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venerdì 27 settembre 2019

I peggiori film del mese (Settembre 2019)

E' ormai ufficiale da giorni che l'estate abbia lasciato il posto all'autunno, il solstizio c'è infatti stato, e quindi la prima è passata e il secondo è iniziato. Tuttavia c'è chi avrebbe preferito che l'estate continuasse e chi voleva finalmente che terminasse. Non io in entrambi i casi, non faccio difatti parte né di uno né dell'altro gruppo, perché se l'estate si è portato finalmente via alcuni malanni meteoropatici (dati dal caldo) che mi assillavano, l'autunno ha cominciato a portarmene altri, soprattutto uno, l'assillante congelamento delle mani, che non fa altro che accentuare le mie già difficoltà di gestualità nel "guidare" il computer. Fortunatamente di metodi per evitare ciò ci sono e di sicuro li userò, ma è comunque una seccatura. Al contrario di seccature (altre seccature) questo settembre non ha portato, sia in campo reale che virtuale. Anzi, in quest'ultimo campo qualcosa si è mosso, ma di questo ne parlerò meglio domani. Per adesso, e in attesa di conoscere gli altri film del mese (quegli altri che mi sono piaciuti) appunto domani (ops...lunedì), ecco quelli peggiori, quelli possibilmente da evitare.

Looking Glass (Thriller, Usa 2018)
Tema e genereNicolas Cage e Robin Tunney in un thriller voyeuristico.
Trama: In un motel nel deserto, una coppia scopre l'esistenza di una stanza segreta dove accadono torbidi e inaspettati eventi. Quando ci scappa anche il morto, l'arrivo di un fastidioso poliziotto mette sottosopra la vita di entrambi.
Recensione: Nonostante la presenza del mitico Nicolas Cage e della bella e in forma (nonostante una certa età) Robin TunneyLooking Glass non è un film che si potrebbe considerare della, tipica grande qualità. In primis è tutto strano, come strani sono i comportamenti dei protagonisti, quest'ultimi che lo sono per colpa della pessima sceneggiatura, tanto che difficilmente si attende il finale per capire chi è l'assassino (sfido chiunque a non capire chi sia il colpevole dopo i primi 60 minuti). Il thriller di Tim Hunter ci porta nella vita di una coppia sconvolta da un dramma, dal quale decide di allontanarsene e di voltare pagina acquistando un motel in un posto quasi totalmente disabitato, se non da pochi esseri guardinghi e sospettosi. Durante il film le scene spesso sono abitate da brevissimi flashback che rammentano ciò che è accaduto alla coppia e da cui si può dedurre che hanno perso la loro unica figlia. Ma il film non approfondisce mai la questione e non suggerisce cosa le sia accaduto: questa è una delle tante piccole pecche drammatiche del film, che ha il pessimo vizio di aprire infinite sotto-trame senza mai risolverle o concluderle. Looking Glass - Oltre lo specchio è simile al film di Drew Goddard 7 sconosciuti a El Royale per l'ambientazione e la scelta di usare l'idea dello specchio semiriflettente inserito in un motel (senza dimenticare una certa somiglianza anche con Vacancy), ma per il resto i due film sono totalmente agli antipodi. Il film è in parte un thriller voyeuristico, in parte un dramma coniugale, ma sfortunatamente, nessuno di questi elementi si fonde perfettamente con l'altro. La pellicola, nonostante un'interessante premessa che racchiude delle buone potenzialità, soprattutto alcune che lo collegano nelle prime scene alle atmosfere di Psycho, non si solleva minimamente dalla sua stasi, da un'inerzia narrativa che soffoca ogni scena e ogni intrigo, diventando una mera e pallida imitazione di un decadente spettacolo auto-indulgente. Looking Glass - Oltre lo specchio è un desueto B-movie noir, un film che possiede l'estetica di un low-budget di fine anni '80, al centro del quale non c'è un vero tema di base, non c'è un messaggio o un motivo per cui la maggior parte dei personaggi agisce o fa ciò che si vede nel film. La trama è divergente, confusionaria, cambia registro e direzione e invece di rendere interessante l'omicidio e creare tensione, offre solo la noia e la prevedibilità di un finale stanco e poco travolgente.
Regia/Sceneggiatura/Aspetto tecnico/CastLooking Glass - Oltre lo specchio è uno spreco di attori di talento, che tentano di dare il massimo (forniscono infatti prove abbastanza ordinarie) per un film avvilito da una scrittura povera, piena di cliché, con dei personaggi poco caratterizzati e una storia determinata da una sovrabbondanza di trame, e da una regia non particolarmente frizzante, regia che inoltre non riesce a trasmettere nulla di forte o emozionante. Il film, che gioca un po' a Sherlock Holmes, e il gioco è tutto lì, per il resto, il film si trascina in maniera bizzarra, inusuale, anche per colpa del pessimo montaggio, scivola in una resa dei conti finale vuota e disordinata che dà la mazzata finale ad un film decisamente mediocre.
Commento Finale: Latita nelle spiegazioni e nei dettagli che riescano a fornire una qualche soluzione a delle domande che sorgono spontanee e che rimangono senza una risposta valida. Nel complesso, Looking Glass si lascia guardare, anche se per quasi un'ora non succede nulla di rilevante, ma non riesce a trasmettere grandi sensazioni positive o quella certa atmosfera intrigante che si meriterebbe un voto positivo. Nicolas Cage qui non è neanche male (ha fatto decisamente di peggio), e la storia per buona parte è anche interessante, peccato davvero per il finale che è ridicolo e senza senso, rovina il film e fa calare decisamente il voto sotto la sufficienza.
Consigliato: Dico solo che se non volete perdere tempo evitatelo, punto.
Voto: 4,5

