dei voti migliori, come capita capita. In ogni caso oggi non c'è l'Angolo Vintage (visione o revisione di un classico o un cult), ma temporaneamente non c'è, tornerà infatti dal prossimo listone, per il momento accontentatevi di quello che c'è, che non è poco.

Migliori nemici (Biografico/Dramma 2019) - Negli anni '70 nella Carolina del Nord, un'attivista per i diritti civili e un esponente del Ku Klux Klan formano un'inaspettata alleanza. L'America delle segregazioni razziali fa da sfondo ad una vicenda ispirata ad una storia vera. Senza grandi personalismi, ma con una ricostruzione ambientale e dello spirito dei tempi corretta, il regista (l'esordiente Robin Bissell) racconta una storia interessante in cui i personaggi cambiano le loro prospettive mentali. E' un film infatti che sottolinea la potenza del dialogo tra opposte fazioni. Convivenza dapprima forzata, influenzata dall'impenetrabilità dei blocchi opposti, ma che gradualmente, per curiosità o convenienza, si arriva ad una conoscenza reciproca. Certo non un tema mai visto, tutto girato in maniera convenzionale, ma comunque credibile. Bene i due protagonisti, anzi, il film è anche una buona occasione per la performance di un grande attore come Sam Rockwell, che tuttavia supera in bravura la coprotagonista (Taraji P. Henson, già vista ne Il diritto di contare, in un ruolo analogo a questo), meno bene i personaggi di contorno, poco caratterizzati, in particolare l'ideatore di questi incontri. Ma nel complesso, un racconto interessante e coinvolgente quanto basta per meritare attenzione. Una visione discretamente tratteggiata, capace di offrire spunti di riflessione ed emozioni ben definite. Voto: 6

Il gioco di Gerald (Thriller 2017) - Per un gioco erotico finito male, una donna si ritrova ammanettata al letto in una casa isolata. Come è noto, non è per niente facile realizzare bei film basati sui romanzi di Stephen King. Questa volta ci prova Mike Flanagan, giovane autore di svariate pellicole horror, a trasporre in immagini l'omonimo libro, che io peraltro non ho letto. La prima parte l'ho trovata interessante e riuscita, con la creazione della situazione angosciosa della protagonista. Poi cominciano le ansie irrazionali e la riscoperta degli antichi sensi di colpa, fattori tipici della scrittura di King. Ed infine c'è pure la didascalica spiegazione finale che chiarisce l'incredibile realtà della situazione. La pellicola si poggia completamente sulla notevole performance attoriale della brava Carla Gugino, che riesce a ben manifestare il crescendo di orrori che la protagonista prova. Garantiscono un efficace supporto Bruce Greenwood ed il viscido Henry Thomas, in cui si fa veramente fatica a riconoscere il simpatico bimbetto di ET. Non convince molto a mio avviso la sotto-trama del serial killer che porta ad un finale bruttino e tutto sommato evitabile. Comunque visione tutto sommato valida, anche dal punto di vista registico, che risulta abbastanza scorrevole e senza punti morti, e per una pellicola ambientata dentro ad una stanza questa è una gran cosa. Una produzione Netflix abbastanza soddisfacente. Voto: 6+

mercoledì 10 ottobre 2018

Borg McEnroe (2017)

Ho sempre seguito tutti gli sport, specialmente in televisione, ma tra quelli che ho sempre seguito meno c'è il tennis, tanto che prima di vedere Borg McEnroe, film del 2017 diretto da Janus Metz, non ero a conoscenza né dei personaggi/atleti (solo piccole informazioni), né della loro rivalità e né della partita che consacrò entrambi alla leggenda. Soprattutto non sapevo cosa aspettarmi, e in tal senso il film non delude le aspettative, tuttavia il film, che sia sotto l'aspetto della ricostruzione sportiva sia per una sceneggiatura debolissima sconfina spesso nel patetico, proprio non m'è piaciuto. Colpe di sceneggiatura, prima di tutto, ma anche la regia del danese Janus Metz appare alquanto impersonale, frettolosa, diligente solo a mettere insieme scene che facciano piacere alla vista, fregandosene dell'onestà del racconto. Prendendo infatti spunto da una tra le più famose e celebrate rivalità sportive, il regista firma un film molto semplice e lineare, mirato a ricostruire le gesta degli atleti ma anche a fornire una caratterizzazione emotiva più profonda e toccante, che indaghi la passione nutrita dai due rivali. Borg McEnroe si muove così in maniera prevedibile attraverso l'ormai consolidato climax sportivo mirato a focalizzare l'attenzione su un'unica partita che diventa cardine per la carriera e la vita dei due atleti. Romanzando di gran lunga i fatti raccontati e abbondando quasi sempre con la retorica, il film diverte e intrattiene senza tuttavia provare mai a suggerire un'idea di cinema personale. Egli difatti procede con il pilota automatico per l'intera durata del suo lavoro sapendo di poter contare sul fascino sportivo della sfida raccontata e sulle personalità dei suoi protagonisti, antitetiche (glaciale e controllato uno, sopra le righe e irascibile l'altro) e ben incarnate dai due interpreti, aderenti ai loro personaggi dal punto di vista fisico e nel temperamento complessivo. Peccato che il tutto venga solo abbozzato e mai trattato con la dovuta cura, soprattutto i momenti più caldi (i caratteri "opposti" ma comunque simili dei due, il passato di uno, la ferita affettiva dell'altro) che rimangono così sempre ingabbiati dentro logiche narrative più esili seppur funzionali alla ricostruzione drammaturgica.

