mercoledì 7 agosto 2019

Billions (4a stagione)

Tema e genere: Quarta stagione della serie sul mondo della finanza di produzione Showtime con protagonisti Damian Lewis e Paul Giamatti.
Trama: La storia riprende precisamente da dove si era interrotta, ovvero il momento più buio dei due protagonisti: Chuck è stato sconfitto dal suo rivale, il procuratore generale Jock Jeffcoat (un biblico Clancy Brown), e ha perso il suo lavoro e importanza politica, mentre Bobby è costretto ad affrontare il tradimento di Taylor (Asia Kate Dillon), fuggito trionfante dalla Axe Capital e nuovo CEO di un suo fondo speculativo. Nasce allora una sorta di perversa alleanza tra i vecchi rivali, pronti a darsi sostegno reciproco pur di placare la loro sete di vendetta. Da questa premessa la trama si biforca in due estesi archi narrativi, che all'occasione si intersecano, e che daranno vita ad una lotta senza esclusioni di colpi dei due per fermarli e riprendersi la propria posizione.
Recensione: Arrivato alla quarta stagione e con una quinta già assicurata, Billions non ha bisogno di presentazioni (ormai non più), se ti siedi su una poltrona, accendi Sky (metti su Sky Atlantic) e scegli di vedere Billions sai già cosa ti aspetta (l'hai già visto nelle precedenti stagioni, qui la recensione della terza). Sei pronto a una lotta esagerata a colpi di inganni, sotterfugi, corruzione, una sfida costante a dimostrare la superiorità sull'altro su un nemico da identificare di volta in volta. Un po' come la politica italiana in cui c'è sempre la gara a chi la spara più grossa, a chi attacca un nemico diverso per difendere le proprie mancanze e mantenere il potere. Cadenzata dal ritmo incessante della parola, Billions è infatti una serie ricca di movimento pur non essendo un action, ricca di suspense pur non essendo un thriller, è un drama potente e elitario, una serie non destinata a tutti a cui non interessa parlare a tutti, a cui non interessa far capire tutto e a tutti del suo mondo "complicato". Anche perché non è importante capire ogni parola finanziaria, ogni risvolto tecnico che viene elencato nella serie, tanto il senso è abbastanza chiaro: fregare (termine più gentile possibile ma si capisce quello più "giusto") il proprio nemico. Ma attenzione non ci sono nemici fissi, tutto cambia alla velocità della luce nel mondo di Billions. Una serie esagerata, piena di frasi e scene ad effetto, sopra le righe ma proprio questa sua esagerazione che la rende quasi un "fantasy finanziario" come se rappresentasse un mondo che non esiste, è proprio la sua forza. Una serie che continua a mostrarci il lato peggiore di quello che viene definito l'1%, quella parte della popolazione ricca e potente che controlla il mondo e passa il tempo giocando tra loro, sfidandosi costantemente, ignorando il restante 99% spesso più un fastidio per loro. Ma andiamo con ordine. Dopo essersi combattuti Bobby e Chuck capiscono che è arrivato il momento di unire le forze, che non sono l'uno il nemico dell'altro ma che il nemico è fuori e spesso se lo sono coltivato in casa. Taylor erano i pupilli di Bobby (il personaggio è di genere non binario quindi non ha un'identificazione di genere) ma si rivelano il suo peggior nemico, Brian era il delfino di Chuck, l'ha pugnalato in nome della giustizia ma la sete di potere sconfigge la presunzione di onestà. Li sconfiggeranno? Presumibilmente, ma non ne siamo sicuri. La quarta stagione (che è comunque il perfetto proseguimento del racconto iniziato 4 anni fa) elimina definitivamente il personaggio dell'ex moglie di Bobby (e i relativi figli) diventati inutili nell'economia globale della serie, e trova al suo personaggio una compagna più simile a lui con cui può non solo avere una relazione ma anche sfidarla negli affari. In parallelo il rapporto tra Chuck e Wendy si complica e la loro intima relazione dalle venature sadomaso avrà una svolta completamente inaspettata, evolvendosi da semplice elemento di colore a componente psicologica importante dei personaggi e soprattutto per Chuck, capiremo meglio quanto la ricerca del dolore sia fondamentale per il suo successo.