martedì 31 luglio 2018

Gli altri film del mese (Luglio 2018)

In un mese in cui di significativo o importante (similmente di bello) non c'è stato niente di particolarmente interessante, infatti tutto nella norma nonostante l'arrivo del picco dell'estate, nonostante la visione di alcuni discreti film (alcuni di essi sono proprio qui in questo post) e nonostante i numeri (ed anni) raggiunti dal blog, finalmente una notizia formalmente definitiva che mi fa tirare un sospiro di sollievo dopo alcuni tira e molla con l'istituto di previdenza sociale, mio padre è ufficialmente in pensione. In pensione dopo 43 anni di lavoro, di cui 3 da giovanissimo in Lussemburgo, e 40 in Italia, un terzo da operaio/meccanico tra diverse ditte (anche famigliari come anche all'estero) e i rimanenti da dipendente di Poste Italiane (prima come operaio e poi come portalettere). E tuttavia per questo non ci saranno né feste né tante cerimonie (c'erano già state comunque quasi due anni fa), ma solo la soddisfazione di aver raggiunto l'agognata meta di un lavoratore che da quando aveva 16 anni non ha mai smesso di portare a casa la pagnotta. Perciò mese decisamente positivo si prospetta Agosto, mese in cui, nonostante una pausa che coinciderà con la settimana di Ferragosto (in cui tuttavia metterò fieno in cascina), continuerò imperterrito a vedere film, sperando siano come quelli di oggi che non quelli di ieri.

mercoledì 2 maggio 2018

Snowden (2016)

Oliver Stone è un mago dei film di denuncia politici, tratti dalla realtà, è questa pellicola non delude di certo. È più coinvolgente della migliore spy story e per tutto l'arco della sua durata (che pure è notevole) l'unico rischio è dimenticare che si tratta di una storia vera, per di più ancora in corso e non risolta. C'è azione, ritmo, rabbia, polemica e persino sentimento, un uso strepitoso del mezzo, che conferma la bravura del regista. E poi c'è quel voler andare a fondo, quel non arretrare di fronte alle icone del potere, che può piacere o irritare, ma che rimane il marchio di fabbrica del grande regista americano. Inoltre come ogni film d'inchiesta che meriti tale titolo, fa pensare e riflettere e contiene un inno alla libertà ed alla democrazia che, seppure sia un po' retorico, convince, coinvolge ed avvince lo spettatore a sé, riuscendo quasi a commuoverlo. Snowden infatti, film biografico molto interessante del 2016 co-scritto e diretto dal tre volte premio Oscar Oliver Stone (e presentato all'undicesima edizione della Festa del cinema di Roma), delinea, in modo forse non originale ma decisamente accurato e convincente, il ritratto di una delle figure (un personaggio certamente passato in sordina in Italia mentre nel mondo generava un forte scandalo) più controverse del nostro secolo, quella di Edward Snowden, colui che ha violato i sistemi di sicurezza dei principali servizi segreti americani con il solo scopo di proteggere la privacy delle persone, spinto dai principi in cui crede fermamente. Il suo atto difatti ha comportato forti polemiche tra chi lo reputa un eroe o un traditore, il film sembra protendere più per l'eroe, d'altronde, si dice nel film, anche i nazisti processati a Norimberga obbedivano a degli ordini, il mio pensiero e giudizio anche. Poiché il film fa capire fino in fondo e in modo comprensibile e diligente il perché delle azioni che ha deciso di intraprendere, al termine di una lunga e dolorosa battaglia personale in nome dei propri principi morali. Il film quindi ricostruisce la suddetta vicenda, una vicenda in verità su cui ancora non tutto si sa con certezza assoluta, viste le tante carte ancora in gioco.

