Dovevo già farlo l'anno scorso, sia prima che dopo aver visto quel mezzo capolavoro di Parasite, ma non c'è stato tempo, così ho inserito il tutto nella Promessa cinematografica di quest'anno, e finalmente ci sono riuscito a vedere quattro film della filmografia del regista Premio Oscar 2020 di quel grandissimo film (il migliore visto nel 2020 e vincitore del Saba Cine Awards), ovvero ed appunto, il (sud) coreano Bong Joon-ho. Vuoi infatti una distribuzione limitata, o vuoi altro, ma non avevo ancora visto quattro dei suoi sette film. Il suo primo, l'esordio, non ha nemmeno un titolo internazionale, e non credo sia stato mai distribuito al di fuori dalla Corea, del suo ultimo abbondantemente scritto (ma dopotutto i Premi, meritati, parlano da soli), nel 2013 uscì Snowpiercer, l'unico che avessi già visto (e a dir la verità nemmeno mi piacque così tanto, buono sì ma non eccezionale). Ne mancavano appunto quattro e prontamente recuperati tutti, il suo secondo, del 2003, paradossalmente uscito al cinema solo l'anno scorso, il suo terzo, del 2006, passato inosservato in tv tanti anni fa, il suo quarto, del 2009, abbastanza inedito, e infine il suo penultimo, del 2017, il più conosciuto probabilmente, perché distribuito da Netflix. Ma conosciuti o meno, apprezzati o meno, io spero di sì (perché alcuni soprattutto, valgono parecchio), visti, e chi più, chi meno, piaciuti tutti. Eppure il suo canto del cigno penso sia stato l'ultimissimo, perché tutti i migliori elementi messi in campo in Parasite (in particolar modo il suo saper giocare abilmente tra i generi), si ritrovano nella (non disprezzabile affatto, anzi) precedente filmografia del regista coreano, condensati poi successivamente in quel strabiliante unicum filmico. Ed a proposito di ciò, singolare come cosa ma alcuni suoi film sembrano essere un'evoluzione (soprattutto tematica) e non solo, di un suo film precedente, Mother di Memorie di un assassino, Okja di The Host e Parasite di Snowpiercer. Ma curiosità a parte sei film decisamente interessanti, quattro film, di cui eccovi la recensione, che voto a parte, meritano rispetto.
Memorie di un assassino (Poliziesco/Dramma 2003) - La stoffa di Bong Joon-ho si vedeva già dalle sue prime opere: non quella tecnica intendo, che pure c'è ed è indiscussa, ma soprattutto la capacità di raccontare un paese contraddittorio fatto di una marcata stratificazione sociale utilizzando le armi del sarcasmo, della malinconia e ovviamente della verità. Una storia terribile come quella del primo serial killer sud coreano ci è quindi riportata in un'insolita veste grottesca dove singolari detective fanno il paio con reietti della società scambiati per capri espiatori, dove l'emarginazione è una realtà fin troppo facile e la violenza è spesso fine a se stessa. La farraginosa indagine alla base del plot si sviluppa con una certa vivacità sia formale che fisica che rende l'opera un calderone di generi (comico, thriller, dramma, horror) tenuto però sempre in elegante equilibrio, che diverrà un marchio di fabbrica riconoscibile del regista. Memorie di un assassino è infatti un racconto drammatico e grottesco dove il tema dell'omicidio diventa motivo per raccontare quello che non funziona nel paese, e in questo film di sconfitti la bravura del regista si vede, nella regia, nella fotografia, nel sonoro, nella sceneggiatura. E aiutano tanto queste scenografie così cupe e sporche. Il finale lascia l'amaro in bocca, ma visto che si ispira a fatti reali, rimasti insoluti per molto tempo (almeno fino al 2019 quando il "cold case" è stato finalmente risolto), ci può stare che il regista abbia voluto mantenere quel senso d'incompiuto, però un pizzico di delusione c'è. Grandissimo il cast devo dire, con Song Kang-ho su tutti, un personaggio dalle mille sfaccettature che si odia, ma con cui a tratti si empatizza, che ci fa riflettere e ci fa fare a volte grasse risate. Forse si insiste troppo sull'inefficienza della polizia, una bella sforbiciata non avrebbe fatto male. Essendo un film così denso di avvenimenti, personaggi, invenzioni registiche e anche di sorprese, due ore abbondanti di pellicola possono però "saziare" oltre il consentito. Critico infatti ed anche (non è esente da altre piccole sbavature come detto), la durata di questa pellicola, una pellicola di certo importante e dalle indubbie qualità, che merita la visione e un voto positivo. Però, e sarà una mia opinione nel vento, questo film non è un capolavoro. Sarà per la totale assenza di tensione, sarà perché mi aspettavo un film "compiuto" alla I saw the devil (altro gran thriller coreano). E' un gran film, diverso dal solito poliziesco, ma a mio avviso non rientra nei film di categoria superiore. Ma resta un gran film, ecco. Voto: 7+