Insomma tanta roba, tanto che se dovessi tirare le somme, fino alle puntate finali, ci troveremmo dinanzi a una stagione magari non strabordante di originalità e nuova linfa, ma comunque ottima, in linea coerente con lo standard cui Billions ci ha abituati. Ma il finale di stagione obbliga a riconsiderare per un attimo tutto ciò che è accaduto lungo le dodici puntate, e il motivo è piuttosto banale: senza addentrarsi in spoiler di qualunque tipo, il finale non fa altro che riproporre quel dualismo di potere, quello stesso equilibrio che regna sovrano da troppo tempo, dal 2016. Sicuramente pone le basi, a livello narrativo, per una quinta (e potenzialmente ultima) stagione a dir poco dirompente, ma riesce a farlo nella maniera più sbagliata. In sostanza, le vendette dei due protagonisti trovano una conclusione dal retrogusto indolente, in quanto si susseguono furiosamente vicende, colpi di scena e confronti senza mai far percepire la loro rilevanza e per certi versi azzerando addirittura il senso di molte mosse compiute in precedenza. Il risultato che si raggiunge, oltretutto, rappresenta un passo indietro notevole, perché in pratica riporta indietro le lancette dell'orologio con giusto qualche minimo cambiamento, rendendo a tutti gli effetti questa quarta stagione una piccola deviazione nel quadro generale. Insoddisfacente, gestito male sia concettualmente che a livello di messa in scena (se non per qualche breve sequenza) il season finale da solo riesce ad abbassare notevolmente l'asticella qualitativa di un'annata che per molti altri versi si era confermata come uno dei prodotti di maggior pregio, coraggio e originalità del panorama televisivo odierno. Ma son sicuro che in futuro ne vedremo ancora delle belle, e che ciò passi in secondo piano è possibile, non disperiamo, c'è sostanza e tanta forma.
Regia/Aspetto tecnico: Billions si dimostra anche quest'anno una serie solida e di qualità, che non ha nulla da invidiare ad altri prodotti ben più blasonati, sia registicamente che soprattutto tecnicamente (in particolare fotografia e location). Senza particolari guizzi certo, la regia s'intende, ma con alcuni omaggi di gran spessore e soprattutto di grande intrattenimento, quest'ultimo grazie anche alle musiche di valore e potenza, seppur quest'ultima, compresa la colonna sonora, è meno rilevante di quanto ci si aspettasse dopo una terza da questo lato abbastanza sottotono. Ma ci si può certamente accontentare.
Sceneggiatura: La storyline più intrigante è sicuramente quella di Chuck (che sembra "potenziato" e che sembra cambiare pelle), una vera e propria risalita al potere dal nulla che a tratti ricorda persino il miglior House Of Cards. È infatti questa vicenda a dare vita ai confronti frontali più decisi e ricchi di pathos, marchio di fabbrica di Billions, in particolare con l'ex allievo Bryan (Toby Leonard Moore), passato sotto l'ala protettrice di Jock. Ma non male è anche quella di Bobby, una magistrale, costosa e inafferrabile partita a scacchi con Taylor, fatta di spionaggio, sabotaggio psicologico, bluff e manovre finanziarie colossali. Una storyline che mostra un dipinto macabro, ambiguo e moralmente corrotto dello spietato mondo dell'alta finanza. E in un certo senso, l'unicità di Billions sta anche in questo, in un intento quasi pedagogico di delineare un universo che ci circonda, che decide del fallimento o della prosperità di tanti servizi cui facciamo affidamento. Semplicemente meraviglioso, oltretutto affiancato dagli ormai classici momenti di cameratismo e lealtà tra gli impiegati della Axe Capital. Un'impalcatura robusta, solida che però viene messa in ginocchio da un season finale piuttosto discutibile.
Cast: Una serie tv dalle mille sfaccettature, capace di spaziare tra numerosi registri stilistici e generi, incorniciata da un'estetica brillante e sfarzosa, impreziosita da prove attoriali spesso monumentali, Maggie Siff e Toby Leonard Moore oltre ai già citati Paul Giamatti e Damian Lewis. Non dimenticando tutti gli altri.
Commento Finale: Bizzarra, questo potrebbe essere l'aggettivo adatto per questa quarta stagione di Billions. Fino all'ultima puntata, infatti, ci si trova davanti un prodotto possente, originale, coraggioso, con due meravigliose e ricche di suspense storie di vendetta con pochissimi passaggi a vuoto. Insomma, il Billions che ormai conosciamo, soprattutto nel bene e poco nel male. Il season finale, però, nella sua ristretta visione tristemente conservativa, pone sì le basi per una potenzialmente esplosiva quinta stagione, ma lo fa sacrificando letteralmente il senso della quarta. Quando lo si guarda, si percepisce la straordinaria qualità di una serie del genere, ma dopo il finale si è estremamente insoddisfatti eppure in parte carichi di aspettativa. Bizzarra davvero ma comunque discreta e positiva.
Consigliato: Adatto (e quindi consigliato) nuovamente e soprattutto a chi si tiene alla larga dai teen drama, dai fantasy, dal soprannaturale e non disdegna di lasciarsi affascinare dal potere della parola, ma anche a tutti gli altri, che quei generi vede e adora in ogni caso.
Voto: 7

2 commenti:

  1. Mi tengo "alla larga dai teen drama, dai fantasy, dal soprannaturale".... ma anche da questa serie. 😜

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