venerdì 25 marzo 2016

Fury (2014)

Fury è un potente e crudo film bellico del 2014, che racconta più che la guerra vera e propria, l'aspetto umano, sociale, intimo e personale di un gruppo di soldati, fiancheggiati da una estenuante e logorante battaglia. Visto che mi piacciono i war movie e visto che il cast era interessante non potevo perdermi questo film, scritto e diretto da David Ayer, già autore di Training Day e The Fast and Furious. Con Fury siamo però di fronte ad un film di guerra puro ma diverso, raccontato dal punto di vista di un gruppo di soldati alla guida di un carro armato che ha il compito di ripulire dai nemici il passaggio per l’esercito alleato che sta marciando in Europa verso Berlino, ma che indaga l'orrore della guerra concentrandosi sulle ultime due settimane della seconda guerra mondiale in seno all'esercito alleato in Germania, aggrappandosi e seguendo gli umori disincantati, eccitati, terrorizzati di cinque uomini uniti da un carro armato e da un destino simile. Fury ha una struttura narrativa abbastanza semplice, tutto ciò che accade nel film infatti si svolge nell'arco di 24 ore, dall'alba di un giorno al tramonto del giorno dopo (anche se per girarlo ci sono invece volute dodici settimane). Germania, aprile 1945. Mentre gli Alleati completano l'avanzata nel territorio europeo, per l'agguerrito sergente Don Collier (Brad Pitt) la guerra sembra non finire mai, sopravvissuto al deserto africano e alle spiagge della Normandia, guida (da carismatico Leader) un'unità di cinque soldati (di diversa estrazione e diverso carattere) a bordo di un carro armato Sherman chiamato Fury. Inviato in missione dietro le linee nemiche e perduto in uno scontro a fuoco il loro tiratore, reclutano Norman Ellison (Logan Lerman), un giovane soldato a disagio con la guerra e la violenza. Ribattezzato dalla sua squadra Wardaddy, Don si prende cura come un padre del ragazzo, che inizia ai rudimenti della guerra con metodi poco ortodossi. Don comunque è una sorta di padre anche per gli altri, odia i nemici quanto prova affetto per i suoi uomini: Boyd (Shia LaBeouf), l'artigliere che fa sparar un cannone di 70 mm ad alta velocità, che uccide e cita la Bibbia; il conducente del tank Trini Garcia (Michael Peña), che rende omaggio ai circa 350 mila messicano-statunitensi che hanno combattuto la seconda guerra mondiale; il caricatore Grady Travis (Jon Bernthal), provocatore, cinico e rozzo eppure fraternamente leale. In evidente inferiorità numerica e mal equipaggiati, Wardaddy e i suoi uomini devono affrontare ogni avversità nel tentativo di colpire al cuore della Germania nazista. Avanzare contro il nemico, abbatterlo e sopravvivergli favorisce la confidenza e il cameratismo tra gli uomini di Don, che impavidi hanno deciso di seguirlo in un'ultima impresa contro trecento soldati tedeschi. Un'ultima linea armata prima della libertà e della pace.

venerdì 4 settembre 2015

Gli altri film visti ad agosto: Parte 3 - Thriller e Drama

Nella categoria Thriller ci sono 4 film (alcuni con una parte d'azione, d'avventura e romanticismo) più altri 2 che hanno una velleità più drammatica nella storia. Ossessione omicida (USA, 2014), A Colin Evans (Idris Elba), un pericoloso assassino, viene rifiutata la libertà condizionata nonostante abbia fatto ammenda dei suoi comportamenti passati. Nel viaggio di ritorno verso il carcere, Colin evade uccidendo i secondini che lo scortavano. Di nuovo libero, ne approfitta per uccidere la sua ex fidanzata, da cui si è sentito tradito. Nel frattempo, Terri Granger (Taraji P. Henson), casalinga con due figlioletti, vive una situazione di relativa tensione con il marito Jeffrey, che deve andare fuori città per il compleanno del padre. Rimasta da sola con i figli piccoli, Terri riceve di sera l'inaspettata visita di Colin, che, mentre fuori infuria la tempesta, le chiede di usare il telefono per chiamare il carro attrezzi: ha infatti avuto un incidente con la sua auto.