mercoledì 22 febbraio 2017

Thriller Week 2: Regression (2015), Good People (2014) & Manhattan Nocturne (2016)

Il genere thriller è uno dei generi cinematografici più in voga da sempre, dato che si possono coinvolgere nella trama più sceneggiature possibili e inimmaginabili, trattando argomenti diversi e convergendo il tutto in una sapiente (ma non sempre) aura di pathos e tensione, ecco perché ne vedo tanti. E così, dopo il Thriller week (Dark Places, The Captive, Reversal) dello scorso mese ripropongo nuovamente tre film a tema, anche se chissà perché credo che mensilmente sarà riproposto. Ma se nello scorso post parlavo di tre film a tinte horror, qui tutti e tre sono diversissimi, anche se come ovvio appartengono tutti alla stessa categoria. Comunque il primo, Regressionfilm del 2015 diretto da Alejandro Amenábar (Agora, Mare Dentro e The Others), è un thriller invero dall'impostazione horror che però diventa dramma psicologico e umano. Il perché è presto detto, Regression infatti è un thriller che mescola atmosfere inquietanti di (reali o presunti) riti satanici e teorie psicanalitiche sull'ipnosi e la regressione attraverso la classica vicenda del detective che si butta a capofitto nel caso e perde di vista la realtà. Siamo negli anni '90, un episodio inquietante, una presunta setta satanica, una ragazza (Angela alias Emma Watson) denuncia il padre di aver abusato di lei e di essere coinvolto in una setta satanica, il padre però non ricorda nulla. Si scatena così, in un paese della provincia americana (dove tutti conoscono tutti, dalla nascita o quasi), la caccia alle streghe da parte della polizia e non solo, un detective difatti (interpretato da Ethan Hawkesi fa coinvolgere emotivamente e psicologicamente in questa brutta storia, ma è lui e solo lui quello che deve trovare il bandolo della matassa e dare una spiegazione razionale a quello che sta accadendo attorno a lui. E man mano che la storia si infittisce, il detective Bruce Kenner (il detective più in gamba del suo dipartimento) si inoltra in una selva oscura e intricata che sembra prendere direzioni soprannaturali. La figura del professore (interpretato da David Thewlis) che affianca Bruce nelle indagini, non aiuta certo a schiarire le idee. Attraverso la pratica della regressione, il professore è infatti convinto che sia possibile riportare a galla i ricordi sepolti che ognuno cerca di nascondere per non doverli affrontare. La suggestione però prende il sopravvento e Bruce sprofonda in un limbo di quasi follia prima di riuscire a risolvere il caso, che si conclude con un plot twist inaspettato, anche se leggermente prevedibile. Il colpo di scena finale infatti ribalta tutta la vicenda, una vicenda che non poteva però avere un altro finale, come molti (compreso me) avrebbero voluto, perché se ancora non l'avevate capito si basa su fatti reali e non inventati come sembrerebbe, anche se qui, come detto precedentemente, il filo che lega realtà e fantasia è quasi impercettibile e neanche tanto efficace.

sabato 30 luglio 2016

Gli altri film del mese (Luglio 2016)

Luglio è stato un mese intenso non solo per il caldo opprimente che ancora continuerà per tutto il mese di agosto, ma anche cinematograficamente con tanti titoli visti, di nuovi e di diversi generi. Ecco quindi i 12 film visti. Questione di tempo (About Time) è una delicata, raffinata ed emozionante commedia romantica del 2013 scritta e diretta da Richard Curtis, regista tra gli altri di Love Actually e I Love Radio Rock, e soprattutto sceneggiatore di Quattro matrimoni e un funerale, Notting Hill e Il diario di Bridget Jones, insomma una grande firma per un bellissimo film (andato in onda in prima visione su Italia Uno il 7 luglio). Film che narra di Tim, giovane e impacciato ventunenne interpretato da Domhnall Gleeson, che scopre dal padre di avere la possibilità di viaggiare a ritroso nella sua vita. Tim però non può cambiare la sua intera storia, ma può modificare i singoli avvenimenti per correggere il proprio futuro. Il ragazzo decide così di far tesoro di questo potere per incontrare l'amore, anche se non tutti i tentativi andranno a buon fine, specialmente i primi. Nel corso del film il ragazzo si troverà infatti a rivivere spesso gli stessi momenti assumendosi importanti responsabilità sui risvolti positivi o negativi delle vicende, cancellando spesso la linea temporale della propria vita e quando a un certo punto l'obiettivo diventa Mary, conosciuta in un ristorante al buio, e quando i giochi sembrano fatti, un errore nel passaggio temporale sembra rimettere tutto in discussione. Questa storia (un po') bizzarra ma gradevole ruota quindi intorno a Tim, il giovane protagonista della pellicola, che può fare qualcosa di straordinario, qualcosa che tutti, almeno una volta nella vita, abbiamo sognato di poter fare (non ci stancheremo mai di fantasticare su questa possibilità), ovvero come il protagonista chiudendosi in un luogo buio e stringendo forte i pugni, Tim può tornare indietro nel tempo e rimediare ai propri errori o a quelli commessi da altri. Questo dono, tramandato da generazioni tra gli uomini della sua famiglia, consente all'esitante e impacciato ragazzo di conquistare nel migliore dei modi la sua futura moglie Mary e di realizzare che rivivere dei momenti passati come vorremmo non sempre conduce ad una vita perfetta. Nel bene o nel male dovrà però decidere cosa è meglio per lui e per la sua famiglia, spinto dal succedersi di avvenimenti imprevisti e che non riservano sorprese. I viaggi nel tempo, i paradossi temporali, la macchina per tornare indietro nella notte dei tempi o magari per vedere il futuro della nostra irrequieta umanità, sono tematiche che hanno sempre affascinato l'uomo e attratto la fantasia di autori e narratori di molta letteratura fantastica. Da parte sua il cinema non è mai stato indifferente a questi stimolanti argomenti, trovando anche il modo di affrontare la materia in generi non strettamente e naturalmente indicati per queste tematiche, come per esempio questa bella commedia. Richard Curtis ovviamente, non scopre certo nulla di nuovo, ma se la trama non brilla per originalità, stupisce invece la rapidità e il modo con cui evolve, Curtis decide infatti di muoversi su un piano differente, Tim non è l'utilizzatore di una macchina del tempo alla Wells e neppure un americano alla corte di re Artù nato dalla penna di Mark Twain, i suoi sono piuttosto dei 'ritorni al futuro' il cui arco temporale ristretto consente al protagonista di tentare di sistemarsi la vita grazie alla consapevolezza acquisita in precedenza.

lunedì 1 febbraio 2016

Selma: la strada per la libertà (2014)

Selma: La strada per la libertà (Selma) è un film del 2014, che ha ricevuto 2 nomination all'Oscar e 4 nomination ai Golden Globe 2015, tra cui miglior film e regia. La stupenda e bellissima 'Glory', la canzone che accompagna la colonna sonora, ha vinto entrambi i premi, qui il video. Il film rappresenta una rievocazione delle marce da Selma a Montgomery che dal 1965 segnarono l'inizio della rivolta per i diritti civili negli Stati Uniti. Negli ultimi anni il cinema americano ha iniziato un percorso alla scoperta dei momenti fondamentali che hanno caratterizzato la storia della conquista dei diritti per le persone di colore, da Lincoln, a 12 anni schiavo e a Django Unchained. Film che hanno finalmente squarciato realtà drammatiche che per troppo tempo sono rimaste sconosciute al grande pubblico americano e non solo. Strano e spiacevole però, è anche il fatto che non ci siano film su Luther King, e la regista Ava DuVernay (miglior regista al Sundance Film Festival del 2012 per Middle of Nowhere) ha cercato con Selma di ovviare a tale mancanza storica oltre che cinematografica. Il film, narra l'intervento di Martin Luther King Jr. (David Oyelowo), carismatico leader pacifico della rivoluzione non violenta, nei tre mesi del 1965 in cui si oppose al regime bianco con una pericolosa campagna, per imporre l’imprescindibile diritto di voto anche ai neri, una delle più memorabili battaglie. Organizzò infatti una marcia pacifica in Alabama, da Selma a Montgomery, che culminò con la firma del presidente Johnson (Tom Wilkinson) del Voting Rights Act, una delle vittorie più significative per il movimento dei diritti civili, oltre che a distanza di anni con la morte di King a soli 39 anni. Il film non ha particolari meriti cinematografici, regia piatta, una narrazione con pochi sussulti emotivi, a tratti un po' lento soprattutto quando mostra i risvolti personali della vita del protagonista, ma assolutamente secondaria la sottolineatura estetica rispetto alla primaria importanza di consapevolizzare il mondo intero su un aspetto mortificante della storia, soprattutto americana. Nonostante qualche piccolo difetto il film è comunque molto interessante e ben recitato. La scenografia ci fa respirare a pieni polmoni l'atmosfera dell'America degli anni 60 dove negli stati del sud, nonostante le leggi teoricamente consentissero il voto ai neri, di fatto tutti i poteri forti concentrati nelle mani dei bianchi, cercano di negare loro questo diritto che sta alla base dell'emancipazione umana e sociale di un popolo.